Articoli con tag: sarcofagi

Trasferiti al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana 17 sarcofagi reali

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Sarcofago di Ahmose-Meritamon (ph. Ministry o Tourism and Antiquities)

In attesa della grande parata ufficiale che vedrà il trasferimento di 22 mummie reali dal Museo Egizio del Cairo al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana di Fustat, nei giorni scorsi si è proceduto allo spostamento dei 17 sarcofagi che le accompagnavano.

Le bare lignee erano state scoperte nel 1881 nella cachette di Deir el-Bahari insieme ai corpi imbalsamati di 18 faraoni e 4 regine di XVII, XVIII, XIX e XX dinastia, oltre alle mummie di importanti personaggi della XXI dinastia e di individui non identificati. Tra i sarcofagi, che ora saranno puliti e restaurati, spiccano quelli del re di XVII din. Seqenenra Ta’o, della regina Ahmose-Nefertari e di sua figlia Ahmose-Meritamon (foto in alto), di Amenofi I, Thutmosi II, Thutmosi III, Ramesse II, Ramesse III e di Padiamon (che però conteneva i resti di Ahmose-Sitkamose).

Questo grande trasloco era stato deciso già nell’agosto del 2019 ed era previsto per lo scorso marzo, ma ovviamente il covid ha costretto a rimandare la data.

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6 vasi canopi per una defunta: nuove scoperte nel laboratorio di mummificazione di Saqqara

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

csm_18-07-14sakkara_dsc_4594_19b2bf7192Forse ricorderete la scoperta effettuata a Saqqara nel 2018 dalla missione egiziano-tedesca dello SCA e dell’Università di Tübingen: un laboratorio di mummificazione della XXVI dinastia (664-525 a.C) con deposito per i relativi strumenti e un pozzo profondo 30 metri con 5 camere funerarie e 54 inumati. Corpi e sarcofagi non erano ben conservati, ma venne fuori una rarissima maschera in argento dorato, la prima ad essere ritrovata dal 1939.

Nel frattempo, gli scavi sono proseguiti nell’area che si trova a sud della piramide di Unas ed è stata individuata una sesta camera in fondo al pozzo. Al suo interno ancora grandi bare scavate nel calcare con quattro sarcofagi in legno. Come si vede dalle foto in basso, anche questa volta i corpi e i sarcofagi erano in cattivo stato di conservazione, ma è stato possibile leggere nomi e titoli dei defunti che si confermano sacerdoti della dea serpente Niut-sh-es (WB II, 213, 6). La sepoltura, quindi, era una tomba comune dedicata a officianti al culto di questa divinità venerata soprattutto a Menfi all’inizio del Periodo Tardo. Due di loro, Ayput e Tjanimit, hanno nomi libici. La cosa non deve stupire perché quella egiziana era una società cosmopolita; inoltre, durante il III Periodo Intermedio, si formò una dinastia, la XXII (945-720 a.C.), composta da faraoni proprio di origine libica.

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Una terza defunta, Didibastet, era accompagnata da 6 (!) canopi. Nessun errore: gli stessi nome e titoli sono incisi su ognuno dei vasi in alabastro che contengono fegato, polmoni, intestini, stomaco e, stanamente, altri due organi in più. La TAC ha infatti rilevato la presenza di tessuti umani la cui identificazione è ancora in fase di studio. Che si tratti di una speciale forma di mummificazione?

Oltre alla ricerca sul campo, sono andate avanti anche le analisi scientifiche sui materiali ritrovati nelle precedenti campagne di scavo. Grazie alla tecnica della spettrofotometria XRF, l’argento della maschera è risultato puro al 99,07% (l’argento sterling è al 92,5%); inoltre, nei contenitori che erano nel laboratorio, sono state identificate diverse sostanze utilizzate durante la mummificazione, come bitume, olio di cedro, resina di cedro, resina di pistacchio, cera d’api, grasso animale e forse anche olio di oliva e di ginepro.

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Saqqara: mummie, sarcofagi e statue colorate in fondo a un pozzo funerario

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Source: @drmostafawaziry

Come vi avevo anticipato settimane fa, c’era da aspettarsi novità dalla Necropoli degli animali di Saqqara. La missione del Supreme Council of Antiquities, diretta da Mostafa Waziry, ha infatti effettuato un’altra scoperta che era già trapelata attraverso foto e che ieri era stata pubblicizzata tramite un video trailer sui canali social del Ministero del Turismo e delle Antichità. Nell’impossibilità – causa coronavirus – di convocare affollate conferenze stampa, l’unico modo di seguire la recente politica di spettacolarizzazione dell’archeologia egiziana era lo sfruttamento del web. Negli ultimi giorni sono stati lanciati tour virtuali di siti storici del Paese ed ora si è passati all’annuncio di scoperte a puntate.

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Source: @drmostafawaziry

Un paio di ore fa è stato pubblicato un video in cui Waziry mostra i ritrovamenti della terza campagna di scavo. In un pozzo funerario, dai lati di 120 x 90 cm e profondo 11 metri, sono stati scoperti 5 sarcofagi in pietra ancora sigillati risalenti al Periodo Tardo. Le mummie al loro interno sembrano mal ridotte, ma gli oggetti del corredo sono numerosi e ben conservati. Si contano 365 ushabti in faience, un inusuale piccolo obelisco di 40 cm in legno dipinto (sulla sinistra nella foto in alto), tre vasi canopi in ceramica, diverse statuette in legno di Ptah-Sokar-Osiride, maschere funerarie e frammenti variopinti di coperture di mummie, alcuni dei quali con tracce d’oro (come quelli in basso).

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Source: @drmostafawaziry

In 4 nicchie scavate nelle pareti di una stanza, invece, si trovavano altri sarcofagi antropoidi in legno, tra cui quello nero con geroglifici gialli che vi avevo già mostrato all’inizio di aprile. Nel video si vede anche un altro coperchio dai colori ancora vividi che, però, sembra essere relativo a un’altra sepoltura.

In ogni caso, scommetto che in futuro saranno postati altri video perché non è ancora stata menzionata la mummia di mangusta.

 

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Saqqara, scoperta mummia di una mangusta

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Source: Dr. Mostafa Waziry

Ormai siamo abituati agli spoiler di Zahi Hawass che, aderente al suo personaggio istrionico, ha spesso anticipato scoperte la cui comunicazione sarebbe stata di competenza dei canali ufficiali del Ministero delle Antichità. Ma da qualche tempo a questa parte, anche Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha cominciato a diffondere in anteprima interessanti foto dagli scavi che dirige.

Proprio ieri ha postato sui suoi social alcuni scatti che ritraggono un importantissimo ritrovamento effettuato a Saqqara: una mummia di mangusta risalente al 700 a.C. circa. L’identificazione dell’animale è stata possibile grazie a una radiografia e alla vicina presenza di una statua in legno perfettamente conservata (foto in basso). Waziry ha affermato che si tratterebbe della prima scoperta del genere, e in effetti lo è sicuramente per dimensioni e fattezze. In realtà, però, mummie più piccole di manguste egiziane o icneumoni (Herpestes ichneumon) sono ben attestate nel Periodo Tardo e tolemaico. Da non confondere con i toporagni, questi animali erano associati anche in epoche più antiche a divinità solari come Horus di Latopolis e Atum perché, per la loro caratteristica naturale di cacciatori di serpenti, erano visti come nemici del malvagio Apofis. Per questo, i fedeli lasciavano nei santuari come ex voto statuine bronzee cave o figurine su piccoli sarcofagi che potevano contenere i resti della mangusta (alcuni esempi dal MET, dal British e dal Brooklyn Museum).

Waziry non ha fornito altre informazioni rimandando il tutto alla comunicazione ufficiale del Ministero, ma è ipotizzabile che il ritrovamento sia stato effettuato nella stessa area che lo scorso anno aveva fornito centinaia di reperti e mummie di animali come leoni, gatti, coccodrilli, serpenti e scarabei.

Già la scorsa settimana, l’archeologo egiziano avava diffuso foto sempre da Saqqara preannunciando la scoperta di diverse mummie e l’apertura di un sarcofago ben conservato con all’interno il corpo imbalsamato di una donna (foto in basso).

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Cachette di Asasif: sono 30 i sarcofagi scoperti

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Source: MoA

Dall’Egitto, in particolare da Luxor, continuano ad arrivare grandi novità. Dopo la conferenza stampa di Zahi Hawass sulle sue scoperte nella Valle dei Re,  oggi è stato annunciato, infatti, un altro importantissimo ritrovamento a Tebe Ovest. In realtà, la notizia circola già da qualche giorno a causa di un primo breve accenno del Ministero delle Antichità che ha portato a leggere diverse imprecisioni negli articoli della stampa internazionale.

Nella necropoli di el-Assasif, ai piedi del tempio funerario di Hatshepsut, la missione egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha individuato una cachette (nascondiglio) con 30 sarcofagi antropoidi in legno perfettamente conservati. Il ministro Khaled el-Enany e il segretario generale dello SCA, Mostafa Waziry, accompagnati dal team al completo di operai e restauratori, hanno così presentato ufficialmente la scoperta a giornalisti locali e stranieri, scegliendo come sfondo la scenografica struttura di Deir el-Bahari.

In particolare, Waziry ha affermato che domenica scorsa, sotto un solo metro di sabbia, era emerso il primo volto della maschera di un sarcofago, seguito poi da altre 29 bare ancora accatastate su due livelli, 18 in alto e 12 in basso, nella stessa posizione in cui erano state collocate circa 3000 anni fa. L’importanza del ritrovamento, oltre a dipendere dal numero e dal perfetto stato di conservazione dei reperti, sta proprio nella tipologia di sepoltura, non primaria, che riporta ad altri soli 3 esempi noti a Tebe Ovest. Il più famoso è la vicina cachette di Deir el-Bahari (DB320), scoperta prima da tombaroli e poi ufficialmente nel 1881 dall’archeologo Émile Brugsch, dove i sacerdoti della XXI dinastia (1075-945 a.C.) nascosero oltre 50 corpi imbalsamati di faraoni, regine e membri della corte del Nuovo Regno. Altro nascondiglio reale fu individuato nel 1898 dal francese Victor Loret nella tomba di Amenofi II (KV35), nella Valle dei Re, dove, sempre nel III Periodo Intermedio, erano state stipate in deposizione secondaria quasi 30 mummie. Infine, va ricordata la cachette di Bab el-Gasus, sempre a Deir el-Bahari, in cui erano stati posizionati 153 sarcofagi, oggi sparsi tra i musei di tutto il mondo, per lo più appartenuti a sacerdoti di Amon a Karnak.

Proprio a quest’ultimo caso è più giusto accostare la scoperta di el-Assasif perché i sarcofagi oggi mostrati conservano i corpi di 23 sacerdoti più 5 donne e due bambini. Grazie al tipo di decorazione della maggior parte degli esemplari, con fondo giallo completamente occupato da testi geroglifici, scene religiose e variopinti elementi decorativi, si può parlare di XXI-inizio XXII dinastia. Invece, non è ancora chiaro con precisione quando siano state radunate le bare, anche se è lecito pensare al III Periodo Intermedio, quando, in un’epoca di minor controllo dei territori, sacerdoti e guardie delle necropoli cercarono di proteggere le mummie dall’azione dei profanatori di tombe nascondendole in altri luoghi.
Al termine della conferenza sono stati aperti in diretta due sarcofagi, uno maschile e uno femminile, che hanno mostrato corpi ancora avvolti nei sudari di lino e le decorazioni interne dai colori perfino più vividi di quelli già visibili sulla superficie esterna. Ora, mentre lo scavo continua, i ritrovamenti saranno esposti momentaneamente fino al 4 novembre nella vicina tomba di Pabasa (TT279), per poi essere trasferiti nei laboratori del Grand Egyptian Museum di Giza per essere restaurati e studiati.

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Scoperti 30 sarcofagi ancora sigillati a el-Asasif

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ph. Ahmed Galal

La missione egiziana del Supreme Council of Antiquities ha scoperto una cachette con 30 sarcofagi lignei policromi nella necropoli di el-Asasif, nei pressi del tempio di Hatshepsut a Tebe Ovest.

Non si sa ancora molto del ritrovamento perché i sarcofagi, risalenti alla XXI-inizio XXII dinastia, sono sigillati e saranno aperti solo nelle prossime ore con l’arrivo del ministro delle Antichità Khaled el-Enany e di Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA. Ci si aspetta quindi che all’interno ci siano ancora mummie.

La scoperta verrà presentata ufficialmente con una conferenza stampa il 19 ottobre, ma sono filtrate già in anteprima le prime foto, soprattutto grazie a Luxor Times, che ci permettono di vedere i sarcofagi ritrovati ancora accatastati in due strati. Tutti gli aggiornamenti nel mio articolo per National Geographic.

 

 

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Dahshur, aperta al pubblico la Piramide romboidale e annunciata la scoperta di mummie tarde

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Source: wikipedia.org

Alla ormai consueta presenza di decine di ambasciatori stranieri e giornalisti, ieri il ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha tenuto una cerimonia ufficiale a Dahshur, necropoli reale a sud del Cairo, durante la quale ha inaugurato l’apertura al pubblico della cosiddetta Piramide romboidale e della sua piramide satellite.

La piramide, alta circa 105 metri, deve il suo nome alla particolare forma a doppia pendenza che dai 55° iniziali passa a un’inclinazione di 44°. Questo cambiamento probabilmente è stato causato da una riprogettazione in corso d’opera degli architetti incaricati dal faraone Snefru (2630-2609 a.C.) che si accorsero di un possibile collasso della struttura con il disegno originario. In ogni caso, la struttura ha una grande importanza nella storia dell’architettura funeraria religiosa egizia perché coincide con una fase di transizione tra le piramidi a gradoni e quelle classiche; inoltre, è la prima a presentare tutte le caratteristiche del tradizionale schema di sepoltura piramidale: tempio a valle, rampa processionale, tempio funerario e piramide satellite, anche quest’ultima aperta per la prima volta al pubblico.

I due monumenti sono stati restaurati per accogliere i turisti grazie al consolidamento della struttura interna, l’istallazione di sistemi d’illuminazione e di passerelle di legno.

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Source: MoA

Durante la conferenza stampa, il ministro e Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, hanno annunciato anche la scoperta di un muro di Medio Regno che si estende per 60 m a sud della piramide di Amenemhat II e di una serie di sarcofagi di Periodo Tardo in calcare, terracotta e legno ancora contenenti mummie in buono stato di conservazione. Alcuni dei corpi presentano variopinte coperture in cartonnage e perfino vere ghirlande di fiori, proprio come quelli molto simili scoperti nella stessa area lo scorso novembre.

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Saqqara, archeologi polacchi scoprono una trentina di mummie

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Ph. J. Dąbrowski / PCMA

Gli archeologi polacchi dell’Istituto di Egittologia dell’Università di Varsavia hanno scoperto una trentina di mummie di oltre 2000 anni a ovest del complesso funerario di Djoser a Saqqara. In realtà, il ritrovamento risale all’ultima missione del settembre 2018, ma non era ancora stata annunciato.

L’area di scavo è collocata tra il muro di cinta occidentale e il grande fossato che circonda il complesso (immagine in basso), in una zona in cui si trovano tombe di funzionari di Antico Regno. Tuttavia, lo stesso luogo è stato sfruttato in epoche successive per sepolture molto più povere consistenti in corpi con mummificazione semplice in sarcofagi in legno o coperture in cartonnage, posti in fosse nella sabbia. Per questo motivo, lo stato di conservazione è quasi sempre cattivo e spesso delle bare sono rimaste solo tracce.

Particolare è il sarcofago in legno della Sepoltura 732 (foto in alto) che è stato depredato già in antichità da ladri che hanno asportato la maschera funeraria. La decorazione, secondo il direttore della missione Kamil Kuraszkiewicz, sottolinea la scarsa qualità dell’oggetto il cui artefice era evidentemente analfabeta in quanto l’iscrizione geroglifica non ha un significato compiuto. Inusuale è anche la scelta di utilizzare il blu nel disegnare i due Anubi che si trovano nella parte dei piedi.

http://saqqara.uw.edu.pl/wp-content/uploads/sites/213/2019/06/PEAMS-2018.pdf

Source: saqqara.uw.edu.pl/en/obiekty/fosa/

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Bufale eGGizie*: i faraoni giganti

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Source: wikipedia.org

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Una delle iconografie più diffuse nell’antico Egitto è quella che vede il faraone stagliarsi enorme sopra nemici sopraffatti o sudditi offerenti. Questa taglia XL del re, resa sulle pareti di templi e tombe, è considerata da alcuni come la prova principe dell’esistenza di giganti nell’antichità. I mitici Nephilim biblici avrebbero popolato l’Egitto e, grazie alla loro stazza, permesso la costruzione delle piramidi e degli altri imponenti monumenti. So che è assurdo, ma bufale del genere girano da sempre, come quella dei cosiddetti “giganti del Wisconsin” finita addirittura sul New York Times nel 1912. Erano altri tempi; ma anche ultimamente il discorso è stato ritirato fuori. Non è un caso che oggi a Palermo, nel grande calderone di assurde tesi complottistiche presentate durante il convegno dei terrapiattisti italiani, siano stati citati anche i giganti d’Egitto.

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Source: teachmiddleeast.lib.uchicago.edu

Tornando a noi, scene come quella di Ramesse III contro i Popoli del Mare (tempio di Medinet Habu; immagine in alto) si spiegano semplicemente con il concetto di proporzioni gerarchiche. La produzione figurativa egizia non è realistica non perché non si fosse in grado di ricreare così come è la natura – e basta vedere gli ostraka da Deir el-Medina per rendersene conto -, ma perché l’arte era funzionale al veicolare determinati messaggi. In questo caso, la convenzione stilistica vuol evidenziare la gerarchia dei personaggi rappresentati, dal più grande al più piccolo secondo il rango. Già nella Paletta di Narmer (particolare in alto al post), si vede che l’altezza del faraone è il doppio di quella dei funzionari che lo inquadrano, a loro volta più alti dei portatori degli stendardi. Non fa eccezione l’arte privata come, ad esempio, i rilievi della mastaba di Mereruka a Saqqara (VI dinastia) in cui le dimensioni del defunto sono decisamente titaniche se confrontate con quelle della moglie e del figlio maggiore ai suoi piedi (foto in basso).

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Davies, The tomb of Rekh-Mi-Rē’ at Thebes, New York 1943, pl. LV (particolare)

Discorso a parte va fatto, invece, per le rappresentazioni pittoriche delle statue, a volte apparentemente indistinguibili dalle persone in carne e ossa se non fosse per il basamento sempre presente. Non considerando questo particolare, nel caso di sculture colossali, si potrebbe cadere nell’errore di vederci dei mostri. Ecco perché la persona da cui ho preso l’immagine qui in basso ha aggiunto una didascalia che recita: “ragazzo massaggia i piedi del re gigante”… non servono commenti.

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Source: The Theban Royal Mummy Project

Infine, altro pretesto per parlare di giganti è quello delle dimensioni ‘sproporzionate’ di alcuni sarcofagi. Nella foto a sinistra, ad esempio, è ritratto l’enorme sarcofago della regina Ahmose-Nefertari, moglie di Ahmose (1543-1518). Date le sue misure (3,80 m), fu sfruttato dai sacerdoti che nascosero le mummie reali nella cachette di Deir el-Bahari (DB320) per conservare, oltre ai resti della regina, anche il sarcofago di Ramesse III. In effetti, è proprio questa la spiegazione: alcuni sarcofagi antropoidi sono così grandi perché, come delle matrioske, dovevano contenere altre bare gradualmente più piccole. Per fare l’esempio più celebre, la mummia Tutankhamon era deposta in un sarcofago antropoide in oro massiccio, a sua volta contenuto in uno ligneo ricoperto d’oro, ancora in un altro dello stesso tipo e, infine, in una grande cassa parallelepipeda in quarzite.

Tuttavia, esiste un caso -spesso citato dalla fantarcheologia- in cui le tombe effettivamente non sono state concepite per umani, ma comunque nemmeno per giganti. Nel Serapeo di Saqqara, 24 sarcofagi in granito (foto in basso) misurano 4 m di lunghezza, 2,30 m di larghezza e 3,30 m di altezza e pesano fino a 70 tonnellate perché destinati alle mummie dei tori Api, manifestazioni viventi del dio Ptah.

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Giza, scoperta tomba di due sacerdoti di V dinastia

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Source: egypttoday.com

Questa mattina, a Giza, il ministro delle Antichità Khaled el-Anany e il segretario generale del Supreme Council of Antiquities Mostafa Waziry hanno annunciato la scoperta della tomba di due funzionari e alti sacerdoti della prima metà della V dinastia (XXVI-XXV sec. a.C.).

Waziry, che ha dirige la missione archeologica protagonista del ritrovamento nelll’area sud-orientale della necropoli di Giza fin dall’agosto del 2018, ha riferito che i due proprietari originari della sepoltura, Pehenuika e Nui (rappresentato nella stele in basso a destra), posseggono rispettivamente 7 e 5 titoli, tra cui quello di “sacerdote del re Chefren”. La struttura è stata poi riutilizzata in Epoca Tarda (VII sec. a.C.), periodo a cui appartengono i vari sarcofagi lignei ben conservati presenti nella tomba insieme a diversi ushabti, amuleti, vasi in pietra e ceramica e una statua in calcare senza iscrizioni che rappresenta uno dei due defunti con moglie e figlio.

Ulteriori informazioni e foto nel mio articolo su National Geogrphic: http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2019/05/04/foto/egitto_scoperta_a_giza_tomba_due_sacerdoti_antico_regno-4393551/1/

 

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