Articoli con tag: Egittologia

“Egitto e Vicino Oriente Antichi. Tra passato e futuro”: gli orientalisti italiani s’incontrano a Pisa

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All’ombra della Torre pendente, si prospetta un evento da non perdere. A Pisa (Polo Carmignani, Aula 2 – Piazza dei Cavalieri 8), il 5 e 6 giugno, si riuniranno tutti i principali studiosi italiani della macroarea dell’Egitto e del Vicino Oriente antichi per discutere del passato e, soprattutto, del futuro dell’Orientalistica del nostro Paese. In un ambito che, per divisioni geografiche e cronologiche, comprende mondi spesso molto distanti, si è finalmente capito l’importanza del dialogo e della condivisione delle esperienze per arrivare a scopi comuni e a un miglioramento della ricerca. Tutto questo grazie alla spinta catalizzatrice del Comitato organizzativo (Prof. Marilina Betrò, Dr. Gianluca Miniaci, Prof. Stefano De Martino, Prof. Frances Pinnock) e dell’Università di Pisa, ateneo dalle gloriose tradizioni nel settore (solo per fare un esempio – per niente casuale! – proprio qui, nel 1826, fu istituita la prima cattedra di Egittologia al mondo con Ippolito Rosellini).

Tra l’apertura di Edda Bresciani e Paolo Matthiae e la chiusura di Mario Liverani (immagino siano superflue le presentazioni), una due-giorni fitta d’interessanti interventi vedrà il confronto tra grandi nomi delle diverse discipline orientalistiche e giovani studiosi formatisi in Italia e all’estero. Non a caso, la formula adottata sarà innovativa perché, accanto alle presentazioni di famosi relatori invitati a rappresentare l’Anatolistica (Clelia Mora e Stefano De Martino), l’Archeologia del Vicino Oriente (Stefania Mazzoni), l’Assiriologia (Francesco Pomponio), l’Egittologia (Patrizia Piacentini), la Semitistica (Riccardo Contini) e la Storia del Vicino Oriente antico (Lucio Milano), brevi sessioni tematiche lasceranno il tempo per un dibattito condiviso anche con il pubblico. Infatti, dal 15 maggio, sarà possibile scaricare i testi degli interventi (link) così da approfondire i diversi temi trattati e da partecipare attivamente al Convegno con interventi, domande, discussioni.

Questo spirito di apertura e partecipazione si rispecchia anche nella presenza di studenti e dottorandi dell’Università di Pisa (tra cui ho il piacere di figurare per la gestione del sito web e dei social) nell’organizzazione dell’evento. Come detto, tutti – addetti ai lavori e semplici appassionati – possono partecipare gratuitamente al Convegno, ma è necessaria la registrazione, entro il 15 maggio, tramite il seguente link:

https://www.eventbrite.it/e/biglietti-egitto-e-vicino-oriente-antichi-tra-passato-e-futuro-33113747109

Invece, chi non sarà presente di persona, oltre al mio blog, potrà seguire aggiornamenti live e, probabilmente, la diretta streaming sui social network ufficiali: la pagina Facebook (Egittologia UniPi) e il profilo Twitter (@evoa2017).

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Per maggiori info: evoa.pisa@gmail.com, http://egittologia.cfs.unipi.it/it/convegno-di-orientalistica/

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Il programma di “Egitto e Vicino Oriente antichi: Tra passato e futuro”:

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“Egyptological Seminars under the Tower”: conferenze di egittologia a Pisa

Logo_GM_final.jpgL’Università di Pisa ha organizzato, per l’anno accademico 2016/2017, un ciclo di seminari di egittologia che vedranno protagonisti studiosi di fama internazionale e giovani ricercatori. Tramite convegni e tavole rotonde, verrà presentato il frutto delle ultime ricerche e di recenti scavi archeologici in Egitto, dando il dovuto spazio alla discussione. L’iniziativa è nata per volontà di Gianluca Miniaci, ricercatore senior in Egittologia, e Marilina Betrò, professore ordinario di Egittologia proprio nell’ateneo dove, nel 1826, fu istituita la prima cattedra della disciplina con Ippolito Rosellini.

I primi appuntamenti, finanziati dall’Associazione VOLO, si terranno il 19 e 20 dicembre:

19/12/2016 (Aula CAR 1, Palazzo Carità, Università di Pisa, Via Pasquale Paoli 9 – Pisa)

– 10:30: Dr. Gina Criscenzo-Laycock, Garstang Museum of Archaeology, Liverpool
The Garstang Museum: A University Collection Reinvented
– 11:30: Dr. Campbell Price, The Manchester Museum
“An Image as Perfect as the Ancestors”: The Purposes of Late Period Non-Royal Sculpture

20/12/2016 (Gipsoteca, Piazza San Paolo all’Orto 20 – Pisa)

– 10:30: Dr. Anna Stevens, University of Cambridge, McDonald Institute for Archaeological Research and Deputy Director of the Amarna Project
Death and the city: The cemeteries of Amarna in their urban context

Per maggiori informazioni e il programma completo dell’a.a. 2016/2017: http://egittologia.cfs.unipi.it/it/est-seminars/

 

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Gli studenti di Egittologia UniPI al Museo Egizio di Torino

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ph. Rachele Gianfaldoni

Che uno studente di archeologia vada a vedere un museo di antichità è normale, auspicabile aggiungerei; ma chi può dire di aver avuto il privilegio di visitare una mostra in compagnia del suo curatore o di toccare letteralmente con mano reperti di 4000 anni? Questa fortuna è capitata al gruppo di studenti dell’Università di Pisa che, il 19 e 20 maggio, ha partecipato al viaggio d’istruzione -sponsorizzato dall’Associazione VOLO– presso il Museo Egizio di Torino. Circa 30 ragazzi, accompagnati dal loro insegnante, il Dott. Gianluca Miniaci (ricercatore UniPI), hanno passato due giorni nella città sabauda mettendo in pratica le nozioni teoriche acquisite durante il corso di Egittologia Avanzato (OEVO) e, nel caso di alcuni studenti stranieri anche extraeuropei, le lezioni in inglese di Introduction to Egyptology nell’ambito dell’International Programme in Humanities (IPH).

Il programma è stato fitto di attività arricchite dalla presenza degli egittologi del museo. Ovviamente, sono state visitate le collezioni permanenti nel nuovo allestimento inaugurato un anno fa, ma anche la prima grande esposizione temporanea, “Il Nilo a Pompei”, dedicata alle influenze che l’Egitto ebbe sulle civiltà del Mediterraneo e, in particolare, sui siti romani della Campania. La guida dei curatori della mostra, i dott.ri Federico Poole e Alessia Fassone, ha permesso ai ragazzi di conoscere utili particolari sull’organizzazione e sulle scelte della direzione scientifica. Inoltre, il viaggio è coinciso con l’interessante conferenza della dott.ssa Sara Demichelis sulla collezione dei papiri. Infine, l’esperienza si è conclusa con una ‘handling session’, una lezione con veri oggetti di Medio Regno -periodo a cui si riferisce il corso monografico del Miniaci- messi a disposizione dai magazzini del museo per essere analizzati da vicino dagli studenti (vedi foto).

Si ringraziano il direttore Christian Greco per l’ospitalità e i dott.ri Paolo Del Vesco, Federica Facchetti, Alessia Fassone, Beppe Moiso e Federico Poole per la gentilezza e la disponibilità.

 

 

Il seguente video è stato realizzato da Francesca Federico, una degli studenti che hanno partecipato al viaggio:

 

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Conferenza internazionale (Parigi, 23-24 giugno): “Voices, images, and artefacts of ancient craftsmen/women: encountering the material producers of Middle Bronze Age Egypt (2000-1500 BC)”

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L’applicazione delle moderne categorie mentali alle civiltà del passato ha sempre creato fraintendimenti ed errate gerarchizzazioni di valori. È così che si è diviso tra arte e artigianato solo per la predilezione dell’aspetto estetico – sempre giudicato secondo i canoni di bellezza contemporanei – rispetto a quello funzionale dei reperti archeologici. In questo modo, gli archeologi del passato hanno colpevolmente messo in secondo piano informazioni fondamentali per la comprensione dell’essenza stessa dell’oggetto di studio. Fortunatamente, negli ultimi anni, si sta assistendo a una rivalutazione di queste produzioni di “serie B” che comprende una maggior attenzione alle tecniche di realizzazione, agli strumenti adottati, ai materiali scelti e all’identikit degli artigiani. Un recente esempio è la costituzione delle nuove gallerie dedicate alla cultura materiale nel Museo Egizio di Torino.

In quest’ottica, segnalo “Voices, images, and artefacts of ancient craftsmen/women: encountering the material producers of Middle Bronze Age Egypt (2000-1500 BC)”, interessante conferenza internazionale che si terrà a Parigi il 23 e il 24 giugno e che tratterà proprio di tutti quegli aspetti che caratterizzano la produzione artigianale nell’Egitto del Medio Bronzo. Studiosi da tutta Europa interverranno sui modi di rappresentazione, linguistica e figurativa, degli artigiani e sulla percezione che essi avevano del loro stesso lavoro (Es. “Satira dei mestieri”), portando al centro del dibattito la società egiziana attraverso un approccio multidisciplinare; oltre a egittologi, infatti, saranno presenti anche orientalisti, grecisti e antropologi. Poi, passando dal soggetto all’oggetto, grazie alle analisi archeometriche saranno illustrate le tecniche di lavorazione, le materie prime, gli strumenti e i centri di produzione. Inoltre, si parlerà anche dell’interscambio delle conoscenze e dei canali di circolazione delle idee prima ancora delle merci.

Il convegno rappresenta il momento conclusivo di “S.H.A.P.E. – Seeing and Hearing the Ancient Producers of Egypt”, progetto di ricerca internazionale Marie Curie del dott. Gianluca Miniaci, promosso dal Dip. di Scienze storiche e filosofiche  dell’École Pratique des Hautes Études  e con la collaborazione dell’Università di Pisa.

 

23-24 Giugno

Institut National d’Histoire de l’Art (INHA) – Auditorium

2, rue Vivienne – 75002 Paris

 

Per il programma completo e maggiori informazioni:  http://www.egypt-shape.com/news/

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Un anno (il 2°) di DJED MEDU: le notizie più importanti del 2015

IMG_2907Siamo arrivati al secondo compleanno di Djed Medu. Prima di tutto, devo ringraziarvi di cuore perché, a guardare i numeri, il blog è cresciuto moltissimo. Numeri che, merito soprattutto del clamore provocato dalle nuove scoperte nella tomba di Tutankhamon, hanno portato il mio blog, il 30 novembre, a essere il più letto in Italia e il 51° al mondo. Di conseguenza, il post su Tut è stato quello con maggiori visualizzazioni dell’anno (scippando, fortunatamente, il primato a “Un papiro con Omero usato come carta igienica“). Ma eccovi una carrellata delle news più importanti del 2015:

GENNAIO

d79b50af-d9b3-48c7-a985-525dba007c70L’anno si è aperto con una grande scoperta di Barta ad Abusir: la tomba di Khentkaus III, regina ancora sconosciuta, madre del faraone Menkauhor (V din.). Poi, però, l’attenzione si è spostata verso la figuraccia mondiale fatta dal Ministero delle Antichità, costretto ad ammettere i danni provocati alla maschera di Tutankhamon da un restauro improponibile nell’agosto precedente.

FEBBRAIO

10994588_874922195886765_3311920611023200116_nIl nuovo faraone Seneb-Kay, re di II Periodo Intermedio (forse appartenente a una dinastia locale di Abido ancora non identificata), sarebbe stato ucciso in battaglia. Questa è la conclusione dell’analisi paleopatologica della University of Pennsylvania sui resti ossei scoperti solo nel gennaio del 2014.

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MARZO

11020761_878170048895313_2839076181544266285_nNon una ma ben due tombe sono il “bottino” di una sola settimana di lavoro della missione dell’American Research Center in EgyptSheikh Abd el-Qurna, Tebe Ovest. Gli archeologi americani, infatti, hanno scoperto le sepolture di due funzionari di XVIII dinastia, Amenhotep e Sa-Mut.

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APRILE

ImmagineIl 1 aprile, dopo mesi di restauro, si è tenuta l’inaugurazione ufficiale del Museo Egizio di Torino, completamente rinnovato negli allestimenti e nei contenuti scientifici e con gli spazi espositivi raddoppiati. Il giorno prima, invece, ho avuto l’onore di partecipare all’anteprima stampa.

MAGGIO

11146612_10155569274035103_7603329492485347333_nE il nuovo Egizio si è subito attivato sotto la spinta del neo-direttore Christian Greco che, per il museo, ha riportato una missione archeologica in Egitto dopo 16 anni dall’ultima. Lo scavo a Saqqara, in collaborazione con gli egittologi di Leiden, ha permesso la scoperta, tra le altre cose, di una statua di Horus e una stele quadrifronte.

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GIUGNO

egypt-dog-catacombs-undergroundDopo sei anni, Paul Nicholson (Cardiff University) ha pubblicato i risultati del primo studio di mappatura delle cosiddette “Catacombe di Anubi”, necropoli situate a Fag el-Gamous, Saqqara Nord, dove, tra periodo tardo ed età tolemaica, sono stati sepolti oltre 8 milioni di mummie di cani.

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LUGLIO

erem2015_7_nn571Seconda grande scoperta fatta a Qurna, questa volta dalla missione polacca diretta da Andrzej Ćwiek che, pulendo una tomba di Medio Regno, ha trovato un raro frammento di lino dipinto in inchiostro nero con tre colonne di geroglifici che riportano i cartigli di Tolomeo XII (80-58, 55-51 a.C.), padre di Cleopatra VII.

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AGOSTO

locandinaice11loghipromotori_6Altro evento egittologico per l’Italia e in particolare per Firenze: l’XI International Congress of Egyptologists, convegno che ha visto la partecipazione di centinaia di egittologi da tutto il mondo. Intanto, poco prima, Nicholas Reeves aveva pubblicato la sua teoria della presenza della tomba di Nefertiti nella KV62.

SETTEMBRE

Chris Naunton goes in Flinders Petrie's footsteps.Qualche giorno dopo, è stato ufficializzato il nuovo Consiglio dell’International Association of Egyptologists, in parte già anticipato a Firenze, che sarà presieduto fino al prossimo congresso (Luxor 2019) da Chris Naunton.

 

OTTOBRE

dahshur_-_bent_pyramid_-_crop.jpgIl ministro El-Damaty ha lanciato “ScanPyramids“, progetto internazionale che, con l’ausilio delle tecnologie più avanzate, avrà il compito di analizzare le piramidi di Dashur e Giza e di individuare eventuali camere o corridoi nascosti.

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NOVEMBRE

01nefertitiscan-ngsversion-1448703598206-adapt-676-1Come anticipato all’inizio del post, in questo caso la definizione di notizia più importante del mese è decisamente riduttiva: analisi termografiche e georadar hanno confermato la presenza nella tomba di Tutankhamon di due aperture che porterebbero a stanze mai viste finora.

 

DICEMBRE

12360124_915316591856653_7769250523212450936_nCome l’apertura, anche la chiusura dell’anno è dedicata a Tutankhamon e alla sua maschera. La grottesca vicenda della barba vicenda si è conclusa con il restauro di Christian Eckmann che, fra l’altro, ha individuato il meccanismo originale di fissaggio: un tubo interno d’oro e uno strato di cera d’api.

 

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In ricordo del Prof. Sergio Donadoni

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Lo scorso 31 ottobre, preso da altri impegni, ho riportato, forse troppo frettolosamente solo sulla pagina Facebook e sul profilo Twitter del blog, una triste notizia. All’età di 101 anni, compiuti da poco, si è spento Sergio Donadoni, figura cardine dell’egittologia italiana e internazionale. I funerali si sono tenuti stamattina (2 novembre) a Roma, presso la chiesa dei Sacri Cuori di Gesù e Maria. Immagino, o meglio, spero, che la maggior parte delle persone che mi seguono sappia chi fosse il Prof. Donadoni, rendendo superflue le parole che andrò a scrivere. In ogni caso, mi sembra doveroso ricordare almeno gli eventi principali che hanno caratterizzato una lunghissima vita dedicata all’Egitto.

Nato a Palermo il 13 ottobre 1914, Donadoni studiò alla Normale di Pisa seguito da leggende dell’archeologia e della storia dell’arte come Annibale Evaristo Breccia, suo relatore e direttore del Museo Greco-Romano di Alessandria, Ranuccio Bianchi BandinelliMatteo Marangoni. Solo dopo la laurea del 1935, però, perfezionò la sua conoscenza egittologica a Parigi e Copenhagen, per poi insegnare presso le università di Milano, Pisa e Roma. Nel corso degli anni, si sono accumulati titoli e pubblicazioni. Era Professore Emerito presso “La Sapienza” di Roma, Doctor Honoris Causa all’Université Libre di Bruxelles, membro dell’Accademia dei Lincei, della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, dell’Académie des inscriprions et belles-lettres e dell’Institut d’Égypte, Premio Feltrinelli per l’Archeologia nel 1975 e Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica. Della sua sconfinata bibliografia, invece, cito “La civiltà egiziana” (1940), “Arte egizia” (1955), “La religione dell’Egitto antico” (1955), “Storia della letteratura egiziana antica” (1957) e “Appunti di grammatica egiziana” (1963). Non a caso, infatti, ho scelto di utilizzare uno dei suoi testi come foto dell’articolo perché, come per tutti gli studenti di egittologia italiani, è stato parte importante della mia formazione e perché non è l’immagine fisica che si lascia ai posteri ma il frutto del proprio lavoro.

Ovviamente, va ricordata anche la sua attività sul campo con la partecipazione agli scavi di Medinet Madi nel Fayyum e la direzione di quelli a Sheikh Ibada (Antinoe), della tomba di Sheshonq a El-Asasif (Tebe Ovest), di Gebel Barkal (Napata) in Sudan e molti altri. Ma, il ruolo di Donadoni che ha portato in alto la bandiera dell’egittologia italiana nel mondo coincide con la sua adesione alla squadra di studiosi internazionali convocati dall’UNESCO nel 1960 per salvare i monumenti nubiani minacciati dalla costruzione della Diga di Assuan. In quell’occasione, in una vera e propria corsa contro il tempo, il suo apporto fu fondamentale per lo studio e la tutela di decine di siti archeologici che, da lì a poco, sarebbero stati sommersi dalle acque del Lago Nasser.

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“XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” (Rovereto, 6-10 ottobre)

104796_rass_locand_2015Rovereto torna a essere la capitale della divulgazione in archeologia grazie alla XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, manifestazione nata nel 1990 “con l’intento di raggiungere e sensibilizzare il grande pubblico sui temi della ricerca archeologica e della tutela del patrimonio culturale”. Tra il 6 e il 10 ottobre, grazie all’organizzazione della Fondazione Museo Civico di Rovereto, saranno proiettate decine di documentari italiani ed esteri riguardanti archeologia, storia, paleontologia e antropologia. Gli spettatori voteranno il vincitore del PremioCittà di Rovereto – ArcheologiaViva” tra i 58 film in gara, mentre una giuria internazionale, come ogni due anni, assegnerà il XII Premio “Paolo Orsi”.

Naturalmente, non mancheranno produzioni a carattere più o meno “egittologico” come:

  • “En busca de Djehuty” (2015), spettacolare documentario che illustra le scoperte della missione di José Manuel Galán a Dra Abu el-Naga e del Proyecto Djehuty che, se seguite il mio blog, sicuramente conoscerete (il video è temporaneamente disponibile in streaming qui);
  • “Viaggio al Silica Glass, il vetro delle stelle” (2015), spedizione di Alfredo e Angelo Castiglioni nel deserto libico alla ricerca del vetro naturale purissimo, forse di origine meteoritica, utilizzato anche per lo scarabeo di un pettorale di Tutankhamon;
  • “Journey of writing in Egypt” (2015), patrocinato dalla Bibliotheca Alexandrina, racconta il percorso evolutivo della scrittura, autoctona o straniera, in Egitto, dal geroglifico all’arabo.

Quest’anno, inoltre, a uno dei 22 film selezionati dall’organizzazione per il Premio Orsi sarà conferita anche  una menzione speciale* da una giuria di archeoblogger di cui ho l’onore e il piacere di far parte insieme a:

Per il programma completo e altre informazioni: http://www.museocivico.rovereto.tn.it/UploadDocs/10575_libretto_2015_web.pdf

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*La menzione speciale archeoblogger è stata conferita a: “Tà gynaikeia. Cose di donne” (L. Daniele, 2015)

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“XI International Congress of Egyptologists”, Firenze 23-30 agosto

Source: ice11florence.org

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Finalmente ci siamo! Tra pochi giorni, a Firenze, si terrà l’XI International Congress of Egyptologists, convegno che porterà nel capoluogo toscano oltre 150 egittologi da tutto il mondo. Inizialmente previsto per il settembre del 2013 presso la Biblioteca di Alessandria, a causa dell’instabilità politica dell’Egitto, l’ICE è stato prima posticipato di un anno e poi definitivamente cancellato, fino alla scelta di una nuova location tra cinque città pretendenti (le altre erano Torino, Trieste, Melbourne e Varsavia). Dal 23 al 30 agosto, presso la sede dell’Università (via Capponi 9), si potrà assistere a decine di conferenze riguardanti le seguenti categorie: società, religione, archeologia, lingua e testi, storia, arte e architettura, musei, cultura materiale, Egitto fuori dall’Egitto, patrimonio, mummie, storia dell’egittologia, periodo greco-romano, studi copti, restauro, archeometria, papirologia, Libro dei Morti e preistoria. Inoltre, ci sarà anche il workshop dell’International Association of Egyptologists. Domenica 23, alla presenza del Ministro delle Antichità Mamdouh El-Damaty, si terrà la cerimonia di inaugurazione, mentre, da lunedì, gli interventi, sei alla volta in sei diverse sale, saranno divisi in tre o quattro sessioni giornaliere.

Anch’io avrò il piacere di essere presente al Congresso, anche se  solo lunedì e martedì. Quindi, per tutti quelli che non potranno partecipare di persona, racconterò in diretta lo svolgimento della manifestazione attraverso la pagina facebook di Djed Medu e, soprattutto, il mio profilo Twitter (@DjedMedu). Con l’occasione, poi, visiterò il nuovo allestimento del Museo Egizio di Firenze.

Per il programma completo e altre informazioni: http://www.ice11florence.org/program

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“L’Egitto di Provincia”: il Museo Archeologico Nazionale di Parma

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Qualche tempo fa, vi avevo chiesto di mandarmi la vostra recensione personale per la rubrica “L’Egitto di Provincia” e l’invito è stato raccolto da Valentina Di Rienzo che ci scrive di un museo che non ho mai visitato, quindi le lascio volentieri la “parola”.

Il Museo Archeologico Nazionale di Parma è situato in un’ala del Palazzo della Pilotta, il monumentale complesso di edifici con i caratteristici cortili e i porticati dal rivestimento in mattoni rustici edificato nel XVI secolo al fine di integrare le residenze del ducato Farnese. La struttura, parzialmente distrutta dai bombardamenti durante la Seconda Guerra mondiale, ospita la Galleria Nazionale di Parma (la cui ricca collezione può vantare, fra le altre, opere di Canaletto, Correggio, Tintoretto e Leonardo da Vinci), la Biblioteca Palatina, l’Accademia di Belle Arti e il Teatro Farnese, costruito all’inizio del XVII secolo in un ampio vano del palazzo che, sino ad allora, aveva ospitato una sala d’armi. Anch’esso distrutto durante la Seconda Guerra mondale, il Teatro fu ricostruito a metà degli anni ’50 recuperando il materiale e il progetto originale. Fondato nel 1760, il Museo Archeologico ospita una ricca collezione di reperti preistorici, numerose sculture romane e fu arricchito, nella prima metà dell’Ottocento, dalle collezioni numismatiche, dalle ceramiche greche, etrusche e italiote acquisite dalla duchessa Maria Luigia d’Asburgo Lorena alla quale si deve anche la raccolta di antichità egizie.

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Nonostante sia di modeste dimensioni, la collezione egizia parmense ospita antichità di un certo valore storico e scientifico. La sezione è composta da circa duecento reperti, quasi tutti esposti. I pezzi più antichi risalgono alla XI dinastia, mentre i più recenti al I secolo d.C. Formatasi fra il 1826 e il 1845, la collezione fu voluta proprio dalla duchessa Maria Luigia allo scopo di far conoscere le civiltà dell’antico Egitto ai sudditi. Michele Lopez, l’allora direttore del museo, si occupò di raccogliere una selezione di reperti che fossero in buono stato e differenziati fra loro per offrire una panoramica il più possibile ampia. Alcuni ushabti, una statuetta in bronzo, degli amuleti e uno scarabeo furono donati al museo dal pittore milanese Molteni mentre, nel 1828, il direttore acquistò due scarabei sigillo da Pietro Gennari.

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Mummia di Osoreris

I pezzi di maggiore rilievo furono acquistati dal viaggiatore Francesco Castiglioni nel 1830, quando Maria Luigia offrì al direttore Lopez i fondi necessari a finanziare la sezione. Il sarcofago appartenuto a Shepsesptah, di forma antropoide, in sicomoro, risale alla XXVI dinastia. Il viso del defunto è decorato con foglia d’oro; sul petto è dipinta la collana usekh, fili di perle e fiori e la dea Nut con il disco solare e le ampie ali distese. Più in basso, il capitolo LXXII del Libro dei Morti è dipinto in undici colonne di geroglifici. Il coperchio antropomorfo di mummia in legno stuccato e finemente decorato è datato alla XXI dinastia e proviene da Deir el Bahari. Un altro sarcofago antropomorfo, anch’esso in legno dipinto, appartenne al dignitario Osoreris di cui si è conservata la mummia (vedi a sinistra) con un pettorale in cartonage con decorazioni simili a quelle del sarcofago, fra cui la rappresentazione del nodo di Iside. Proveniente da Zagazig, Basso Egitto, fu donato al museo nel 1885. Il frammento di papiro del generale dell’esercito e ammiraglio Amenothes è composto da sedici colonne in cui sono riprodotti i capitoli XXIX e XXX del Libro dei Morti e rappresenta, inoltre, la cerimonia della pesatura del cuore. È stato datato alla XVIII dinastia e si ritiene provenga da Tebe.

Sempre nel 1830, furono acquistati i due ostraka (il primo è un frammento in pietra grigia, in copto; il secondo è un frammento di vaso in terracotta con scritte in lingua greca invisibili ad occhio nudo), i bronzetti, una collana funeraria, gli oggetti in legno (fra cui il poggiatesta e la barca funeraria) e due vasi canopi in alabastro. Entrambi i coperchi dei canopi non corrispondono alla divinità indicata sull’iscrizione del vaso; risalgono alla XXVI Dinastia. L’ultimo sarcofago esposto nella collezione è a cassa rettangolare in legno stuccato e dipinto in colori vivaci. Risalente all’inizio della XII dinastia, proviene da Sepa, Alto Egitto. Fu acquistato nel 1832 insieme a tre collane funerarie, uno scarabeo del cuore, le statuette in bronzo, la statuetta femminile di Esoroenis (XI dinastia, il pezzo più antico della sezione) e il frammento di papiro tolemaico per Harimuthes, da Tebe (foto in basso). Scene del rituale funerario sono vergate nelle iscrizioni in inchiostro nero e rosso su un papiro di quasi due metri di lunghezza.

PAPIRO FUNERARIO DI HARIMUTHES

Papiro di Harimuthes

Il quarto papiro esposto è in lingua ieratica e presenta sul recto il Libro dell’Amduat e, sul verso, il nome del defunto. Anch’esso proveniente da Tebe, è datato tra il I e il II secolo d.C. La serie completa di vasi canopi appartenuti al defunto Djedmutefonkh (vedi in basso) proviene da Tebe ed è datata alla XXVI dinastia; fu acquistata fra il 1844 e il 1845 insieme ad alcuni ushabti e bronzetti di divinità e animali sacri, due scarabei del cuore e altri bronzetti, fra i quali due statuette di Iside. L’ultima integrazione risale al 2009 ed è costituita dalla collezione Magnarini di scarabei sigillo che è stata concessa in prestito al Museo Archeologico dalla Fondazione Cariparma.

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Canopi di Djedmutefonkh

Per altre foto della collezione: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.834609406586582.1073741839.650617941652397&type=1

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Nuove fortificazioni di Medio Regno a Tell el-Habua

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Source: MSA

In una nota ufficiale del Ministero delle Antichità, è stato annunciato il ritrovamento di una serie di fortificazioni, definite genericamente di Medio Regno, a Tell el-Habua, vicino alla città di Qantara e a 3 km a est dal Canale di Suez. Si tratterrebbe di un paio di edifici in mattoni crudi con trincee e barriere di difesa contro le invasioni straniere. Il sito, infatti, corrisponde all’antica Tjaru, il più grande sistema militare lungo la “Strada di Horus” che attraversava il Sinai per proteggere il confine orientale. La mancanza di altre informazioni e le foto rilasciate che sembrano riferirsi a vecchi scavi (2012, 2013), però, fanno sorgere qualche dubbio sull’attualità della scoperta.

 

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