Articoli con tag: Tutankhamon

Egitto protagonista al tourismA di Firenze (17 febbraio 2017)

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ph. Nadia Pasqual*

Dal 17 al 19 febbraio, presso il Salone dei Congressi di Firenze, si terrà la terza edizione di tourismA – Salone Internazionale dell’Archeologia. Quest’anno, la manifestazione – ormai appuntamento imperdibile per chi si occupa di turismo, valorizzazione e divulgazione nell’ambito dei beni culturali – avrà come Paese ospite l’Egitto al cui patrimonio storico-archeologico sarà dedicata l’intera mattinata del 17 con il convegno: “Omaggio a Tutankhamon”. L’iniziativa è stata presentata ufficialmente lo scorso lunedì (6 febbraio) nello splendido scenario di Villa Savoia a Roma, sede dell’Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto, alla presenza di Emad Fathy Abdalla, direttore dell’Ente del Turismo Egiziano che ha organizzato la conferenza stampa, l’egittologo Francesco Tiradritti, direttore della Missione Archeologica Italiana a Luxor, e Piero Pruneti, direttore di tourismA e di Archeologia Viva (in foto).

Com’è chiaro dal titolo scelto, il giovane faraone – vera icona dell’antico Egitto nell’immaginario comune – sarà protagonista della prima parte della mattinata con gli interventi dell’egittologa Donatella Avanzo che illustrerà la copia in scala 1:1 della camera funeraria della KV62, visitabile gratuitamente durante tutta la durata del Salone, dell’antropologo Marxiano Melotti e, soprattutto, di Zahi Hawass che dovrebbe portare a Firenze le ultime novità sul controverso caso delle camere nascoste, recentemente ritornato alla ribalta grazie al coinvolgimento di tecnici del Politecnico di Torino per la terza scansione con georadar da effettuare nell’ipogeo. Poi si parlerà dell’influenza egizia nel mondo classico con Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e di alcune missioni archeologiche italiane in Egitto come quelle dell’Università del Salento a Soknopaiou Nesos (Mario Capasso, Paola Davoli) e dell’Università di Pisa a Dra Abu el-Naga, Tebe Ovest (Marilina Betrò).

 

Il programma completo:

  • 8:20
    Proiezione film “Viaggio al Silica Glass: il Vetro delle Stelle” di Alfredo e Angelo Castiglioni
  • 9:00
    Donatella Avanzo
    egittologa e storica dell’arte
    «La mirabile ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon a “tourismA 2017″»
    Presentazione di Tutankhamon e il suo tempo, una storia dinamica di Stefania Mimmo
  • 9:30
    Marxiano Melotti
    antropologo del Mondo antico docente all’Università Niccolò Cusano di Roma
    «Tutankhamon: un’icona mediatica tra archeologia mito e turismo»
  • 10:00
    Zahi Hawass
    egittologo
    «Ultime notizie dalla tomba del faraone bambino»

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  • 11:30
    Paolo Giulierini
    direttore Museo Archeologico Nazionale di Napoli
    «C’è Egitto ed Egitto! La civiltà dei faraoni nel mondo greco e romano»
  • 12:00
    Mario Capasso
    direttore Centro Studi Papirologici – Università del Salento
    Paola Davoli
    docente di Egittologia all’Università del Salento
    «Scavando l’isola del dio coccodrillo nel Fayyum»
  • 12:30
    Marilina Betrò
    docente di Egittologia all’Università di Pisa
    «Storie dal sottosuolo: ultime scoperte a Dra Abu el-Naga nella necropoli dell’antica Tebe»

http://www.tourisma.it/omaggio-a-tutankhamon/

 

*Colgo l’occasione per ringraziare la gentile Nadia Pasqual, marketing & PR per tourismA 2017, per avermi invitato alla conferenza stampa e fornito il materiale per questo articolo.

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Tomba di Nefertiti-Tutankhamon: saranno ricercatori italiani a chiudere il caso?

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Nell’affaire “Tutferiti”, ormai non ci si capisce più niente con comunicati e smentite che si rincorrono da oltre un anno. Così, penso sia necessario un ‘riassunto delle puntate precedenti’ (in ogni caso, potete approfondire ogni passaggio cercando l’articolo relativo sul blog):

  • luglio 2015: l’egittologo Nicholas Reeves sconvolge il mondo dell’archeologia con una pubblicazione in cui afferma che, dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria di Tutankhamon, si nasconderebbero stanze sconosciute appartenenti alla tomba di Nefertiti;
  • agosto 2015: Reeves si reca in Egitto e convince il ministro delle Antichità, Mamdouh el-Damaty, a iniziare nuove studi nella KV62;
  • settembre 2015: una prima indagine preliminare visiva sembra confermare l’ipotesi, quindi si procede con mezzi archeometrici;
  • 4 novembre 2015: tecnici dell’Università del Cairo e dell’HIP.institute, utilizzando una termocamera, individuano anomalie nelle aree interessate;
  • 28 novembre 2015: El-Damaty annuncia che, dopo tre giorni di scansioni con georadar effettuate dal giapponese Hirokatsu Watanabe, tutto farebbe pensare alla presenza di vuoti dietro i due muri;
  • 17 marzo 2016: vengono ufficializzati i dati elaborati delle prospezioni di Watanabe che si dice sicuro al 90% dell’esistenza delle stanze e addirittura di una serie di oggetti metallici e organici; di conseguenza, il ministro del Turismo si avventura in audaci dichiarazioni parlando già di “tesori nascosti”;
  • 1 aprile 2016: dopo una seconda prospezione con georadar, questa volta ad opera di tecnici americani della National Geographic Society, il nuovo ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, a differenza del suo predecessore, non fornisce alcuna informazione rimandando il tutto a una terza scansione prevista per maggio;
  • 8 maggio 2016: durante la Second International Tutankhamun Conference al GEM, el-Damaty, senza entrare nel merito, ammette che i risultati della seconda scansione sono stati inconcludenti e contraddittori, mentre el-Enany rinvia a data da destinarsi il terzo esame;
  • ottobre 2016: i mesi di silenzio sull’argomento vengono rotti da Zahi Hawass, da sempre scettico in merito, che prima annuncia per novembre una nuova prospezione con un georadar russo e poi, invitato alla BMTA di Paestum, sposta la data a dicembre/gennaio.

Ed eccoci finalmente all’attualità. Quando aspettavo novità da Hawass (il 17 febbraio sarà al tourismA di Firenze), esce un articolo de La Stampa con l’intervista a Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino e già protagonista della ricerca che ha confermato l’origine meteoritica del ferro di uno dei pugnali di Tutankhamon. A quanto pare, a dicembre, il Ministero delle Antichità avrebbe affidato a un team italiano la terza serie di scansioni con georadar che dovrebbe dare il verdetto definitivo. Il “Progetto VdR Luxor”, così, vede il coinvolgimento dell’Università di Torino, di alcune aziende private, come la Geostudi Aster di Livorno, e dalla Fondazione Novara Sviluppo. Oltre alle analisi della KV62, l’obiettivo della missione comprenderebbe anche la nuova mappatura geofisica dell’intera Valle dei Re con strumenti che possono sondare il terreno fino a 10 metri di profondità e, probabilmente, con la collaborazione dell’Agenzia Spaziale Italiana per le immagini da satellite. In attesa di partire per l’Egitto, Porcelli ha affermato che ci vorrà una settimana per acquisire i dati e due per interpretarli al meglio e non fantasiosamente – sospetto della squadra – come nei casi precedenti.

A questo punto, sono ancora più curioso di sentire cosa dirà Hawass a Firenze…

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Zahi Hawass: a novembre nuovi esami nella tomba di Tutankhamon

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Source: Getty Images

Dopo il primo grande clamore scatenato dalla tesi di Nicholas Reeves sull’eventuale presenza della sepoltura di Nefertiti nella tomba di Tutankhamon, gli ultimi cinque mesi sono stai caratterizzati da un silenzio assordante. Infatti, con il nuovo ministro delle Antichità  Khaled el-Enany e dopo una seconda serie di esami che sembravano mettere in discussione la precedente sicurezza riguardo a camere nascoste dietro le pareti Nord e Ovest della camera funeraria,  dall’Egitto non è emersa più alcuna novità.

Fino a qualche ora fa, quando Zahi Hawass (chi altri poteva rompere il silenzio!), scavalcando la normale prassi per gli annunci ufficiali del Ministero, ha affermato che, il prossimo novembre, una squadra russa effettuerà ulteriori prospezioni con georadar nella KV62. La notizia è stata data durante un’intervista a “This Morning”, programma TV dell’emittente inglese ITV in cui l’archeologo egiziano è intervenuto per rispondere a domande del presentatore Phillip Schofield in occasione del lancio della miniserie “Tutankhamun”. Che sia la volta buona? In ogni caso, proverò a chiedere maggiori informazioni direttamente ad Hawass durante la sua conferenza del 29 ottobre alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum.

Ecco il video dalla pagina Facebook del programma: https://www.facebook.com/ThisMorning/videos/10154800537497122/ 

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Il tesoro di Tutankhamon sarà spostato al GEM alla fine dell’anno

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Source: english.ahram.org.eg

Dopo oltre 80 anni, il tesoro di Tutankhamon lascerà il Museo Egizio del Cairo. Il ministro El-Enany, infatti, ha annunciato che, alla fine del 2016, tutti gli oggetti del corredo funerario della KV62 saranno trasferiti nel Grand Egyptian Museum di Giza seguendo quei pezzi mai esposti prima – come le decorazioni d’oro dei carri da guerra – che erano già stati spostati per il restauro in attesa dell’inaugurazione definitiva del nuovo museo che viene rimandata ormai da anni e che, per ora, è prevista per il 2018. Tuttavia, questo significherebbe privarsi almeno per un anno di una delle più grandi attrattive turistiche del paese: difficile crederlo…

Ricordo che il GEM sarà – chissà quando – il più grande museo archeologico del mondo con 470 mila m² e 100.000 reperti esposti che comprenderanno anche le due barche solari di Cheope. La posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005.

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Ferro meteoritico nel pugnale di Tutankhamon

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Source: onlinelibrary.wiley.com

Un recente studio attesterebbe l’origine meteoritica del ferro impiegato per uno dei pugnali del corredo funebre di Tutankhamon. Nonostante i titoli sensazionalistici -abbastanza scontati quando c’è di mezzo Tut- che stanno girando da ieri, è già noto l’utilizzo, seppur raro, di questo materiale in Egitto, addirittura dal Predinastico (come testimoniano 9 perline tubolari scoperte nella necropoli di el-Gerzah, oggi al Manchester Museum), ed esiste anche un progetto di studio dedicato (www.ironfromthesky.org). Sullo stesso pugnale in questione si avevano dei sospetti, oggi confermati grazie al lavoro di un’equipe italo-egiziana composta da studiosi del Politecnico di Milano, Università di Pisa, CNR, Politecnico di Torino, Museo Egizio del Cairo, Università di Fayoum, oltre che da tecnici della XGLab di Milano. Tramite spettrofotometria XRF, infatti, è stato possibile conoscere la composizione elementale del ferro della lama che contiene il 10% di nichel e lo 0,6% di cobalto, percentuali tipiche dei meteoriti.

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Source: Griffith Institute, University of Oxford

L’arma, di circa 34 cm, è stata ritrovata tra le bende della mummia, in corrispondenza della coscia destra (vedi immagine a sinistra), ed è conservata presso il Museo Egizio del Cairo (con la fodera: JE 61585A-B). La guaina è d’oro ed è decorata con motivi a piuma da un lato e floreali dall’altro; il manico, invece, è adornato con granulazione d’oro, intarsi in pasta vitrea e un pomello in cristallo di rocca. Appare evidente, quindi, l’importanza data a questa tipologia di ferro che era impiegata solo per oggetti d’alto pregio; infatti, senza la tecnologia sufficiente per la fusione -siamo ancora nell’Età del Bronzo- gli artigiani erano obbligati a una difficile lavorazione forgiando il metallo con uno strumento a percussione fino a creare una sottile lastra che veniva ripiegata.

L’articolo completo è stato pubblicato sull’ultimo numero di Meteoritics & Planetary Science: “The meteoritic origin of Tutankhamun’s iron dagger blade”

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La Factum Arte realizzerà anche la copia della tomba di Seti I

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Source: abc.es

Continua la digitalizzazione delle sepolture della Valle dei Re. Dopo la tomba di Tutankhamon, anche quella di Seti I (KV17) sarà riprodotta prima virtualmente e poi fisicamente con una copia nelle vicinanze della Carter’s House. Il progetto è stato affidato ancora alla Factum Arte, azienda madrilena che ha già realizzato il facsimile della KV62 e che ha dato il via alla grande querelle delle “camere nascoste” fornendo sul web le foto ad alta risoluzione che hanno folgorato Nicholas Reeves. Le scansioni con tecnologia Lucida 3D scanner sono partite all’inizio di maggio e andranno avanti per 6/12 mesi. Un tempo così importante è dovuto dal fatto che, a differenza della piccola tomba di Tut, quella di Seti è la più lunga della Valle con 137 metri di corridoi e stanze completamente ricoperte di pitture. La copia servirà proprio a far apprezzare queste splendide decorazioni ai turisti che, da circa 30 anni, non possono accedere all’ipogeo per motivi di tutela dei pigmenti. E chissà che le immagini virtuali non possano ispirare nuovi studi.

Intanto, lo scorso aprile, i tecnici spagnoli si sono portati avanti con il lavoro, ma a 4000 km di distanza da Luxor, realizzando il rilievo fotogrammetrico del sarcofago di Seti che si trova a Londra, presso il Sir John Soane Museum. La cassa in alabastro fu trasportata nella capitale britannica nel 1824 per ordine del console Henry Salt, pochi anni dopo la scoperta della tomba effettuata dal padovano Giovanni Battista Belzoni (1817).

Il prossimo passo, invece, sarà la scansione della tomba di Nefertari (QV66) già approvata dal Ministero delle Antichità.

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Tomba di Tutankhamon: slitta la terza scansione con il georadar

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Source: travelblog.org

Che l’aria fosse cambiata si era capito già un mese fa quando, durante l’attesissima conferenza stampa sugli esami al georadar nella tomba di Tutankhamon, il nuovo ministro delle Antichità non si era sbottonato molto rimandando risposte certe alla settimana successiva all’ulteriore scansione, prevista per la fine di aprile. Inoltre, la sospetta mancanza d’indiscrezioni in questi giorni è stata confermata ieri dalle parole di El-Enany che ha rassicurato che il progetto andrà avanti ma solo dopo un’approfondita programmazione scientifica che avverrà l’8 maggio durante la seconda conferenza internazionale su Tutankhamon presso il Grand Egyptian Museum (qui il programma completo). Saranno presenti, tra gli altri, l’ex ministro El-Damaty, Nicholas Reeves, l’autore delle prime scansioni Hirokatsu Watanabi e lo scettico Zahi Hawass. Bisognerà aspettare ancora per avere nuove notizie sulle “camere nascoste”…

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Confermato! Ci sono due camere nascoste nella tomba di Tutankhamon!

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Source: National Geographic

Pochi minuti fa, durante una conferenza stampa al Cairo, il ministro delle Antichità Mamdouh El-Damaty ha reso noti i primi risultati preliminari delle scansioni effettuate lo scorso novembre dal prof. Hirokatsu Watanabe nella tomba di Tutankhamon. L’esperto giapponese (nella foto durante gli esami con il ministro e Reeves), dopo aver elaborato i dati in questi mesi, è arrivato a conclusioni che, come previsto, non sono definitive, ma che ormai non lasciano dubbi: dietro le pareti ovest e nord della camera funeraria, ci sono altre due stanze!

El-Damaty, molto più cautamente del ministro del Turismo che aveva già annunciato tesori nascosti, ha parlato di “grandi spazi vuoti” le cui dimensioni andranno misurate con precisione con la prossima tornata di scansioni prevista per la fine di marzo. La cosa più interessante, però, è che il georadar ha evidenziato che entrambe le lacune sono occupate da alcune anomalie, forse riconducibili a oggetti in materiale metallico (W e X nell’immagine in basso) e organico (Y e Z). C’è quindi da aspettarsi ancora qualche novità dalla Valle dei Re…

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Source: Ministry of Antiquities

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Source: Ministry of Antiquities

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Zivie: la nutrice Maya è la sorella di Tutankhamon

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Source: english.ahram.org.eg

Prima di tutto, una precisazione per evitare che qualcuno si ritrovi di fronte a una porta chiusa. In questi giorni, diverse agenzie di stampa egiziane ed estere hanno pubblicato la notizia seconda la quale la tomba di Maya, a Saqqara, sarebbe stata aperta al pubblico per la prima volta dalla sua scoperta. In realtà, ed è perfettamente comprensibile guardando la foto in alto, la struttura non è ancora pronta ad accogliere turisti; la visita ufficiale al sito, compiuta ieri dal ministro El-Damaty, è servita a celebrare la fine della pulizia dei rilievi parietali. La tomba sarà visitabile, ma a data da destinarsi.

Passiamo alla “notizia” vera e propria. Nel 1996, gli archeologi  della Mission archéologique française du Bubasteion (MAFB) diretti da Alain Zivie scoprirono a Saqqara una tomba di XVIII dinastia poi riutilizzata, tra la XXX dinastia al periodo romano, per inumare migliaia di mummie di gatto dedicate alla dea Bastet. Si capì che apparteneva a una donna di nome Maya, nutrice di Tutankhamon (eh sì, quest’anno non riusciamo a liberarcene…). Alcune iscrizioni originali, purtroppo, erano state coperte da quelle aggiunte durante i riutilizzi successivi della sepoltura; ora, però, grazie ai lavori di restauro, è stato possibile leggere un nuovo epiteto della defunta che ha fatto nascere nuove ipotesi. Maya è definita “Grande dell’Harem”, attributo che potrebbe collegarla alla famiglia reale. Zivie si è spinto oltre affermando, addirittura, che Maya potrebbe essere un nome alternativo di Meritaten, figlia di Akhenaton e Nefertiti. Non basta. Dato per assunto che Tutankhamon sia il figlio della coppia amarniana (ma i test del DNA non sono riconosciuti da tutti), di conseguenza, Maya sarebbe anche sua sorella maggiore. Per confermare questa ipotesi, l’egittologo francese  ha trovato, nelle rappresentazioni della nutrice e del “faraone bambino, analogie nei tratti somatici e nei troni su cui sono seduti. Ha aggiunto, inoltre, che nella Tomba Reale di Amarna, sarebbe rappresentata proprio Maya/Meritaten che sorregge il piccolo Tutankhaton durante le celebrazioni funebri per la morte di un’altra principessa, Meketaten (nell’immagine in basso). Altri, però, in mancanza di iscrizioni che attestino i nomi dei personaggi rappresentati, li interpretano come Kiya e Smenkhara. Sembra, quindi, che al momento la teoria lanciata non sia supportata da sufficienti basi e che possa voler sfruttare il clamore mediatico scatenato da Reeves. Inoltre, sembra che non ci sia niente di nuovo visto che lo stesso Zivie, nel 2009, in una pubblicazione intitolata proprio “La Tombe de Maïa: Mère Nourricière du roi Toutânkhamon et Grande du Harem” (pag. 86), parla dello stesso epiteto trovato su un frammento di canopo.

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Source: amarnaproject.com

Il sito della MAFB: http://www.hypogees.org/

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Reeves: la maschera di Tutankhamon era di Nefertiti

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

Ormai  è certo che nella tomba di Tutankhamon ci siano due stanze nascoste, ma a Nicholas Reeves questo non basta e continua imperterrito a pubblicare articoli che proverebbero la sua teoria principale secondo la quale, dietro quei muri, ci sarebbe la sepoltura di Nefertiti. Quest’idea era stata espressa già da tempo, soprattutto in riferimento all’oggetto più famoso proveniente dalla KV62: la maschera funeraria d’oro.

Secondo l’egittologo britannico, infatti, la maschera non sarebbe stata realizzata originariamente per Tutankhamon ma per una donna. Solo in un secondo momento, a causa della morte improvvisa del faraone, l’oggetto sarebbe stato riutilizzato cambiandone in parte i connotati. La stessa cosa sarebbe successa anche con il sarcofago aureo più interno. Finora, però, i suoi ragionamenti si erano fermati su osservazioni tutt’altro che probanti come la diversa composizione dell’oro del nemes (22,5 carati) rispetto a quella del volto (18,4 carati); quest’ultima porzione sarebbe stata sostituita al momento del “riciclo”. Un altro indizio si troverebbe nella presenza di buchi ai lobi delle orecchie, caratteristica molto rara nelle rappresentazioni dei sovrani maschi e, quindi, più adatta a un utilizzo femminile.

Con il recente restauro* della barba posticcia, però, si è prospettata la possibilità di analizzare da vicino la maschera e, da una foto scattata al cartiglio reale (vedi in alto), è arrivata quella che potrebbe essere la prova del nove. Tra i geroglifici del praenomen di Tutankhamon, Neb-Kheperu-Ra (“Ra è signore delle manifestazioni”), si intravedono segni leggeri riconducibili a una precedente iscrizione mantenuta solo in minima parte. Reeves, in collaborazione con specialisti del calibro di Ray Johnson (University of Chicago, Oriental Institute) e Marc Gabolde (Université Paul Valéry – Montpellier III), ha provato a ricostruire la titolatura cancellata per arrivare al nome del vero proprietario. Nel disegno in basso realizzato da Gabolde, si vedono le tracce precedenti in rosso, l’attuale cartiglio in verde e quello originario in arancio: anx-xprw-ra mr(.t) nfr-xprw-ra, “Ankhkheperura amata da Neferkheperura (nome d’intronizzazione di Amenofi IV)”. Il predecessore di Tutankhamon, quindi, sarebbe Ankhkheperura Neferneferuaten, co-reggente di Akhenaton e meglio conosciuta come Nefertiti. Poi, con il passaggio della maschera al “faraone bambino”, il cartiglio sarebbe stato accorciato creando spazio per la formula mAa-xrw, “giusto di voce”.

Immagini e articolo originale nel Journal of Ancient Egyptian Interconnections vol. 7 n°4.

*Il restauro è stato completato e la maschera sarà di nuovo esposta al pubblico il 16 dicembre dopo una conferenza stampa del ministro El-Damaty.

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Source: “The Golden Mask of Ankhkheperure Neferneferuaten”

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