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Reeves torna all’attacco: un nuovo articolo per ribadire che, secondo lui, Nefertiti è sepolta nella tomba di Tutankhamon

Copyright © Nicholas Reeves 2020 | Layout and animation copyright © Peter Gremse ConzeptZone.de 2020

“If the person you are talking to doesn’t appear to be listening, be patient.
It may simply be that he has a small piece of fluff in his ear”

Nicholas Reeves non si arrende e lo fa capire già dalla citazione iniziale del suo nuovo articolo, presa direttamente da Winnie the Pooh. Pochi giorni fa l’egittologo britannico ha pubblicato sulla sua pagina academia.edu la terza parte, forse conclusiva, della serie “The Burial of Nefertiti?”, trilogia che ha sconvolto il mondo dell’egittologia e non solo con l’affaire ribattezzato Tutfertiti.

Nel 2015 Reeves aveva esposto la clamorosa ipotesi secondo la quale Nefertiti, sposa di Akhenaton, sarebbe ancora nascosta in camere sconosciute della tomba di Tutankhamon. Nello specifico – partendo dallo studio della struttura architettonica della sepoltura e del suo contenuto e dall’analisi delle foto ad alta risoluzione delle pitture parietali messe a disposizione dalla Factum Arte – aveva affermato che la KV62 in origine fosse destinata alla regina, ma che poi, vista la morte improvvisa del giovane faraone, sarebbe stata riciclata con parte del suo corredo per Tut. In un primo momento quest’ipotesi sembrò suffragata da esami preliminari e dalle prospezioni con georadar realizzate da tecnici giapponesi che rilevarono la presenza di vuoti dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria.

L’anno successivo, però, una seconda serie di scansioni ad opera di esperti americani della National Geographic Society portò a risultati meno netti, che cominciarono a far serpeggiare qualche dubbio in merito e, di conseguenza, fu necessario richiedere l’intervento di un terzo team per derimere definitivamente la questione. Il compito fu affidato a una squadra italiana diretta da Franco Porcelli (Politecnico di Torino), che nel 2018 escluse categoricamente la presenza di vuoti dietro le pareti della camera funeraria, bocciando quindi la teoria di Reeves.

Faccenda chiusa allora? Neanche per sogno. Reeves ha continuato a rimanere della sua posizione pubblicando un secondo articolo nel 2019, in cui ha aggiunto una particolareggiata valutazione delle decorazioni pittoriche della camera – in cui la figura di Tutankhamon sarebbe stata aggiunta in un secondo momento per coprire quella di Nefertiti – e ha presentato unaa reinterpretazione dei dati della seconda seduta di scansioni. Secondo il geofisico George Ballard, perito esterno scelto proprio per quella serie di esami, le pareti nord e ovest mostrerebbero segni della presenza di muri artificiali diversi dalla roccia pura.

Dopo questa necessaria premessa (trovate tutti gli articoli di approfondimento nei link presenti nel testo), veniamo finalmente al terzo articolo, che comunque non fornisce grosse novità. In generale, vengono riassunte e contestualizzate tutte le informazioni presenti nelle precedenti pubblicazioni. Si ribadisce che Nefertiti avrebbe cambiato nome in Neferneferuaton nella seconda metà del regno di Akhenaton in quanto coreggente del marito e in Smenkhara quando salì al trono da sola. Ad ognuna di queste fasi corrisponderebbe una modifica della planimetria e dell’apparato decorativo della tomba di Nefertiti che avrebbe poi ospitato le spoglie del successore Tutankhamon.

Le prove di questa conclusione sono quelle già illustrate nel 2015 e nel 2019: la pianta anomala della KV62, troppo piccola per essere una tomba della Valle dei Re; linee regolari riconducibili a due aperture nelle pareti nord e ovest; tracce di modifiche nei cartigli e nelle figure ritratte sui muri; un diverso trattamento delle superfici imputato al passaggio dalla roccia a una struttura muraria artificiale.

L’unica vera novità è la proposta di un’ulteriore camera nascosta posta, per esclusione, dietro la parete sud della camera funeraria. Ma questa volta a suffragare l’ipotesi è il solo fatto che mancherebbe un ambiente a Tesoro, Annesso e l’eventuale camera dietro la parete ovest per rispettare le tradizionali quattro stanze-magazzino delle tombe di XVIII dinastia. Oggettivamente un po’ poco, pur tenendo conto che sulla parete meridionale la nicchia che conteneva il mattone magico è più alta delle altre per, secondo Reeves, lasciar spazio alla porta sigillata sottostante. Anche le sovrapposizioni dei volti ritratti nelle pitture con i profili di statue o busti ritraenti Nefertiti e Tutankhamon sembrano forzate.

A corredo di ogni paragrafo ci sono link a 5 video su YouTube (1, 2, 3, 4, 5), in cui i dati vengono illustrati tramite ricostruzioni virtuali del graphic designer Peter Greemse. Ma ciò che mi ha colpito di più dell’articolo è la parte finale in cui Reeves risponde a Porcelli, quasi prendendola sul personale, con una veemenza che giustifica il titolo clickbait di questo post. Del professore, e per estenzione di tutto il suo team, vengono criticati l’approccio macchiato da aspettative preconcette, l’eccessiva sicurezza iniziale e la fiducia incondizionata negli strumenti utilizzati. L’effettiva mancanza di vuoti rilevata dalla terza serie di scansioni al georadar sarebbe spiegata, anche da Ballard, semplicemente con riempimenti di macerie compattate. Così i risultati degli italiani, secondo Reeves, sarebbero tutt’altro che definitivi ma, al contrario, “terribilmente sopravvalutati”.

L’attacco è sicuramente duro, diretto, volto a mettere in dubbio l’infallibilità dello studio effettuato e dei mezzi scientifici adottati; atteggiamento che, però, non ho notato quando i risultati giapponesi confermavano l’ipotesi di Reeves. Restano comunque molte suggestioni e la faccenda ancora da chiarire delle altre due anomalie rilevate nei pressi della KV62; quindi sono sicuro che l’affaire Tutfertiti non finisca qui.

https://www.academia.edu/44309046/The_Tomb_of_Tutankhamun_KV_62_Supplementary_Notes_The_Burial_of_Nefertiti_III_2020_

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Ricercatori italiani mappano in 3D la Valle dei Re

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Porcelli et al., “Integrated Geophysics and Geomatics Surveys in the Valley of the Kings”, in Sensors 20/6 (2020)

Un’area archeologica di circa 30.000 m² è stata scansionata da ricercatori italiani e in futuro sarà disponibile in 3D grazie a un’applicazione. E dal titolo avrete capito che non si tratta di un sito qualunque.

Il progetto “The Complete Geophysical Survey of the Valley of the Kings“, diretto dal prof. Franco Porcelli (Politecnico di Torino) in collaborazione con esperti di Università di Torino, 3DGeoimaging e Geostudi Astier, prevedeva infatti la mappatura completa della Valle dei Re a corredo di indagini nella tomba di Tutankhamon. I risultati della campagna di ricognizione geofisica e geomatica dell’intero ramo orientale della valle e di parte di quello occidentale sono stati recentemente pubblicati sulla rivista “Sensors”.

Il team, ricorderete, aveva confutato la tesi di Reeves e le prime analisi con georadar che sembravano aver rilevato la presenza di camere nascoste oltre i muri nord e ovest della camera funeraria. Ma, al tempo stesso, aveva poi individuato due promettenti anomalie nei pressi della KV62 (ve ne avevo già parlato lo scorso anno). Un’altra anomalia che sembra di origine antropica è stata invece localizzata nel piazzale di fronte all’ingresso della tomba di Ramesse IV (KV2). Come mi ha gentilmente riferito Gianluca Catanzariti, geofisico a capo della 3DGeoimaging e membro della missione, ci sarebbe un livellamento sabbioso che potrebbe celare qualcosa, forse le due capanne in pietra e mattoni crudi di epoca romana e copta segnalate da Theodore Davis ed Edward Ayrton che scavarono lì all’inizio del secolo scorso (David T. M., Ayrton E. R., “The Excavations during the Winter 1905-1906”, in Davis T. M. et al., The Tomb of Siphtah: The Monkey Tomb and the Gold Tomb. The Discovery of the Tombs, London 1908, pag. 7).

Per la mappatura sono stati usati laser scanner e fotogrammetria, più particolari software di gestione ed elaborazione dei dati. Per la parte geofisica dello studio, invece, gli strumenti adottati per “guardare” sotto la superficie del terreno sono stati georadar, magnetometri e la tomografia elettrica di resistività.

Porcelli ha riferito la volontà di continuare il lavoro anche all’interno delle tombe, così da dare la possibilità a tutti di visitarle. Al di là dell’attenzione verso i portatori di handicap e per chi si trovi, per qualsiasi motivo, nell’impossibilità di viaggiare, queste iniziative risultano ancora più importanti alla luce della situazione in cui ci troviamo. Non è un caso che il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità stia lanciando in questi giorni diversi tour virtuali di tombe e altri monumenti  (tomba di Menna a Tebe Ovest, tomba di Meresankh III a Giza, Monastero Rosso di Sohag, Moschea-madrasa del sultano Barquq, Sinagoga di Ben Ezra, tomba di Kheti a Beni Hassan).

 

L’articolo completo: https://www.mdpi.com/1424-8220/20/6/1552

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Porcelli et al., “Integrated Geophysics and Geomatics Surveys in the Valley of the Kings”, in Sensors 20/6 (2020)

 

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Nature: un nuovo ambiente nascosto nei pressi della tomba di Tutankhamon?

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Source: nature.com

Pensavate che fosse tutto finito? E invece no!

Quando ormai (quasi) tutti si erano dimenticati dell’ultima prospezione con georadar nella Valle dei Re del giugno scorso, ieri un articolo su Nature ha tirato di nuovo in ballo l’annosa querelle “Tutfertiti” scatenando ulteriori controversie.

Secondo quanto riportato sul sito della celebre rivista scientifica, all’inizio di questo febbraio Mamdouh el-Damaty – ex-ministro delle Antichità e attuale professore presso l’Università di Ain Shams – avrebbe presentato al Supremo Consiglio delle Antichità i risultati delle ricerche effettuate attorno alla tomba di Tutankhamon. Il report, non ancora pubblicato ma finito anche a Nature, rivelerebbe la possibile presenza di un ambiente nascosto a pochi metri dalla camera funeraria del giovane faraone.

Sebbene questa possibilità sia stata confutata nel 2018 dal team italiano diretto dal Prof. Franco Porcelli (che comunque ha individuato altre due anomalie vicine ma non direttamente collegate alla KV62), El-Damaty avrebbe riferito l’esistenza di un lungo spazio vuoto, simile a un corridoio, pochi metri a est dell’ipogeo. L’anomalia sarebbe alta due metri e lunga almeno 10 e correrebbe parallela al corridoio d’ingresso raggiungendo la stessa profondità della camera funeraria (immagine in alto). Queste indiscrezioni sembrerebbero allontanarsi dallo schema ipotizzato nell’ormai lontano 2015 da Nicholas Reeves e inizialmente confermato dalle prime scansioni di Watanabe, ma, in mancanza di dati, di una risposta ufficiale dello SCA e soprattutto consci di quanto successo finora, è inutile sbilanciasi.

Fra l’altro, lo stesso El-Damaty e Charlie Williams – amministratore delegato di Terravision, la società inglese che ha partecipato alla ricerca – avrebbero ammesso di non aver potuto raccogliere informazioni proprio nella zona cruciale, cioè a nord della camera funeraria, a causa delle interferenze prodotte dai macchinari del sistema di areazione della tomba, e quindi di non poter dire se il “corridoio” sia collegato alla KV62 o se faccia parte di un’altra sepoltura. Nell’impossibilità di rimuovere l’impianto, quidi, auspicano di tornare sul sito per effettuare nuove registrazioni con un’antenna GPR diversa e a una distanza minore.

Si è detto invece scettico Zahi Hawass che ha sempre criticato l’efficacia di queste tecnologie in archeologia e che lo scorso anno ha scavato proprio a nord della tomba di Tutankhamon senza trovare niente.

https://www.nature.com/articles/d41586-020-00465-y

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Riprendono le ricerche di camere nascoste nella Valle dei Re?

Ph. Mattia Mancini

The NeverEnding Story…

Nemmeno un mese fa vi facevo una summa dei risultati delle ultime prospezioni geofisiche nell’area della Tomba di Tutankhamon, ma pare che serva già un aggiornamento. Infatti, indiscrezioni riportate negli ultimi giorni da alcuni giornali egiziani online (link 1, 2, 3, 4) parlano della ripresa della ricerca nella Valle dei Re per confermare o smentire le anomalie (camere ancora sconosciute?) individuate nei pressi della KV62 dalla missione italiana del prof. Porcelli.

Nella più totale segretezza e senza i soliti proclami mediatici a cui siamo ormai abituati, sembra che tra domenica e martedì siano stati effettuati nuovi esami con georadar (foto in basso) i cui dati dovrebbero essere processati in circa due mesi. Il nuovo team incaricato sarebbe diretto da Mamdouh el-Damaty, ministro delle Antichità all’inizio della vicenda e grande sostenitore delle tesi di Nicholas Reeves, e comprenderebbe ricercatori della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Ain Shams e tecnici della società inglese Terravision Center che aveva già collaborato con il team italiano.

Niente è stato ancora confermato ufficialmente, quindi prendete tutto con il beneficio del dubbio; in ogni caso, vi avvertirò appena avrò novità.

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Foto Ahmed Galal

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Camere nascoste nella/vicino la tomba di Tutankhamon: facciamo chiarezza

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Kenneth Garrett, National Geographic

Ultimamente, a causa di alcuni articoli diventati abbastanza virali sul web, sono tornate alla ribalta le celeberrime camere nascoste nella Tomba di Tutankhamon. Sapete bene che la questione è stata definitivamente chiusa nel maggio del 2018 con la terza serie di scansioni con georadar, ma la notizia riportata nei succitati articoli è un’altra: la possibile presenza di possibili vuoti nei pressi della KV62.

In realtà, anche in questo caso non c’è niente di nuovo perché il rilevamento di anomalie geofisiche nelle immediate vicinanze della tomba di Tutankhamon risale al 2017 ed è il frutto del lavoro dello stesso team italiano che ha bocciato la tesi di Nicholas Reeves. Diretto dal prof. Franco Porcelli (Politecnico di Torino), in collaborazione con esperti di Università di Torino, 3DGeoimaging di Torino, Geostudi Astier di Livorno, l’inglese Terravision e, per la consulenza egittologica, Centro Archeologico Italiano al Cairo (Istituto Italiano di Cultura), il “Progetto VdR Luxor”, mirato all’intera mappatura geofisica della Valle dei Re, era partito proprio dall’indagine della tomba più famosa d’Egitto. In quest’ottica, era stata usata la tomografia di resistività elettrica (ERT) sulla superficie esterna come metodo diagnostico complementare al georadar nella camera funeraria ed erano stati acquisiti dati interessanti.

Io ve ne avevo già parlato l’anno scorso (potete comunque leggere l’articolo scientifico pubblicato sul Journal of Cultural Heritage) e poi ho avuto la fortuna di approfondire il discorso direttamente con Porcelli durante l’incontro che ho mediato alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto. Ma, vista la recente attenzione ri-scoppiata e la gentilezza del professore che mi ha inviato l’ultima pubblicazione del suo team, vale la pena far chiarezza una volta per tutte.

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Fischanger F. et al., Geophysical anomalies detected by electrical resistivity tomography in the area surrounding Tutankhamun’s tomb, in JCH 36 (2019), fig. 2, p. 65

La ricerca con ERT è stata effettuata nel maggio del 2017 in un’area che comprende il piazzale di fronte gli ingressi delle tombe di Tutankhamon e di Ramesse V e Ramesse VI (KV9), la collina in cui sono state scavate le due sepolture (foto in alto) e parte del canyon che porta alla tomba di Merenptah (KV8). In un complesso mix di depositi alluvionali naturali e rimaneggiamenti antropici dovuti a secoli di scavi, sono emerse due anomalie che potrebbero avere importanti risvolti archeologici (immagine in basso). L’Anomalia 1, di circa 5 x 8 metri, si trova a una profondità di 6 metri sotto la collina, a 12 metri dal muro nord della camera funeraria di Tut. Le dimensioni e i valori di resistività portano a pensare che si tratti di un vuoto di origine umana in un’area mai interessata da scavi archeologici, vicino alla KV62 ma – importante sottolinearlo – non direttamente connesso. L’Anomalia 2, invece, è più difficile da inquadrare: ha una forma di ellisse allungata di 15 x 4 m a una profondità di 5 metri sotto il piazzale ai piedi della collina, in una zona quindi già scavata. Questi esami ovviamente non sono sufficienti a tirare conclusioni definitive, per questo la squadra è tornata a Luxor nell’autunno del 2018 per nuove prospezioni.

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Ivi, fig. 8, p. 69

Tornando invece alla terza serie di scansioni con georadar nella tomba di Tutankhamon, ho potuto leggere la pubblicazione dello studio – ancora in fase di stampa (una versione digitale è consultabile qui: Sambuelli L. et al., The third KV62 radar scan: Searching for hidden chambers adjacent to Tutankhamun’s tomb, in JCH, in press) – gentilmente inviatami dal prof. Porcelli.

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Kenneth Garrett, National Geographic

Chiamato a dare un’opinione definitiva dopo le discordanti campagne giapponesi e americane, il team italiano ha realizzato nel febbraio 2018 una serie di scansioni con tre tipologie di frequenza, così da poter avere un numero maggiore di dati da incrociare: basse (15-200 MHz), medie (600-900 MHz) e alte (1500-3000 MHz). Dopo la calibrazione degli strumenti su vuoti noti (Annesso e Tesoro), si è passati alle misurazioni verso le pareti nord e ovest della camera funeraria che, secondo Reeves, avrebbero nascosto l’accesso a ulteriori vani. Le autorità egiziane non hanno permesso che i georadar fossero poggiati direttamente sulle superfici dipinte, quindi sono stati posizionati a 5-10 cm dai muri. I risultati li conoscete già, ma entriamo nel dettaglio.

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Sambuelli et al. 2019, Fig. 3

Le misurazioni fatte ad alte frequenze non hanno rilevato discontinuità sul piano verticale tra la roccia naturale e le ipotetiche porte tamponate in muratura. Quelle a media e bassa frequenza, invece, hanno avuto una risposta omogenea per 3 o 4 metri di profondità. Tradotto: non ci sono stanze né altri tipi di vuoti. Le uniche anomalie riscontrate sono state una frattura naturale (C nell’immagine in basso) due metri dietro la parete nord e un antico appianamento della stessa (A) che era già conosciuto dagli egittologi.

Ma allora cosa aveva visto Watanabe nel novembre del 2015? Non dovevano esserci una camera e un corridoio, con addirittura tracce di oggetti in legno e metallo? A quanto pare, i risultati della prima scansione sono stati fuorviati da “segnali fantasma”. Per prima cosa, lo spazio tra antenna e muro ha abbassato l’accuratezza di misurazione della posizione. Ma la vera causa dell’errore starebbe nelle diverse proprietà elettromagnetiche dell’intonaco dipinto rispetto a quelle della roccia calcarea. Contenente umidità e materiale organico (paglia), il supporto delle pitture è molto probabilmente in grado di condurre elettricità provocando così il fenomemo fisico della guida d’onda. Infatti, solo una parte delle onde elettromagnetiche emesse dallo scanner ha attraversato la roccia; molte altre sono scivolate lungo l’intonaco e, viste anche le ridotte dimensioni della camera funeraria (6 x 4 x 3 m), sono rimbalzate sulla parete opposta o sul grande sarcofago in quarzite portando all’antenna dello strumento un risultato ovviamente sballato.

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Sambuelli et al. 2019, Fig. 5

 

 

 

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Colpo di scena: nessuna stanza nascosta nella tomba di Tutankhamon

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Source: MoA

Tanto rumore per nulla. Dopo quasi tre anni, un’analisi con termocamera e tre con georadar, tre squadre di tecnici impiegate, sembrerebbe che la tesi di Nicholas Reeves sia da rigettare definitivamente: non esiste alcuna stanza nascosta nella tomba di Tutankhamon! La notizia è stata annunciata oggi da Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, durante la 4a Tutankhamun International Conference presso il Grand Egyptian Museum. A mettere una pietra tombale (mai definizione fu più azzeccata) sulla querelle è stato Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino e direttore della missione italiana a cui è stata affidata l’ultima prospezione nella camera funeraria della KV62.

Gli esami erano stati effettuati dal 31 gennaio al 6 febbraio del 2018 e ci sono voluti mesi per elaborare i dati che sono stati consegnati al Ministero delle Antichità dal team del Politecnico in collaborazione con l’Università di Torino3DGeoimaging di Torino, Geostudi Astier di Livorno, l’azienda inglese Terravision e, per la consulenza egittologica, il Centro Archeologico Italiano al Cairo (Istituto Italiano di Cultura).  In contrapposizione con i risultati delle analisi precedenti del giapponese Hirokatsu Watanabe e della National Geographic, la relazione indicherebbe la non discontinuità tra roccia naturale e mattoni nelle pareti nord e ovest della camera funeraria e, dato ancor più importante, l’assoluta mancanza di prove che attestino vuoti celati.

Quindi, nonostante le grandi aspettative fomentate dalla precedente direzione del Ministero delle Antichità, al 99% non ci sarebbero né stanze segrete né corridoi bloccati verso tombe riutilizzate. Secondo Porcelli, le anomalie riscontrate nelle precedenti prospezioni potrebbero essere dovute a “segnali fantasma”, cioè a comportamenti difformi delle onde radar che, invece di penetrare nella roccia, sono scivolate lungo la superficie dell’intonaco dipinto conduttore di elettricità.

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L’Egitto fa fuori Reeves dalle ricerche nella tomba di Tutankhamon

Egiptólogo británico Nicholas Reeves

Source: english.ahram.org.eg

Ennesimo colpo di scena -anche se me l’aspettavo- nell’infinita vicenda che riguarda la tomba di Tutankhamon e le ormai mitologiche camere nascoste. Intervistato dal quotidiano spagnolo El Mundo, il ministro delle Antichità Khaled El-Enany (nella foto, quando era ancora direttore del Museo Egizio del Cairo, indossa la polo a righe durante la prima ispezione preliminare del settembre 2015) ha annunciato la decisione di escludere dal progetto la National Geographic, che si era occupata della seconda scansione con georadar, e addirittura Nicholas Reeves, lo studioso da cui tutto era partito!

El-Enany si è ‘giustificato’ dicendo che, nonostante l’ipotesi dell’esistenza di passaggi occultati sia stata formulata dall’egittologo britannico, la tomba appartiene all’Egitto che, da questo momento in poi, si affiderà solo a istituzioni scientifiche serie e non a singoli (critica neanche tanto velata a tutti coloro che hanno lavorato al caso finora). In tal senso, il ministro ha confermato la recente notizia del coinvolgimento di un team del Politecnico di Torino che, utilizzando tre sistemi di radar con frequenze dai 200 Mhz ai 2 Ghz, dovrebbe cominciare a analizzare la camera funeraria della KV62 intorno alla fine di febbraio/inizi di marzo. I tecnici italiani, poi, saranno impiegati anche per la mappatura geofisica dell’intera Valle dei Re, con la speranza di trovare le tombe che ancora mancano all’appello (Zahi Hawass ha parlato di Amenofi I, Thutmosi II, Ramesse VIII e delle regine della XVIII dinastia).

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Tomba di Nefertiti-Tutankhamon: saranno ricercatori italiani a chiudere il caso?

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Nell’affaire “Tutferiti”, ormai non ci si capisce più niente con comunicati e smentite che si rincorrono da oltre un anno. Così, penso sia necessario un ‘riassunto delle puntate precedenti’ (in ogni caso, potete approfondire ogni passaggio cercando l’articolo relativo sul blog):

  • luglio 2015: l’egittologo Nicholas Reeves sconvolge il mondo dell’archeologia con una pubblicazione in cui afferma che, dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria di Tutankhamon, si nasconderebbero stanze sconosciute appartenenti alla tomba di Nefertiti;
  • agosto 2015: Reeves si reca in Egitto e convince il ministro delle Antichità, Mamdouh el-Damaty, a iniziare nuove studi nella KV62;
  • settembre 2015: una prima indagine preliminare visiva sembra confermare l’ipotesi, quindi si procede con mezzi archeometrici;
  • 4 novembre 2015: tecnici dell’Università del Cairo e dell’HIP.institute, utilizzando una termocamera, individuano anomalie nelle aree interessate;
  • 28 novembre 2015: El-Damaty annuncia che, dopo tre giorni di scansioni con georadar effettuate dal giapponese Hirokatsu Watanabe, tutto farebbe pensare alla presenza di vuoti dietro i due muri;
  • 17 marzo 2016: vengono ufficializzati i dati elaborati delle prospezioni di Watanabe che si dice sicuro al 90% dell’esistenza delle stanze e addirittura di una serie di oggetti metallici e organici; di conseguenza, il ministro del Turismo si avventura in audaci dichiarazioni parlando già di “tesori nascosti”;
  • 1 aprile 2016: dopo una seconda prospezione con georadar, questa volta ad opera di tecnici americani della National Geographic Society, il nuovo ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, a differenza del suo predecessore, non fornisce alcuna informazione rimandando il tutto a una terza scansione prevista per maggio;
  • 8 maggio 2016: durante la Second International Tutankhamun Conference al GEM, el-Damaty, senza entrare nel merito, ammette che i risultati della seconda scansione sono stati inconcludenti e contraddittori, mentre el-Enany rinvia a data da destinarsi il terzo esame;
  • ottobre 2016: i mesi di silenzio sull’argomento vengono rotti da Zahi Hawass, da sempre scettico in merito, che prima annuncia per novembre una nuova prospezione con un georadar russo e poi, invitato alla BMTA di Paestum, sposta la data a dicembre/gennaio.

Ed eccoci finalmente all’attualità. Quando aspettavo novità da Hawass (il 17 febbraio sarà al tourismA di Firenze), esce un articolo de La Stampa con l’intervista a Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino e già protagonista della ricerca che ha confermato l’origine meteoritica del ferro di uno dei pugnali di Tutankhamon. A quanto pare, a dicembre, il Ministero delle Antichità avrebbe affidato a un team italiano la terza serie di scansioni con georadar che dovrebbe dare il verdetto definitivo. Il “Progetto VdR Luxor”, così, vede il coinvolgimento dell’Università di Torino, di alcune aziende private, come la Geostudi Astier di Livorno, e dalla Fondazione Novara Sviluppo. Oltre alle analisi della KV62, l’obiettivo della missione comprenderebbe anche la nuova mappatura geofisica dell’intera Valle dei Re con strumenti che possono sondare il terreno fino a 10 metri di profondità e, probabilmente, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana per le immagini da satellite. In attesa di partire per l’Egitto, Porcelli ha affermato che ci vorrà una settimana per acquisire i dati e due per interpretarli al meglio e non fantasiosamente – sospetto della squadra – come nei casi precedenti.

A questo punto, sono ancora più curioso di sentire cosa dirà Hawass a Firenze…

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Zahi Hawass: a novembre nuovi esami nella tomba di Tutankhamon

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Source: Getty Images

Dopo il primo grande clamore scatenato dalla tesi di Nicholas Reeves sull’eventuale presenza della sepoltura di Nefertiti nella tomba di Tutankhamon, gli ultimi cinque mesi sono stai caratterizzati da un silenzio assordante. Infatti, con il nuovo ministro delle Antichità  Khaled el-Enany e dopo una seconda serie di esami che sembravano mettere in discussione la precedente sicurezza riguardo a camere nascoste dietro le pareti Nord e Ovest della camera funeraria,  dall’Egitto non è emersa più alcuna novità.

Fino a qualche ora fa, quando Zahi Hawass (chi altri poteva rompere il silenzio!), scavalcando la normale prassi per gli annunci ufficiali del Ministero, ha affermato che, il prossimo novembre, una squadra russa effettuerà ulteriori prospezioni con georadar nella KV62. La notizia è stata data durante un’intervista a “This Morning”, programma TV dell’emittente inglese ITV in cui l’archeologo egiziano è intervenuto per rispondere a domande del presentatore Phillip Schofield in occasione del lancio della miniserie “Tutankhamun”. Che sia la volta buona? In ogni caso, proverò a chiedere maggiori informazioni direttamente ad Hawass durante la sua conferenza del 29 ottobre alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.

Ecco il video dalla pagina Facebook del programma: https://www.facebook.com/ThisMorning/videos/10154800537497122/ 

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Tomba di Tutankhamon: slitta la terza scansione con il georadar

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Source: travelblog.org

Che l’aria fosse cambiata si era capito già un mese fa quando, durante l’attesissima conferenza stampa sugli esami al georadar nella tomba di Tutankhamon, il nuovo ministro delle Antichità non si era sbottonato molto rimandando risposte certe alla settimana successiva all’ulteriore scansione, prevista per la fine di aprile. Inoltre, la sospetta mancanza d’indiscrezioni in questi giorni è stata confermata ieri dalle parole di El-Enany che ha rassicurato che il progetto andrà avanti ma solo dopo un’approfondita programmazione scientifica che avverrà l’8 maggio durante la seconda conferenza internazionale su Tutankhamon presso il Grand Egyptian Museum (qui il programma completo). Saranno presenti, tra gli altri, l’ex ministro El-Damaty, Nicholas Reeves, l’autore delle prime scansioni Hirokatsu Watanabi e lo scettico Zahi Hawass. Bisognerà aspettare ancora per avere nuove notizie sulle “camere nascoste”…

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