Articoli con tag: mummia

Saqqara, scoperta mummia di una mangusta

91203272_3056187734444864_2626522511826747392_o

Source: Dr. Mostafa Waziry

Ormai siamo abituati agli spoiler di Zahi Hawass che, aderente al suo personaggio istrionico, ha spesso anticipato scoperte la cui comunicazione sarebbe stata di competenza dei canali ufficiali del Ministero delle Antichità. Ma da qualche tempo a questa parte, anche Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha cominciato a diffondere in anteprima interessanti foto dagli scavi che dirige.

Proprio ieri ha postato sui suoi social alcuni scatti che ritraggono un importantissimo ritrovamento effettuato a Saqqara: una mummia di mangusta risalente al 700 a.C. circa. L’identificazione dell’animale è stata possibile grazie a una radiografia e alla vicina presenza di una statua in legno perfettamente conservata (foto in basso). Waziry ha affermato che si tratterebbe della prima scoperta del genere, e in effetti lo è sicuramente per dimensioni e fattezze. In realtà, però, mummie più piccole di manguste egiziane o icneumoni (Herpestes ichneumon) sono ben attestate nel Periodo Tardo e tolemaico. Da non confondere con i toporagni, questi animali erano associati anche in epoche più antiche a divinità solari come Horus di Latopolis e Atum perché, per la loro caratteristica naturale di cacciatori di serpenti, erano visti come nemici del malvagio Apofis. Per questo, i fedeli lasciavano nei santuari come ex voto statuine bronzee cave o figurine su piccoli sarcofagi che potevano contenere i resti della mangusta (alcuni esempi dal MET, dal British e dal Brooklyn Museum).

Waziry non ha fornito altre informazioni rimandando il tutto alla comunicazione ufficiale del Ministero, ma è ipotizzabile che il ritrovamento sia stato effettuato nella stessa area che lo scorso anno aveva fornito centinaia di reperti e mummie di animali come leoni, gatti, coccodrilli, serpenti e scarabei.

Già la scorsa settimana, l’archeologo egiziano avava diffuso foto sempre da Saqqara preannunciando la scoperta di diverse mummie e l’apertura di un sarcofago ben conservato con all’interno il corpo imbalsamato di una donna (foto in basso).

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | 1 commento

Saqqara, scoperta mummia di leone?

Sakkara_01

Source: wikipedia.org

La necropoli di Saqqara, oltre che per la piramide a gradoni, è celebre anche per i depositi votivi con milioni di mummie di animali – tra babbuini, ibis, cani, gatti, pesci, coccodrilli, roditori ecc. – che erano donate alle varie divinità. Questa volta, però, sarebbe stata individuata una specie (quasi) mai riscontrata tra questo tipo di ex voto. Ad annunciarlo è stato il ministro delle Antichità Khaled el-Enany che, arrivato a Londra per l’inaugurazione della mostra “Tutankhamun: Treasures of the Golden Pharaoh”, ha dichiarato ai microfoni del Daily Express che una missione egiziana avrebbe scoperto i resti imbalsamati di «Un animale molto strano, come un grosso gatto, forse un leone o una leonessa».

Non si sa altro del ritrovamento perché, giustamente, il ministro ha aggiunto che l’annuncio ufficiale sarà effettuato fra circa tre settimane, dopo opportuni esami, come TAC e analisi del DNA, che permettano di identificare con certezza cosa ci sia sotto le bende. Non è raro infatti trovare sorprese inaspettate nelle mummie animali, come esemplari multipli, costruzioni fittizie realizzate attorno a singole parti anatomiche o addirittura involucri vuoti. Tuttavia, la mancanza di notizie non ha impedito alle testate giornalistiche di tutto il mondo di creare titoli clickbait sulla faccenda, a partire dallo stesso Daily Express che allude a una vera sfinge.

040114_lion_hmed_11a.grid-6x2

P. Chapuis / MAFB. Copyright Hypogees

Esiste un precedente simile, sempre da Saqqara, individuato nel 2001 dal team della Mission archéologique française du Bubasteion diretto da Alain-Pierre Zivie. La tomba di Maia, nutrice di Tutankhamun, era stata riutilizzata in Epoca Tarda come luogo di deposizione di mummie animali, soprattutto di gatti, dedicate alla dea Bastet. Tra queste, gli archeologi francesi trovarono lo scheletro ben conservato e indisturbato di un leone adulto (foto a sinistra). Nonostante le fonti egiziane parlino spesso di leoni allevati e sepolti, questo fu il primo caso attestato archeologicamente. Secondo Zivie il leone, tenuto in cattività fino a un’età avanzata, sarebbe stato sepolto come incarnazione del dio Mahes, figlio di Bastet (o di Sekhmet nell’Alto Egitto).

Qui una breve pubblicazione del 2004 su Nature: https://www.nature.com/articles/427211a.pdf

Categorie: scoperte | Tag: , , | 2 commenti

Moderna protesi ortopetica nel ginocchio di una mummia rivelerebbe un’operazione chirurgica di 3000 anni fa (bufale eGGizie*)

CKZ32wTUsAAvHAf

Source: RC Egyptian Museum

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

.

Non è tra gli OOPart (Out Of Place ARTifacts, “reperti fuori posto”) classici della fantaegittologia, ma sicuramente una delle ‘prove’ più utilizzate nel web per testimoniare il presunto avanzato livello tecnologico della civiltà faraonica: una moderna protesi ortopetica impiantata nella gamba di una mummia di 3000 anni.

La sconvolgente “verità che l’archeologia ufficiale vi nasconde” viene dal Rosicrucian Egyptian Museum (San Jose, California), la più grande collezione egizia degli Stati Uniti occidentali ed emanazione dell’Antico e Mistico Ordine della Rosacroce. L’AMORC è un mix di misticismo e massoneria ideato nel 1915 dall’americano Harvey Spencer Lewis che lo credeva erede del primo Ordine Rosa-Croce ‘fondato’ da Thutmosi III. In una simile ideologia, un museo egizio appare decisamente funzionale e già negli anni ’30 Lewis cominciò a raccogliere reperti dalla Valle del Nilo. Qualche decennio più tardi, nel 1971, il museo acquistò  per circa 16,000 $ da Neiman Marcus – una catena di grande distribuzione del lusso – due sarcofagi ancora sigillati.

Con sorpresa ci si accorse che uno dei due feretri (inv. RC-1777), appartenuto al sacerdote di XXVI dinastia (572-525 a.C.) Usermontu, conteneva ancora una mummia (RC.1779) che, tuttavia, dall’analisi della tecnica d’imbalsamazione sembra più antica e risalire al Nuovo Regno. Quindi, non si sa quando, il corpo è stato ribendato e messo in un altro sarcofago. I misteri sarebbero finiti qui se nel 1995 non fossero stati effettuati esami ai raggi X alle mummie del museo e non fosse emerso qualcosa di strano proprio in quella di “Usermontu”.

team-of-experts-mummyLo studio, diretto da Charles Wilfred Griggs – egittologo e professore di scrittura antica presso la mormonica Brigham Young University (il quarto da destra nella foto) -, rilevò la presenza di un oggetto metallico all’interno del ginocchio sinistro della mummia: un perno di 23 cm a forma di vite che sembrava collegare le due parti della gamba. Richard Jackson – chirurgo ortopetico e membro del team di ricerca (il secondo da destra) – disse che era incredibilmente simile a una moderna protesi; per questo Griggs inizialmente pensò a un intervento non più antico di 100 anni, magari atto a tenere attaccata la gamba per un’eventuale vendita nel mercato antiquario («Somebody got an ancient mummy and put a modern pin in it to hold the leg together»). Ma quando l’anno dopo ebbe il permesso di sbendare il ginocchio, inserire una sonda e prelevare campioni del metallo (ferro) e dell’osso, vide che la zona era ancora coperta da resina e tessuto originari.

 

2cs88irLo stesso Jackson influenzò con il suo entusiasmo il giudizio di Griggs (forse già sensibile a idee ‘alternative’ a causa del suo credo) e diede il via alle speculazioni fantarcheologiche: si sarebbe di fronte alle prove di un’operazione chirurgica effettuata sul paziente ancora in vita! Il medico, infatti, disse che il perno, dalle incredibili proprietà biomeccaniche, era inserito tramite una vite nel femore e, dopo aver attraversato l’articolazione del ginocchio, s’innestava con tre flange zigrinate nella tibia, proprio come si fa oggi per stabilizzare la rotazione dell’osso. Questi accorgimenti avrebbero evitato che la protesi si muovesse provocando lancinanti dolori all’uomo e, di fatto, l’impossibilità a camminare.

Peccato che, anche in questo modo, la deambulazione sarebbe stata come minimo improbabile. Cercate voi di fare un passo con una spranga rigida di ferro che vi blocca la parte più mobile della gamba! Fra l’altro, mancano anche alcune ossa. Seppur sia già noto che la più antica protesi ortopetica finora scoperta è egiziana, non è questo il caso di parlare di miracolo della medicina. Appare evidente quindi che l’intervento avesse un altro scopo, seppur importantissimo dal punto di vista ideologico.

L’operazione è avvenuta post mortem, durante il processo di mummificazione. L’individuo avrebbe subito l’amputazione dell’arto, cosa che poi probabilmente lo ha ucciso, e i sacerdoti imbalsamatori avrebbero risolto il problema almeno per l’aldilà. Nell’ideologia religiosa egizia, infatti, l’integrità del corpo era fondamentale per la ‘rinascita’ e la vita dopo la morte. L’archetipo di questa concezione coincide con il mito della ricomposizione da parte di Iside del cadavere di Osiride smembrato da Seth e si concretizza nella pratica stessa della mummificazione. Anche i testi funerari – fin dall’Antico Regno con i Testi delle Piramidi – sono pieni di formule magiche che salvaguardano la sanità del fisico dai pericoli della Duat o di riferimenti a pene che comprendono decapitazioni e amputazioni varie che avrebbero portato all’annullamento definitivo del defunto.

In conclusione, la “protesi” nella mummia non è la prova di un’eccezionale operazione chirurgica effettuata millenni fa ma un semplice accorgimento simbolico che avrebbe garantito un corretto passaggio verso la vita ultraterrena.

Categorie: bufale eGGizie | Tag: , , , , | Lascia un commento

Bufale eGGizie*: Kherima, la mummia del Museo Nazionale del Brasile che mandava in trance i visitatori

Custédio Coimbra

ph. Custédio Coimbra

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Solo due settimane fa, un catastrofico incendio distruggeva quasi completamente il Museu Nacional di Rio de Janeiro e il 90% dei 20 milioni di reperti in esso conservati, tra cui la maggiore collezione egizia del Sud America. Di questa raccolta la protagonista era senza dubbio la cosiddetta “Principessa Kherima”, una mummia ignota femminile di età romana che doveva la sua popolarità non tanto alla rarità delle fattezze ma a strane storie che la riguardavano. Strane storie che mi portano a scrivere dopo oltre un anno un articolo per la rubrica “bufale eGGizie”.

Sì, perché attorno a questa mummia, negli anni ’60 del secolo scorso, sono nate numerose leggende metropolitane da quando una studentessa, dopo averle toccato un piede, sarebbe entrata in trance e avrebbe affermato di essere Kherima, principessa vergine di Tebe pugnalata a morte. Da allora, nel corso di un decennio, si sarebbero ripetuti oltre cento casi di malesseri improvvisi, svenimenti, visioni, possessioni al solo starle vicini o guardarla. Accadimenti che ispirarono anche un romanzo, “O Segredo da Múmia”, scritto da Everton Ralph, non a caso rosacrociano (prima o poi parlerò anche di questo ordine segreto che molti collegamenti ha con l’antico Egitto).

IMG_3931.jpgMa andiamo per ordine. La mummia, così come la gran parte dei 700 oggetti della collezione, arrivò in Brasile nel 1824, portata da un italiano o francese che aveva intenzione di piazzarla in Argentina. Tuttavia, alcuni scontri politici e un’epidemia di febbre gialla spinsero il mercante a rimanere a Rio dove l’imperatore Pietro I l’acquistò dando vita alla prima raccolta egizia dell’America Latina. Non è ben chiaro da dove provenga il corpo, anche se probabilmente fa parte delle antichità raccolte da Belzoni a Tebe Ovest. Come anticipato, il suo aspetto la rende quasi unica al mondo perché le tecniche d’imbalsamazione adottate sono riscontrabili in soli altri 8 casi, tra cui ho trovato quelli del British Museum, Musée Calvet di Avignone, due al World Museum di Liverpool e due a Leida. Tutte queste mummie sono apparse sul mercato antiquario tra gli anni ’20 e ’30 del XIX secolo e forse sono state ritrovate nella stessa tomba, appartenenti a una sola famiglia o comunque frutto del lavoro di un singolo laboratorio d’imbalsamazione. Gli arti sono lasciati liberi, così come tutte le dita di mani e piedi che sono bendate separatamente; inoltre, alcune caratteristiche fisiche, come i tratti del volto, le unghie, i capezzoli, l’ombelico e il pube, sono dipinte sul lino. In particolare, nell’esemplare di Rio, la silhouette femminile era stata ricreata con pacchetti di tessuto e resina sul petto, fianchi e addome. La TAC sulla giovane donna, deceduta a 18-20 anni nel I-II sec. d.C., ha evidenziato fratture post mortem alle braccia che, comuni anche alle altre mummie simili, sono imputabili al trattamento del cadavere. Cervello e organi interni, compreso il cuore, erano stati asportati e non si sono riscontrate tracce di morte violenta. Quindi nessuna pugnalata (se non quella servita ad aprirle il ventre per l’imbalsamazione).

victor

L’interesse popolare era dovuto in parte a queste caratteristiche che rendevano la mummia simile a una bambola di pezza. Inoltre, all’epoca, i curatori del museo le avevano coperto il volto con una maschera dorata di età tolemaica (immagine in alto), non pertinente perché più antica ma sicuramente suggestiva, e l’avevano esposta senza alcuna protezione, permettendo a chiunque di toccarla. È facile intuire, quindi, come per un visitatore, influenzato dalla fama esotica e favolistica dell’antico Egitto, potesse essere forte un’esperienza del genere. Ma il carico da 90 alla vicenda lo diede Victor Stawiarski (foto a destra), funzionario del Museo Nazionale, biologo e professore di Storia naturale. Personalità eclettica, Stawiarski si dilettava anche nell’insegnamento di egittologia e di scrittura geroglifica, organizzando sessioni speciali accanto alla cosiddetta “Principessa del Sole” e spingendo gli studenti a toccarla. Tale scelta dipendeva sia da fattori prettamente pubblicitari sia dalle sue eccentriche convinzioni. Il professore, infatti, era un seguace della filosofia ermetica ed era solito a pratiche esoteriche; promuoveva esperimenti di parapsicologia e durante le lezioni spesso invitava medium o, indossando la maschera della mummia, teneva sedute di ipnosi collettiva. In questo mix di suggestione teatralizzata e di manipolazione mentale, è normale che i soggetti più sensibili sentissero profumo di rose durante la spiegazione della forma sDmn.f

42120742_1069752713184458_7340399546121322496_n

Colgo l’occasione per annunciare che il 28 settembre 2018 parteciperò a BRIGHT Toscana proprio con un intervento incentrate sulle bufale in archeologia: “Alieni e piramidi: fake news e disinformazione web in archeologia”. La conferenza si terrà alle ore 18.00 presso la Gipsoteca di Arte Antica dell’Università di Pisa (Piazza S. Paolo All’Orto 20, Pisa). Vi aspetto!

Il programma completo: https://goo.gl/4rM4hS

 

Categorie: bufale eGGizie | Tag: , , , , | Lascia un commento

Deir el-Banat, scoperta mummia greco-romana

Immagine

Source: MoA

La missione del Centro per gli Studi Egittologici dell’Accademia Russa delle Scienze (CESRAS) ha scoperto un sarcofago con una mummia di età greco-romana. Il ritrovamento è stato effettuato a Deir el-Banat, necropoli situata in pieno deserto oltre il bordo sud-orientale del Fayyum. Nonostante la bara di legno sia piuttosto danneggiata (foto in basso), la mummia, avvolta in un sudario di lino, è fortunatamente in ottimo stato di conservazione e presenta ancora maschera con lamina d’oro per il volto e copertura in cartonnage dai colori vividi (foto in alto, con tanto di dito sull’obiettivo). Mancano iscrizioni, ma sul torso, sotto la parrucca, si vedono il collare usekh, la dea alata del cielo Nut e i 4 figli di Horus (Duamutef, Hapi, Qebehsenuef, Imsety). Le tombe di questo cimitero vanno dal periodo tolemaico a quello copto e sono state quasi tutte depredate, ma gli archeologi del CESRAS, diretti da Galina Belova, hanno individuato diverse sepolture intatte.

http://www.cesras.ru/deyatelnost/arheologiya/fajjum-dejr-al-banat

2017-636462639622609463-260

Source: MoA

Categorie: scoperte | Tag: , , , , , | Lascia un commento

“Frankenstein vs. The Mummy” (Blooper egittologici – Speciale Halloween)

http-media.cineblog.it6654Frankenstein-vs.-The-Mummy-trailer-e-poster-del-film-horror-di-Damien-Leone-1

.

Che Halloween sarebbe senza un horror egittizzante da smontare frame dopo frame? Ormai è diventata una tradizione cercare per questa ricorrenza pellicole brutte su mummie e maledizioni, ma quest’anno mi sono superato… Vi basti sapere solo che la chicca che ho scoperto ha un gradimento dell’11% sul sito Rotten Tomatoes (per fare un paragone, l’inguardabile “The Pyramids” raggiunge il 22%). Tuttavia, a parziale giustificazione, va detto che “Frankenstein vs. The Mummy” (2015) è una produzione indipendente a basso costo pensata per il solo mercato home video e “sfortunatamente” non ancora arrivata in Italia. Quindi dubito che l’abbiate mai vista (e che lo farete in futuro, mi auguro). Come è ovvio già dal titolo, l’idea del regista e sceneggiatore Damien Leone era di far combattere tra loro due icone del cinema horror classico. In questo senso, da un lato segue la moda hollywoodiana e non solo del “Tizio contro Caio” in voga già dagli anni ’40, dall’altro anticipa il Dark Universe iniziato quest’anno con “La Mummia”. Ma il problema principale è che questo “memorabile” scontro tra mostri, come vedremo, dura solo 3 minuti alla fine del film.

2

I fatti si svolgono a New York, dove due giovani professori universitari iniziano una relazione sentimentale: Victor Frankenstein (Max Rhyser) insegna filosofia della medicina, mentre Naihla Khalil (Ashton Leigh) è un’egittologa (foto in alto). Così, se si escludono poche scene di tensione, il regista ci ammorba per la prima ora con la loro storia d’amore infarcita di giochi di sguardi, fiorellini, inviti a cena, baci in biblioteca; insomma, il vero orrore! Questa tenera routine viene interrotta dalla pazzia di lui e dalla sfiga di lei. Il Doctor V., infatti, dietro il viso pulito da bravo ragazzo, nasconde manie di onnipotenza e una morbosa ossessione per la vita eterna; per questo, conduce esperimenti in uno scantinato lercio con parti di cadaveri recuperati dall’inquietante bidello dell’ateneo. Ora, d’accordo l’ambientazione splatter e l’ispirazione al racconto ottocentesco di Mary Shelley, ma in un laboratorio del III millennio, seppur clandestino, almeno un frigobar per conservare gli organi umani me lo aspetterei. E poi ci si meraviglia che il cervello arrivato in un sacchettino di plastica sia andato a male. Ma, evidentemente, il servizio non comprendeva il “soddisfatti o rimborsati” e, al rifiuto di pagamento, Frankenstein uccide il suo fornitore e ne usa l’encefalo per completare la sua creatura.

4

Naihla, invece, oltre ad insegnare in una classe di decerebrati che crede che gli alieni abbiano costruito le piramidi, è appena tornata da una missione archeologica a Giza. Veniamo a sapere che, in quell’occasione, era stata ritrovata la mummia reale di Userkara, poi trasportata in USA per essere studiata. Peccato che in Egitto la partage – la spartizione dei reperti ritrovati tra scopritori stranieri e paese ospitante – sia stata abolita gradualmente dal 1922. Tale riforma fu accelerata dalla scoperta della tomba di Tutankhamon e dei suoi inestimabili tesori. In ogni caso, Userkara è effettivamente il nome di un faraone della VI dinastia che regnò intorno 2330 a.C. circa, secondo alcuni studiosi usurpando il trono per pochi anni tra Teti e Pepi I. Forse proprio per questo gli sceneggiatori lo hanno scelto per riferirsi a una mummia maledetta. Durante l’autopsia – condotta in maniera non proprio professionale – l’antropologo Prof. Walton trova un amuleto udjat in faience sotto le braccia e lo sradica letteralmente dalla cassa toracica con un bisturi. Così facendo, viene investito da un getto di gas velenoso che lo rende schiavo di Userkara la cui anima è intrappolata nel corpo imbalsamato. Infatti, in questo stato, il faraone non può muoversi e, per poter finalmente spezzare la maledizione e il suo tormento eterno, ha bisogno prima di risvegliarsi con sangue umano e poi di seguire le direttive scritte nella parte finale – ovviamente andata persa – del papiro ritrovato nella sua tomba.

6

Così, dopo un’ora e mezza, inizia finalmente la parte sanguinolenta del film con i mostri che cominciano ad effettuare i rispettivi efferati omicidi. Le due scie di sangue convergono verso la povera egittologa che il mostro di Frankenstein vuole sfruttare per convincere il suo creatore a dargli un corpo più giovane e sano, mentre la mummia crede essere l’unica in grado di formulare l’incantesimo che la libererebbe. Questa convinzione deriva dal fatto che le vede un ciondolo con l’occhio di Horus in uno sfondo di desktop photoshoppato male (immagine in alto) e poi che la sente parlare in un egiziano antico di fantasia.

frankenstein-vs-the-mummy-fight

Siamo all’epilogo:

  • 1h42′: arriva lo scontro finale;
  • 1h45′: finisce il combattimento con il mostro di Frankenstein che strappa il cuore alla mummia e la uccide (di nuovo);
  • 1h51′: un morente Victor riesce a far fuggire la sua fidanzata piantando un machete nel cranio della sua creatura;
  • 1h54′: titoli di coda.

Riassumendo, l’epica battaglia tra gli antagonisti del film, pompata già nella locandina, si riduce a tre miseri minuti a ridosso della fine che, comunque, lascia il campo libero a un seguito (che si spera nessuno avrà il coraggio di girare).

 

Categorie: cinema/TV | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

È egiziana la più antica protesi ortopedica conosciuta

01-prothese_gross_1000x500

Source: unibas.ch

Quando si dice il caso. Giorni fa, ho ripostato sulla pagina Facebook del blog un vecchio articolo del 2012 che parlava di uno studio della University of Manchester su una protesi ortopedica di circa 3000 anni. L’alluce, costruito in tre parti con legno e cuoio, era stato trovato a Sheikh Abd el-Qurna, Tebe Ovest, ancora attaccato al piede destro della mummia della figlia di un sacerdote vissuta tra il 950 e il 710 a.C. Alla sacrosanta domanda di un follower sul perché ci fosse un “forse” nel titolo, ho risposto che le analisi andassero verificate per appurare l’effettiva efficacia dell’oggetto.

Proprio la scorsa settimana, un altro studio ha probabilmente tolto ogni dubbio sul primato di antichità di questa protesi. Nell’ambito del progetto Life Histories of Theban Tombs, ricercatori dell’Università di Basilea hanno sottoposto il reperto – oggi conservato nel Museo Egizio del Cairo – alle più avanzate analisi tecnologiche (microscopio elettronico, raggi X e TAC) dell’Istituto di Medicina Evoluzionistica dell’Università di Zurigo. A quanto pare, il dito artificiale è stato riparato e perfezionato più volte per adattarlo al meglio alla forma del piede e la cinghia di cuoio risulta ben robusta per una presa salda. Quindi, questo certosino lavoro artigianale mirava al miglioramento dell’estetica e del comfort rendendo la protesi non una semplice aggiunta simbolica post mummificazione ma uno strumento funzionale all’uso in vita.

https://www.unibas.ch/en/News-Events/News/Uni-Research/A-Wooden-Toe-Swiss-Egyptologists-Study-3000-Year-Old-Prosthesis.html

Categorie: antropologia/paleopatologia | Tag: , , , , , , | 1 commento

Nag Hammadi: scoperta tomba con mummie di coccodrillo

1486316435_257_321790_8

Source: nagaawya.weladelbalad.com

A Nag Hammadi, località della provincia di Qena – subito a nord dell’ansa del Nilo – famosa soprattutto per la scoperta di codici gnostici del III-IV sec. d.C.,  è stata individuata una tomba con mummie di coccodrillo e di altri animali, come bovini e roditori, integre o solo teste. Il rettile più grande raggiunge addirittura i 4 metri di lunghezza (vedi foto), mentre altri due superano 1,20 m. Nell’ipogeo, risalente al Periodo tardo, gli archeologi egiziani hanno recuperato anche alcuni degli strumenti utilizzati per l’imbalsamazione e bende di lino. Secondo l’ispettore locale del Ministero delle Antichità, Mohamed Hamdi, questo ritrovamento attesterebbe per la prima volta la venerazione del dio Sobek nella zona.

Il video della tomba:

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

“Bubba Ho-Tep – Il re è qui” (blooper egittologici)

MV5BODk2OGY3ZTItMDJiNi00MzU4LTkyY2EtODczZjE1MjVhYjY0XkEyXkFqcGdeQXVyMTQxNzMzNDI@._V1_.jpg

82 anni fa (8 gennaio 1935), a Tupelo, Mississipi, nasceva uno dei cantanti più famosi della storia, l’icona stessa del rock ‘n’roll, semplicemente il Re: Elvis Presley. Una vera e propria leggenda che divenne oggetto di culto per milioni di fan, soprattutto dopo la sua morte avvenuta il 16 agosto 1977… forse. Secondo una leggenda metropolitana, infatti, Elvis avrebbe inscenato la sua morte per allontanarsi dal logorante mondo dello show business. E, quindi, dove sarebbe ora? In uno sperduto ospizio del Texas…

Questa è la versione proposta in “Bubba Ho-Tep – Il re è qui”, film diretto nel 2002 da Don Coscarelli (nome che probabilmente dirà qualcosa solo agli amanti dell’horror per la sua serie “Phantasm”): un ormai vecchio Elvis (interpretato dal grande Bruce Cambpell de “La Casa”, “La Casa 2” e “L’Armata delle Tenebre”), dopo aver scambiato identità 20 anni prima con un suo imitatore, è bloccato a letto per un cancro al pene e rimugina sulla sua vita passata, logorato più dalla noia e dalla frustrazione che dalla malattia. Fin qui, non sembrerebbe esserci alcun collegamento con l’antico Egitto; tuttavia, la monotona vita degli ospiti della casa di riposo ben presto verrà sconvolta da un’entità maligna proveniente dalla Valle del Nilo!

ddddd

I dubbi sulla pertinenza del film con questa rubrica vengono tolti dai primi fotogrammi che, con due definizioni da vocabolario, spiegano il significato del titolo: una fusione tra “bubba”, appellativo gergale che si dà tra uomini degli Stati Uniti del Sud, e “hotep” che, con il significato di “essere appagato/soddisfatto”, è usato in alcuni nomi egizi, di faraoni e non (Amenhotep, Imhotep, Hotepsekhemuy, Mentuhotep ecc.). Questo perché il nostro Elvis, aiutato da un vecchio di colore convinto di essere John Fitzgerald Kennedy, dovrà vedersela con una mummia vestita da cowboy… Lo so, la trama è completamente senza senso! Il risultato è un’assurda commedia horror diventata subito cult negli USA, ma poco conosciuta da noi (d’altronde, la pellicola è stata distribuita in Italia solo nel 2010 tramite DVD), che va avanti tra soliloqui introspettivi del protagonista e battute più che scurrili, senza che ci sia una sola canzone di Presley nella colonna sonora (per ovvi motivi di costo dei diritti d’autore).

11.jpg

Tornando alla storia, uno dopo l’altro, gli anziani dell’ospizio muoiono senza che nessuno si faccia domande fino a quando strani avvenimenti insospettiscono Elvis e JFK: giganti scarabei plasticosi irrompono nelle stanze di notte e un’iscrizione geroglifica incisa nel bagno (secondo Kennedy, che dice di saperlo tradurre, il testo dice: “Il faraone mangia le palle dell’asino – Cleopatra fa la zozza”… vedi immagine in alto) palesano la presenza della malvagia entità. Il mostro altri non è che la mummia di uno scriba fatto imbalsamare vivo dal re perché scoperto in flagrante con la regina. Millenni dopo, insieme ad altri reperti, il corpo viene prestato agli USA dal governo egiziano per una mostra itinerante, ma, dopo essere stato rubato, finisce nel fiume nei pressi della casa di riposo dopo un incidente stradale dei ladri. Così, la mummia maledetta trova un ambiente perfetto dove succhiare anime deboli per rimanere in “vita” e sproloquiare in geroglifico!

Riusciranno i nostri pensionati a fermarla?

Bubba_Ho-Tep.png

Categorie: cinema/TV | Tag: , , , | Lascia un commento

TAC su una mummia di falco rivela il feto di un bambino

immagine

Source: kentonline.co.uk

Le TAC effettuate su mummie riservano spesso sorprese. Può capitare di trovare attrezzi per l’imbalsamazione dimenticati nel cadavere, di invertire il sesso del defunto o di scoprire veri e propri falsi. Ma immaginate la sorpresa di chi, convinto di analizzare i resti di un falco, si è ritrovato con un feto umano di sole 20 settimane! È successo ai medici del Kent Institute of Medicine and Surgery incaricati di scansionare le mummie conservate presso il Maidstone Museum, museo dell’Inghilterra meridionale che possiede anche una collezione egizia di circa 600 reperti. Tra i “pazienti” presi in carico dal KIMS Hospital, infatti, risultava anche un piccolo corpo coperto da cartonnage di età tolemaica (323-30 a.C.) che, per le ridotte dimensioni, si pensava appartenesse a un rapace. Invece, le immagini computerizzate hanno identificato le ossa di uno tra i più giovani bambini mummificati mai ritrovati (insieme ai casi di 16 settimane dello Swansea University’s Egypt Centre e del Fitzwilliam Museum di Cambridge).

http://museum.maidstone.gov.uk/findings-maidstone-museums-mummy-scan/

Categorie: mummie | Tag: , , , | 1 commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.