Articoli con tag: Saqqara

Egitto, scoperto il formaggio solido più antico mai rinvenuto

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Source: pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/acs.analchem.8b02535?journalCode=ancham

Curiosi di sapere quanto stagionato è questo formaggio? Andatelo a leggere nell’articolo che ho scritto per National Geographic:

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2018/08/08/news/egitto_scoperto_il_formaggio_solido_piu_antico_del_mondo-4073554/

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Una rara maschera d’argento tra le scoperte di Saqqara

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Source: Amr Nabi / AP

Per approfondire la notizia che ho riportato due giorni fa:

http://www.nationalgeographic.it/mondo-antico/2018/07/15/foto/egitto_scoperti_a_saqqara_laboratorio_per_l_imbalsamazione_e_oltre_35_mummie_di_xxvi_dinastia-4046371/1/

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Saqqara, scoperti laboratorio per l’imbalsamazione e oltre 35 mummie di XXVI dinastia

Il Ministero delle Antichità aveva già fatto trapelare qualche indiscrezione creando negli ultimi giorni un bel po’ di hype intorno a una scoperta effettuata a Saqqara dalla missione egiziano-tedesca dello SCA e dell’Università di Tübingen. Ma stamattina, nei pressi della piramide di Unas, si è tenuta la conferenza stampa ufficiale che ha confermato il ritrovamento di un laboratorio d’imbalsamazione, una cachette con gli attrezzi utilizzati nel trattamento dei cadaveri e un pozzo funerario con oltre 35 mummie di XXVI dinastia (664-525 a.C.). L’area, che non veniva scavata da oltre un secolo, si trova proprio a sud del complesso piramidale dell’ultimo faraone della V dinastia (circa 2350 a.C.).

Nel laboratorio, una camera rettangolare in mattoni e blocchi in calcare, si trovavano contenitori per oli e sostanze utilizzate nel processo di mummificazione il cui nome è scritto sul vaso e che verranno analizzate per capirne la composizione chimica. In un’area aperta, sono stati ritrovati due bacini probabilmente utilizzati per i bagni di natron dei cadaveri.

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Source: uni-tuebingen.de

Il pozzo funerario, profondo 30 metri, presentava oltre 35 mummie, 5 grandi sarcofagi in pietra di cui quattro ancora sigillati (per questo Mostafa Waziry si è detto stupito del clamore mediatico scoppiato attorno al sarcofago in granito nero di Alessandria), un sarcofago antropoide in legno, vasi canopi, statuette di legno, ushabti, amuleti, coperture in cartonnage ecc. La mummia deposta nel sarcofago di legno indossava una preziosa maschera funeraria in argento dorato con intarsi in pietra dura (alabastro, onice e ossidiana). Seppur manchi il nome del defunto, è stato possibile leggerne i titoli sul sarcofago: “Secondo Profeta di Mut” e “Sacerdote di Niut-shaes”.

Fonte foto: english.ahram.org

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Annunciate due scoperte casuali: una tomba ad Alessandria e una statuetta di Osiride a Saqqara

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Source: MoA

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Source: MoA

Alessandria d’Egitto, con oltre 4 milioni di abitanti, è la seconda città più popolosa del Paese ed è in continua espansione. Il fatto che il moderno abitato coincida in molte parti con l’antica capitale ellenistica e con le sue aree di sepoltura fa sì che spesso ci siano fortuite scoperte archeologiche durante lavori edili. Ed è notizia di oggi, ad esempio, il ritrovamento di una tomba di età tolemaica (332-30 a.C.) nello scavo delle fondazioni di un nuovo palazzo nel quartiere di Sidi Gaber, a pochissimi chilometri dalla Bibliotheca Alexandrina. A una profondità di 5 metri, è riaffiorato un enorme sarcofago in granito nero, forse il più grande mai scoperto in città (altezza: 185, lunghezza: 265, larghezza: 165 cm). La presenza di uno strato di malta tra il coperchio e il corpo della bara fa pensare che non sia stata ancora aperta e che contenga i resti del defunto, forse ritratto nella testa in alabastro ritrovata nella tomba (immagine a sinistra).

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Source: MoA

Sempre oggi è stata annunciata un’altra scoperta casuale, effettuata durante i lavori di restauro della Piramide di Djoser a Saqqara. In un foro alla base della facciata occidentale del monumento, si trovava una statuetta in bronzo raffigurante Osiride, alta 63 cm e con ancora resti dello smalto che la ricopriva. L’oggetto rappresenta il dio nella sua classica foggia mummiforme, con braccia incrociate a tenere lo scettro heqa e il flagello nekhekh e con la corona atef. Secondo Sabri Faraj, direttore generale dell’area di Saqqara, si tratterebbe di un ex voto fatto da un sacerdote in Epoca Tarda (664-332 a.C.).

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Saqqara, scoperta tomba di generale ramesside

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Source: MoA

Durante il terzo Meeting internazionale delle missioni archeologiche in Egitto, Ola El-Aguizy (Università del Cairo) ha annunciato la scoperta di una tomba ramesside a Saqqara. La sepoltura apparteneva a Iurkhy, generale, forse di origine straniera, sotto Seti I (1290-1279) e Ramesse II (1279-1212). La grandezza della struttura – corte esterna, peristilio, stanza della statua, ripostigli con volta stuccata e le cappelle occidentali che non sono state ancora scavate – indica l’importanza del defunto che è menzionato insieme al figlio e, in particolare, al nipote Hatiay.

L’area si trova a sud della rampa processionale della piramide di Unas, punto della necropoli del Nuovo Regno che sembra essere stata dedicata ad alti funzionari militari come Paser, la cui tomba era stata ri-scoperta dalla stessa missione nel 2014.

I rilievi sui blocchi conservatisi rappresentano scene di vita quotidiana e di campagne militari, come la straordinario esempio, ancora con tracce di colore, di una squadra di fanti e carri che attraversano un corso d’acqua (foto in alto) in cui spuntano le teste di alcuni coccodrilli. Quest’ultima scena ha solo un parallelo relativo a Seti I, lungo la parete nord della grande sala ipostila di Karnak e, per la presenza di fortificazioni, è stata interpretata come il passaggio dell’esercito sul confine orientale dell’Egitto. Non a caso, è stato trovato anche un blocco con il trasporto di giare da vino da Canaan.

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Saqqara, scoperta testa di statua lignea di Antico Regno*

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Source: MoA

Ancora belle novità dalla missione franco-svizzera diretta da Philippe Collombert  (Université de Genève) a Saqqara. In un settore dello scavo a est della piramide di Ankhesenpepi II (dove era stata già ritrovata la punta di un obelisco), gli archeologi hanno scoperto la testa di una statua femminile in legno forse risalente alla VI dinastia e, secondo Collombert, appartenente alla stessa regina moglie di Pepi I (2332-2287) e madre di Pepi II (2279-2184?) (*a tal riguardo, consiglio di dare un’occhiata al post su “Petrie Museum Unofficial Page” che mette in discussione questa datazione e, in base a confronti simili da Saqqara, propone che la testa sia della XVIII dinastia). Il frammento, alto 30 cm, rappresenta a grandezza naturale il volto e il collo di una donna i cui tratti sono resi con pittura su uno strato di stucco. Il cattivo stato di conservazione permette a mala pena di apprezzare uno dei due orecchini lignei che adornavano le orecchie.

Appare ovvio, quindi, quanto l’area sia promettente e che valga la pena seguire i prossimi sviluppi della missione: http://mafssaqqara.wixsite.com/mafs

Aggiornamento (19 ottobre):

A quanto pare, anche i membri stessi della missione hanno qualche dubbio sulla datazione proposta inizialmente per il ritrovamento. In un post pubblicato sul blog ufficiale, si legge che il reperto somiglia molto a una testa scoperta nel 1985 da Alain Zivie nella tomba del visir Aperel e a quella individuata nel 1939 da Jean-Philippe Lauer nel complesso di Djoser. Secondo Zivie, queste teste sarebbero porta parrucche sepolti con le donne aristocratiche della XVIII dinastia. Quindi, proprio a questo periodo risalirebbe il nuovo oggetto, anche se, al momento, non ci sono tracce di tombe di Nuovo Regno nelle immediate vicinanze del complesso di Pepi I.

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Source: MoA

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Saqqara: scoperto un altro pyramidion

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Source: MoA

Dopo pochi giorni dalla scoperta di una porzione di obelisco, la missione a Saqqara Sud diretta da Philippe Collombert ha individuato un altro pyramidion che, questa volta, dovrebbe appartenere a una piramide della regina di VI dinastia Ankhesenpepi II. Il blocco di granito è alto 1,3 m e ha una base quadrata dai lati di 1,1 m. Evidenti sono gli incavi utilizzati per il fissaggio alla sommità del monumento funebre e quelli per l’inserimento sulla punta della copertura in oro o rame. Il ritrovamento è stato effettuato a nord della piramide di Pepi II (2279-2184?), proprio dove ci si aspetterebbe che ci sia la piramide satellite di sua madre. Il pyramidion, quindi, sarebbe la prima traccia scoperta di questa struttura ancora non nota. In realtà, lo stesso Collombert ha riferito che la base del reperto, al contrario delle altre facce, è grossolana, come se non fosse stata finita di lavorare o per un riutilizzo successivo. A questo punto, mi chiedo cosa lo differenzi dall’obelisco della settimana scorsa che, almeno a prima vista, sembrerebbe molto simile.

Aggiornamento (21/10/2017):

Di fronte al dato archeologico, i membri della missione sono stati costretti a smentire la loro prima interpretazione. Da subito, il reperto era sembrato molto simile – per materiale, forma e dimensioni – alla punta dell’obelisco scoperto in precedenza, ma la presenza di scanalature per il fissaggio aveva fatto ipotizzare che fosse il pyramidion della piramide. Gli obelischi, infatti, sono monolitici. Ma, qualche giorno dopo, è stato individuato un altro frammento di granito che, a questo punto, apparteneva a un secondo obelisco di Ankhesenpepi II che era diviso in due parti perché forse fratturato durante la realizzazione.

http://mafssaqqara.wixsite.com/mafs/single-post/2017/10/21/Un-pyramidion-qui-dispara%C3%AEt-et-un-%C3%A9trange-ob%C3%A9lisque-qui-appara%C3%AEt-

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Saqqara: scoperta punta di obelisco di Antico Regno

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Source: MoA

Non capita di certo tutti i giorni di scoprire un obelisco, men che meno se risalente all’Antico Regno. Questa “fortuna” è capitata alla missione svizzero-egiziana diretta da Philippe Collombert  (Université de Genève) che ha individuato la punta di 2,5 m di un monolite in granito che originariamente doveva raggiungere almeno il doppio d’altezza. Il ritrovamento è stato effettuato a Saqqara, sul lato est della piramide di Ankhesenpepi II, moglie di Pepi I (2332-2287) e madre di Pepi II (2279-2184?); bellissima una statua in alabastro dei due conservata presso il Brooklyn Museum). Si tratta, così, del più grande frammento di obelisco noto finora per il periodo. Secondo Mostafa Waziry, Segretario Generale dello SCA, le regine della VI dinastia facevano collocare due piccoli obelischi all’entrata del loro tempio funerario; tuttavia, il blocco risulta in un’altra zona, quindi potrebbe essere stato spostato in epoche successive, magari nel Nuovo Regno o nel Periodo Tardo quando la necropoli di Saqqara fu utilizzata come cava per materiale edile da riuso. In ogni caso, l’attribuzione ad Ankhesenpepi II è certa grazie alla presenza di un’iscrizione con l’inizio del suo nome e del titolo. Probabile anche che il pyramidion fosse coperto da lamine di metallo (oro o rame) che riflettevano i raggi del sole.

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A Saqqara, i bambini non se la passavano bene

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Source: ibtimes.co.uk

Uno studio paleopatologico su una serie di resti umani ritrovati a Saqqara sottolinea ancora una volta le difficili condizioni di vita degli abitanti dell’epoca che, fin dalla più tenera età, erano colpiti da anemia, malaria e sinusite cronica. Il sito di Saqara fu scelto per scopi funerari già all’inizio dell’Antico Regno (ricordo ovviamente il complesso reale di Djoser), ma ebbe un netto incremento d’utilizzo nel periodo greco-romano. A quest’ultima fase, infatti, appartengono circa 600 corpi scavati in quasi 20 anni dalla missione archeologica polacca attualmente diretta da Kamil O. Kuraszkiewicz (Università di Varsavia). Curiosamente, sono stati individuati solo 83 bambini, nonostante l’alta mortalità infantile. I membri della missione hanno spiegato questa particolarità con diverse ipotesi che prendono in considerazione la mancata conservazione di ossa più fragili di quelle degli adulti o, più probabilmente, l’ubicazione di una necropoli ad hoc in aree ancora non indagate. Ad esempio, si pensa a inumazioni domestiche come già riscontrato a Tell el-Retaba nel Delta orientale.

La bioarcheologa Iwona Kozieradzka-Ogunmakin ha esaminato 29 “mummie” (il più delle volte, infatti, si hanno solo resti ossei e le tracce di mummificazione sono spesso da imputare a fattori naturali) di bambini tra le poche settimane di vita e i 12 anni, cercando di studiarne lo stato di salute che, come anticipato, non era buono. Infatti, le difficili condizioni ambientali di una zona ai margini del deserto e un probabile periodo di carestia hanno lasciato chiari segni sull’apparato scheletrico. In generale, è stata riscontrata una crescita molto più lenta della media dovuta a malattie o a malnutrizione. Conseguentemente, il più alto tasso di mortalità è attestato tra i 3 e i 5 anni, proprio nella fase successiva all’allattamento che prevede la perdita d’immunità e l’apporto calorico più basso della dieta solida. Non a caso, nel 70% dei “pazienti”, è evidente l’iperostosi porotica, in particolare i cribra orbitalia che consistono in una porosità anomala localizzata nel tetto delle orbite e che sono dovuti in particolare ad anemia (carenza di ferro e vitamine B9 e B12) e alla malaria. La dieta povera, basata soprattutto sul pane, è leggibile anche attraverso le dentature che spesso presentano carie ed altre affezioni favorite dalla combinazione di zuccheri e amidi. Infine, a peggiorare la situazione ci si metteva anche l’aria stessa respirata dai bambini che, satura di sabbia e polvere, provocava sinusiti croniche.

http://scienceinpoland.pap.pl/en/news/news,412783,polish-researcher-investigates-the-health-of-children-in-ancient-egypt.html

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Bufale eGGizie*: l’alieno “Grigio” della tomba di Ptah-hotep

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Foto originale da: osirisnet.net

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Ancora una volta, ahimè, sono costretto a parlare di alieni e antico Egitto. Siamo a Saqqara, nella mastaba di Ptah-hotep – visir durante il regno del faraone di V dinastia Djedkara Isesi (2420-2380) – dove, in una scena di offerte al defunto, compare una strana figura (vedi immagine in alto). Tra gli officianti, infatti, si nota un umanoide alto poco più di un metro, dalla testa triangolare e dai grandi occhi scuri inespressivi. Gli ufologi non hanno dubbi: si tratterebbe di un “Grigio”, la tipologia di extraterrestri più gettonata negli incontri ravvicinati del III tipo.

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Source: Chalaby A., All of Egypt, 2000, p. 44

Possiamo considerare questo rilievo come la prova definitiva dei contatti tra la civiltà egizia ed entità intelligenti venute dallo spazio? Ovviamente no. I primi dubbi dovrebbero venire notando che, sui siti di fantarcheologia, si trovano solo foto sgranate a bassissima risoluzione che confondono i contorni dell’alieno. In effetti, basterebbe vedere da vicino la figura e, magari, spostare lo sguardo attorno, anche di pochi centimetri, per accorgersi che si tratta dell’ennesima bufala che sfrutta la pareidolia. E.T. altro non è che un grosso contenitore da cui spunta un fiore e due boccioli di loto (immagine a sinistra). Più precisamente, è una complessa variante di vaso-heset con beccuccio usata per le libagioni e spesso associata al loto. Questo dono, insieme a pane, carne, frutta, verdura, tessuti e altro ancora, fa parte delle offerte lasciate sulla tavola o ai piedi di Ptah-hotep. Infatti, si possono vedere una versione ridotta del vaso in mano a uno dei portatori e altri fiori di loto tra i cumuli di oggetti (immagini in basso).

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Particolare 1

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Particolare 2

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