Articoli con tag: sarcofagi

Saqqara, Zahi Hawass scopre un tempio funerario di una nuova regina di VI dinastia e decine di sarcofagi di Nuovo Regno

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Nuovi sarcofagi a Saqqara, ancora… ma almeno ci siamo spostati di qualche centinaio di metri dal Bubasteion.

La missione archeologica diretta da Zahi Hawass nei pressi della piramide di Teti ha individuato 22 pozzi funerari, profondi circa 10-12 metri, con sepolture di Nuovo Regno, databili tra la XVIII (1550-1292 a.C.) e la XIX dinastia (1292-1189), seppur molti di essi, a scapito dell’annuncio ufficiale, sembrino più tardi. I sarcofagi antropoidi sarebbero decine e, come le mummie al loro interno, sono in buono stato di conservazione mantenendo ancora leggibili le decorazioni dipinte sulla superficie di legno. Alcuni defuti erano semplicemente avvolti in stuoie di canne, mentre oltre 50 sarcofagi sono stati scoperti in un unico pozzo.

Source: Zahi Hawass
Source: Zahi Hawass

I morti erano accompagnati da centinaia di oggetti di corredo, come vasi di ceramica, alcuni dei quali d’importazione (Creta, Siria, Palestina), maschere funerarie, statuette di Ptah-Sokar-Osiride, cassette di legno con ancora all’interno ushabti in legno dipinto e un magnifico set da toeletta comprendente uno specchio di bronzo, uno stilo con il tubetto per il kohl e un contenitore per il trucco a forma di anatra (foto in basso). Tra i reperti ritrovati dalla missione spiccano anche modellini di barche, giochi da tavola, come il senet e il tau, un’ascia in bronzo che attesta la carica militare del propietario e un papiro lungo 4 metri che presenta il capitolo 17 del Libro dei Morti, parte della scena della pesatura del cuore e il nome del defunto, Bukaaef (bw-xAa.f), che si legge anche su 4 ushabti e un sarcofago. Notevole è anche una stele funeraria in cui, nel registro superiore, un funzionario della XIX dinastia, il “Sovrintendente al carro da guerra del Re” Kaptah (xA-ptH), sua moglie Mutemuia (Mw.t-m-wiA) e una figlioletta Aia (AiA) sono in atto di adorazione nei confronti di Osiride, mentre in quello inferiore a loro volta sono omaggiati da altri 6 figli. Bisogna però precisare che, come spesso succede in occasione di grandi annunci così confusionari, gli oggetti segnalati potrebbero appartenenere anche ad altri contesti che, come vedremo, non sono solo funerari.

Set da toeletta con specchio, contenitore per il trucco e stilo e tubetto per il kohl, Nuovo Regno
Ascia in bronzo, Nuovo Regno
Libro dei Morti di Pukhaef

Infatti, se tutto ciò non bastasse, c’è molto di più.

La necropoli in questione, infatti, è connessa al tempio funerario di una regina, moglie o madre di Teti. L’annuncio in inglese, probabilmente tradotto male dall’arabo sulla pagina facebook di Hawass (fate attenzione anche a come saranno riportati i nomi dei defunti precedentemente segnalati), non è chiaro e fa riferimento a una certa ‘Nearit’ che non trova riscontro con Teti. Le uniche possibilità che mi vengono in mente sono la regina Iput (near Iput!?) o, per assonanza, Nebet, moglie di Unis, Meritites IV, sposa di Pepi I, o Neith, regina di Pepi II. See, quotidiano online che spesso parla delle scoperte del famoso archeologo egiziano, scrive che sarebbe invece la madre di Teti, che però si chiamava Sesheshet e la cui piramide era stata scavata proprio da Hawass nel 2008.

Ma se gli annunci scritti sono stati piuttosto confusi, le prime interviste video ad Hawass hanno chiarito ogni dubbio. Il tempio funerario apparteneva a una nuova regina, finora sconosciuta, di cui era stata scoperta la piramide nel 2010. Neith, era sposa e, al tempo stesso, figlia di Teti (in basso, il suo nome iscritto su un obelisco in calcare). L’importanza della scoperta sta anche nel retrodatare questa pratica che era nota in epoche successive come il Nuovo Regno.

In ogni caso, il primo faraone della VI dinastia (2345–2333 a.C.) era stato divinizzato e venerato anche a distanza di mille anni; per questo i funzionari del Nuovo Regno vollero farsi seppellire nelle vicinanze della sua piramide, con la conseguente presenza di laboratori di mummificazione. L’area di scavo, in particolare, sembrerebbe il punto di accesso alla zona sacra di Saqqara durante il periodo. Il tempio funerario della regina, a quanto pare già noto in precedenza, è fiancheggiato sul lato sud-orientale da magazzini in mattoni crudi in cui erano stipate provviste e offerte.

Al Nuovo Regno risale anche una struttura in mattoni di fango con un cortile lastricato in pietra calcarea che nascondeva un pozzo profondo addirittura 24 metri non ancora indagato. Quindi aspettatevi un 2021 ancora pieno di notizie da Saqqara.

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Scoperti a Saqqara oltre 100 sarcofagi ancora sigillati

@AhmedMagdyPage

Pochi minuti fa, con la maestosa Piramide a gradoni di Djoser sullo sfondo, il ministro del Turismo e delle Antichità, Khaled el-Enany, e il segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità e direttore della missione archeologica a Saqqara, Mostafa Waziry, hanno finalmente annunciato quella che era stata definita nei giorni scorsi come “la più grande scoperta archeologica del 2020”: oltre 100 sarcofagi ancora sigillati.

@AhmedMagdyPage

Decine di giornalisti e ambasciatori da tutto il mondo hanno assistito anche all’apertura di una delle bare e all’analisi in diretta della mummia al suo interno tramite uno scanner portatile a raggi-X che ha permesso di osservare il processo di imbalsamazione e alcune caratteristiche identificative dell’età approssimativa e del sesso del defunto (immagini in basso).

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Ormai da tre anni siamo abituati a leggere di scoperte straordinarie dalla missione archeologica egiziana nell’area del Bubasteion a Saqqara, spesso annunciate in conferenze stampa-show come quella di stamattina e poi rilanciate dalla stampa internazionale o dal recente documentario di Netflix. In un sito consasacrato nel Periodo Tardo alla dea gatta Bastet, ma utilizzato già 2000 anni prima come luogo di sepoltura, sono state individuate tombe millenarie dalle pitture ancora intatte, depositi con centinaia di mummie animali – alcuni dei quali piuttosto rari, come scarabei, manguste e leoni – e, nell’ultimo anno, cachette con decine e decine di sarcofagi sigillati.

La scoperta odierna era stata anticipata in occasione della visita a Saqqara del Primo Ministro egiziano Mostafa Kemal Madbouly, quando erano state mostrate alcune foto scattate all’interno di 3 pozzi funerari. I sarcofagi, dai colori ancora vividi, erano letteralmente accatastati all’interno di camere sotterranee; alcuni corpi, invece, erano semplicemente deposti in nicchie scavate lungo le pareti. Al loro interno, mummie perfettamente conservate, coperte da variopinti cartonnage e in alcuni casi ancora adornate da ghirlande di veri fiori e piante (foto in basso).

Rispetto a quello che si pensava, però, non tutti i defunti sono vissuti durante il Periodo Tardo. Seppur gran parte dei corpi appartengano a sacerdoti e funzionari della XXVI dinastia (672-525 a.C.), Mostafa Waziry ha affermato che ci sarebbero anche mummie dell’inizio del Periodo tolemaico (IV-III sec. a.C.), indice che i pozzi sarebbero stati usati per secoli. E lo straordinario numero di inumati, superiore alle 100 unità, non sarebbe nemmeno definitivo perché lo scavo non si è ancora concluso.

Insieme ai sarcofagi, gli archeologi egiziani hanno trovato anche ushabti in faience, maschere funerarie, molte casse canopiche per gli organi del defunto (tra cui una dall’inusuale forma piramidale), cassette porta-ushabti e circa 40 statue in legno, molte delle quali di Ptah-Sokar-Osiride. Ma spiccano soprattutto due statue funerarie private, alte 120 e 75 cm, risalenti addirittura all’Antico Regno (4500 anni fa) raffiguranti uomini in posizione stante (foto a sinistra e in basso). Non è chiaro se siano state ritrovate nello stesso contesto che è molto più recente.

Alcuni sarcofagi e oggetti del corredo saranno momentaneamente trasferiti al Museo Egizio del Cairo in occasione, domani 15 novembre, delle celebrazioni per il 118° anniversario dell’apertura del museo in piazza Tahrir.

Una mummia ancora coperta da ghirlande vegetali
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Sono 59 i sarcofagi intatti scoperti a Saqqara

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Non 13, non 27: alla fine i sarcofagi scoperti a Saqqara sono 59… per il momento.

Ieri si è tenuta la conferenza stampa in cui il noto archeologo Zahi Hawass, Mostafa Waziry, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, e il ministro Khaled el-Anany hanno annunciato ufficialmente i dettagli del ritrovamento che era stato anticipato nelle settimane scorse (link 1, 2).

Sapevamo già di dozzine di sarcofagi in legno ancora sigillati, stipati in una camera in fondo a un pozzo funerario. Ma a quanto pare però, i pozzi individuati dalla missione diretta da Waziry nell’area del Bubasteion (santuario della dea gatto Bastet) sono 3 e contenevano 59 bare antropoidi dai colori ancora vividi. La maggior parte di queste è stata disposta a favor di giornalisti nell’ormai consueto schema da funerale multiplo e alcune sono state (ri)aperte in diretta mostrando mummie e coperture in cartonnage in ottimo stato di conservazione. La lettura dei testi geroglifici sui coperchi ha permesso di capire che i defunti erano sacerdoti e alti funzionari, vissuti durante la XXVI e la XXVII dinastia (VII-VI sec. a.C.), che hanno avuto il privilegio di essere sepolti in un’area sacra.

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Il ministro del Turismo e delle Antichità ha inoltre dichiarato che tutti i sarcofagi saranno esposti dal prossimo anno in una sala appositamente dedicata nel Grand Egyptian Museum, accanto ai 30 della cachette di el-Asasif. La sala dovrà essere necessariamente molto spaziosa perché Waziry ha anticipato la presenza di ulteriori sarcofagi da Saqqara che non sono ancora stati tirati fuori.

Tra gli oggetti di corredo ci sono ushabti, amuleti, cassette canopiche per gli organi rimossi dalle mummie e 28 statuette in legno di Ptah-Sokar-Osiride, divinità funeraria mummiforme che fonde gli attributi dei tre dèi. Nei piedistalli di queste statuette spesso si trovano cavità in cui sono nascosti papiri iscritti con formule del Libro dei Morti, mummie di animali o figurine in fango (come si vede nella foto in basso a sinistra) che dovevano aiutare il defunto nell’aldilà.

Ma tra i reperti scoperti spicca un bronzetto alto 35 cm di Nefertum (foto a sinistra) di cui colpisce lo stato di conservazione. Restano la base con il nome del dedicante, Padiamon, e gli intarsi in agata rossa, turchese e lapislazzuli che decorano il fiore di loto sulla testa. Nefertum era infatti il dio menfita dei profumi e della rinascita in quanto il loto è il fiore che spunta dalla acque indistinte del Nun (l’oceano primordiale) all’origine della creazione.

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Altri sarcofagi sigillati da Saqqara

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Come anticipato nell’ultimo articolo, la recente scoperta di un pozzo funerario a Saqqara prometteva ulteriori novità. Così, a distanza di pochi giorni, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha “centellinato” nuove foto rimandando la comunicazione definitiva a una conferenza stampa ufficiale che dovrebbe tenersi i primi giorni di ottobre.

In ogni caso, ai 13 sarcofagi trovati in precedenza, se ne sono aggiungiunti altri 14 – anch’essi sigillati – sempre risalenti, secondo la nota del Ministero, all’Epoca Tarda. Sembra che le bare provengano da nicchie scavate ai lati del pozzo dove, come si vede dalle foto con il segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, Mostafa Waziry (in basso), erano accataste con statuette di Ptah-Sokar-Osiride, cassette canopiche e altri oggetti del corredo funebre.

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Saqqara, scoperto pozzo funerario con decine di sarcofagi di Epoca Tarda ancora sigillati

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

L’area di Saqqara indagata dalla missione archeologica egiziana si rivela ancora una volta molto fruttuosa. Dopo le scoperte degli scorsi anni (fino all’ultima annunciata ad aprile), il Ministero del Turismo e delle Antichità ha anticipato la notizia del ritrovamento di una cachette di oltre 2500 anni piena di sarcofagi ancora sigillati.

Al momento si sa poco, anche perché lo scavo non è stato ancora completato; a tal proposito, è prevista una conferenza stampa nelle prossime settimane che presentarà ufficialmente i risultati definitivi.

In ogni caso, si tratta di una camera scavata nella roccia in fondo a un pozzo funerario lungo 11 metri. Al suo interno erano accatastati almeno 13 sarcofagi lignei decorati. Il numero di bare, però, è sicuramente molto più grande, dal momento che sono state individuate nicchie ricavate ai lati del pozzo, tra cui una sola è stata aperta rivelando la presenza di sarcofagi e diversi oggetti di corredo (tra le foto divulgate, si nota solo una statuetta di Ptah-Sokar-Osiride; immagine in basso al centro).

Non ci resta quindi che aspettare per avere maggiori informazioni.

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Trasferiti al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana 17 sarcofagi reali

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Sarcofago di Ahmose-Meritamon (ph. Ministry o Tourism and Antiquities)

In attesa della grande parata ufficiale che vedrà il trasferimento di 22 mummie reali dal Museo Egizio del Cairo al Museo Nazionale della Civiltà Egiziana di Fustat, nei giorni scorsi si è proceduto allo spostamento dei 17 sarcofagi che le accompagnavano.

Le bare lignee erano state scoperte nel 1881 nella cachette di Deir el-Bahari insieme ai corpi imbalsamati di 18 faraoni e 4 regine di XVII, XVIII, XIX e XX dinastia, oltre alle mummie di importanti personaggi della XXI dinastia e di individui non identificati. Tra i sarcofagi, che ora saranno puliti e restaurati, spiccano quelli del re di XVII din. Seqenenra Ta’o, della regina Ahmose-Nefertari, di Ahmose-Meritamon (foto in alto), di Amenofi I, Thutmosi II, Thutmosi III, Ramesse II, Ramesse III e di Padiamon (che però conteneva i resti di Ahmose-Sitkamose).

Questo grande trasloco era stato deciso già nell’agosto del 2019 ed era previsto per lo scorso marzo, ma ovviamente il covid ha costretto a rimandare la data.

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6 vasi canopi per una defunta: nuove scoperte nel laboratorio di mummificazione di Saqqara

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

csm_18-07-14sakkara_dsc_4594_19b2bf7192Forse ricorderete la scoperta effettuata a Saqqara nel 2018 dalla missione egiziano-tedesca dello SCA e dell’Università di Tübingen: un laboratorio di mummificazione della XXVI dinastia (664-525 a.C) con deposito per i relativi strumenti e un pozzo profondo 30 metri con 5 camere funerarie e 54 inumati. Corpi e sarcofagi non erano ben conservati, ma venne fuori una rarissima maschera in argento dorato, la prima ad essere ritrovata dal 1939.

Nel frattempo, gli scavi sono proseguiti nell’area che si trova a sud della piramide di Unas ed è stata individuata una sesta camera in fondo al pozzo. Al suo interno ancora grandi bare scavate nel calcare con quattro sarcofagi in legno. Come si vede dalle foto in basso, anche questa volta i corpi e i sarcofagi erano in cattivo stato di conservazione, ma è stato possibile leggere nomi e titoli dei defunti che si confermano sacerdoti della dea serpente Niut-sh-es (WB II, 213, 6). La sepoltura, quindi, era una tomba comune dedicata a officianti al culto di questa divinità venerata soprattutto a Menfi all’inizio del Periodo Tardo. Due di loro, Ayput e Tjanimit, hanno nomi libici. La cosa non deve stupire perché quella egiziana era una società cosmopolita; inoltre, durante il III Periodo Intermedio, si formò una dinastia, la XXII (945-720 a.C.), composta da faraoni proprio di origine libica.

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Una terza defunta, Didibastet, era accompagnata da 6 (!) canopi. Nessun errore: gli stessi nome e titoli sono incisi su ognuno dei vasi in alabastro che contengono fegato, polmoni, intestini, stomaco e, stanamente, altri due organi in più. La TAC ha infatti rilevato la presenza di tessuti umani la cui identificazione è ancora in fase di studio. Che si tratti di una speciale forma di mummificazione?

Oltre alla ricerca sul campo, sono andate avanti anche le analisi scientifiche sui materiali ritrovati nelle precedenti campagne di scavo. Grazie alla tecnica della spettrofotometria XRF, l’argento della maschera è risultato puro al 99,07% (l’argento sterling è al 92,5%); inoltre, nei contenitori che erano nel laboratorio, sono state identificate diverse sostanze utilizzate durante la mummificazione, come bitume, olio di cedro, resina di cedro, resina di pistacchio, cera d’api, grasso animale e forse anche olio di oliva e di ginepro.

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Saqqara: mummie, sarcofagi e statue colorate in fondo a un pozzo funerario

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Source: @drmostafawaziry

Come vi avevo anticipato settimane fa, c’era da aspettarsi novità dalla Necropoli degli animali di Saqqara. La missione del Supreme Council of Antiquities, diretta da Mostafa Waziry, ha infatti effettuato un’altra scoperta che era già trapelata attraverso foto e che ieri era stata pubblicizzata tramite un video trailer sui canali social del Ministero del Turismo e delle Antichità. Nell’impossibilità – causa coronavirus – di convocare affollate conferenze stampa, l’unico modo di seguire la recente politica di spettacolarizzazione dell’archeologia egiziana era lo sfruttamento del web. Negli ultimi giorni sono stati lanciati tour virtuali di siti storici del Paese ed ora si è passati all’annuncio di scoperte a puntate.

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Source: @drmostafawaziry

Un paio di ore fa è stato pubblicato un video in cui Waziry mostra i ritrovamenti della terza campagna di scavo. In un pozzo funerario, dai lati di 120 x 90 cm e profondo 11 metri, sono stati scoperti 5 sarcofagi in pietra ancora sigillati risalenti al Periodo Tardo. Le mummie al loro interno sembrano mal ridotte, ma gli oggetti del corredo sono numerosi e ben conservati. Si contano 365 ushabti in faience, un inusuale piccolo obelisco di 40 cm in legno dipinto (sulla sinistra nella foto in alto), tre vasi canopi in ceramica, diverse statuette in legno di Ptah-Sokar-Osiride, maschere funerarie e frammenti variopinti di coperture di mummie, alcuni dei quali con tracce d’oro (come quelli in basso).

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Source: @drmostafawaziry

In 4 nicchie scavate nelle pareti di una stanza, invece, si trovavano altri sarcofagi antropoidi in legno, tra cui quello nero con geroglifici gialli che vi avevo già mostrato all’inizio di aprile. Nel video si vede anche un altro coperchio dai colori ancora vividi che, però, sembra essere relativo a un’altra sepoltura.

In ogni caso, scommetto che in futuro saranno postati altri video perché non è ancora stata menzionata la mummia di mangusta.

 

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Saqqara, scoperta mummia di una mangusta

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Source: Dr. Mostafa Waziry

Ormai siamo abituati agli spoiler di Zahi Hawass che, aderente al suo personaggio istrionico, ha spesso anticipato scoperte la cui comunicazione sarebbe stata di competenza dei canali ufficiali del Ministero delle Antichità. Ma da qualche tempo a questa parte, anche Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha cominciato a diffondere in anteprima interessanti foto dagli scavi che dirige.

Proprio ieri ha postato sui suoi social alcuni scatti che ritraggono un importantissimo ritrovamento effettuato a Saqqara: una mummia di mangusta risalente al 700 a.C. circa. L’identificazione dell’animale è stata possibile grazie a una radiografia e alla vicina presenza di una statua in legno perfettamente conservata (foto in basso). Waziry ha affermato che si tratterebbe della prima scoperta del genere, e in effetti lo è sicuramente per dimensioni e fattezze. In realtà, però, mummie più piccole di manguste egiziane o icneumoni (Herpestes ichneumon) sono ben attestate nel Periodo Tardo e tolemaico. Da non confondere con i toporagni, questi animali erano associati anche in epoche più antiche a divinità solari come Horus di Latopolis e Atum perché, per la loro caratteristica naturale di cacciatori di serpenti, erano visti come nemici del malvagio Apofis. Per questo, i fedeli lasciavano nei santuari come ex voto statuine bronzee cave o figurine su piccoli sarcofagi che potevano contenere i resti della mangusta (alcuni esempi dal MET, dal British e dal Brooklyn Museum).

Waziry non ha fornito altre informazioni rimandando il tutto alla comunicazione ufficiale del Ministero, ma è ipotizzabile che il ritrovamento sia stato effettuato nella stessa area che lo scorso anno aveva fornito centinaia di reperti e mummie di animali come leoni, gatti, coccodrilli, serpenti e scarabei.

Già la scorsa settimana, l’archeologo egiziano avava diffuso foto sempre da Saqqara preannunciando la scoperta di diverse mummie e l’apertura di un sarcofago ben conservato con all’interno il corpo imbalsamato di una donna (foto in basso).

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Cachette di Asasif: sono 30 i sarcofagi scoperti

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Source: MoA

Dall’Egitto, in particolare da Luxor, continuano ad arrivare grandi novità. Dopo la conferenza stampa di Zahi Hawass sulle sue scoperte nella Valle dei Re,  oggi è stato annunciato, infatti, un altro importantissimo ritrovamento a Tebe Ovest. In realtà, la notizia circola già da qualche giorno a causa di un primo breve accenno del Ministero delle Antichità che ha portato a leggere diverse imprecisioni negli articoli della stampa internazionale.

Nella necropoli di el-Assasif, ai piedi del tempio funerario di Hatshepsut, la missione egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha individuato una cachette (nascondiglio) con 30 sarcofagi antropoidi in legno perfettamente conservati. Il ministro Khaled el-Enany e il segretario generale dello SCA, Mostafa Waziry, accompagnati dal team al completo di operai e restauratori, hanno così presentato ufficialmente la scoperta a giornalisti locali e stranieri, scegliendo come sfondo la scenografica struttura di Deir el-Bahari.

In particolare, Waziry ha affermato che domenica scorsa, sotto un solo metro di sabbia, era emerso il primo volto della maschera di un sarcofago, seguito poi da altre 29 bare ancora accatastate su due livelli, 18 in alto e 12 in basso, nella stessa posizione in cui erano state collocate circa 3000 anni fa. L’importanza del ritrovamento, oltre a dipendere dal numero e dal perfetto stato di conservazione dei reperti, sta proprio nella tipologia di sepoltura, non primaria, che riporta ad altri soli 3 esempi noti a Tebe Ovest. Il più famoso è la vicina cachette di Deir el-Bahari (DB320), scoperta prima da tombaroli e poi ufficialmente nel 1881 dall’archeologo Émile Brugsch, dove i sacerdoti della XXI dinastia (1075-945 a.C.) nascosero oltre 50 corpi imbalsamati di faraoni, regine e membri della corte del Nuovo Regno. Altro nascondiglio reale fu individuato nel 1898 dal francese Victor Loret nella tomba di Amenofi II (KV35), nella Valle dei Re, dove, sempre nel III Periodo Intermedio, erano state stipate in deposizione secondaria quasi 30 mummie. Infine, va ricordata la cachette di Bab el-Gasus, sempre a Deir el-Bahari, in cui erano stati posizionati 153 sarcofagi, oggi sparsi tra i musei di tutto il mondo, per lo più appartenuti a sacerdoti di Amon a Karnak.

Proprio a quest’ultimo caso è più giusto accostare la scoperta di el-Assasif perché i sarcofagi oggi mostrati conservano i corpi di 23 sacerdoti più 5 donne e due bambini. Grazie al tipo di decorazione della maggior parte degli esemplari, con fondo giallo completamente occupato da testi geroglifici, scene religiose e variopinti elementi decorativi, si può parlare di XXI-inizio XXII dinastia. Invece, non è ancora chiaro con precisione quando siano state radunate le bare, anche se è lecito pensare al III Periodo Intermedio, quando, in un’epoca di minor controllo dei territori, sacerdoti e guardie delle necropoli cercarono di proteggere le mummie dall’azione dei profanatori di tombe nascondendole in altri luoghi.
Al termine della conferenza sono stati aperti in diretta due sarcofagi, uno maschile e uno femminile, che hanno mostrato corpi ancora avvolti nei sudari di lino e le decorazioni interne dai colori perfino più vividi di quelli già visibili sulla superficie esterna. Ora, mentre lo scavo continua, i ritrovamenti saranno esposti momentaneamente fino al 4 novembre nella vicina tomba di Pabasa (TT279), per poi essere trasferiti nei laboratori del Grand Egyptian Museum di Giza per essere restaurati e studiati.

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