Articoli con tag: Luxor

Scoperta nuova sfinge tra i templi di Luxor e Karnak

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Source: youm7.com

A Luxor, lungo il Viale delle Sfingi, è stata scoperta… una sfinge. Che strano, eh?

Domenica scorsa, durante i lavori di sistemazione dell’antica via processionale che collegava il Complesso di Karnak al Tempio di Luxor, è stata individuata l’ennesima statua con le fattezze dell’animale mitologico. Ad annunciare il ritrovamento, però, diversamente dal normale protocollo che prevede una comunicazione ufficiale dal Ministero delle Antichità, è stato Mohamed Abdel Aziz, direttore generale delle Antichità di Luxor, che ha fornito la notizia al giornale online Youm7.

Tuttavia, la sfinge non è come le altre 1350 criocefale (a testa di ariete) fatte porre da Nectanebo I (380-362 a.C.) ogni 60 metri lungo i 2,7 km della “Kebash Road”. La scultura , infatti, presenta la forma più classica del leone a testa umana e non è stata ancora estratta dal terreno per evitare danni. Proprio un anno fa, Mostafa Waziry, all’epoca con il ruolo di Aziz ma oggi segretario generale del Supreme Council of Antiquities, aveva affermato che l’ambizioso progetto di scavo, restauro e musealizzazione di tutto il percorso della Festa di Opet era all’85% con circa 650 sfingi individuate. L’apertura della strada è prevista per dicembre, anche se gli scavi archeologici ai lati continueranno.

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Source: luxor24.news

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Source: Bernard M. Adams (egyptmyluxor.weebly.com)

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El-Asasif Sud, scoperti 4 vasi canopi di XXVI dinastia

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Source: MoA

A volte, anche un sito già indagato può fornire nuovi dati importanti. Ne è testimonianza la recente scoperta di quattro vasi canopi (foto in alto) nella tomba di Karabasken (TT391), nella necropoli meridionale di el-Asasif, Tebe Ovest. In realtà, non è la prima volta che questa sepoltura – segnalata fin dalla spedizione di Champollion e Rosellini nel 1828-9 – riserva sorprese; nel 2016, ad esempio, era stato individuato, nella parte più interna dell’ipogeo, un enorme sarcofago di granito rosa che probabilmente apparteneva al defunto, Quarto Profeta di Amon e Sindaco di Tebe sotto il faraone Shabaka (715-705; XXV dinastia).

Questa volta, invece, il team egiziano-americano del “South Asasif Conservation Project”, diretto da Elena Pischikova e Fathy Yassin, ha scoperto i canopi in un annesso scavato successivamente sulla parete sud della sala ipostila. I contenitori in calcite, alti da 35,5 a 39,4 cm, erano adagiati sul fondo di una fossa quasi cubica (60 x 60 cm con una profondità di 50 cm) ricavata nel pavimento (foto in basso). Lo stato di conservazione dei reperti è molto buono se si esclude uno dei vasi che era rotto in diversi frammenti, comunque ricomposti grazie all’opera di pulizia e restauro dei tecnici del Ministero delle Antichità. I coperchi, realizzati da 3 artigiani diversi, rappresentano i quattro figli di Horo, le divinità preposte ognuna alla protezione di uno degli organi estratti dal corpo del morto durante la mummificazione: da sinistra verso destra, Imsety (uomo: fegato), Hapi (babbuino: polmoni), Duamutef (sciacallo: stomaco) e Qebehsenuef (falco: intestini). Tuttavia, i resti organici non si sono preservati per l’azione dell’acqua, ma rimangono ancora tracce delle resine.

Il nome del proprietario e la datazione degli oggetti viene fornita dalle iscrizioni, disposte su due colonne verticali e una linea orizzontale: Amenirdis, “Signora della casa” (nebet per) vissuta durante la XXVI dinastia (672-525 a.C.).

https://southasasif.wordpress.com/

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Source: MoA

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Dra Abu el-Naga, (ri)scoperte due tombe di ufficiali di XVIII dinastia

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Source: Extra News

Altre due ‘nuove’ tombe individuate dagli archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga, necropoli di Tebe Ovest, proprio come era stato fatto capire fra le righe in occasione dell’annuncio, a settembre, della scoperta della sepoltura di Amenemhat. Questi ulteriori ipogei apparterrebbero a due alti ufficiali di Nuovo Regno.

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Source: english.ahram.org

Il ritrovamento è stato ufficializzato solo oggi dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany (ormai, come di consueto, in una conferenza stampa in loco; immagine in alto), ma già da qualche giorno circolavano indiscrezioni e la foto di una splendida maschera funeraria (immagine a sinistra), fornite ai giornali locali da una ‘gola profonda’ anonima. Come nei precedenti casi, le tombe erano note e avevano già una numerazione, ma non erano ancora state indagate: Kampp -150- e -161- (Friederike Kampp, “Die Thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII bis zur XX Dynastie”, 1996, p. 701, 713). Entrambe risalgono alla XVIII. Al loro interno, la missione di Mostafa Waziry, ora segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha ritrovato mummie, frammenti di sarcofago dipinto, vasi di ceramica, più di 450 ushabti e 40 coni funerari, oltre a una statuetta lignea intatta di Osiride alta 60 cm (foto in basso). Alle pareti, rilievi di scene di vita quotidiana e di offerta dai colori ancora vividi.

A breve ulteriori informazioni e foto.

Aggiornamenti:

La Kampp -161- si trova a nord della TT225 e della Kamp -157- (la tomba di Userhat scoperta lo scorso aprile). La struttura comprende un cortile delimitato da un muretto in pietra e mattoni crudi e un pozzo funerario che conduce a quattro stanze laterali. In una di queste, una parete è decorata da un dipinto conservatosi perfettamente che mostra uomini e donne in atto di portare offerte al defunto e alla moglie (foto in basso). La mancanza di iscrizioni, però, rende impossibile, al momento, risalire al nome e ai titoli del proprietario della sepoltura, ma, per questioni stilistiche, si può pensare a una datazione che comprenda i regni di Amenofi II (1424-1398) e Thutmosi IV (1398-1388). Nella tomba sono stati ritrovati diversi frammenti di sarcofago dipinto, 4 gambe di sedie in intagliato e ushabti.

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Source: MoA

La Kampp -150-, come già segnalato dall’egittologa tedesca negli anni ’90 dello scorso secolo (vedi planimetria in alto), si trova a sud della Kampp -157- e accanto alla TT167 e presenta una struttura classica per l’epoca: 5 ingressi che conducono a un vestibolo, un corridoio e una stanza trasversale con nicchia in fondo. La tomba era stata collocata tra la fine della XVII e gli inizi della XVIII dinastia per un cartiglio di Thutmosi I sul soffitto del corridoio (1496-1483). Anche in questo caso, il nome del defunto non è certo, anche se si pensa possa essere Thutmosi (con appellativo di “giusto di voce”; foto in basso) che si legge sul pilastro di entrata o Maati che, insieme alla moglie Mehi, compare sui coni funerari. Tuttavia, un nome è certo e potrebbe essere quello della madre del morto: Isis-Neferet. Di questa “Cantrice del dio Amon” è stata ritrovata, oltre a frammento di un sarcofago “a vernice nera con decorazione gialla”, la statuetta in forma osiriaca che avevo già segnalato. Ora, grazie a foto più dettagliate, è possibile leggere proprio il nome della donna alla fine dell’iscrizione sull’oggetto (foto in alto). Presente anche una mummia e altri resti umani.

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Source: time.com

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Djehuty-mes maa-kheru = “Thutmosi, giusto di voce”

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Aperto al pubblico il Santuario di Amon-Ra a Deir el-Bahari

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Source: travel2egypt.org

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Source: wikipedia.org

Continua il restauro del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, Tebe Ovest, ad opera della missione polacca diretta da Zbigniew E. Szafrański. Dopo il Complesso solare e la Cappella di Anubi, verranno aperte al pubblico altre strutture della terrazza superiore. Il 9 dicembre, infatti, ci sarà l’inaugurazione ufficiale del cosiddetto “Portico tolemaico” e del Santuario di Amon-Ra. All’evento saranno presenti, oltre a Szafrański, il ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, il direttore del Centro di Archeologia del Mediterraneo dell’Università di Varsavia, Tomasz Waliszewski, l’ambasciatore polacco al Cairo, il governatore di Luxor e altri rappresentanti dei due Paesi.

Il Santuario si trova al centro del lato occidentale della terrazza (indicato dalla freccia rossa nell’immagine a sinistra), in asse con le due grandi rampe, e si apre con il Portico e un portale in granito. La struttura interna è composta dalla Sala della Barca e la Camera della Statua con tre cappelle. Qui, il simulacro del dio viene illuminato dai raggi del sole all’alba di ogni solstizio d’inverno

http://templeofhatshepsut.uw.edu.pl/en/news

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Luxor: scoperta lapide copta lungo il Viale delle Sfingi

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Source: MoA

Domenica scorsa, lungo il Viale delle Sfingi di Luxor, è stata scoperta una lapide copta del VII-X secolo. Ad annunciarlo è stato Mostafa Al Saghir, già supervisore generale del progetto di sistemazione del Viale e da poco anche direttore delle antichità di Karnak (colgo così l’occasione per fargli gli auguri avendo avuto il piacere di lavorare con lui). Il ritrovamento è stato effettuato dalla missione archeologica diretta da Yasser Mahmoud sul lato orientale della via processionale, sotto il ponte di Al-Mathan (più o meno a metà strada tra il tempio di Luxor e il complesso di Karnak).

La stele in calcare (98 x 38 cm) reca in alto il cristogramma ICXC (lettere iniziali e finali del nome di Gesù Cristo in greco ΙΗΣΟΥΣ ΧΡΙΣΤΟΣ, dove il sigma è reso nella versione lunata perché è al termine di parola), la grande croce al centro e l’iscrizione funeraria incompleta in copto. Dalla traduzione preliminare del testo, si è capito che la lapide è appartenuta a una bambina di nome Takla morta a 10 anni. Ricordo che la scrittura copta corrisponde all’ultima fase ‘evolutiva’ della lingua egiziana, scritta però con le lettere dell’alfabeto greco più altri 7 grafemi demotici utilizzati per suoni non compresi nel sistema classico. Il copto fu la lingua dei primi cristiani egiziani già dalla metà del II secolo, per poi essere gradualmente sostituito dall’arabo con l’introduzione dell’Islam, anche se tuttora continua ad essere utilizzato nelle liturgie religiose.

Non si tratta comunque della prima testimonianza del genere individuata durante i lavori  alla “Kebash Road” che, secondo gli ultimi annunci, dovrebbe essere inaugurata il prossimo anno. Oltre a reperti d’epoca faraonica, infatti, sono stati scavati anche diversi resti d’insediamenti del periodo romano e copto. Il progetto prevede l’indagine archeologica, il restauro e la musealizzazione di tutto il percorso che, durante la Festa di Opet, collegava il Tempio di Luxor a quello di Karnak. L’attuale sistemazione, di 2,7 km, corrisponde a quella voluta da Nectanebo I (380-362) che fece restaurare l’originale versione di Amenhotep III aggiungendo ai lati della strada 1350 sfingi (di cui sono ne sono state ritrovate circa 650), distanziate di 60 metri l’una dall’altra.

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Dra Abu el-Naga: scoperta tomba di sacerdote di XVIII dinastia

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Sourch: @pastpreservers

Fedele alla strategia comunicativa adottata negli ultimi tempi, Khaled el-Enany, ministro egiziano delle Antichità, ha oggi annunciato in pompa magna una grande scoperta effettuata nella necropoli di Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest: la tomba di un sacerdote vissuto durante la XVIII dinastia (1543-1292). Il defunto si chiamava Amenemhat e si fregiava del titolo di “Orafo del dio Amon”. La notizia è stata rilasciata stamattina a giornalisti locali e stranieri durante una conferenza stampa ufficiale, anche se erano state già fatte trapelare da mesi piccole anticipazioni ad hoc. Mostafa Waziry, Capo delle Antichità di Luxor e direttore della missione egiziana che ha effettuato il ritrovamento, aveva parlato di una tomba più importante di quella già spettacolare del funzionario Userhat, individuata nella stessa area lo scorso aprile. Il ministro, invece, aveva sibillinamente dichiarato che la scoperta “avrebbe stupito il mondo intero”. La nuova sepoltura è stata scavata poco più in alto sulla collina, in corrispondenza del cortile della già nota TT300 (Anhotep, 1279-1212). Si tratta di una singola camera funeraria a pianta rettangolare con una nicchia nella parete di fondo che contiene le statue dipinte di Amenmhat, di sua moglie Amenhotep – nome di solito maschile, ma seguito dal titolo “Signora della casa” – e dei loro due figli. La struttura, come spesso accadeva in periodi più tardi, è stata poi riutilizzata durante la XXI o XXII dinastia (1069-712) per sepolture più povere. Per questo, gli archeologi hanno trovato diversi sarcofagi lignei decorati, circa 150 ushabti in faience e altri materiali e numerosi frammenti di mummie, oltre a vasi di ceramica, gioielli e altri oggetti. In realtà, la tomba era stata già segnalata con la nomenclatura Kampp -390.

Inoltre, nella corte esterna, è stato individuato un gruppo di pozzi funerari, forse risalenti al Medio Regno, ancora da scavare. Uno di questi conserva il sarcofago di una donna di 50 anni e uno con i suoi due figli di 20/30 anni. Ma le sorprese non finiscono qui; El-Enany ha preannunciato che a breve saranno presentate nuove tombe dalla stessa area. Infatti, tra gli oggetti raccolti, compare il nome di 4 funzionari la cui sepoltura potrebbe essere rivelata nei prossimi mesi.

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All’85% il Viale delle Sfingi di Luxor

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Source: Bernard M. Adams (egyptmyluxor.weebly.com)

Il Viale delle Sfingi, l’antica via processionale che collegava il Complesso di Karnak al Tempio di Luxor, è ormai all’85% della sua lunghezza originaria. Non si tratta di alcuna novità, visto che i lavori sono fermi da un po’, ma dell’aggiornamento ufficiale di Mostafa Waziry, Direttore delle Antichità di Luxor. L’ambizioso progetto della “Kebash Road” prevede lo scavo, il restauro e la musealizzazione di tutto il percorso che, durante la Festa di Opet, i sacerdoti calcavano per portare da un santuario all’altro le barche sacre con le statue della triade tebana: Amon-Ra, Khonsu e Mut. L’attuale sistemazione, di 2,7 km, corrisponde a quella voluta da Nectanebo I (380-362) che fece restaurare l’originale versione di Amenhotep III aggiungendo ai lati della strada 1350 sfingi (di cui sono ne sono state ritrovate circa 650), distanziate di 60 metri l’una dall’altra.

I lavori, iniziati nel 2004, hanno provocato anche accese polemiche a causa dell’abbattimento di abitazioni costruite sul tratto in questione e del conseguente sfratto dei rispettivi abitanti. Ormai rimangono pochi gli edifici da eliminare nei punti che ho indicato in giallo sulle immagini satellitari di Google Earth. Gli ostacoli corrispondono, in particolar modo, alle proprietà della Chiesa Evangelica (già demolita) e della Chiesa Copta della Vergine Maria e all’agglomerato di Naga Abu Asab, nei pressi di Karnak.

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Tebe Ovest: presto sarà annunciata la scoperta di una nuova tomba

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Source: news.cn

Più di un mese fa, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany (in foto) aveva anticipato che ci sarebbe stato l’annuncio di una scoperta “in grado di stupire il mondo intero”. I primi rumors parlavano di una necropoli faraonica nell’area tebana; poi, però, più niente fino ad oggi. Il ministro, infatti, è tornato sull’argomento dicendo che la nuova scoperta sarà resa pubblica durante una conferenza stampa il 9 settembre. Secondo Mostafa Waziry, Dir. delle Antichità di Luxor, il ritrovamento di questa nuova tomba nella West Bank metterebbe addirittura in secondo piano quello già straordinario effettuato lo scorso Aprile della sepoltura di Userhat. In particolare, il numero di ushabti sarebbe maggiore, quindi superiore a 1400. Staremo a vedere…

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Individuato il tempio funerario di Thutmosi I

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Source: scienceinpoland.pap.pl

Da un paio di giorni sta circolando l’interessante notizia di una scoperta che, in realtà, ha già qualche anno. Infatti, lo studio preliminare risale al 2009-2010 e la pubblicazione originaria al 2012 (link in fondo al post), quando il blog ancora non esisteva nemmeno nella mia mente; quindi ne parlo volentieri lo stesso.

Si tratta dell’individuazione, da parte dell’egittologa polacca Jadwiga Iwaszczuk, del tempio funerario di Thutmosi I (1504-1492), fino a quel momento noto solo da fonti scritte che arrivano al regno di Ramesse IX. La scoperta è avvenuta casualmente quando la Iwaszczuk – insieme agli altri membri del team diretto da Zbigniew Szafrański che lavora al tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari – ha visionato una serie di frammenti di blocchi di pietra immagazzinati dallo SCA nella tomba tebana MMA 828 a Qurna, proprio a due passi dalla casa della missione polacca. I reperti in questione sono circa 8000 piccoli pezzi con rilievi policromi, provenienti da un edificio religioso scavato negli anni ’70 da archeologi egiziani a nord del Tempio dei Milioni di Anni di Thutmosi III. Il santuario, di cui oggi si vede solo una base di colonna (foto in basso), era stato erroneamente identificato con il Kha-akhet di Hatshepsut e, invece, sarebbe il tempio funerario del padre, comunque almeno terminato dalla regina. Il riconoscimento è stato possibile per la presenza del nome del tempio, Khenemet-ankh, sula porzione di un architrave (foto in alto). Numerosi sono i frammenti architettonici appartenenti a colonne, pilastri, architravi, stipiti e cornici, tutti nella più resistente arenaria, mentre in calcare erano realizzate le pareti non portanti. Per quanto riguarda la decorazione, invece, spicca quella che sarebbe la prima scena di battaglia con carri da guerra.

http://www.pcma.uw.edu.pl/fileadmin/pam/PAM_2009_XXI/PAM21_Iwaszczuk_Jadwiga.pdf

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Source: scienceinpoland.pap.pl

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È egiziana la più antica protesi ortopedica conosciuta

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Source: unibas.ch

Quando si dice il caso. Giorni fa, ho ripostato sulla pagina Facebook del blog un vecchio articolo del 2012 che parlava di uno studio della University of Manchester su una protesi ortopedica di circa 3000 anni. L’alluce, costruito in tre parti con legno e cuoio, era stato trovato a Sheikh Abd el-Qurna, Tebe Ovest, ancora attaccato al piede destro della mummia della figlia di un sacerdote vissuta tra il 950 e il 710 a.C. Alla sacrosanta domanda di un follower sul perché ci fosse un “forse” nel titolo, ho risposto che le analisi andassero verificate per appurare l’effettiva efficacia dell’oggetto.

Proprio la scorsa settimana, un altro studio ha probabilmente tolto ogni dubbio sul primato di antichità di questa protesi. Nell’ambito del progetto Life Histories of Theban Tombs, ricercatori dell’Università di Basilea hanno sottoposto il reperto – oggi conservato nel Museo Egizio del Cairo – alle più avanzate analisi tecnologiche (microscopio elettronico, raggi X e TAC) dell’Istituto di Medicina Evoluzionistica dell’Università di Zurigo. A quanto pare, il dito artificiale è stato riparato e perfezionato più volte per adattarlo al meglio alla forma del piede e la cinghia di cuoio risulta ben robusta per una presa salda. Quindi, questo certosino lavoro artigianale mirava al miglioramento dell’estetica e del comfort rendendo la protesi non una semplice aggiunta simbolica post mummificazione ma uno strumento funzionale all’uso in vita.

https://www.unibas.ch/en/News-Events/News/Uni-Research/A-Wooden-Toe-Swiss-Egyptologists-Study-3000-Year-Old-Prosthesis.html

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