Articoli con tag: Museo Egizio di Torino

Nuova mostra all’Egizio di Torino: “Anche le statue muoiono” (9 aprile – 9 settembre 2018)

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Source: Museo Egizio, Torino

Domani (8 marzo) alle 18:00, sarà inaugurata la terza mostra temporanea della nuova gestione del Museo Egizio di Torino. Come promesso alla fine del riallestimento dell’edificio, ogni anno gli spazi del piano soppalcato sono stati usati per un’esposizione speciale (“Il Nilo a Pompei” e “Missione Egitto 1903-1920”) che stavolta avrà il titolo: “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”. L’evento, che durerà dal 9 marzo al 9 settembre 2018, è stato organizzato in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e i Musei Reali – le altre due sedi di questo progetto espositivo diffuso -, oltre al Centro Scavi dell’Università di Torino. Citando il direttore Christian Greco – curatore della mostra insieme a Paolo Del Vesco, Enrica Pagella, Elisa Panero, Stefano De Martino e Irene Calderoni – l’evento porterà a «una riflessione sulla fragilità dei tesori d’arte, sul museo come luogo di memoria e conservazione, ma anche di distruzione, in un dialogo tra reperti del passato e creazioni contemporanee». Reperti antichi saranno esposti accanto a lavori di artisti di paesi mediorientali come Siria, Egitto, Libano, Turchia.

 

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Il segreto per una piega perfetta è nella cera d’api

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Tunica plissettata, S. 14087, V-VI din., Gebelein (ph: torino.corriere.it)

Una delle cose che stupisce di più i visitatori che si apprestano ad attraversare il secondo piano del Museo Egizio di Torino è lo straordinario stato di conservazione di alcuni abiti che, nonostante i loro 4000 anni, sembrano essere stati confezionati l’altro ieri. In particolare, colpisce come alcune tuniche di lino abbiano mantenuto la plissettatura originaria senza sostanziali danni.

Le tuniche plissettate sono un fiore all’occhiello del museo piemontese che ne conserva il più cospicuo gruppo al mondo, cioè 12 di cui 6 complete. Alcune vestivano mummie, altre erano ripiegate e deposte in tombe, per lo più femminili, che vanno dalla V all’XI dinastia (2500-2000 a.C. circa). Questi capi sono composti da tre pezzi di tela cuciti insieme, uno per la gonna e due per le maniche, e presentano uno scollo a V sia frontale che posteriore. Ma il particolare che colpisce maggiormente riguarda le pieghe, rivolte per metà verso l’alto e per metà verso il basso (per maggiori informazioni: Museo Egizio, 2015, p. 243), che si sono mantenute addirittura meglio di quelle che non riesco a far andar via quando stiro le camicie… Tuttavia, la vera incognita di una così alta perizia sartoriale era la natura della sostanza utilizzata come appretto che, però, sembra sia stata finalmente individuata.

Pochi giorni fa, infatti, durante il X Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Archeometria (AIAr), sono stati presentati i risultati preliminari di uno studio portato avanti da ricercatori di Università di Palermo e Torino, CNR di Messina e Centro conservazione e restauro La Venaria Reale. Dopo analisi con spettroscopia infrarossa e risonanza magnetica nucleare, è emerso che la sostanza che ha reso le pieghe perfette per 4000 anni è la cera d’api. In ogni caso, la ricerca continuerà allargando il campo di studi a ulteriori esemplari.

 

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L’Università di Pisa propone due summer school di Egittologia

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Segnalo due ottime occasione rivolte agli studenti che vogliano approfondire diversi aspetti dello studio dell’Egittologia durante la pausa delle lezioni universitarie. Quest’estate, l’Università di Pisa organizza ben due summer school, una di filologia e l’altra di museologia.

La prima Summer School, ormai giunta alla sua terza edizione, è dedicata allo ieratico. Dal 23 al 28 luglio, insegnanti dell’ateneo e altri docenti stranieri daranno lezioni sulla grammatica del medio-egizio (2000-1500 a.C.) e sulla forma di scrittura ‘corsiva’ che difficilmente si trova nei piani di studio universitari italiani. Per questo, “Reading Middle Egyptian Hieratic” risulta una rara possibilità per imparare a leggere e studiare i documenti della quotidianità del Medio Regno.

Per maggiori info: https://hieraticsummerschoolunipi.wordpress.com

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L’altra proposta è organizzata in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e si terrà proprio nei locali dell’istituzione piemontese dal 6 al 13 settembre. “Egyptologists as museum curators: an immersive training”  toccherà tutte quelle tematiche relative allo studio dei reperti e alla loro esposizione in un museo. Le lezioni verranno impartite dalla prof.ssa Marilina Betrò, dal dr. Gianluca Miniaci (Università di Pisa), dal direttore Christian Greco e dagli altri curatori dell’Egizio.

Per maggiori info: https://egyptologistsascurators.wordpress.com/

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Contro l’attacco al Museo Egizio di Torino

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Source: museoegizio.it

Avrei voluto evitare di tornare sull’argomento, lasciando la mia opinione a qualche breve post sui social, ma evidentemente il messaggio non è passato. E, mentre scrivo queste parole, sono ancora titubante sulla loro effettiva utilità perché i professionisti della polemica si nutrono di condivisioni e risposte, a favore o contrarie che siano. In un mondo ideale, una tra le maggiori istituzioni culturali e scientifiche italiane non dovrebbe essere costretta a rispondere ad attacchi strumentali scagliati da uno o più partiti politici. In un mondo ideale – multiculturale, aggiungo -, un’iniziativa d’inclusione sociale (con ovvi risvolti di marketing, nessuno lo nega) non sarebbe sfruttata per fomentare pregiudizi xenofobi. In un mondo ideale, le persone s’informerebbero prima di sputare veleno sul web. Per questo ho deciso di fare un po’ di chiarezza, sperando di ‘convincere’ almeno uno di quelli che si è trovato a scrivere sulla propria bacheca facebook «Perché gli Arabi entrano gratis e gli Italiani no?».

Ricapitolando brevemente, il Museo Egizio di Torino, così come l’anno scorso, ha lanciato una campagna promozionale temporanea a favore degli oltre 30.000 cittadini di lingua araba residenti nella provincia: 2 biglietti al prezzo di 1 per le coppie. Apriti cielo! Un determinato schieramento politico ha colto la palla al balzo, seguito questa volta da un altro partito alleato, per fare campagna elettorale in vista del 4 marzo. Reiterando una collaudata strategia populistica, ha cercato di colpire allo stomaco gli elettori, provocando indignazione e facendo presa sullo spirito nazionalistico. «È una discriminazione nei confronti degli Italiani!» hanno tuonato esponenti politici che, solo qualche mese fa, sembravano ben lontani da quest’orgoglio patriottico e molto più concentrati sul proprio orticello quando si opponevano al trasferimento di alcuni reperti dell’Egizio a Catania. L’odio nei confronti del museo è poi cresciuto esponenzialmente con la pubblicazione di un video, a quanto pare fake, che ha costretto la Fondazione Museo delle Antichità Egizie a cautelarsi per vie legali.

Fortunatamente, in questi giorni sono state molte le prese di posizione in difesa dell’Egizio, a partire dallo stesso ministro Franceschini. Oggi stesso, sulle pagine della Stampa (23/01/2018, pag. 27), è stata pubblicata una lettera in merito firmata da Andrea Augenti (Università di Bologna), Maria Rosaria Barbera (presidentessa del Comitato tecnico-scientifico per l’Archeologia del MiBACT), Marilina Betrò (Università di Pisa e presidentessa del Comitato scientifico del Museo Egizio), Daniele Manacorda (Università di Roma Tre), Valentino Nizzo (direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia), Carlo Tosco (Politecnico di Torino) e Giuliano Volpe (Università di Foggia e presidente del Consiglio Superiore “Beni Culturali e Paesaggistici” del MiBACT, che già si era espresso su Huffington Post). Proprio da questo articolo voglio partire per fare alcune considerazioni:

  • In uno scenario geopolitico sempre più funestato da un anacronistico scontro tra civiltà, l’apertura reciproca e la diffusione della conoscenza tra le diverse comunità, veicolate dalla cultura, sono le uniche soluzioni al problema dell’integrazione degli immigrati.
  • A tal proposito, è sbagliato tirare in ballo la religione perché non tutti gli arabofoni sono musulmani. Molti egiziani, ad esempio, sono cristiani copti, senza considerare i non credenti. Tuttavia, mi permetto di fare una piccola critica – che comunque non giustifica in nessun modo la strumentalizzazione politica – a chi ha elaborato la campagna pubblicitaria: la presenza di una donna in hijab sui cartelloni equivale all’utilizzo di un cliché islamico che ha scoperto il fianco agli attacchi di chi non aspettava altro. È triste ammetterlo, ma ormai la maggior parte delle persone si ferma alle immagini e ai titoli degli articoli e chi si occupa di comunicazione deve tenerne conto.
  • Bisogna ricordare che i reperti del Museo Egizio provengono, per l’appunto, dall’Egitto ed è in tal senso che si è cercato, anche attraverso – primo caso in Europa – didascalie e audioguide in arabo, di coltivare il legame con i cittadini del paese di origine di questo straordinario patrimonio storico-archeologico. Qualcuno fiaterebbe se il Louvre pensasse a sconti diretti ai nostri connazionali per andare a vedere la Galleria dei pittori italiani?
  • Passando a questioni più venali, ogni museo cerca di allargare il proprio pubblico andando a pescare, con strategie ad hoc, in nuovi bacini di utenza. Oltre alle classiche riduzioni, iniziative analoghe sono state prese per visitatori di lingua inglese; inoltre, l’ingresso è gratuito per tutti nel giorno del proprio compleanno e il 2×1 funziona per ogni coppia a San Valentino. Al di là delle intenzioni filantropiche, si tratta di puro marketing atto a fidelizzare i visitatori e aumentare il numero di biglietti strappati…
  • …biglietti che rendono l’Egizio, caso più unico che raro, completamente autosufficiente. Non sono “le nostre tasse a pagare l’ingresso degli arabi” perché, dal 2015, gli incassi coprono il 112% delle spese del museo. Questo surplus di budget è impiegato per restaurare gli oggetti, assumere nuovi giovani curatori, finanziare borse di dottorato e assegni di ricerca.

Fortunato chi parla arabo? No, fortunato chi ragiona con il cervello e non con la pancia. Ora alzate le dita dalla tastiera e andate a visitarlo, l’Egizio; avrete modo di farvi un’opinione libera dagli slogan propagandistici che, statene certi, spariranno dopo il 4 marzo (per ricomparire alle prossime elezioni).

 

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Firmato accordo tra Museo Egizio di Torino e Comune di Catania

Source: MiBACT

Nella mattina del 24 novembre, presso la sede romana del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, è stato finalmente sottoscritto il protocollo d’intesa tra Museo Egizio di Torino e Comune di Catania. Si arriva così alla tanto attesa formalizzazione dell’impegno del museo piemontese a prestare alcuni reperti alla città siciliana per la mostra temporanea “Missione Egitto 1903-1920“. E questa volta, visto il comunicato ufficiale del MiBACT, non dovrebbero esserci smentite come quanto successo mesi fa. Insieme al padrone di casa Dario Franceschini, erano presenti tutti i rappresentanti delle istituzioni coinvolte per firmare l’accordo: Evelina Christillin, presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Enzo Bianco, sindaco di Catania, e Luisa Papotti, Soprintendente della città metropolitana di Torino.

L’accordo, oltre all’organizzazione della mostra nel Convento dei Crociferi, prevede anche la consulenza scientifica dei curatori torinesi nello studio dei rapporti tra cultura materiale egiziana e quella ellenistica siciliana e lo sviluppo di un non specificato nuovo progetto. Quindi, al momento, non si è parlato chiaramente della creazione di una succursale etnea del Museo Egizio.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1607539313.html

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Marilina Betrò nuovo presidente del Comitato Scientifico del Museo Egizio di Torino

betro2.jpgLa Prof.ssa Marilina Betrò, ordinario di Egittologia presso l’Università di Pisa, è il nuovo presidente del Comitato scientifico del Museo Egizio di Torino. Designata dal ministro Dario Franceschini, ricoprirà il ruolo che era occupato dal Prof. Antonio Loprieno. Inoltre, il nuovo Comitato sarà composto da altri illustri professori e direttori di musei internazionali: Susanne Bickel (Universität Basel), Diana Craig Patch (dir. del Dipartimento di Arte Egiziana del Metropolitan Museum di New York), Vincent Rondot (dir. del Dipartimento di Antichità Egiziane del Louvre), Friederike Seyfried (dir. del Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino), Neal Spencer (dir. del Dipartimento di Antichità dell’Egitto e del Sudan del British Museum) e Willemina Z. Wendrich (University of California – Los Angeles).

Come indicato sullo Statuto della “Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino”: «Il Comitato scientifico è nominato dal Collegio dei Fondatori ed è presieduto da uno studioso di chiara fama in egittologia, designato dal Ministro per i beni e le attività culturali, su proposta del Direttore generale per i beni archeologici del Ministero. Esso è composto, oltre che dal Presidente, da sei membri scelti tra personalità di riconosciuto prestigio nel campo della cultura e dell’arte e dotate di specializzazione professionale, comprovata esperienza e specifica competenza, in particolare, nei settori di attività della Fondazione» e «si pronuncia in ordine agli indirizzi, ai programmi ed alle attività scientifiche e culturali della Fondazione ».

Alla Professoressa vanno le mie personalissime congratulazioni, ancor più sentite in quanto suo fiero studente e dottorando.

Biografia e pubblicazioni: http://egittologia.cfs.unipi.it/it/staff-scientifico/marilina-betro/

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Kha e Merit tornano insieme per una TAC

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Source: Museo Egizio di Torino

Non è la prima volta che, negli ultimi mesi, si vede un grosso camion bianco parcheggiato in Via Accademia delle Scienze (foto in basso); questa volta, però, c’è una particolarità “romantica”. Con la giornata di oggi, si chiude un’altra tornata di analisi nel laboratorio mobile del “Mummy Conservation Project”, utilizzato per effettuare TAC alle mummie umane e animali del Museo Egizio di Torino. Il progetto – portato avanti, insieme all’Egizio, dalla Soprintendenza, dal centro Eurac di Bolzano, dal team medico statunitense del gruppo Horus e dal Curt Engelhorn Zentrum Archäeometrie di Mannheim – ha come scopo lo  studio delle tecniche d’imbalsamazione e dello stato di conservazione dei corpi conservati nel museo. Oltre alla TAC, si effettueranno analisi del DNA e datazioni al C14. Tra le mummie analizzate nell’ultima settimana, tornando alla particolarità odierna, figurano anche quelle di Kha e Merit (immagine in alto), l’architetto di XVIII dinastia e sua moglie ritrovati da Schiaparelli nella loro tomba intatta (TT8) di Deir el-Medina nel 1906.

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MOSTRA: “Missione Egitto 1903-1920” (Museo Egizio di Torino)

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museoegizio.it

Quando due anni fa veniva inaugurato il nuovo Museo Egizio di Torino, il direttore Christian Greco si riproponeva di trasformarlo da una semplice, seppur importantissima, raccolta di oggetti a un’istituzione attiva, volta alla ricerca. Tra gli strumenti optati per portare avanti questa ‘rivoluzione’, ci sono le grandi esposizioni temporanee che permettono di porre l’accento, ogni anno, su un particolare aspetto delle collezioni. Questa volta, dopo la fortunata “Il Nilo a Pompei”, si torna letteralmente alle origini con una mostra dedicata alle prime campagne di scavo del Museo nella Valle del Nilo: “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata”.

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Dall’11 marzo al 10 settembre, sarà possibile fare un viaggio all’indietro nel tempo verso il primo ventennio del Novecento, quando la Missione Archeologica Italiana (ecco spiegato il gioco di parole nel titolo), guidata dal direttore dell’Egizio Ernesto Schiaparelli, lavorava in siti come Deir el-Medina, Eliopoli, Ermopoli, Giza, Hammamiya, Qau el-Kebir, Assiut, Gebelein e la Valle delle Regine. Da questi siti, provengono alcuni dei tesori che arricchirono il Museo dopo le prime acquisizioni ottocentesche, come il corredo della tomba di Kha e Merit, scoperta integra nel 1906.

Ero presente all’affollata anteprima del 10 marzo, ma ho preferito tornare di nuovo il giorno dopo per apprezzare al meglio una mostra che va vista con calma; infatti, non si tratta della classica esposizione di reperti archeologici (ce ne sono, ma non corrispondono alla parte principale) da visitare camminando. Filmati d’epoca, fotografie in bianco e nero, lettere, diari di scavo, disegni e altri documenti d’archivio vanno osservati con attenzione alla ricerca del particolare curioso e inaspettato che spieghi l’operato di Schiaparelli e dei suoi collaboratori. Per questo, apprezzeranno soprattutto gli addetti ai lavori.

Si parte da una sezione introduttiva in cui, con oggetti d’antiquariato, viene presentata la Torino dell’epoca, città in pieno fermento economico e culturale. Ovviamente, non poteva mancare un riferimento alla principale azienda cittadina con una FIAT 505 del 1920 sulla scalinata che porta alle biglietterie (il proprietario dell’auto è Beppe Moiso, curatore della mostra insieme a Paolo Del Vesco). Poi ci si sposta nell’Egitto degli inizi del XX secolo, dove Schiaparelli, dopo aver convinto Vittorio Emanuele III, riesce a farsi finanziare missioni di acquisizione e finalmente di scavo. L’attrezzatura da campo, i carteggi con le autorità locali, i registri delle presenze degli operai egiziani (e immagino, perché non le ho provate, le audioguide affidate alla Scuola Holden) riescono a far rivivere l’atmosfera polverosa dei cantieri e i mille problemi logistici e burocratici nascosti dietro ogni grande scoperta.

La seconda metà della mostra – forse un po’ sacrificata per gli spazi limitati del piano soppalcato (quanto sarebbe stata suggestiva una stanza degli specchi dedicata alla Valle delle Regine più grande!) – è quella in cui ci si addentra nei principali siti tramite la documentazione originale degli archeologi italiani: le necropoli di Giza ed Eliopoli, la Valle delle Regine con la tomba di Nefertari, Deir el-Medina con la sepoltura di Kha e Merit, Gebelein con le tombe degli Ignoti e di Ini, Assiut con gli ipogei di Antico e Medio Regno. Infine, dopo una sala dedicata agli studi antropologici di Giovanni Marro (mummie e scheletri a volontà), il percorso si chiude tornando idealmente a Torino con i nuovi progetti di allestimento del Museo, divenuti necessari per far spazio a tutti i reperti scoperti in 20 anni di attività.

http://www.museoegizio.it/missione-egitto/

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Polemica sull’Egizio a Catania: il direttore Greco risponde alle accuse

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Source: http://gabosutorino.blogspot.it/2017/03/il-congresso-degli-egittologi-degitto.html (consiglio di leggere il post per una cronaca più dettagliata e senza peli sulla lingua)

Sono stato fortemente combattuto tra il dar voce o meno alle polemiche, a mio avviso pretestuose, che hanno coinvolto, soprattutto negli ultimi giorni, il Museo Egizio di Torino. Ma, visto che gran parte del caos creatosi deriva da una generale mancanza d’informazione, alla fine ho deciso di parlarne per mettere in chiaro un paio di cose; anche perché, ieri, il direttore di uno dei musei più virtuosi d’Italia è stato costretto a difendersi in pubblico da accuse tanto infamanti quanto insensate.

La vicenda ormai è nota da un anno, da quando Evelina Christillin, presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, aveva annunciato al TG1 la possibilità di trasferire temporaneamente a Catania alcuni reperti dei depositi. Subito dopo, Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord al Consiglio comunale di Torino, si era opposto a quella che era – ed è tuttora – solo l’eventualità di portar via dalla città qualsiasi oggetto, ‘minacciando’ addirittura di sdraiarsi all’entrata del museo per impedirne l’uscita. Nel frattempo, il progetto è andato avanti e si è arrivati QUASI a una soluzione comune tra direzione dell’Egizio, Soprintendenza di Torino, Comune di Catania e MiBACT.

Insomma, un progetto che piace a tutti… o quasi. Nell’ultimo mese, infatti, è nato il “Comitato Museo Egizio Patrimonio Inalienabile” con lo scopo di raccogliere le firme dei cittadini e scongiurare che -cito- «una parte della collezione del Museo Egizio di Torino venga sottratta alla città per creare una “sezione distaccata” a Catania». Il testo della petizione continua così: «Gli accordi pare prevedano un prestito della durata di trent’anni (in pratica un trasferimento definitivo). Insostenibile il pretesto addotto, vale a dire che a Torino e in tutto il Piemonte non ci sarebbero spazi espositivi sufficienti, conoscendo l’alto numero di immobili attualmente inutilizzati. Non vengono forniti dati precisi sul numero di reperti che verrebbero trasferiti (ma potrebbero essere, pare, addirittura 17mila)». Nonostante le oltre 10.000 sottoscrizioni, i sit-in di protesta organizzati dal Comitato hanno sempre visto poche unità di partecipanti, a malapena sufficienti a tener tesi gli striscioni ma, a quanto pare, bastanti a costringere il Comune a un incontro pubblico per risolvere la faccenda.

Ieri mattina, infatti, durante la V Commissione consiliare (Cultura), il direttore Christian Greco e la Soprintendente Maria Luisa Papotti hanno smentito alcune notizie false diramate dal Comitato, fra l’altro diffidato di «condotta illecita», e non solo. In particolare, Greco si è detto offeso dell’accusa di voler impoverire l’Egizio quando, invece, i numeri parlano chiaro: gli avanzi di bilancio degli ultimi due anni (grazie alla biglietteria, il Museo si autofinanzia al 118%) hanno permesso – caso unico in Italia – di far ricerca, finanziare tirocini e borse di dottorato, di lavorare all’ulteriore ingrandimento degli spazi espositivi. I pezzi in comodato sarebbero 300 e non 17.000 e al massimo per un periodo 5 anni, limite imposto dalle leggi italiane. Questa piccola raccolta proviene tutta da Tebtunis (Umm el-Bagarat), città del Fayyum famosa per i papiri demotici e greci che fu fondata da Amenemhat III intorno al 1800 a.C., ma sviluppatasi soprattutto nel periodo tolemaico. La nascita della ‘succursale’ di Catania permetterebbe a 5 nuovi ricercatori di studiare questi oggetti che non sarebbero mai stati esposti a Torino, non solo per mancanza di spazio. Prima del trasferimento, però, per testare la risposta del pubblico siciliano, sarebbe riallestita per 9 mesi la mostra “Missione Egitto 1903-1920” che sarà inaugurata a Torino il 10 marzo (parteciperò all’anteprima e presto pubblicherò aggiornamenti sul blog e sui vari social).

Alla fine, anche Francesca Leon, assessora alla Cultura del Comune di Torino, ha appoggiato a pieno il progetto “Catania” e l’operato del Museo Egizio degli ultimi due anni, ma le polemiche non si sono spente con il Comitato che non è stato soddisfatto delle risposte date.

 Ora qualche mia considerazione personale.

  • Come anticipato, le polemiche sono nate da chiari pretesti politici della minoranza (la Lega che si oppone al trasferimento in Terronia di un patrimonio padano, così come alla campagna d’ingressi gratuiti per i cittadini di lingua araba) e dalla scarsa conoscenza dell’argomento: le 10.000 sottoscrizioni, non seguite da un reale impegno sul campo, sono lo specchio del moderno utilizzo dei social network, fucina di bufale, notizie non verificate e sfoghi egoistici. Sono sicuro che moltissimi firmatari non abbiano mai visitato il Museo Egizio, ma, nonostante ciò, si arrogano comunque il diritto di dire la loro basandosi sul “sentito dire”. Qualcuno parlerebbe di analfabetismo funzionale.
  • Il trasferimento, addirittura all’estero, di parte del proprio patrimonio museale è prassi già consolidata nel mondo ed è atta ad accrescere la conoscenza di un’stituzione verso nuovi “mercati” (scritto con mille virgolette). L’esempio più famoso è sicuramente la sezione del Louvre che aprirà ad Abu Dhabi.
  • La cultura va condivisa con ogni mezzo. Che male c’è nell’esporre altrove reperti che, per motivi di spazio o altro, non sarebbero mai visibili a Torino? È un po’ come il bambino che frignando minaccia di portare via il SUO pallone se non coinvolto nel gioco dai suoi compagni. Ma facciamo attenzione con questo ragionamento infantile perché, seguendo la stessa logica, potrebbe arrivare il bambino egiziano a cui il pallone è stato sottratto tanto tempo fa.
  • In quest’ottica, sarebbe inutile scegliere un’altra sede dell’Egizio in Piemonte come suggerito dai manifestanti. Non ci sarebbe alcuna crescita dell’offerta culturale con una succursale di pezzi ‘minori’ a due passi dal nucleo originario.
  • Infine, bisogna sfatare un po’ di leggende metropolitane sui depositi museali. Spesso la gente, complici alcuni libri e film, si chiede quanti tesori siano nascosti nei sotterranei e il perché non siano visitabili. È vero che la parte visibile del patrimonio di tutti i musei è solo la punta dell’iceberg, ma non dipende solo dalla mancanza di spazio. Molti oggetti sono troppo fragili per essere esposti o solamente spostati, quindi restano nei magazzini per motivi di conservazione. Altri non hanno interesse se non scientifico: decine, centinaia di frammenti o ‘doppioni’ di produzioni in serie hanno un grandissimo valore per gli studiosi, ma rischierebbero di annoiare il visitatore. Per questo vengono scelti solo alcuni esemplari per rappresentare ogni tipologia dal punto di vista formale e funzionale. Certo, si può sempre pensare a iniziative che aprano sempre di più il museo al pubblico, come la rotazione ciclica di alcuni pezzi per permetterne il restauro o l’accesso straordinario ai depositi; ma in questo, di certo non ci si può lamentare dell’Egizio che, di un totale di 37.000 pezzi, ne espone 3500 più gli oltre 10.000 delle “Gallerie della cultura materiale” che sono state progettate proprio per porre l’attenzione sulla serialità artigianale piuttosto che sui singoli prodotti.

http://www.lastampa.it/2017/03/03/cronaca/il-direttore-dellegizio-in-comune-offeso-dalla-polemica-sui-pezzi-a-catania-JQedvXjTtGNsXlrMX3ZXoI/pagina.html

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L’Egizio smentisce: ancora nessun accordo firmato per la succursale di Catania

Sembrava fatta. Il Comune di Catania aveva addirittura ufficializzato la notizia il 31 gennaio con un comunicato stampa (immagine in alto). Ma, a quanto pare, i cittadini etnei dovranno ancora aspettare per poter vedere reperti del Museo Egizio di Torino a due passi da casa. Infatti, per bloccare le news sempre più diffuse della firma di un accordo definitivo sul trasferimento di alcuni pezzi dell’Egizio in Sicilia e per rispondere ad alcune sterili polemiche di soggetti -politici e non- contrari alla fuoriuscita di questi dal Piemonte, oggi la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino è stata costretta a diramare la propria posizione, smentendo di fatto ciò che era stato annunciato dagli amministratori catanesi. Sul sito si legge:

“In relazione alla crescente circolazione di notizie costruite sulla base di fonti non ufficiali, la Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino intende rendere pubblica la propria posizione riguardo al progetto di trasferimento di una selezione di reperti egizi a Catania, presso il Convento dei Crociferi.
Da circa un anno sono in corso incontri di approfondimento e verifica da parte del Museo Egizio per valutare la proposta ricevuta dalla Città di Catania, che è stata sin dall’inizio condivisa con il Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Torino e con il Consiglio di Amministrazione i cui rappresentanti sono nominati direttamente dal Collegio dei Fondatori (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Piemonte, Città di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT).
Nessun accordo è stato ancora firmato e sono tuttora in corso le opportune valutazioni di fattibilità del progetto al fine di produrre una bozza di accordo condivisa e definita dagli uffici legali dei tre enti coinvolti”

E ancora:

“Se e quando verrà formalizzato l’accordo con Catania, la selezione dei reperti egizi di età ellenistica destinati alla città etnea non sarebbe superiore ai 300 pezzi, selezionati fra i materiali custoditi nei depositi e non destinati, né ora né in futuro, all’esposizione permanente del Museo Egizio”.

Di fronte a questa precisazione, l’assessore alla Cultura del Comune di Catania, Orazio Licandro, ha affermato: “Confermo che, dopo l’accordo quadro definito a Torino il 31 gennaio scorso, le avvocature e gli uffici tecnici della Fondazione, della Soprintendenza e del nostro Comune stanno lavorando alla definizione dell’accordo conclusivo, che sarà sottoscritto in tempi brevi, per l’apertura a Catania di una sezione del Museo Egizio” (Fonte: cataniatoday.it).

 

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