Articoli con tag: Grand Egyptian Museum

Danneggiato irreparabilmente il colosso di Eliopoli

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Source: Getty Images

Per Psammetico non c’è pace: dopo le polemiche sui metodi di scavo e le discussioni sull’identificazione del faraone ritratto, ora il colosso di quarzite – recentemente scoperto a Eliopoli – sembra aver subito danni probabilmente irreparabili. Era appena stato trasferito al Grand Egyptian Museum, quando ieri notte – secondo alcuni giornali egiziani – il torso sarebbe caduto dall’altezza di 4 metri e si sarebbe fratturato in almeno 7 pezzi. Sotto il peso di oltre 8 tonnellate, infatti, il pavimento ha ceduto, collassando insieme ai reperti su di esso disposti (pare anche un pilastro iscritto di Seti II da Matariya). Come era prevedibile, ancora non si hanno comunicati dal Ministero delle Antichità. Evidentemente, nella fretta di chiudere un cantiere che si protrae ormai da troppo tempo, i costruttori del museo non avranno effettuato i lavori in regola.

Fonte: https://tinyurl.com/z658abr

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Grand Egyptian Museum: inaugurazione per la metà del 2018?

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Source: egyptianstreets.com

Prendetela con il solito beneficio del dubbio: è stata diramata l’ennesima data ufficiale di apertura del Grand Egyptian Museum, il mastodontico museo che, all’ombra delle piramidi di Giza, andrà a raccogliere oltre 100.000 reperti, compresi i 3500 del corredo di Tutankhamon. L’inaugurazione – prevista per il 2015, poi 2016 e ancora 2017 – ora è stata spostata alla metà del 2018 dal ministro delle Antichità El-Enany. Sarebbe comunque un’apertura parziale perché per quella definitiva bisognerà aspettare almeno il 2022. I continui ritardi (la posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005) sono da imputare all’attuale crisi politica e, conseguentemente, economica del Paese; non a caso, El-Enany ha aggiunto che ci vorranno 2 miliardi di lire egiziane (circa 112 milioni di euro) per riaprire 20 musei chiusi dal 2011. Di questi, negli ultimi due anni, hanno riaperto i battenti solo il Museo d’Arte Islamica del Cairo, il Museo degli scavi di Elefantina, il Mallawi Museum e quelli di Sohag e di Kom Aushim.

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Il Giappone finanzierà il completamento del Grand Egyptian Museum

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Source: moic.gov.eg

Lunedì scorso, a Giza, la ministra egiziana della Cooperazione Internazionale, Sahar Nasr, e l’ambasciatore giapponese al Cairo, Takehiro Kagawa, hanno firmato un accordo per il finanziamento della seconda fase di costruzione del Grand Egyptian Museum. Il documento è stato sottoscritto anche dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, e da Teruyuki Ito, capo della Japan International Cooperation Agency che fornirà i 460 milioni di dollari necessari per la chiusura del cantiere (con un tasso di interesse dell’1,4% per 25 anni). L’agenzia nipponica aveva erogato una somma simile già nel 2006, all’inizio dei lavori, ma l’Egitto ha chiesto un nuovo prestito a causa dell’impennata dei costi previsti, da 800 milioni a 1,1 miliardi, dovuta anche alla svalutazione della lira egiziana nei confronti della moneta statunitense.

Si spiegano così, in parte, i gravi ritardi nella realizzazione del GEM che, al momento, è solo al 50% (come si vede dallo sfondo della foto). Una parziale apertura dovrebbe coincidere con il completamento della prima fase del progetto, alla fine del 2017, mentre bisognerà aspettare il 2022, inshallah, per vedere pronto quello che sarà il più grande museo archeologico del mondo con oltre 100.000 reperti esposti in un’area di 170.000 m² all’ombra delle piramidi.

http://www.moic.gov.eg/Front/Media/NewsDetail.aspx?MedId=7761

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Grand Egyptian Museum: verso l’apertura parziale nel 2017

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Source: architectsjournal.co.uk

Da oltre un anno, ormai, continua ininterrotto il flusso di reperti dal Museo Egizio del Cairo e da altre collezioni del Paese verso quella che sarà la più grande esposizione archeologica del mondo, ma che, al momento, è solo un gigantesco cantiere. Il Grand Egyptian Museum di Giza comincia ad avere tempistiche degne della Salerno-Reggio Calabria e l’ultima previsione poneva nel 2018 la fine dei lavori; tuttavia, un recente comunicato del Ministero delle Antichità – il trasferimento del tesoro di Tutankhamon al GEM alla fine del 2016 – presagiva che potessero esserci novità. Il ministro El-Enany, infatti, ha affermato che lo scopo è terminare la prima fase del progetto entro dicembre così da aprire almeno alcune sezioni del museo verso la metà del 2017.

Il museo di Piazza Tahrir non sarà sostituito completamente e continuerà a conservare alcuni pezzi che, quindi, avranno gli spazi che meritano. Inoltre, per le prossime settimane, anche grazie al nuovo sistema d’illuminazione, è previsto un prolungamento dell’apertura, dalle 17:00 alle 21:00, il giovedì e la domenica. Tra questo mese e il prossimo, invece, ci saranno le riaperture del Museo d’Arte Islamica del Cairo – colpito dall’attentato del gennaio del 2014 – e del Mallawi Museum – depredato nell’agosto del 2013 con 69 reperti che mancano ancora all’appello -.

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Il tesoro di Tutankhamon sarà spostato al GEM alla fine dell’anno

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Source: english.ahram.org.eg

Dopo oltre 80 anni, il tesoro di Tutankhamon lascerà il Museo Egizio del Cairo. Il ministro El-Enany, infatti, ha annunciato che, alla fine del 2016, tutti gli oggetti del corredo funerario della KV62 saranno trasferiti nel Grand Egyptian Museum di Giza seguendo quei pezzi mai esposti prima – come le decorazioni d’oro dei carri da guerra – che erano già stati spostati per il restauro in attesa dell’inaugurazione definitiva del nuovo museo che viene rimandata ormai da anni e che, per ora, è prevista per il 2018. Tuttavia, questo significherebbe privarsi almeno per un anno di una delle più grandi attrattive turistiche del paese: difficile crederlo…

Ricordo che il GEM sarà – chissà quando – il più grande museo archeologico del mondo con 470 mila m² e 100.000 reperti esposti che comprenderanno anche le due barche solari di Cheope. La posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005.

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Dal GEM, le ultime notizie sulla tomba di Tutankhamon

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Source: news.discovery.com

Si è da poco conclusa, presso il Grand Egyptian Museum di Giza, la seconda conferenza internazionale dedicata a Tutankhamon (6-8 maggio). Particolarmente attesa era la terza e ultima giornata che aveva come oggetto le recenti indagini nella tomba alla ricerca di eventuali camere nascoste. Grazie alla cronaca live di studiosi e giornalisti accorsi all’evento (@AUCPressDir, @Pastpreservers, @terrygarcia ecc.), ho potuto seguire la discussione che ha dato spunti interessanti. Ad esempio, si è chiarito finalmente il motivo della clamorosa mancanza di dichiarazioni nella conferenza stampa del primo aprile. Infatti, l’ex ministro delle Antichità, Mamdouh Eldamaty, ha ammesso che la seconda serie di scansioni con il georadar, definita inconcludente, non può confermare i risultati delle prima a causa di troppi rumori di fondo. Si necessitano, quindi, altre analisi con georadar e infrarossi che andranno calibrate sfruttando la già nota KV5, la tomba dei figli di Ramesse II. Eldamaty ha aggiunto che solo al raggiungimento del 100% delle certezze, si procederà con l’inserimento di una sonda endoscopica in un piccolo foro nella parete. In quel caso, l’eventuale sepoltura obliterata potrebbe appartenere più a Kiya o a Tiye che a Nefertiti. Dal canto suo, Hirokatsu Watanabi, l’esperto giapponese che ha effettuato il primo esame lo scorso novembre, è ancora sicuro che dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria ci siano dei vuoti. L’ultimo a prendere la parola è stato Zahi Hawass, da sempre scettico e più volte molto diretto nel criticare Reeves e la sua teoria. L’ex segretario generale dello SCA – presentatosi rassicurando di non voler attaccare nessuno, ma smentendosi subito prendendosela soprattutto con Eldamaty – ha ricordato che Reeves aveva già fallito nel 2000 quando, nell’ambito dell’Amarna Royal Tombs Project, aveva erroneamente interpretato come una nuova tomba (la KV64, nomenclatura poi passata nel 2012 a una sepoltura di XVIII din. riutilizzata per la cantante di Amon Nehmes Bastet della XXII din.) un’anomalia rilevata con il GPR. Infine, ha chiesto a Watanabe di pubblicare i suoi dati e ha proposto la formazione di un comitato internazionale, composto da egittologi e da tecnici, per la terza serie di scansioni.

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Spariti 157 reperti da Saqqara. Chi è il colpevole?

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Source: panoramio.com/photo/47054807

Ennesima falla nel sistema di tutela del patrimonio archeologico egiziano che viene a galla dopo anni. Zakaria Abdel-Aziz Osman, Procuratore Generale d’Egitto dopo la recente morte in un attacco terroristico del suo predecessore Hisham Barakat, ha inviato un rapporto ufficiale al ministro delle Antichità Mamdouh El-Damaty e al direttore delle gallerie archeologiche di Saqqara, accusandoli di avere responsabilità dirette sulla sparizione di 157 reperti dall’Imhotep Museum (vedi foto). Per questo motivo, è stata chiesto per i due il divieto di lasciare il Paese. L’indagine è partita dopo il sequestro, da parte dell’Interpol, di un rilievo in calcare che stava per essere messo all’asta in Svizzera, ma che originariamente era esposto nella Galleria 1 del piccolo museo situato all’ingresso dell’area archeologica di Saqqara. Una fonte interna avrebbe confermato che il furto risalirebbe a tre anni fa.

Mohamed Ramadan, portavoce del ministro, ha ammesso il misfatto, ma ha specificato che l’allora capo del dicastero era Mohamed Ibrahim. Inoltre, ha aggiunto che già nel 2014 era stata presentata una denuncia per presunte irregolarità nel trasferimento di alcune opere dalla Galleria 1 al nuovo Grand Egyptian Museum di Giza imputabili alla commissione di archeologi preposta su cui, a questo punto, ricadrebbe ogni responsabilità. Nel frattempo, è stato disposto l’inventario di tutti i pezzi conservati nell’Imhotep Museum.

 

 

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Novità sui musei egizi del Cairo

Source: commons.wikimedia.org

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Nella conferenza stampa di lunedì scorso, il ministro El-Damaty ha annunciato alcune novità che riguardano i musei egizi del Cairo. Per il Museo Egizio di Piazza Tahrir, per la prima volta dopo anni sarà prevista la possibilità di fotografare, naturalmente senza flash, i reperti esposti. Questo “regalo” (ora capirete il perché del termine) sarà limitato al periodo che va dal 1 dicembre al 7 gennaio, in corrispondenza delle vacanze natalizie. E’ ovvio che l’iniziativa sia stata presa per aiutare il flusso turistico di nuovo in calo dopo gli ultimi attentati terroristici.

Source: egyptianstreets.com

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Per quanto riguarda il museo che andrà a sostituire il precedente, il Grand Egyptian Museum, il ministro ha specificato che ci sarà autonomia amministrativa dal governo egiziano sullo stampo della Biblioteca di Alessandria dal 2002. Una direzione internazionale, grazie a un atto speciale del parlamento, dovrebbe garantire una gestione meno burocratica di quella statale (bisogna ricordare che l’inaugurazione continua ad essere rimandata e, attualmente, è fissata per il 2018) e la formazione dello staff all’estero. La decisione deriva anche e soprattutto dal fatto che gran parte dei finanziamenti dell’opera non siano locali; ad esempio, il solo Giappone ha fornito una somma pari a 300 milioni di dollari.

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1st International Tutankhamun GEM Conference

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Da domani fino al 14 maggio, presso il Grand Egyptian Museum di Giza e il National Museum of Egyptian Civilization di Al-Fustat, si terrà una conferenza internazionale incentrata sul trasferimento in sicurezza dal Museo Egizio del Cairo al GEM del corredo di Tutankhamon. Esperti provenienti da quindici paesi del mondo discuteranno sui metodi migliori per trasportare, conservare ed esporre i preziosi reperti nella nuova Galleria di Tutankhamon (7000 m²) che dovrebbe essere inaugurata nel 2018. I temi degli interventi riguarderanno anche la “tutmania” e la ricerca in generale sul faraone. In ogni caso, l’incontro acquista ancora più rilevanza dopo tutte le polemiche scoppiate negli ultimi mesi sulla cattiva gestione di alcuni oggetti del tesoro, come l’ormai celeberrimo “rincollaggio” della barba della maschera o come il danneggiamento, poi smentito, di una sedia e di un bastone reale.

http://www.gem.gov.eg/index.htm

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Un buco da 300 milioni di dollari per il Grand Egyptian Museum

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Continua l’odissea senza fine del Grand Egyptian Museum, tanto da far sembrare bazzecole i ritardi dell’Expo. Quello che diventerà il più grande museo archeologico del mondo (170.000 m² per oltre 100.000 reperti) avrebbe dovuto essere inaugurato quest’anno; ma, allo stato attuale, anche il 2017 sembra una data utopistica. Soprattutto ora che Mamdouh El-Damaty ha annunciato che c’è bisogno di altri 300 milioni di dollari per la conclusione dei lavori. Infatti, i costi preventivati di 800 milioni sarebbero lievitati fino a 1,1 miliardo a causa, secondo il ministro delle Antichità, dell’indebolimento della lira egiziana nei confronti della moneta statunitense. Così, si torna di nuovo a battere cassa al Giappone tramite la Japan International Cooperation Agency che si era impegnata a contribuire per il 45% della spesa totale e che erogherà altri 140 milioni. Il governo egiziano, invece, ha pronti solo 37 milioni, ma creerà un comitato che, in collaborazione con la JICA, ricercherà nuove risorse di finanziamento.

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