Articoli con tag: El-Kab

Le ultime scoperte dell’Elkab Desert Survey Project

35377557_1811813932197582_8118026555000619008_n

Source: MoA

Ayman Ashmawy, capo del settore delle Antichità egizie presso il Ministero delle Antichità, ha annunciato una serie di ritrovamenti effettuati nei pressi di El-Kab, 60 km a sud di Luxor, dalla missione della Yale University. L’area indagata si trova più precisamente a Bir Umm Tineidba, in pieno Deserto Orientale, verso la giuntura con lo Wadi Hilal. Durante la ricognizione diretta da John Coleman Darnell, sono stati individuati alcuni centri di lavorazione della selce legati a tre gruppi di arte rupestre databile tra Naqada II e Naqada III/Dinastia 0 (3500-3100 a.C.).

L’importanza di queste rappresentazioni, secondo Darnell, sta nella continuità stilistica in periodi così remoti tra la Valle del Nilo e le aree marginali. Ad esempio, in un insieme di graffiti del 3300 a.C. che rappresentano animali, insieme a un toro, una giraffa, una capra berbera e asini, compare anche un addax, antilope simbolo nella tradizione pre e protodinastica del controllo umano sulla natura. La crescente influenza che le popolazioni del deserto subiscono dalla società faraonica in fieri della Dinastia 0 si vede anche dai corredi funerari scoperti in alcuni tumuli funerari nella zona. In particolare, una donna di 25-35 anni, membro di un’élite locale, si fece seppellire con perline di corniola e conchiglie del Mar Rosso oltre a contenitori in marna (una roccia sedimentaria) del tipo “marl clay A1” decorati con lo stile standard della Valle. In questo modo, quindi, si confermerebbe l’ipotesi nata dopo la scoperta dei più antichi geroglifici monumentali, effettuata lo scorso anno sempre dalla stessa missione.

Molto più vicino a noi, invece, è l’insediamento, finora sconosciuto, individuato poco più a sud che risale al periodo tardo romano (400-600 a.C.). Qui strutture in pietra datate grazie alla ceramica presente nel sito potrebbero, ancora secondo Darnell, riferirsi all’antica popolazione nomade dei Blemmi, menzionata da alcune fonti storiche tardo-antiche e bizantine e rese mostruose soprattutto dalle cronache medievali. Plinio il Vecchio, ad esempio, nella sua Naturalis Historia (V 46), scrive: «Si dice che i Blemmi non abbiano il capo, e che abbiano la bocca e gli occhi nel petto».

In realtà, tutte queste scoperte non sono proprio recenti ma la summa dei risultati ottenuti nel corso del 2018 dall’Elkab Desert Survey Project. Non a caso, erano già state anticipate da Colleen Darnell sul suo profilo Instagram (@vintage_egyptologist) dove, come si nota già dalla foto in alto, la si può vedere anche a lavoro con abiti vintage.

https://egyptology.yale.edu/expeditions/current-expeditions/elkab-desert-survey-project-edsp

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

Scoperta la più antica iscrizione geroglifica monumentale

19366119_1452097924835853_1094262461053556149_n

Source: MoA

A El-Khawy, sito rupestre dell’area di El-Kab (60 km a sud di Luxor), è stata individuata un’iscrizione con geroglifici di oltre 5250 anni. A effettuare la scoperta, la missione congiunta della Yale University e dei Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles. Secondo il co-direttore John Coleman Darnell, i segni risalirebbero al 3250 a.C. corrispondendo, così, a uno dei primi esempi del sistema di scrittura egiziano. Evitando sensazionalismi inutili, probabilmente non è il primo in assoluto perché le etichette della tomba U-j di Umm el-Qa’ab, forse appartenuta al re Scorpione I, si datano dal 3320 al 3150; resta comunque la forma più antica conosciuta di protogeroglifici monumentali vista la loro altezza di circa mezzo metro.

Il pannello, leggibile da destra verso sinistra, vede quattro segni: una testa di toro su un corto palo e due becchi a sella (una specie di cicogna africana, Ephippiorhynchus senegalensis) posti simmetricamente di spalle con al centro un ibis. Secondo Darnell, questa disposizione è comune nelle successive rappresentazioni del ciclo solare e del concetto di luminosità, implicando l’autorità reale sul cosmo. Se quest’ipotesi fosse confermata, nascerebbe un bel quesito sull’origine stessa della scrittura, finora collegata al diffondersi di simboli amministrativi dal principale centro di potere egiziano pre- e protodinastico che era Abido.

http://news.yale.edu/2017/06/20/yale-archaeologists-discover-earliest-monumental-egyptian-hieroglyphs

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | 2 commenti

Scoperto raro frammento di statua di Sahura a El-Kab

11193321_906608559384795_4152897284253779136_nA El-Kab, 23 km a nord di Edfu, durante una ricognizione, gli archeologi diretti dal Dott. Dirk Huyge (Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique) hanno scoperto la parte inferiore di una statua reale che presenta la titolatura di Sahura (V din., 2500-2490). Il frammento di calcare è alto 21,7 cm, mentre la scultura originale, che ritraeva il faraone seduto in trono, doveva raggiungere i 70 cm.

La grande importanza del ritrovamento consiste nella rarità delle effigi del re di cui si hanno solo altre due statue, conservate presso il Museo Egizio del Cairo e il Metropolitan Museum di New York. Inoltre, anche la fattezza stessa della statua è inusuale, con i piedi di Sahura che sembrano avvolti dalle bende.

A El-Kab, la missione belga è impegnata soprattutto nello studio e nella pubblicazione delle numerose iscrizioni rupestri presenti, lavoro di cui avevo già parlato in un precedente articolo.

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

Una nuova tecnologia per le iscrizioni rupestri di El Kab

945585_orig

Source: sararoundtheworld.weebly.com/el-kab

Il Ministero delle Antichità ha annunciato la riuscita applicazione di una nuova tecnica nello studio delle iscrizioni rupestri di El-Kab, circa 90 km a sud di Luxor e nella riva opposta del Nilo rispetto a Hierakonpolis. In particolare, la missione americano-belga diretta da John Darnell (Yale University) e da Dirk Huyge (Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique) si è concentrata sullo studio di due siti: Borg el-Hammam e il cosiddetto “Khufu site”.

Il primo (vedi foto) corrisponde a uno sperone roccioso che si staglia nell’orizzonte desertico e che presenta due dozzine di iscrizioni, compresa una predinastica (3500 a.C. circa). Poco più ad est, invece, l’area prende il nome da tre cartigli di Cheope accompagnati dalla rappresentazione di barche, figure umane e animali.

Questi documenti, mai debitamente registrati e pubblicati, potrebbero fornire importanti informazioni sull’attività di Cheope in Alto Egitto e, in generale, sulla storia della IV dinastia. Gli archeologi della missione hanno usato fotografie digitali ad alta risoluzione delle incisioni scattate da diverse angolature e trasformate in modelli tridimensionali grazie al software Agisoft PhotoScan con il sistema del “structure from motion” (= creazione di immagini 3D da dati 2D).

Ringrazio la Dott.ssa Sara Zaia, che ha partecipato al rilievo del sito, per avermi permesso di utilizzare una sua foto.

Categorie: web/nuove tecnologie | Tag: , , , , , | 1 commento

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.