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Un anno (il 6°) di Djed Medu: le scoperte archeologiche più importanti in Egitto del 2019

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Source: Khaled Desouki/AFP

Ed eccoci, come ogni 29 dicembre, a celebrare il compleanno di Djed Medu e soprattutto a fare il bilancio dei più importanti eventi egittologici verificatisi durante l’anno. Il 2019, ancor più del 2018, è stato un anno caratterizzato dall’impennata mediatica raggiunta dalle missioni archeologiche egiziane che hanno spesso messo in ombra i risultati, seppur importantissimi, dei team stranieri a cui è stata concessa molta meno visibilità. Per questo, la presenza di scoperte di egittologi locali è (e lo sarà sempre di più) decisamente maggioritaria nella lista che presenterò.

Dal punto di vista del blog, è continuata l’esponenziale crescita di pubblico – nonostante il numero di articoli sia diminuito a causa di impegni lavorativi personali – e di questo non posso che ringraziarvi. In tal senso, ad esempio, la pagina Facebook “Djed Medu – Blog di Egittologia” ha da poco raggiunto e superato i 10.000 follower (se non lo avete ancora fatto, unitevi e mettete anche voi un like alla pagina per rimanere sempre aggiornati e fruire di numerosi contenuti che non trovate qui).

Piccola nota negativa, invece, è stata il passaggio di gestione editoriale del sito nationalgeographic.it che, per il lancio della nuova versione responsive ed ottimizzata per i dispositivi mobile, ha rinnovato la veste grafica e i contenuti. Quindi, per il momento, tutti i vecchi articoli, compresi i miei, non sono più disponibili, ma dovrebbero essere ripubblicati prossimamente. È un po’ un dispiacere non leggere più il mio nome su quel prestigioso sito, ma ho comunque recuperato tutti i miei pezzi e li ho messi qui sul blog raggruppandoli sotto la categoria “National Geographic” (la trovate nella colonna di destra). Ringrazio la redazione di National Geographic Magazine Italia, e in particolare Alessandra, per avermi concesso l’onore di collaborare per più di due anni con un’istituzione che da sempre è l’eccellenza nella divulgazione scientifico-culturale mondiale, un magazine che si affida solo ad esperti del settore per la redazione degli articoli, che evita facili sensazionalismi e che indica ogni volta le fonti, verificandole, delle notizie segnalate.

Ma partiamo con la carrellata delle più importanti notizie egittologiche mese per mese:

GENNAIO

immDopo oltre 10 anni di lavoro, sono terminati i restauri delle pitture della Tomba di Tutankhamon effettuati dal Getty Conservation Institute di Los Angeles. I colori sono quindi tornati al loro splendore (quasi) originario, soprattutto grazie a un nuovo trattamento delle macchioline marroni che li coprivano.

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FEBBRAIO

183334779-946895a9-297f-4894-8bed-9db200b724b3Prima, delle tante, scoperte egiziane annunciate con conferenza stampa è stata quella di due tombe, di epoca tolemaica, con oltre 40 mummie di sacerdoti a Tuna el-Gebel. Il ritrovamento segue quelli effettuati nella stessa necropoli consacrata al dio Thot nel 2017 e nel 2018.

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MARZO

55470261_2216871728358465_5526619953484005376_nIl team della New York University Epigraphical Expedition ha effettuato una scoperta che ha ridisegnato la pianta del tempio di Ramesse II ad Abido. Il nuovo ambiente reale, realizzato in mattoni crudi e lastre di calcare, si trova di fronte all’ingresso S-O.

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APRILE

5-khwys-tomb_antechamber-east-and-north-wall-photo-by-mohamed-megahed-1Aprile è stato il mese più pregno di scoperte, dal Nord all’estremo Sud dell’Egitto. Si parte dalla variopinta tomba di un funzionario di V din. a Saqqara (in foto), per poi passare alla sepoltura tolemaica piena di mummie animali a Sohag e alla più grande tomba a saff di Teve Ovest, per finire con i ritrovamenti della nuova missione milanese ad Assuan.

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MAGGIO

1352195-2A Giza, la missione diretta dal segretario generale dello SCA, Mostafa Waziry, ha individuato le tombe di due funzionari di V dinastia, Pehenuika e Nui , riutilizzate in Epoca Tarda, per la deposizione di diversi sarcofagi antropoidi che conservano ancora alla perfezione i colori e le relative mummie al loro interno.

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GIUGNO

immagineAncora a Saqqara, sempre nei pressi del complesso funerario di Djoser, la missione polacca dell’Istituto di Egittologia dell’Università di Varsavia ha scoperto una trentina di mummie di oltre 2000 anni (seppur la notizia annunciata risalga al settembre precedente).

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LUGLIO

2019_CKS_17042_0110_005(an_egyptian_brown_quartzite_head_of_the_god_amen_with_the_features_of)Grande risalto mediatico ha avuto la vendita durante un’asta Christie’s  di una testa in quarzite di Tutankhamon in forma di Amon che è stata battuta per 4 milioni di sterline. Le autorità egiziane hanno provato in tutti i modi di bloccare l’asta senza riuscirci.

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AGOSTO

67564675_2438283262883976_129881129585999872_nDopo oltre 95 anni dalla sua scoperta, uno degli ultimi oggetti del corredo funerario di Tutankhamon rimasti ancora in situ ha lasciato la Valle dei Re per essere trasportato nei laboratori del Grand Egyptian Museum. Così è iniziato il restauro del sarcofago esterno in legno dorato di Tut.

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SETTEMBRE

immagineRispetto a molte altre notizie che presento sul blog, questa sembrerebbe meno importante, ma il relativo articolo è diventato il più letto dell’anno e tra quelli più condivisi in assoluto. Nel mare di Pozzuoli, un sub ha scoperto la parte inferiore di una statua egizia naofora in granito.

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OTTOBRE

assasif-wooden-coffin-discovery-by-luxor-times-01I risultati dell’articolo appena citato sono ancora più incomprensibili se paragonati alla portata della scoperta effettuata nella necropoli tebana di el-Asasif: una cachette con ben 30 sarcofagi lignei, ancora sigillati e perfettamente conservati, risalenti all’inizio della XXII dinastia.

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NOVEMBRE

171328394-8a395aa3-2338-45f2-badd-f21dc7eccf01L’altra grande scoperta dell’anno è stata quella di un deposito di Epoca Tarda, nell’area del Bubasteion di Saqqara, con decine di mummie animali, tra cui 5 appartenti a cuccioli di leoni (identificazione confermata da radiografie), numerose statue in legno e bronzo e un grande scarabeo in pietra.

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DICEMBRE

merlin_165794211_9960cc80-2390-4a77-9d43-34e0bdc8182f-jumboL’anno si è chiuso con una ricerca che potrebbe aver messo fine a decenni di dibattito tra egittologi. I caratteristici “coni di profumo“, presenti in numerosi dipinti funerari e non solo, sono stati effettivamente individuati in due tombe di Tell el-Amarna.

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“Il carro da caccia di Firenze” (Frammenti d’Egitto 2)

Ho il piacere di presentarvi il primo episodio della seconda stagione di “Frammenti d’Egitto”, progetto di video didattici sull’antico Egitto dell’associazione studentesca VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte.

Attraverso brevi filmati si parlerà in modo semplice e diretto della civiltà faraonica e, in particolare, si descriveranno alcuni tra i reperti più rappresentativi della collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, la seconda in Italia dopo quella di Torino.

Nel primo episodio vi parlo del Carro da caccia di Firenze, uno dei reperti più importanti dell’intera raccolta egizia del MAF. Questa puntata di apertura è visibibile sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/associazioneVOLO/) e sul canale YouTube di VOLO (https://www.youtube.com/ user/VOLOAssociazione) e sarà seguita da altri 7 episodi.

 

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Il Metropolitan restituisce all’Egitto il sarcofago di Nedjemankh

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Source: Daily Mail

Lo scorso febbraio, con un vero e proprio colpo di scena, il Metropolitan Museum of Art di New York chiudeva in anticipo la fortunata mostra temporanea “Nedjemankh and His Gilded Coffin” che si avviava a superare il mezzo milione di visitatori in soli sei mesi. Infatti, il pezzo principale dell’esposizione, il sarcofago dorato di Nedjemankh per l’appunto, risultava essere uscito illegalmente dall’Egitto e arrivato negli USA attraverso il mercato nero. Così, una volta appurata la falsità dei documenti ottenuti con l’acquisto, il presidente del MET, Daniel Weiss, aveva subito chiesto scusa al popolo egiziano e si era impegnato a restituire al più presto il prezioso reperto.

Ieri si è finalmente concretizzata questa promessa con una conferenza stampa e la consegna ufficiale dell’oggetto alle autorità egiziane, alla presenza del ministro degli Esteri, Sameh Hassan Shoukry, del procuratore distrettuale di Manhattan, Cyrus Vance, e dell’agente incaricato della Homeland Security Investigations, Peter C. Fitzhugh.

La novità dell’operazione sta proprio nei protagonisti che, per una volta, non si sono mossi dopo una richiesta di restituzione dall’Egitto ma attraverso una serie di indagini interne dell’Antiquities Trafficking Unit che ha scandagliato a lungo i percorsi sommersi che portano opere d’arte a gallerie, case d’asta e musei della Grande Mela.

Nedjemankh era sommo sacerdote del dio dalla testa di ariete Herishef, vissuto nel I secolo a.C. a Herakleopolis, città a sud del Fayyum. Il grande valore del suo sarcofago non è dato solo dal materiale con cui è realizzato, ma soprattutto dalla rarità del modello. L’intera superficie della bara, infatti, è coperta da testi e scene religiose incise su uno strato dorato di cartonnage che, a sua volta, decora la struttura in legno. Nella parte interna si trova, a protezione del volto del defunto, addirittura una foglia d’argento, metallo che in Egitto era ancora più prezioso dell’oro.

Il sarcofago è stato probabilmente trafugato durante il caos scaturito dopo la rivoluzione del 2011 nell’area di Minya. In quel periodo perfino il museo della città era stato assaltato da una folla senza controllo e non tutti i suoi reperti sono stati ancora recuperati. In ogni caso, il sarcofago sarebbe finito prima negli Emirati Arabi, poi in Germania e infine a Parigi, in particolare nella casa d’aste Christophe Kunicki dove è stato acquistato dal Metropolitan nel 2017, per 4 milioni di dollari.

Ad accompagnare il pezzo c’era una serie di documenti rivelatisi falsi, come una licenza di esportazione del 1971, data precedente alla promulgazione della legge 117 del 1983 sulla tutela delle antichità egiziane.

Secondo quanto detto dal ministro Shoukry, il sarcofago sarà rimpatriato nei prossimi giorni in Egitto, dove sarà esposto nel 2020

Aggiornamento (01/10/2019):

Arrivato in Egitto, stamattina il sarcofago di Nedjemankh è stato ufficialmente presentato a stampa e ambasciatori stranieri presso il National Museum of Egyptian Civilization di Fustat, museo dove sarà esposto al pubblico già nei prossimi mesi.

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Source: MoA

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Le pitture della tomba di Tutu saranno esposte in un museo della nuova capitale

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Source: see.news

Ricorderete la tomba di Tutu, presentata alla stampa lo scorso aprile dopo che era stata scoperta a Sohag nel 2018 da tombaroli e scavata dagli archeologi del Ministero delle Antichità. Nella sepoltura, risalente all’epoca tolemaica, erano state ritrovate mummie umane e oltre 50 animali imbalsamati, tra falchi, gatti, cani e roditori.

Ma a colpire era soprattutto la conservazione delle pitture parietali, i cui colori erano ancora accesissimi (foto in basso). Beh, quelle pitture sono appena state staccate dai muri (in gergo tecnico “strappate”) dai restauratori del Ministero e saranno esposte nel museo che, fra qualche mese, sarà inaugurato nella nuova capitale amministrativa d’Egitto, ancora senza nome e in costruzione a 45 km est dal Cairo.

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“EGITTO”: la nuova collana di volumi De Agostini sulla civiltà egizia

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Quando presento sul blog pubblicazioni scientifiche sulle ultime scoperte archeologiche in Egitto, spesso mi chiedete dove poter reperire le stesse informazioni in modo più semplice e soprattutto meno ingessato dal linguaggio tecnico accademico. Infatti, soprattutto nel panorama italiano, non è semplice trovare seri testi divulgativi che si occupino di storia egizia senza sconfinare nei soliti cliché triti e ritriti o, ancor peggio, in strane teorie alternative.

Così colgo con piacere l’occasione di consigliare a tutti gli egittofili, o a chi semplicemente voglia approfondire la propria conoscenza della civiltà faraonica, la nuova opera editoriale di De Agostini – una sicurezza in questo senso – che uscirà in edicola il 3 agosto 2019. “EGITTO” è una collana di 45 volumi illustrati che toccherà tutti gli aspetti tipici della Valle del Nilo, divisi in 7 categorie: Storia, Arte, Viaggio in Egitto, Vita Quotidiana, Scrittura, Scienza e Riscoperta dell’Egitto e Religione. A quest’ultimo argomento – forse il più peculiare – è dedicata la prima uscita che ho potuto consultare in anteprima per parlarvene.

Articolo 1Il volume tratta, come si legge dal sottotitolo, di riti, mummie e magie. Nell’eterogeno pensiero religioso egiziano, i molteplici culti sono presentati insieme a figure sacerdotali, oggetti e simboli relativi. Ho apprezzato soprattutto il fatto che si parli anche della religione popolare, tanto importante quanto sottovalutata rispetto al canone ufficiale dei grandi templi. Una parte rilevante è riservata al concetto di magia nell’antico Egitto (heka) e al potere della parola, mai così forte nelle altre civiltà del passato. Infine, non poteva mancare una lunga panoramica sulla mummificazione, il rituale che più di tutti cattura la curiosità delle persone, raccontata attraverso la sua origine, la sua evoluzione nel corso dei secoli, i significati pratici e simbolici di ogni passaggio.

In generale, “EGITTO” affronta ogni tema con un linguaggio semplice ma non banale, accompagnato da belle foto che riempiono tutte le pagine; inoltre, nei numerosi approfondimenti si trovano parallelismi con altre culture, riferimenti ai tempi odierni, descrizione delle ultime scoperte e curiosità varie.

Senza aspettare agosto, è già possibile abbonarsi online ad “EGITTO” sul sito https://track.adform.net/C/?bn=30776154. Inoltre, inserendo il codice promozionale REGALOEGITTO entro il 31 luglio 2019, riceverete un omaggio in più oltre ai regali riservati agli abbonati.

 

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Saqqara, scoperti tomba di un funzionario e il nome di una nuova regina di V dinastia

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Source: cegu.ff.cuni.cz

Il team diretto da Mohamed Megahed, lavorando a scavo, documentazione e restauro della piramide del penultimo faraone della V dinastia, nel settore sud della necropoli di Saqqara, aveva ritrovato ciò che resta della sovrastruttura di una sepoltura monumentale.

La vicinanza alla tomba del re e la qualità dei rilievi sopravvissuti all’espoliazione dei blocchi in calcare nelle epoche successive facevano già presagire un proprietario di rango elevato.

In effetti, dopo aver scavato la superiore camera delle offerte con pianta “ad L”, è stato raggiunto l’accesso alla parte sotterranea che, per la prima volta in una sepoltura privata, ricalca lo schema delle piramidi reali della V dinastia: corridoio discendente, vestibolo, anticamera e stanza del sarcofago.

In particolare colpisce la straordinaria conservazione delle pitture, dai colori ancora vividi, che ricoprono le pareti dell’anticamera. Il defunto, l’amico del ‘palazzo’ (titolo tipico dell’Antico Regno) Khuy, è rappresentato sulle pareti nord e sud seduto di fronte a una tavola d’offerta, mentre in basso ci sono scene del trasporto fluviale del sarcofago.

La parete est (a destra nella foto) è interamente occupata da una lunga lista di offerte e da una macellazione rituale di un bovino; quella ovest, invece, è decorata con il tipico motivo ‘a facciata di palazzo’.

Da qui si accede alla camera funeraria che non è dipinta, ma in origine doveva essere quasi completamente occupata dal sarcofago in calcare, ritrovato a pezzi per l’intervento dei ladri che visitarono la tomba già in antichità.

In effetti, non è stato trovato alcun oggetto del corredo, nemmeno nella piccola stanza accessoria che fungeva da magazzino, ma sono stati individuati frammenti del corpo di Khuy che presentano tracce di mummificazione.

Poco lontano, a nord-est della piramide di Djedkara, è emersa una colonna in granito rosso di Assuan che reca l’iscrizione: “Colei che vede Horus e Seth, la grande dello scettro-hetes, la grande di preghiera, moglie del re, sua amata Setibhor”.

Setibhor risulta quindi il nome di una regina finora sconosciuta, sposa di Djedkara e, a questo punto, proprietaria del complesso funerario che era ancora anonimo.

Questo complesso piramidale è il più grande per una regina di Antico Regno, uno dei primi ad essere realizzato a Saqqara Sud e caratterizzato da elementi appannaggio dei soli re, come le colonne palmiformi nel tempio funerario.

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La scoperta della tomba di Tutankhamon e l’affermazione dell’identità nazionale egiziana

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Più di una volta è capitato che un mio articolo sia stato usato come riferimento per blog post, pezzi di giornali o riviste, addirittura voci di Wikipedia. Ma questa volta sono particolarmente orgoglioso di essere finito nella bibliografia di una tesi. Diversamente da quello che si potrebbe credere, però, il lavoro in questione non riguarda l’egittologia né  l’archeologia in senso stretto, ma si tratta di una tesi triennale in Storia contemporanea. Sì, perché nessun’altra scoperta archeologica come quella della tomba di Tutankhamon ha avuto un’influenza sulla società che l’ha vissuta e sulle vicende politiche del paese in cui è stata effettuata. Lascio così con piacere la ‘tastiera’ a Rebecca Stagno, studentessa presso la Sapienza di Roma, che ci parlerà di come sia stato importante quest’evento per l’affermazione dell’identità nazionale di un Egitto che si era appena liberato dall’occupazione britannica.

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Sebbene l’Egitto fosse diventato indipendente dalla Gran Bretagna nel gennaio del 1922, i sentimenti antibritannici dei nazionalisti egiziani erano tutt’altro che sopiti. Si trattava, infatti, di un’indipendenza puramente formale, in cui l’ingerenza straniera possedeva ancora una forte presa sui gangli principali del Paese.

È in questo contesto politico-sociale che si situa la scoperta della tomba di Tutankhamon, un evento destinato ad influenzare non soltanto la politica nazionalista, ma l’intera storia dell’Egitto contemporaneo. Nelle forze in gioco dell’inizio del XX secolo, infatti, Howard Carter rappresentava la Gran Bretagna, la tomba di Tutankhamon l’Egitto. Ma fino a che punto la figura di Howard Carter è stata elevata a simbolo dell’ingerenza britannica sul Paese?

Andiamo con ordine.

Howard Carter_Wikipedia

Howard Carter (wikipedia)

In seguito alla scoperta della KV62 (avvenuta nel novembre del 1922), lord Carnarvon, finanziatore della lunga campagna di scavi, prese una decisione che si rivelò fatale: firmò un contratto con il Times che diventava così il veicolo informativo ufficiale. Il quotidiano britannico, in pratica, aveva diritto a notizie e materiale relativi alla tomba (fotografie o disegni) in esclusiva. Il resto della stampa, compresa quella egiziana, avrebbe dovuto rifarsi al Times e pubblicare informazioni di seconda mano. Un tale stato di cose non fece che inasprire ulteriormente i rapporti tra i nazionalisti e il Regno Unito. Era assurdo per un egiziano, infatti, rifarsi a un quotidiano inglese per poter ricevere notizie su una tomba appartenente all’antica storia del suo Paese. Per questo, non appena si diffuse l’annuncio del contratto in esclusiva, Carter e Carnarvon vennero investiti da una valanga di accuse e proteste. Vennero accusati, ad esempio, di prostituire la scienza in cambio di denaro e di trattare un bene pubblico come una proprietà privata [1].  La risonanza politica fu immediata.

I rappresentanti della stampa egiziana si precipitarono nello studio di Pierre Lacau, allora direttore generale del Servizio delle Antichità, per protestare e rivendicare i propri diritti, mentre numerosi esponenti del Partito Nazionalista aprirono un’indagine per assicurarsi che nessuno dei reperti avesse lasciato l’Egitto. Ormai era chiaro che, indipendentemente dall’esistenza di una legge che regolava la spartizione dei reperti tra Egitto e ricercatori stranieri, i tesori di Tutankhamon sarebbero dovuti restare all’interno del Paese. Improvvisamente, Carter si era trasformato nello spettro dell’ingerenza britannica e la porta d’acciaio che aveva montato a difesa della tomba non poteva che essere la testimonianza di un male non ancora estirpato.

Lacau, pressato dalla stampa locale, chiese più volte all’archeologo londinese di riservare ad essa una giornata di visita alla tomba, ma l’archeologo rifiutò per non compromettere il buon andamento dei lavori. Carter era tra i migliori nel suo campo, ma di certo non era un diplomatico. Mentre i reperti più fragili venivano estratti indenni dal sepolcro, grazie alla meticolosità che mostrava nel lavoro, i suoi rapporti sociali si incrinavano inesorabilmente.

Le conseguenze a cui la sua testardaggine rischiava di condurlo erano ormai note a tutti, tranne che a lui. Un giorno, gli giunse persino un’accorata lettera dall’uomo più impensabile, un suo ex collega di nome Arthur Weigall che a quel tempo godeva di una pessima reputazione poiché sembrava che fosse coinvolto nel commercio di opere d’arte. Tuttavia, in quel momento, la sua fu la voce della ragione. Nella lettera, questi esortava i due soci a considerare il contesto politico in cui versava allora l’Egitto e ricordava loro, non senza utilizzare un chiaro tono di rimprovero, che non potevano pretendere di trattare una tomba egizia come una proprietà privata [2] (piccola precisazione: Weigall non era del tutto disinteressato poiché seguiva lo scavo per conto del Daily Mail e alcune sue fake news contribuirono alla nascita della leggenda sulla maledizione; Mattia Mancini).

Inutile dire che Carter, invece che prestare orecchio al consiglio di Weigall, montò su tutte le furie. Lord Carnarvon, invece, acconsentì a stabilire per il 26 gennaio una giornata di visita per la stampa locale. Eppure, era ormai chiaro che si era andati troppo oltre. La miccia era stata accesa e gettarle sopra un po’ d’acqua non avrebbe fermato l’esplosione che, da lì a breve, sarebbe stata devastante.

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New York Times, 17 febbraio 1923 (Source: rarenewspapers.com)

Il 5 aprile 1923, lord Carnarvon passò a miglior vita. Subito, i giornali di tutto il mondo attribuirono la causa della morte alla maledizione di Tutankhamon, anche questa conseguenza dell’accordo in esclusiva stipulato con il Times. Si diceva che, nell’istante esatto in cui il conte era morto, la città del Cairo fosse piombata nel buio. Nello stesso momento, nella sua residenza di Highclere Castle, il figlio avrebbe visto il cane preferito di suo padre spirare all’improvviso con un agghiacciante ululato. La superstizione che si era sparsa in ogni angolo del mondo si tramutò presto in isteria, tanto che venne persino interrogato il celebre scrittore Conan Doyle, creatore del personaggio di Sherlock Holmes e appassionato di occultismo. Egli avvertì il mondo intero che, sulla porta del secondo sacrario, esisteva una terribile profezia vergata in geroglifici che annunciava morte immediata per chiunque fosse entrato nel sepolcro [3]. Nessuna scritta del genere era stata trovata all’interno della tomba, ma ormai il morbo si era diffuso. È significativo, d’altronde, che ancora oggi molti si riferiscano alla maledizione di Tutankhamon con un certo timore referenziale (per approfondire la storia della maledizione: bufale eGGizie).

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Lord Carnarvon (wikipedia)

Per Carter, rimasto solo, la situazione che si era venuta a creare aveva uno spirito tutt’altro che mistico. Non si trattava di fantasmi, ma di politica.

Tornato a Londra in seguito alla morte del suo finanziatore, Carter trascorse l’estate ad Highclere Castle in compagnia di John Maxwell, consigliere di Carnarvon, e la vedova lady Almina, alla quale era stato chiesto di mantenere la concessione succedendo al marito.

Nel frattempo, l’astio della stampa non si era placato e ci si interrogava costantemente sulla maledizione o sulla sua decisione riguardo alla mummia del faraone. Su quest’ultimo punto, Carter fu irremovibile: la mummia, qualora fosse stata trovata, sarebbe rimasta all’interno del suo sarcofago e della sua tomba.

L’8 ottobre, l’archeologo tornò in Egitto per dare inizio alla seconda stagione di lavoro. Tre giorni dopo, si incontrò con James Quibell, che faceva le veci di Pierre Lacau, per rinnovare la concessione. Durante la riunione, Carter informò Quibell che aveva assunto Arthur Merton, corrispondente del Times, come membro ufficiale dello staff così da farlo entrare nella KV62 senza suscitare critiche o rancori tra i corrispondenti degli altri giornali. Inoltre, Carter si impegnò a inoltrare gratuitamente informazioni quotidiane sull’andamento dei lavori alla stampa egiziana. Infine, per quanto concerneva il problema dei turisti che chiedevano di visitare il sepolcro, ne fu garantita l’apertura al pubblico quando si fossero smantellati i sacrari e giunti al sarcofago. Quibell si mostrò perplesso circa quest’ultimo punto spiegando infatti che molte delle richieste di visita alla tomba venivano dagli egiziani, i quali non avrebbero accettato di essere esclusi dalla storia della loro terra per volere di un inglese. Carter, come sempre, fu irremovibile, ma, quando il giorno dopo si recò ad Alessandria per firmare i documenti ufficiali dell’accordo preso, gli venne detto che c’erano state delle obiezioni e che, per accondiscendere alla necessità di entrambe le parti, il Servizio delle Antichità avrebbe avuto bisogno di più tempo; tuttavia, certi che nessun altro, se non Carter, avrebbe potuto svolgere un adeguato lavoro alla tomba e per evitare le ire del Times, alla fine si forzò la decisione dei membri in suo favore. Non venne detto all’archeologo che le obiezioni erano tante e che non riguardavano soltanto la questione delle visite, ma anche la presenza di Merton come membro ufficiale dello staff.

L’accordo mostrò tutta la sua precarierà nell’arco di pochi giorni. Non solo Carter fu informato che qualcuno del Servizio sarebbe giunto ogni mattina nei pressi del sepolcro per vigilare discretamente sul suo lavoro, ma gli fu anche proposta la pubblicazione di un bollettino serale con il resoconto giornaliero del lavoro. In questo modo, pubblicando le notizie alle nove di sera, nessun giornale europeo o inglese avrebbe potuto gareggiare con il Times che, a quell’ora, avrebbe già redatto la sua esclusiva.  Ma nonostante le proteste, si decise anche di togliere il nome di Merton dalla lista dei collaboratori.

La situazione si inasprì ulteriormente quando il potere venne assunto dal governo nazionalista di Sa‘d Zaghul, deciso a mantenere i reperti della tomba in Egitto. Il ruolo di ministro dei Lavori Pubblici, dal quale dipendeva l’intero dipartimento di Lacau, fu quindi ricoperto da un nazionalista, un copto di nome Morcos Bey Hanna.

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Sa’d Zaghlul Pascià  (Wikipedia)

Il 12 febbraio, Carter si apprestò a sollevare il coperchio del sarcofago rinvenuto all’interno della camera sepolcrale, formato da due grossi pezzi di granito. Con l’aiuto di alcune corde strette intorno ai due blocchi, essi vennero sollevati sopra la bara così da poter consentire a Carter di esplorarne l’interno. Coperta da veli di lino, c’era la bellissima immagine del faraone con le braccia incrociate forgiata sul primo di una serie di tre sarcofaghi.

Entusiasta per quell’incredibile scoperta, Carter organizzò una conferenza stampa per il giorno seguente e chiese al sottosegretario di Stato al Ministero dei Lavori Pubblici il permesso di visita al sepolcro per le mogli dei ricercatori prima della conferenza. Il sottosegretario gli rispose che avrebbe telefonato al ministro e che gli avrebbe fatto sapere, ma il giorno successivo arrivò una lettera in cui il permesso veniva negato. Per concretizzare l’ordine, erano stati inviati tre ufficiali affinché, cortesemente, impedissero alle donne di entrare nella tomba. L’archeologo, per protesta, non solo chiuse il sepolcro, ma portò con sé le uniche chiavi esistenti. Si rivelò un errore fatale. Da una parte, infatti, la stampa egiziana lo accusò che, scioperando, avrebbe potuto mettere in pericolo i tesori custoditi nella tomba, dall’altra, il fatto che avesse portato con sé il solo mazzo disponibile sembrò testimoniare il suo egoismo piuttosto che la sua reale preoccupazione per la sicurezza del sepolcro. Inoltre, Morcos Bey Hanna affermò che la sua richiesta riguardo al permesso di visita per le mogli dei suoi collaboratori risultava “discriminatoria”[4] nei confronti degli egiziani. Sottolineò poi che il governo aveva un reale interesse per la salvaguardia della tomba e che, al contrario degli archeologi britannici, si riferiva ad essa considerandola un patrimonio pubblico e non privato.

Carter tentò di correre ai ripari ricorrendo alle vie legali e affermando che l’unico vero rischio per la tomba era causato dal governo egiziano. Nel frattempo, poiché risultava che, con il suo sciopero, era venuto meno ai termini di concessione, il primo ministro Zaghul prese la situazione nelle proprie mani e decise di aprire la tomba alla popolazione egiziana.

In quel marasma di liti e accuse reciproche, la KV62 stava davvero correndo un enorme rischio: le funi che tenevano sollevato il coperchio del sarcofago sopra la bara rischiavano di spezzarsi da un momento all’altro. Una settimana più tardi, giusto in tempo per scongiurare un danno di enorme gravità, Lacau e le forze governative forzarono i lucchetti, entrarono nella tomba e riabbassarono il coperchio sopra il sarcofago.

Per confermare la piena vittoria del popolo egiziano, il 6 marzo venne organizzata una cerimonia di riapertura della tomba che assunse i toni di una manifestazione politica [5].

Carter, a questo punto, deciso a riprendere la conduzione degli scavi e a ottenere la metà dei tesori ritrovati (o il loro equivalente in denaro), si rivolse a un avvocato inglese di nome F.M. Maxwell che esercitava al Cairo ed era rinomato per la sua conoscenza delle leggi egiziane.

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Lady Almina Carnarvon (Wikipedia)

Nel corso di una lunga disputa legale, che sembrava, per il momento, favorire Carter, Maxwell commise un grave errore: accusò gli egiziani di essersi comportati da “banditi” nel costringere l’archeologo ad abbondare la tomba. L’accusa di brigantaggio fu così grave da provocare una violenta rivolta nella capitale durante la quale si registrarono parecchi feriti e si rischiò persino l’intervento dell’esercito.

Tuttavia, nonostante l’ostilità che il popolo nutriva nei confronti di Carter, ben presto la stampa locale perse fiducia nei confronti di Morcos Bey Hanna e sottolineò che questi non era in grado di gestire autonomamente gli scavi. Era palese che, nonostante tutto, Carter fosse l’unico a poter portare a termine i lavori nella tomba e, di fronte alla pressione della stampa, Morcos Bey Hanna assicurò che, se lui e il suo avvocato avessero presentato al governo delle scuse ufficiali, gli avrebbe accordato una nuova concessione.

Nel frattempo, temendo che Carter, provato dalla situazione e non più in grado di ragionare lucidamente, potesse agire di impulso, i suoi collaboratori gli consigliarono di lasciare l’Egitto. Così, mentre in Egitto il suo team si dava da fare per risolvere la delicata questione legale, l’egittologo partì per una serie di conferenze in America dove fu accolto con tanti onori e gli fu addirittura conferito il titolo di membro onorario del Metropolitan Museum of Art di New York e una laurea ad honorem all’Università di Yale. Eppure, nonostante la fama e il successo, Carter desiderava tornare ai suoi scavi e, durante il suo viaggio di ritorno verso l’Inghilterra a bordo del Mauretania, firmò la sua resa garantendo la rinuncia ad ogni azione legale e pretesa sul tesoro [6].

Ovviamente, anche lady Almina Carnarvon rinunciò alla sua parte e alla causa di risarcimento, ma suggerì di tornare sull’argomento della spartizione quando i lavori alla tomba fossero finiti. Il governo, in risposta, le assicurò che poi avrebbe potuto scegliere tra i doppioni dei reperti in modo che il complesso degli oggetti destinati al Museo Egizio del Cairo sarebbe rimasto completo.

Ahmad Ziwar Pascià_Wikipedia

Ahmad Ziwar Pascià (Wikipedia)

Proprio quando si era finalmente aggiunti ad un accordo pacifico, Morcos Bey Hanna perse il suo incarico a causa dell’attentato del 19 novembre 1924 a Lee Stack, governatore generale del Sudan. Mentre questi passava con la sua auto per le vie del Cairo, un gruppo di nazionalisti gli sparò e lo uccise a causa della questione del possesso del Sudan, nodo cruciale delle tensioni tra Egitto e Gran Bretagna [7]. Di fronte ad un evento tanto grave, cinque giorni più tardi Zaghul fu costretto a dare le sue dimissioni e il suo incarico venne quindi ricoperto da Ahmad Pascià Ziwar.

Nel giro di breve tempo, Carter venne informato che la nuova amministrazione desiderava riaprire la tomba per risollevare la reputazione politica della Gran Bretagna agli occhi degli egiziani. Tuttavia, per fare questo, era necessario che Carter e lady Almina rinunciassero anche ai doppioni, permettendo all’Egitto di godere in toto dei propri tesori. Naturalmente, precisò Ziwar, in futuro la questione sarebbe stata discussa nuovamente e il governo avrebbe potuto dimostrare a lady Almina tutta la propria riconoscenza concedendole i famosi doppioni. Così, il 13 gennaio, a Carter fu rilasciata una nuova autorizzazione della durata di un anno.

Come è noto, oggi i tesori di Tutankhamon si trovano nella loro completezza nelle teche del Museo Egizio del Cairo perché,  proprio durante gli ultimi lavori alla tomba nel 1930, tornarono al potere i Nazionalisti e, come primo atto legale, promulgarono una legge che vietava di portare fuori dall’Egitto qualsiasi oggetto del corredo, compresi i doppioni. Alla vedova Carnarvon, quindi, vennero inviate 36.000 sterline in sostituzione dei tesori che le erano stati promessi.

Quegli stessi tesori, e in particolare la maschera d’oro del faraone, sono oggi il simbolo di un’identità nazionale.

Rebecca Stagno

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Breve bibliografia


Campanini M., Storia del Medio Oriente contemporaneo, Bologna 2014;

Campanini M., Storia dell’Egitto dalla conquista araba ad oggi, Bologna 2017;

Carter H., Tutankhamen, Milano 1991;

Gelvin J. L., Storia del Medio Oriente moderno, Torino 2009;

Hourani A., Storia dei popoli arabi. Da Maometto ai nostri giorni, Milano 1998;

Hoving T., Tutankhamon. Una storia sconosciuta, Milano 1995;

Pizzo P., L’Egitto agli egiziani! Cristiani, musulmani e idea nazionale (1882-1936), Bologna 2017;

Rogan E., Gli arabi, Milano 2012;

Schulze R., Il mondo islamico nel XX secolo. Politica e società civile, Milano 2004;

Vandenberg P., Tutankhamen. Il faraone dimenticato, Varese 1992;

Winstone H.V.F., Alla scoperta della tomba di Tutankhamon, Roma 1994;


[1] Cf. le parole del Daily Express in T. Hoving, Tutankhamon, pag. 150.

[2] La lettera integrale può essere visionata in T. Hoving, Tutankhamon, pp. 157 – 159.

[3] Cf. T. Hoving, Tutankhamon, pag. 217.

[4] Citato in T. Hoving, Tutankhamon, pag. 280.

[5] T. Hoving, Tutankhamon, pp. 284 -285.

[6] Cf. T. Hoving, Tutankhamon, pag. 323.

[7] Cf. E. Rogan, Gli arabi, pag. 268.

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Un anno (il 5°!) di Djed Medu: le scoperte archeologiche più importanti in Egitto del 2018

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Fine anno, tempo di bilanci. A maggior ragione se cade anche l’anniversario della fondazione del blog. Ebbene sì: Djed Medu compie 5 anni!

Era il 29 dicembre 2013 quando pubblicai il primo degli 800 articoli che trovate qui, un breve sommario delle notizie più importanti uscite nel mese di inattività durante il passaggio dal vecchio blog su cui scrivevo (archeoblog di VOLO, dall’8 maggio 2012) a quello attuale.

Un lustro pieno di scoperte, mostre, pubblicazioni, clamorosi colpi di scena (vedasi l’infinita storia delle camere nascoste nella tomba di Tutankhamon), bufale eGGizie e bloopers egittologici. Un quinquennio in cui ho avuto il piacere di diventare articolista per National Geographic Italia e la possibilità di divulgare la storia e l’archeologia dell’antico Egitto anche offline grazie a conferenze, accrediti stampa, blog tour e collaborazioni varie con musei ed istituzioni culturali (Museo Egizio di Torino, Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico e Museo Civico di RoveretoPalazzo Strozzi e Museo Archeologico Nazionale di Firenze, BMTA di Paestum, Museo Archeologico Nazionale e gruppo FAI di Crotone, tourismA, Firenze Archeofilm, Festival dell’Inutile di Corigliano d’Otranto, Castello di Zumelle, ecc.).

kkkkkkColgo così l’occasione per ringraziare tutti voi che leggete le mie “parole dette” (che poi è proprio il significato del nome del blog), aficionados della prima ora e chi è capitato da queste parti solo recentemente. E non siete nemmeno così pochi visto che qualche giorno fa ho toccato – perdendo, dannazione!, l’attimo per screenshottare la cifra tonda – le 500.000 visualizzazioni. Spero che nel corso di tutto questo tempo abbiate apprezzato gli articoli proposti e che ci sia stato un miglioramento nella forma e nel contenuto. Dal canto mio, mi impegnerò a mantenere il più possibile la frequenza di pubblicazione e a portarvi le ultime notizie, sempre verificate e appofondite che non si limitino alla traduzione dei comunicati stampa. Fra l’altro, per chi non lo sapesse, potete trovare altri tipi di contenuti, ovviamente a tema egittologico, sui miei social: Facebook, Instagram e Twitter. Infine, ringrazio anche tutte le persone che hanno prestato tempo e conoscenza per scrivere guest post per Djed Medu.

Detto questo, passiamo a raccontare l’anno che sta per finire. Il 2018 è stato caratterizzato da un’intensificazione dell’attività archeologica egiziana e della diffusione mediatica dei relativi risultati. Ma tra i tanti ritrovamenti, importanti o visibilmente spettacolari, gli articoli più letti sul mio blog sono stati quelli concernenti la scoperta, l’apertura e lo studio del contenuto dell’ormai celebre sarcofago nero di Alessandria che, nonostante le attese, ha rivelato solo una brodaglia di liquami, ossa di tre individui e tre piccole placche d’oro (foto in alto). Un successo simile è derivato da una strana commistione tra interesse dei giornali, curiosità popolare, luoghi comuni e superstizione. In realtà, l’anno ha regalato molto di più. Ecco la lista dei principali eventi egittologici mese per mese:

GENNAIO

fcarrionmolinaIl 2018 si è aperto senza scoperte particolarmente eclatanti. L’evento più rilevante è stato la conclusione del megatrasloco del colosso di Ramesse II, in origine a Ramses Square, verso il Grand Egyptian Museum. Lo spostamento della statua, alta 11 metri e pesante 83 tonnellate, è stato effettuato in diretta TV, nel solco della recente e costante promozione pubblicitaria a favore del nuovo museo.

FEBBRAIO

113007709-ced24bc7-a42d-47d6-badb-01f6d6646c86Seguendo la tradizione iniziata nel 2017, il Ministero delle Antichità ha continuato ad annunciare le principali scoperte con conferenze stampa in pompa magna. Come il ritrovamento a Tuna el-Gebel di una necropoli (8 tombe e diversi pozzi funerari) in cui si trovavano oltre 40 sarcofagi di sacerdoti di Thot (approfondimento su National Geographic).

MARZO

114420864-9c8992d5-339f-4f1d-b28a-11fd69fba1bbUno studio agli infrarossi effettuato su due mummie predinastiche conservate presso il British Museum ha individuato le tracce dei più antichi tatuaggi figurativi al mondo (Naqada II, tra il 3351 e il 3017 a.C.). Il famoso Ginger (“Uomo A di Gebelein”) presenta un uro e una capra berbera sul braccio destro; la cosiddetta “Donna di Gebelein”, invece, 4 motivi ad “S” su una spalla e forse un bastone rituale sul braccio.

APRILE

100943816-17ecaffd-8f9a-45c8-8d37-71ef5b543dbdDoppia scoperta per Aprile con una rara testa di Marco Aurelio ritrovata fortuitamente durante i lavori di abbassamento della falda freatica a Kom Ombo (articolo NG) e il podio cermoniale per il giubileo di Ramesse II individuato a Eliopoli dalla missione dell’ex ministro delle Antichità Mamdouh el-Damaty.

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MAGGIO

32072966_1772518269460482_1866311672642142208_nEnnesima puntata della soap Tutfertiti con colpo di scena finale (si spera): nella tomba di Tutankhamon non c’è nessuna camera nascosta! Il team italiano diretto da Franco Porcelli (Politecnico di Torino) ha reso noti gli esiti della terza mandata di prospezioni al georadar effettuate a gennaio che hanno messo fine alla questione non avendo rilevato alcun vuoto dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria.

GIUGNO

36189165_1827775780601397_4158860542598971392_nLa necropoli di el-Asasif, come si vedrà soprattutto nei mesi successivi, è stata con Saqqara il sito protagonista dell’anno. Ma già per giugno va segnalata la scoperta nella già nota tomba di Karabasken (TT391) di 4 vasi canopi in calcite riposti in una fossa quadrangolare scavata nel pavimento.

LUGLIO

001808838-de6b8d1f-8739-407f-b294-a30ff4844eb0Anche se l’attenzione mediatica si è concentrata tutta sul sarcofago nero di Alessandria, la scoperta del mese – forse dell’anno – è stata quella a Saqqara di un laboratorio d’imbalsamazione, una cachette con gli attrezzi utilizzati nel trattamento dei cadaveri, un pozzo funerario e oltre 35 mummie di XXVI dinastia. Tra i reperti del corredo, spicca una rarissima maschera funeraria in argento.

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AGOSTO

ac-2018-02535h_0001Ancora Saqqara ma con i risultati di uno studio portato avanti dall’Università di Catania che è riuscito a stabilire l’età del più antico formaggio solido conosciuto: ben 3200 anni! Altre analisi scientifiche, realizzate sulla mummia predinastica del Museo Egizio di Torino, avrebbero stabilito che l’imbalsamazione sarebbe stata praticata volutamente già intorno al 3600 a.C.

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SETTEMBRE 

2018-636727046374386457-438Tra i tanti ritrovamenti fortuiti che in questi anni stanno venendo dal cantiere di Kom Ombo, quello della sfinge tolemaica è stato il più apprezzato dai lettori, sia per lo stato perfetto di conservazione che, forse, per l’espressività del volto. Altro evento da ricordare, purtroppo, è stato il devastante incendio che ha distrutto il Museo Nazionale di Rio de Janeiro e la più grande collezione egizia del Sud America.

OTTOBRE

110938065-5a7b8a20-c8cd-4b51-8b0e-45839fe30422Ad Abusir, la storica missione ceca di Miroslav Barta ha individuato la tomba di Kairis (approfondimento su NG), alto funzionario della V dinastia che poteva fregiarsi di importanti titoli, come “Custode del Segreto della Casa del Mattino”, che lo legavano strettamente al faraone. Del defunto si è conservata anche una statua in granito rosa.

NOVEMBRE

222715984-165d114e-9f2d-4bf5-8404-2f28c4b0b1e1Tanta roba! Anche se di queste scoperte si vociferava almeno da settembre. Partiamo da Saqqara con una serie di tombe riutizzate in Epoca Tarda per la deposizione di mummie animali: gatti, coccodrilli, serpenti e addirittura scarabei. Passiamo poi a el-Asasif con ben quattro sarcofagi: due di Epoca Tarda ritrovati dagli egiziani e due dell’inizio XVIII din. aperti in diretta dalla missione francese.

DICEMBRE

DufHAqFWsAAjlfPL’anno si è chiuso alla grande per gli archeologi egiziani con la scoperta a Saqqara della tomba di un sacerdote di V dinastia. Le spettacolari decorazioni parietali hanno spinto Mostafa Waziry a definirla la tomba più bella ritrovata nel 2018.

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el-Asasif, scoperta tomba con due sarcofagi integri di Epoca Tarda

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Source: Luxor Times

Finalmente è arrivato l’annuncio della seconda delle tre grandi scoperte con cui il Ministero delle Antichità sta creando hype da mesi. Dopo le sepolture a Saqqara con mummie animali, stamattina il ministro El-Damaty e Mostafa Waziry hanno ufficalizzato alla stampa ciò di cui si vociferava già da settembre: una tomba nella necropoli tebana di el-Asasif con due mummie.

L’ipogeo, che conserva ancora le decorazioni parietali e del soffitto, databile al Medio Regno (come sembrerebbe dalla presenza di bastoni magici in avorio di ippopotamo e altri oggetti del corredo; altre fonti parlano di periodo ramesside come appare invece dalle pitture), ma sarebbe stato riutilizzato in Epoca Tarda. I primi proprietari della tomba sarebbero uno “Scriba della cappella della mummificazione nel tempio di Mut”, e sua moglie, una cantante del dio Amon. I sarcofagi, invece, risalirebbero alla XXV-XXVI dinastia (foto in basso). Nel corso dello stesso scavo, è stato individuato anche l’ingresso originario della già nota TT28, ultima dimora del funzionario ramesside Hori.

In ogni caso, ci sono ancora molti dati che non quadrano ed è probabile che le testate giornalistiche egiziane abbiano mescolato le foto scattate in questa tomba e quelle dell’apertura, effettuata sempre nella mattinata, di un sarcofago di XVIII dinastia scoperto recentemente dalla missione francese a el-Asasif (spunta anche un sarcofago “rishi” che è tipico del II Periodo Intermedio). Per questo, vi rimando all’articolo di domani su National Geographic in cui riporterò aggiornamenti e nuove foto.

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ph. Khaled Elfiqi

 

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“Antonio e Cleopatra”: il prossimo libro di Alberto Angela sarà sull’antico Egitto

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Antico Egitto + Roma + Alberto Angela = successo editoriale assicurato.

Gran bel colpo per la HarperCollins Italia grazie al contratto firmato con il divulgatore più amato della televisione italiana che pubblicherà con la casa editrice newyorkese ben tre libri. Il primo della serie, che uscirà il prossimo autunno in collaborazione con Rai Eri, riguarderà in gran parte vicende accadute ad Alessandria riprendendo un tema già portato sugli schermi con una puntata di Ulisse: “Antonio e Cleopatra. Il tramonto di un regno, l’alba di un impero”.

Come s’intuisce dal titolo, quindi, il saggio di Angela parlerà della fase storica a cavallo tra la fine del regno tolemaico e la nascita dell’impero romano, ponendo l’accento sulla guerra civile tra Antonio e Ottaviano, la fine dell’indipendenza egiziana e, si spera non troppo, la presunta storia d’amore più famosa dell’antichità.

https://www.harpercollins.it/NEWS/Alberto-Angela-pubblichera-con-HarperCollins-Italia

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Ringrazio Stefania Piccin, admin del gruppo facebook Angelers – Fan di Alberto Angela, per avermi segnalato la notizia.

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