Articoli con tag: Saqqara

Saqqara, scoperta tomba di funzionario della VI dinastia

ph. Jarosław Dąbrowski / PCMA

La missione polacca diretta da Kamil Kuraszkiewicz (Università di Varsavia) ha scoperto a Saqqara la tomba di un funzionario vissuto durante la VI dinastia. L’uomo, chiamato Mehtjetju, era Sovrintendente ai documenti segreti del faraone Userkara (2330 a.C. circa), Ispettore della tenuta reale e sacerdote presso la piramide di Teti. La sepoltura si trova più precisamente sulla sponda orientale del grande fossato che è a ovest del complesso di Djoser.

Per il momento gli archeologi hanno liberato dalla sabbia solo la facciata della cappella funeraria e non sono ancora entrati nella struttura, ma è stato già possibile leggere nome e titoli del defunto. Tuttavia, appare già evidente come la decorazione non sia stata completata perché ci sono ancora i disegni preparatori per scene di portatori di animali da sacrificare (bovini, stambecchi e orici), tracciati in inchiostro nero sull’intonaco (foto in alto). Bisognerà quindi aspettare la prossima campagna di scavo.

https://scienceinpoland.pl/en/news/news%2C92163%2Cpolish-researchers-find-tomb-official-responsible-pharaohs-secret-documents.html

ph. Jarosław Dąbrowski / PCMA
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Presentate le 5 tombe scoperte a Saqqara

ph. Sayed Hassan/AP

Questa mattina a Saqqara Sud si è tenuta la presentazione ufficiale delle 5 tombe risalenti alla fine dell’Antico Regno – inzio Primo Periodo Intermedio (2200-2000 a.C. circa) di cui vi avevo anticipato la scoperta due giorni fa. Se nello scorso articolo, per forza di cose, ero stato piuttosto generico, qui posso approfondire la notizia con nuovi dati.

Le prime immagini sono trapelate da un’intervista in esclusiva del giornale egiziano Youm7 al direttore della missione, Mostafa Waziry (qui il video in arabo). Waziry ha infatti mostrato quella che forse è la tomba più importante; dalle inquadrature sono stato finalmente in grado di leggere titoli e nome del defunto: Henu (Ranke I, p. 242, n. 2), “Governatore/sindaco/principe”, “Portasigilli del Re del Basso Egitto”, “Unico amico della Grande Casa (palazzo reale)”, “Sovrintendente alle tenute agricole”. La camera funeraria si trova in fondo a un pozzo di 6 metri ed è foderata da lastre di calcare dipinte con decorazioni a facciata di palazzo e offerte di cibo. Il soffitto è protetto da una volta in mattoni crudi sovrastante, caratteristica che s’incontra anche nelle altre tombe. All’interno dell’ambiente sono stati trovati alcuni reperti come contenitori in ceramica, una statuetta in legno dipinto (forse un produttore di birra; foto in alto) e vasetti miniaturistici (modellini con pura funzione rituale) in alabastro e basalto.

Source: Getty

Successivamente Waziry e alcuni suoi colleghi hanno accompagnato giornalisti e influencer a vedere anche le altre tombe di cui, però, al momento ci sono meno immagini. La sepoltura conservata peggio è quella di Iry (foto in alto), interamente occupata da un grande sarcofago in calcare, ma di cui mancano quasi completamente le lastre parietali. Al contrario, la tomba della possibile moglie Iaret (Ranke I, p. 7, n. 1) presenta pitture dai colori ancora vividi e, anche in questo caso, un grande sarcofago in pietra (foto in basso). Entrambe le sepolture erano state già individuate e documentate da Maspero nel 1889.

ph. Khaled DESOUKI / AFP

Sono riuscito finalmente a risalire al nome preciso dell’altra donna che era deposta ancora una volta in un sarcofago in pietra, all’interno di una camera che conserva le scene d’offerta più vivaci: Biti (Ranke I, p. 93, n. 22). Qui è stato ritrovato anche il poggiatesta, oltre che una statuina in legno (foto in basso).

Source: ig @sulaiman.plus

Posso invece confermare la mia prima impressione sul soprannome del sacerdote Pepi-nefer (Ranke I, p. 132, n. 6) di cui la sepoltura è mostrata qui in basso.

ph. Xinhua/Sui Xiankai
ph. REUTERS/Hanaa Habib
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Saqqara, scoperte 5 tombe di 4000 anni

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Saqqara si dimostra ancora una volta una fonte inesauribile di scoperte. Nel sito a 40 km a sud-ovest dal Cairo, più precisamente 100 metri a nord-ovest della piramide di Merenra I, la missione del Supremo Consiglio delle Antichità diretta da Mostafa Waziry ha individuato 5 tombe risalenti alla fine dell’Antico Regno e all’inizio del Primo Periodo Intermedio.

Lo scavo è iniziato lo scorso settembre, ma solo oggi sono stati pubblicati un video-trailer e alcune foto in concomitanza con la visita ufficiale del Ministro del Turismo e delle Antichità, Khaled el-Enany. Ulteriori dettagli saranno rilasciati questo sabato durante una conferenza stampa quindi, come sempre succede per i primi dispacci tradotti dall’arabo, ci sono evidenti problemi di traslitterazione dei nomi quindi prendete con le pinze le identità dei defunti riportati in questo e in altri articoli che troverete nel web.

Le cinque tombe consistono tutte in un pozzo a sezione rettangolare che conduce a una camera funeraria foderata in lastre di calcare e decorata con pitture policrome. In generale, dalle immagini diffuse si notano decorazioni a facciata di palazzo e offerte di oggetti (cibo, vestiti, gioielli e mobili) utili per la vita nell’aldilà. All’interno degli ipogei sono stati ritrovati oggetti che vanno dall’Antico Regno al Periodo Tardo, a testimonianza di un riutilizzo successivo delle strutture.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Le prime due sepolture, per via della loro vicinanza, sono state attribuite a una coppia, cioè all’alto funzionario Iry, di cui è stato trovato un grande sarcofago in calcare, e alla possibile moglie Iaret. La terza tomba presenta un nome, anzi un soprannome (rnf nfr) che contiene il cartiglio di un faraone e per questo è detto basiloforo (foto in alto). Tuttavia non riesco a leggere i segni dopo il cartiglio, quindi potrebbe essere, con moltissimi dubbi, Pepi-nefer. Il quarto pozzo, profondo 6 metri, conduce alla sepoltura della sacerdotessa di Hathor Peteti. Infine, la quinta tomba, dal pozzo di 7 metri, appartiene ad Henu, il funzionario che sembra avere i titoli più importanti e che lo collocano nella corte reale, come Sovrintendente del palazzo reale, Sindaco, Principe ereditario, Portatore dei sigilli del Basso Egitto.

Bisognerà aspettare sabato per avere nuove immagini, così da poter avere maggiori informazioni e verificare nome e titoli dei morti.

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Una tecnica inaspettata per una mummia di Antico Regno?

Source: National Geographic “Lost Treasures of Egypt” 03×04

Era stata una delle più importanti scoperte archeologiche del 2019 in Egitto, ma, a quanto pare, la tomba di Khuy continua a riservare sorprese. La mastaba, situata a Saqqara Sud, aveva stupito per lo straordinario stato di conservazione delle pitture dell’anticamera, la cui ricchezza ben si confà allo status di un alto funzionario vissuto alla fine della V dinastia, tra i regni di Djedkara e Unas (2400 a.C. circa).

Nella camera funeraria erano stati ritrovati quattro vasi canopi in calcare (foto in basso) e pochi resti del sarcofago sopra frammenti di una mummia. Ma le prime analisi sul corpo del defunto, affidate a Salima Ikram (American University in Cairo), hanno rivelato una tecnica d’imbalsamazione finora mai vista per un periodo così antico. Ancora una volta è stato un episodio Lost Treasures of Egypt, il quarto per la precisione, a diffondere la notizia.

La pratica di mummificare i morti era già conosciuta nell’Antico Regno (ci sono tracce d’imbalsamazione intenzionale che risalgono addirittura al predinastico), ma si limitava più che altro all’essiccazione dei corpi e raramente all’asportazione degli organi interni. Il caso della tomba di Khuy, invece, presenta un bendaggio di lino di altissima qualità e costose resine importate da terre straniere. Queste peculiarità hanno portato la Ikram ad accostare in un primo momento la mummia a quelle della XXI dinastia, ben 1400 anni dopo, e quindi a un possibile riutilizzo della tomba che effettivamente è attestato all’esterno della struttura. Tuttavia, l’interno non pare mostrare un’appropriazione tarda della sepoltura e la datazione delle ceramiche e del resto degli oggetti del corredo porta senza dubbio alla V dinastia. Quindi, se il corpo fosse veramente quello di Khuy, si sarebbe di fronte a raffinate tecniche di mummificazione mai attestate per casi risalenti all’Antico Regno.

Per avere le prime conferme, sono state effettuate scansioni ai raggi X sui pochi resti rimasti della mummia – di cui manca la testa -, portando all’identificazione di un uomo, piuttosto alto e grasso, senza evidenti segni di lavoro usurante sulle ossa. Questo primo identikit ben si adatterebbe a un alto ufficiale come Khuy, ma, al netto dei titoli sensazionalistici visti in queste settimane, occorrono ancora molti esami per arrivare a dati definitivi. A partire dalle analisi delle resine, per verificare che quelle trovate nei canopi, sicuramente di V dinastia, coincidano come sembra con quelle cosparse sul corpo; infine, si attendono i risultati della datazione al C14, previsti non prima del maggio del 2022.

https://www.aucegypt.edu/news/aucs-salima-ikram-involved-major-mummy-finding-may-alter-history

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Saqqara, novità dalla tomba del generale di Ramesse II

Source: National Geographic “Lost Treasures of Egypt” 03×03

La nuova serie di documentari National Geographic “Lost treaures of Egypt” (trasmessa in queste settimane come “I grandi tesori d’Egitto” in Italia) non sta anticipando solo scoperte, ma anche aggiornamenti da scavi in corso già da anni.

Nella terza puntata, ad esempio, si parla della missione di Ola El-Aguizy (Università del Cairo) nella tomba di Iurkhy, scoperta a Saqqara nel 2018 (qui il mio articolo). Iurkhy era un importante generale, forse di origine siriana, vissuto sotto Seti I (1290-1279 a.C.) e Ramesse II (1279-1212). La sua sepoltura-santuario aveva subito colpito per i rilievi e per la grandezza della struttura – consistente in una corte esterna, un peristilio, la stanza della statua, ripostigli con volta stuccata e cappelle a ovest (foto in alto) -, ma ha riservato altre sorprese.

Proprio al centro della sala con pilastri è stato scavato un pozzo funerario profondo 8 metri che conduce a una prima stanza ipogea vuota da cui a sua volta si accede, attraverso un altro pozzo di 12 metri, alla camera sepolcrale vera e propria. Anche quest’ultima non presenta reperti a causa di antichi tombaroli; tuttavia, un passaggio murato nella sala superiore si è rivelato l’ingresso a un dedalo di gallerie e sale secondarie, ancora da indagare perché ingombre di detriti. Appare evidente che anche questi ambienti, forse riutilizzati per sepolture più tarde, siano stati violati da ladri, ma restano comunque ossa umane e oggetti del corredo, come frammenti ceramici, ushabti, una testa di vaso canopo in alabastro e blocchi di calcare con scene funerarie (foto in basso).

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Saqqara, (ri)scoperta la tomba del tesoriere di Ramesse II

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Saqqara continua a riservare sorprese. La missione diretta da Ola el-Aguizy (Università del Cairo), che scava a sud della rampa processionale della piramide di Unas, ha individuato la tomba di Ptahemuia, “Scriba reale delle divine offerte a tutti gli dèi del Basso e dell’Alto Egitto”, “Grande Sovrintendente al bestiame” e “Sovrintendente al tesoro del Ramesseo” sotto Ramesse II (1279-1212 a.C.).

Al momento sono stati liberati dalla sabbia la porta d’ingresso in calcare e un primo ambiente con i muri in mattoni crudi decorati da intonaco dipinto. Qui si conservano scene di portatori di offerta e di macellazione di bovini (foto in alto). Ptahemuia dovrebbe aver ricoperto le cariche sopraccitate dopo il più noto Tia, cognato e precettore di Ramesse II, la cui sepoltura si trova proprio nella stessa necropoli. Si possono leggere i titoli e il nome (che ho evidenziato in nero) del defunto, rappresentato seduto di fronte a una tavola d’offerta, in uno dei pilastri (immagine in basso a destra). Sono poi stati scoperti anche blocchi fuori contesto e le basi di alcuni pilastri in pietra (foto in basso a sinistra). Negli scorsi anni, sempre la stessa missione aveva scavato le tombe dei funzionari di Nuovo Regno Paser e Ptah-Mes, scoperte nel XIX secolo e poi dimenticate.

In effetti, facendo qualche ricerca, mi sono accorto che anche quella annunciata oggi è in realtà una riscoperta. La struttura era stata già largamente visitata dai cercatori di antichità e poi parzialmente documentata dal celebre egittologo francese Auguste Mariette intorno al 1858-59. Da allora, si persero le tracce dell’ubicazione della tomba. Si conserva addirittura una precocissima foto dell’assistente Théodule Devéria in cui si nota proprio l’ingresso (si veda: Staring N., The Tomb of Ptahemwia, ‘Great Overseer of Cattle’ and ‘Overseer of the Treasury of the Ramesseum’, at Saqqara, JEA 102, 2016, pp. 145-170). Potete controllare voi stessi la corrispondenza con l’architrave di sinistra (immagine in basso a destra) sul sito del Musée d’Orsay, museo parigino che conserva l’originale stampa all’albume.

PS: Questo è il 1000° articolo del blog!

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Saqqara, Zahi Hawass scopre un tempio funerario di una nuova regina di VI dinastia e decine di sarcofagi di Nuovo Regno

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Nuovi sarcofagi a Saqqara, ancora… ma almeno ci siamo spostati di qualche centinaio di metri dal Bubasteion.

La missione archeologica diretta da Zahi Hawass nei pressi della piramide di Teti ha individuato 22 pozzi funerari, profondi circa 10-12 metri, con sepolture di Nuovo Regno, databili tra la XVIII (1550-1292 a.C.) e la XIX dinastia (1292-1189), seppur molti di essi, a scapito dell’annuncio ufficiale, sembrino più tardi. I sarcofagi antropoidi sarebbero decine e, come le mummie al loro interno, sono in buono stato di conservazione mantenendo ancora leggibili le decorazioni dipinte sulla superficie di legno. Alcuni defuti erano semplicemente avvolti in stuoie di canne, mentre oltre 50 sarcofagi sono stati scoperti in un unico pozzo.

Source: Zahi Hawass
Source: Zahi Hawass

I morti erano accompagnati da centinaia di oggetti di corredo, come vasi di ceramica, alcuni dei quali d’importazione (Creta, Siria, Palestina), maschere funerarie, statuette di Ptah-Sokar-Osiride, cassette di legno con ancora all’interno ushabti in legno dipinto e un magnifico set da toeletta comprendente uno specchio di bronzo, uno stilo con il tubetto per il kohl e un contenitore per il trucco a forma di anatra (foto in basso). Tra i reperti ritrovati dalla missione spiccano anche modellini di barche, giochi da tavola, come il senet e il tau, un’ascia in bronzo che attesta la carica militare del propietario e un papiro lungo 4 metri che presenta il capitolo 17 del Libro dei Morti, parte della scena della pesatura del cuore e il nome del defunto, Bukaaef (bw-xAa.f), che si legge anche su 4 ushabti e un sarcofago. Notevole è anche una stele funeraria in cui, nel registro superiore, un funzionario della XIX dinastia, il “Sovrintendente al carro da guerra del Re” Kaptah (xA-ptH), sua moglie Mutemuia (Mw.t-m-wiA) e una figlioletta Aia (AiA) sono in atto di adorazione nei confronti di Osiride, mentre in quello inferiore a loro volta sono omaggiati da altri 6 figli. Bisogna però precisare che, come spesso succede in occasione di grandi annunci così confusionari, gli oggetti segnalati potrebbero appartenenere anche ad altri contesti che, come vedremo, non sono solo funerari.

Set da toeletta con specchio, contenitore per il trucco e stilo e tubetto per il kohl, Nuovo Regno
Ascia in bronzo, Nuovo Regno
Libro dei Morti di Pukhaef

Infatti, se tutto ciò non bastasse, c’è molto di più.

La necropoli in questione, infatti, è connessa al tempio funerario di una regina, moglie o madre di Teti. L’annuncio in inglese, probabilmente tradotto male dall’arabo sulla pagina facebook di Hawass (fate attenzione anche a come saranno riportati i nomi dei defunti precedentemente segnalati), non è chiaro e fa riferimento a una certa ‘Nearit’ che non trova riscontro con Teti.

Ma se gli annunci scritti sono stati piuttosto confusi, le prime interviste video ad Hawass hanno chiarito ogni dubbio. Il tempio funerario apparteneva a una nuova regina, finora sconosciuta, di cui era stata scoperta la piramide nel 2010. Neith, era sposa e, al tempo stesso, figlia di Teti (in basso, il suo nome iscritto su un obelisco in calcare). L’importanza della scoperta sta anche nel retrodatare questa pratica che era nota in epoche successive come il Nuovo Regno.

In ogni caso, il primo faraone della VI dinastia (2345–2333 a.C.) era stato divinizzato e venerato anche a distanza di mille anni; per questo i funzionari del Nuovo Regno vollero farsi seppellire nelle vicinanze della sua piramide, con la conseguente presenza di laboratori di mummificazione. L’area di scavo, in particolare, sembrerebbe il punto di accesso alla zona sacra di Saqqara durante il periodo. Il tempio funerario della regina, a quanto pare già noto in precedenza, è fiancheggiato sul lato sud-orientale da magazzini in mattoni crudi in cui erano stipate provviste e offerte.

Al Nuovo Regno risale anche una struttura in mattoni di fango con un cortile lastricato in pietra calcarea che nascondeva un pozzo profondo addirittura 24 metri non ancora indagato. Quindi aspettatevi un 2021 ancora pieno di notizie da Saqqara.

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Un anno (il 7°) di Djed Medu: le scoperte archeologiche più importanti in Egitto del 2020

Ed eccoci qui, come ogni 29 dicembre, a celebrare il compleanno di Djed Medu e soprattutto a fare il bilancio dei più importanti eventi egittologici verificatisi durante l’anno. Nel 2020 ho drasticamente diminuito il numero di articoli pubblicati sul blog, vuoi perché avevo una tesi di dottorato da finire, ma soprattutto perché ci sono state effettivamente meno notizie di cui parlare a causa della pandemia globale. Salvo pochi casi, infatti, gli archeologi stranieri non hanno potuto recarsi in Egitto e le scoperte si devono soprattutto a missioni locali. Il primo posto della copertura mediatica va senza dubbio allo scavo nell’area del Bubasteion a Saqqara che, con i suoi infiniti sarcofagi, ha raggiunto prime pagine, servizi televisivi e le home dei siti dei giornali di tutto il mondo. Solo la missione nella necropoli di Tuna el-Gebel, ancora una volta diretta da Mostafa Waziry, ha retto il passo per qualche mese, tanto da creare un vero e propio botta e risposta di annunci sensazionalistici.

Ma partiamo con la carrellata delle più importanti notizie egittologiche, mese per mese:

GENNAIO

Così come negli scorsi tre anni, nella necropoli di Tuna el-Gebel sono state scoperte altre tombe risalenti al Periodo Tardo. A gennaio è stato annunciato il ritrovamento, solo il primo dell’anno per il sito, di diversi pozzi funerari con 20 sarcofagi appartenuti a sacerdoti di Thot della XXVI dinastia (672-525 a.C.), accompagnati da oltre 10.000 ushabti, amuleti e canopi.

FEBBRAIO

A oltre 5000 anni fa risalgono invece le 83 tombe predinastiche scoperte a Kom el-Khilgan, nel Delta orientale. Tra queste sepolture, alcune consistevano in fosse ovali scavate nella sabbia con il defunto deposto in posizione fetale all’interno di rare casse funerarie in terracotta. E vogliamo far passare un anno senza novità sull’affare Tutfertiti? Sarebbe stata rilevata un’anomalia nelle vicinanze della KV62 durante l’ultimo ciclo di scansioni con georadar nella Valle dei Re.

MARZO

La missione polacca a Deir el-Bahari ha individuato un promettente deposito di fondazione reale che potrebbe indicare la vicinanza della tomba del faraone Thutmosi II, la cui ubicazione è ancora ignota. Tra i detriti c’era una cassa in pietra calcarea che conteneva tre pacchetti di lino con lo scheletro di un’oca, un uovo dello stesso uccello e una cassettina di legno con un uovo di ibis. Un quarto involto di lino racchiudeva uno scrigno in faience con il nome del faraone.

APRILE

La lunga serie di scoperte effettuate nell’area del Bubasteion di Saqqara comincia con una mummia di mangusta, rara per le sue eccezionali dimensioni. A Dra Abu el-Naga invece, la missione spagnola del “Proyecto Djehuty” ha scoperto due sarcofagi della XVII dinastia nella corte della TT11. Il primo apparteneva a una ragazza di 15/16 anni, il cui corpo era ancora adornato da collane e altri gioielli. Il secondo invece è una miniatura di 22 cm che conteneva uno “stick shabti”.

MAGGIO

Altre novità da Saqqara sono arrivate dal versante dei laboratori di mummificazione a sud della piramide di Unas. La missione egiziano-tedesca dello SCA e dell’Università di Tübingen ha individuato un ulteriore pozzo funerario con le sepolture di tre sacerdoti della dea serpente Niut-sh-es, tra cui spicca anche una defunta, chiamata Didibastet, che era accompagnata da ben 6 canopi.

GIUGNO

Non reggono il confronto con le altre scoperte dell’anno, ma i nuovi ritrovamenti effettuati lungo il Viale delle Sfingi a Luxor finiscono comunque in questa lista perché sono gli unici del mese di giugno. Durante i lavori di restauro della strada, sono emersi forni di epoca romana e un muro di contenimento.

LUGLIO

Non il risultato di uno scavo archeologico ma la pubblicazione di un’applicazione informatica. Concretizzando un progetto nato con l’uscita del videogioco “Assassin’s Creed: Origins”, Google ha lanciato Fabricius, il primo traduttore automatico di geroglifici.

AGOSTO

Mese di scoperte animalesche! La necropoli degli animali domestici di Berenice ha rivelato anche la presenza di scimmie provenienti dall’India. Invece, a Qubbet el-Hawa, Assuan Ovest, la missione spagnola ha ritrovato un deposito con le mummie di 11 coccodrilli.

SETTEMBRE

Tornando al Bubasteion di Saqqara, alla fine dell’estate è cominciata un’infinita serie di anticipazioni ufficiose e comunicati ufficiali sul ritrovamento di cachette con decine e decine di sarcofaci di Periodo Tardo ed Epoca Tolemaica. A partire da tre pozzi funerari con 59 sarcofagi ancora sigillati, accompagnati da centinaia di oggetti di corredo.

OTTOBRE

Ancora un pozzo fumerario ma a Tuna el-Gebel. A 10 metri di profondità era sepolto il “Sovrintendente del tesoro reale” Pa-di-Iset, importante funzionario della XXVI dinastia che era accompagnato da uno splendido set di vasi canopi in alabastro e da due statue in calcare raffiguranti una donna in piedi e un bovino seduto.

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NOVEMBRE

59 sarcofagi a Saqqara non bastavano, così ne sono stati annunciati altri 100 o più in quella che è stata definita dalle autorità egiziane “la più grande scoperta archeologica del 2020”. Ancora una volta tutte sigillate e in ottimo stato di conservazione, le bare risalgono per lo più alla XXVI dinastia ma anche al Periodo tolemaico.

DICEMBRE

L’anno si è chiuso con un’affascinante ri-scoperta. Uno dei pochi oggetti rinvenuti nella Piramide di Cheope, di cui si erano perse le tracce da decenni, è rispuntato nei depositi del museo dell’Università di Aberdeen: una stecca in legno di cedro, ormai in frantumi.

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Scoperta bonus: non è stata ancora ufficialmente annunciata, ma scommetto che la tomba di Penmes a Saqqara sarà presentata nel 2021. Ci rivediamo fra un anno per vedere se avrò avuto ragione o meno.

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Una nuova grande scoperta a Saqqara? Provo a spoilerarla

Immagini: @Netflix e @mohamedraoufegy; elaborazione grafica: Mattia Mancini/Djed Medu

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“Scoperta a Saqqara la tomba di un funzionario di Antico Regno”

Questo è il titolo di un ipotetico articolo che potrei pubblicare a dicembre o gennaio. A Saqqara, infatti, gli scavi continuano e c’è ancora una scoperta inedita che, secondo il ministro del Turismo e delle Antichità, sarà annunciata tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Io però voglio anticiparlo e proverò a spoilerarvi l’oggetto del ritrovamento.

Nella bulimica serie di notizie provenienti dalla missione nell’area del Bubasteion, l’attenzione di tutti si è naturalmente rivolta verso l’eccezionale numero di sarcofagi e il loro perfetto stato di conservazione. Tuttavia, qualcosa di potenzialmente interessante è passato sotto traccia: due statue in legno che subito mi sono sembrate fuori contesto. Già nelle settimane precedenti alla conferenza stampa di sabato scorso (14 novembre), Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, aveva postato alcune foto, senza aggiungere informazioni in merito, di una statua molta più antica rispetto ai sarcofagi di XXVI dinastia individuati dal suo team. Si trattava di una scultura funeraria privata che dovrebbe risalire all’Antico Regno, quindi a quasi 2000 anni prima degli altri ritrovamenti della missione (foto a sinistra; © Caterina Turroni / Smithsonian Channel).

Al momento dell’ultima presentazione ufficiale, la statua era in vetrina insieme ad un’altra scultura in legno più alta, ma sempre collocabile nello stesso periodo. Poi è arrivato il comunicato ufficiale che le ha definite come statue in legno di acacia, alte 120 e 75 cm, appartenenti a un “giudice” effettivamente vissuto 4300 anni fa. Un terzo esemplare, che presenta ancora parte dello stucco che ricopriva la “pelle”, non è stato esposto per, immagino, motivi di conservazione (foto in basso). I nomi affibbiati all’uomo dai social del Ministero e dalle varie testate giornalistiche locali risentono dei classici problemi di trascrizione dall’arabo all’inglese: Phnomus, Bennu-mes, Benu-mis, Ben-mis, Ben-to-bi-mis ecc. (per questo, non andrebbero presi per oro colato i termini antico-egiziani che si leggono anche su quotidiani nazionali e internazionali).

In ogni caso, il defunto è rappresentato in piedi, con la gamba sinistra portata in avanti, mentre indossa un gonnellino e due tipi di corte parrucche. Occhi, capelli, collana e i particolari della stoffa dello shendit sono resi anche grazie alla pittura che si è conservata in molte parti della superficie del legno. La versione più piccola appare già pesantemente restaurata rispetto alle prime foto, con il riempimento della spaccatura che attraversava tutto il corpo della statua. Quella più grande, invece, è ancora corredata di un bastone tenuto nella mano sinistra, l’impugnatura dello scettro aba (simbolo di potere e alto rango) in quella sinistra e la base originale.

Base di una delle due statue (dal video di @SmithsonianChan, ruotato)

Proprio quella base mi ha fatto scattare un collegamento mentale. Infatti, nel trailer di “Tomb Hunters”, mini-serie in 4 episodi di Smithsonian Channel che sarà trasmessa nel 2021, s’intravede per un attimo il parallelepipedo di legno su cui sono incisi titoli onorifici che avevo già visto altrove (immagine in alto). Purtroppo non si legge il nome, ma i pochi segni illuminati erano apparsi in due video: quello girato in occasione della visita del Primo Ministro al sito (foto a destra) e soprattutto in “Secrets of Saqqara Tomb“, documentario di due ore ancora disponibile su Netflix.

Questo documentario si chiude proprio con il più classico dei colpi di scena che lascia la strada aperta a una seconda puntata (che, però, a questo punto credo sia sostituita dalla serie di Smithsonian Channel): a due giorni dalla chiusura della campagna di scavo del 2019, gli operai scoprono una nuova tomba (immagine in alto). Dalla sabbia emerge un pannello scolpito nella parete rocciosa con iscrizioni geroglifiche e due fessure da cui, come in un serdab, si può sbirciare all’interno della sepoltura. L’ingresso, ancora sigillato con un muro di mattoni crudi, è sulla sinistra e dà accesso a una camera per lo più grezza e senza decorazioni.

Nel filmato si vede Waziry entrare e guardare in basso, all’interno di un pozzo funerario, e poi avvicinarsi a una magnifica falsa porta dipinta con geroglifici estremamente particolareggiati e dai colori ancora vividi (immagine a sinistra). Qui il defunto è rappresentato tre volte in compagnia dei figli e della moglie. E colpisce come la prima figura a destra sia la perfetta versione bidimensionale della più alta delle statue che, a questo punto, sono certo provengano da qui (immagine in cima al post).

Il testo geroglifico presenta numerosi titoli di carattere amministrativo-religioso, alcuni dei quali sono compatibili, a ulteriore conferma, con i pochi segni visibili sulla base di una delle statue. Il proprietario della tomba era quindi un alto dignitario della V o VI dinastia, sacerdote e scriba, “Intimo del re” (rx-nsw.t), “Giudice che tiene i conti” (sAb nxt-xrw), “Giudice preposto all’elargizioni” (sAb Hry-wDb), “Giudice anziano della sala delle udienze” (sAb smsw hAyt).

Ma cosa più importante, si legge finalmente il nome corretto del defunto che si ripete per cinque volte sulla falsa porta (vedi in basso), oltre ad essere presente anche sul pannello esterno: Penmes.

Scritto con o senza il complemento fonetico “s” finale (per la lettura della prima parte: Wb I, 508, 5), il nome è piuttosto raro (Ranke I, 420, 7), essendo attestato solo due volte per personaggi vissuti durante le ultime due dinastie dell’Antico Regno, a Giza (nominato nella falsa porta JE 56994 di Tefnen, proprietario della mastaba G 1304; vd. Cherpion in BIFAO 82, p. 132, pl. XVI) e proprio a Saqqara (Lepsius, tomba 15, Abth. II, B1, taf. 46).

Immagine: Netflix; elaborazione grafica: Mattia Mancini/Djed Medu

Tutto questo “puzzle investigativo” ovviamente è stato per me più un divertimento che una vera previsione. Non so se la tomba di Penmes sarà pienamente annunciata durante la prossima conferenza stampa o se abbiano qualche altro colpo in canna. Quel che è certo è che negli ultimi anni, anche a causa dell’intersificarsi delle notizie, la comunicazione delle scoperte in Egitto è sempre più confusionaria, con la ricerca della spettacolarità che va a inficiare l’approfondimento delle informazioni. Spero solo che il ritardo nella comunicazione sia dovuto al proseguimento della ricerca – magari per lo scavo dei pozzi funerari – piuttosto che a esclusive televisive.

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Scoperti a Saqqara oltre 100 sarcofagi ancora sigillati

@AhmedMagdyPage

Pochi minuti fa, con la maestosa Piramide a gradoni di Djoser sullo sfondo, il ministro del Turismo e delle Antichità, Khaled el-Enany, e il segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità e direttore della missione archeologica a Saqqara, Mostafa Waziry, hanno finalmente annunciato quella che era stata definita nei giorni scorsi come “la più grande scoperta archeologica del 2020”: oltre 100 sarcofagi ancora sigillati.

@AhmedMagdyPage

Decine di giornalisti e ambasciatori da tutto il mondo hanno assistito anche all’apertura di una delle bare e all’analisi in diretta della mummia al suo interno tramite uno scanner portatile a raggi-X che ha permesso di osservare il processo di imbalsamazione e alcune caratteristiche identificative dell’età approssimativa e del sesso del defunto (immagini in basso).

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Ormai da tre anni siamo abituati a leggere di scoperte straordinarie dalla missione archeologica egiziana nell’area del Bubasteion a Saqqara, spesso annunciate in conferenze stampa-show come quella di stamattina e poi rilanciate dalla stampa internazionale o dal recente documentario di Netflix. In un sito consasacrato nel Periodo Tardo alla dea gatta Bastet, ma utilizzato già 2000 anni prima come luogo di sepoltura, sono state individuate tombe millenarie dalle pitture ancora intatte, depositi con centinaia di mummie animali – alcuni dei quali piuttosto rari, come scarabei, manguste e leoni – e, nell’ultimo anno, cachette con decine e decine di sarcofagi sigillati.

La scoperta odierna era stata anticipata in occasione della visita a Saqqara del Primo Ministro egiziano Mostafa Kemal Madbouly, quando erano state mostrate alcune foto scattate all’interno di 3 pozzi funerari. I sarcofagi, dai colori ancora vividi, erano letteralmente accatastati all’interno di camere sotterranee; alcuni corpi, invece, erano semplicemente deposti in nicchie scavate lungo le pareti. Al loro interno, mummie perfettamente conservate, coperte da variopinti cartonnage e in alcuni casi ancora adornate da ghirlande di veri fiori e piante (foto in basso).

Rispetto a quello che si pensava, però, non tutti i defunti sono vissuti durante il Periodo Tardo. Seppur gran parte dei corpi appartengano a sacerdoti e funzionari della XXVI dinastia (672-525 a.C.), Mostafa Waziry ha affermato che ci sarebbero anche mummie dell’inizio del Periodo tolemaico (IV-III sec. a.C.), indice che i pozzi sarebbero stati usati per secoli. E lo straordinario numero di inumati, superiore alle 100 unità, non sarebbe nemmeno definitivo perché lo scavo non si è ancora concluso.

Insieme ai sarcofagi, gli archeologi egiziani hanno trovato anche ushabti in faience, maschere funerarie, molte casse canopiche per gli organi del defunto (tra cui una dall’inusuale forma piramidale), cassette porta-ushabti e circa 40 statue in legno, molte delle quali di Ptah-Sokar-Osiride. Ma spiccano soprattutto due statue funerarie private, alte 120 e 75 cm, risalenti addirittura all’Antico Regno (4500 anni fa) raffiguranti uomini in posizione stante (foto a sinistra e in basso). Non è chiaro se siano state ritrovate nello stesso contesto che è molto più recente.

Alcuni sarcofagi e oggetti del corredo saranno momentaneamente trasferiti al Museo Egizio del Cairo in occasione, domani 15 novembre, delle celebrazioni per il 118° anniversario dell’apertura del museo in piazza Tahrir.

Una mummia ancora coperta da ghirlande vegetali
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