Articoli con tag: National Geographic

Torneranno a casa i reperti egizi sequestrati all’Isis nel porto di Salerno

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Source: nationalgeographic.it

Un mese fa vi avevo parlato di un sequestro di reperti egizi nel porto di Salerno. Nell’articolo che ho scritto per National Geographic Italia, tutti gli aggiornamenti e approfondimenti:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2018/06/21/news/torneranno_a_casa_i_reperti_egizi_sequestrati_all_isis_nel_porto_di_salerno-4023911/

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Scoperta rara testa di Marco Aurelio in Egitto

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Source: MoA

Doppia scoperta ad opera di missioni egiziane: una nuova cappella osiriaca a Karnak e una testa di statua che ritrae Marco Aurelio a Kom Ombo. Il mio articolo per National Geographic Italia:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2018/04/23/news/cappella_consacrata_a_osiride_scoperta_a_luxor-3952152/

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L’iscrizione di Beyköy? Un clamoroso falso

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Qualche mese fa, sulle testate giornalistiche di tutto il mondo, sono comparsi titoli sensazionalistici sulla famigerata iscrizione di Beyköy, un lungo testo in geroglifico anatolico che avrebbe parlato di Popoli del Mare e della fine dell’Età del Bronzo. Perché, nonostante il fenomeno interessi anche l’Egitto, non ho riportato la notizia sul blog? Perché era una bufala. L’intera vicenda mi è subito apparsa sospetta, viste la mia esperienza con le fake news egittologiche e la familiarità con l’argomento che avevo scelto per la tesi di triennale. Ma spiego meglio il tutto sull’articolo che ho scritto per National Geographic Italia con cui – colgo l’occasione per annunciarlo a chi segue solo il blog e non i social relativi (che aspettate a farlo!?) – collaboro dallo scorso settembre:

http://www.nationalgeographic.it/mondo-antico/2018/03/26/news/l_iscrizione_di_beyko_y_e_un_clamoroso_falso-3916440/

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Giza, scoperta tomba di V dinastia

Source: Luxor Times

Nella Necropoli occidentale di Giza, una missione egiziana ha scoperto una mastaba di V dinastia appartenuta a una donna d’alto rango: Hetepet.

Il mio articolo per National Geographic Italiahttp://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2018/02/03/foto/egitto_tomba_della_v_dinastia_sacerdotessa_hathor_scoperta_necropoli_di_giza-3848209/1/#media

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Google Earth contro i tombaroli

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Source: news.nationalgeographic.com

Ancora una volta, la tecnologia potrebbe aiutare la protezione delle vestigia del passato, ma con alcune perplessità… Sarah Parcak, “space archaeologist” presso l’Università dell’Alabama, ha presentato un progetto finanziato dalla National Geographic Society che consiste nel monitoraggio di oltre 4000 siti egiziani tramite immagini satellitari. Queste foto, scattate in orbita a oltre 700 km di altezza e messe a disposizione da Google Earth, servirebbero a valutare l’entità dei danni causati dagli scavi illegali e a controllare i cambiamenti nel corso degli anni (nell’immagine, la situazione di Dashur Sud nel 2011 e nel 2013). Questo sistema, unito a scansioni a infrarossi fornite dalla NASA, aveva permesso di individuare nel 2011, tra Tanis e Giza, 17 piramidi, 1000 tombe e altre 3100 strutture ancora sconosciute, anche se si attende la certezza che può arrivare solo scavando nell’area. Tale strumento sarebbe utile anche per le case d’asta per recepire maggiori informazioni riguardo ai reperti  messi in vendita.

Ma veniamo alle perplessità già anticipate. Senza un’attività sul territorio, il monitoraggio dall’alto non può di certo bloccare i tombaroli nell’immediato. Come purtroppo è noto, in Egitto c’è stata un’impennata dei reati legati al mercato nero di antichità proprio per la mancanza del controllo della polizia e degli ispettori del ministero che, anzi, a volte si ritrovano invischiati in attività illecite. In più, i dati presi dalla ionosfera non sono sempre attendibili se non li si integra con indagini sul campo, altrimenti si incappa in bufale come quella della presunta scoperta, subito smentita, di nuove piramidi ad Abu Sidhum e a Soknopaiou Nesos. In quel caso, semplici formazioni naturali con qualche struttura antica erano state interpretate come piramidi da Angela Micol, che non è né archeologa né geologa, visionando le immagini di Google Earth. La cosa triste è che, come troppo spesso accade tra blogger e giornalisti, la notizia fu riportata anche su quotidiani nazionali senza alcuna verifica sull’attendibilità.

 

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