Articoli con tag: Londra

Sekhemka come Persefone: 6 mesi a Londra, 6 mesi al Cairo

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Source: thetimes.co.uk

Sekhemka come Persefone. La ormai famosa statua di Antico Regno, venduta all’asta per oltre 14 milioni di sterline, potrebbe fare proprio la fine della mitica sposa di Ade, divisa nell’anno tra Londra e Il Cairo. O meglio, questa è l’ultima proposta di Nasser Kamel, ambasciatore egiziano nel Regno Unito, che, per conto del suo Paese, sta facendo di tutto per annullare la consegna del capolavoro verso il suo, ahimè, legittimo acquirente. In attesa del 29 marzo, scadenza del secondo blocco all’esportazione deciso dal governo britannico, Kamel ha affermato che l’ambasciata potrebbe diventare la proprietaria della scultura per poi lasciarla esposta in alternanza, ogni sei mesi, presso il British Museum e il Museo Egizio del Cairo. Per attuare questo piano, però, l’Egitto dovrà raccogliere in breve tempo 15,8 milioni £.

Dal Qatar, aspettano senza rilasciare dichiarazioni.

http://theartnewspaper.com/news/museums/ambassador-proposes-plan-to-share-sekhemka/

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Tolto dall’asta rilievo di Seti I

Source: MSA

Source: MSA

Il Ministero delle Autorità, in collaborazione con l’Interpol, è riuscito a recuperare un reperto archeologico illegalmente esportato dall’Egitto che stava per essere messo all’asta a Londra. Si tratta di un blocco di calcare di 67 x 43 cm inciso e dipinto con la figura e i cartigli di Seti I (1289-1279). Il faraone è rappresentato al cospetto di Hathor, che gli porge la collana “menat” con l’ankh, e di Upuaut, il “sosia” di Anubi. Il pezzo proviene da uno scavo abusivo probabilmente dell’area di Asyut perché i testi fanno riferimento a un tempio della città dove era particolarmente venerato il dio lupo. La restituzione è stata possibile soprattutto grazie alla segnalazione di Marcel Marée, curatore della sezione di Egitto e Nubia del British Museum, che ha inviato una foto del rilievo al ministro El-Damaty chiedendogli informazioni sulla sua autenticità.

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Australia, Inghilterra e USA restituiscono all’Egitto reperti rubati

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Source: abc.net.au

In una cerimonia ufficiale a Canberra, il ministro australiano delle Arti, George Brandis, ha consegnato all’ambasciatore egiziano Hassan El-Laithy una serie di reperti illegalmente esportati dall’Egitto. Gli oggetti, che vanno dal Nuovo Regno al periodo copto, erano stati sequestrati da case d’asta e abitazione private di Sidney grazie all’intervento, dopo segnalazione dell’Interpol, degli agenti del Federal Arts Department che poi hanno affidato l’autenticazione al Prof. Naguib Kanawati della Macquarie University. Torneranno in patria, così, alcuni pezzi di rilievo su calcare, una mano lignea appartenente a un sarcofago antropomorfe, una lucerna, una statuetta maschile, un ushabti, un frammento tessile copto e amuleti vari.

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Source: MSA

Intanto, a 17.000 km di distanza, l’ambasciatore egiziano a Londra ha preso in consegna un altro reperto rubato. Si tratta, in questo caso, di un frammento di un rilievo in cui è rappresentato Amon-Ra, appartenente al tempio di Thutmosi IV nel complesso di Karnak. Il proprietario ha spontaneamente deciso la restituzione dopo aver affermato che non era a conoscenza né dell’autenticità né della provenienza illegale del pezzo.

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Source: Luxor Times Magazine

Infine, segnalo anche la restituzione di 123 reperti sequestrati dalla dogana di New York, tra cui spiccano un sarcofago femminile di XXVI dinastia, quattro statuette lignee dell’uccello Ba, una collezione di statue del III Periodo Intermedio, alcuni modellini di barca funeraria di Medio Regno (vedi foto in alto), stele di Nuovo Regno e monete del periodo romano.

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L’Egitto recupera 15 reperti dall’Inghilterra e ne chiede 35 agli USA

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Source: english.ahram.org.eg

Giorni particolarmente intensi per i funzionari del Dipartimento Recupero Antichità (DAR). Sono parecchi, infatti, i casi di reperti egizi che, nell’ultima settimana, sono stati rimpatriati o richiesti ufficialmente a nazioni straniere.

Ma partiamo con un successo: dopo oltre un anno di trattative diplomatiche, 15 pezzi sono tornati in Egitto da Londra. Nel maggio 2013, l’Interpol era stata avvertita dell’illegittimità di vendita di 200 lotti in un’asta di Bonham’s e di 6 in una di Christie’s. Tra quelli restituiti ci sono: un frammento in granito rosso che mostra un prigioniero, parte di una statua di Amenofi III recentemente scoperta a Kom el-Hittan (Tebe Ovest); due pezzi di cartonnage dipinti rubati dal magazzino della missione del Louvre a Saqqara; una placchetta antropomorfa (vedi immagine a sinistra) fatta sparire dal museo di Qantara Est; una testa di cobra in calcare dipinto; 6 amuleti e una serie di frammenti di statua in calcare di Medio e Nuovo Regno. Questi reperti saranno restaurati ed esposti temporaneamente presso il Museo Egizio del Cairo.

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Source: MSA

Meno sforzi per un sedicesimo oggetto che sarà restituito volontariamente dal proprietario. L’uomo, di origine tedesca ma residente in Sud Africa, ha consegnato all’ambasciata egiziana a Pretoria un ushabti in faience (immagine in alto) che la madre aveva acquistato nel 1959 a Luxor.

Rimangono numerose, però, le aste che continuano a vendere antichità egizie dall’origine dubbia. Ad esempio, il governo egiziano ha presentato una richiesta ufficiale, al momento inascoltata, a Washington per bloccare l’asta online dell’Artemis Gallery (Pennsylavania) che, tra ieri e oggi, piazzerà 35 reperti faraonici. Secondo Ali Ahmed, Direttore Generale del DAR, questi lotti sarebbero il frutto di scavi abusivi. Cliccando il seguente link è possibile vedere l’andamento delle offerte: https://artemisgallery.infinitebidding.com/?method=getCatalogLots&catalogref=4B59RG6KZW&page=1&orderby=1

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I “Segreti Sommersi d’Egitto” esposti in Europa

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Source: franckgoddio.com

Il celebre archeologo subacqueo Franck Goddio, fondatore dell’Institut Européen d’Archéologie Sous-Marine, si è accordato con il Ministero delle Antichità egiziano per portare in tre capitali europee una serie di reperti archeologici che andranno a formare la mostra itinerante dal titolo “Egypt’s Sunken Secrets”. L’esposizione prevede 293 reperti: 18 dal Museo Egizio del Cairo, 68 da Alessandria (22 dal Museo Greco-Romano, 31 dal Museo Nazionale, 15 dalla Biblioteca) e 207 dal Dipartimento dei Monumenti Sommersi. Sono comprese le armi napoleoniche recentemente individuate a nord di Pharos e la sfinge di Tolomeo XII scoperta dalla missione stessa di Goddio.

La prima tappa sarà Parigi, all’Institute du Monde Arabe, dal 7 settembre 2015 al 7 gennaio 2016, poi Berlino, presso il Martin-Gropius-Bau, dal 15 aprile al 15 agosto 2016 e, infine, Londra, dal 15 novembre 2016 al 15 marzo 2017. Il contratto firmato con il ministero prevede il pagamento alle casse egiziane di 600.000 € più, superati i 100 mila visitatori, un euro ogni biglietto.

“Egypt’s Sunken Secrets” è la seconda parte di “Tesori Sommersi d’Egitto”, l’esposizione che, dal 2006 al 2009, ha portato in Europa (anche a Torino presso La Venaria Reale) e in Giappone i risultati delle indagini archeologiche di Goddio a largo della costa di Alessandria e nella Baia di Abukir.

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I risultati dell’asta di antichità di Christie’s

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Source: christies.com

Il 1° ottobre, si è tenuta l’asta di antichità organizzata da Christie’s e tutti i 76 reperti egizi sono stati venduti con prezzi che vanno da 438 £ (556 €) a 110.500 £ (140.424 €). Quest’ultimo valore è stato raggiunto per una giara in calcare cristallino di II-III dinastia (vedi immagine a sinistra), precedentemente parte della “collezione Rudolf Schmidt”, che era valutata “solo” 30.000-50.000 sterline.

 

Per il resto dei lotti:

http://www.christies.com/lotfinder/salebrowse.aspx?intsaleid=24670&viewType=list&action=paging&pg=1

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76 reperti egizi messi all’asta da Christie’s

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Altro giro, altra corsa… Il 1° ottobre, il giorno prima dell’asta di Bonhams di cui avevo già parlato, presso la Christie’s Auction House di Londra, verranno messi in vendita 76 reperti egizi. I pezzi sono inclusi in un lotto di 189 antichità, classiche e orientali, che vanno dal IV millennio a.C. al VII d.C. e che raggiungono prezzi che sfiorano i 400.000 € come per una testa di statua maschile romana tardo-repubblicana. La maggior parte del catalogo egizio corrisponde alla “Collezione Rudolf Schmidt”, una volta appartenuta al collezionista svizzero che, tra gli anni ’30 e ’50, raccolse soprattutto oggetti predinastici e protodinastici. I suoi discendenti riscuoteranno una discreta somma con la vendita di palette e vasi in diorite, alabastro, gneiss che partono dagli 800/900 €  e arrivano fino ai 38.000-63.000 € di una giara in calcare della II-III dinastia.

Da altre collezioni provengono statuette, blocchi iscritti, frammenti di sarcofago, ushabti, contenitori ceramici e altri oggetti databili dall’Antico Regno al periodo greco-romano. Tra questi, quelli con la base d’asta più alta sono: il rilievo in calcare dalla tomba di Penbuy, “Guardiano della Dimora della Verità” sotto Ramesse II (vedi immagine. 11.000-15.000 €), una sfinge tolemaica in marmo (13.000-19.000 €), un vaso hes in bronzo del Nuovo Regno (13.000-19.000 €), un busto tolemaico di Iside (16.000-23.000 €), una figurina lignea femminile della XXVI dinastia (19.000-25.000 €), un frammento di talatat con cartiglio (19.000-31.000 €), un frammento di placchetta policroma in faience del regno di Akhenaton (32.000-44.000 €) e una statua lignea di un funzionario di VI dinastia (38.000-63.000 €).

http://www.christies.com/salelanding/index.aspx?intSaleID=24670

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I reperti del Petrie Museum in 3D sul web

Il Petrie Museum of Egyptian Archaeology ha reso disponibili sul web le immagini 3D di alcuni reperti. Ora, con il semplice movimento del mouse, è possibile osservare 28 degli 80.000 oggetti conservati presso il museo londinese. Le scansioni virtuali ruotano su ogni lato mettendo in luce anche quelle parti del pezzo che normalmente non sono accessibili al visitatore. Il sito è in versione beta quindi verrà aggiornato costantemente.

Il Petrie Museum possiede una delle collezioni egittologiche più importanti del mondo. Collegato con lo Univesity College London, nacque nel 1892 con scopi didattici grazie alla donazione della scrittrice Amelia Edwards (che aveva viaggiato lungo tutto il Nilo e che fu tra i fondatori dell’Egypt Exploration Fund, diventato poi Egypt Exploration Society). Ma, come si può capire dal nome, il museo crebbe soprattutto grazie alle scoperte fatte in quasi 50 anni di scavi dal Prof. William Flinders Petrie, l’archeologo che introdusse la metodologia scientifica nell’egittologia.

http://www.ucl.ac.uk/3dpetriemuseum

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Il tatuaggio intimo della mummia cristiana

Le mummie continuano a riservarci sorprese. L’ultima tendenza delle analisi tecnologiche non invasive sui corpi conservati presso i vari musei del mondo sta portando a una scoperta dopo l’altra. Questa volta è il turno di una mummia atipica perché non è propriamente egizia e non risale all’epoca faraonica. Appartiene a una donna che viveva in una comunità cristiana sudanese di 1300 anni fa, scoperta nel 2007 e, oggi, conservata presso il British Museum.

Ovviamente, trattandosi di una sepoltura cristiana (con un semplice telo in lino e lana), l’imbalsamazione è avvenuta in modo naturale grazie al clima caldo e secco della regione. Nonostante ciò, l’ottimo stato di conservazione ha reso possibile l’individuazione ad occhio nudo di un tatuaggio nella parte interna della coscia destra. Un’analisi più accurata con i raggi X ha rivelato un monogramma formato dalla sovrapposizione delle lettere greche M-I-X-A-H-A. Michele non era di certo il fidanzato della donna ma l’arcangelo patrono del Sudan medievale e capo delle armate di Dio contro Satana, quindi il tatuaggio aveva un valore protettivo dalle forze del male, mentre quella determinata posizione potrebbe essere collegata con il parto. Il simbolo era già conosciuto su pareti di chiese o su tavole di pietra, ma è la prima volta ad essere riscontrato sulla pelle; inoltre, corrisponde al primo tatuaggio scoperto per questo periodo.

La mummia verrà esposta da maggio nell’ambito della mostra “Ancient Lives: new discoveries” (22 maggio-30 novembre 2014). L’evento, che si occuperà di altre 7 mummie (la più antica delle quali è quella di Ginger, il cosiddetto “Uomo di Gebelein” risalente al 3500 a.C.), è incentrato sulle ultime scoperte fatte grazie a TAC  e altre analisi compiute presso gli ospedali di Londra.

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