Articoli con tag: Egittologia

Sono 59 i sarcofagi intatti scoperti a Saqqara

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Non 13, non 27: alla fine i sarcofagi scoperti a Saqqara sono 59… per il momento.

Ieri si è tenuta la conferenza stampa in cui il noto archeologo Zahi Hawass, Mostafa Waziry, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, e il ministro Khaled el-Anany hanno annunciato ufficialmente i dettagli del ritrovamento che era stato anticipato nelle settimane scorse (link 1, 2).

Sapevamo già di dozzine di sarcofagi in legno ancora sigillati, stipati in una camera in fondo a un pozzo funerario. Ma a quanto pare però, i pozzi individuati dalla missione diretta da Waziry nell’area del Bubasteion (santuario della dea gatto Bastet) sono 3 e contenevano 59 bare antropoidi dai colori ancora vividi. La maggior parte di queste è stata disposta a favor di giornalisti nell’ormai consueto schema da funerale multiplo e alcune sono state (ri)aperte in diretta mostrando mummie e coperture in cartonnage in ottimo stato di conservazione. La lettura dei testi geroglifici sui coperchi ha permesso di capire che i defunti erano sacerdoti e alti funzionari, vissuti durante la XXVI e la XXVII dinastia (VII-VI sec. a.C.), che hanno avuto il privilegio di essere sepolti in un’area sacra.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Il ministro del Turismo e delle Antichità ha inoltre dichiarato che tutti i sarcofagi saranno esposti dal prossimo anno in una sala appositamente dedicata nel Grand Egyptian Museum, accanto ai 30 della cachette di el-Asasif. La sala dovrà essere necessariamente molto spaziosa perché Waziry ha anticipato la presenza di ulteriori sarcofagi da Saqqara che non sono ancora stati tirati fuori.

Tra gli oggetti di corredo ci sono ushabti, amuleti, cassette canopiche per gli organi rimossi dalle mummie e 28 statuette in legno di Ptah-Sokar-Osiride, divinità funeraria mummiforme che fonde gli attributi dei tre dèi. Nei piedistalli di queste statuette spesso si trovano cavità in cui sono nascosti papiri iscritti con formule del Libro dei Morti, mummie di animali o figurine in fango (come si vede nella foto in basso a sinistra) che dovevano aiutare il defunto nell’aldilà.

Ma tra i reperti scoperti spicca un bronzetto alto 35 cm di Nefertum (foto a sinistra) di cui colpisce lo stato di conservazione. Restano la base con il nome del dedicante, Padiamon, e gli intarsi in agata rossa, turchese e lapislazzuli che decorano il fiore di loto sulla testa. Nefertum era infatti il dio menfita dei profumi e della rinascita in quanto il loto è il fiore che spunta dalla acque indistinte del Nun (l’oceano primordiale) all’origine della creazione.

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TEMA – la Toscana Egittologica tra Musei e Archivi

Giuseppe Angelelli, La Spedizione franco-toscana in Egitto, 1836 (particolare)

Quando Champollion diceva che “La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”, sottolineando l’importanza del Museo Egizio da poco inaugurato, sicuramente aveva in mente la tappa precedente, dove transitarono alcune tra le più importanti collezioni egittologiche d’Europa: la Toscana.

Durante il XIX secolo, infatti, il porto franco di Livorno era la vera porta del continente verso il Mediterraneo orientale, lo scalo obbligato delle navi che, insieme a grano, spezie e prodotti esotici, trasportavano anche merci particolari come reperti archeologici e mummie. Nel porto labronico arrivarono i nuclei di antichità che poi confluirono verso altri centri toscani e i grandi musei di Torino, Parigi, Londra, Berlino, Leida ecc. Lo stesso Champollion si era recato nei magazzini del porto – che bisogna immaginare straripanti di statue, sarcofagi e stele – per selezionare pezzi da portare al Louvre. Il passaggio di questi bastimenti e la notizia dei loro carichi speciali sono ancora presenti nei registri originali conservati presso l’Archivio di Stato di Livorno.

Ma l’importanza della Toscana nella formazione della disciplina egittologica non si limita al mero ruolo di snodo commerciale. A Ippolito Rosellini nel 1826 fu affidata la prima cattedra di Egittologia al mondo presso l’Università di Pisa. Successivamente, l’orientalista pisano riuscì a convincere il Granduca Leopoldo II a finanziare – insieme al re Carlo X di Francia – la prima vera spedizione scientifica in Egitto del 1828-1829 (i “savant” di Napoleone non sapevano ancora leggere il geroglifico) che diresse insieme all’amico Champollion. Da questa missione arrivarono un’eccezionale mole di documenti, manoscritti e splendidi disegni, oggi conservati presso la Biblioteca Universitaria di Pisa, e i circa 2000 reperti che formarono il nucleo principale del Museo Egizio di Firenze. Altri oggetti, invece, rimasero a Pisa e oggi fanno parte del patrimonio delle Collezioni Egittologiche dell’Università di Pisa e dell’Opera della Primaziale Pisana.

Dal 1° settembre ho il piacere di lavorare proprio su questo argomento, nell’ambito di un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa, cofinanziato dalla Regione Toscana (POR FSE 2014-2020). Nello specifico, il progetto TEMA – la Toscana Egittologica tra Musei e Archivi, diretto dalla prof.ssa Marilina Betrò, si propone di creare una rete di connessioni tra quegli operatori culturali della regione che conservano materiale sulla missione di Rosellini e sulla formazione delle collezioni egizie esistenti o comunque passate per la Toscana. In particolare, si vuole studiare, digitalizzare e indicizzare i documenti della Biblioteca Universitaria di Pisa e dell’Archivio di Stato di Livorno relativi alle collezioni giunte dall’Egitto nella prima metà dell’800, e collegarli tra loro e con gli oggetti stessi tramite un’app/web app e un sito web creati appositamente. Inoltre, coniugando il digital storytelling su diversi formati (testi, immagini HD, video, modelli 3D dei reperti dell’Opera della Primaziale Pisana e delle Collezioni Egittologiche dell’Università di Pisa) si racconteranno tutti i passaggi che dalla Valle del Nilo hanno portato alla creazione di altri grandi musei.

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Un anno (il 6°) di Djed Medu: le scoperte archeologiche più importanti in Egitto del 2019

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Source: Khaled Desouki/AFP

Ed eccoci, come ogni 29 dicembre, a celebrare il compleanno di Djed Medu e soprattutto a fare il bilancio dei più importanti eventi egittologici verificatisi durante l’anno. Il 2019, ancor più del 2018, è stato un anno caratterizzato dall’impennata mediatica raggiunta dalle missioni archeologiche egiziane che hanno spesso messo in ombra i risultati, seppur importantissimi, dei team stranieri a cui è stata concessa molta meno visibilità. Per questo, la presenza di scoperte di egittologi locali è (e lo sarà sempre di più) decisamente maggioritaria nella lista che presenterò.

Dal punto di vista del blog, è continuata l’esponenziale crescita di pubblico – nonostante il numero di articoli sia diminuito a causa di impegni lavorativi personali – e di questo non posso che ringraziarvi. In tal senso, ad esempio, la pagina Facebook “Djed Medu – Blog di Egittologia” ha da poco raggiunto e superato i 10.000 follower (se non lo avete ancora fatto, unitevi e mettete anche voi un like alla pagina per rimanere sempre aggiornati e fruire di numerosi contenuti che non trovate qui).

Piccola nota negativa, invece, è stata il passaggio di gestione editoriale del sito nationalgeographic.it che, per il lancio della nuova versione responsive ed ottimizzata per i dispositivi mobile, ha rinnovato la veste grafica e i contenuti. Quindi, per il momento, tutti i vecchi articoli, compresi i miei, non sono più disponibili, ma dovrebbero essere ripubblicati prossimamente. È un po’ un dispiacere non leggere più il mio nome su quel prestigioso sito, ma ho comunque recuperato tutti i miei pezzi e li ho messi qui sul blog raggruppandoli sotto la categoria “National Geographic” (la trovate nella colonna di destra). Ringrazio la redazione di National Geographic Magazine Italia, e in particolare Alessandra, per avermi concesso l’onore di collaborare per più di due anni con un’istituzione che da sempre è l’eccellenza nella divulgazione scientifico-culturale mondiale, un magazine che si affida solo ad esperti del settore per la redazione degli articoli, che evita facili sensazionalismi e che indica ogni volta le fonti, verificandole, delle notizie segnalate.

Ma partiamo con la carrellata delle più importanti notizie egittologiche mese per mese:

GENNAIO

immDopo oltre 10 anni di lavoro, sono terminati i restauri delle pitture della Tomba di Tutankhamon effettuati dal Getty Conservation Institute di Los Angeles. I colori sono quindi tornati al loro splendore (quasi) originario, soprattutto grazie a un nuovo trattamento delle macchioline marroni che li coprivano.

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FEBBRAIO

183334779-946895a9-297f-4894-8bed-9db200b724b3Prima, delle tante, scoperte egiziane annunciate con conferenza stampa è stata quella di due tombe, di epoca tolemaica, con oltre 40 mummie di sacerdoti a Tuna el-Gebel. Il ritrovamento segue quelli effettuati nella stessa necropoli consacrata al dio Thot nel 2017 e nel 2018.

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MARZO

55470261_2216871728358465_5526619953484005376_nIl team della New York University Epigraphical Expedition ha effettuato una scoperta che ha ridisegnato la pianta del tempio di Ramesse II ad Abido. Il nuovo ambiente reale, realizzato in mattoni crudi e lastre di calcare, si trova di fronte all’ingresso S-O.

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APRILE

5-khwys-tomb_antechamber-east-and-north-wall-photo-by-mohamed-megahed-1Aprile è stato il mese più pregno di scoperte, dal Nord all’estremo Sud dell’Egitto. Si parte dalla variopinta tomba di un funzionario di V din. a Saqqara (in foto), per poi passare alla sepoltura tolemaica piena di mummie animali a Sohag e alla più grande tomba a saff di Teve Ovest, per finire con i ritrovamenti della nuova missione milanese ad Assuan.

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MAGGIO

1352195-2A Giza, la missione diretta dal segretario generale dello SCA, Mostafa Waziry, ha individuato le tombe di due funzionari di V dinastia, Pehenuika e Nui , riutilizzate in Epoca Tarda, per la deposizione di diversi sarcofagi antropoidi che conservano ancora alla perfezione i colori e le relative mummie al loro interno.

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GIUGNO

immagineAncora a Saqqara, sempre nei pressi del complesso funerario di Djoser, la missione polacca dell’Istituto di Egittologia dell’Università di Varsavia ha scoperto una trentina di mummie di oltre 2000 anni (seppur la notizia annunciata risalga al settembre precedente).

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LUGLIO

2019_CKS_17042_0110_005(an_egyptian_brown_quartzite_head_of_the_god_amen_with_the_features_of)Grande risalto mediatico ha avuto la vendita durante un’asta Christie’s  di una testa in quarzite di Tutankhamon in forma di Amon che è stata battuta per 4 milioni di sterline. Le autorità egiziane hanno provato in tutti i modi di bloccare l’asta senza riuscirci.

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AGOSTO

67564675_2438283262883976_129881129585999872_nDopo oltre 95 anni dalla sua scoperta, uno degli ultimi oggetti del corredo funerario di Tutankhamon rimasti ancora in situ ha lasciato la Valle dei Re per essere trasportato nei laboratori del Grand Egyptian Museum. Così è iniziato il restauro del sarcofago esterno in legno dorato di Tut.

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SETTEMBRE

immagineRispetto a molte altre notizie che presento sul blog, questa sembrerebbe meno importante, ma il relativo articolo è diventato il più letto dell’anno e tra quelli più condivisi in assoluto. Nel mare di Pozzuoli, un sub ha scoperto la parte inferiore di una statua egizia naofora in granito.

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OTTOBRE

assasif-wooden-coffin-discovery-by-luxor-times-01I risultati dell’articolo appena citato sono ancora più incomprensibili se paragonati alla portata della scoperta effettuata nella necropoli tebana di el-Asasif: una cachette con ben 30 sarcofagi lignei, ancora sigillati e perfettamente conservati, risalenti all’inizio della XXII dinastia.

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NOVEMBRE

171328394-8a395aa3-2338-45f2-badd-f21dc7eccf01L’altra grande scoperta dell’anno è stata quella di un deposito di Epoca Tarda, nell’area del Bubasteion di Saqqara, con decine di mummie animali, tra cui 5 appartenti a cuccioli di leoni (identificazione confermata da radiografie), numerose statue in legno e bronzo e un grande scarabeo in pietra.

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DICEMBRE

merlin_165794211_9960cc80-2390-4a77-9d43-34e0bdc8182f-jumboL’anno si è chiuso con una ricerca che potrebbe aver messo fine a decenni di dibattito tra egittologi. I caratteristici “coni di profumo“, presenti in numerosi dipinti funerari e non solo, sono stati effettivamente individuati in due tombe di Tell el-Amarna.

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“Il carro da caccia di Firenze” (Frammenti d’Egitto 2)

Ho il piacere di presentarvi il primo episodio della seconda stagione di “Frammenti d’Egitto”, progetto di video didattici sull’antico Egitto dell’associazione studentesca VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte.

Attraverso brevi filmati si parlerà in modo semplice e diretto della civiltà faraonica e, in particolare, si descriveranno alcuni tra i reperti più rappresentativi della collezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, la seconda in Italia dopo quella di Torino.

Nel primo episodio vi parlo del Carro da caccia di Firenze, uno dei reperti più importanti dell’intera raccolta egizia del MAF. Questa puntata di apertura è visibibile sulla pagina Facebook (https://www.facebook.com/associazioneVOLO/) e sul canale YouTube di VOLO (https://www.youtube.com/ user/VOLOAssociazione) e sarà seguita da altri 7 episodi.

 

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Le pitture della tomba di Tutu saranno esposte in un museo della nuova capitale

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Source: see.news

Ricorderete la tomba di Tutu, presentata alla stampa lo scorso aprile dopo che era stata scoperta a Sohag nel 2018 da tombaroli e scavata dagli archeologi del Ministero delle Antichità. Nella sepoltura, risalente all’epoca tolemaica, erano state ritrovate mummie umane e oltre 50 animali imbalsamati, tra falchi, gatti, cani e roditori.

Ma a colpire era soprattutto la conservazione delle pitture parietali, i cui colori erano ancora accesissimi (foto in basso). Beh, quelle pitture sono appena state staccate dai muri (in gergo tecnico “strappate”) dai restauratori del Ministero e saranno esposte nel museo che, fra qualche mese, sarà inaugurato nella nuova capitale amministrativa d’Egitto, ancora senza nome e in costruzione a 45 km est dal Cairo.

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Un anno (il 5°!) di Djed Medu: le scoperte archeologiche più importanti in Egitto del 2018

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Fine anno, tempo di bilanci. A maggior ragione se cade anche l’anniversario della fondazione del blog. Ebbene sì: Djed Medu compie 5 anni!

Era il 29 dicembre 2013 quando pubblicai il primo degli 800 articoli che trovate qui, un breve sommario delle notizie più importanti uscite nel mese di inattività durante il passaggio dal vecchio blog su cui scrivevo (archeoblog di VOLO, dall’8 maggio 2012) a quello attuale.

Un lustro pieno di scoperte, mostre, pubblicazioni, clamorosi colpi di scena (vedasi l’infinita storia delle camere nascoste nella tomba di Tutankhamon), bufale eGGizie e bloopers egittologici. Un quinquennio in cui ho avuto il piacere di diventare articolista per National Geographic Italia e la possibilità di divulgare la storia e l’archeologia dell’antico Egitto anche offline grazie a conferenze, accrediti stampa, blog tour e collaborazioni varie con musei ed istituzioni culturali (Museo Egizio di Torino, Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico e Museo Civico di RoveretoPalazzo Strozzi e Museo Archeologico Nazionale di Firenze, BMTA di Paestum, Museo Archeologico Nazionale e gruppo FAI di Crotone, tourismA, Firenze Archeofilm, Festival dell’Inutile di Corigliano d’Otranto, Castello di Zumelle, ecc.).

kkkkkkColgo così l’occasione per ringraziare tutti voi che leggete le mie “parole dette” (che poi è proprio il significato del nome del blog), aficionados della prima ora e chi è capitato da queste parti solo recentemente. E non siete nemmeno così pochi visto che qualche giorno fa ho toccato – perdendo, dannazione!, l’attimo per screenshottare la cifra tonda – le 500.000 visualizzazioni. Spero che nel corso di tutto questo tempo abbiate apprezzato gli articoli proposti e che ci sia stato un miglioramento nella forma e nel contenuto. Dal canto mio, mi impegnerò a mantenere il più possibile la frequenza di pubblicazione e a portarvi le ultime notizie, sempre verificate e appofondite che non si limitino alla traduzione dei comunicati stampa. Fra l’altro, per chi non lo sapesse, potete trovare altri tipi di contenuti, ovviamente a tema egittologico, sui miei social: Facebook, Instagram e Twitter. Infine, ringrazio anche tutte le persone che hanno prestato tempo e conoscenza per scrivere guest post per Djed Medu.

Detto questo, passiamo a raccontare l’anno che sta per finire. Il 2018 è stato caratterizzato da un’intensificazione dell’attività archeologica egiziana e della diffusione mediatica dei relativi risultati. Ma tra i tanti ritrovamenti, importanti o visibilmente spettacolari, gli articoli più letti sul mio blog sono stati quelli concernenti la scoperta, l’apertura e lo studio del contenuto dell’ormai celebre sarcofago nero di Alessandria che, nonostante le attese, ha rivelato solo una brodaglia di liquami, ossa di tre individui e tre piccole placche d’oro (foto in alto). Un successo simile è derivato da una strana commistione tra interesse dei giornali, curiosità popolare, luoghi comuni e superstizione. In realtà, l’anno ha regalato molto di più. Ecco la lista dei principali eventi egittologici mese per mese:

GENNAIO

fcarrionmolinaIl 2018 si è aperto senza scoperte particolarmente eclatanti. L’evento più rilevante è stato la conclusione del megatrasloco del colosso di Ramesse II, in origine a Ramses Square, verso il Grand Egyptian Museum. Lo spostamento della statua, alta 11 metri e pesante 83 tonnellate, è stato effettuato in diretta TV, nel solco della recente e costante promozione pubblicitaria a favore del nuovo museo.

FEBBRAIO

113007709-ced24bc7-a42d-47d6-badb-01f6d6646c86Seguendo la tradizione iniziata nel 2017, il Ministero delle Antichità ha continuato ad annunciare le principali scoperte con conferenze stampa in pompa magna. Come il ritrovamento a Tuna el-Gebel di una necropoli (8 tombe e diversi pozzi funerari) in cui si trovavano oltre 40 sarcofagi di sacerdoti di Thot (approfondimento su National Geographic).

MARZO

114420864-9c8992d5-339f-4f1d-b28a-11fd69fba1bbUno studio agli infrarossi effettuato su due mummie predinastiche conservate presso il British Museum ha individuato le tracce dei più antichi tatuaggi figurativi al mondo (Naqada II, tra il 3351 e il 3017 a.C.). Il famoso Ginger (“Uomo A di Gebelein”) presenta un uro e una capra berbera sul braccio destro; la cosiddetta “Donna di Gebelein”, invece, 4 motivi ad “S” su una spalla e forse un bastone rituale sul braccio.

APRILE

100943816-17ecaffd-8f9a-45c8-8d37-71ef5b543dbdDoppia scoperta per Aprile con una rara testa di Marco Aurelio ritrovata fortuitamente durante i lavori di abbassamento della falda freatica a Kom Ombo (articolo NG) e il podio cermoniale per il giubileo di Ramesse II individuato a Eliopoli dalla missione dell’ex ministro delle Antichità Mamdouh el-Damaty.

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MAGGIO

32072966_1772518269460482_1866311672642142208_nEnnesima puntata della soap Tutfertiti con colpo di scena finale (si spera): nella tomba di Tutankhamon non c’è nessuna camera nascosta! Il team italiano diretto da Franco Porcelli (Politecnico di Torino) ha reso noti gli esiti della terza mandata di prospezioni al georadar effettuate a gennaio che hanno messo fine alla questione non avendo rilevato alcun vuoto dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria.

GIUGNO

36189165_1827775780601397_4158860542598971392_nLa necropoli di el-Asasif, come si vedrà soprattutto nei mesi successivi, è stata con Saqqara il sito protagonista dell’anno. Ma già per giugno va segnalata la scoperta nella già nota tomba di Karabasken (TT391) di 4 vasi canopi in calcite riposti in una fossa quadrangolare scavata nel pavimento.

LUGLIO

001808838-de6b8d1f-8739-407f-b294-a30ff4844eb0Anche se l’attenzione mediatica si è concentrata tutta sul sarcofago nero di Alessandria, la scoperta del mese – forse dell’anno – è stata quella a Saqqara di un laboratorio d’imbalsamazione, una cachette con gli attrezzi utilizzati nel trattamento dei cadaveri, un pozzo funerario e oltre 35 mummie di XXVI dinastia. Tra i reperti del corredo, spicca una rarissima maschera funeraria in argento.

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AGOSTO

ac-2018-02535h_0001Ancora Saqqara ma con i risultati di uno studio portato avanti dall’Università di Catania che è riuscito a stabilire l’età del più antico formaggio solido conosciuto: ben 3200 anni! Altre analisi scientifiche, realizzate sulla mummia predinastica del Museo Egizio di Torino, avrebbero stabilito che l’imbalsamazione sarebbe stata praticata volutamente già intorno al 3600 a.C.

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SETTEMBRE 

2018-636727046374386457-438Tra i tanti ritrovamenti fortuiti che in questi anni stanno venendo dal cantiere di Kom Ombo, quello della sfinge tolemaica è stato il più apprezzato dai lettori, sia per lo stato perfetto di conservazione che, forse, per l’espressività del volto. Altro evento da ricordare, purtroppo, è stato il devastante incendio che ha distrutto il Museo Nazionale di Rio de Janeiro e la più grande collezione egizia del Sud America.

OTTOBRE

110938065-5a7b8a20-c8cd-4b51-8b0e-45839fe30422Ad Abusir, la storica missione ceca di Miroslav Barta ha individuato la tomba di Kairis (approfondimento su NG), alto funzionario della V dinastia che poteva fregiarsi di importanti titoli, come “Custode del Segreto della Casa del Mattino”, che lo legavano strettamente al faraone. Del defunto si è conservata anche una statua in granito rosa.

NOVEMBRE

222715984-165d114e-9f2d-4bf5-8404-2f28c4b0b1e1Tanta roba! Anche se di queste scoperte si vociferava almeno da settembre. Partiamo da Saqqara con una serie di tombe riutizzate in Epoca Tarda per la deposizione di mummie animali: gatti, coccodrilli, serpenti e addirittura scarabei. Passiamo poi a el-Asasif con ben quattro sarcofagi: due di Epoca Tarda ritrovati dagli egiziani e due dell’inizio XVIII din. aperti in diretta dalla missione francese.

DICEMBRE

DufHAqFWsAAjlfPL’anno si è chiuso alla grande per gli archeologi egiziani con la scoperta a Saqqara della tomba di un sacerdote di V dinastia. Le spettacolari decorazioni parietali hanno spinto Mostafa Waziry a definirla la tomba più bella ritrovata nel 2018.

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el-Asasif, scoperta tomba con due sarcofagi integri di Epoca Tarda

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Source: Luxor Times

Finalmente è arrivato l’annuncio della seconda delle tre grandi scoperte con cui il Ministero delle Antichità sta creando hype da mesi. Dopo le sepolture a Saqqara con mummie animali, stamattina il ministro El-Damaty e Mostafa Waziry hanno ufficalizzato alla stampa ciò di cui si vociferava già da settembre: una tomba nella necropoli tebana di el-Asasif con due mummie.

L’ipogeo, che conserva ancora le decorazioni parietali e del soffitto, databile al Medio Regno (come sembrerebbe dalla presenza di bastoni magici in avorio di ippopotamo e altri oggetti del corredo; altre fonti parlano di periodo ramesside come appare invece dalle pitture), ma sarebbe stato riutilizzato in Epoca Tarda. I primi proprietari della tomba sarebbero uno “Scriba della cappella della mummificazione nel tempio di Mut”, e sua moglie, una cantante del dio Amon. I sarcofagi, invece, risalirebbero alla XXV-XXVI dinastia (foto in basso). Nel corso dello stesso scavo, è stato individuato anche l’ingresso originario della già nota TT28, ultima dimora del funzionario ramesside Hori.

In ogni caso, ci sono ancora molti dati che non quadrano ed è probabile che le testate giornalistiche egiziane abbiano mescolato le foto scattate in questa tomba e quelle dell’apertura, effettuata sempre nella mattinata, di un sarcofago di XVIII dinastia scoperto recentemente dalla missione francese a el-Asasif (spunta anche un sarcofago “rishi” che è tipico del II Periodo Intermedio). Per questo, vi rimando all’articolo di domani su National Geographic in cui riporterò aggiornamenti e nuove foto.

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ph. Khaled Elfiqi

 

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“Egitto e Vicino Oriente Antichi. Tra passato e futuro”: gli orientalisti italiani s’incontrano a Pisa

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All’ombra della Torre pendente, si prospetta un evento da non perdere. A Pisa (Polo Carmignani, Aula 2 – Piazza dei Cavalieri 8), il 5 e 6 giugno, si riuniranno tutti i principali studiosi italiani della macroarea dell’Egitto e del Vicino Oriente antichi per discutere del passato e, soprattutto, del futuro dell’Orientalistica del nostro Paese. In un ambito che, per divisioni geografiche e cronologiche, comprende mondi spesso molto distanti, si è finalmente capito l’importanza del dialogo e della condivisione delle esperienze per arrivare a scopi comuni e a un miglioramento della ricerca. Tutto questo grazie alla spinta catalizzatrice del Comitato organizzativo (Prof. Marilina Betrò, Dr. Gianluca Miniaci, Prof. Stefano De Martino, Prof. Frances Pinnock) e dell’Università di Pisa, ateneo dalle gloriose tradizioni nel settore (solo per fare un esempio – per niente casuale! – proprio qui, nel 1826, fu istituita la prima cattedra di Egittologia al mondo con Ippolito Rosellini).

Tra l’apertura di Edda Bresciani e Paolo Matthiae e la chiusura di Mario Liverani (immagino siano superflue le presentazioni), una due-giorni fitta d’interessanti interventi vedrà il confronto tra grandi nomi delle diverse discipline orientalistiche e giovani studiosi formatisi in Italia e all’estero. Non a caso, la formula adottata sarà innovativa perché, accanto alle presentazioni di famosi relatori invitati a rappresentare l’Anatolistica (Clelia Mora e Stefano De Martino), l’Archeologia del Vicino Oriente (Stefania Mazzoni), l’Assiriologia (Francesco Pomponio), l’Egittologia (Patrizia Piacentini), la Semitistica (Riccardo Contini) e la Storia del Vicino Oriente antico (Lucio Milano), brevi sessioni tematiche lasceranno il tempo per un dibattito condiviso anche con il pubblico. Infatti, dal 15 maggio, sarà possibile scaricare i testi degli interventi (link) così da approfondire i diversi temi trattati e da partecipare attivamente al Convegno con interventi, domande, discussioni.

Questo spirito di apertura e partecipazione si rispecchia anche nella presenza di studenti e dottorandi dell’Università di Pisa (tra cui ho il piacere di figurare per la gestione del sito web e dei social) nell’organizzazione dell’evento. Come detto, tutti – addetti ai lavori e semplici appassionati – possono partecipare gratuitamente al Convegno, ma è necessaria la registrazione, entro il 15 maggio, tramite il seguente link:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-egitto-e-vicino-oriente-antichi-tra-passato-e-futuro-33113747109

Invece, chi non sarà presente di persona, oltre al mio blog, potrà seguire aggiornamenti live e, probabilmente, la diretta streaming sui social network ufficiali: la pagina Facebook (Egittologia UniPi) e il profilo Twitter (@evoa2017).

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Per maggiori info: evoa.pisa@gmail.com, http://egittologia.cfs.unipi.it/it/convegno-di-orientalistica/

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Il programma di “Egitto e Vicino Oriente antichi: Tra passato e futuro”:

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“Egyptological Seminars under the Tower”: conferenze di egittologia a Pisa

Logo_GM_final.jpgL’Università di Pisa ha organizzato, per l’anno accademico 2016/2017, un ciclo di seminari di egittologia che vedranno protagonisti studiosi di fama internazionale e giovani ricercatori. Tramite convegni e tavole rotonde, verrà presentato il frutto delle ultime ricerche e di recenti scavi archeologici in Egitto, dando il dovuto spazio alla discussione. L’iniziativa è nata per volontà di Gianluca Miniaci, ricercatore senior in Egittologia, e Marilina Betrò, professore ordinario di Egittologia proprio nell’ateneo dove, nel 1826, fu istituita la prima cattedra della disciplina con Ippolito Rosellini.

I primi appuntamenti, finanziati dall’Associazione VOLO, si terranno il 19 e 20 dicembre:

19/12/2016 (Aula CAR 1, Palazzo Carità, Università di Pisa, Via Pasquale Paoli 9 – Pisa)

– 10:30: Dr. Gina Criscenzo-Laycock, Garstang Museum of Archaeology, Liverpool
The Garstang Museum: A University Collection Reinvented
– 11:30: Dr. Campbell Price, The Manchester Museum
“An Image as Perfect as the Ancestors”: The Purposes of Late Period Non-Royal Sculpture

20/12/2016 (Gipsoteca, Piazza San Paolo all’Orto 20 – Pisa)

– 10:30: Dr. Anna Stevens, University of Cambridge, McDonald Institute for Archaeological Research and Deputy Director of the Amarna Project
Death and the city: The cemeteries of Amarna in their urban context

Per maggiori informazioni e il programma completo dell’a.a. 2016/2017: http://egittologia.cfs.unipi.it/it/est-seminars/

 

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Gli studenti di Egittologia UniPI al Museo Egizio di Torino

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ph. Rachele Gianfaldoni

Che uno studente di archeologia vada a vedere un museo di antichità è normale, auspicabile aggiungerei; ma chi può dire di aver avuto il privilegio di visitare una mostra in compagnia del suo curatore o di toccare letteralmente con mano reperti di 4000 anni? Questa fortuna è capitata al gruppo di studenti dell’Università di Pisa che, il 19 e 20 maggio, ha partecipato al viaggio d’istruzione -sponsorizzato dall’Associazione VOLO– presso il Museo Egizio di Torino. Circa 30 ragazzi, accompagnati dal loro insegnante, il Dott. Gianluca Miniaci (ricercatore UniPI), hanno passato due giorni nella città sabauda mettendo in pratica le nozioni teoriche acquisite durante il corso di Egittologia Avanzato (OEVO) e, nel caso di alcuni studenti stranieri anche extraeuropei, le lezioni in inglese di Introduction to Egyptology nell’ambito dell’International Programme in Humanities (IPH).

Il programma è stato fitto di attività arricchite dalla presenza degli egittologi del museo. Ovviamente, sono state visitate le collezioni permanenti nel nuovo allestimento inaugurato un anno fa, ma anche la prima grande esposizione temporanea, “Il Nilo a Pompei”, dedicata alle influenze che l’Egitto ebbe sulle civiltà del Mediterraneo e, in particolare, sui siti romani della Campania. La guida dei curatori della mostra, i dott.ri Federico Poole e Alessia Fassone, ha permesso ai ragazzi di conoscere utili particolari sull’organizzazione e sulle scelte della direzione scientifica. Inoltre, il viaggio è coinciso con l’interessante conferenza della dott.ssa Sara Demichelis sulla collezione dei papiri. Infine, l’esperienza si è conclusa con una ‘handling session’, una lezione con veri oggetti di Medio Regno -periodo a cui si riferisce il corso monografico del Miniaci- messi a disposizione dai magazzini del museo per essere analizzati da vicino dagli studenti (vedi foto).

Si ringraziano il direttore Christian Greco per l’ospitalità e i dott.ri Paolo Del Vesco, Federica Facchetti, Alessia Fassone, Beppe Moiso e Federico Poole per la gentilezza e la disponibilità.

 

 

Il seguente video è stato realizzato da Francesca Federico, una degli studenti che hanno partecipato al viaggio:

 

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