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Venduta all’asta per 4 milioni di sterline la testa di Tutankhamon

A nulla sono servite le proteste dell’Egitto: la testa in quarzite di Tutankhamon in forma di Amon è stata da poco battuta per 4 milioni di sterline (poco meno di 4,5 milioni di euro) durante l’asta speciale di Christie’s a Londra. La cifra raggiunge 4.746.250 £ (5289779,34 €) con le spese accessorie. Ancora sconosciuto l’acquirente. Nella stessa occasione è stata venduta anche una testa in granito di Amenofi III per 550.000 £.

https://www.christies.com/lotfinder/ancient-art-antiquities/an-egyptian-brown-quartzite-head-of-the-6217589-details.aspx?from=salesummery&intobjectid=6217589&sid=ff6754c4-5100-4551-aed6-381aea7d8157

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L’Egitto si oppone alla vendita all’asta di una testa di Tutankhamon

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Source: Christie’s

Quando si parla di Tutankhamon – è inevitabile – l’attenzione mediatica è sempre grande. Non è un caso quindi che la vendita di una testa del giovane faraone abbia subito scatenato veementi proteste da parte delle autorità egiziane.
Il tutto è nato dalla pubblicazione da parte di Christie’s del catalogo di 104 antichità, molte delle quali egizie, che saranno messe all’asta il prossimo 3 luglio a Londra.

Oltre a questi reperti, per il giorno dopo è prevista la vendita eccezionale di un frammento, alto 28,5 cm, di una statua in quarzite marrone che mostra la testa di Tutankhamon (1333-1323 a.C.) nella forma divinizzata di Amon. Il re, infatti, è rappresentato con la tipica corona del dio, sormontata da due piume che si conservano ancora alla base. Tale scelta non è casuale, ma rispecchia la volontà politica del faraone di restaurare il vecchio credo legato ad Amon-Ra dopo la breve parentesi di riforma religiosa di Akhenaton (1351-1333), rigettata anche dal cambiamento del nome che in origine era Tutankhaton. Nonostante ciò, la scultura mostra ancora gli evidenti influssi dell’arte amarniana nei tratti del viso.

Diverse statue simili sono state ritrovate nel complesso templare di Karnak a Luxor (un esempio dal Metropolitan Museum di New York: https://www.metmuseum.org/toah/works-of-art/07.228.34/), come chiara volontà di mostrare il ritorno alla tradizione nel luogo che più di tutti era stato osteggiato da Akhenaton. Proprio questo particolare ha spinto le più alte cariche del Ministero egiziano delle Antichità ad attivarsi per bloccare la vendita che dovrebbe raggiungere almeno i 4 milioni di sterline (circa 4,5 milioni di euro). Infatti, secondo dichiarazioni rilasciate dal celebre archeologo Zahi Hawass alla ABC News, il frammento sarebbe stato rubato proprio da Karnak negli anni ’70.

Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha aggiunto che se Christie’s non fornirà un’adeguata documentazione che attesti una legale esportazione dall’Egitto, il pezzo dovrà essere restituito all’Egitto. Nel paese nordafricano, il patrimonio archeologico è tutelato dalla legge n° 117 del 1983, inasprita ulteriormente nel 2017 per cercare di arginare scavi abusivi e il conseguente mercato nero cresciuti a dismisura dopo la rivoluzione del 2011. Esiste perfino un dipartimento del Ministero delle Antichità preposto alla lotta al contrabbando, il cui capo, Shaaban Abdel-Gawad, si sta preparando a contattare l’Interpol e a intraprendere tutte le azioni legali del caso. Anche il Ministro egiziano degli Esteri è stato allertato nel caso servisse un intervento nei confronti del suo omologo britannico.

Christie’s ha risposto alle accuse per mezzo di una portavoce che, in una dichiarazione alla CNN ha affermato che “gli oggetti antichi, per loro natura, non possono essere tracciati per millenni”, aggiungendo inoltre che “è estremamente importante stabilire la proprietà recente e il diritto legale alla vendita, come abbiamo chiaramente fatto. Non proporremmo alcun oggetto su cui ci fossero dubbi per il possesso o l’esportazione”.

In tal senso, si sa che la testa, già nota agli esperti ed esposta in alcune mostre in Spagna e Germania, fa parte della Collezione Resandro, una delle più famose raccolte private di antichità egizie, già in parte piazzata dalla stessa casa d’asta nel 2016 per 3 milioni di sterline. L’attuale proprietario avrebbe acquistato la testa nel 1985 da Heinz Herzer, un mercante di Monaco di Baviera. Ancor prima, l’austriaco Joseph Messina l’avrebbe acquisita nel 1973-74 dal principe tedesco Wilhelm von Thurn und Taxis che l’avrebbe posseduta nella sua collezione privata dagli anni ’60.

Ma intanto, mentre si procede con le indagini per stabilire l’origine del pezzo e verificare l’attendibilità delle documentazioni presentate, il ministro egiziano delle Antichità Khaled el-Enany ha già chiesto a Christie’s, tramite l’ambasciata egiziana a Londra e l’UNESCO, di bloccare la vendita.

Aggiornamento del 5 luglio: 

Nonostante l’opposizione ufficiale delle autorità egiziane e la presenza di uno sparuto gruppo di dimostranti fuori la sede londinese, Christie’s ha deciso comunque di non ritirare dalla vedita la testa in diorite di Tutankhamon che è stata battuta per 4 milioni di sterline, poco meno di 4,5 milioni di euro.
Considerato il pezzo più pregiato dell’asta straordinaria di ieri, il lotto n° 110 ha raggiunto velocemente tale cifra con pochi rilanci da un prezzo base di 3 milioni. Tuttavvia l’acquirente, ancora sconosciuto, dovrà sborsare in totale 4.746.250 sterline (quasi 5,3 milioni di euro) che includono anche commissioni e spese varie.
Nella stessa seduta, è stata venduta anche una testa frammentaria in granito di Amenofi III, nonno di Tutankhamon, per 550.000 sterline.

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Tornato in patria il rilievo di Amenofi I sequestrato a Londra

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Source: arabic.rt.com

Blockfield, Karnak TempleÈ tornato in patria il rilievo con cartiglio di Amenofi I sequestrato due mesi fa in una casa d’asta londinese. Il frammento di calcare reca la porzione superiore del nomen (si vedono anche le zampe dell’anatra, parte della titolaruta sA-ra: “figlio di Ra; immagine a sinistra) del  faraone che regnò intorno al 1526-1506 a.C. (XVIII din.). L’oggetto era stato rubato nel 1991 dal museo all’aperto del complesso di Karnak, a Luxor, e dopo 30 anni stava per essere venduto. Fortunatamente, però, un archeologo di cui non sono state rilasciate le generalità ha riconosciuto il reperto dal catalogo dell’asta e ha fatto una segnalazione al Ministero egiziano delle Antichità.

Così, come conferma Shaaban Abdel Gawad, coordinatore generale del Dipartimento Rimpatrio Antichità, l’Egitto si è mosso chiedendone la restituzione che è stata effettuata, presso l’ambasciata egiziana a Londra, lo scorso 19 settembre. Ora il rilievo è stato trasportato in Egitto, in attesa di essere esposto dov’era in origine: il museo all’aperto di Karnak è una vasta area nell’angolo N-E del precinto di Amon dove sono state rimontate diverse strutture sacrali distrutte e inglobate in costruzioni successive, come la “Cappella Bianca” di Sesostri I e la “Cappella Rossa” di Hatshepsut, e dove sono collocati blocchi singoli individuati durante gli scavi e di cui non si conosce l’origine precisa. Come si vede dalla foto in basso che ho scattato due mesi fa, questi blocchi sono disposti in una zona poco battuta dai turisti e per questo ancora oggi meno controllata rispetto al resto del complesso.

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Museo all’aperto di Karnak (ph. Mattia Mancini)

In ogni caso, non è la prima volta che un archeologo blocca la vendita illegale di un reperto egizio nel Regno Unito. Marcel Marée del British Museum, ad esempio, in ben due occasioni (link 1, link 2) ha scovato pezzi trafugati dall’Egitto e finiti tra le proposte di Christie’s e Bonhams. Che sia stato ancora lui anche questa volta?

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Sekhemka come Persefone: 6 mesi a Londra, 6 mesi al Cairo

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Source: thetimes.co.uk

Sekhemka come Persefone. La ormai famosa statua di Antico Regno, venduta all’asta per oltre 14 milioni di sterline, potrebbe fare proprio la fine della mitica sposa di Ade, divisa nell’anno tra Londra e Il Cairo. O meglio, questa è l’ultima proposta di Nasser Kamel, ambasciatore egiziano nel Regno Unito, che, per conto del suo Paese, sta facendo di tutto per annullare la consegna del capolavoro verso il suo, ahimè, legittimo acquirente. In attesa del 29 marzo, scadenza del secondo blocco all’esportazione deciso dal governo britannico, Kamel ha affermato che l’ambasciata potrebbe diventare la proprietaria della scultura per poi lasciarla esposta in alternanza, ogni sei mesi, presso il British Museum e il Museo Egizio del Cairo. Per attuare questo piano, però, l’Egitto dovrà raccogliere in breve tempo 15,8 milioni £.

Dal Qatar, aspettano senza rilasciare dichiarazioni.

http://theartnewspaper.com/news/museums/ambassador-proposes-plan-to-share-sekhemka/

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Tolto dall’asta rilievo di Seti I

Source: MSA

Source: MSA

Il Ministero delle Autorità, in collaborazione con l’Interpol, è riuscito a recuperare un reperto archeologico illegalmente esportato dall’Egitto che stava per essere messo all’asta a Londra. Si tratta di un blocco di calcare di 67 x 43 cm inciso e dipinto con la figura e i cartigli di Seti I (1289-1279). Il faraone è rappresentato al cospetto di Hathor, che gli porge la collana “menat” con l’ankh, e di Upuaut, il “sosia” di Anubi. Il pezzo proviene da uno scavo abusivo probabilmente dell’area di Asyut perché i testi fanno riferimento a un tempio della città dove era particolarmente venerato il dio lupo. La restituzione è stata possibile soprattutto grazie alla segnalazione di Marcel Marée, curatore della sezione di Egitto e Nubia del British Museum, che ha inviato una foto del rilievo al ministro El-Damaty chiedendogli informazioni sulla sua autenticità.

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Australia, Inghilterra e USA restituiscono all’Egitto reperti rubati

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Source: abc.net.au

In una cerimonia ufficiale a Canberra, il ministro australiano delle Arti, George Brandis, ha consegnato all’ambasciatore egiziano Hassan El-Laithy una serie di reperti illegalmente esportati dall’Egitto. Gli oggetti, che vanno dal Nuovo Regno al periodo copto, erano stati sequestrati da case d’asta e abitazione private di Sidney grazie all’intervento, dopo segnalazione dell’Interpol, degli agenti del Federal Arts Department che poi hanno affidato l’autenticazione al Prof. Naguib Kanawati della Macquarie University. Torneranno in patria, così, alcuni pezzi di rilievo su calcare, una mano lignea appartenente a un sarcofago antropomorfe, una lucerna, una statuetta maschile, un ushabti, un frammento tessile copto e amuleti vari.

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Source: MSA

Intanto, a 17.000 km di distanza, l’ambasciatore egiziano a Londra ha preso in consegna un altro reperto rubato. Si tratta, in questo caso, di un frammento di un rilievo in cui è rappresentato Amon-Ra, appartenente al tempio di Thutmosi IV nel complesso di Karnak. Il proprietario ha spontaneamente deciso la restituzione dopo aver affermato che non era a conoscenza né dell’autenticità né della provenienza illegale del pezzo.

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Source: Luxor Times Magazine

Infine, segnalo anche la restituzione di 123 reperti sequestrati dalla dogana di New York, tra cui spiccano un sarcofago femminile di XXVI dinastia, quattro statuette lignee dell’uccello Ba, una collezione di statue del III Periodo Intermedio, alcuni modellini di barca funeraria di Medio Regno (vedi foto in alto), stele di Nuovo Regno e monete del periodo romano.

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L’Egitto recupera 15 reperti dall’Inghilterra e ne chiede 35 agli USA

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Source: english.ahram.org.eg

Giorni particolarmente intensi per i funzionari del Dipartimento Recupero Antichità (DAR). Sono parecchi, infatti, i casi di reperti egizi che, nell’ultima settimana, sono stati rimpatriati o richiesti ufficialmente a nazioni straniere.

Ma partiamo con un successo: dopo oltre un anno di trattative diplomatiche, 15 pezzi sono tornati in Egitto da Londra. Nel maggio 2013, l’Interpol era stata avvertita dell’illegittimità di vendita di 200 lotti in un’asta di Bonham’s e di 6 in una di Christie’s. Tra quelli restituiti ci sono: un frammento in granito rosso che mostra un prigioniero, parte di una statua di Amenofi III recentemente scoperta a Kom el-Hittan (Tebe Ovest); due pezzi di cartonnage dipinti rubati dal magazzino della missione del Louvre a Saqqara; una placchetta antropomorfa (vedi immagine a sinistra) fatta sparire dal museo di Qantara Est; una testa di cobra in calcare dipinto; 6 amuleti e una serie di frammenti di statua in calcare di Medio e Nuovo Regno. Questi reperti saranno restaurati ed esposti temporaneamente presso il Museo Egizio del Cairo.

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Source: MSA

Meno sforzi per un sedicesimo oggetto che sarà restituito volontariamente dal proprietario. L’uomo, di origine tedesca ma residente in Sud Africa, ha consegnato all’ambasciata egiziana a Pretoria un ushabti in faience (immagine in alto) che la madre aveva acquistato nel 1959 a Luxor.

Rimangono numerose, però, le aste che continuano a vendere antichità egizie dall’origine dubbia. Ad esempio, il governo egiziano ha presentato una richiesta ufficiale, al momento inascoltata, a Washington per bloccare l’asta online dell’Artemis Gallery (Pennsylavania) che, tra ieri e oggi, piazzerà 35 reperti faraonici. Secondo Ali Ahmed, Direttore Generale del DAR, questi lotti sarebbero il frutto di scavi abusivi. Cliccando il seguente link è possibile vedere l’andamento delle offerte: https://artemisgallery.infinitebidding.com/?method=getCatalogLots&catalogref=4B59RG6KZW&page=1&orderby=1

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I “Segreti Sommersi d’Egitto” esposti in Europa

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Source: franckgoddio.com

Il celebre archeologo subacqueo Franck Goddio, fondatore dell’Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine, si è accordato con il Ministero delle Antichità egiziano per portare in tre capitali europee una serie di reperti archeologici che andranno a formare la mostra itinerante dal titolo “Egypt’s Sunken Secrets”. L’esposizione prevede 293 reperti: 18 dal Museo Egizio del Cairo, 68 da Alessandria (22 dal Museo Greco-Romano, 31 dal Museo Nazionale, 15 dalla Biblioteca) e 207 dal Dipartimento dei Monumenti Sommersi. Sono comprese le armi napoleoniche recentemente individuate a nord di Pharos e la sfinge di Tolomeo XII scoperta dalla missione stessa di Goddio.

La prima tappa sarà Parigi, all’Institute du Monde Arabe, dal 7 settembre 2015 al 7 gennaio 2016, poi Berlino, presso il Martin-Gropius-Bau, dal 15 aprile al 15 agosto 2016 e, infine, Londra, dal 15 novembre 2016 al 15 marzo 2017. Il contratto firmato con il ministero prevede il pagamento alle casse egiziane di 600.000 € più, superati i 100 mila visitatori, un euro ogni biglietto.

“Egypt’s Sunken Secrets” è la seconda parte di “Tesori Sommersi d’Egitto”, l’esposizione che, dal 2006 al 2009, ha portato in Europa (anche a Torino presso La Venaria Reale) e in Giappone i risultati delle indagini archeologiche di Goddio a largo della costa di Alessandria e nella Baia di Abukir.

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I risultati dell’asta di antichità di Christie’s

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Source: christies.com

Il 1° ottobre, si è tenuta l’asta di antichità organizzata da Christie’s e tutti i 76 reperti egizi sono stati venduti con prezzi che vanno da 438 £ (556 €) a 110.500 £ (140.424 €). Quest’ultimo valore è stato raggiunto per una giara in calcare cristallino di II-III dinastia (vedi immagine a sinistra), precedentemente parte della “collezione Rudolf Schmidt”, che era valutata “solo” 30.000-50.000 sterline.

 

Per il resto dei lotti:

http://www.christies.com/lotfinder/salebrowse.aspx?intsaleid=24670&viewType=list&action=paging&pg=1

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76 reperti egizi messi all’asta da Christie’s

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Altro giro, altra corsa… Il 1° ottobre, il giorno prima dell’asta di Bonhams di cui avevo già parlato, presso la Christie’s Auction House di Londra, verranno messi in vendita 76 reperti egizi. I pezzi sono inclusi in un lotto di 189 antichità, classiche e orientali, che vanno dal IV millennio a.C. al VII d.C. e che raggiungono prezzi che sfiorano i 400.000 € come per una testa di statua maschile romana tardo-repubblicana. La maggior parte del catalogo egizio corrisponde alla “Collezione Rudolf Schmidt”, una volta appartenuta al collezionista svizzero che, tra gli anni ’30 e ’50, raccolse soprattutto oggetti predinastici e protodinastici. I suoi discendenti riscuoteranno una discreta somma con la vendita di palette e vasi in diorite, alabastro, gneiss che partono dagli 800/900 €  e arrivano fino ai 38.000-63.000 € di una giara in calcare della II-III dinastia.

Da altre collezioni provengono statuette, blocchi iscritti, frammenti di sarcofago, ushabti, contenitori ceramici e altri oggetti databili dall’Antico Regno al periodo greco-romano. Tra questi, quelli con la base d’asta più alta sono: il rilievo in calcare dalla tomba di Penbuy, “Guardiano della Dimora della Verità” sotto Ramesse II (vedi immagine. 11.000-15.000 €), una sfinge tolemaica in marmo (13.000-19.000 €), un vaso hes in bronzo del Nuovo Regno (13.000-19.000 €), un busto tolemaico di Iside (16.000-23.000 €), una figurina lignea femminile della XXVI dinastia (19.000-25.000 €), un frammento di talatat con cartiglio (19.000-31.000 €), un frammento di placchetta policroma in faience del regno di Akhenaton (32.000-44.000 €) e una statua lignea di un funzionario di VI dinastia (38.000-63.000 €).

http://www.christies.com/salelanding/index.aspx?intSaleID=24670

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