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“Tutankhamon” – miniserie TV (blooper egittologici)

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Stasera e domani (22-23 maggio), andrà in onda su Focus (canale 56 del digitale terrestre) la miniserie inglese “Tutankhamun”, qui in Italia presentata con il titolo “Tutankhamon”. Da non confondere con l’orripilante “TUT” di cui – ahimè – ho già scritto, questo dramma storico prodotto dalla ITV e diretto da Peter Webber (“La ragazza dall’orecchino di perla”, “Annibal Lecter – Le origini del male”) parla in 4 episodi della scoperta nel 1922 della KV62. Il protagonista, quindi, non è il ‘faraone fanciullo’ ma Howard Carter che, dopo mille difficoltà e insuccessi, riesce ad effettuare il ritrovamento archeologico più importante della storia. L’idea del racconto biografico applicata all’Egitto è sicuramente una ventata di novità per un’ambientazione cinematografica quasi sempre fossilizzata sui soliti personaggi: mummie e Cleopatra (anche se, a dir la verità, Tutankhamon non è proprio un argomento inedito). Dopo questo esempio, infatti, sarebbe interessante vedere altre produzioni incentrate sui grandi nomi dell’egittologia, dagli albori della disciplina all’introduzione del metodo scientifico, come Belzoni, Champollion, Petrie (che fa una comparsata anche in questa serie) e molti altri la cui vita, senza dover romanzare troppo, sarebbe perfetta per un film. Per il momento, accontentiamoci di “Tutankhamun” che, fra l’altro, presenta una trama piuttosto aderente alla realtà (verificabile leggendo i diari e il giornale di scavo originali). Al di là di due particolari punti che – come vedremo – lasciano perplessi, non ci sono grossolani errori, a testimonianza di una ricerca a monte abbastanza accurata. L’attendibilità storica, però, non è accompagnata da una sceneggiatura avvincente rendendo la serie spesso lenta nonostante i mille spunti, anche avventurosi, a disposizione.

Ho scritto questo articolo mesi fa, dopo aver visto la versione originale nell’ottobre 2016, quindi spero non abbiano stravolto troppo la narrazione con il doppiaggio italiano. In ogni caso, leggete pure la recensione senza pensare ad eventuali spoiler, tanto sapete già come va a finire la storia, no?

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Come detto, i problemi principali che inficiano la credibilità generale della serie sono due, tra cui la scelta di Max Irons per ricoprire il ruolo principale. L’aitante modello trentenne è troppo lontano anagraficamente da Howard Carter che, al momento della scoperta, aveva 48 anni. In questo caso, l’utilizzo dell’attore belloccio di turno non serve solo ad attrarre il pubblico femminile ma anche a giustificare l’altra falla nella trama: la strage di cuori che Carter lascia dietro di sé. L’archeologo britannico, infatti, non solo intraprende una relazione d’amore con Lady Evelyn Herbert (Amy Wren), figlia di Lord Carnarvon – speculazione senza alcuna prova e criticatissima dai discendenti del Conte, ma giustificata dallo sceneggiatore Guy Burt come un ‘persistente rumor’ -, ma ha anche un flirt con la povera Maggie Lewis (Catherine Steadman), membro della missione a Tebe del Metropolitan Museum, prima sedotta e poi abbandonata. In questo caso, nessun lontano parente si è lamentato, non per merito di una maggior apertura mentalmente, ma perché la Lewis è un personaggio inventato. Tutti gli altri egittologi, invece, sono reali: Norman de Garis Davies, Herbert Winlock, Arthur Mace, Harry Burton, Arthur Callender ecc.

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La cosa che mi spaventava di più era il modo in cui sarebbe stata presentata la fantomatica Maledizione di Tutankhamon; fortunatamente, però, in questo caso gli autori si sono attenuti alla verità. Viene infatti mostrata la morbosa attenzione che i media avevano nei confronti della scoperta che s’infranse contro la vendita dell’esclusiva (qui erroneamente attribuita a Carter quando invece fu opera di Carnarvon) al giornalista Arthur Merton del Times. Solo per questo motivo, gli altri giornali cominciarono a inventarsi bufale per vendere più copie. Nella serie viene effettivamente mostrato che il Conte (Sam Neill) morì per un’infezione provocata dal taglio di una puntura di zanzara e il famoso canarino, che sarebbe stato ingoiato da un cobra al momento dell’apertura della tomba, appare – vivo e vegeto – solo come riferimento alla storia. Di tutto questo, però, non era stato informato il ragno velenoso che ha morso Amy Wren mandandola in ospedale durante le riprese in Sud Africa (dove è stata ricreata la Valle dei Re)!

Una cosa che ho apprezzato particolarmente è stata l’attenzione nei confronti delle foto di Burton, spesso rinscenate con dovizia di particolari come si può vedere nell’esempio in basso.

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Infine, menzione d’onore per il sedere del grande egittologo Flinders Petrie che esce nudo da una tomba per andare a bere un gin tonic fatto con alcol etilico e acido citrico. No comment…

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Tomba di Nefertiti-Tutankhamon: saranno ricercatori italiani a chiudere il caso?

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Nell’affaire “Tutferiti”, ormai non ci si capisce più niente con comunicati e smentite che si rincorrono da oltre un anno. Così, penso sia necessario un ‘riassunto delle puntate precedenti’ (in ogni caso, potete approfondire ogni passaggio cercando l’articolo relativo sul blog):

  • luglio 2015: l’egittologo Nicholas Reeves sconvolge il mondo dell’archeologia con una pubblicazione in cui afferma che, dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria di Tutankhamon, si nasconderebbero stanze sconosciute appartenenti alla tomba di Nefertiti;
  • agosto 2015: Reeves si reca in Egitto e convince il ministro delle Antichità, Mamdouh el-Damaty, a iniziare nuove studi nella KV62;
  • settembre 2015: una prima indagine preliminare visiva sembra confermare l’ipotesi, quindi si procede con mezzi archeometrici;
  • 4 novembre 2015: tecnici dell’Università del Cairo e dell’HIP.institute, utilizzando una termocamera, individuano anomalie nelle aree interessate;
  • 28 novembre 2015: El-Damaty annuncia che, dopo tre giorni di scansioni con georadar effettuate dal giapponese Hirokatsu Watanabe, tutto farebbe pensare alla presenza di vuoti dietro i due muri;
  • 17 marzo 2016: vengono ufficializzati i dati elaborati delle prospezioni di Watanabe che si dice sicuro al 90% dell’esistenza delle stanze e addirittura di una serie di oggetti metallici e organici; di conseguenza, il ministro del Turismo si avventura in audaci dichiarazioni parlando già di “tesori nascosti”;
  • 1 aprile 2016: dopo una seconda prospezione con georadar, questa volta ad opera di tecnici americani della National Geographic Society, il nuovo ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, a differenza del suo predecessore, non fornisce alcuna informazione rimandando il tutto a una terza scansione prevista per maggio;
  • 8 maggio 2016: durante la Second International Tutankhamun Conference al GEM, el-Damaty, senza entrare nel merito, ammette che i risultati della seconda scansione sono stati inconcludenti e contraddittori, mentre el-Enany rinvia a data da destinarsi il terzo esame;
  • ottobre 2016: i mesi di silenzio sull’argomento vengono rotti da Zahi Hawass, da sempre scettico in merito, che prima annuncia per novembre una nuova prospezione con un georadar russo e poi, invitato alla BMTA di Paestum, sposta la data a dicembre/gennaio.

Ed eccoci finalmente all’attualità. Quando aspettavo novità da Hawass (il 17 febbraio sarà al tourismA di Firenze), esce un articolo de La Stampa con l’intervista a Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino e già protagonista della ricerca che ha confermato l’origine meteoritica del ferro di uno dei pugnali di Tutankhamon. A quanto pare, a dicembre, il Ministero delle Antichità avrebbe affidato a un team italiano la terza serie di scansioni con georadar che dovrebbe dare il verdetto definitivo. Il “Progetto VdR Luxor”, così, vede il coinvolgimento dell’Università di Torino, di alcune aziende private, come la Geostudi Aster di Livorno, e dalla Fondazione Novara Sviluppo. Oltre alle analisi della KV62, l’obiettivo della missione comprenderebbe anche la nuova mappatura geofisica dell’intera Valle dei Re con strumenti che possono sondare il terreno fino a 10 metri di profondità e, probabilmente, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana per le immagini da satellite. In attesa di partire per l’Egitto, Porcelli ha affermato che ci vorrà una settimana per acquisire i dati e due per interpretarli al meglio e non fantasiosamente – sospetto della squadra – come nei casi precedenti.

A questo punto, sono ancora più curioso di sentire cosa dirà Hawass a Firenze…

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Zahi Hawass: a novembre nuovi esami nella tomba di Tutankhamon

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Source: Getty Images

Dopo il primo grande clamore scatenato dalla tesi di Nicholas Reeves sull’eventuale presenza della sepoltura di Nefertiti nella tomba di Tutankhamon, gli ultimi cinque mesi sono stai caratterizzati da un silenzio assordante. Infatti, con il nuovo ministro delle Antichità  Khaled el-Enany e dopo una seconda serie di esami che sembravano mettere in discussione la precedente sicurezza riguardo a camere nascoste dietro le pareti Nord e Ovest della camera funeraria,  dall’Egitto non è emersa più alcuna novità.

Fino a qualche ora fa, quando Zahi Hawass (chi altri poteva rompere il silenzio!), scavalcando la normale prassi per gli annunci ufficiali del Ministero, ha affermato che, il prossimo novembre, una squadra russa effettuerà ulteriori prospezioni con georadar nella KV62. La notizia è stata data durante un’intervista a “This Morning”, programma TV dell’emittente inglese ITV in cui l’archeologo egiziano è intervenuto per rispondere a domande del presentatore Phillip Schofield in occasione del lancio della miniserie “Tutankhamun”. Che sia la volta buona? In ogni caso, proverò a chiedere maggiori informazioni direttamente ad Hawass durante la sua conferenza del 29 ottobre alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.

Ecco il video dalla pagina Facebook del programma: https://www.facebook.com/ThisMorning/videos/10154800537497122/ 

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Dal GEM, le ultime notizie sulla tomba di Tutankhamon

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Source: news.discovery.com

Si è da poco conclusa, presso il Grand Egyptian Museum di Giza, la seconda conferenza internazionale dedicata a Tutankhamon (6-8 maggio). Particolarmente attesa era la terza e ultima giornata che aveva come oggetto le recenti indagini nella tomba alla ricerca di eventuali camere nascoste. Grazie alla cronaca live di studiosi e giornalisti accorsi all’evento (@AUCPressDir, @Pastpreservers, @terrygarcia ecc.), ho potuto seguire la discussione che ha dato spunti interessanti. Ad esempio, si è chiarito finalmente il motivo della clamorosa mancanza di dichiarazioni nella conferenza stampa del primo aprile. Infatti, l’ex ministro delle Antichità, Mamdouh Eldamaty, ha ammesso che la seconda serie di scansioni con il georadar, definita inconcludente, non può confermare i risultati delle prima a causa di troppi rumori di fondo. Si necessitano, quindi, altre analisi con georadar e infrarossi che andranno calibrate sfruttando la già nota KV5, la tomba dei figli di Ramesse II. Eldamaty ha aggiunto che solo al raggiungimento del 100% delle certezze, si procederà con l’inserimento di una sonda endoscopica in un piccolo foro nella parete. In quel caso, l’eventuale sepoltura obliterata potrebbe appartenere più a Kiya o a Tiye che a Nefertiti. Dal canto suo, Hirokatsu Watanabi, l’esperto giapponese che ha effettuato il primo esame lo scorso novembre, è ancora sicuro che dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria ci siano dei vuoti. L’ultimo a prendere la parola è stato Zahi Hawass, da sempre scettico e più volte molto diretto nel criticare Reeves e la sua teoria. L’ex segretario generale dello SCA – presentatosi rassicurando di non voler attaccare nessuno, ma smentendosi subito prendendosela soprattutto con Eldamaty – ha ricordato che Reeves aveva già fallito nel 2000 quando, nell’ambito dell’Amarna Royal Tombs Project, aveva erroneamente interpretato come una nuova tomba (la KV64, nomenclatura poi passata nel 2012 a una sepoltura di XVIII din. riutilizzata per la cantante di Amon Nehmes Bastet della XXII din.) un’anomalia rilevata con il GPR. Infine, ha chiesto a Watanabe di pubblicare i suoi dati e ha proposto la formazione di un comitato internazionale, composto da egittologi e da tecnici, per la terza serie di scansioni.

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Tomba di Tutankhamon: nuove scansioni previste a fine mese

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Source: elperiodico.com

Si è da poco conclusa la tanto attesa conferenza stampa tenutasi di fronte alla scalinata della tomba di Tutankhamon. Khaled el-Enany, però, non ha fornito i dati che tutti aspettavano. Mostrandosi molto più prudente del suo predecessore, il nuovo ministro delle Antichità ha affermato che non saranno più fornite ipotesi fino al raggiungimento del 100% delle certezze; tuttavia, ha aggiunto che i risultati ottenuti non contraddicono i precedenti. Proprio per questo motivo, è prevista un’altra scansione per fine mese con un radar di diverso tipo per confermare la presenza delle due camere nascoste e una conferenza stampa fissata per l’8 maggio. Questa volta, sarà eseguita una misurazione verticale dall’esterno che può raggiungere i 40 metri di profondità.

Le nuove scansioni, 40 in 10 ore, sono state effettuate ieri pomeriggio da una squadra di esperti egiziani – tra cui anche l’ex ministro El-Damaty che ha dato il via al progetto – e di tecnici americani della National Geographic Society che hanno fornito la strumentazione. Il georadar, modello SIR 4000 con antenne da 400 e 900 Mhz, è ancora più sofisticato del precedente che era stato utilizzato dal giapponese Hirokatsu Watanabe.

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Bufale eGGizie*: la maledizione di Tutankhamon

 

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Source: rarenewspaper.com

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

 

Il 2015 è stato senza dubbio l’anno di Tutankhamon e sono sicuro che questo trend sarà confermato anche per i prossimi mesi con il proseguimento delle indagini sulle camere nascoste. Quindi, colgo l’occasione per aprire il 2016 chiarendo alcune leggende metropolitane che circolano da quasi un secolo attorno alla KV62 e che, tutt’oggi, sono ancora materia prima per libri e documentari. La straordinaria importanza del ritrovamento della tomba scatenò da subito una vera e propria tutmania che influenzò l’arte e la moda dell’epoca. Ovviamente, una sepoltura intatta piena di tesori spettacolari e migliaia di altri oggetti mai toccati da millenni non poteva non attirare l’attenzione dei giornali che, ben presto, cominciarono a pubblicare strane notizie che accrebbero in modo esponenziale la curiosità dei lettori: nacque così la maledizione di Tutankhamon.

Prima di arrivare alla maledizione, però, va fatta una veloce carrellata degli eventi che portarono alla scoperta. Il tutto partì dai problemi fisici di George Edward Stanhope Molyneux Herbert, V conte di Carnarvon (che, per ovvi motivi, da ora in poi chiamerò solo Lord Carnarvon), costretto a recarsi in Egitto fin dal 1903 per svernare nei mesi più freddi e alleviare una grave affezione respiratoria. Qui, dotato di un forte amore per l’antiquariato, fondi illimitati e tanto tempo libero, si mise a scavare per conto suo ma con scarsi risultati; così, su consiglio del direttore generale delle Antichità egizie Gaston Maspero, si affidò a un giovane Howard Carter che, a causa di un incidente diplomatico con alcuni turisti francesi, era rimasto senza impiego. I due riuscirono a ottenere una concessione per lavorare nella Valle dei Re solo nel 1917 e passarono anni senza soddisfazioni… fino al 4 novembre 1922 e a quegli scalini che condussero alla più grande scoperta archeologica del XX secolo. La vera portata dell’evento, però, fu chiara solo il 26 novembre quando Carter, aprendo un piccolo varco nella seconda porta sigillata, esclamò la celeberrima frase: «Yes, it is wonderful». Parole diffuse al mondo per la prima volta il 30 novembre dal giornalista Arthur Merton sulle pagine del Times a cui Lord Carnarvon poi venderà, il 9 gennaio, l’esclusiva per 5000 sterline e il 75% di tutti i profitti derivanti dalla vendita degli articoli all’estero. Il resto della stampa era costretto a pubblicare quasi sempre notizie di seconda mano e lo stesso governo egiziano si ritrovò nella paradossale situazione di leggere su quotidiani stranieri ciò che accadeva sul proprio territorio nazionale. Come anticipato, Tutankhamon si rivelò un vero business da subito e gli altri giornali fecero di tutto per spartirsi la torta dei guadagni, come raccontare misteriosi avvenimenti accaduti ai membri della missione archeologica. Ad esempio, quando la maledizione non aveva ancora mietuto alcuna “vittima”, il New York Times riportava che, il giorno dell’apertura della tomba, il canarino di Carter era stato inghiottito da un cobra reale (qui l’articolo del 22 dicembre 1922). Non è chiaro se a raccontare questa storia sia stato James Henry Breasted, che aveva anch’egli lavorato alla KV62, ma è sicuro che un altro egittologo, Arthur Weigall, l’abbia interpretata come un presagio nefasto. Senza ammetterlo direttamente, insinuando il dubbio come fanno oggi alcune trasmissioni televisive, scrisse che si trattava di una strana coincidenza, soprattutto se riportata al fatto che Meretseger, la dea protettrice della Valle dei Re, aveva proprio le fattezze del rettile. Purtroppo, la cosa diede una certa credibilità a tutti gli eventi sovrannaturali seguenti proprio perché confermata da uno studioso del campo; ma pochi sanno che Weigall era stato assunto dal Daily Mail come corrispondente a Luxor per seguire le fasi dello scavo. Evidentemente, in questo caso, il professionista aveva anteposto il denaro alla deontologia.

Era solo la prima avvisaglia che esplose in una serie di titoli sensazionalistici (come quello in foto del Detroit News del 6 aprile) dopo la morte di Lord Carnarvon avvenuta il 5 aprile 1923 a causa di una puntura d’insetto sul volto tagliata durante la rasatura della barba che portò a setticemia e a polmonite. Due settimane prima, quando il conte era già ricoverato in condizioni critiche in un ospedale del Cairo, la scrittrice Marie Corelli pubblicò una lettera sul magazine New York World :

«I cannot but think some risks are run by breaking into the last rest of a king in Egypt whose tomb is specially and solemnly guarded, and robbing him of his possessions. According to a rare book I possess … entitled The Egyptian History of the Pyramids [an ancient Arabic text]… the most dire punishment follows any rash intruder into a sealed tomb. The book names “secret poisons enclosed in boxes in such wise that those who touch them shall not know how they come to suffer”. That is why I ask, Was it a mosquito bite that has so seriously infected Lord Carnarvon?»

 

I giornali non aspettavano altro e rilanciarono il testo ovunque. Quando poi anche Arthur Conan Doyle si occupò dell’accaduto, fu lanciata ufficialmente la Maledizione del faraone. L’autore di Sherlock Holmes aveva già parlato della morte di un suo amico, il dottor Bertram Fletcher Robinson, secondo lui dovuta a qualche male che lo avrebbe colpito dopo aver compiuto degli studi su una mummia del British Museum. Così, intervistato da un giornalista del Times anche sulla dipartita del conte, aggiunse che poteva essere stata causata da una “maledizione” o comunque dall’intervento di qualche “spirito elementale” invocato a protezione della tomba dagli antichi sacerdoti. In tempi molto più recenti, alcuni hanno addirittura collegato questa morte con quella della contessa Vacca Augusta avvenuta nel 2001 nella Villa Altachiara di Portofino, fatta costruire nel 1874 per Carnarvon e quindi considerata maledetta… Tornando a noi, poco contava che Doyle si guadagnasse da vivere inventando storie fantastiche (fra l’altro, in “Lot n°249” del 1892, scrisse proprio di una mummia che si risveglia a Oxford dopo la lettura di una formula magica su un papiro); titoli con “The Curse of King Tut” cominciarono a vedersi associati a sempre più numerose scomparse o fatti misteriosi: improvvisi blackout al Cairo e a Londra, una macchia scura sulla guancia della mummia di Tut nello stesso punto in cui Carnarvon era stato punto, la morte del cane del conte e la scoperta di maledizioni legate ad Anubi. Secondo i quotidiani dell’epoca, “La morte scenderà su agili ali per colui che profanerà la tomba del faraone”, o varianti simili, sarebbe stato il testo inciso su una delle porte sigillate che avrebbe spinto gli operai a mettere in guardia Carter. Tralasciando il fatto che dubito che i locali sapessero leggere l’arabo, figuriamoci il geroglifico, non esiste alcuna iscrizione del genere nella tomba di Tutankhamon. Per rendersene conto, basta vedere le foto originali di Harry Burton.

Sebbene esistessero rare formule d’esecrazione nei confronti dei profanatori di tombe, leggende nate attorno a questo tipo di maledizioni nacquero ben prima della decifrazione della lingua egiziana da parte di Champollion e quindi della possibilità di leggerne il contenuto. Forme di superstizione legate ai luoghi di sepoltura sono esistite fin dall’antichità non solo in Egitto e si sono evolute nei racconti del terrore della, per certi versi macabra, epoca vittoriana e nei primi film horror con la nascita del cinema. “La mummia” del 1932 con Boris Karloff sfruttò il clamore che ancora non si era spento dieci anni dopo la scoperta di Carter, ma ancor prima erano stati girati “Die Augen der Mumie Ma” nel 1918 e il cortometraggio Cléopâtre” addirittura nel 1899. Quindi, la Maledizione di Tutankhamon è nata da un background di credenze già esistenti e non dalla conoscenza degli antichi testi egizi.

Il fattore sovrannaturale che colpì maggiormente il pubblico fu la lunga serie di morti inspiegabili tra le persone che, per un verso o per l’altro, avevano avuto un ruolo nella scoperta. Malattie, avvelenamenti, omicidi, incidenti erano riportati quotidianamente fino a superare le 20 scomparse dal 1923 al 1935, come quella del coautore con Carter della prima pubblicazione, Arthur Cruttenden Mace, o il curatore della collezione egizia del Louvre, Georges Aaron Bénédite, entrambi deceduti nel 1926. Gli scettici più frettolosi hanno provato a giustificare queste dipartite con l’istoplasmosi, cioè l’infezione polmonare provocata dall’inalazione di spore velenose contenute nel guano dei pipistrelli. Infatti, un tale pericolo è concreto per chi lavora in  ambienti sotterranei, ma la tomba era sigillata e non presentava resti di volatili. Allora come spiegare questo concatenamento di morti? Più semplicemente, basta scorrere la lista delle vittime della maledizione e fare un paio di calcoli. Qualcuno ci ha pensato prima di me. Ad esempio, Mark Nelson, in un articolo pubblicato nel 2002 sul British Medical Journal, ha evidenziato che tra i 25 europei presenti all’ingresso nella tomba, all’apertura del sarcofago o all’autopsia della mummia, l’età media di morte supera i 70 anni dopo un ventennio circa dal “contatto”. Carter, primo indiziato per un’eventuale vendetta del faraone, morì a 65 anni nel 1935; Lady Evelyn, figlia del conte, arrivò al 1980; Richard Adamson, capo sicurezza della spedizione, addirittura al 1982. Appare evidente, quindi, che si trattasse solo di trovate pubblicitarie, di espedienti degli editori per far vendere più copie in mancanza di notizie vere monopolizzate dal Times. Ma i giornalisti non si fermarono alla fantasiosa interpretazione esoterica di morti vere; spesso, inventarono quelle di personaggi mai esistiti o scrissero “coccodrilli” per uomini vivi e vegeti. Avranno fatto gli scongiuri, ad esempio, il chimico forense Alfred Lucas e l’anatomista Douglas Derry, fatti fuori da diversi pennivendoli, compreso Weigall, subito dopo la loro partecipazione all’autopsia dell’11 novembre 1925 e che, invece, vissero rispettivamente fino a 78 (1945) e 87 anni (1969).

 

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Reeves: la maschera di Tutankhamon era di Nefertiti

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

Ormai  è certo che nella tomba di Tutankhamon ci siano due stanze nascoste, ma a Nicholas Reeves questo non basta e continua imperterrito a pubblicare articoli che proverebbero la sua teoria principale secondo la quale, dietro quei muri, ci sarebbe la sepoltura di Nefertiti. Quest’idea era stata espressa già da tempo, soprattutto in riferimento all’oggetto più famoso proveniente dalla KV62: la maschera funeraria d’oro.

Secondo l’egittologo britannico, infatti, la maschera non sarebbe stata realizzata originariamente per Tutankhamon ma per una donna. Solo in un secondo momento, a causa della morte improvvisa del faraone, l’oggetto sarebbe stato riutilizzato cambiandone in parte i connotati. La stessa cosa sarebbe successa anche con il sarcofago aureo più interno. Finora, però, i suoi ragionamenti si erano fermati su osservazioni tutt’altro che probanti come la diversa composizione dell’oro del nemes (22,5 carati) rispetto a quella del volto (18,4 carati); quest’ultima porzione sarebbe stata sostituita al momento del “riciclo”. Un altro indizio si troverebbe nella presenza di buchi ai lobi delle orecchie, caratteristica molto rara nelle rappresentazioni dei sovrani maschi e, quindi, più adatta a un utilizzo femminile.

Con il recente restauro* della barba posticcia, però, si è prospettata la possibilità di analizzare da vicino la maschera e, da una foto scattata al cartiglio reale (vedi in alto), è arrivata quella che potrebbe essere la prova del nove. Tra i geroglifici del praenomen di Tutankhamon, Neb-Kheperu-Ra (“Ra è signore delle manifestazioni”), si intravedono segni leggeri riconducibili a una precedente iscrizione mantenuta solo in minima parte. Reeves, in collaborazione con specialisti del calibro di Ray Johnson (University of Chicago, Oriental Institute) e Marc Gabolde (Université Paul Valéry – Montpellier III), ha provato a ricostruire la titolatura cancellata per arrivare al nome del vero proprietario. Nel disegno in basso realizzato da Gabolde, si vedono le tracce precedenti in rosso, l’attuale cartiglio in verde e quello originario in arancio: anx-xprw-ra mr(.t) nfr-xprw-ra, “Ankhkheperura amata da Neferkheperura (nome d’intronizzazione di Amenofi IV)”. Il predecessore di Tutankhamon, quindi, sarebbe Ankhkheperura Neferneferuaten, co-reggente di Akhenaton e meglio conosciuta come Nefertiti. Poi, con il passaggio della maschera al “faraone bambino”, il cartiglio sarebbe stato accorciato creando spazio per la formula mAa-xrw, “giusto di voce”.

Immagini e articolo originale nel Journal of Ancient Egyptian Interconnections vol. 7 n°4.

*Il restauro è stato completato e la maschera sarà di nuovo esposta al pubblico il 16 dicembre dopo una conferenza stampa del ministro El-Damaty.

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

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Il radar conferma la teoria di Reeves: ci sono due camere nascoste nella tomba di Tutankhamon!

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Source: news.nationalgeographic.com

Ci siamo! Tutto il mondo aspettava questa notizia da mesi; notizia che potrebbe portare a una delle più grandi scoperte archeologiche del XXI secolo: nella tomba di Tutankhamon ci sono due camere nascoste!

Si è appena conclusa la conferenza stampa di Mamdouh El-Damaty che, presso la Carter’s House all’imbocco della Valle dei Re, ha reso pubblici i risultati preliminari degli esami effettuati con georadar all’interno della KV62. Il ministro delle Antichità, giustamente, ancora non ha fornito la certezza assoluta parlando del 90% di possibilità che, dietro il muro settentrionale della Camera funeraria, ci sia una camera o un’altra tomba; Nicholas Reeves, l’autore della geniale intuizione, definisce i primi dati “incoraggianti e intriganti”; meno diplomatico è, invece, Hirokatsu Watanabe (nella foto), l’esperto giapponese che ha effettuato i rilevamenti con un sofisticato radar della Koden e che, senza giri di parole, ha confermato la teoria dell’egittologo britannico.

Lo strumento è stato prima tarato nella KV5 (la Tomba dei figli di Ramesse II), sepoltura che presenta ancora corridoi noti ingombri di detriti, e poi è stato utilizzato per tre giorni nella stanza del sarcofago di Tutankhamon. Sulla parete nord, proprio in corrispondenza delle lesioni osservate sulle immagini ad alta definizione della Factum Arte, Watanabe ha individuato un netto salto di materiale, una transizione non graduale dalla pietra solida a un vuoto molto profondo che è perfettamente verticale e perpendicolare al soffitto. Tutto fa pensare che ci sia un passaggio obliterato. Un’altra porta nascosta sarebbe stata identificata nella parete occidentale, simmetrica a quella del cosiddetto “Tesoro”. El-Damaty ha aggiunto che tutti i dati verranno analizzati nei prossimi mesi e che si procederà a indagini endoscopiche con una telecamera inserita in un piccolo foro. Nel caso si dovessero avvistare oggetti (Reeves spera nel corredo di Nefertiti), si penserà a un modo sicuro per aprire la parete senza danneggiare la splendida scena del rito dell’Apertura della bocca.

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La Tomba di Tutankhamon sarà scandagliata con un radar

Egiptólogo británico Nicholas Reeves

Source: english.ahram.org.eg

Nella tomba di Tutankhamon, dopo gli esami termografici, si passa all’uso di un sofisticato radar di fabbricazione giapponese. Ad annunciarlo è stato oggi il ministro El-Damaty che, dopo aver dato il via libera lo scorso ottobre a questo tipo di indagine non distruttiva, ha lanciato i lavori di analisi volti a verificare la teoria di Nicholas Reeves. L’utilizzo del radar, previsto dal 26 novembre (data fortemente simbolica perché coincide con il 93° anniversario dell’ingresso di Carter nell’anticamera della KV62) per tre giorni, servirà a confermare le anomalie termiche riscontrate due settimane fa che indicherebbero la presenza di due aperture nascoste sulle pareti nord e ovest della Camera funeraria. I risultati preliminari saranno resi pubblici sabato 28 novembre durante una conferenza stampa.

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Al via gli esami agli infrarossi nella tomba di Tutankhamon

Source: dailymail.co.uk

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Ci siamo! Finalmente si dà il via agli esami diagnostici per la conferma della teoria di Nicholas Reeves. In attesa del georadar, il 5 e il 6 novembre si procederà con indagini a infrarossi nella tomba di Tutankhamon, non a caso subito dopo il 93° anniversario della scoperta della KV62 (4 novembre 1922). Le pareti nord e ovest della Sala funeraria saranno fotografate con una termocamera che evidenzierà eventuali crepe invisibili a occhio nudo e aperture verso stanze o corridoi nascosti grazie alla realizzazione di una mappa termica delle superfici. Le operazioni saranno affidate alla facoltà di Ingegneria della Università del Cairo e all’HIP.institute (Heritage Innovation and Preservation), istituto francese già coinvolto nel progetto di studio delle piramidi di Giza e Dashur (“ScanPyramid”).

P.S. La tomba è tornata a essere visitabile dopo un mese di chiusura per restauro.

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