Articoli con tag: Ramesse II

Scoperti nel Delta N-O magazzini di Ramesse II per la conservazione del cibo

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Source: MoA

Il team di archeologi egiziani che lavora a Tell Abqain, governatorato di Buharya, ha individuato due magazzini per lo stoccaggio di alimenti databili al regno di Ramesse II (1279-1212 a.C.). Il sito si trova nella città di Housh Eissa, nel Delta nord-occidentale, e corrisponde a una fortezza fatta costruire dal celebre faraone di XIX dinastia per proteggere il confine est dagli attacchi dei Libici. Non a caso, oltre ai due magazzini, sono stati scavati anche un tratto delle mura esterne, torri di avvistamento e un finto cortile di accesso che sarebbe servito a ingannare eventuali invasori.

In ogni caso, le due strutture in mattoni crudi erano suddivise in piccole celle come un alveare. Separati da un’area aperta murata, i magazzini erano protetti da due ambienti adibiti alle guardie. All’interno sono stati ritrovati diversi contenitori ceramici e resti di ossa di animali e pesci. Inoltre, alcuni forni di argilla adiacenti alle strutture potrebbero essere stati utilizzati per tostare il grano, così da eliminare parassiti e umidità e, di conseguenza, prolungare la conservazione dei cereali. Tra i ritrovamenti ci sono anche diversi amuleti protettivi (foto in basso).

 

 

 

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Un nuovo ambiente reale ridisegna la pianta del tempio di Ramesse II ad Abido

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Source: MoA

Ad Abido, a pochi metri dal più celebre tempio di Osiride di Seti I, il santuario del figlio si ‘allarga’. A ridisegnarne la planimetria è stato il team della New York University Epigraphical Expedition che ha scoperto un nuovo ambiente reale sul lato meridionale.

Plan_Abydos_Temple_Ramses_II_CompleteIl tempio, realizzato da Ramesse II (1279-1212 a.C.) per la triade Osiride-Iside-Horus dopo aver completato quello del padre, è più piccolo e decisamente peggio conservato, ma presenta comunque interessanti rilievi e iscrizioni (come la rappresentazione della onnipresente battaglia di Qadesh o una lista di re oggi al British Museum) che sono studiati dal 2007-8 dalla missione di Sameh Iskander e Ogden Goelet. La documentazione di testi e iconografie che ha portato alla pubblicazione di due volumi (III) si è affiancata anche a un lavoro di scavo quando, di fronte all’ingresso S-O, è stato individuato un palazzo collegato da una passerella in pietra al tempio (nell’immagine a sinistra ho segnalato in rosso l’area). 

La struttura è composta da pareti in mattoni crudi e lastre di calcare, stesso materiale del rivestimento del pavimento. Inoltre, sono stati ritrovati blocchi del soffitto dipinti con stelle, la base di una colonna in arenaria e gradini che recano iscritto il nome del faraone.

La titolatura di Ramesse II è presente anche sulle pietre di fondazione che venivano posizionate ai 4 angoli dell’edificio e che sono state scoperte per la prima volta dalla missione americana.

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Source: MoA

 

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Eliopoli, scoperta iscrizione dell’architetto di Ramesse II

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Source: Luxor Times

Nemmeno un mese fa, Mamdouh el-Damaty, ex ministro delle Antichità e direttore della missione dell’università cairota di Ain Shams ad Arab el-Hisn (area dell’antica Eliopoli a NO dell’obelisco di Sesostri I), annunciava la fine dello scavo di un podio cerimoniale probabilmente legato al Giubileo, o Festa Sed, di Ramesse II (1279-1213 a.C.).

Ovviamente una struttura simile non poteva essere isolata, ma era collegata a un tempio dedicato a Ra di cui, già nei mesi scorsi, si erano cominciate a individuare le tracce. Proprio da un muro che separava due cortili appartenenti al complesso, durante l’ultima campagna sono stati scoperti due blocchi in calcare che recano nome e titoli di uno dei più importanti funzionari del regno di Ramses: Ameneminet.

Ameneminet (il cui nome – reso anche con Imeneminet o Amenemonet – si legge nella parte finale a sinistra dell’ultima riga) qui è presentato come ‘architetto’ del faraone, o meglio “Soprintendente di tutti i lavori di Sua Maestà” oltre che, nello specifico, degli edifici sacri della zona. Non a caso, come è scritto in altri documenti, a lui fu affidata anche la direzione dei lavori del Ramesseo a Tebe Ovest e del Tempio di Ptah a Menfi.

Tuttavia, la carriera di Ameneminet era iniziata in ambiente militare già durante il regno di Seti I, quando era auriga, fino a raggiungere la carica, scritta sempre nelll’ultima riga, di “Capo dei Medjay nel Sud”, cioè del corpo d’élite di polizia [per una più ampia trattazione della carriera di Ameneminet, vi rimando all’articolo di Marcella Trapani, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia del Piemonte. Per chi invece avesse la possibilità di andare a Napoli, consiglio di farsi un giro al MANN e dare un’occhiata al suo monumento familiare che, per la forma adottata, può essere considerato un vero e proprio unicum (foto in basso)].

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Monumento di Ameneminet, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inv. 1069 (ph. Mattia Mancini)

 

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Saqqara, scoperta tomba di generale ramesside

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Source: MoA

Durante il terzo Meeting internazionale delle missioni archeologiche in Egitto, Ola El-Aguizy (Università del Cairo) ha annunciato la scoperta di una tomba ramesside a Saqqara. La sepoltura apparteneva a Iurkhy, generale, forse di origine straniera, sotto Seti I (1290-1279) e Ramesse II (1279-1212). La grandezza della struttura – corte esterna, peristilio, stanza della statua, ripostigli con volta stuccata e le cappelle occidentali che non sono state ancora scavate – indica l’importanza del defunto che è menzionato insieme al figlio e, in particolare, al nipote Hatiay.

L’area si trova a sud della rampa processionale della piramide di Unas, punto della necropoli del Nuovo Regno che sembra essere stata dedicata ad alti funzionari militari come Paser, la cui tomba era stata ri-scoperta dalla stessa missione nel 2014.

I rilievi sui blocchi conservatisi rappresentano scene di vita quotidiana e di campagne militari, come la straordinario esempio, ancora con tracce di colore, di una squadra di fanti e carri che attraversano un corso d’acqua (foto in alto) in cui spuntano le teste di alcuni coccodrilli. Quest’ultima scena ha solo un parallelo relativo a Seti I, lungo la parete nord della grande sala ipostila di Karnak e, per la presenza di fortificazioni, è stata interpretata come il passaggio dell’esercito sul confine orientale dell’Egitto. Non a caso, è stato trovato anche un blocco con il trasporto di giare da vino da Canaan.

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Eliopoli, scoperto podio cerimoniale di Ramesse II

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Source: MoA

Nuova scoperta a Eliopoli, questa volta nell’area di Arab el-Hisn, a NO dell’obelisco di Sesostri I. La missione dell’università cairota di Ain Shams – diretta da Mamdouh el-Damaty (nella foto in basso a destra), ex direttore del Museo Egizio e, lo ricorderete, ministro delle Antichità dal 17 giugno 2014 al 23 marzo 2016 – ha individuato un podio cerimoniale risalente al regno di Ramesse II (1279-1212). La struttura rialzata (foto in basso a sinistra), di 2,9 x 1,9 metri con pavimento in calcare, era accessibile tramite una scalinata di 5 gradini. Secondo El-Damaty, sarebbe la testimonianza della “festa sed“, il giubileo con cui il faraone si rigenerava ritualmente – in questo caso nel tempio del Sole – al 30° anno di regno.

La scoperta è stata effettuata all’interno di un edificio ramesside che era coperto da abitazioni in mattoni crudi risalenti alla XXII e XXIII dinastia (945-712 a.C.) e che si sviluppò in altre due fasi costruttive: una di III Periodo Intermedio e l’ultima di Epoca Tarda.

Tra i reperti ritrovati, spiccano 5 blocchi iscritti con il nome del grande sovrano di XIX dinastia, uno che menziona il principe e sommo sacerdote Neb-Maat-Ra, figlio di Ramesse IX (1125-1107) e committente di uno dei portali monumentali nel già noto tempio ramesside del sito, una bellissima statuetta frammentaria di 20 cm, in alabastro su base in porfido rosso (pietra praticamente mai usata prima del periodo greco-romano), che rappresenta Ramesse II accovacciato (foto in basso a destra), una figurina fittile di cane, vasi in ceramica e diversi amuleti e scarabei.

 

Aggiornamento (29/10/2018):

Al termine dell’ultima missione, è stato annunciato il completamento dello scavo del podio.

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Tempio di Luxor: restaurato anche il 5° colosso di Ramesse II

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Source: english.ahram.org.eg

Con qualche mese di ritardo, anche il 5° colosso di Ramesse II (1279-1212 a.C.) è di nuovo in piedi. Venerdì sera, alla presenza del ministro delle Antichità Khaled el-Enany, è stato ufficialmente tolto il telo che copriva la penultima statua restaurata – alta 10,8 metri e pesante 65 tonnellate – sul primo pilone del Tempio di Luxor.

I lavori di anastilosi erano iniziati lo scorso settembre e hanno visto il rimontaggio e l’integrazione del 60/70% dei frammenti della scultura che giacevano da decenni sul lato occidentale del tempio. L’unico pezzo musealizzato, infatti, era la testa del faraone. Quindi, considerato che difficilmente l’obelisco di Place de la Concorde tornerà in Egitto, manca solo una statua stante a completare l’aspetto originario della facciata prima del terremoto del IV secolo d.C.

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Scoperti altri frammenti del colosso di Psammetico I

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Source: MoA

Ricorderete la scoperta del colosso di Psammetico I ad Eliopoli, sicuramente la notizia egittologica più mediatica dello scorso anno. Beh, ci sono degli aggiornamenti dal Cairo.

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Source: MoA

La statua in quarzite, alta in origine circa 8 metri, era stata individuata nel marzo 2017 dalla missione egiziano-tedesca a Eliopoli diretta da Aiman Ashmawy e Dietrich Raue (Universität Leipzig) nell’area di Souq el-Khamis. In un primo momento attribuita a Ramesse II per la vicinanza a un tempio di XIX dinastia, la scultura è stata poi correttamente identificata come effigie del faraone della XXVI dinastia (664-610 a.C.) grazie alla titolatura sul pilastro dorsale (immagine a sinistra): nome di Horo “Aa-ib” (“Grande di cuore), nome Nebty “Neb-a” (“Colui che possiede un -potente- braccio”), nome Horo d’Oro “Qenu”, praenomen “Wah-ib-Ra” (“Saldo è il cuore di Ra”) e finalmente il nomen Psammetico. Lo spettacolare – e controverso – recupero dei due primi grandi blocchi (testa e torso) è stato seguito nei mesi successivi dal ritrovamento di numerosi altri pezzi più piccoli.

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Source: MoA

È di oggi l’annuncio di Ashmawy – anche segretario generale del Supreme Council of Antiquities – della scoperta di altri 4500 frammenti del colosso che portano quindi a un numero complessivo di 6400. La maggior parte dei reperti si trovava in un pozzo a sud della base della statua, probabilmente scavato durante lo smantellamento del tempio in epoca fatimide (969-1171), quando le antiche costruzioni faraoniche vennero utilizzate come ‘cave’ da materiale edile. Questi nuovi pezzi, di cui non sono state ancora distribuite foto, confermano l’ipotesi secondo la quale Psammetico fosse rappresentato in piedi con il braccio sinistro portato avanti (ricostruzione a destra). Inoltre, è stata ritrovata anche una parte di rilievo del pilastro dorsale che mostra il faraone davanti al dio demiurgo di Eliopoli Atum (immagine in alto).

Raue ha aggiunto che le ricerche stanno continuando anche con prospezioni geofisiche di fronte al tempio di Nectanebo I (380-363 a.C.). A blocchi risalenti alla XXX dinastia, se ne affiancano alcuni di età ramesside, periodo a cui evidentemente risaliva il santuario originale: frammenti di una sfinge colossale in granito rosso, un rilievo con falchi Horus (foto in basso), parti di una porta in quarzite di Ramesse II (1279-1213) e di una del successore Merenptah (1213-1201). Inoltre, lo scavo ha interessato anche un’area abitativa e produttiva tolemaica.

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Source: MoA

 

Se siete interessati alla notizia, avete la possibilità di assistere di persona alla conferenza che il direttore della missione terrà presso l’Università di Pisa l’8 maggio:

  • Dr. Dietrich Raue,
    “The Temple of the Sun – Excavations of the Egyptian-German Mission at Matariya/Heliopolis”
    Aula CAR 1, Palazzo Carità, Università di Pisa, (Via Pasquale Paoli 9 – 56126 Pisa), 12.00-13:30
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Kom Ombo, scoperta statua colossale di Ramesse II

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Source: Luxor Times Magazine

Ormai da settembre, i lavori di abbassamento del livello della falda freatica che minaccia il sito di Kom Ombo, nella provincia di Assuan, portano a continue scoperte. D’altronde, non ci si può aspettare altro quando si scava a pochi metri da uno dei più importanti templi greco-romani d’Egitto. Se a novembre, era stata individuata una stele che retrodatava la costruzione dell’edificio al regno di Filippo III Arrideo (323-317), questa volta il ritrovamento è ancora più antico. Dal cantiere, infatti, sono emersi alcuni frammenti in arenaria – corona, testa e busto – di una statua colossale raffigurante Ramesse II (1279-1213). Il faraone è ritratto in posa osiriaca con corona bianca dell’Alto Egitto, le braccia incrociate al petto e le mani, che mostrano ancora tracce di pittura, a sorreggere due ankh. L’identificazione è assicurata dal cartiglio con il nomen Ramessu-Meriamon (foto in basso). Solo la testa misura 70 x 56 x 30 cm, mentre l’altezza originaria totale doveva raggiungere i 7 metri.

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Source: Luxor Times Magazine

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Concluso il trasporto al GEM del colosso di Ramesse II

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Source: ON Live

Stamattina si è finalmente concluso il lungo viaggio di Ramesse II. Mancavano solo gli ultimi 400 metri, ma che sono costati la bellezza di 14 milioni di lire egiziane (circa 645 mila euro). D’altronde, se sei alto 11 metri e pesi 83 tonnellate, il conto del trasporto non può che essere salato. Così, alla presenza del ministro delle Antichità Khaled el-Enany e di altre autorità locali e ambasciatori stranieri, è stata appena inaugurata la collocazione finale del colosso di Ramses all’ingresso del Grand Egyptian Museum a Giza. La statua, infatti, accoglierà i visitatori del nuovo museo di cui sarà il reperto più voluminoso. C’è voluta oltre un’ora perché l’enorme rimorchio dell’Arab Contractors portasse il suo passeggero nel punto preposto, il tutto accompagnato dalla colonna sonora dell’Aida e da numerosi giornalisti che hanno trasmesso l’evento in diretta tv (in Egitto piacciono molto questi “mega traslochi” mediatici; immagine in alto). Il ministro ha poi tenuto una conferenza stampa in cui ha spiegato in arabo, inglese e francese la lunga e travagliata storia del gigante.

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Source: weekly.ahram.org.eg

Sì, perché non è il primo spostamento che il grande faraone ha subito. Se proprio vogliamo essere pignoli, il tutto inizia nel XIII sec. a.C. ad Assuan, luogo di estrazione del granito rosso di cui è fatta la statua. Poi bisogna aspettare il 1820, quando venne ritrovata nell’area del Grande Tempio di Ptah a Mit Rahina, l’antica Menfi. E qui rimase per decenni a causa di numerosi tentativi falliti di anastilosi. Solo nel 1954, per volere del presidente Nasser, il colosso fu spostato di circa 30 km verso nord e collocato al centro di Bab Al-Hadid, la piazza rinominata Ramses Square che si trova di fronte alla stazione ferroviaria del Cairo. L’immagine in alto può farvi intuire quanto possa essere deleteria per un monumento la collocazione in un punto nevralgico di una metropoli da oltre 10 milioni di abitanti. Infatti, vibrazioni e smog avevano intaccato sensibilmente la superficie del granito; così, già nel 2002, si è cominciato a progettare un ulteriore spostamento verso una zona più periferica, anche in previsione della costruzione del GEM (e questo la dice lunga sulle tempistiche di realizzazione di questo museo). Il penultimo viaggio è stato effettuato, dopo una prova con una riproduzione, il 25 agosto 2006 attraverso un’interminabile processione di 15 km letteralmente a passo d’uomo (5 km/h; foto in basso).

Arrivato a Giza, il colosso è stato restaurato ed è rimasto oltre 10 anni sotto una ‘tettoia’ costruita appositamente, in attesa della conclusione del Grand Egyptian Museum. Fino, appunto, a questi ultimi giorni in cui, per coprire l’ultimo tratto, è stato ripreso proprio lo stesso veicolo dell’Arab Contractors utilizzato nel 2006.

 

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Tanis, scoperta stele di Ramesse II

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Source: MoA

In occasione di una visita ufficiale a Tanis (San el-Hagar, Delta Orientale), il segretario generale dello SCA Mostafa Waziry ha annunciato la scoperta di una larga porzione di una stele di Ramesse II (1279-1213 a.C.). Il blocco in granito rosso (che tuttavia sembra appartenere a un muro) mostra il re in atto di fare offerte agli dei. Il ritrovamento è stato effettuato durante i lavori di ampliamento del museo all’aperto del sito che conserva già molte statue e altri reperti attribuibili al grande faraone della XIX dinastia. Infatti, seppur sviluppatasi alla fine della XX dinastia fino a diventare la capitale della XXI e XXII dinastia, l’antica città di Djanet presenta una gran quantità di materiale di reimpiego dalla vicina Qantir che ingannò i primi egittologi che scavarono l’area, tra cui perfino Flinders Petrie (1883-1886) e, inizialmente, Pierre Montet (1929-1951), portandoli a pensare che corrispondesse a Pi-Ramesse.

A tal proposito, sono di questi giorni le dichiarazioni del ministro Khaled el-Enany e di Tarek Tawfik, direttore del Museo Egizio del Cairo, che hanno rassicurato sul futuro del museo della capitale. Nonostante il massiccio trasferimento di reperti verso il nuovo Grand Egyptian Museum, lo storico palazzo di piazza Tahrir continuerà ad accogliere visitatori e proprio il tesoro di Tanis (i ricchissimi oggetti scoperti da Montet nelle tombe intatte di Psusenne I, Amenemope e Sheshonq II) potrebbe prendere il posto nell’esposizione che ancora per poco sarà occupato dal corredo di Tutankhamon.

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