Articoli con tag: tombe

Ossirinco, scoperte tombe di XXVI dinastia ed epoca romana

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Vi avevo segnalato questa notizia più di un mese fa sulla mia pagina Facebook, ma oggi, con l’annuncio ufficiale del Ministero del Turismo e delle Antichità, è possibile approfondire la scoperta con ulteriori dati e foto. La missione ispano-egiziana diretta da Josep Padró i Parcerisa (Universidad Autónoma de Barcelona) ha individuato 8 tombe a Ossirinco, nei pressi della moderna città di el-Behnasa (160 km a sud-ovest dal Cairo). Le prime 6 risalgono alla XXVI dinastia (664-525 a.C.) e sono composte da blocchi di calcare con una copertura, per la prima volta nel sito, piatta e non a volta. All’interno non è stato trovato niente. Le altre due sepolture sono di epoca romana, ma gli oggetti di corredo scoperti nell’area della Necropoli Alta sono tutti inerenti a un periodo più tardo, quello bizantino, come è evidente dalle croci e dalle monete in bronzo.

Il lavoro del team, interrotto precocemente a marzo a causa dell’emergenza coronavirus, si è concentrato anche nel restauro dell’edificio religioso copto, attorno al quale sono stati individuati diversi elementi architettonici, come frammenti di lesene, cornici e archi decorati con elementi zoomorfi e geometrici.

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Source: MoTA

https://www.oxirrinc.com/

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Scoperte 83 tombe nel Delta orientale

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Source: Ministry of Tourism and Antiquities

A Kom el-Khilgan, sito predinastico della provincia di Daqahlliya nel Delta orientale, gli archeologi egiziani hanno scoperto 83 tombe, per lo più antiche di oltre 5000 anni. La necropoli era stata individuata e scavata già nei primi anni 2000 dall’IFAO, mettendo in luce un’importante fase di transizione verso l’unificazione, almeno culturale, dell’Egitto grazie alla presenza di ceramica della cultura Buto-Maadi, tipica del Nord, e quella meridionale di Naqada III.

84660238_2848669718511993_7513813609521086464_n79 delle nuove tombe scoperte dal team di Sayed Fathi el-Talhawi, direttore generale delle Antichità di Daqahlliya, risalgono proprio al IV millennio e sono composte da fosse ovali scavate nella sabbia con il defunto deposto in posizione fetale, spesso all’interno di casse funerarie in terracotta. Questa particolarità è un unicum per il periodo e l’area ed è solo il secondo caso noto dopo quello individuato a Tell el-Farkha dagli egittologi polacchi. Ad accompagnare i morti c’erano in genere vasi di diverse forme, ma sono stati trovati anche piccoli modellini d’imbarcazione in ceramica, due conchiglie di ostrica e due palette in pietra – una rettangolare e una tonda – con un ciottolo per macinare i minerali da trucco (foto a sinistra, angolo in basso a destra).

Molto più recenti sono invece i resti di forni ed edifici in mattoni crudi risalenti al II Periodo Intermedio (1650-1550 a.C.). Le fondazioni di una di queste strutture si istallano su quattro sepolture, tre di adulti e una di un bambino (foto in basso a sinistra), come da tradizione asiatica che comincia a vedersi in Egitto con gli Hyksos. Tra gli oggetti di corredo spiccano amuleti in oro e pietre semi-preziose come l’ametista (foto in basso a destra).

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Tuna el-Gebel, scoperte altre 16 tombe di sommi sacerdoti di Thot

Un mese particolarmente parco di notizie si chiude con la prima conferenza stampa del neo-accorpato Ministero del Turismo e delle Antichità, durante la quale il ministro Khaled el-Enany e il segretario generale dello SCA Mostafa Waziry hanno annunciato la scoperta di più di 16 tombe di Periodo Tardo a Tuna el-Gebel.

L’area, situata nel governatorato di El-Minya, in Medio Egitto, è ormai protagonista da tre anni di ritrovamenti simili (2017, 2018, 2019) della missione egiziana che aveva già individuato altre sepolture in questa necropoli dedicata alle famiglie dei sacerdoti di Thot vissuti dalla XXVI dinastia (672-525 a.C.) in poi.

Questa volta sono stati scoperti diversi pozzi funerari in cui si trovavano 20 sarcofagi, di cui 5 in calcare (come quello in foto in alto) e altri in legno, accompagnati da oltre 10.000 ushabti in faience, 700 amuleti in faience, oro e pietre semi-preziose, 8 set completi di vasi canopi (7 in alabastro e uno in calcare dipinto), maschere e attrezzi in legno e centinaia di vasi in ceramica

 

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Source: dailynewssegypt.com

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Source: youm7.com

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Source: youm7.com

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Source: youm7.com

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Source: youm7.com

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Individuati per la prima volta due “coni di profumo”

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Source: Amarna Project

Sono tra gli oggetti più peculiari della produzione iconografica dell’antico Egitto, ma, per assurdo, non se ne aveva nemmeno un singolo esemplare tangibile… almeno fino ad oggi: i coni di profumo.

user915_pic1169_1235393309Dalla XVIII dinastia (1550 a.C. circa) fino all’età tolemaica (30 a.C.), nelle rappresentazioni pittoriche su pareti delle tombe, stele o sarcofagi si notano spesso questi caratteristici “copricapo”, di solito bianchi con striature scure a zig zag, sulle teste dei defunti banchettanti, ma anche di ballerine, musiciste e sacerdoti. La mancanza di un riscontro reale da un contesto archeologico, unita al fatto che non si conosce nemmeno la parola adottata dagli Egizi per definire questi oggetti, ha da sempre creato un acceso dibattito tra gli egittologi. Alcuni studiosi, infatti, dubitavano addirittura dell’esistenza concreta dei coni considerandoli un mero espediente iconografico per esprimere una simbologia legata alla sessualità e fertilità, alla rinascita dopo la morte, all’ostentazione di un determinato stato sociale o alla rappresentazione del ba del defunto.

In genere, però – per via dell’analisi iconografica delle scene, in cui spesso i coni sono collegati ai fiori, e di comparazioni con le abitudini di tribù africane moderne – si è sempre ipotizzato che fossero cupolette di grasso misto ad oli o resine che, sciogliendosi per il caldo, avrebbero impregnato i capelli (veri o parrucche) con un profumo gradevole. A sua volta, questa interpretazione prevede anche un possibile riscontro simbolico con l’utilizzo del profumo come paradigma di purificazione del corpo.

Tutti questi dubbi sembrano essere stati fugati l’altro ieri grazie a una pubblicazione su Antiquity di un gruppo di ricerca diretto da Anna Stevens (Monash University in Melbourne, Australia). Recenti esami spettroscopici (XRF e DRIFTS) hanno infatti rivelato la natura di due coni scoperti nel 2010 e nel 2015 in tombe non elitarie delle necropoli, rispettivamente meridionale e settentrionale, di Tell el-Amarna, l’antica capitale di Akhenaton (1347-1332). Il primo è stato scoperto ancora in situ (foto in alto) sulla testa di una donna morta tra i 20 e i 29 anni ed era alto 8 cm e largo 10. Il secondo, invece, si trovava in frammenti in una sepoltura violata dove il corpo del defunto, il cui sesso è inidentificabile, era stato completamente rimestato.

Le analisi hanno mostrato che gli oggetti non erano fatti né di grasso né d’incenso ma in cera, probabilmente d’api, rivestiva da strisce di lino ormai quasi del tutto perdute. Tuttavia non è stato possibile rilevare tracce di profumo, ma questo non vuol dire che non ci sia mai stato. L’interpretazione della funzione dei coni rimane comunque difficile. Il contesto molto povero di semplici fosse scavate nella sabbia esclude necessariamente l’identificazione di status symbol, ma tutte le altre ipotesi restano in piedi. Gli autori dell’articolo pensano che i coni – forse solo modellini – potessero essere sia simboli di rinascita dopo la morte sia, visto l’accostamento ad almeno una donna adulta, un auspicio di fertilità nell’altro mondo.

 

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Nuovo database online delle tombe della Necropoli Tebana

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OLGIS-TN – Online Geographical Information System for the Theban Necropolis

É online un’altra utile risorsa per l’Egittologia, in realtà una versione rivista, aggiornata e implementata di un sito esistente già dal 2006 ma non più disponibile per la relativa chiusura dei server.

Peter A. Piccione e Norman S. Levine (Università di Charleston) hanno (ri)lanciato l’Online Geographical Information System for the Theban Necropolis (OLGIS-TN), database online con informazioni storico-archeologiche sulle tombe non reali di Tebe Ovest, inserito su una mappa georeferenziata dell’intera area. In linea di massima, si ha un’immagine satellitare interattiva di Google Earth su cui sono state posizionate con GPS 734 tombe delle oltre 1700 note nella Necropoli Tebana. Cliccando sul cerchietto relativo, si ottengono i dati più importanti della sepoltura: numero, altitudine, nome del proprietario, datazione, titoli principali, nomi di familiari, bibliografia ecc. In realtà, soprattutto utilizzando il software ArcGIS, si può anche accedere a diversi livelli sovrapposti con mappe storiche georeferenziate utilizzabili anche in loco se dispone di uno strumento con GPS.

Il progetto prevede l’implementazione del database con il censimento di nuove tombe e l’aggiunta di foto degli ipogei.

Link: http://bit.ly/2HX9Els

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Tuna el-Gebel, scoperte due tombe con oltre 40 mummie

Source: egypttoday.com

 

Il sito di Tuna el-Gebel, nel Medio Egitto, continua a riservare sorprese e… mummie.
Dopo gli importanti ritrovamenti effettuati nella stessa area nel 2017 e nel 2018, questa mattina, durante la prima conferenza stampa ufficiale del 2019, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany ha annunciato la scoperta di due nuove tombe che conservavano oltre 40 mummie, tra cui 10 appartenenti a bambini, di epoca tolemaica (332- 30 a.C.).

Gli ipogei si sviluppano attraverso diverse camere scavate nella roccia e almeno 5 pozzi funerari. Sono stati indagati da una missione congiunta dell’università locale di el- Minya e del Supremo Consiglio delle Antichità.

Secondo il direttore della missione Wagdi Ramadan, dallo studio degli oggetti del corredo e dalla lettura delle varie iscrizioni presenti – redatte in geroglifico, demotico, greco e copto – è emersa una frequentazione delle tombe più lunga che va dall’Epoca Tarda (664-332 a.C.) al periodo bizantino (IV-VII sec.). Per questo, i corpi hanno diversi stati di conservazione e tecniche di inumazione: alcuni sono deposti in sarcofagi in pietra calcarea, legno o terracotta, altri semplicemente adagiati sul pavimento in nicchie scavate sulle pareti.

In generale, i cadaveri sono avvolti da bende di lino e, in alcuni casi, conservano ancora porzioni delle coperture in cartonnage dipinto. Tra i reperti ritrovati, ostraka iscritti, frammenti di papiro e vasi in ceramica.

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Qubbet el-Hawa, scoperte 6 tombe di Antico Regno

Source: MoA
Source: MoA

Due anni fa, a chiusura della prima stagione del Qubbet el-Hawa Research Project (University of Birmingham in collaborazione con l’Egypt Exploration Society), era stato individuato un muro in pietra (foto in basso) che faceva presagire la presenza di tombe. E in effetti era così.

Oggi Mostafa Waziry, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità, ha annunciato la scoperta di 6 tombe rupestri risalenti all’Antico Regno nella necropoli di Qubbet el-Hawa, sulla riva occidentale di Assuan. Ad effettuare il ritrovamento il team di Martin Bommas (da poco alla Macquarie University a Sydney) che, tuttavia, si è accorto da subito che le sepolture erano state depredate già in antichità. I muri in mattoni crudi che sigillavano le entrate, infatti, erano stati in parte abbattuti dai tombaroli e all’interno, oltre a diversi vasi, sono stati ritrovati solo un frammento di maschera funeraria e un amuleto in bronzo del dio Khnum. Lo studio della ceramica ha permesso di capire che le tombe sono state riutilizzate fino all’Epoca Tarda.

https://www.ees.ac.uk/qhrp?fbclid=IwAR2GtFFZtz5wjmNRnnU1_zqKUxNmdu_LRMpXi_pzi_Vaikrp_cwfxW9D6T4

Source: MoA
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Oasi di Dakhla, scoperte due tombe di epoca romana

Source: MoA

Le autorità del Ministero delle Antichità hanno annunciato che nell’Oasi di Dakhla, una delle principali aree verdi del Deserto Occidentale (380 km a ovest di Luxor), una missione egiziana ha individuato due tombe risalenti al periodo romano. Il ritrovamento è stato effettuato a Bir Shagala, necropoli della città di Mut, attuale capoluogo della provincia ma centro amministrativo dell’oasi fin dall’Antico Regno. Così come per le altre sepolture scoperte in precedenza, le strutture sono realizzate in mattoni crudi e si compongono di un atrio trasversale e due camere funerarie.

In particolare, alla prima tomba si accede tramite una scalinata di 20 gradini che conduce all’ingresso realizzato in pietra arenaria con un altare in calcare. Da qui si entra nella sala principale, dall’andamento E-O (5,4 x 2,5 m), sulla cui parete settentrionale si aprono i passaggi verso due camere funerarie. Quest’ultime sono collegate a ulteriori due vani, disposti su un piano superiore, in cui sono stati scoperti vasi ceramici, lucerne e resti ossei relativi a diversi individui. Il soffitto, in gran parte crollato, era alto 3,7 m.

Ad est della prima tomba se ne trova una seconda (l’unica di cui, al momento, sono state rilasciate foto). Anche in questo caso una sala trasversale conduce alla camera principale che presenta una nicchia sul fondo e le pareti stuccate con i resti di una scena dipinta che mostra il processo di mummificazione in cui il morto è deposto su un letto a forma di leone fiancheggiato da due sacerdoti o divinità (un parallelo coevo si può trovare nella necropoli alessandrina di Kom el-Shuqafa). Interessante è la commistione tra la tradizione religiosa egizia e lo stile decorativo romano.

Source: MoA
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Alessandria d’Egitto, scoperte tombe di epoca tolemaica

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Source: Luxor Times Magazine

Ancora tombe casualmente scoperte ad Alessandria d’Egitto nel bel mezzo di cantieri edili. Ma, questa volta, non c’è alcuna possibilità di tirare in ballo a sproposito Alessandro Magno perché le sepolture sono piuttosto modeste e mancano sarcofagi. Il ritrovamento, come detto, è stato effettuato durante lo scavo per la realizzazione di un muro inerente agli edifici della ferrovia che passa a el-Zeytoun, nei pressi della stazione centrale della città.

Gli archeologi diretti da Fahima El Nahas hanno così identificato alcune tombe scavate nella roccia risalenti all’epoca tolemaica, ma utilizzate a lungo anche in periodi successivi. La struttura comune prevede una breve scalinata che conduce a una piccola anticamera e alla camera rettangolare su cui si affacciano i loculi, molti dei quali ancora sigillati da uno strato d’intonaco dipinto. Il corredo funebre presenta diversi contenitori ceramici, da anfore a vasi più piccoli, lucerne e ampolle di vetro. Presenti anche i resti ossei dei defunti sepolti che sono comunque stati disturbati già negli anni ’30 del secolo scorso dai lavori di costruzione della ferrovia e poi dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.

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Scoperte tombe greco-romane ad Alessandria d’Egitto

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Source: MoA

Ad Alessandria d’Egitto, archeologi locali hanno scoperto una serie di tombe rupestri risalenti all’epoca greco-romana. Il ritrovamento è stato effettuato nella necropoli di Al-Abd, nella parte orientale della città, più nota per la presenza dei resti di un teatro ellenistico e per le polemiche scaturite tre anni fa in occasione della demolizione di sepolture scavate nel 2013.

Ibrahim Metwally, direttore della missione che lavora nell’area, ha riferito che negli ipogei si trovavano diversi contenitori ceramici e lucerne figurate (vedi foto in basso). Ma il reperto più significativo è una lapide di chiusura (immagine a sinistra)  decorata con un rilievo in gesso dipinto: due lesene inquadrano una facciata di tempio composta da una scalinata d’accesso verso una porta chiusa e due colonne che reggono un architrave a gola egizia con disco solare alato.

 

 

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