Articoli con tag: Franck Goddio

Scoperto un relitto di 2200 anni al largo della baia di Abu Qir

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Fa troppo caldo per scavare in Egitto in estate? Nessun problema: le scoperte arrivano dal fondo del mare.

L’ormai celebre missione archeosubacquea franco-egiziana, diretta da Franck Goddio (Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine), ha individuato al largo delle coste di Alessandria il relitto di una rara nave militare di epoca tolemaica e un cimitero del IV secolo a.C. L’area indagata si trova a 7 km dalla baia di Abu Qir, dove un tempo sorgeva l’antica città di Heracleion (Thonis in lingua egizia), ormai sommersa dalle acque.

L’imbarcazione era ormeggiata su un canale a sud del Tempio di Amon ed era coperta da 5 metri di sabbia e dai blocchi stessi del santuario, crollato nel II sec. a.C. a causa di un terremoto. Secondo Goddio, si tratterebbe della scoperta della prima nave di questo tipo per il periodo ellenistico, dopo la nave punica di Marsala. Lunga 25 metri e larga 6, aveva un fondo piatto adatto a navigare – sia a remi che con la vela tenuta da un grosso albero maestro – lungo il Nilo e nei rami del Delta.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Poco lontano, una vasta necropoli greca si estende lungo l’imbocco al canale d’ingresso nord-orientale della città di Heracleion e risale all’inizio del IV sec., in un periodo in cui la presenza di commercianti stranieri nel Nord dell’Egitto era ormai ben radicata, ancora prima dell’arrivo di Alessandro Magno. Anche le tombe – i cui corredi funebri dimostrano una chiara fusione tra la tradizione greca e quella egiziana – sono state sigillate dai resti del grande tempio di Amon e da quelli dei piccoli santuari funerari greci costruiti nelle vicinanze.

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Erodoto aveva ragione nel descrivere i battelli del Nilo?

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Ph: Christoph Gerigk/Franck Goddio/Hilti Foundation

Le fonti storiche letterarie – si sa – non possono essere prese come oro colato a causa del loro contenuto contaminato da luoghi comuni, intenti propagandistici o semplicemente da una diversa visione del mondo rispetto a quella nostra attuale. Un chiaro esempio è la descrizione, spesso fantasiosa, che Erodoto fa nelle sue “Storie” dell’Egitto, paese che visitò intorno al 450 a.C. ma che rimase comunque estraneo – o meglio, strano – per la sua formazione culturale. Molte sono le cose raccontate dallo storico di Alicarnasso che non hanno avuto una conferma dall’archeologia, come le “baris”, particolari imbarcazioni fluviali mai ritrovate. Almeno fino a qualche anno fa.

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Ph: Christoph Gerigk/Franck Goddio/Hilti Foundation

Nel 2003, infatti, il team dell’Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine diretto da Franck Goddio ha individuato nella baia di Abukir, dove una volta sorgeva la città di Heracleion, un relitto che confermerebbe quanto scritto da Erodoto nel Libro II, 96 1-5:

96 1) I loro battelli mercantili sono costruiti in legno di acacia; un albero somiglia molto al loto di Cirene, eccetto per la gomma che ne sgocciola. Tagliano da questa acacia tavole di circa due cubiti, che mettono insieme come mattoni, costruendo il battello come segue: 2) Collegano le tavole, di due cubiti, con lunghe e fitte costole; e quando hanno costruito in questo modo vi tendono sopra delle traverse. Nessun uso di tavole laterali. Turano le giunture con papiro; 3) apprestano un solo timone, che passa attraverso la carena. Per l’albero adoperano l’acacia e per le vele il papiro. Questi battelli non possono risalire il fiume se non soffia un forte vento, e vengono tirati da terra. Invece quando seguono la corrente, ecco come vanno: 4) c’è un graticcio costruito di tamerici, tenuto insieme da una stuoia di canne, e una pietra forata del peso di circa due talenti. Il graticcio viene gettato, legato a una fune, avanti al battello, così che il fiume lo porti in superficie, e dietro, con un’altra fune, la pietra. 5) La tavola, sotto la spinta della corrente, avanza veloce trascinando la “baris” – tale è il nome che hanno appunto questi battelli -, e la pietra, trascinata dietro e stando sul fondo del fiume, mantiene dritto il corso della navigazione. Gli egiziani hanno una grande quantità di questi battelli, di cui alcuni trasportano molte migliaia di talenti”.

csm_Ship_17_Cover_c6d2a7486dCome detto, la scoperta non è recente e le prime pubblicazioni sulla cosiddetta “Ship 17” risalgono al 2014, ma la notizia è tornata alla ribalta grazie all’uscita del volume (immagine a sinistra) di Alexander Belov, direttore dell’Oxford Centre for Maritime Archaeology e già autore di uno studio sul battello per il suo dottorato.

Quella che, secondo Belov, è proprio una baris risale alla metà del V-metà del IV sec. a.C. ed ha ancora il 70% della chiglia integro, un eccezionale stato di conservazione che ha permesso una comparazione con i dati forniti da Erodoto. La nave presenta un vasto scafo, in origine lungo 27-28 metri, a forma di mezza luna che non ha precedenti archeologici. La tipologia con timone assiale, seppur nota fin dalla VI dinastia in rilievi e modellini, non era mai stata documentata in un vero esemplare. Come nel testo sopra riportato, il fasciame è assemblato trasversalmente da “lunghe e fitte costole” in acacia che raggiungono i 2 metri, simili nel loro incastro a “mattoni”. Lungo l’asse centrale, invece, due fori a poppa servivano per il timone e un gradino sopraelevato per l’albero. Tuttavia, ci sono due differenze tra il relitto e la baris delle Storie: le dimensioni quasi doppie (2 cubiti corrispondono a 1,04 m) e la presenza di travi laterali atte a rinforzare punti particolarmente delicati della chiglia.

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I “Segreti Sommersi d’Egitto” esposti in Europa

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Source: franckgoddio.com

Il celebre archeologo subacqueo Franck Goddio, fondatore dell’Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine, si è accordato con il Ministero delle Antichità egiziano per portare in tre capitali europee una serie di reperti archeologici che andranno a formare la mostra itinerante dal titolo “Egypt’s Sunken Secrets”. L’esposizione prevede 293 reperti: 18 dal Museo Egizio del Cairo, 68 da Alessandria (22 dal Museo Greco-Romano, 31 dal Museo Nazionale, 15 dalla Biblioteca) e 207 dal Dipartimento dei Monumenti Sommersi. Sono comprese le armi napoleoniche recentemente individuate a nord di Pharos e la sfinge di Tolomeo XII scoperta dalla missione stessa di Goddio.

La prima tappa sarà Parigi, all’Institute du Monde Arabe, dal 7 settembre 2015 al 7 gennaio 2016, poi Berlino, presso il Martin-Gropius-Bau, dal 15 aprile al 15 agosto 2016 e, infine, Londra, dal 15 novembre 2016 al 15 marzo 2017. Il contratto firmato con il ministero prevede il pagamento alle casse egiziane di 600.000 € più, superati i 100 mila visitatori, un euro ogni biglietto.

“Egypt’s Sunken Secrets” è la seconda parte di “Tesori Sommersi d’Egitto”, l’esposizione che, dal 2006 al 2009, ha portato in Europa (anche a Torino presso La Venaria Reale) e in Giappone i risultati delle indagini archeologiche di Goddio a largo della costa di Alessandria e nella Baia di Abukir.

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