Articoli con tag: Grand Egyptian Museum

Grand Egyptian Museum: nuova data d’apertura e logo ufficiale

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Source: MoA

Ieri mattina (10/06/2018), si è tenuta a Giza una conferenza stampa in cui Khaled el-Enany, ministro delle Antichità, Rania Al-Mashat, ministra del Turismo, Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, e Tarek Tawfik, direttore del Grand Egyptian Museum, hanno lanciato il bando per l’assegnazione dei servizi accessori al nuovo grande museo archeologico. Il GEM, infatti, oltre ai 92.000 m² destinati all’esposizione di 100.000 reperti, ne avrà a disposizione altri 400.000 per parcheggi, sale per conferenze, cinema, ristoranti, caffetterie, centri commerciali, bookshop, ecc.

34872689_1806949022684073_6225482995936002048_nCon l’occasione, è stato presentato il logo ufficiale (immagine a sinistra), ideato dalla società tedesca di design Atelier Brückner. Come spiegato da Tawfik, la forma semplice del disegno richiama la struttura stessa dell’edificio i cui confini laterali sono la prosecuzione prospettica degli assi delle piramidi di Cheope e Micerino. Il colore arancio è quello del sole al tramonto; il font adottato per il nome in arabo, invece, s’ispira all’andamento sinuoso delle dune di sabbia del deserto.

Infine, è stata fornita l’ennesima data di apertura che dovrebbe collocarsi al primo quadrimestre del 2019. Infatti, dopo la fine della prima fase di costruzione del museo prevista per dicembre 2018, sarà visitabile un primo settore del GEM che comprenderà i 5000 oggetti del corredo funerario di Tutankhamon, oltre agli 87 colossi ed enormi elementi architettonici – tra cui la statua alta 11 metri di Ramesse II e la colonna di Merenptah – che saranno posti nell’atrio.

Aggiornamento del 15 giugno 2018

Dopo le numerose critiche, fatte soprattutto da artisti egiziani, al design del logo del GEM ritenuto troppo semplice e poco evocativo della civiltà faraonica, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha assicurato che il logo presentato ufficialmente alla stampa è solo una prova a scopi promozionali, mentre quello definitivo sarà scelto in futuro con un bando internazionale.

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BREAKING NEWS: incendio al Grand Egyptian Museum

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Source: Daily News Egypt

Circa un’ora fa, un vasto incendio è scoppiato nel cantiere del Grand Egyptian Museum di Giza. In particolare, l’area colpita è quella del Palazzo delle Conferenze le cui impalcature sono state avviluppate da alte fiamme e un denso fumo nero.

Nonostante la grande preoccupazione nei confronti dei tanti reperti già trasferiti nel nuovo museo, pare che l’incendio sia stato appena domato dai pompieri senza particolari danni alla struttura, al suo contenuto e agli operai a lavoro. Tuttavia, temo che questo incidente possa far slittare ancora l’apertura parziale prevista per la fine dell’anno, in attesa dell’inaugurazione definitiva del 2022, inshallah.

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Concluso il trasporto al GEM del colosso di Ramesse II

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Source: ON Live

Stamattina si è finalmente concluso il lungo viaggio di Ramesse II. Mancavano solo gli ultimi 400 metri, ma che sono costati la bellezza di 14 milioni di lire egiziane (circa 645 mila euro). D’altronde, se sei alto 11 metri e pesi 83 tonnellate, il conto del trasporto non può che essere salato. Così, alla presenza del ministro delle Antichità Khaled el-Enany e di altre autorità locali e ambasciatori stranieri, è stata appena inaugurata la collocazione finale del colosso di Ramses all’ingresso del Grand Egyptian Museum a Giza. La statua, infatti, accoglierà i visitatori del nuovo museo di cui sarà il reperto più voluminoso. C’è voluta oltre un’ora perché l’enorme rimorchio dell’Arab Contractors portasse il suo passeggero nel punto preposto, il tutto accompagnato dalla colonna sonora dell’Aida e da numerosi giornalisti che hanno trasmesso l’evento in diretta tv (in Egitto piacciono molto questi “mega traslochi” mediatici; immagine in alto). Il ministro ha poi tenuto una conferenza stampa in cui ha spiegato in arabo, inglese e francese la lunga e travagliata storia del gigante.

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Source: weekly.ahram.org.eg

Sì, perché non è il primo spostamento che il grande faraone ha subito. Se proprio vogliamo essere pignoli, il tutto inizia nel XIII sec. a.C. ad Assuan, luogo di estrazione del granito rosso di cui è fatta la statua. Poi bisogna aspettare il 1820, quando venne ritrovata nell’area del Grande Tempio di Ptah a Mit Rahina, l’antica Menfi. E qui rimase per decenni a causa di numerosi tentativi falliti di anastilosi. Solo nel 1954, per volere del presidente Nasser, il colosso fu spostato di circa 30 km verso nord e collocato al centro di Bab Al-Hadid, la piazza rinominata Ramses Square che si trova di fronte alla stazione ferroviaria del Cairo. L’immagine in alto può farvi intuire quanto possa essere deleteria per un monumento la collocazione in un punto nevralgico di una metropoli da oltre 10 milioni di abitanti. Infatti, vibrazioni e smog avevano intaccato sensibilmente la superficie del granito; così, già nel 2002, si è cominciato a progettare un ulteriore spostamento verso una zona più periferica, anche in previsione della costruzione del GEM (e questo la dice lunga sulle tempistiche di realizzazione di questo museo). Il penultimo viaggio è stato effettuato, dopo una prova con una riproduzione, il 25 agosto 2006 attraverso un’interminabile processione di 15 km letteralmente a passo d’uomo (5 km/h; foto in basso).

Arrivato a Giza, il colosso è stato restaurato ed è rimasto oltre 10 anni sotto una ‘tettoia’ costruita appositamente, in attesa della conclusione del Grand Egyptian Museum. Fino, appunto, a questi ultimi giorni in cui, per coprire l’ultimo tratto, è stato ripreso proprio lo stesso veicolo dell’Arab Contractors utilizzato nel 2006.

 

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Danneggiato irreparabilmente il colosso di Eliopoli

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Source: Getty Images

Per Psammetico non c’è pace: dopo le polemiche sui metodi di scavo e le discussioni sull’identificazione del faraone ritratto, ora il colosso di quarzite – recentemente scoperto a Eliopoli – sembra aver subito danni probabilmente irreparabili. Era appena stato trasferito al Grand Egyptian Museum, quando ieri notte – secondo alcuni giornali egiziani – il torso sarebbe caduto dall’altezza di 4 metri e si sarebbe fratturato in almeno 7 pezzi. Sotto il peso di oltre 8 tonnellate, infatti, il pavimento ha ceduto, collassando insieme ai reperti su di esso disposti (pare anche un pilastro iscritto di Seti II da Matariya). Come era prevedibile, ancora non si hanno comunicati dal Ministero delle Antichità. Evidentemente, nella fretta di chiudere un cantiere che si protrae ormai da troppo tempo, i costruttori del museo non avranno effettuato i lavori in regola.

Fonte: https://tinyurl.com/z658abr

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Grand Egyptian Museum: inaugurazione per la metà del 2018?

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Source: egyptianstreets.com

Prendetela con il solito beneficio del dubbio: è stata diramata l’ennesima data ufficiale di apertura del Grand Egyptian Museum, il mastodontico museo che, all’ombra delle piramidi di Giza, andrà a raccogliere oltre 100.000 reperti, compresi i 3500 del corredo di Tutankhamon. L’inaugurazione – prevista per il 2015, poi 2016 e ancora 2017 – ora è stata spostata alla metà del 2018 dal ministro delle Antichità El-Enany. Sarebbe comunque un’apertura parziale perché per quella definitiva bisognerà aspettare almeno il 2022. I continui ritardi (la posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005) sono da imputare all’attuale crisi politica e, conseguentemente, economica del Paese; non a caso, El-Enany ha aggiunto che ci vorranno 2 miliardi di lire egiziane (circa 112 milioni di euro) per riaprire 20 musei chiusi dal 2011. Di questi, negli ultimi due anni, hanno riaperto i battenti solo il Museo d’Arte Islamica del Cairo, il Museo degli scavi di Elefantina, il Mallawi Museum e quelli di Sohag e di Kom Aushim.

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Il Giappone finanzierà il completamento del Grand Egyptian Museum

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Source: moic.gov.eg

Lunedì scorso, a Giza, la ministra egiziana della Cooperazione Internazionale, Sahar Nasr, e l’ambasciatore giapponese al Cairo, Takehiro Kagawa, hanno firmato un accordo per il finanziamento della seconda fase di costruzione del Grand Egyptian Museum. Il documento è stato sottoscritto anche dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, e da Teruyuki Ito, capo della Japan International Cooperation Agency che fornirà i 460 milioni di dollari necessari per la chiusura del cantiere (con un tasso di interesse dell’1,4% per 25 anni). L’agenzia nipponica aveva erogato una somma simile già nel 2006, all’inizio dei lavori, ma l’Egitto ha chiesto un nuovo prestito a causa dell’impennata dei costi previsti, da 800 milioni a 1,1 miliardi, dovuta anche alla svalutazione della lira egiziana nei confronti della moneta statunitense.

Si spiegano così, in parte, i gravi ritardi nella realizzazione del GEM che, al momento, è solo al 50% (come si vede dallo sfondo della foto). Una parziale apertura dovrebbe coincidere con il completamento della prima fase del progetto, alla fine del 2017, mentre bisognerà aspettare il 2022, inshallah, per vedere pronto quello che sarà il più grande museo archeologico del mondo con oltre 100.000 reperti esposti in un’area di 170.000 m² all’ombra delle piramidi.

http://www.moic.gov.eg/Front/Media/NewsDetail.aspx?MedId=7761

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Grand Egyptian Museum: verso l’apertura parziale nel 2017

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Source: architectsjournal.co.uk

Da oltre un anno, ormai, continua ininterrotto il flusso di reperti dal Museo Egizio del Cairo e da altre collezioni del Paese verso quella che sarà la più grande esposizione archeologica del mondo, ma che, al momento, è solo un gigantesco cantiere. Il Grand Egyptian Museum di Giza comincia ad avere tempistiche degne della Salerno-Reggio Calabria e l’ultima previsione poneva nel 2018 la fine dei lavori; tuttavia, un recente comunicato del Ministero delle Antichità – il trasferimento del tesoro di Tutankhamon al GEM alla fine del 2016 – presagiva che potessero esserci novità. Il ministro El-Enany, infatti, ha affermato che lo scopo è terminare la prima fase del progetto entro dicembre così da aprire almeno alcune sezioni del museo verso la metà del 2017.

Il museo di Piazza Tahrir non sarà sostituito completamente e continuerà a conservare alcuni pezzi che, quindi, avranno gli spazi che meritano. Inoltre, per le prossime settimane, anche grazie al nuovo sistema d’illuminazione, è previsto un prolungamento dell’apertura, dalle 17:00 alle 21:00, il giovedì e la domenica. Tra questo mese e il prossimo, invece, ci saranno le riaperture del Museo d’Arte Islamica del Cairo – colpito dall’attentato del gennaio del 2014 – e del Mallawi Museum – depredato nell’agosto del 2013 con 69 reperti che mancano ancora all’appello -.

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Il tesoro di Tutankhamon sarà spostato al GEM alla fine dell’anno

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Source: english.ahram.org.eg

Dopo oltre 80 anni, il tesoro di Tutankhamon lascerà il Museo Egizio del Cairo. Il ministro El-Enany, infatti, ha annunciato che, alla fine del 2016, tutti gli oggetti del corredo funerario della KV62 saranno trasferiti nel Grand Egyptian Museum di Giza seguendo quei pezzi mai esposti prima – come le decorazioni d’oro dei carri da guerra – che erano già stati spostati per il restauro in attesa dell’inaugurazione definitiva del nuovo museo che viene rimandata ormai da anni e che, per ora, è prevista per il 2018. Tuttavia, questo significherebbe privarsi almeno per un anno di una delle più grandi attrattive turistiche del paese: difficile crederlo…

Ricordo che il GEM sarà – chissà quando – il più grande museo archeologico del mondo con 470 mila m² e 100.000 reperti esposti che comprenderanno anche le due barche solari di Cheope. La posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005.

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Dal GEM, le ultime notizie sulla tomba di Tutankhamon

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Source: news.discovery.com

Si è da poco conclusa, presso il Grand Egyptian Museum di Giza, la seconda conferenza internazionale dedicata a Tutankhamon (6-8 maggio). Particolarmente attesa era la terza e ultima giornata che aveva come oggetto le recenti indagini nella tomba alla ricerca di eventuali camere nascoste. Grazie alla cronaca live di studiosi e giornalisti accorsi all’evento (@AUCPressDir, @Pastpreservers, @terrygarcia ecc.), ho potuto seguire la discussione che ha dato spunti interessanti. Ad esempio, si è chiarito finalmente il motivo della clamorosa mancanza di dichiarazioni nella conferenza stampa del primo aprile. Infatti, l’ex ministro delle Antichità, Mamdouh Eldamaty, ha ammesso che la seconda serie di scansioni con il georadar, definita inconcludente, non può confermare i risultati delle prima a causa di troppi rumori di fondo. Si necessitano, quindi, altre analisi con georadar e infrarossi che andranno calibrate sfruttando la già nota KV5, la tomba dei figli di Ramesse II. Eldamaty ha aggiunto che solo al raggiungimento del 100% delle certezze, si procederà con l’inserimento di una sonda endoscopica in un piccolo foro nella parete. In quel caso, l’eventuale sepoltura obliterata potrebbe appartenere più a Kiya o a Tiye che a Nefertiti. Dal canto suo, Hirokatsu Watanabi, l’esperto giapponese che ha effettuato il primo esame lo scorso novembre, è ancora sicuro che dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria ci siano dei vuoti. L’ultimo a prendere la parola è stato Zahi Hawass, da sempre scettico e più volte molto diretto nel criticare Reeves e la sua teoria. L’ex segretario generale dello SCA – presentatosi rassicurando di non voler attaccare nessuno, ma smentendosi subito prendendosela soprattutto con Eldamaty – ha ricordato che Reeves aveva già fallito nel 2000 quando, nell’ambito dell’Amarna Royal Tombs Project, aveva erroneamente interpretato come una nuova tomba (la KV64, nomenclatura poi passata nel 2012 a una sepoltura di XVIII din. riutilizzata per la cantante di Amon Nehmes Bastet della XXII din.) un’anomalia rilevata con il GPR. Infine, ha chiesto a Watanabe di pubblicare i suoi dati e ha proposto la formazione di un comitato internazionale, composto da egittologi e da tecnici, per la terza serie di scansioni.

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Spariti 157 reperti da Saqqara. Chi è il colpevole?

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Source: panoramio.com/photo/47054807

Ennesima falla nel sistema di tutela del patrimonio archeologico egiziano che viene a galla dopo anni. Zakaria Abdel-Aziz Osman, Procuratore Generale d’Egitto dopo la recente morte in un attacco terroristico del suo predecessore Hisham Barakat, ha inviato un rapporto ufficiale al ministro delle Antichità Mamdouh El-Damaty e al direttore delle gallerie archeologiche di Saqqara, accusandoli di avere responsabilità dirette sulla sparizione di 157 reperti dall’Imhotep Museum (vedi foto). Per questo motivo, è stata chiesto per i due il divieto di lasciare il Paese. L’indagine è partita dopo il sequestro, da parte dell’Interpol, di un rilievo in calcare che stava per essere messo all’asta in Svizzera, ma che originariamente era esposto nella Galleria 1 del piccolo museo situato all’ingresso dell’area archeologica di Saqqara. Una fonte interna avrebbe confermato che il furto risalirebbe a tre anni fa.

Mohamed Ramadan, portavoce del ministro, ha ammesso il misfatto, ma ha specificato che l’allora capo del dicastero era Mohamed Ibrahim. Inoltre, ha aggiunto che già nel 2014 era stata presentata una denuncia per presunte irregolarità nel trasferimento di alcune opere dalla Galleria 1 al nuovo Grand Egyptian Museum di Giza imputabili alla commissione di archeologi preposta su cui, a questo punto, ricadrebbe ogni responsabilità. Nel frattempo, è stato disposto l’inventario di tutti i pezzi conservati nell’Imhotep Museum.

 

 

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