Articoli con tag: Germania

Restituiti ritratti del Fayyum confiscati dai nazisti

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Source: media.uzh.ch

Negli ultimi anni, sono sempre più frequenti le notizie di restituzioni all’Egitto di antichità illegalmente esportate. Questa volta, però, i reperti andranno in USA, verso i legittimi eredi del loro proprietario originario: Rudolf Mosse. Mosse (1843-1920) era un editore ebreo di Berlino e un amante di antiquariato e arte. La sua ricca collezione passò alla figlia Erna Felicia, ma, a causa delle leggi razziali della Germania nazista,  fu confiscata e messa all’asta nel 1934. Tra i pezzi poi venduti, figuravano anche due splendidi ritratti del Fayyum di un uomo vissuto durante la dinastia flavia (69-96) e di una donna morta intorno alla metà dell’età antonina (150 d.C.). Queste tavole funerarie dipinte, insieme ad altre 7, passarono nel 1979 alla collezione archeologica dell’Università di Zurigo (n° inv. 3798 e 3795) che le acquistò per 220 mila franchi svizzeri da Paulette Goddard-Remarque, attrice e vedova dello scrittore Erich Maria Remarque (“Niente di nuovo sul fronte occidentale”). L’ateneo ovviamente non conosceva l’origine dei pezzi che è venuta fuori dopo alcune ricerche interne e grazie all’operato del “Mosse Art Restitution Project” lanciato nel 2012. Così, si è deciso di consegnare i ritratti ai discendenti di Mosse che, comunque, ricambieranno con una somma di denaro non specificata.

http://www.media.uzh.ch/de/medienmitteilungen/2016/mumienbilder.html (anche per la versione HD delle immagini)

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Austria-Germania, restituiti all’Egitto due reperti archeologici

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Source: thelocal.at/MSA

“Anschluss”, passatemi il temine, per il rimpatrio delle antichità egizie. In pochi giorni, Austria e Germania hanno restituito all’Egitto due reperti archeologici esportati illegalmente. Nel primo caso, la polizia austriaca ha consegnato a Khaled Abdelrahman Abdellatif Shamaa, ambasciatore del paese nordafricano a Vienna, un ushabti di XXVI dinastia (672-525 a.C.) che due abitanti di Innsbruck di origini egiziane stavano cercando di vendere per, così dicono i giornali locali, due milioni di euro prima che venissero arrestati lo scorso settembre.

Nel secondo caso, invece, la restituzione è stata volontaria, ma ci sono voluti addirittura 50 anni. Un collezionista di Berlino ha ceduto una maschera funeraria in cartonnage di epoca greco-romana per esaudire l’ultima richiesta dell’ormai defunto padre che la possedeva da mezzo secolo. Il reperto è arrivato mercoledì al Cairo ed è attualmente sotto restauro nei magazzini del Museo Egizio per essere esposto al pubblico.

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La Germania donerà 50.000 € per il restauro della maschera di Tutankhamon

Source: weekly.ahram.org.eg

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Il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha offerto all’Egitto, da parte del suo governo, la somma di 50.000 € per il restauro della maschera di Tutankhamon, Ormai sono ben noti l’incidente che ha causato il distacco della barba posticcia e, ancora di più, il goffo tentativo di riparare il danno, così si è deciso di affidare il reperto a un esperto straniero, Christian Eckmann (Römisch-Germanisches Zentralmuseum di Mainz; in foto), che a fine mese dovrebbe illustrare lo stato dei lavori. La Germania è ulteriormente implicata nel progetto con la partecipazione del Deutsches Archäologisches Institut in Kairo.

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Bloccata vendita all’asta di una statuetta d’avorio rubata a Elefantina

Source: MSA

Source: MSA

L’ennesimo reperto egizio proveniente dal mercato nero era destinato a un’asta presso l’Aton Gallery di Oberhausen in Germania. Ma, questa volta, il Dipartimento Rimpatrio Antichità è riuscito a bloccarne la vendita. Si tratta di una statuetta frammentaria in avorio alta 11,5 cm, risalente al Periodo tardo e che rappresenta un uomo che porta un’antilope sulle spalle. Scoperta nel 2008 nel tempio di Khnum a Elefantina dalla missione del Schweizerisches Institut für Ägyptische Bauforschung und Altertumskunde in Kairo, era stata rubata dai magazzini dell’isola nel 2013 insieme a un’altra dozzina di pezzi.

Il ministro El-DamatyAly Ahmed, capo del Dipartimento, si sono rivolti all’Interpol segnalando l’esportazione illegale del manufatto e chiedendo l’accertamento dei documenti di proprietà. Intanto, sono state intavolate le negoziazioni diplomatiche con le autorità tedesche per richiedere la restituzione immediata della statuetta.

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Al via il primo database dei caratteri ieratici e geroglifici corsivi

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Particolare del Libro dei Morti di HuneferBritish Museum

I governi statale e federale della Germania elargiranno un corposo finanziamento per un ambizioso progetto a lungo termine che riguarderà due tipologie di scrittura dell’antico Egitto. La Prof.ssa Ursula Verhoeven (Johannes Gutenberg-Universität Mainz) dirigerà un lavoro ciclopico che consisterà nell’inventario di tutti i caratteri ieratici e geroglifici corsivi (come nell’immagine. Familiare, no?) dal 2700 a.C. al 300 d.C. L’obiettivo principale di “Ancient Egyptian Cursive Scripts: Digital Paleography and Systematic Analysis of Hieratic and Cursive Hieroglyphs” sarà la creazione di un database di paleografia digitale accessibile a tutti gli studiosi del campo e per cui si possa creare una collaborazione internazionale. Infatti, ancora non esiste un inventario sistematico e il testo di riferimento per lo ieratico, ad esempio, “Hieratische Paläographie” di Georg Möller, risale al 1909, pur essendo stato integrato da ricerche più recenti. Per il resto, il progetto non si limiterà a raccogliere fonti, ma riporterà uno studio accurato sull’origine, la nascita, l’evoluzione, la diffusione regionale, i probabili autori di ogni carattere. Il lavoro durerà 23 anni e ogni 12 mesi saranno forniti 265.000 €, per un totale, quindi, di quasi 61 milioni di euro (come in Italia, eh…).

http://www.uni-mainz.de/presse/17777_ENG_HTML.php

 

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La Germania restituirà tre reperti trafugati dall’Egitto

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Source: youm7.com

Il prossimo sabato, la Germania dovrà restituire all’Egitto tre reperti trafugati illegalmente nel 2009. A intercettarli erano state le autorità doganali di Stoccarda durante il tentativo di contrabbando dal Belgio, mentre la decisione finale è stata presa dalla Corte Suprema di Friburgo.

Gli oggetti, che ora si trovano momentaneamente presso il Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino, sono: un piccolo obelisco in calcare di Antico Regno con il nome di Cheope (qui a sinistra), un naos di Nuovo Regno dedicato ad Horus e un rilievo in granito nero di Periodo Tardo che rappresenta una donna e la sua famiglia (vedi immagini in basso).

 

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Source: youm7.com

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Source: youm7.com

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James Simon: storia di un mecenate ebreo dimenticato

simon-010809Nella Giornata della Memoria, è doveroso menzionare la figura di un ebreo che, in un certo senso, potrebbe essere considerato il padre della scoperta del celeberrimo busto di Nefertiti. È vero che i soldi non sono tutto nella vita, ma questa massima non può essere applicata alle missioni archeologiche che, senza fondi, non sussistono. Così, l’uomo che va ricordato oggi è James Simon, il finanziatore della spedizione di Borchardt.

James Simon (1851-1932) era un berlinese ereditiere di una ricchissima società che si occupava di commercio del cotone. Proprio per formarsi nell’attività di famiglia, fu costretto dal padre ad abbandonare gli studi di filologia classica, ma l’amore verso la storia, l’arte e, in modo particolare, l’archeologia continuò a caratterizzare la sua intera vita.

Considerato uno dei più grandi filantropi e mecenati della storia tedesca, Simon spese circa un quarto del suo patrimonio in attività culturali. E quei soldi gli avrebbero fatto sicuramente comodo visto che, a causa dell’allora crisi economica, dovette vendere i beni restanti, morendo solo in un piccolo appartamento a Berlino.

Nel 1898, fondò la “Deutsche Orient-Gesellschaft in collaborazione con il direttore dei Musei di Stato di Berlino, Wilhelm von Bode; nel 1911, versò 100.000 marchi alla neonata Kaiser-Wilhelm-Gesellschaft zur Förderung der Wissenschaften”, società che promuoveva l’avanzamento scientifico della nazione; inoltre, donò alla Galleria Nazionale dipinti di Rembrandt, Bellini, Mantegna e diversi reperti medievali e mesopotamici.

Sempre nel 1911, Simon finanziò la missione di Ludwig Borchardt ad Amarna, l’antica capitale di Akhenaton, e, secondo gli accordi stipulati con il direttore del Consiglio delle Antichità Egiziane, Gaston Maspero, divenne il legittimo proprietario della gran parte dei reperti trovati durante gli scavi, compresi il busto di Nefertiti e la testa di Tiye. Ma, nel 1920, donò tutto allo Stato; inoltre, quando l’Egitto chiese ufficialmente la restituzione del busto, Simon si dichiarò favorevole al ritorno in patria del pezzo. Von Bode non acconsentì (tutt’oggi, la polemica tra Egitto e Germania è più che mai accesa su questo argomento) e Simon, per protesta, rifiutò l’invito all’inaugurazione del Pergamon Museum.

La sua generosità non si limitava alla cultura; ad esempio, fece costruire bagni pubblici e case per i bambini disagiati e aiutò migliaia di ebrei tedeschi a emigrare verso l’America e la Palestina. L’avvento di Hitler ci sarebbe stato solo nel 1933, ma l’antisemitismo in Germania, come in gran parte del mondo, era già molto radicato. Ed è stato proprio quest’odio razzista ad aver fatto dimenticare per decenni James Simon, cancellato dai libri di storia per volontà del governo nazista perché ebreo. Quando Hitler divenne cancelliere, la targa di bronzo commemorativa a lui dedicata sulla facciata del Neues Museum venne asportata, ogni riferimento alle sue donazioni fatto sparire e la sua villa, dove conservava le opere d’arte prima delle donazioni, data alle fiamme.

Solo alle soglie del XXI secolo, i Tedeschi hanno deciso di ricordare questo benefattore nel migliore dei modi. Infatti, oltre al piccolo busto collocato nel Bode Museum (dove sono conservati dipinti e sculture medievali donate da Simon), nel 1999, si è deciso di intitolare alla sua memoria la nuova entrata dell’Isola dei Musei, un edificio che facesse da raccordo tra l’Altes, il Neues, l’AlteNationalgalerie, il Bode e il Pergamon; il progetto della James Simon Gallery, però, è stato approvato solo nel 2006 e i lavori sono tuttora in corso.

Gli scavi di Amarna, quindi, non sono l’unica cosa che lega Simon ad Akhenaton: la damnatio memoriae è stata la stessa triste sorte che ha colpito i due a oltre 3200 anni di distanza.

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