Articoli con tag: sarcofago

el-Asasif, la scoperta della tomba ramesside e l’apertura di 4 sarcofagi intatti

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ph. Mohamed Abd El Ghany /Reuters

Facciamo un po’ di chiarezza.

Durante il fine settimana, i siti di testate giornalistiche nazionali e straniere, blog e pagine Facebook hanno riportato la notizia che vi ho segnalato qui sabato scorso, cioè quella della scoperta di una tomba con sarcofagi ancora sigillati a el-Asasif. Purtroppo, ho visto ovunque (nemmeno Rainews si è salvata parlando un fantomatico faraone chiamato “Ramesside”) errori grossolani, traduzioni errate, date sballate, foto invertite e altre imprecisioni che hanno creato solo confusione tra la gente. Tutto ciò è dovuto alla consueta difficoltà di traslitterazione dall’arabo in inglese di nomi egizi e non solo, dall’accavallamento di due eventi durante la stessa mattinata (oltre alla scoperta della tomba, anche l’apertura “in diretta” di due sarcofagi scoperti nella stessa area dalla missione francese), all’utilizzo di una tomba già nota (TT28, a cui appartiene il soffitto dipinto nelle foto) per mostrare i reperti ritrovati e dalla mancanza di verifica e approfondimento nei vari articoli.

Ecco come sono andate le cose (più 19 spettacolari foto), sul mio pezzo per National Geographic Italia: https://goo.gl/Ued72X

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Asasif, scoperti sarcofago e stele di XVIII dinastia

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Source: MoA

In attesa dell’annuncio ufficiale della scoperta di una tomba con due mummie di cui si vocifera ormai da settembre, dalla necropoli tebana di el-Asasif arriva un altro ritrovamento. La missione francese dell’IFAO (Institut Français d’Archéologie Orientale) e dell’Università di Strasburgo diretta da Frédéric Colin ha individuato nell’area settentrionale del sito un sarcofago ligneo dipinto e una stele di XVIII dinastia (1543-1292 a.C.).

La bella stele in arenaria in origine era rettangolare (1 x 0,65 m) e coronata da una modanatura a gola egizia. Scene rituali di offerta si sviluppano su tre registri in cui vengono menzionati due alti funzionari dell’epoca, Tetianekh e quell’Ineni che, secondo Colin, sarebbe lo stesso “Supervisore dei granai di Amon” sepolto nella TT81 a Sheikh Abd el-Qurna. Sempre all’inizio della XVIII dinastia, come si vede dallo stile decorativo, risalirebbe il sarcofago ‘bianco’, lungo 1,70 m, che si è perfettamente conservato se si esclude la punta dei piedi.

https://tombett33.hypotheses.org/

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Source: MoA

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Assuan, scoperte tombe di Epoca Tarda con sarcofagi e mummie

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Source: MoA

Sulla riva occidentale di Assuan, nei pressi del mausoleo islamico di Aga Khan, gli archeologici egiziani hanno individuato tre tombe rupestri di Epoca Tarda (672-332 a.C.).

Le sepolture sono state sicuramente riutilizzate più volte, come dimostra la presenza di mummie accatastate senza ordine. Tuttavia, nell’ipogeo principale, composto da una camera rettangolare di 3 x 5 metri, si trovava un sarcofago antropoide in arenaria ancora chiuso che conteneva una mummia in buono stato di conservazione (foto a sinistra). Nella tomba sono stati scoperti anche i resti di un sarcofago in terracotta, oltre ad amuleti in faience (occhi udjat, uno scarabeo alato e i quattro Figli di Horus), una testa di statua in arenaria e una statuetta in legno di falco. Sulle pareti, invece, decorazioni pittoriche con divinità come Hathor, Iside e Anubi e iscrizioni geroglifiche ancora non diffuse dal Ministero delle Antichità (foto in basso).

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Le decorazioni d’oro dal sarcofago di Alessandria

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Source: MoA

Per un approfondimento della notizia segnalata ieri e maggiori informazioni sulle lastre in oro ritrovate tra gli scheletri che erano nel sarcofago:

http://www.nationalgeographic.it/mondo-antico/2018/08/20/news/alessandria_d_egitto_nel_grande_sarcofago_nero_con_i_tre_scheletri_scoperte_decorazioni_in_oro-4081013/

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Analizzati gli scheletri del sarcofago nero di Alessandria: non solo acqua di fogna ma anche oro

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Source: MoA

Ricorderete sicuramente il clamore (immotivato) provocato dalla scoperta e dalla relativa apertura di un sarcofago in granito nero ad Alessandria. Chi si aspettava il corpo di Alessandro Magno o un’improbabile maledizione si era dovuto ‘accontentare’ di tre scheletri immersi in moderni liquami.

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Source: MoA

Oggi sono stati finalmente annunciati i risultati dell’esame preliminare sui resti ossei, effettuato dal team di Zeinab Hashish, direttore del dipartimento di Antropologia Fisica del Ministero delle Antichità. Analizzando crani, bacini e ossa lunghe, si è arrivati al genere e all’età dei tre individui deposti, probabilmente in due fasi distinte, nel sarcofago: la prima (foto a sinistra) era una donna morta intorno ai 20-25 anni e alta 1,60-1,64 m; il secondo (foto al centro) un uomo di 35-39 anni, alto 1,60-1,66 m; il terzo (foto a destra) un uomo di 40-44 anni, alto 1,79-1,85 m. In particolare, il più anziano dei tre presenta sulla parte destra del cranio un foro dai bordi arrotondati che indicano che l’uomo è sopravvissuto a lungo alla lesione in gran parte rimarginata. Non il buco di una freccia, come un po’ frettolosamente gli archeologi egiziani avevano dichiarato al sollevamento del pesante coperchio, ma forse le tracce di una trapanazione, pratica chirurgica nota fin dalla preistoria ma piuttosto rara in Egitto.

Inoltre, ripulendo l’interno della bara dal misto di acqua di fogna e resti organici putrefatti, sono spuntate alcune decorazioni in foglia d’oro di circa 5×3 cm (foto in basso).  Per il resto, nei prossimi giorni si procederà a ulteriori test sul liquido rossastro raccolto e a TAC, datazione al Carbonio 14 e analisi del DNA sulle ossa.

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Source: MoA

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Aperto il sarcofago in granito nero di Alessandria

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Source: MoA

Una mummia maledetta? I resti di un nephilim? Il corpo di Alessandro Magno? Niente di tutto questo… L’ormai celebre sarcofago di Alessandria è stato aperto ed ecco cosa hanno ritrovato all’interno:

http://www.nationalgeographic.it/mondo-antico/2018/07/19/news/alessandria_d_egitto_aperto_il_sarcofago_di_granito_nero-4052323/

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Sorpresa a Sidney: una mummia nel sarcofago che doveva essere vuoto

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Source: Nicholson Museum

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Source: Nicholson Museum

Sarà la vicinanza con la Pasqua, ma in questi giorni i giornali di tutto il mondo stanno rilanciando notizie su ‘sorprese scartate’ in varie collezioni egizie. In particolare, dall’Australia ne arriva una veramente inaspettata. Gli studiosi della University of Sidney, infatti, di certo non pensavano di trovare qualcosa in uno dei sarcofagi egizi conservati nei magazzini del Nicholson Museum. Dopo oltre 150 anni, in occasione dell’allestimento del nuovo museo universitario, la cassa antropoide è stata studiata per la prima volta e il team diretto da Jamie Fraser si è accorto che non era vuota come preventivato: al suo interno, terra e resti umani fortemente disturbati (immagine in alto), forse per l’intervento di un ladro in cerca di amuleti.

I frammenti di mummia appartengono con tutta probabilità a Mer-Neith-it-es, sacerdotessa di Sekhmet durante la XXVI din. (664-525 a.C.) il cui nome compare sul coperchio del sarcofago (foto a sinistra). Lo scavo microstratigrafico del contenuto al momento ha portato solo all’individuazione dei piedi della defunta, ma la TAC ha fornito molte informazioni in più (immagine in basso). Infatti, John Magnussen, radiologo della Macquarie University che ha scansionato il reperto, ha affermato che le ossa indicano un individuo di oltre 30 anni e che è visibile anche il riempimento della calotta cranica con della resina a sostituzione del cervello estratto.

http://sydney.edu.au/museums/publications/muse/Muse-March2018.pdf

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Source: Macquarie University

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Recuperato a Londra reperto rubato ad Assuan

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Source: english.ahram.org.eg

Destino piuttosto tumultuoso quello dell’oggetto immortalato nella foto a sinistra. Nei pochi anni passati dalla sua sua scoperta, infatti, questo sarcofago in legno per ushabti (h 16.5 cm) è stato rubato, esportato illegalmente e subito recuperato per una fortunata casualità.

Il reperto era stato scoperto nel 2009 a Qubbet el-Hawa, necropoli situata sulla costa occidentale di Assuan, dalla missione spagnola della Universitad de Jaén. Secondo Alejandro Jiménez, direttore della spedizione, si tratterebbe di uno dei primi ushabti della storia, appartenuto al nomarca di Elefantina, Sarenput I (XII dinastia, regno di Sesostri I: 1971-1926). L’importanza del pezzo è evidente dall’ottima fattura e dalle decorazioni dorate. Tuttavia, già nel 2013 se n’erano perse le tracce a causa di un furto nei locali magazzini del Ministero delle Antichità.

Fortunatamente, nel 2016, un curatore del British Museum – di cui non è stato specificato il nome – ha riconosciuto il piccolo sarcofago in un negozio d’antiquariato a Londra dopo averne visto una foto durante una conferenza ad Assuan. Così, l’oggetto – che sembra essere stato mutilato nelle parti già attaccate dalle termiti – è stato sequestrato e recentemente consegnato all’ambasciata egiziana in Inghilterra, in attesa di tornare in patria.

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Luxor, Scoperta tomba di III Periodo Intermedio nei pressi del tempio di Thutmosi III

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Source: MoA

A Tebe Ovest, nei pressi del tempio funerario di Thutmosi III, la missione spagnola diretta da Myriam Seco Álvarez ha individuato una tomba risalente agli inizi del III Periodo Intermedio (XI-X sec. a.C.). La sepoltura, una semplice camera scavata nella roccia accessibile da un pozzo funerario, si trova lungo la faccia esterna del muro meridionale del tempio. L’area del santuario, infatti, è caratterizzata dalla presenza di tre necropoli di diverso periodo: due di Medio Regno (dove, nel 2014, fu scoperto un corredo di gioielli in oro e argento) e una di epoca tarda cominciata ad essere indagata alla fine della campagna scorsa. Per questo, il lavoro della 9ª stagione del “Thutmosis III Temple Project”, iniziata lo scorso 4 ottobre, si è concentrato soprattutto sullo scavo di queste nuove tombe, indicate con i numeri 21-22-23-24; in particolare, una delle ultime due dovrebbe corrispondere all’oggetto della scoperta segnalata. L’eccitazione che trapelava già una decina di giorni fa dai criptici post sulla pagina Facebook della missione (ricordo che ogni scoperta deve essere annunciata prima dal Ministero delle Antichità) è giustificata dalla bellezza della copertura della mummia, realizzata in cartonnage e decorata con scene religiose dai colori vividi. Il sarcofago ligneo del defunto, il “Servitore della casa del Re” Amon-Renef, invece, è quasi completamente andato perso a causa delle termiti.

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Source: MoA

http://thutmosisiiitempleproject.org/index.php/en/

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Un nuovo studio sui frammenti dorati del sarcofago della KV55

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Source: gettyimages, MSA

Una vecchia cassa di legno dimenticata contenente 500 piccoli frammenti di foglia d’oro, due pezzi di cranio umano e una nota poco chiara scritta a mano in francese. Un sarcofago con la maschera intenzionalmente strappata di cui non si conosce il proprietario. Sono ingredienti che creano uno scontato alone di mistero, soprattutto se si pensa che il sarcofago (immagine a sinistra) è stato ritrovato nell’enigmatica KV55 e che da alcuni, forse troppo liberamente, viene attribuito ad Akhenaton. In realtà, il Ministero delle Antichità sta lanciando uno studio scientifico – finanziato dall’American Research Center in Egypt con 28.500 $ – atto proprio a verificare se, come sembra, quei frammenti dorati appartengano alla bara conservata presso il Museo Egizio del Cairo. La scatola in questione è spuntata l’anno scorso dai magazzini del museo durante le fasi di trasferimento dei reperti verso il nuovo Grand Egyptian Museum di Giza.

La KV55, nella Valle dei Re, fu scavata nel 1907 da Edward Ayrton e Theodore Davis senza un’adeguata documentazione che ha reso ancora più problematica un’identificazione già di suo difficile per la cattiva conservazione della sepoltura e i segni di damnatio memoriae. Inoltre, sembra che Davis abbia addirittura permesso ad alcuni visitatori di prendere come ricordo frammenti della foglia d’oro che erano sparsi a terra. La mummia stessa, mal conservata, fu danneggiata dagli archeologi. Molto più recentemente, uno studio sul DNA del corpo, portato avanti da Zahi Hawass, identificherebbe il defunto con il figlio di Amenofi III, con il padre di Tutankhamon e, quindi, con Akhenaton, ma molti genetisti hanno messo in discussione metodi e risultati.

Così, questa nuova ricerca – che prevede la partecipazione anche di Mark Gabold  (Université Paul-Valéry Montpellier 3) – potrebbe contribuire a dirimere tutti questi dubbi. L’appunto trovato nella scatola, infatti, parla di un sarcofago reale senza indicarne il nome, ma la data coinciderebbe con quella della missione di Ayrton-Davis.

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