Articoli con tag: mummie

Lavoro minorile ad Amarna

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Source: amarnaproject.com

Che le condizioni di vita ad Amarna, la capitale di Akhenaton, fossero proibitive era già chiaro dallo scavo diretto da Barry Kemp delle tombe non elitarie della Necropoli Meridionale. Le centinaia di corpi ritrovati, infatti, presentano le chiare tracce derivanti da una grama esistenza caratterizzata da lavoro duro, dieta scarsa, malattie e frequenti infortuni. Tuttavia, la situazione potrebbe essere stata addirittura peggiore, soprattutto per i più piccoli.

Nel 2015, è iniziata l’indagine di un’altra necropoli popolare, quella Settentrionale, con sepolture ancora più povere. I defunti erano semplicemente avvolti in stuoie e deposti in fosse, spesso in gruppo, mostrando pessime condizioni dell’apparato scheletrico. Infatti, recentemente sono stati resi noti i primi risultati degli esami paleopatologici di Gretchen Dabbs (Southern Illinois University) sui primi 105 individui che, per il 90% dei casi, sono bambini, adolescenti e giovani dai 7 ai 25 anni, con la maggioranza under 15. Questo curioso dato va contro il normale andamento demografico di un cimitero che vorrebbe più neonati e adulti ‘anziani’ (relativamente all’epoca) che invece sono assenti. Così, la presenza di soli esponenti delle fasce d’età più resistenti è forse dovuta al loro impiego nelle vicine cave di pietra. Si è ipotizzato, quindi, un massiccio impiego di lavoro minorile, ancora maggiore alla normale consuetudine – vorrei ricordare a chi si fosse scandalizzato che stiamo parlando di 3300 anni fa – perché richiesto dalla fretta di costruire dal nulla la nuova città di Akhetaton. Per spiegare la mancanza di adulti, si è parlato della possibilità di una dispensa dalla corvée a sopraggiunti limiti di età o, più semplicemente, di una bassissima aspettativa di vita. D’altronde, quasi tutti i corpi presentano traumi o patologie degenerative come osteoartriti da imputare al trasporto di carichi pesanti; il 17% dei morti prima dei 15 anni ha addirittura fratture alle vertebre. Ulteriori informazioni arriveranno con l’analisi del DNA.

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Tuna el-Gebel: scoperta cachette con 30 mummie

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Source: euronews.com

Già ieri circolavano indiscrezioni su una grande scoperta effettuata da archeologi dell’Università del Cairo a Tuna el-Gebel, nel governatorato di el-Minya – Medio Egitto. Voci confermate oggi dalla conferenza stampa del ministro delle Antichità che ha annunciato il ritrovamento, tramite georadar, di un pozzo funerario profondo 8 metri che conduce a un reticolo di gallerie contenenti una trentina mummie di Epoca Tarda (è lo stesso El-Enany a riferirlo in un’intervista; il dispaccio ufficiale del Ministero, invece, ne conta 17). La cachette si trova a est delle necropoli degli animali dove erano state sepolte migliaia di corpi imbalsamati di ibis e babbuini, animali sacri a Thot, il dio della vicina città di Khmun/Hermopolis Magna. Non a caso, alcuni dei corpi deposti nel sepolcro apparterrebbero proprio a sacerdoti di Thot. Le mummie, collocate in sarcofagi di calcare e due antropoidi in terracotta, sono in buono stato di conservazione. Tra gli oggetti del corredo – pochi perché il sito è stato depredato già in antico – ci sono vasi ceramici, una decorazione d’oro a forma di piuma e soprattutto due papiri demotici, oltre a resti di babbuini.

Il video girato nella tomba:

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Kha e Merit tornano insieme per una TAC

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Source: Museo Egizio di Torino

Non è la prima volta che, negli ultimi mesi, si vede un grosso camion bianco parcheggiato in Via Accademia delle Scienze (foto in basso); questa volta, però, c’è una particolarità “romantica”. Con la giornata di oggi, si chiude un’altra tornata di analisi nel laboratorio mobile del “Mummy Conservation Project”, utilizzato per effettuare TAC alle mummie umane e animali del Museo Egizio di Torino. Il progetto – portato avanti, insieme all’Egizio, dalla Soprintendenza, dal centro Eurac di Bolzano, dal team medico statunitense del gruppo Horus e dal Curt Engelhorn Zentrum Archäeometrie di Mannheim – ha come scopo lo  studio delle tecniche d’imbalsamazione e dello stato di conservazione dei corpi conservati nel museo. Oltre alla TAC, si effettueranno analisi del DNA e datazioni al C14. Tra le mummie analizzate nell’ultima settimana, tornando alla particolarità odierna, figurano anche quelle di Kha e Merit (immagine in alto), l’architetto di XVIII dinastia e sua moglie ritrovati da Schiaparelli nella loro tomba intatta (TT8) di Deir el-Medina nel 1906.

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A Saqqara, i bambini non se la passavano bene

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Source: ibtimes.co.uk

Uno studio paleopatologico su una serie di resti umani ritrovati a Saqqara sottolinea ancora una volta le difficili condizioni di vita degli abitanti dell’epoca che, fin dalla più tenera età, erano colpiti da anemia, malaria e sinusite cronica. Il sito di Saqara fu scelto per scopi funerari già all’inizio dell’Antico Regno (ricordo ovviamente il complesso reale di Djoser), ma ebbe un netto incremento d’utilizzo nel periodo greco-romano. A quest’ultima fase, infatti, appartengono circa 600 corpi scavati in quasi 20 anni dalla missione archeologica polacca attualmente diretta da Kamil O. Kuraszkiewicz (Università di Varsavia). Curiosamente, sono stati individuati solo 83 bambini, nonostante l’alta mortalità infantile. I membri della missione hanno spiegato questa particolarità con diverse ipotesi che prendono in considerazione la mancata conservazione di ossa più fragili di quelle degli adulti o, più probabilmente, l’ubicazione di una necropoli ad hoc in aree ancora non indagate. Ad esempio, si pensa a inumazioni domestiche come già riscontrato a Tell el-Retaba nel Delta orientale.

La bioarcheologa Iwona Kozieradzka-Ogunmakin ha esaminato 29 “mummie” (il più delle volte, infatti, si hanno solo resti ossei e le tracce di mummificazione sono spesso da imputare a fattori naturali) di bambini tra le poche settimane di vita e i 12 anni, cercando di studiarne lo stato di salute che, come anticipato, non era buono. Infatti, le difficili condizioni ambientali di una zona ai margini del deserto e un probabile periodo di carestia hanno lasciato chiari segni sull’apparato scheletrico. In generale, è stata riscontrata una crescita molto più lenta della media dovuta a malattie o a malnutrizione. Conseguentemente, il più alto tasso di mortalità è attestato tra i 3 e i 5 anni, proprio nella fase successiva all’allattamento che prevede la perdita d’immunità e l’apporto calorico più basso della dieta solida. Non a caso, nel 70% dei “pazienti”, è evidente l’iperostosi porotica, in particolare i cribra orbitalia che consistono in una porosità anomala localizzata nel tetto delle orbite e che sono dovuti in particolare ad anemia (carenza di ferro e vitamine B9 e B12) e alla malaria. La dieta povera, basata soprattutto sul pane, è leggibile anche attraverso le dentature che spesso presentano carie ed altre affezioni favorite dalla combinazione di zuccheri e amidi. Infine, a peggiorare la situazione ci si metteva anche l’aria stessa respirata dai bambini che, satura di sabbia e polvere, provocava sinusiti croniche.

http://scienceinpoland.pap.pl/en/news/news,412783,polish-researcher-investigates-the-health-of-children-in-ancient-egypt.html

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“Warsaw Mummy Project”: al via il più esteso studio su mummie egizie

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Source: scienceinpoland.pap.pl

Sulla scia di altre iniziative simili, anche la Polonia lancia un progetto di studio multidisciplinare su mummie di uomini e animali provenienti dall’Egitto raggiungendo il più grande numero di “pazienti” per un’operazione del genere, almeno per quanto riguarda i resti umani. Il “Warsaw Mummy Project” sarà portato avanti da Wojciech Ejsmond, Kamils BraulińskaMarzena Ożarek-Szilke (dottori di ricerca in archeologia e archeobiologia presso l’Università di Varsavia; nella foto) in collaborazione con oncologi e radiologi dell’International Cancer Centre “Affidea” di Otwock, struttura medica scelta per gli esami ai raggi X e le TAC. Delle 42 mummie che provengono dal Museo Nazionale di Varsavia, si verificherà prima di tutto l’autenticità, visto che non è così raro trovare falsi sotto le bende. Poi, si studierà sesso, età, condizioni di vita, eventuali patologie, causa di morte e, per gli animali, la specie. Un particolare apporto verrà dai nostri Carabinieri che si occuperanno di dattiloscopia forense, cioè il rilievo delle impronte digitali che possono fornire importanti dati sull’occupazione del defunto e su quale mano fosse la preferita. Infine, l’ultima fase del progetto prevederà il prelievo di campioni di tessuto per i test del DNA. I risultati finali verranno presentati nel 2018 tramite un’esposizione speciale presso il museo della capitale.

http://warsawmummyproject.com/

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Un coccodrillo a 8 teste!

Source: theguardian.com

Source: theguardian.com

Quasi come l’idra di Lerna! In occasione dell’inaugurazione di “Gifts for the Gods: Animal Mummies Revealed”, mostra del Manchester Museum sulle mummie animali (8 ottobre 2015 – 17 aprile 2016), la curatrice Lidija McKnight ha presentato anche un coccodrillo a otto teste! Niente di sovrannaturale, ma il risultato di una consuetudine che si diffuse nella società egiziana in epoca tarda. Le TAC alla mummia 12008 del museo britannico, infatti, hanno rivelato la presenza di quattro crani di coccodrillo infilati in un bastone e tenuti legati con bende ai resti di altri quattro piccoli rettili. Il tutto era stato poi “impacchettato” per dare la forma di un vero animale imbalsamato.

Come rivela l’Ancient Egyptian Animal Bio Bank Project, diretto dalla stessa McKnight, solo 1/3 delle mummie animali conterrebbe il corpo di un singolo esemplare; per il resto, abbiamo miscugli di ossa, legno, fango, sabbia, piume, gusci d’uovo, paglia venduti ai fedeli come ex voto da donare agli dèi. In questo caso, guardando la decorazione geometrica e gli inserti per gli occhi, il “tarocco” risalirebbe all’epoca romana.

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8 milioni di mummie di cani nelle “Catacombe di Anubi”

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Source: livescience.com

Una necropoli con 8 milioni di mummie e, a differenza del caso di Fag el-Gamous, questa volta non si tratta di una bufala. Infatti, a Saqqara Nord, poco distante dalla Piramide a Gradoni, le cosiddette “Catacombe di Anubi” contengono veramente questo numero incredibile di corpi imbalsamati, anche se di animali, per il 92% cani. Niente di nuovo, tanto che Jacques de Morgan ne parlò già nel 1897, ma solo recentemente sono stati pubblicati i risultati del primo studio di mappatura del sito durato sei anni e diretto da Paul Nicholson (Cardiff University).

La struttura, composta da almeno 49 gallerie sotterranee che si affacciano su un corridoio di raccordo di 173 metri, era stipata di resti animali che i fedeli hanno dedicato come ex voto agli dèi durante tutto il Periodo Tardo e tolemaico. Saqqara, infatti, è stato un importante centro cultuale oltre che funerario e, probabilmente, esisteva un sistema di produzione su larga scala di mummie di cani, gatti, ibis, falchi, tori e, a volte, di falsi vendute ai visitatori. In particolare, il grandissimo numero di cuccioli uccisi poco dopo la nascita fa presupporre che ci fosse un allevamento apposito nelle vicinanze.

L’articolo originale è sul numero di giugno di Antiquity dell’Università di Cambridge.

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Studiate le tracce fisiche della “Cerimonia dell’apertura della bocca”

Source: onlinelibrary.wiley.com

Source: onlinelibrary.wiley.com

La “Cerimonia dell’apertura della bocca” è uno dei più antichi rituali connessi alla mummificazione e alla ricerca della vita eterna dopo la morte. Nella prima versione di Antico Regno, a una statua veniva simbolicamente aperta la bocca per far sì che potesse fare le veci del defunto che rappresentava. Successivamente, come si legge sui testi religiosi, il procedimento fu applicato al cadavere stesso prima del bendaggio, per restituire i sensi e rendere efficace il ka grazie a strumenti specifici come l’ascia rituale, il peseshkaf, il “dito d’oro”, il coltello serpentiforme e altri amuleti. Finora, però, mancava la verifica paleopatologica degli eventuali segni fisici della cerimonia sulle mummie.

Già da tempo, erano noti casi di lesioni nell’area oro-facciale e di denti dislocati e finiti altrove nel corpo, ma nessuno se ne era interessato. A pensarci sono stati Roger SeilerFrank Rühli (Istituto di Medicina Evoluzionistica dell’Università di Zurigo) che si sono occupati delle 51 mummie analizzate nell’ambito dello Swiss Mummy Project e di oltre cento teschi sbendati e scarnificati all’inizio del ‘900 per studi craniologici dell’Anthropological Institute & Museum di Zurigo. Di tutti questi casi, sono stati presi in considerazione solo quelli che presentavano fratture o perdita completa dei denti post mortem; sono state scartate, quindi, le lesioni avvenute ancora in vita, caratterizzate da osteolisi periapicale e infiammazioni del tessuto pulpare, come anche quelle provocate dai tombaroli o da errate procedure di conservazione dopo lo scavo. TAC ed esami radiologici, hanno evidenziato molti esempi compatibili in cui si riscontrano danni ai denti frontali, soprattutto incisivi.

Sarebbe, così, attestata un’operazione di apertura fisica della bocca da parte dell’imbalsamatore che era costretto a “calcare la mano” anche con uno scalpello per riuscire a muovere i tessuti resi rigidi dalla disidratazione nel natron. Eventuali rotture erano poi camuffate con strati di resina. Questi segni, però, non sarebbero da imputare alla “Cerimonia dell’apertura della bocca” che, probabilmente, restò sempre simbolica, ma a un’ulteriore fase della mummificazione in cui si tornava a pulire e a trattare con oli ed essenze profumate tutto il corpo ormai disseccato, compresa la cavità orale.

L’articolo con i risultati dello studio è stato pubblicato sull’ultimo numero di The Anatomical Record.

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Studio scopre la “truffa” delle finte mummie animali

Source: Manchester Museum

Source: Manchester Museum

Sembra che la truffa del pacco vuoto sia molto più antica di quello che si pensa. Ma, questa volta, le vittime del raggiro non si trovano nel parcheggio di un autogrill ma all’esterno di un tempio egizio.

Grazie a un progetto di studio su circa 800 mummie animali portato avanti dal Manchester Museum e dalla University of Manchester, si è visto che, per 1/3 dei casi, gli involucri sono vuoti o, meglio, non pieni di quello che ci si aspettava. Il team diretto dalla Dott.ssa Lidija McKnight ha sottoposto a TAC e raggi X centinaia di sarcofagi di ibis, gatti, falchi, toporagni e coccodrilli scoprendo che molti di questi erano riempiti da semplici agglomerati di bende, fango, paglia, canne o gusci d’uovo. Per un altro terzo, sono state individuate solo alcune ossa, mentre i corpi completi si attestano al 33%.

Questa particolarità è spiegabile con la destinazione delle mummie, utilizzate come doni alle divinità, tanto che, soprattutto tra Epoca Tarda e periodo romano, ne nacque un vero e proprio business. Gli animali venivano allevati, uccisi, imbalsamati e venduti per essere portati nei templi e inumati in catacombe apposite e, a quanto pare, qualcuno fece il furbo preparando offerte tarocche; tanto bastava che fossero credibili alla vista. Si è stimato che il numero di mummie animali sia arrivato a 70 milioni e, tra queste, si sapeva già che alcune fossero finte, ma stupisce una percentuale così alta.

Campbell Price, curatore delle antichità d’Egitto e Sudan presso il Manchester Museum, ha annunciato che il museo dedicherà una mostra apposita da ottobre 2015; intanto, la BBC ha dedicato al progetto la puntata dell’11 maggio del programma Horizon: “70 Million Animal Mummies: Egypt’s Dark Secret”.

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Minya, recuperate mummie che galleggiavano in un canale di scolo

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Source: dostor.org

Lo scorso sabato, in un piccolo villaggio nelle vicinanze di Al-Minya (Medio Egitto), sono stati recuperati tre sarcofagi lignei di età greco-romana, di cui due conservavano ancora le mummie. Non si tratta, però, di una normale scoperta perché ad effettuarla è stata la polizia che ha individuato le bare mentre galleggiavano in un canale di scolo.

E’ probabile che i reperti siano stati rubati durante scavi illeciti dagli abitanti del luogo che, però, per paura di essere arrestati, potrebbero averli gettati nell’acqua senza farsi tanti problemi. Come spesso succede in Egitto, questi corsi d’irrigazione diventano delle vere e proprie fogne a cielo aperto (come si vede dalla foto); chiaro, quindi, che i sarcofagi abbiano subito danni irreparabili.

Youssef Khalifa, capo del dipartimento delle Antichità Egizie dell’MSA, ha assicurato che sia le mummie che i sarcofagi saranno restaurati, per ciò che sarà possibile, e poi esposti nell’Hermopolis Museum di Al-Minya.

http://www.dostor.org/762615

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