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International conference, “Company of Images: Modelling the ancient Egyptian imaginary world of the Middle Bronze Age”

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18-20 September 2014: Institute of Archaeology, University College, London
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The purpose of this conference is to explore the fertile imaginary world of Middle Bronze Age Egypt (2000-1500 BC) through its material culture and the archaeological sources from which such material is recovered.
One principal focus will be on figurines in their immediate and wider archaeological context. We also aim to explore other objects which have traditionally been interpreted as tools for the protection of mother and child, all as products of an interwoven world.

The conference is an opportunity to explore how the ancient Egyptians populated their imaginary universe, combining different images, materials and objects – a “Company of Images”.  The proceedings will be published in 2015.

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Call for papers: “Company of images: modelling the ancient Egyptian imaginary world of the Middle Bronze Age (2000-1500 BC)”

DSC_0784International Conference

Title of the conference: “Company of images: modelling the ancient Egyptian imaginary world of the Middle Bronze Age (2000-1500 BC)”

Place/Institution: Institute of Archaeology, University College London, London (UK)

Date: 18-20 September 2014

Organising Committee: Dr Gianluca Miniaci, Prof Dr Stephen Quirke, Prof Marilina Betrò, Jan Picton

Executive Board: Gillian Cordall, Marta Krzyżańska, Zsuzsanna Lengyel, Porin Šćukanec Rezniček.

The purpose of this conference is to explore the fertile imaginary world of Middle Bronze Age Egypt through its material culture and the archaeological sources from which such material is recovered. One principal focus will be on figurines in their immediate and wider archaeological context. We also aim to explore other objects that have traditionally been interpreted as tools for the protection of mother and child, all as products of an interwoven world.

The conference is an opportunity to explore how the ancient Egyptians populated their imaginary universe, combining different images, materials, and objects – “Company of Images”.

Key points of discussion will be the following:

  • Iconography
  • Find assemblage
  • Materiality and technology
  • Types of context
  • Rituality and conception

The aim of the conference is also to consider related material from other periods that throw light on the subject.

Abstract deadline: 15 May 2014

Please submit abstracts of no more than 250 words for a proposed 15 minute paper with an additional 10-15 minutes allowed for general discussion, along with your name and institution, to companyofimages@gmail.com.

For further questions, you may contact Dr Gianluca Miniaci at g.miniaci@gmail.com.

The abstracts should contain the title of the paper, the author’s/authors’ name(s) and affiliation. Abstracts will be reviewed by the Organizing Committee, and notification of accepted proposals will be sent out before 15th June 2014.

The proceedings will be published in 2015.

Speakers are not required to pay the conference fee.

The conference is part of the research project EPOCHS – Egyptian Periodisation – Object Categories as Historical Signatures, funded by the European Research Council inside the scheme Marie Curie – Intra European Fellowship.

The conference is supported by the European Research Council, University College London, University of Pisa, Italian Ministry of Research, and the Friends of the Petrie Museum.

http://www.companyofimages.com/

 

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Gli elefanti da guerra di Tolomeo IV erano veramente così piccoli?

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Source: wikipedia

Se si parla di elefanti da guerra, subito si pensa all’attraversamento delle Alpi durante la Seconda Guerra Punica. Ma, l’utilizzo di questi animali in battaglia risale almeno al IV sec. a.C., quando, dall’India, tale strategia si diffuse all’impero persiano e poi al Nord Africa. L’anno dopo l’impresa di Annibale, nella Battaglia di Raphia (22 giugno 217 a.C.), vennero utilizzati addirittura 175 pachidermi ripartiti tra l’esercito egiziano di Tolomeo IV e quello seleucide di Antioco III (vedi immagine). Lo scontro tra super potenze avvenne a sud dell’attuale Gaza per il controllo della Celesiria.

Secondo le fonti, gli elefanti asiatici di Antioco erano più numerosi, 102 contro 73, grandi e coraggiosi di quelli africani. Infatti, lo storico greco Polibio scrive:

“La maggior parte degli elefanti di Tolomeo, però, rifiutarono lo scontro, come è d’abitudine degli elefanti africani; per l’incapacità di sopportare l’odore e il barrito degli elefanti asiatici e perché terrorizzati, suppongo, anche per la loro grande stazza e forza, si girarono subito e scapparono indietro prima di avvicinarsi a loro. Questo è ciò che è accaduto in quella situazione, e quando gli elefanti di Tolomeo andarono in confusione e si gettarono contro le proprie linee, la guardia di Tolomeo cedette sotto la pressione degli animali” (Polibio, Storie V, 84, 5-7)

Nonostante questa impietosa cronaca, Tolomeo vinse e strappò ad Antioco l’area. Ma, come è possibile che l’elefante africano (Loxodonta africana) sia stato descritto come più piccolo di quello indiano (Elephas maximus indicus)? Per decenni, si è pensato che gli Egiziani abbiano utilizzato l’elefante africano delle foreste (Loxodonta cyclodis), molto più minuto del cugino delle savane.

Un recente studio, però, propone una nuova ipotesi mettendo in dubbio l’attendibilità di Polibio. Adam Brant e Afred Roca della University of Illinois at Urbana-Champaign hanno analizzato il DNA della ormai esigua popolazione degli elefanti dell’Eritrea, molto probabilmente i discendenti di quelli che i Tolomei usavano in battaglia. Non esisterebbe, però, alcuna sottospecie estinta più piccola perché gli esemplari in questione sono Loxodonta africana senza alcun legame genetico con gli asiatici o con gli africani delle foreste. Polibio, quindi, come spesso accadeva, si potrebbe essersi fatto influenzare da leggende, come quella che affermava che gli elefanti dell’India fossero i più grandi e feroci.

Per maggiori informazioni, vi consiglio di leggere l’articolo sul numero di gennaio-febbraio del Journal of Heredity.

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Individuata abitazione di sacerdoti nei pressi delle piramidi di Giza

Durante un convegno organizzato a Toronto dalla Society for the Study of Egyptian Antiquities, Richard Redding ha presentato le ultime scoperte fatte dalla missione dell’Ancient Egypt Research Associates a Giza. Scavando la città che si trovava a soli 400 m a sud della Sfinge, sarebbe stato individuato un centro residenziale-cultuale dell’epoca di Micerino (2535-2515 a.C.).

giza-discoveries-11L’abitazione, di almeno 21 stanze, apparteneva sicuramente a funzionari di altissimo rango perché, nelle immediate vicinanze, è stato scoperto un cumulo di spazzatura con sigilli recanti vari titoli di scriba reale e 100.000 ossa, per lo più di vitello. Infatti, oltre a qualche ovino o caprino, tutti i resti animali appartengono a giovani bovidi che non superavano i 18 mesi. Per di più, esiste una chiara predominanza di arti posteriori. Questa particolarità fa pensare che tali ossa fossero ciò che restava di offerte fatte a un dio, probabilmente al faraone stesso. Infatti, come si può vedere in una qualsiasi delle tante scene d’offerta (come questa sulla sinistra) che ricoprono le pareti di templi e tombe, la parte preferita durante i riti religiosi era proprio il coscio posteriore.

 

papyrusInoltre, sono stati ritrovati quattro denti di leopardo, due nella casa e due nel cumulo. Alcuni sacerdoti, detti sem (nell’immagine, una scena del Libro dei Morti dal Papiro di Hunefer), indossavano proprio una pelle di leopardo con tutta la testa. Quindi, Redding ipotizza che il complesso fosse un’abitazione occupata da alti sacerdoti preposti al culto del sovrano.

Nelle vicinanze, sono state scavate strutture che potrebbero essere collegate: il porto di un canale che collegava al Nilo e una serie di panetterie con silos per le granaglie.

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Rubati antichi gioielli egizi dal Leicester Museum

Le antichità egizie non trovano pace nemmeno fuori dall’Egitto sconvolto dall’instabilità politica. Anche a Leicester, città nel cuore della civilissima Inghilterra, un museo ha subito furti per decine di migliaia di sterline.

La notizia è datata, del 2012, ma solo ora sono emersi i particolari dei reperti rubati dal New Walk Museum. Dalle vetrine della sezione egittologica, sono spariti: un ciondolo con cochiglia di 3900 anni (vedi foto), una collana di bronzo, due braccialetti di bronzo del 300 a.C. da Giza e un orecchino di epoca romana. Il valore totale degli oggetti, tutti assicurati, ammonterebbe a 40.000 sterline. Gran parte della collezione viene da donazioni della British School in Rome e della Egypt Exploration Society tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.

Le indagini interne e quelle della polizia non hanno portato ancora ad alcun risultato. Anzi, la situazione appare ancora più grave se si pensa che, nel 2012, il museo ha subito altri furti, come quello di tre corni di rinoceronte sottratti dai magazzini.

 

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Riaperto al pubblico il Tempio di Mut a Karnak

Finalmente è possibile visitare il Tempio di Mut, insieme di edifici sacri a sud del complesso di Karnak a Luxor. Da qualche giorno, infatti, è stato aperto al pubblico il luogo consacrato alla dea moglie di Amon e madre di Khonsu. All’interno della cinta, rifatta costruire da Tiberio, ci sono templi che vanno dalla XVIII dinastia, tra cui il principale è quello di Amenofi III, fino al periodo greco-romano. L’area è caratterizzata anche dalla presenza del grande lago sacro a forma di mezza luna e delle numerose statue di Sekhmet ritrovate nella corte.

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Cimitero neolitico di bambini scoperto nel sud dell’Egitto

 

Gli archeologi polacchi diretti dal Prof. Kabaciński dell’Istituto di Archeologia ed Etnologia di Poznan hanno scoperto una necropoli neolitica quasi esclusivamente dedicata a bambini. Il cimitero, risalente a 6500 anni fa, si trova nell’area desertica di Gebel Ramlah, verso il confine con il Sudan (circa 140 km ad ovest di Abu Simbel).

Le tombe sono tutte semplici fosse poche profonde e contengono anche feti accompagnati da adulti, probabilmente morti insieme durante il parto, come nel caso della foto in cui la madre aveva solo 14 anni. Questa sepoltura è anche una delle poche che presenta una struttura in superficie, forse un cerchio di pietre per segnalarne il perimetro. I corredi sono poveri, se non addirittura assenti, e presentano solo qualche braccialetto in avorio e conchiglie importate dal Mar Rosso. L’unica costante è rappresentata da un mucchietto di ocra rossa, testimonianza di un particolare rito funebre ancora non conosciuto.

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