Articoli con tag: Matariya

Eliopoli: tutte le ultime scoperte della missione egiziano-tedesca a Matariya

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Source: MoA

Adoro quando non devo perdere tempo a verificare una notizia perché l’ho vissuta in prima persona! Infatti, il comunicato che ieri ha diramato il Ministero delle Antichità parla delle ultime scoperte effettuate dalla missione egiziano-tedesca a Matariya (sobborgo del Cairo) – quella del colosso di Psammetico I, per intenderci – a cui ho partecipato lo scorso aprile. Così, dopo l’ufficializzazione, posso finalmente scrivere dei risultati della campagna di scavo primavera 2019 del team diretto da Aiman Ashmawy (MoA) e Dietrich Raue* (Università di Lipsia).

Immagine

Immagine di Google Earth rielaborata da M. Biersdorf

Nell’area sorgeva l’antica Iunu, più comunemente nota con il nome greco Eliopoli, capitale del 13° nomo (provincia) del Basso Egitto e sede di uno dei più importanti centri religiosi dell’intera storia egiziana.  Qui per oltre 2500 anni il Sole è stato venerato attraverso la costruzione di diversi templi dedicati a Ra (oltre a santuari minori consacrati ad Amon, Horus, Hathor e Mut) in un recinto addirittura più grande di quello di Karnak. Poi, già a partire dal periodo greco-romano, ogni struttura fu smantellata e tutti gli obelischi – ad eccezione di quello di Sesostri I ancora in piedi al centro del relativo museo all’aperto – sono finiti in giro per il mondo (Roma, Londra, New York). Il grande temenos era diviso in due porzioni (immagine a sinistra): quella nord – in gran parte occupata dal quartiere di Arab el-Hisn – è indagata dalla missione dell’ex ministro Mamdouh el-Damaty; quella sud è scavata nell’ambito dell’Heliopolis Project.

Come si vede dalla foto satellitare in alto, l’area è molto vasta e quest’anno la ricerca era divisa su quattro fronti. L’area 232 (angolo SE) è detta “Army camp” perché fino al 2015 era sede di una caserma militare. Qui sono stati individuati laboratori artigianali che, tra il VI  e il II secolo a.C., furono impiantati nell’area templare. Per questo, sono stati trovati diversi blocchi di riutilizzo appartenenti a templi più antichi e frammenti di statue, alcune delle quali risalenti alla XVIII dinastia (foto in basso). Tra le strutture scavate spicca un edificio di epoca tolemaica con forni per la cottura del pane.

 

Poco più a ovest, ho coordinato lo scavo nell’Area 233 di altre istallazioni più tarde, utilizzate soprattutto per il ricovero di animali da allevamento, che insistevano lungo il grande muro perimetrale sud in mattoni crudi di età ramesside.

 

Più complicato è stato il lavoro nell’Area 221, il punto in cui sorgeva il tempio di Nectanebo I (380-362 a.C.), a causa della quota dello strato archeologico che è sotto il livello della falda freatica. Dal fango sono emersi grandi blocchi in basalto con i cartigli del faraone di XXX dinastia e personificazioni dei nomoi del Basso Egitto (in alto). Il ritrovamento di altri elementi architettonici e frammenti di statue più antichi, invece, sembrano attestare un tempio precedente, databile al regno di Merenptah (1213-1203 a.C.).

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Frammento con Akhenaton in forma di sfinge, Area 251

Un nuovo fronte di scavo è stato aperto anche nella zona SO del sito, dove uno spesso (4,4 m) muro in mattoni crudi intonacati attraversa l’Area 251 da nord a sud. A ovest della struttura è stato ritrovato materiale amarniano, come un frammento di rilievo che mostra Akhenaton (1351-1334) in forma di sfinge (foto a destra), oltre a due capitelli palmiformi e 12 sepolture di età ramesside, la maggior parte delle quali appartenenti a bambini.

 

 

Qui potete trovare alcuni video che raccontano il progetto e il lavoro giornaliero sul sito: link

 

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*che ringrazio insieme a tutti gli altri membri della squadra con cui è stato un piacere lavorare! 

 

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Eliopoli, scoperta iscrizione dell’architetto di Ramesse II

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Source: Luxor Times

Nemmeno un mese fa, Mamdouh el-Damaty, ex ministro delle Antichità e direttore della missione dell’università cairota di Ain Shams ad Arab el-Hisn (area dell’antica Eliopoli a NO dell’obelisco di Sesostri I), annunciava la fine dello scavo di un podio cerimoniale probabilmente legato al Giubileo, o Festa Sed, di Ramesse II (1279-1213 a.C.).

Ovviamente una struttura simile non poteva essere isolata, ma era collegata a un tempio dedicato a Ra di cui, già nei mesi scorsi, si erano cominciate a individuare le tracce. Proprio da un muro che separava due cortili appartenenti al complesso, durante l’ultima campagna sono stati scoperti due blocchi in calcare che recano nome e titoli di uno dei più importanti funzionari del regno di Ramses: Ameneminet.

Ameneminet (il cui nome – reso anche con Imeneminet o Amenemonet – si legge nella parte finale a sinistra dell’ultima riga) qui è presentato come ‘architetto’ del faraone, o meglio “Soprintendente di tutti i lavori di Sua Maestà” oltre che, nello specifico, degli edifici sacri della zona. Non a caso, come è scritto in altri documenti, a lui fu affidata anche la direzione dei lavori del Ramesseo a Tebe Ovest e del Tempio di Ptah a Menfi.

Tuttavia, la carriera di Ameneminet era iniziata in ambiente militare già durante il regno di Seti I, quando era auriga, fino a raggiungere la carica, scritta sempre nelll’ultima riga, di “Capo dei Medjay nel Sud”, cioè del corpo d’élite di polizia [per una più ampia trattazione della carriera di Ameneminet, vi rimando all’articolo di Marcella Trapani, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Per chi invece avesse la possibilità di andare a Napoli, consiglio di farsi un giro al MANN e dare un’occhiata al suo monumento familiare che, per la forma adottata, può essere considerato un vero e proprio unicum (foto in basso)].

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Monumento di Ameneminet, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 1069 (ph. Mattia Mancini)

 

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Scoperto il volto del colosso di Psammetico I

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Source:  Mahmoud Tharwat

Ricorderete sicuramente il colosso di Psammetico I (664-610 a.C.) scoperto nel marzo del 2017 a Eliopoli (area di Souq el-Khamis, nell’odierno sobborgo del Cairo di el-Matariya) dalla egiziano-tedesca diretta da Aiman Ashmawy e Dietrich Raue. La statua in quarzite, in origine alta 8 metri, pezzo dopo pezzo sta prendendo forma e ora comincia ad avere anche un volto. Durante l’ultima campagna di scavo, infatti, è stato ritrovato un bellissimo frammento (immagine in alto) con l’occhio sinistro e parte del naso del faraone della XXVI dinastia, di cui si aveva già corona, mento, bocca, orecchio destro e una piccola porzione dell’occhio destro.

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Inaugurato il museo all’aperto di Matariya

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Source: MoA

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Source: MoA

Lo scorso sabato, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha inaugurato il museo all’aperto di Matariya, quartiere cairota nord-orientale. Il progetto vede così finalmente la sua conclusione dopo che era stato fatto partire nel 2008 e interrotto alla fine del 2010 a causa del caos generato dalla “primavera araba”. Il parco comprende 135 reperti tra statue, stele, blocchi iscritti e il famoso obelisco di Sesostri I (1964-1919), monolite in granito rosso alto 20 metri e pesante 121 tonnellate (foto a sinistra).

L’area in cui sorge il museo – accessibile con un biglietto di 60 LE (30 per gli studenti: 2,75/1,35 euro) – corrisponde all’antica città di Eliopoli e non è lontana dal punto in cui la missione egiziano-tedesca di Dietrich Raue lo scorso anno ha scoperto il colosso di Psammetico I.

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Eliopoli: scoperte dita del piede e altre frammenti del colosso di Psammetico I

22405963_1557374704308174_5208598467319456968_nEro stato informato di questa notizia già un mese fa, quando ero in Egitto, ma ho aspettato a pubblicarla in attesa di foto che sono arrivate solo questa mattina. A Matariya -l’odierno sobborgo del Cairo dove sorgeva l’antica Eliopoli- sono stati individuati nuovi pezzi della statua colossale di Psammetico I (664-610) scoperta lo scorso marzo dalla missione egiziano-tedesca diretta da Dietrich Raue e da Ayman Ashmawi (per i precedenti articoli: link 1, link 2, link 3). Lo scavo dell’area di Souq el-Khamis ha portato alla luce un alluce (scusate, non potevo resistere…) e altri 1920 frammenti di quarzite, la maggior parte dei quali appartenenti alla statua del faraone di XXVI dinastia. Tra questi, tre dita di piede, parti del gonnellino shendyt e delle gambe e, soprattutto, una nuova porzione del pilastro dorsale con il Nome di Horo del re aA-ib (= “Grande di cuore”) inscritto nel serekh (foto in basso a sinistra). Grazie ai nuovi ritrovamenti sparsi in un’area di 20 m di diametro -insieme alla testa e al torso ora esposti nel giardino del Museo Egizio del Cairo (foto)- si conferma l’identificazione di Psammetico I, rappresentato in piedi e non seduto in trono come ipotizzato in un primo momento.

Gli archeologi hanno scoperto anche frammenti di granito di ulteriori statue appartenenti, tra gli altri, a Ramesse II e a Ra-Horakhty. In particolare, di quest’ultimo si è conservato un occhio di falco che, secondo Ashmawi, farebbe pensare a una scultura alta 6 metri, la più grande finora nota per il dio dalla testa di falco.

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Colosso di Psammetico I: sotto processo tre funzionari del Ministero delle Antichità

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Source: elbalad.news

Ricorderete la grande scoperta a Souq el-Khamis – Matariya, l’antica Eliopoli – di due parti di un colosso raffigurante il faraone di XXVI dinastia Psammetico I. In particolare, il trattamento del primo frammento della statua di 8 metri aveva lasciato perplessa l’opinione pubblica, soprattutto per i metodi piuttosto bruschi della sua estrazione dal fango (era stato usato un escavatore: video) e per il mancato controllo del reperto una volta posto sull’attuale piano di calpestio. La testa, infatti, aveva ovviamente attirato l’attenzione degli abitanti locali e, in breve tempo, era diventata un’attrazione per bambini e non (immagine in alto) prima che fosse impacchettata con un’improbabile coperta di Spider-Man. Tutte queste operazioni erano state effettuate anche alla presenza del ministro delle Antichità, Khaled el-Enany; tuttavia, dopo l’uscita di polemici articoli su internet, il busto del colosso era stato sollevato in maniera più consona con delle cinghie.

Per tutti questi motivi, un mese dopo erano partite le indagini della Procura amministrativa, l’organo giuridico egiziano che controlla gli illeciti amministrativi e finanziari dei dipendenti del Governo. Ieri, il neo-eletto procuratore Rashida Fathallah ha confermato il rinvio a giudizio di tre alti funzionari del Ministero delle Antichità, accusati di gravi negligenze tecnico-scientifiche nello scavo: Mahmoud Afifi, capo del settore delle Antichità Egizie, Ayman Ashmawi,  co-direttore della missione archeologica egiziano-tedesca,  e il capo dell’Amministrazione centrale per i monumenti del Delta del Nilo. Per arrivare a una sentenza, è stata formata una speciale commissione scientifica formata da esperti dell’Università del Cairo e sono stati ascoltati tutti i presenti, compreso l’altro direttore della missione, Dietrich Raue (Universität Leipzig).

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Danneggiato irreparabilmente il colosso di Eliopoli

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Source: Getty Images

Per Psammetico non c’è pace: dopo le polemiche sui metodi di scavo e le discussioni sull’identificazione del faraone ritratto, ora il colosso di quarzite – recentemente scoperto a Eliopoli – sembra aver subito danni probabilmente irreparabili. Era appena stato trasferito al Grand Egyptian Museum, quando ieri notte – secondo alcuni giornali egiziani – il torso sarebbe caduto dall’altezza di 4 metri e si sarebbe fratturato in almeno 7 pezzi. Sotto il peso di oltre 8 tonnellate, infatti, il pavimento ha ceduto, collassando insieme ai reperti su di esso disposti (pare anche un pilastro iscritto di Seti II da Matariya). Come era prevedibile, ancora non si hanno comunicati dal Ministero delle Antichità. Evidentemente, nella fretta di chiudere un cantiere che si protrae ormai da troppo tempo, i costruttori del museo non avranno effettuato i lavori in regola.

Fonte: https://tinyurl.com/z658abr

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Il colosso scoperto a Eliopoli non è Ramesse II ma Psammetico I

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Non è un caso che, nei miei precedenti post, non abbia fatto come quasi tutti gli organi di stampa sbandierando l’altisonante nome di Ramesse II. Il colosso in quarzite scoperto a Eliopoli, infatti, non apparterrebbe al grande faraone, seppur la vicinanza con il suo tempio potesse suggerirlo. Anzi, potrei anche essermi sbilanciato troppo definendo la statua “ramesside”. In ogni caso, a fornire questa indiscrezione è stato lo stesso ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, al termine dello spettacolare trasferimento dei reperti scoperti  a Souq el-Khamis verso il Museo Egizio del Cairo a Piazza Tahrir. Il torso pesante 8,5 tonnellate – insieme alla testa, al busto della scultura di Seti II, a due frammenti iscritti di pilastro e a una cornice policroma – sono stati trasportati nella notte (per evitare di congestionare ancora di più il traffico della capitale) con un lungo convoglio di mezzi che ha avuto un’ampia copertura mediatica tramite diverse dirette delle TV egiziane (immagini in basso). Il viaggio, durato dall’1:00 alle 4:00 locali, ricalca eventi d’impatto simili, come il trasferimento del colosso di Ramesse II in Ramses Square nel 2006. Le operazioni si sono poi concluse nella mattinata con il posizionamento dei pezzi nel giardino del Museo dove verranno esposti per 6 mesi, prima di essere spostati definitivamente nel Grand Egyptian Museum di Giza (c’è da aspettarsi un’altra processione in live streaming?).

Tornando alla notizia principale, studi preliminari avrebbero escluso l’attribuzione della statua a Ramesse II; tuttavia, per conoscere il nome del faraone ritratto, bisognerà aspettare la cerimonia ufficiale di questa sera (18:00 locali, 17:00 italiane) durante la quale il ministro, con un’abile mossa pubblicitaria, dovrebbe sciogliere ogni dubbio. Rimanete connessi per tutti gli aggiornamenti (io punto 1 euro su Seti II)!

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haber201703PsamtikAggiornamento delle 18,00:

Si è appena conclusa la conferenza stampa ufficiale presso il Museo Egizio del Cairo con il ministro El-Enany, il direttore della missione Dietrich Raue e altri esperti del MoA. Oltre a informazioni sullo scavo e sul trasporto del colosso, è stato riferito un vero e proprio colpo di scena. Grazie a un frammento del protocollo reale conservatosi sul pilastro dorsale, è stato possibile leggere il nome nebty del faraone ritratto (foto a sinistra): Neb-a cioè Psammetico I (664-610) della XXVI dinastia.

Si tratterebbe, così, della più grande statua di Epoca Tarda mai ritrovata, anche se, viste alcune caratteristiche stilistiche, non si può escludere che sia più antica e quindi usurpata in un secondo momento dal faraone saitico.

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Eliopoli, scoperti altri blocchi di un tempio di Ramesse II

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Source: MSA

Da Eliopoli arrivano ulteriori conferme della presenza di un secondo tempio di Ramesse II (1279-1213). Dopo quelli scoperti lo scorso maggio nel sito di Matariya, la missione egiziano-tedesca, diretta da Ayman Ashmawi e Dietrich Raue, ha individuato altri blocchi iscritti attribuibili al faraone della XIX dinastia, presentato qui con la rarissima variante “Paramessu” (il nome originario di Ramesse I). Infatti, come si può vedere nell’immagine in alto, accanto al classico praenomen Usermaatra Setepenra (cartiglio a sinistra), si trova il nomen Paramessu Meriamon che, quindi, ingloba l’articolo “pA”. I frammenti farebbero parte della decorazione delle stanze più interne dell’edificio che si trova 450 metri a ovest dell’obelisco di Sesostri I.

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Scoperti nuovi templi a Eliopoli

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Source: MSA

Conferme e novità dalla missione egiziano-tedesca a Eliopoli, l’odierna Matariya, nella periferia nord del Cairo  Gli archeologi diretti da Dietrich Raue (Universität Leipzig) hanno infatti scoperto altri blocchi di basalto riconducibili alla cappella di Nectanebo I (XXX din., 380-362 a.C.) individuata lo scorso anno (link 1, link 2), sempre decorati con scene rituali con le personificazioni di sei nomoi (province) dell’Alto Egitto e il dio Hapi (immagine in basso). Questi blocchi dovevano costituire la base dei muri in calcare di un tempio della XXX dinastia nel recinto sacro di Eliopoli, frequentato anche in età tolemaica, come testimonia la presenza di statuette bronzee di Bastet e altri oggetti di culto.

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Source: MSA

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Source: MSA

Inoltre, tra questo santuario e quello solare già noto di Ramesse II a Suq el-Khamis (l’edificio più a ovest indicato nello schema in alto), sono stati trovati grandi blocchi e frammenti di statue colossali, possibili tracce di un secondo tempio del faraone della XIX dinastia.

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