Articoli con tag: miniere

Scoperto nel Sinai un centro di amministrazione per le spedizioni minerarie

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Nello Wadi Nasb, valle situata nel Sinai meridionale, la missione egiziana diretta da Mustafa Nour El-Din ha individuato un edificio di 4000 anni che fungeva da quartier generale per le spedizione minerarie nella zona. Il punto infatti risulta decisamente strategico per la vicinanza con un pozzo d’acqua e diverse miniere di turchese e rame.

La struttura, costruita con blocchi di arenaria durante il Medio Regno, presenta una pianta a base rettangolare di circa 225 m2 suddivisa in diversi ambienti: due ampi saloni, due stanze più piccole, una cucina, un bagno e una scala che conduceva al secondo piano. Abbandonata durante il II Periodo Intermedio, tornò ad essere utilizzata nel Nuovo Regno e ancora in età romana, quando si notano cambiamenti strutturali come lo spostamento dell’ingresso e un’ulteriore parcellazione degli spazi interni. A quest’ultima fase di utilizzo corrisponde l’adattamento dell’edificio a officina per la fusione del rame. Ifatti, in corrispondenza degli strati più alti – e quindi più recenti – sono stati trovati forni, crogioli, scorie di lavorazione e quattro lingotti del metallo di circa 1200/1300 grammi.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

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Wadi el-Hudi (Assuan), Scoperte tre stele inscritte di Medio Regno

Source: MSA

Source: MSA

Nel sito di Wadi el-Hudi, 35 km a SE da Assuan, la missione americana diretta da Kate Liszka (Princeton University) e Bryan Kraemer (University of Chicago) ha individuato tre stele in granodiorite con inscrizioni geroglifiche che le datano al Medio Regno. L’area era sfruttata per le miniere di ametista almeno da Mentuhotep IV, ultimo re della XI dinastia (2001-1994), fino al periodo romano. I testi di due delle stele, infatti, recano il cartiglio di Sesostri I (1964-1919) e potrebbero parlare di una spedizione del 28° anno di regno del faraone nel Deserto Orientale con lo scopo di procurarsi la bella gemma viola. Tuttavia, le incisioni sono ormai quasi completamente erose e ci vorrà la tecnica fotografica della Reflectance Transformation Imaging (RTI) per riuscire a leggerne tutto il contenuto.

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