Articoli con tag: Luxor

Lo spettacolo “faraonico” dell’apertura del Viale delle Sfingi

Come ampiamente pubblicizzato, ieri alle 18.30 (ore italiane) si è tenuta la cerimonia di apertura del Viale delle Sfingi di Luxor. L’evento è stato coperto da giornalisti di tutto il mondo e trasmesso in diretta sul canale YouTube dell’ufficio del turismo in Egitto (il video è ancora disponibile in basso).

Ci si aspettava un grande spettacolo – qualcuno aveva parlato di qualcosa di addirittura più sfarzoso della Parata delle mummie reali – ed effettivamente si sono notati un impegno e una preparazione tecnica maggiore rispetto alle manifestazioni analoghe del passato. Tutto questo perché l’inaugurazione è stata soprattutto, ancora una volta, una grande vetrina promozionale per cercare di attrarre di nuovo visitatori in Egitto.

Non a caso, dopo l’arrivo del presidente Al-Sisi, accompagnato dal ministro del Turismo e delle Antichità Khaled el-Enany, è partito un lungo spot in cui sono state mostrate tutte le attrazioni, culturali e non, della città di Luxor. Fra l’altro, in uno spezzone del video è stata brevemente spoilerata la scoperta di una tomba nella necropoli di el-Asasif con il segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, Mostafa Waziry.

Autorità locali e ambasciatori stranieri erano seduti nella corte di Amenofi III del Tempio di Luxor, dove è stato allestito un palco con maxischermo e, nella prima parte della serata, si sono tenuti spettacoli di musica e balli tradizionali e con canzoni in inglese e arabo. Altri interventi stile musical erano già registrati in templi della riva occidentale, come il Ramesseo e Deir el-Bahari, e su una grande chiatta galleggiante nel Nilo.

In realtà, la processione vera e propria è durata solo mezz’ora. Come nella Festa di Opet – celebrazione religiosa durante la quale le barche con le effigi dei tre dèi della triade tebana, Amon, Mut e Khonsu, erano trasportate da Karnak al Tempio di Luxor – il lungo corteo ha percorso i 2700 metri della “Kebash Road” tra le sfingi e fasci di luci. Partendo da “Bab el-Amara”, l’ingresso monumentale del Tempio di Khonsu, centinaia di ballerini e figuranti vestiti con abiti faraonici hanno accompagnato le imbarcazioni fino alla seconda corte del Tempio di Luxor.

La colonna sonora, composta da Nader Abbassi – che ha anche diretto l’Orchestra Filarmonica Unita e 160 percussionisti – e Ahmed el-Mougy, è stata interpretata in particolare da quattro solisti: Shahd Ezz per l’intro, Haidy Moussa nel “Canto di Hatshepsut”, il tenore Ezz el-Ostul – fra l’altro, padre della prima cantante – nel “Canto di Amon-Ra” e, infine, Wael el-Fashny in “Luxor baladna” (“Luxor è il nostro paese”). Se si esclude l’ultimo brano che è tratto dallo storico film egiziano “Gharam fi al-Karnak” (“Amore a Karnak”), tutti gli altri pezzi hanno il testo in antico-egiziano estrapolato da inni templari.

Per rivedere l’intera cerimonia:

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Inaugurazione del Viale delle Sfingi di Luxor: dove vedere la diretta

Source: Friends of Egypt support tourism to Egypt

I preparativi fervono ormai da mesi, ma finalmente domani alle 19:30 egiziane (18:30 da noi) si terrà l’inaugurazione ufficiale del Viale delle Sfingi di Luxor, il più vasto museo all’aperto del mondo. Inizialmente programmato per il 4, anniversario della scoperta della tomba di Tutankhamon, l’evento è stato poi spostato al 25 novembre, altra ricorrenza simbolica perché coincidente con l’apertura della KV62 nel 1922.

La cerimonia coronerà anni di scavo e sistemazione della “Kebash Road” attraverso uno spettacolo che è stato definito ancora più sfarzoso della parata delle mummie reali dello scorso aprile. I 2700 metri che collegano il complesso di Karnak al Tempio di Luxor saranno percorsi da centinaia di comparse in abiti faraonici e da riproduzioni delle barche sacre che, durante la Festa di Opet, trasportavano le statue degli dei della triade tebana, Amon, Mut e Khonsu. Parallelamente, le acque del Nilo saranno solcate da feluche e altre spettacolari imbarcazioni realizzate per l’occasione. Il tutto sarà poi accompagnato da giochi di luci e laser e dal sottofondo musicale di un’orchestra posta nella corte di Amenofi III del Tempio di Luxor.

La parata sarà trasmessa in diretta sui seguenti canali:

https://www.youtube.com/c/ExperienceEgypt

https://www.youtube.com/c/LuxorTimes

https://www.facebook.com/luxortimesmagazine

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Continuano gli scavi sotto il palazzo di Tawfiq Pasha Andros

Due mesi fa, durante la discussa demolizione del palazzo storico di Tawfiq Pasha Andros, edificio pericolante della fine dell'Ottocento che si trovava a due passi dal Tempio di Luxor, erano stati individuati i resti di quello che in un primo momento era stato definito un tempio di epoca romana (qui il relativo articolo).

Ora, sgomberate le macerie, gli archeologi egiziani hanno cominciato a definire con maggior precisione la pianta delle strutture, seppur i lavori non siano conclusi.  Lo scavo ha rivelato la presenza di testimonianze di diverse epoche, come monete in bronzo risalenti al periodo romano e un magazzino con anfore e lucerne bizantine (V-prima metà VII sec.).

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

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Scoperte tre teste d’ariete nel Viale delle Sfingi di Luxor

Source: see.news

Lo scorso mese vi avevo segnalato che probabilmente a novembre potrebbe tenersi l’inaugurazione ufficiale del Viale delle Sfingi. Infatti, secondo Mostafa Waziry (in foto), segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, i lavori di sistemazione della “Kebash Road” sarebbero al 98%, ma continuano a riservare scoperte archeologiche.

L’ultima risale a poche settimane fa e consiste nel ritrovamento di tre teste di ariete, scolpite nell’arenaria, appartenenti ad alcune delle sfingi che si trovano nei pressi del portale di accesso al Tempio di Khonsu, sul lato sud del recinto di Amon a Karnak. Si tratta di parti delle originarie sfingi criocefale (per l’appunto, “a testa di ariete”) posizionate da Amenofi III (1386-1349 a.C.) ai lati della via processionale che collegava il Tempio di Luxor al complesso di Karnak. A queste si aggiunsero poi quelle a testa umana volute da Nectanebo I (380-363), che portarono il numero complessivo di statue a 1350.

Durante gli scavi sono stati individuati anche altri frammenti, come un ureo sormontato da disco solare e corna, già riposizionato sulla testa di una delle sfingi (foto in basso).

@drmostafawaziry

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A Novembre le inaugurazioni del Grand Egyptian Museum e del Viale delle Sfingi di Luxor?

Grand Egyptian Museum – GEM

La domanda che probabilmente mi è stata posta più volte in quasi 8 anni di blog è: “Ma quando apre il GEM?”

Le mie risposte si sono fatte sempre meno sicure col passare degli anni, dal 2014 al 2020, posticipando l’inaugurazione di volta in volta, e si sprecano gli articoli sull’argomento con il punto interrogativo nel titolo.

L’ultima data fornita (in alto a sinistra sul sito ufficiale), spostata ulteriormente a causa della situazione sanitaria globale, è stata “Fine 2021”. Tuttavia, ora potrebbe esserci un’indiscrezione giornalista che confermerebbe – condizionale d’obbligo – l’apertura del Grand Egyptian Museum nel prossimo novembre.

Situato a Giza, a meno di 3 km dalle piramidi, una volta finito sarà il più grande museo archeologico del mondo con 490 mila m² di terreno occupato – comprendenti gallerie, 28 negozi, 10 ristoranti, un centro congressi e un cinema – e 100.000 reperti, di cui la metà sarà esposta. Ormai da anni continuano ad affluire nei depositi della struttura antichità da tutte le parti dell’Egitto, tra nuove scoperte e pezzi già esposti altrove, come l’intero corredo funerario di Tutankhamon. L’ultimo grande trasferimento è stato, per esempio, quello della prima barca solare di Cheope, effettuato poco più di un mese fa.

Secondo quando riportato dalla testata online Egypt Indipendent, che a sua volta riprende un’intervista telefonica di TeN TV al professore di archeologia Ahmed Badran (Cairo University), l’inaugurazione sarebbe stata pensata per Novembre 2021. Badran ha affermato che si terrà un megaevento di 10 giorni e che le celebrazioni comprenderanno anche la già annunciata opera lirica su Tutankhamon scritta da Francesco Santocono su soggetto di Zahi Hawass e musicata da Lino Zimbone. In realtà, ci sono notizie contrastanti anche per la prima teatrale, prevista per il 20 ottobre 2021 all’Opera House del Cairo e in replica – altra data difforme – per l’inaugurazione del GEM. Per questo, in assenza di un annuncio ufficiale da parte del Ministero del Turismo e delle Antichità, aspetterei ancora a prenotare un viaggio in Egitto per il prossimo inverno con l’unico scopo di visitare il Grand Egyptian Museum.

Aggiornamento (17/09/2021):

Qualcuno scherzando aveva commentato sotto il mio post: “Ok novembre, ma di quale anno?”. Ed effettivamente aveva ragione. Zahi Hawass ha smentito tutti i rumors e ha spostato ulteriormente l’inaugurazione del GEM al 4 novembre 2022, in occasione del 100° anniversario della scoperta della Tomba di Tutankhamon. Data definitiva? Beh, questa sarebbe una ricorrenza troppo importante per essere saltata.

https://see.news/zahi-hawass-reveals-expected-opening-date-of-gem-video/

La situazione del Viale delle Sfingi al novembre del 2018 (foto M. Mancini)

Un’altra importante inaugurazione prevista per novembre è quella del Viale delle Sfingi a Luxor. Anche in questo caso non abbiamo ancora un annuncio ufficiale, ma ci sono più certezze rispetto alla situazione del GEM. Dopo numerosi rinvii dell’apertura, infatti, dovremmo essere vicini a un’altra parata spettacolare che attraverserà tutta la Kebash Road, lungo i 2,7 km che uniscono il Tempio di Luxor al complesso di Karnak. Lo scorso 24 agosto, il Primo Ministro Mostafa Madbouly aveva visitato il sito per ispezionare i lavori in preparazione per la cerimonia di apertura che, secondo Mostafa Waziry, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, sarebbero state al 98%.

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Un tempio romano sotto il palazzo storico demolito a due passi dal Tempio di Luxor

Source: cairoscene.com

Nei pressi del Tempio di Luxor, esisteva un bell’edificio affacciato sul Nilo di oltre un secolo, residenza di uno dei protagonisti della rivoluzione egiziana del 1919. Uso il passato perché purtroppo il palazzo di Tawfiq Pasha Andraos è stato buttato giù questa settimana, lasciando posto a macerie e… a un tempio.

I lavori di demolizione sono iniziati lunedì scorso perché, secondo quanto affermato dal Ministero del Turismo e delle Antichità, la facciata si era pericolosamente incrinata a causa di scavi illegali nelle fondamenta – ma immagino anche per la vicinanza al cantiere del Viale delle Sfingi – e minacciava di collassare sui passanti. A nulla sono valse le richieste di restauro e valorizzazione (era stato proposto anche l’utilizzo come hotel di lusso) dell’abitazione di Tawfiq Andraos, deputato dal 1923 al 1935 e importante esponente del partito nazionalista Wafd. Il palazzo, costruito nel 1897, era ormai in stato di abbandono dal gennaio del 2013, quando al suo interno le figlie Sophie, 82 anni, e Ludi, 79, erano state ritrovate uccise da un assassino ancora da identificare.

Come detto, vista l’ubicazione promettente (palese dal video in basso), alcuni tombaroli avevano tentato lo scorso anno di cercare antichità da rivendere ed effettivamente in questi giorni sono stati individuati i resti di un tempio, prima definito faraonico da Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ma che ora sembra risalire al periodo romano. Si avranno comunque più informazioni grazie allo scavo darcheologico che inizierà a breve e che si protrarrà per qualche mese, con l’inserimento del tempio nel percorso del Viale delle Sfingi.

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Presentata alla stampa la città dell’Aton abbagliante

Source: Cairo Scene

Questa mattina alle 9.00 circa, è stata presentata ufficialmente la scoperta effettuata dal team di Zahi Hawass a nord del tempio di Medinet Habu. In realtà, la notizia era stata già anticipata due giorni fa insieme alla gran parte delle informazioni, quindi vi rimando all’articolo precedente.

Tuttavia, durante la conferenza stampa sono stati comunque mostrati numerosi oggetti ritrovati in quella che è stata definita dagli archeologi egiziani la città di Tjehen-Aten (THn-Itn), “Aton abbagliante”. Questo era uno degli epiteti di Amenofi III (1388-1350 a.C.), faraone sotto il quale si sviluppò l’insediamento e il cui palazzo nel vicino sito di Malqata era chiamato proprio “Casa dell’Aton abbagliante”.

Oltre a una gran quantità di vasi, tra cui spicca la bella ceramica con decorazioni dipinte in blu tipiche della XVIII dinastia, nelle teche sono stati esposti reperti provenienti sia nella zona residenziale sia nelle tombe della necropoli più a nord: amuleti in faience e i relativi stampi in terracotta, anelli con il cartiglio di Amenofi III (Neb-Maat-Ra) e della sua regina Tiye, tavole d’offerta in calcare, oggetti di vita quotidiana, ushabti e un gigantesco persico del Nilo mummificato.


Source: Cairo Scene


Source: Cairo Scene

Source: Cairo Scene

Source: @MeretsegerWaset

Source: @MeretsegerWaset

Source: @MeretsegerWaset

Source: youm7.com

Source: youm7.com

Source: youm7.com
Source: youm7.com
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Zahi Hawass scopre* a Tebe Ovest un centro amministrativo e produttivo dell’epoca di Amenofi III

Source: see.news

Cercare un tempio e trovare un’intera “città”.

Nei mesi scorsi Zahi Hawass ha fomentato l’hype tra gli amanti dell’antico Egitto parlando di un’importantissima scoperta a Luxor. Ma se la concomitanza con un recente documentario di discovery+ avrebbe potuto far pensare a un’illustre tomba, il ritrovamento si è rivelato molto più grande, almeno dal punto di vista metrico.

La missione del celebre archeologo egiziano, infatti, da Settembre 2020 sta scavando nei pressi di Medinet Habu, il tempio funerario di Ramesse III, per trovare l’omologo santuario di Tutankhamon, ma alla fine ha individuato fortuitamente i resti di un vasto agglomerato tra Medinet Habu e la biglietteria, forse il centro amministrativo più importante di Tebe Ovest.

Il villaggio, che si estenderebbe a ovest verso Deir el-Medina e a nord fino al tempio di Amenofi III a Kom el-Hettan, risale proprio al regno di Nebmaatra (1388-1350 a.C.), come testimoniano ceramica, anelli, scarabei e il cartiglio del faraone impresso sui mattoni crudi. Lo stato di conservazione degli edifici in fango è ottimo, con mura che raggiungono i 3 metri d’altezza e diversi oggetti di vita quotidiana che sembrano essere stati lasciati piuttosto repentinamente con l’abbandono delle case (foto in basso). Infatti, dopo una fase di occupazione che copre anche la co-reggenza e i primi anni di regno di Amenofi IV (un’impronta di sigillo reca il nome del Gempaaton di Karnak), ci sarebbe stato lo spostamento verso Amarna. Tuttavia, si riscontra un ritorno nel sito con Tutankhamon e Ay alla fine della XVIII dinastia.

Questo raro contesto abitativo si divide, almeno per ora, in tre aree con un fulcro centrale che doveva avere una funzione amministrativa oltre che residenziale. Tutta la zona è recintata da un muro sinusoidale (foto in cima all’articolo) che proteggeva unità più ampie accessibili da un solo ingresso, evidentemente per controllare gli ingressi e le uscite dal quartiere.

Nella parte meridionale c’è un settore adibito alla preparazione del cibo per un ingente numero di persone. Qui, infatti, ci sono diversi forni, una panetteria, una zona cottura e un grande deposito per le stoviglie. Eccezionale è poi un ritrovamento che fornisce un preciso riferimento cronologico: un vaso contenente circa 10 kg di carne lavorata, destinata “alla terza festa Sed, nell’anno 37° di regno, dal macello del recinto del bestiame di Kha, preparata dal macellaio Iuwy”. L’iscrizione in ieratico, oltre a menzionare due abitanti della città, parla infatti del terzo Giubileo di Amenofi III, tenutosi intorno al 1351 a.C.

Source: english.ahram.com

La terza area è un centro artigianale multifunzionale. In un settore si producevano mattoni crudi usati per la costruzione di templi e annessi di Amenofi III; in un’altro si creavano amuleti ed elementi decorativi in faience. Ulteriori scorie e arnesi testimoniano attività di filatura, tessitura e lavorazione di metallo e vetro, seppur i relativi edifici non siano stati ancora individuati.

Ulteriore approfondimento necessitano anche due strane sepolture di cui non si conosce ancora la funzione. In una stanza era deposto un bovino, in un’altra un uomo con le braccia distese lungo i fianchi e soprattutto con una corda avvolta alle ginocchia (foto in basso).

Infine, a nord della città si trova un vasto cimitero la cui estensione totale è ancora da determinare poiché sono state indagate solo alcune tombe scavate nella roccia (oggetti di corredo nelle foto in basso).

Come anticipato, l’esistenza di questo centro è sicuramente da collegare ad Amenofi III e ai villaggi degli artigiani impiegati per la costruzione dei suoi templi e palazzi. Per questo potrebbe coincidere con lo sviluppo settentrionale della città-palazzo di Malqata che ebbe l’espansione architettonica definitiva proprio in occasione della terza Festa Sed del faraone. Mi viene in mente poi un’altra ipotesi sulla città di Maiunehes che, seppur citata in uno dei cosiddetti “Papiri dei ladri di tombe” (BM 10068, pubblicato in Peet, Great Tomb-Robberies of the Twentieth Egyptian Dynasty I, 1930, pp. 79-102) che è di epoca ramesside, sarebbe stata un importante centro amministrativo proprio in quella zona.

*Qui fra l’altro già negli anni ’30 del XX secolo le stesse strutture – compresi tratti del muro sinusoidale – erano state individuate e attribuite a un villaggio dei tempi di Amenofi III da archeologi francesi (Robichon C., Varille A., Le temple du scribe royal Amenhotep, fils de Hapou, FIFAO 11, Le Caire 1936, pl. V, XXV, XXVI) e dall’Oriental Institute di Chicago (Hölscher U., The Excavation of Medinet Habu, Volume 2: The Temples of the Eighteenth Dynasty, Chicago 1939, p. 71). Tutto questo porta necessariamente a ridimensionare gli annunci appena effettuati (e che saranno sicuramente ripetuti domani) e a cambiare il verbo nel titolo da “scopre” a “scava”.

In ogni caso, la presentazione ufficiale della “scoperta” ci sarà sabato 10 aprile; si aspettano quindi ulteriori dettagli.

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Due sarcofagi di 3600 anni (di cui uno in miniatura) scoperti a Dra Abu el-Naga

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Source: csic.es

 

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Source: excavacionegipto.com

Il “Proyecto Djehuty” non delude mai. Anche quest’anno, la missione spagnola diretta da José Manuel Galán (Consejo Superior de Investigaciones Científicas – CSIC) ha riservato interessanti novità dallo scavo di Dra Abu el-Naga, a Tebe Ovest. Ieri, infatti, con un comunicato ufficiale del Ministero del Turismo e delle Antichità, sono state annunciate le scoperte effettuate a gennaio e febbraio nell’area del complesso funerario di Djehuty (TT11, tomba del Supervisore al tesoro e ai lavori durante il regno di Hatshepsut). In particolare, i ritrovamenti provengono dalla corte aperta, vicino a una piccola cappella in mattoni crudi del 1600 a.C. (immagine a sinistra) che si trova a pochi metri dall’ingresso della TT11.

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Source: csic.es

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Source: csic.es

Accanto alla struttura si trovava un sarcofago antropoide, di 175 x 33 cm, scolpito in un singolo tronco di legno, forse sicomoro, dipinto esternamente in bianco (foto a destra). Al suo interno era deposta la mummia di una ragazza di 15/16 anni vissuta durante la XVII dinastia (1600 a.C. circa). Secondo i membri del team, la bara potrebbe essere stata portata lì da antichi tombaroli, ma poi non più aperta. Il corpo della giovane donna, infatti, era stranamente adorno di un ricco corredo: due orecchini sull’orecchio sinistro, due anelli – uno in osso e l’altro con castone in vetro blu e una cordicella come fascia – e quattro collane lunghe 60-70 cm ammassate sul petto. Due sono in perline di faience blu, una composta da vaghi in faience e pasta vitrea verde e la quarta comprende 74 elementi in pasta vitrea, faience e pietre dure semipreziose come ametista, corniola, ambra e quarzo. Tra questi ultimi si contano anche 7 amuleti, come due scarabei e il falco-Horuscentrale in ambra  (foto in basso).

Nell’altro lato della cappella, è stato ritrovato un secondo sarcofago in legno, questa volta in miniatura. L’oggetto, infatti, misura solo 22 cm di lunghezza e 15 di larghezza ed era chiuso da una cordicella annodata. Il “morto” nella bara è un piccolo ushabti in legno, del tipo chiamato “stick shabti” per la sua forma molto semplice. La statuetta era avvolta da teli di lino sul quale era scritto, così come sulla parte anteriore del suo corpo, il nome del defunto: Djehuty (foto in basso). Ancora non si sa a chi fosse dedicata la piccola struttura in mattoni, anche perché il nome Djehuty era molto comune nel Nuovo Regno. In ogni caso, l’ushabti non è da collegare al proprietario della TT11 perché la tipologia della statuetta è anteriore, essendo databile tra la XVII e l’inizio della XVIII din. 

Nella stessa area, ma all’interno di un pozzo funerario, nella scorsa stagione erano stati fatti altri curiosi ritrovamenti. Vanno di sicuro citati i sandali in cuoio dipinti di rosso che, nonostante i 3600 anni, sono eccezionalmente conservati (in basso a sinsitra). La misura e la decorazione – gatti, ibex, una rosetta, ma soprattutto Tueris e Bes, divinità protettrici del parto e dei bambini – fanno pensare che appartenessero a una donna, così come le due palle in cuoio trovate sotto di essi. Gi oggetti, legati da una cordicella, contengono cariossidi d’orzo e forse erano elementi femminili usati durante la danza. A testimonianza di un riutilizzo successivo del pozzo ci sono invece placche metalliche (in basso a destra) trovate su mummie della XXII dinastia (900 a.C. circa).

Ricorderete poi l’eccezionale ritrovamento del 2017 di un giardino funerario, unico esempio archeologico finora attestato, che durante la campagna 2020 è stato coperto per motivi di conservazione e “sostituito” da una copia a grandezza naturale realizzata dalla Factum Arte, azienda di Madrid già nota per aver lavorato alla riproduzione della tomba di Tutankhamon.

Ulteriori informazioni e foto sulla stagione 2020 sono sul diario di scavo online della missione: http://www.excavacionegipto.com/el_proyecto/diario_de_excavacion.php?year=2020

e sul sito del CSIC: https://www.csic.es/es/actualidad-del-csic/el-proyecto-djehuty-halla-el-ataud-y-la-momia-de-una-joven-que-vivio-hace-3600

Di seguito invece un video con i momenti più importanti, compresi quelli del ritrovamento del sarcofago e del contenitore per ushabti:

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4 sfingi di Karnak e un obelisco di Tanis verso Piazza Tahrir

ph. Mattia Mancini

Nel tentativo di riqualificare l’ormai iconica Piazza Tahrir – piazza al centro del Cairo dove sorge il Museo Egizio – e renderla un’attrazione turistica, le autorità egiziane hanno predisposto il trasferimento di quattro sfingi criocefale (a testa di ariete) dal tempio di Amon-Ra a Karnak.

82535824_1779790608821024_4988354233674760192_nIl trasloco è stato confermato da Mostafa al-Saghir, direttore generale di Karnak, e ha creato non poche polemiche soprattutto tra gli operatori turistici di Luxor preoccupati per la perdita di reperti spostati dalla città verso la capitale. Alle prime accuse apparse sul web ha risposto il Ministero del Turismo e delle Antichità che ha negato che le statue scelte provengano dal Viale delle Sfingi, la lunga passerella cerimoniale che collegava il santuario al Tempio di Luxor. Le sfingi, invece, appartengono al gruppo di 60 (immagine in alto) che in origine si trovava di fronte al secondo pilone e che fu rimosso tra la XXII e la XXX dinastia con la costruzione del primo pilone e degli edifici di culto presenti nel grande cortile porticato.

Al contrario, i lavori di restauro del Viale delle Sfingi sarebbero al 90% e dovrebbero permettere l’apertura al pubblico nel corso del 2020 (anche se c’è da dire che gli annunci di inaugurazioni vanno avanti dal 2013 e che nell’agosto del 2017 si parlava dell’85%).

Le quattro sfingi di Karnak andranno ad unirsi all’obelisco di Ramesse II, portato a Piazza Tahrir due mesi fa circa da Tanis (San el-Hagar, Delta orientale). Il monolite in granito era diviso in 8 blocchi (foto in basso), ma in origine doveva raggiungere i 17 metri d’altezza e le 90 tonnellate di peso.

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Source: english.ahram.org.eg

Aggiornamento (30/12/2019):

Haitham Aboul Ezz al-Hariry, membro del parlamento egiziano, ha inviato una lettera al Primo ministro chiedendo l’annullamento immediato del trasloco delle quattro sfingi e dell’obelisco. Il provvedimento d’emergenza fa appello all’art.7 della Carta di Venezia per il restauro e la conservazione di monumenti e siti del 1964 (riferimento principale della Convenzione UNESCO del 1972 che è stata sottoscritta anche dall’Egitto) che dice:

“Il monumento non può essere separato dalla storia della quale è testimone, né dall’ambiente in cui si trova. Lo spostamento di una parte o di tutto il monumento non può quindi essere accettato se non quando la sua salvaguardia lo esiga o quando ciò sia giustificato da cause di eccezionale interesse nazionale o internazionale”.

Aggiornamento (2/01/2020):

Critiche sull’iniziativa sono arrivate anche da ambienti internazionali. Mai bint Mohammed Al Khalifa, presidentessa dell’Autorità per la Cultura e le Antichità del Bahrain e del Comitato per il Patrimonio Mondiale della Regione dei Paesi Arabi, ha condannato il trasferimento e consigliato un piano alternativo dicendo che, prima di effettuare qualsiasi modifica al proprio patrimonio culturale, i rappresentanti di un Paese dovrebbero consultare l’UNESCO.

 

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