Articoli con tag: mummie

Kha e Merit tornano insieme per una TAC

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Source: Museo Egizio di Torino

Non è la prima volta che, negli ultimi mesi, si vede un grosso camion bianco parcheggiato in Via Accademia delle Scienze (foto in basso); questa volta, però, c’è una particolarità “romantica”. Con la giornata di oggi, si chiude un’altra tornata di analisi nel laboratorio mobile del “Mummy Conservation Project”, utilizzato per effettuare TAC alle mummie umane e animali del Museo Egizio di Torino. Il progetto – portato avanti, insieme all’Egizio, dalla Soprintendenza, dal centro Eurac di Bolzano, dal team medico statunitense del gruppo Horus e dal Curt Engelhorn Zentrum Archäeometrie di Mannheim – ha come scopo lo  studio delle tecniche d’imbalsamazione e dello stato di conservazione dei corpi conservati nel museo. Oltre alla TAC, si effettueranno analisi del DNA e datazioni al C14. Tra le mummie analizzate nell’ultima settimana, tornando alla particolarità odierna, figurano anche quelle di Kha e Merit (immagine in alto), l’architetto di XVIII dinastia e sua moglie ritrovati da Schiaparelli nella loro tomba intatta (TT8) di Deir el-Medina nel 1906.

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A Saqqara, i bambini non se la passavano bene

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Source: ibtimes.co.uk

Uno studio paleopatologico su una serie di resti umani ritrovati a Saqqara sottolinea ancora una volta le difficili condizioni di vita degli abitanti dell’epoca che, fin dalla più tenera età, erano colpiti da anemia, malaria e sinusite cronica. Il sito di Saqara fu scelto per scopi funerari già all’inizio dell’Antico Regno (ricordo ovviamente il complesso reale di Djoser), ma ebbe un netto incremento d’utilizzo nel periodo greco-romano. A quest’ultima fase, infatti, appartengono circa 600 corpi scavati in quasi 20 anni dalla missione archeologica polacca attualmente diretta da Kamil O. Kuraszkiewicz (Università di Varsavia). Curiosamente, sono stati individuati solo 83 bambini, nonostante l’alta mortalità infantile. I membri della missione hanno spiegato questa particolarità con diverse ipotesi che prendono in considerazione la mancata conservazione di ossa più fragili di quelle degli adulti o, più probabilmente, l’ubicazione di una necropoli ad hoc in aree ancora non indagate. Ad esempio, si pensa a inumazioni domestiche come già riscontrato a Tell el-Retaba nel Delta orientale.

La bioarcheologa Iwona Kozieradzka-Ogunmakin ha esaminato 29 “mummie” (il più delle volte, infatti, si hanno solo resti ossei e le tracce di mummificazione sono spesso da imputare a fattori naturali) di bambini tra le poche settimane di vita e i 12 anni, cercando di studiarne lo stato di salute che, come anticipato, non era buono. Infatti, le difficili condizioni ambientali di una zona ai margini del deserto e un probabile periodo di carestia hanno lasciato chiari segni sull’apparato scheletrico. In generale, è stata riscontrata una crescita molto più lenta della media dovuta a malattie o a malnutrizione. Conseguentemente, il più alto tasso di mortalità è attestato tra i 3 e i 5 anni, proprio nella fase successiva all’allattamento che prevede la perdita d’immunità e l’apporto calorico più basso della dieta solida. Non a caso, nel 70% dei “pazienti”, è evidente l’iperostosi porotica, in particolare i cribra orbitalia che consistono in una porosità anomala localizzata nel tetto delle orbite e che sono dovuti in particolare ad anemia (carenza di ferro e vitamine B9 e B12) e alla malaria. La dieta povera, basata soprattutto sul pane, è leggibile anche attraverso le dentature che spesso presentano carie ed altre affezioni favorite dalla combinazione di zuccheri e amidi. Infine, a peggiorare la situazione ci si metteva anche l’aria stessa respirata dai bambini che, satura di sabbia e polvere, provocava sinusiti croniche.

http://scienceinpoland.pap.pl/en/news/news,412783,polish-researcher-investigates-the-health-of-children-in-ancient-egypt.html

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“Warsaw Mummy Project”: al via il più esteso studio su mummie egizie

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Source: scienceinpoland.pap.pl

Sulla scia di altre iniziative simili, anche la Polonia lancia un progetto di studio multidisciplinare su mummie di uomini e animali provenienti dall’Egitto raggiungendo il più grande numero di “pazienti” per un’operazione del genere, almeno per quanto riguarda i resti umani. Il “Warsaw Mummy Project” sarà portato avanti da Wojciech Ejsmond, Kamils BraulińskaMarzena Ożarek-Szilke (dottori di ricerca in archeologia e archeobiologia presso l’Università di Varsavia; nella foto) in collaborazione con oncologi e radiologi dell’International Cancer Centre “Affidea” di Otwock, struttura medica scelta per gli esami ai raggi X e le TAC. Delle 42 mummie che provengono dal Museo Nazionale di Varsavia, si verificherà prima di tutto l’autenticità, visto che non è così raro trovare falsi sotto le bende. Poi, si studierà sesso, età, condizioni di vita, eventuali patologie, causa di morte e, per gli animali, la specie. Un particolare apporto verrà dai nostri Carabinieri che si occuperanno di dattiloscopia forense, cioè il rilievo delle impronte digitali che possono fornire importanti dati sull’occupazione del defunto e su quale mano fosse la preferita. Infine, l’ultima fase del progetto prevederà il prelievo di campioni di tessuto per i test del DNA. I risultati finali verranno presentati nel 2018 tramite un’esposizione speciale presso il museo della capitale.

http://warsawmummyproject.com/

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Un coccodrillo a 8 teste!

Source: theguardian.com

Source: theguardian.com

Quasi come l’idra di Lerna! In occasione dell’inaugurazione di “Gifts for the Gods: Animal Mummies Revealed”, mostra del Manchester Museum sulle mummie animali (8 ottobre 2015 – 17 aprile 2016), la curatrice Lidija McKnight ha presentato anche un coccodrillo a otto teste! Niente di sovrannaturale, ma il risultato di una consuetudine che si diffuse nella società egiziana in epoca tarda. Le TAC alla mummia 12008 del museo britannico, infatti, hanno rivelato la presenza di quattro crani di coccodrillo infilati in un bastone e tenuti legati con bende ai resti di altri quattro piccoli rettili. Il tutto era stato poi “impacchettato” per dare la forma di un vero animale imbalsamato.

Come rivela l’Ancient Egyptian Animal Bio Bank Project, diretto dalla stessa McKnight, solo 1/3 delle mummie animali conterrebbe il corpo di un singolo esemplare; per il resto, abbiamo miscugli di ossa, legno, fango, sabbia, piume, gusci d’uovo, paglia venduti ai fedeli come ex voto da donare agli dèi. In questo caso, guardando la decorazione geometrica e gli inserti per gli occhi, il “tarocco” risalirebbe all’epoca romana.

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8 milioni di mummie di cani nelle “Catacombe di Anubi”

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Source: livescience.com

Una necropoli con 8 milioni di mummie e, a differenza del caso di Fag el-Gamous, questa volta non si tratta di una bufala. Infatti, a Saqqara Nord, poco distante dalla Piramide a Gradoni, le cosiddette “Catacombe di Anubi” contengono veramente questo numero incredibile di corpi imbalsamati, anche se di animali, per il 92% cani. Niente di nuovo, tanto che Jacques de Morgan ne parlò già nel 1897, ma solo recentemente sono stati pubblicati i risultati del primo studio di mappatura del sito durato sei anni e diretto da Paul Nicholson (Cardiff University).

La struttura, composta da almeno 49 gallerie sotterranee che si affacciano su un corridoio di raccordo di 173 metri, era stipata di resti animali che i fedeli hanno dedicato come ex voto agli dèi durante tutto il Periodo Tardo e tolemaico. Saqqara, infatti, è stato un importante centro cultuale oltre che funerario e, probabilmente, esisteva un sistema di produzione su larga scala di mummie di cani, gatti, ibis, falchi, tori e, a volte, di falsi vendute ai visitatori. In particolare, il grandissimo numero di cuccioli uccisi poco dopo la nascita fa presupporre che ci fosse un allevamento apposito nelle vicinanze.

L’articolo originale è sul numero di giugno di Antiquity dell’Università di Cambridge.

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Studiate le tracce fisiche della “Cerimonia dell’apertura della bocca”

Source: onlinelibrary.wiley.com

Source: onlinelibrary.wiley.com

La “Cerimonia dell’apertura della bocca” è uno dei più antichi rituali connessi alla mummificazione e alla ricerca della vita eterna dopo la morte. Nella prima versione di Antico Regno, a una statua veniva simbolicamente aperta la bocca per far sì che potesse fare le veci del defunto che rappresentava. Successivamente, come si legge sui testi religiosi, il procedimento fu applicato al cadavere stesso prima del bendaggio, per restituire i sensi e rendere efficace il ka grazie a strumenti specifici come l’ascia rituale, il peseshkaf, il “dito d’oro”, il coltello serpentiforme e altri amuleti. Finora, però, mancava la verifica paleopatologica degli eventuali segni fisici della cerimonia sulle mummie.

Già da tempo, erano noti casi di lesioni nell’area oro-facciale e di denti dislocati e finiti altrove nel corpo, ma nessuno se ne era interessato. A pensarci sono stati Roger SeilerFrank Rühli (Istituto di Medicina Evoluzionistica dell’Università di Zurigo) che si sono occupati delle 51 mummie analizzate nell’ambito dello Swiss Mummy Project e di oltre cento teschi sbendati e scarnificati all’inizio del ‘900 per studi craniologici dell’Anthropological Institute & Museum di Zurigo. Di tutti questi casi, sono stati presi in considerazione solo quelli che presentavano fratture o perdita completa dei denti post mortem; sono state scartate, quindi, le lesioni avvenute ancora in vita, caratterizzate da osteolisi periapicale e infiammazioni del tessuto pulpare, come anche quelle provocate dai tombaroli o da errate procedure di conservazione dopo lo scavo. TAC ed esami radiologici, hanno evidenziato molti esempi compatibili in cui si riscontrano danni ai denti frontali, soprattutto incisivi.

Sarebbe, così, attestata un’operazione di apertura fisica della bocca da parte dell’imbalsamatore che era costretto a “calcare la mano” anche con uno scalpello per riuscire a muovere i tessuti resi rigidi dalla disidratazione nel natron. Eventuali rotture erano poi camuffate con strati di resina. Questi segni, però, non sarebbero da imputare alla “Cerimonia dell’apertura della bocca” che, probabilmente, restò sempre simbolica, ma a un’ulteriore fase della mummificazione in cui si tornava a pulire e a trattare con oli ed essenze profumate tutto il corpo ormai disseccato, compresa la cavità orale.

L’articolo con i risultati dello studio è stato pubblicato sull’ultimo numero di The Anatomical Record.

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Studio scopre la “truffa” delle finte mummie animali

Source: Manchester Museum

Source: Manchester Museum

Sembra che la truffa del pacco vuoto sia molto più antica di quello che si pensa. Ma, questa volta, le vittime del raggiro non si trovano nel parcheggio di un autogrill ma all’esterno di un tempio egizio.

Grazie a un progetto di studio su circa 800 mummie animali portato avanti dal Manchester Museum e dalla University of Manchester, si è visto che, per 1/3 dei casi, gli involucri sono vuoti o, meglio, non pieni di quello che ci si aspettava. Il team diretto dalla Dott.ssa Lidija McKnight ha sottoposto a TAC e raggi X centinaia di sarcofagi di ibis, gatti, falchi, toporagni e coccodrilli scoprendo che molti di questi erano riempiti da semplici agglomerati di bende, fango, paglia, canne o gusci d’uovo. Per un altro terzo, sono state individuate solo alcune ossa, mentre i corpi completi si attestano al 33%.

Questa particolarità è spiegabile con la destinazione delle mummie, utilizzate come doni alle divinità, tanto che, soprattutto tra Epoca Tarda e periodo romano, ne nacque un vero e proprio business. Gli animali venivano allevati, uccisi, imbalsamati e venduti per essere portati nei templi e inumati in catacombe apposite e, a quanto pare, qualcuno fece il furbo preparando offerte tarocche; tanto bastava che fossero credibili alla vista. Si è stimato che il numero di mummie animali sia arrivato a 70 milioni e, tra queste, si sapeva già che alcune fossero finte, ma stupisce una percentuale così alta.

Campbell Price, curatore delle antichità d’Egitto e Sudan presso il Manchester Museum, ha annunciato che il museo dedicherà una mostra apposita da ottobre 2015; intanto, la BBC ha dedicato al progetto la puntata dell’11 maggio del programma Horizon: “70 Million Animal Mummies: Egypt’s Dark Secret”.

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Minya, recuperate mummie che galleggiavano in un canale di scolo

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Source: dostor.org

Lo scorso sabato, in un piccolo villaggio nelle vicinanze di Al-Minya (Medio Egitto), sono stati recuperati tre sarcofagi lignei di età greco-romana, di cui due conservavano ancora le mummie. Non si tratta, però, di una normale scoperta perché ad effettuarla è stata la polizia che ha individuato le bare mentre galleggiavano in un canale di scolo.

E’ probabile che i reperti siano stati rubati durante scavi illeciti dagli abitanti del luogo che, però, per paura di essere arrestati, potrebbero averli gettati nell’acqua senza farsi tanti problemi. Come spesso succede in Egitto, questi corsi d’irrigazione diventano delle vere e proprie fogne a cielo aperto (come si vede dalla foto); chiaro, quindi, che i sarcofagi abbiano subito danni irreparabili.

Youssef Khalifa, capo del dipartimento delle Antichità Egizie dell’MSA, ha assicurato che sia le mummie che i sarcofagi saranno restaurati, per ciò che sarà possibile, e poi esposti nell’Hermopolis Museum di Al-Minya.

http://www.dostor.org/762615

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Due false mummie ai Musei Vaticani

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Source: mv.vatican.va

Alcune mummie possono nascondere una sorpresa. Se ne sono accorti ai Musei Vaticani, quando, nell’ambito del “Vatican Mummy Project”, sono stati analizzati quelli che si credeva fossero i corpi imbalsamati di due bambini. I risultati di questa ricerca verranno presentati oggi alle 16:00 presso la Sala Conferenze dei Musei da, tra gli altri, Alessia Amenta, direttrice del Reparto di Antichità Egizie e del Vicino Oriente, e Ulderico Santamaria, responsabile del Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione ed il Restauro.

In particolare, il restauro di una delle due “mummie” di 60 cm ha rivelato l’utilizzo di bende di epoca faraonica cosparse, però, di una resina presente solo in Europa. La copertura, invece, è realizzata in cartonnage con una lamina di stagno sul volto, “antichizzata” grazie a una resina gialla. La TAC ha mostrato la presenza di una tibia di adulto risalente al Medioevo, inserita nel groviglio di lino nella prima metà dell’Ottocento.

La realizzazione di questi “tarocchi” era più frequente di quello che si pensasse. La stessa dott.ssa Amenta ne ha individuati circa quaranta in Europa, tra cui due a Firenze, uno a Milano, quattro a Torino e uno a Venezia. Le false mummie erano costruite nel XIX secolo quando, dopo la spedizione in Egitto di Napoleone, collezionisti privati e i primi musei andavano letteralmente a caccia di questi reperti (qui approfondimenti sull’egittomania e sui Mummy Unwrapping Parties). Si creò, così, un vero e proprio business e, si sa, quando circolano tanti soldi, si trovano sempre falsari e polli da spennare.

Per info sulla conferenza: http://mv.vatican.va/2_IT/pages/z-Info/MV_Info_Conferenze37.html

 

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La necropoli del Fayyum con un milione (?) di mummie

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Source: ibtimes.co.uk

Un milione di mummie tutte insieme. Questa è la stima di Kerry Muhlestein per la necropoli di Fag el-Gamous, nell’estremità orientale del Fayyum. Gli archeologi della Brigham Young University di Provo, Utah, in circa trent’anni hanno scavato più di 1700 sepolture, ma l’estensione del sito e la densità dei corpi hanno portato al calcolo di quella cifra pazzesca (trovata pubblicitaria?). Lo stesso Mushlestein, direttore dell’attuale missione dell’università statunitense, ha presentato gli ultimi risultati a Toronto, durante la conferenza internazionale della Society for the Study of Egyptian Antiquities, ammettendo che in passato c’è stato scarso interesse alle pubblicazioni. Per il momento, è stato avviato un database con i dati delle mummie ritrovate finora.

La necropoli è stata utilizzata dal periodo romano a quello bizantino (I-VII sec. d.C.) da gente comune, quindi i defunti sono sepolti senza bare o particolari corredi. Anche la mummificazione è dovuta solo al clima secco della zona. Ma non sono mancati ritrovamenti interessanti come tessuti perfettamente conservati (sudari funebri e un paio di scarpette colorate da bambino), la mummia di una bambina di 18 mesi con quattro braccialetti e quella di un uomo alto addirittura 2,13 m. Il vero mistero, però, è per quale sito servisse un cimitero così vasto, dato che il vicino villaggio è troppo piccolo e la non lontana città di Filadelfia (da Tolomeo II Filadelfo) ha già le sue aree funerarie.

Per maggiori informazioni su Fag el-Gamous, è disponibile un articolo del 2013 pubblicato su “Studia Antigua”.

Aggiornamento (clamoroso) delle 15,21:

La stima di un milione di mummie per il sito di Fag el-Gamous mi era sembrata subito esagerata e, infatti, è appena stato emesso un comunicato ufficiale del Ministero delle Antichità che annuncia che non verrà rinnovata la concessione di scavo alla missione della Brigham Young University (che durava da 28 anni) a causa delle dichiarazioni mendaci rilasciate al Daily Mail.

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