Articoli con tag: TAC

Kha e Merit tornano insieme per una TAC

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Source: Museo Egizio di Torino

Non è la prima volta che, negli ultimi mesi, si vede un grosso camion bianco parcheggiato in Via Accademia delle Scienze (foto in basso); questa volta, però, c’è una particolarità “romantica”. Con la giornata di oggi, si chiude un’altra tornata di analisi nel laboratorio mobile del “Mummy Conservation Project”, utilizzato per effettuare TAC alle mummie umane e animali del Museo Egizio di Torino. Il progetto – portato avanti, insieme all’Egizio, dalla Soprintendenza, dal centro Eurac di Bolzano, dal team medico statunitense del gruppo Horus e dal Curt Engelhorn Zentrum Archäeometrie di Mannheim – ha come scopo lo  studio delle tecniche d’imbalsamazione e dello stato di conservazione dei corpi conservati nel museo. Oltre alla TAC, si effettueranno analisi del DNA e datazioni al C14. Tra le mummie analizzate nell’ultima settimana, tornando alla particolarità odierna, figurano anche quelle di Kha e Merit (immagine in alto), l’architetto di XVIII dinastia e sua moglie ritrovati da Schiaparelli nella loro tomba intatta (TT8) di Deir el-Medina nel 1906.

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“Warsaw Mummy Project”: al via il più esteso studio su mummie egizie

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Source: scienceinpoland.pap.pl

Sulla scia di altre iniziative simili, anche la Polonia lancia un progetto di studio multidisciplinare su mummie di uomini e animali provenienti dall’Egitto raggiungendo il più grande numero di “pazienti” per un’operazione del genere, almeno per quanto riguarda i resti umani. Il “Warsaw Mummy Project” sarà portato avanti da Wojciech Ejsmond, Kamils BraulińskaMarzena Ożarek-Szilke (dottori di ricerca in archeologia e archeobiologia presso l’Università di Varsavia; nella foto) in collaborazione con oncologi e radiologi dell’International Cancer Centre “Affidea” di Otwock, struttura medica scelta per gli esami ai raggi X e le TAC. Delle 42 mummie che provengono dal Museo Nazionale di Varsavia, si verificherà prima di tutto l’autenticità, visto che non è così raro trovare falsi sotto le bende. Poi, si studierà sesso, età, condizioni di vita, eventuali patologie, causa di morte e, per gli animali, la specie. Un particolare apporto verrà dai nostri Carabinieri che si occuperanno di dattiloscopia forense, cioè il rilievo delle impronte digitali che possono fornire importanti dati sull’occupazione del defunto e su quale mano fosse la preferita. Infine, l’ultima fase del progetto prevederà il prelievo di campioni di tessuto per i test del DNA. I risultati finali verranno presentati nel 2018 tramite un’esposizione speciale presso il museo della capitale.

http://warsawmummyproject.com/

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Mummia di gheppio soffocato come prova dell’allevamento dei rapaci

Source: sciencedirect.com

Source: sciencedirect.com

La mummia di un povero gheppio che ha fatto la fine di un’oca da foie gras; ingozzato fino alla morte. È questo l’oggetto di un recente studio dell’American University of Cairo e di due istituzioni sudafricane, la Stellenbosch University e il Stellenbosch Institute for Advanced Studies, diretto, ovviamente, da Salima Ikram, sempre presente in pubblicazioni che riguardano resti animali. Il piccolo rapace proviene dagli Iziko Museums di Ciittà del Capo (inv.: SACHM 2575) e ha subito un’autopsia virtuale tramite TAC che ha rivelato dati molto interessanti. L’uccello non è stato eviscerato durante l’imbalsamazione, quindi è stato possibile individuare l’ultimo pasto che ha coinciso anche con la causa della sua morte. La coda di un topo, infatti, ostruisce l’esofago e dovrebbe aver ucciso il gheppio per asfissia. Inoltre, nello stomaco sono stati trovati ossa e denti di altri roditori e di un passero che, insieme, sarebbero risultati decisamente eccessivi per il fabbisogno giornaliero dell’esemplare (vedi immagine in basso).

Source: sciencedirect.com

Source: sciencedirect.com

Sembra probabile, quindi, che l’animale sia stato alimentato a forza. Questo particolare è molto importante perché costituirebbe la prima prova di addomesticamento dei rapaci. Ormai è assodato che in Egitto, dall’epoca tarda a quella romana, esistesse una vera e propria produzione “industriale” di ex voto animali che i fedeli donavano agli dèi durante i pellegrinaggi. Milioni di cani, gatti, coccodrilli, ibis, babbuini erano allevati, uccisi, mummificati e venduti. Succedeva anche con i falchi e i rapaci in generale, soprattutto nel culto di Ra, ma ancora non si aveva una chiara dimostrazione archeologica; di certo, l’alto numero di casi non poteva essere spiegato con la caccia e con morti naturali.

L’articolo originale nel Journal of Archaeological Science Vol. 63: “Fatal force-feeding or Gluttonous Gagging? The death of Kestrel SACHM 2575” 

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Diagnosticata appendicite a mummia di bambina

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Source: nydailynews.com

Ancora una volta, le moderne tecnologie mediche cambiano la diagnosi su una mummia. I raggi X, più di 40 anni fa, avevano fatto parlare di tubercolosi per il corpo imbalsamato di una bambina scoperto da Petrie a Illahun nel 1888 e conservato presso il Bolton Museum. Nei giorni scorsi, invece, al St. Mary’s Medical Center di Palm Beach, una squadra di 20 dottori ha attribuito la causa della morte a un’appendicite. Il dott. Kelman, capo radiologo dell’ospedale, ha affermato che la TAC avrebbe mostrato una calcificazione di 4,87 cm di diametro all’appendice, mentre le vertebre lombari mancanti, che erano considerate la prova della TBC, sono state ritrovate all’interno della cassa toracica, evidentemente spostate durante il processo di mummificazione. E’ stata corretta anche l’età della bambina che da 4-9 anni passa a 30-42 mesi.

La mummia, risalente al 30 a.C. – 300 d.C., si trova in Florida perché prestata dal museo britannico, insieme ad altri 200 reperti, al South Florida Science Center and Aquarium per l’esposizione temporanea “Afterlife: Tombs and Treasures of Ancient Egypt”. Sembra, quindi, che lo studio sia stato commissionato come trovata pubblicitaria camuffata.

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Analizzata la mummia della cantante bambina

Source: telegraph.co.uk

Source: telegraph.co.uk

Ancora un’anticipazione da “Ancient Lives: new discoveries”, mostra del British Museum che sarà inaugurata il 22 maggio. Questa volta, dopo “Ginger” di Gebelein, la donna cristiana con tatuaggio, Tamut e l’uomo con una spatola nel cranio, è il turno di Tjayasetimu, giovane cantante morta nell’800 a.C. Grazie alla TAC, si è visto che la mummia appartiene a una bambina più piccola di quello che si pensava: 7 anni invece che 12/13. Le immagini mostrano chiaramente che la piccola era alta solo 1,20 m, 30 cm in meno dell’involucro in cartonnage (nell’immagine a sinistra). Non si conosce il motivo per cui il sarcofago non sia stato realizzato su misura. Ignota anche la causa della morte per la mancanza di segni di traumi violenti o di una lunga malattia. E’ probabile che la bambina sia stata colpita da un male particolarmente veloce come il colera. Si possono notare i capelli lunghi fino alle spalle coperti da un velo e i denti da latte che ancora sono avanti ai decidui nelle gengive.

L’involucro è rimasto dimenticato per decenni nei sotterranei del museo londinese ricoperto da una sostanza oleosa nerastra. Solo negli anni 70, grazie al restauro, è venuto fuori un bellissimo oggetto con decorazioni e testi in cui si legge il nome della defunta e il suo ruolo di “Cantante del Tempio di Amon”. Più precisamente, Tjayasemitu, nonostante la tenera età, ricopriva una posizione molto elevata all’interno del coro templare che, secondo l’analisi stilistica del reperto, doveva trovarsi nel Fayyum. La tipologia dell’involucro è rarissima perché si riscontra in soli tre casi per l’epoca presentando braccia e piedi distintamente realizzati (foto in basso).

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TAC individua feto mummificato di 16 settimane

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Source: dailymail.co.uk

Nel giorno della Festa della Mamma, riporto una notizia che testimonia il forte legame verso i figli che supera anche le tristi barriere della morte.

Ritenuto per oltre 40 anni un falso, un piccolo reperto egizio risalente alla XXVI dinastia (oggi allo Swansea University’s Egypt Centre) si è rivelato più sorprendente del previsto. L’involucro di mummia in cartonnage ha destato sospetti fin dall’acquisizione nel 1971 sia per le dimensioni contenute (solo 52 cm) che per la decorazione dipinta con geroglifici senza significato. Si pensava, infatti, che fosse una riproduzione ottocentesca e per questo il mini-sarcofago era stato analizzato nel 1998 ai raggi X, senza però ottenere risultati. Pochi giorni fa, invece, Paola Griffiths, ricercatrice dell’università gallese, ha definitivamente appurato la sua autenticità con l’uso della TAC. Le immagini mostrano un groviglio di bende di lino che circondano il feto di 10 cm. Il bambino (la corona a bande blu e gialle fa pensare che fosse un maschio) doveva avere tra le 12 e le 16 settimane quando è stato mummificato in posizione fetale con la placenta. Due macchie più scure sono state interpretate come un femore e un amuleto.

http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2624136/The-mummified-FOETUS-Scans-reveal-tiny-ancient-Egyptian-sarcophagus-contains-remains-16-week-old-baby.html

 

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