Articoli con tag: Tutankhamon

“Tutankhamon. Misteri e Tesori” (Venezia, 29 ottobre)

Nell’anno del centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon, anche l’Italia avrà il suo evento celebrativo. A Venezia, presso Palazzo Zaguri, si terrà la mostra “Tutankhamon. Misteri e Tesori” che sarà inaugurata il prossimo 29 ottobre, appena in tempo per ricordare i 100 anni dal ritrovamento del primo gradino della KV62 (4 novembre 1922).

Nelle 36 sale dell’edificio trecentesco saranno esposti circa 1000 oggetti. Nonostante l’ambiguità di alcuni primi articoli di testate locali, sembra che non ci saranno pezzi originali ma copie ufficiali realizzate dal Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità. Tuttavia, secondo Mauro Rigoni, amministratore unico di Venice Exhibition Srl, l’azienda che si sta occupando della mostra, bisogna aspettarsi «il più grande evento espositivo temporaneo sul faraone più discusso e famoso della storia egiziana, senza precedenti in Europa».

Oltre alle copie, che arriveranno in Laguna alla fine di settembre, ci sarà una sezione dedicata alla realtà virtuale e aumentata, con ricostruzioni 3d di oggetti e ambienti della tomba. Al momento, però, non è stata comunicata la data di chiusura né sono state fornite altre informazioni.

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A Luxor un convegno internazionale per celebrare i 100 anni dalla scoperta della tomba di Tutankhamon

Nel 2022 verranno celebrati gli anniversari di due avvenimenti fondamentali per la storia dell’Egittologia: i 200 anni dalla decifrazione del geroglifico da parte di Champollion e il centenario della scoperta della Tomba di Tutankhamon. Molti sono gli eventi, tra conferenze e mostre, previsti in tutto il mondo, ma l’attenzione si focalizza ovviamente su ciò che succederà in Egitto.

Per quanto riguarda l’anniversario della scoperta di Carter, al momento non si hanno notizie sulla preannunciata parata che vedrebbe il trasferimento al Grand Egyptian Museum della maschera di Tut e dei restanti oggetti del corredo rimasti nel vecchio Museo Egizio di Piazza Tahrir.

È ufficiale, invece, il convegno internazionale dal titolo “Transcending Eternity: The Centennial Tutankhamun Conference” che si terrà presso il Sonesta St. George Hotel di Luxor dal 4 al 6 novembre 2022, proprio in corrispondenza dei 100 anni dall’individuazione del primo gradino della scala di accesso alla sepoltura (qui la pagina del diario di Carter). Organizzata dall’American Research Center in Egypt in collaborazione con il Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità, il convegno ha come scopo la celebrazione dell’iconico evento e la presentazione dei risultati sulle ultime ricerche su Tutankhamon e la sua tomba. Ci saranno 17 lecture divise tra 5 sezioni dopo l’intervento iniziale di Zahi Hawass: 1. La Scoperta della Tomba (in cui parleranno anche George e Fiona Carnarvon, i discendenti del finanziatore della missione di Carter); 2. Archeometria; 3. Arte; 4. Genealogia, Amministrazione e Riutilizzo and 5. Collezione completa/incompleta.

Per info e programma completo: https://www.arce.org/transcending-eternity-centennial-tutankhamun-conference

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Da dove viene il pugnale in ferro meteoritico di Tutankhamon?

Ormai da qualche anno si leggono sul web titoli clickbait sull’origine extraterrestre di un pugnale trovato nella tomba di Tutankhamon. Ora se ne stanno aggiungendo altri su una presunta provenienza mitannica.

L’arma, lunga circa 34 cm, era posizionata sopra la coscia destra della mummia del giovane faraone (foto in basso). La guaina d’oro è decorata con motivi a piuma da un lato e floreali dall’altro; il manico, invece, è adornato con granulazione d’oro, intarsi in pasta vitrea e un pomello in cristallo di rocca. Ma quello che colpisce in questo caso è il materiale della lama, la cui origine “spaziale” era stata già confermata da uno studio italo-egiziano del 2016. Il regno di Tutankhamon (1332-1323 a.C.), infatti, è collocato nell’Età del Bronzo, quando non esistevano ancora le tecnologie per la fusione del ferro; pertanto, i rari – e alcune volte anche molto più antichi – casi in cui è attestato l’utilizzo di questo metallo in Egitto derivano da una difficile lavorazione di una materia prima proveniente da meteoriti.

Non si sa precisamente come gli artigiani forgiassero il ferro meteoritico, ma i ricercatori giapponesi del Chiba Institute of Technology hanno cercato di trovare una risposta al quesito grazie a un recente studio sul pugnale, pubblicato su Meteoritics & Planetary Science. Grazie ad analisi chimico-fisiche non distruttive, come la spettrofotometria XRF, è stato stabilito che l’oggetto potrebbe essere stato lavorato a bassa temperatura, cioè inferiore ai 950° C.

Inoltre, è stata evidenziata una quantità di nichel tipica delle ottaedriti e che le piccole macchie scure ricche di zolfo sulla lama sarebbero inclusioni di troilite, frequenti ancora una volta nelle meteoriti ferrose. Quindi, confermata la genesi meteoritica del ferro… e qui bisognerebbe fermarsi. L’articolo, però, in un modo un po’ troppo speculativo, va oltre e parla di una provenienza straniera per l’utilizzo dell’intonaco di calce come fissante delle decorazioni dell’elsa; inoltre, si spinge a ipotizzare un’origine mitannica (fra l’altro sbagliando a posizionare il regno in Anatolia). Se è vero che in due lettere (EA 22 I, EA 22 III) che il re dei Mitanni Tushratta inviò al nonno di Tut, Amenofi III, siano menzionati oggetti simili al pugnale tra i doni effettuati in occasione del matrimonio del faraone con la principessa mitannica Tadukhipa, non è possibile definirne una corrispondenza sicura con quello trovato nella KV 62.

L’articolo completo: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/maps.13787

Source: Griffith Institute, University of Oxford
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Reeves torna all’attacco: un nuovo articolo per ribadire che, secondo lui, Nefertiti è sepolta nella tomba di Tutankhamon

Copyright © Nicholas Reeves 2020 | Layout and animation copyright © Peter Gremse ConzeptZone.de 2020

“If the person you are talking to doesn’t appear to be listening, be patient.
It may simply be that he has a small piece of fluff in his ear”

Nicholas Reeves non si arrende e lo fa capire già dalla citazione iniziale del suo nuovo articolo, presa direttamente da Winnie the Pooh. Pochi giorni fa l’egittologo britannico ha pubblicato sulla sua pagina academia.edu la terza parte, forse conclusiva, della serie “The Burial of Nefertiti?”, trilogia che ha sconvolto il mondo dell’egittologia e non solo con l’affaire ribattezzato Tutfertiti.

Nel 2015 Reeves aveva esposto la clamorosa ipotesi secondo la quale Nefertiti, sposa di Akhenaton, sarebbe ancora nascosta in camere sconosciute della tomba di Tutankhamon. Nello specifico – partendo dallo studio della struttura architettonica della sepoltura e del suo contenuto e dall’analisi delle foto ad alta risoluzione delle pitture parietali messe a disposizione dalla Factum Arte – aveva affermato che la KV62 in origine fosse destinata alla regina, ma che poi, vista la morte improvvisa del giovane faraone, sarebbe stata riciclata con parte del suo corredo per Tut. In un primo momento quest’ipotesi sembrò suffragata da esami preliminari e dalle prospezioni con georadar realizzate da tecnici giapponesi che rilevarono la presenza di vuoti dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria.

L’anno successivo, però, una seconda serie di scansioni ad opera di esperti americani della National Geographic Society portò a risultati meno netti, che cominciarono a far serpeggiare qualche dubbio in merito e, di conseguenza, fu necessario richiedere l’intervento di un terzo team per derimere definitivamente la questione. Il compito fu affidato a una squadra italiana diretta da Franco Porcelli (Politecnico di Torino), che nel 2018 escluse categoricamente la presenza di vuoti dietro le pareti della camera funeraria, bocciando quindi la teoria di Reeves.

Faccenda chiusa allora? Neanche per sogno. Reeves ha continuato a rimanere della sua posizione pubblicando un secondo articolo nel 2019, in cui ha aggiunto una particolareggiata valutazione delle decorazioni pittoriche della camera – in cui la figura di Tutankhamon sarebbe stata aggiunta in un secondo momento per coprire quella di Nefertiti – e ha presentato unaa reinterpretazione dei dati della seconda seduta di scansioni. Secondo il geofisico George Ballard, perito esterno scelto proprio per quella serie di esami, le pareti nord e ovest mostrerebbero segni della presenza di muri artificiali diversi dalla roccia pura.

Dopo questa necessaria premessa (trovate tutti gli articoli di approfondimento nei link presenti nel testo), veniamo finalmente al terzo articolo, che comunque non fornisce grosse novità. In generale, vengono riassunte e contestualizzate tutte le informazioni presenti nelle precedenti pubblicazioni. Si ribadisce che Nefertiti avrebbe cambiato nome in Neferneferuaton nella seconda metà del regno di Akhenaton in quanto coreggente del marito e in Smenkhara quando salì al trono da sola. Ad ognuna di queste fasi corrisponderebbe una modifica della planimetria e dell’apparato decorativo della tomba di Nefertiti che avrebbe poi ospitato le spoglie del successore Tutankhamon.

Le prove di questa conclusione sono quelle già illustrate nel 2015 e nel 2019: la pianta anomala della KV62, troppo piccola per essere una tomba della Valle dei Re; linee regolari riconducibili a due aperture nelle pareti nord e ovest; tracce di modifiche nei cartigli e nelle figure ritratte sui muri; un diverso trattamento delle superfici imputato al passaggio dalla roccia a una struttura muraria artificiale.

L’unica vera novità è la proposta di un’ulteriore camera nascosta posta, per esclusione, dietro la parete sud della camera funeraria. Ma questa volta a suffragare l’ipotesi è il solo fatto che mancherebbe un ambiente a Tesoro, Annesso e l’eventuale camera dietro la parete ovest per rispettare le tradizionali quattro stanze-magazzino delle tombe di XVIII dinastia. Oggettivamente un po’ poco, pur tenendo conto che sulla parete meridionale la nicchia che conteneva il mattone magico è più alta delle altre per, secondo Reeves, lasciar spazio alla porta sigillata sottostante. Anche le sovrapposizioni dei volti ritratti nelle pitture con i profili di statue o busti ritraenti Nefertiti e Tutankhamon sembrano forzate.

A corredo di ogni paragrafo ci sono link a 5 video su YouTube (1, 2, 3, 4, 5), in cui i dati vengono illustrati tramite ricostruzioni virtuali del graphic designer Peter Greemse. Ma ciò che mi ha colpito di più dell’articolo è la parte finale in cui Reeves risponde a Porcelli, quasi prendendola sul personale, con una veemenza che giustifica il titolo clickbait di questo post. Del professore, e per estenzione di tutto il suo team, vengono criticati l’approccio macchiato da aspettative preconcette, l’eccessiva sicurezza iniziale e la fiducia incondizionata negli strumenti utilizzati. L’effettiva mancanza di vuoti rilevata dalla terza serie di scansioni al georadar sarebbe spiegata, anche da Ballard, semplicemente con riempimenti di macerie compattate. Così i risultati degli italiani, secondo Reeves, sarebbero tutt’altro che definitivi ma, al contrario, “terribilmente sopravvalutati”.

L’attacco è sicuramente duro, diretto, volto a mettere in dubbio l’infallibilità dello studio effettuato e dei mezzi scientifici adottati; atteggiamento che, però, non ho notato quando i risultati giapponesi confermavano l’ipotesi di Reeves. Restano comunque molte suggestioni e la faccenda ancora da chiarire delle altre due anomalie rilevate nei pressi della KV62; quindi sono sicuro che l’affaire Tutfertiti non finisca qui.

https://www.academia.edu/44309046/The_Tomb_of_Tutankhamun_KV_62_Supplementary_Notes_The_Burial_of_Nefertiti_III_2020_

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“Tutankhamon, viaggio verso l’eternità” (Firenze, Palazzo Medici Riccardi)

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Da qualche anno il Ministero delle Antichità (oggi anche del Turismo) ha istituito un dipartimento interamente dedicato alla realizzazione di copie a grandezza naturale di famosi reperti egizi da prestare/vendere all’estero. Oltre al mero guadagno diretto, il progetto è stato pensato per invogliare turisti stranieri a visitare l’Egitto per vedere gli originali. In genere, infatti, questi pezzi sono usati per esposizioni pubbliche, ma in realtà anche voi, volendo, potreste acquistare il facsimile di un sarcofago da mettere in salotto. Inutile aggiungere che gli oggetti più gettonati siano quelli del corredo di Tutankhamon.

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Non è un caso che sia stata realizzata una mostra dedicata al giovane faraone che è passata per gli USA, l’America del Sud e alcune capitali d’Europa ed ora rimarrà per due anni in Italia toccando diverse città, a partire da Firenze. “Tutankhamon, viaggio verso l’eternità” è stata da poco inaugurata presso Palazzo Medici Riccardi e io sono andato a visitarla la settimana scorsa. La mostra, a cura di Maria Cristina Guidotti (già curatrice della sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Firenze) e Pasquale Barile (History Lab), unisce oltre 100 copie ufficiali di reperti per lo più provenienti dalla tomba di Tutankhamon, veri pezzi del MAF e la ricostruzione in realtà virtuale immersiva della KV62.

Ad accompagnare la visita c’è Howard Carter stesso che, impersonato da un attore, racconta la storia della scoperta e approfondisce gli argomenti trattati in postazioni video disseminate lungo il percorso (foto a sinistra). Una versione più grande del vero di Selkis (l’originale “abbraccia” con altre tre dee tutelari il naos in legno dorato che conteneva la cassa canopica) vi accoglie a braccia aperte prima di passare a una sala dedicata ai predecessori di Tut in cui ci sono copie di oggetti di Yuya e Tuia (forse i bisnonni), del possibile padre Akhenaton e di Nefertiti. Poi si arriva finalmente al momento della celebre apertura della tomba, con la riproduzione della porta da cui sbirciare le “cose meravigliose” contenute nell’Anticamera (foto in basso).

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Molti degli oggetti dell’Anticamera – come uno dei carri, un letto funerario, la cassa con scene di caccia e guerra, il bellissimo trono dorato – sono esposti nelle due sale successive. Le statue dei due guardiani poi custodiscono l’entrata della riproduzione 1:1 della Camera funeraria dove al centro si trova la cassa in diorite che contiene il sarcofago antropomorfe esterno e una voce narrante spiega le diverse scene ritratte sulle pareti che vengono di volta in volta illuminate da un occhio di bue.

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Da qui si passa all’ultima parte della sezione delle copie in cui sono collocati gli oggetti più famosi trovati nella Camera funeraria e nel cosiddetto Tesoro.

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Ci sono ovviamente i due sarcofagi antropomorfi restanti, l’iconica maschera funeraria (a destra), la cassa canopica con il suo già citato naos dorato, lo scrigno di Anubi, statuette di divinità, modellini di barche, gioielli e perfino la mummia di Tutankhamon.

Le ultime tre sale servono a mostrare un generico contesto funerario grazie ai veri reperti prestati dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Si possono ammirare stele, amuleti, scarabei, ushabti, statuine, vasetti, tessuti, una mummia di epoca romana e il sarcofago di Padihorpakhered, restaurato per l’occasione e mai esposto fino ad ora. Inoltre ci sono manichini di sacerdoti che riproducono il momento della mummificazione – con tanto di defunto immerso nel natron – e una ricostruzione di Tutankhamon con tutti i suoi problemi fisici (ma uno strano viso d’anziano).

L’esposizione si conclude con un’area dotata di diverse postazioni con visori VR e controller che vi permetteranno di esplorare la tomba in 3D ancora zeppa di oggetti. Ma non mi dilungo nella descrizione e vi rimando alla recensione dell’esperienza che avevo già vissuto lo scorso anno in occasione del tourismA 2019.

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In tanti in questi giorni mi hanno chiesto se valga la pena visitare la mostra e la mia risposta è affermativa, seppur con qualche considerazione da fare. Ho avuto la fortuna di vedere i veri reperti del corredo di Tutankhamon  nel Museo Egizio del Cairo e copie ufficiali nel bookshop del museo cairota e all’Accademia d’Egitto a Roma che, seppur realizzate – non sempre – con dovizia di particolari e scrupolosa attenzione, ovviamente non possono reggere il paragone con veri capolavori della produzione artigianale egiziana. Però devo ammettere di aver trovato i facsimile fiorentini meno plasticosi di quelli di Roma; inoltre possono essere considerati un buon palliativo per chi non abbia la possibilità di andare in Egitto. Ho apprezzato alcuni accorgimenti, come l’aver realizzato un secondo foro ad altezza bambino nella porta dell’Anticamera o la disposizione “a matrioska” della cassa canopica che permette di vederne il contenuto. Non mi esprimo invece sulle didascalie provvisorie che, secondo i responsabili, sarebbero state sostituite a breve con versioni corrette e definitive, con testi dedicati ai più piccoli. Avrei però utilizzato più foto – che comunque sono presenti – del fotografo della missione della KV62, Harry Burton, e magari esposto pagine del diario di Carter con la descrizione dei reperti e delle tappe della campagna di scavo.

Infine, consiglio assolutamente di provare la ricostruzione 3D che ha un biglietto a parte, ma che permette di indossare i panni di chi, ormai quasi 100 anni fa, trovò stanze piene zeppe di meraviglie.

TUTANKHAMON | Viaggio verso l’eternità

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Richiuso il grande sarcofago in quarzite di Tutankhamon

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Source: MoA

Dopo il trasferimento al Grand Egyptian Museum del sarcofago antropoide esterno, nella camera funeraria di Tutankhamon era rimasto vuoto l’enorme sarcofago in quarzite che lo conteneva. Così, le autorità egiziane hanno deciso di richiuderlo riposizionando il pesante coperchio che da quasi un secolo era poggiato a terra, da quando, il 24 febbraio 1924, era stato fatto sollevare da Howard Carter.

Ieri, a margine della visita alla missione di el-Asasif, il ministro delle Antichità Khaled el-Enany e Mostafa Waziry, segretario generale dello SCA, si sono recati nella KV62 proprio per ispezionare la conclusione dei lavori di chiusura del sarcofago. La netta frattura che divide a metà il coperchio, come si vede dalla foto originale di Harry Burton (vedi in basso), non è nuova, anzi risale alla deposizione di Tutankhamon perché trovata già riparata con del gesso dipinto dello stesso colore della quarzite.

Ancora non chiaro è invece il destino della mummia del faraone, ancora esposta in una teca nella tomba, ma che potrebbe essere spostata nel Grand Egyptian Museum insieme a tutto il corredo. La decisione verrà presa durante il XII International Congress of Egyptologists che si terrà al Cairo dal 3 all’8 novembre 2019.

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Source: MoA

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Reeves non si arrende: “Nella tomba di Tutankhamon era sepolta Nefertiti”

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Source: highres.factum-arte.org/Tutankhamun/

Nonostante sia stato fatto fuori dal progetto di ricerca da lui iniziato, ostracizzato dall’attuale direzione del Ministero delle Antichità e smentito dall’ultima serie di scansioni con il georadar nella KV62, Nicholas Reeves non si arrende, anzi rilancia: la tomba di Tutankhamon era stata pensata per seppellire Nefertiti e nasconde ambienti ancora sconosciuti.

Nella sua ultima pubblicazione, scritta il 13 luglio 2019, “The decorated north wall in the tomb of Tutankhamun (KV62) – The burial of Nefertiti? II”, l’egittologo britannico rivisita l’articolo originario del 2015 che scatenò la querelle “Tutferiti” e aggiunge nuovi dati a favore della sua tesi, concentrandosi sull’analisi della decorazione della parete settentrionale della camera funeraria. Inoltre, si avvale anche delle valutazioni del geofisico che era stato scelto come consulente esterno durante la seconda seduta di scansioni.

Secondo quanto riporato nel testo, il corpo di Tutankhamon sarebbe stato collocato in una stanza secondaria dell’ultima dimora di Nefertiti, prima diventata co-reggente e poi, alla morte del marito Akhenaton, faraone vero e proprio con il nome di Ankhkheperura Smenkhkara-Djeser-Kheperu. La decorazione della camera, quindi, sarebbe stata modificata per accogliere le spoglie del nuovo re.

Reeves, già nel 2015, osservando le scansioni ad alta risoluzione della Factum Arte, aveva notato delle differenze tra le pitture della parete nord (quella che nasconderebbe l’accesso al resto della tomba) e quelle degli altri muri, rilevando due fasi realizzative: una prima tardo-amarniana con figure disegnate con canone a griglia di 20 quadrati su fondo bianco; una seconda post-amarniana con griglie a 18 quadrati e fondo giallo. Quindi, in origine, la stanza avrebbe avuto una sola parete dipinta, quella nord, che poi sarebbe stata aggiornata per il nuovo proprietario aggiungendo un fondo giallo, cambiando figure, cartigli e parte dei testi e procedendo con la decorazione delle pareti sud, ovest ed est.

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Source: highres.factum-arte.org/Tutankhamun/ (modificato da @djedmedu)

Per avvalorare la sua ipotesi, Reeves entra nel particolare e analizza le tre scene della parete nord. Nella prima, quella a destra, il nuovo faraone Ay compie il rito dell’apertura della bocca sulla mummia di Tutankhamon, suo predecessore. Il volto di Ay, che doveva avere già un’età avanzata, sembra invece più giovane di quello di Tut, morto intorno ai 18 anni. Ay non è raffigurato maturo come nella sua tomba ad Amarna (TA25), ma presenta la tipica pinguedine (1 nella figura in alto) del sottomento che caratterizza le altre immagini di Tutankhamon. Quest’ultimo qui ha viso snello, mento appuntito, piega all’angolo della bocca (2), corpo allungato e gambe corte, tutte peculiarità femminili delle rappresentazioni tardo-amarniane di Nefertiti. Anche il cartiglio di Ay sarebbe stato alterato: s’intravedrebbero infatti tracce del segno “i” di Imn (3), l’ultima parte del nome del ‘faraone bambino’ che, per motivi di rispetto per il dio Amon, andava scritta per prima.

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Source: highres.factum-arte.org/Tutankhamun/ (modificato da @djedmedu)

Nella seconda scena, quella al centro, Tutankhamon, accolto nell’aldilà dalla dea Nut, sembrerebbe essere stato rappresentato con due metri di proporzione: un canone amarniano per le gambe e uno post-amarniano per busto e testa che, per questo, è troppo grande rispetto alle altre. Secondo Reeves, quindi, la parte superiore della figura sarebbe stata ridipinta. Inoltre, le strane frange del suo gonnellino (4) sono compatibili con la tipologia di veste femminile di regine e altre donne della corte di Akhenaton che, in questo caso, sarebbe stata coperta con il fondo giallo (5).

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Source: highres.factum-arte.org/Tutankhamun/ (modif. da @djedmedu)

Nell’ultima scena, quella a sinistra, Tutankhamon e il suo ka si mostrano a Osiride che, secondo Reeves, sarebbe stato ristretto in un secondo momento (8) per far posto alla figura del faraone. Il numero di pieghe del gonnellino bianco di Tut coincide con quello di personaggi presenti sulle altre pareti, quindi dipinti nella seconda fase. In quella originaria, invece, ci sarebbe stata solo una figura femminile, Nefertiti, al cospetto di Osiride, perché la parrucca tripartita (6) del Ka è utilizzata spesso per le donne d’alto rango in epoca amarniana. Solo dopo sarebbe stata nascosta la veste e aggiunto l’attributo del ka sulla testa (7).

In aggiunta alle osservazioni stilistiche iconografie, ci sarebbero incongruenze anche nella disposizione del testo che, oltre ad avere tracce di cartigli modificati, non è sempre sulla stessa linea. Quindi, Reeves è sempre più convinto che il progetto iniziale della KV62, pensato per Nefertiti, prevedesse una struttura più canonica con un corridoio ad L (figura in basso) in cui Anticamera e Camera funeraria erano unite. Solo dopo la morte improvvisa di Tutankhamon, si sarebbe deciso di chiudere una parte della tomba e modificare il resto rimasto accessibile scavando nuovi spazi per allargare le due stanze e aggiungere Anesso e Tesoro.

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Reeves N., The burial of Nefertiti? II, p. 58, Fig. 33

L’articolo è corredato da una revisione dei risultati delle tre tornate di analisi al georadar (1, 2, 3) di George Ballard, geofisico del GB Geotechnics Group che era stato interpellato nel 2016 dalla National Geographic per dare una valutazione indipendente ai dati acquisiti durante la seconda serie di scansioni. Premetto, come sempre, che non essendo un esperto della materia mi limito solo a riportare quanto letto senza dare giudizi.

La relazione di Ballard indicava prove consistenti che il muro settentrionale della camera funeraria, nella parte est, non fosse composto di solido calcare naturale, come nella porzione occidentale, ma di elementi separati di varia grandezza. Lo stesso ragionamento sarebbe valso anche per la parte terminale nord del muro occidentale. Quindi, secondo il geofisico, ci sarebbero dati sufficienti a provare l’esistenza di due pareti artificiali, costruite con pietre di calcare di diversi formati, che avrebbero obbliterato due possibili porte. In particolare, nell’ipotizzato corridoio chiuso dalla parete nord, il non rilevamento di un vuoto sarebbe spiegabile con la presenza di macerie che ostruirebbero il passaggio. Questi frammenti di calcare sarebbero il prodotto dello scavo della nuova stanza funeraria, poi spinti indietro e arginati con una sorta di muretto di sostruzione poi foderato e coperto con quello nuovo dipinto. La natura stessa di questi scarti in calcare fornirebbe quindi alcune risposte agli impulsi degli strumenti simili a quelle del banco di roccia naturale.

Ballard parla anche delle due anomalie individuate nelle vicinanze della KV62 dal team italiano, utilizzandole come ulteriori dati per avvalorare la sua ipotesi. Nonostante la squadra diretta dal prof. Porcelli abbia affermato che non ci sono prove dirette che i vuoti siano collegati alla tomba di Tutankhamon, Ballard è convinto invece che appartengano alla stessa struttura e critica soprattutto l’interpretazione come frattura naturale di un’anomalia individuata dietro la parete nord.

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Questa pubblicazione crea ancora più attesa alla luce della nuova serie di scansioni nell’area della tomba di Tutankhamon portata avanti alla fine di giugno dall’ex ministro delle Antichità Mamdouh el-Damaty, grande sostenitore dell’ipotesi di Reeves prima che fosse destituito dalla sua carica. Voci ufficiose hanno parlato della presentazione dei risultati dopo due mesi, quindi non ci resta che aspettare la fine di agosto. Inshallah.

https://www.academia.edu/39903971/The_Decorated_North_Wall_in_the_Tomb_of_Tutankhamun_KV_62_The_Burial_of_Nefertiti_II_2019_?

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Iniziato il restauro del sarcofago esterno di Tutankhamon

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Source: MoA

Dopo oltre 95 anni dalla sua scoperta, uno degli ultimi oggetti del corredo funerario di Tutankhamon rimasti ancora in situ ha lasciato la Valle dei Re per essere trasportato nei laboratori del Grand Egyptian Museum. Era infatti il 12 febbraio 1924, quando gli operai di Howard Carter sollevarono il pesante coperchio della grande bara in quarzite che occupa buona parte della camera funeraria e misero in luce il sarcofago esterno in legno dorato (Carter n. 253) portato al Cairo nei giorni scorsi. Il sarcofago, a sua volta aperto il 13 ottobre 1925, era solo il primo di tre casse antropoidi che rappresentano il faraone defunto in forma osiriaca e che contenevano la mummia di Tutankhamon, per ora lasciata nella KV 62.

Il trasporto è stato effettuato il 12 luglio, sotto la scorta della Polizia Turistica e delle Antichità e utilizzando uno speciale sistema anti-vibrazioni e con controllo di temperatura e umidità. Già a un primo esame preliminare, è emerso un cattivo stato di conservazione dell’oggetto con diverse fratture e parti staccate della superficie dorata dell’intonaco esterno, tamponate momentaneamente già nella tomba dai restauratori del Ministero delle Antichità. Infatti, secondo Eissa Zidan, responsabile del dipartimento di Primo intervento di restauro e Trasporto dei reperti, il 30% del sarcofago sarebbe danneggiato. Una volta al GEM, è stata portata avanti una settimana di quarantena e dal 22 luglio il reperto è sotto una tenda isolante (foto in basso) per le procedure di fumigazione atte a sterilizzare e a eliminare l’eventuale presenza di insetti, funghi e muffe.

Ieri il ministro Khaled el-Enany ha presentato alla stampa la successiva fase di restauro che, in 8 mesi, porterà il sarcofago ad essere pronto per l’esposizione nel nuovo museo che dovrebbe aprire parzialmente nella primavera del 2020 e definitivamente nel 2022, in occasione del centenario dalla scoperta della tomba di Tutankhamon. Prima di tutto, si effettueranno esami non invasivi per definire lo stato dei materiali e scegliere le strategie più adatte. Poi si procederà con la pulizia delle superfici e la ricollocazione dei frammenti staccati.

Il sarcofago sarà esposto presso il GEM insieme ai due che erano nel Museo Egizio del Cairo di Piazza Tahrir e ai 5398 oggetti del corredo funerario di Tutankhamon, di cui 4500 sono già stati trasferiti nella nuova sede.

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Source: MoA

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Venduta all’asta per 4 milioni di sterline la testa di Tutankhamon

A nulla sono servite le proteste dell’Egitto: la testa in quarzite di Tutankhamon in forma di Amon è stata da poco battuta per 4 milioni di sterline (poco meno di 4,5 milioni di euro) durante l’asta speciale di Christie’s a Londra. La cifra raggiunge 4.746.250 £ (5289779,34 €) con le spese accessorie. Ancora sconosciuto l’acquirente. Nella stessa occasione è stata venduta anche una testa in granito di Amenofi III per 550.000 £.

https://www.christies.com/lotfinder/ancient-art-antiquities/an-egyptian-brown-quartzite-head-of-the-6217589-details.aspx?from=salesummery&intobjectid=6217589&sid=ff6754c4-5100-4551-aed6-381aea7d8157

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Riprendono le ricerche di camere nascoste nella Valle dei Re?

Ph. Mattia Mancini

The NeverEnding Story…

Nemmeno un mese fa vi facevo una summa dei risultati delle ultime prospezioni geofisiche nell’area della Tomba di Tutankhamon, ma pare che serva già un aggiornamento. Infatti, indiscrezioni riportate negli ultimi giorni da alcuni giornali egiziani online (link 1, 2, 3, 4) parlano della ripresa della ricerca nella Valle dei Re per confermare o smentire le anomalie (camere ancora sconosciute?) individuate nei pressi della KV62 dalla missione italiana del prof. Porcelli.

Nella più totale segretezza e senza i soliti proclami mediatici a cui siamo ormai abituati, sembra che tra domenica e martedì siano stati effettuati nuovi esami con georadar (foto in basso) i cui dati dovrebbero essere processati in circa due mesi. Il nuovo team incaricato sarebbe diretto da Mamdouh el-Damaty, ministro delle Antichità all’inizio della vicenda e grande sostenitore delle tesi di Nicholas Reeves, e comprenderebbe ricercatori della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Ain Shams e tecnici della società inglese Terravision Center che aveva già collaborato con il team italiano.

Niente è stato ancora confermato ufficialmente, quindi prendete tutto con il beneficio del dubbio; in ogni caso, vi avvertirò appena avrò novità.

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Foto Ahmed Galal

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