Articoli con tag: Tutankhamun

Venduta all’asta per 4 milioni di sterline la testa di Tutankhamon

A nulla sono servite le proteste dell’Egitto: la testa in quarzite di Tutankhamon in forma di Amon è stata da poco battuta per 4 milioni di sterline (poco meno di 4,5 milioni di euro) durante l’asta speciale di Christie’s a Londra. La cifra raggiunge 4.746.250 £ (5289779,34 €) con le spese accessorie. Ancora sconosciuto l’acquirente. Nella stessa occasione è stata venduta anche una testa in granito di Amenofi III per 550.000 £.

https://www.christies.com/lotfinder/ancient-art-antiquities/an-egyptian-brown-quartzite-head-of-the-6217589-details.aspx?from=salesummery&intobjectid=6217589&sid=ff6754c4-5100-4551-aed6-381aea7d8157

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Riprendono le ricerche di camere nascoste nella Valle dei Re?

Ph. Mattia Mancini

The NeverEnding Story…

Nemmeno un mese fa vi facevo una summa dei risultati delle ultime prospezioni geofisiche nell’area della Tomba di Tutankhamon, ma pare che serva già un aggiornamento. Infatti, indiscrezioni riportate negli ultimi giorni da alcuni giornali egiziani online (link 1, 2, 3, 4) parlano della ripresa della ricerca nella Valle dei Re per confermare o smentire le anomalie (camere ancora sconosciute?) individuate nei pressi della KV62 dalla missione italiana del prof. Porcelli.

Nella più totale segretezza e senza i soliti proclami mediatici a cui siamo ormai abituati, sembra che tra domenica e martedì siano stati effettuati nuovi esami con georadar (foto in basso) i cui dati dovrebbero essere processati in circa due mesi. Il nuovo team incaricato sarebbe diretto da Mamdouh el-Damaty, ministro delle Antichità all’inizio della vicenda e grande sostenitore delle tesi di Nicholas Reeves, e comprenderebbe ricercatori della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Ain Shams e tecnici della società inglese Terravision Center che aveva già collaborato con il team italiano.

Niente è stato ancora confermato ufficialmente, quindi prendete tutto con il beneficio del dubbio; in ogni caso, vi avvertirò appena avrò novità.

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Foto Ahmed Galal

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L’Egitto si oppone alla vendita all’asta di una testa di Tutankhamon

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Source: Christie’s

Il prossimo 4 luglio, Christie’s metterà all’asta a Lodra un frammento di statua di Tutankhamon che potrebbe superare i 4,5 milioni di euro. Ma le autorità egiziane si oppongono e chiedono la restituzione del reperto. Tutti i particolari nel mio articolo per National Geographic:

http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2019/06/14/news/testa_di_tutankhamon_all_asta_per_4_5_milioni_di_euro_l_egitto_chiede_la_restituzione-4447929/

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Camere nascoste nella/vicino la tomba di Tutankhamon: facciamo chiarezza

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Kenneth Garrett, National Geographic

Ultimamente, a causa di alcuni articoli diventati abbastanza virali sul web, sono tornate alla ribalta le celeberrime camere nascoste nella Tomba di Tutankhamon. Sapete bene che la questione è stata definitivamente chiusa nel maggio del 2018 con la terza serie di scansioni con georadar, ma la notizia riportata nei succitati articoli è un’altra: la possibile presenza di possibili vuoti nei pressi della KV62.

In realtà, anche in questo caso non c’è niente di nuovo perché il rilevamento di anomalie geofisiche nelle immediate vicinanze della tomba di Tutankhamon risale al 2017 ed è il frutto del lavoro dello stesso team italiano che ha bocciato la tesi di Nicholas Reeves. Diretto dal prof. Franco Porcelli (Politecnico di Torino), in collaborazione con esperti di Università di Torino, 3DGeoimaging di Torino, Geostudi Astier di Livorno, l’inglese Terravision e, per la consulenza egittologica, Centro Archeologico Italiano al Cairo (Istituto Italiano di Cultura), il “Progetto VdR Luxor”, mirato all’intera mappatura geofisica della Valle dei Re, era partito proprio dall’indagine della tomba più famosa d’Egitto. In quest’ottica, era stata usata la tomografia di resistività elettrica (ERT) sulla superficie esterna come metodo diagnostico complementare al georadar nella camera funeraria ed erano stati acquisiti dati interessanti.

Io ve ne avevo già parlato l’anno scorso (potete comunque leggere l’articolo scientifico pubblicato sul Journal of Cultural Heritage) e poi ho avuto la fortuna di approfondire il discorso direttamente con Porcelli durante l’incontro che ho mediato alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto. Ma, vista la recente attenzione ri-scoppiata e la gentilezza del professore che mi ha inviato l’ultima pubblicazione del suo team, vale la pena far chiarezza una volta per tutte.

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Fischanger F. et al., Geophysical anomalies detected by electrical resistivity tomography in the area surrounding Tutankhamun’s tomb, in JCH 36 (2019), fig. 2, p. 65

La ricerca con ERT è stata effettuata nel maggio del 2017 in un’area che comprende il piazzale di fronte gli ingressi delle tombe di Tutankhamon e di Ramesse V e Ramesse VI (KV9), la collina in cui sono state scavate le due sepolture (foto in alto) e parte del canyon che porta alla tomba di Merenptah (KV8). In un complesso mix di depositi alluvionali naturali e rimaneggiamenti antropici dovuti a secoli di scavi, sono emerse due anomalie che potrebbero avere importanti risvolti archeologici (immagine in basso). L’Anomalia 1, di circa 5 x 8 metri, si trova a una profondità di 6 metri sotto la collina, a 12 metri dal muro nord della camera funeraria di Tut. Le dimensioni e i valori di resistività portano a pensare che si tratti di un vuoto di origine umana in un’area mai interessata da scavi archeologici, vicino alla KV62 ma – importante sottolinearlo – non direttamente connesso. L’Anomalia 2, invece, è più difficile da inquadrare: ha una forma di ellisse allungata di 15 x 4 m a una profondità di 5 metri sotto il piazzale ai piedi della collina, in una zona quindi già scavata. Questi esami ovviamente non sono sufficienti a tirare conclusioni definitive, per questo la squadra è tornata a Luxor nell’autunno del 2018 per nuove prospezioni.

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Ivi, fig. 8, p. 69

Tornando invece alla terza serie di scansioni con georadar nella tomba di Tutankhamon, ho potuto leggere la pubblicazione dello studio – ancora in fase di stampa (una versione digitale è consultabile qui: Sambuelli L. et al., The third KV62 radar scan: Searching for hidden chambers adjacent to Tutankhamun’s tomb, in JCH, in press) – gentilmente inviatami dal prof. Porcelli.

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Kenneth Garrett, National Geographic

Chiamato a dare un’opinione definitiva dopo le discordanti campagne giapponesi e americane, il team italiano ha realizzato nel febbraio 2018 una serie di scansioni con tre tipologie di frequenza, così da poter avere un numero maggiore di dati da incrociare: basse (15-200 MHz), medie (600-900 MHz) e alte (1500-3000 MHz). Dopo la calibrazione degli strumenti su vuoti noti (Annesso e Tesoro), si è passati alle misurazioni verso le pareti nord e ovest della camera funeraria che, secondo Reeves, avrebbero nascosto l’accesso a ulteriori vani. Le autorità egiziane non hanno permesso che i georadar fossero poggiati direttamente sulle superfici dipinte, quindi sono stati posizionati a 5-10 cm dai muri. I risultati li conoscete già, ma entriamo nel dettaglio.

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Sambuelli et al. 2019, Fig. 3

Le misurazioni fatte ad alte frequenze non hanno rilevato discontinuità sul piano verticale tra la roccia naturale e le ipotetiche porte tamponate in muratura. Quelle a media e bassa frequenza, invece, hanno avuto una risposta omogenea per 3 o 4 metri di profondità. Tradotto: non ci sono stanze né altri tipi di vuoti. Le uniche anomalie riscontrate sono state una frattura naturale (C nell’immagine in basso) due metri dietro la parete nord e un antico appianamento della stessa (A) che era già conosciuto dagli egittologi.

Ma allora cosa aveva visto Watanabe nel novembre del 2015? Non dovevano esserci una camera e un corridoio, con addirittura tracce di oggetti in legno e metallo? A quanto pare, i risultati della prima scansione sono stati fuorviati da “segnali fantasma”. Per prima cosa, lo spazio tra antenna e muro ha abbassato l’accuratezza di misurazione della posizione. Ma la vera causa dell’errore starebbe nelle diverse proprietà elettromagnetiche dell’intonaco dipinto rispetto a quelle della roccia calcarea. Contenente umidità e materiale organico (paglia), il supporto delle pitture è molto probabilmente in grado di condurre elettricità provocando così il fenomemo fisico della guida d’onda. Infatti, solo una parte delle onde elettromagnetiche emesse dallo scanner ha attraversato la roccia; molte altre sono scivolate lungo l’intonaco e, viste anche le ridotte dimensioni della camera funeraria (6 x 4 x 3 m), sono rimbalzate sulla parete opposta o sul grande sarcofago in quarzite portando all’antenna dello strumento un risultato ovviamente sballato.

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Sambuelli et al. 2019, Fig. 5

 

 

 

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Luxor Museum, (Ri)scoperte parti di modellino di barca appartenuto a Tutankhamon

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Source: Lost Treasurs of Egypt, ep.1 (National Geographic)

Lo scorso 4 marzo, in contemporanea in diversi paesi tra cui l’Italia, National Geographic ha lanciato una serie di documentari che illustrano le ultime novità delle missioni archeologiche in Egitto finanziate dalla National Geographic Society.  Proprio nel primo episodio, dedicato in particolare a Tutankhamon, si è parlato di una scoperta, o per meglio dire di una riscoperta riguardante il faraone bambino.

Durante le operazioni di trasferimento verso il nuovo Grand Egyptian Museum di alcuni reperti conservati nel Luxor Museum, il direttore di quest’ultimo, Mohamed Atwa (foto in basso a sinistra), e i suoi collaboratori hanno notato una vecchia scatola di legno impolverata di cui non si avevano dati. Aprendola, è arrivata una vera sorpresa, a conferma che non si finisce mai di ‘scavare’ nemmeno nei depositi museali. Sopra un foglio di giornale del 5 novembre 1933, infatti, si trovavano alcuni pezzi – creduti perduti – di uno dei 18 modellini d’imbarcazioni scoperti nella KV62: un albero, corde e sartiame vario e una testa osiriaca con ancora tracce di doratura.

Più precisamente, è stata trovata una chiara corrispondenza con la barca che ho indicato con la freccia rossa nella una foto (colorata) di Burton della cosiddetta Camera del Tesoro, in primo piano nell’immagine in basso a sinistra dai magazzini del GEM. Si tratta del reperto che Carter aveva registrato con il numero 321 e che, dopo essere stato portato al Cairo, era stato inventariato con la sigla JE 61330.

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Terminati i restauri nella Tomba di Tutankhamon

ph. J. Paul Getty Trust

Ci sono voluti quasi 10 anni, ma ora la Tomba di Tutankhamon è finalmente tornata “come nuova”. Si è infatti concluso il progetto di studio, restauro e, soprattutto, consolidamento della pitture della KV62 iniziato nel 2009 grazie agli esperti del Getty Conservation Institute di Los Angeles.

All’epoca, la situazione delle decorazioni parietali della tomba più famosa del mondo era decisamente preoccupante a causa del continuo afflusso di turisti e il Supremo Consiglio delle Antichità si era rivolto a un istituto di comprovate esperienza e professionalità, come aveva dimostrato con l’intervento nella Tomba di Nefertari (1986-1992). Poi, la complessità delle operazioni e gli strascici della rivoluzione del 2011 hanno fatto sì che i lavori si siano conclusi solo lo scorso autunno. I risultati finali, invece, sono stati presentati durante un convegno che si è tenuto in questa settimana a Luxor durante il quale Neville Agnew, direttore del progetto, e i suoi colleghi hanno parlato delle problematiche risolte in questi anni ma anche delle preoccupazioni che si prospettano per il futuro.

Durante una lunga fase di analisi delle pitture, è emerso che le caratteristiche macchioline marroni che coprono tutte le pareti fossero di origine microbica; tuttavia, se in passato queste erano sempre state sempre trattate con biocidi, questa volta si è deciso di lasciarle in quanto infiltratesi in profondità negli intonaci, non più pericolose perché ormai i microrganismi che le hanno prodotte sono morti da secoli e, aspetto da non sottovalutare, parte integrante della storia della tomba. Infatti, già nelle foto di Harry Burton all’apertura della camera funeraria nel 1923, sono ben visibili e con la stessa diffusione di oggi.

Un altro serio problema riscontrato è stato quello della fine polvere del deserto che s’insinua dappertutto e rimane incollata alle fragili pitture quando s’inumidisce con il respiro dei visitatori. Per questo, dopo averla rimossa, è stato istallato un nuovo sistema di ventilazione e filtraggio dell’aria che permetterà anche di mantenere più costanti la temperatura e il livello di umidità. Inoltre, la tomba è stata dotata di nuove luci, passerella di legno e piattaforma di osservazione (curiosità: nello smontare la vecchia copertura del pavimento, sono stati trovati diversi bigliettini in cui si chiedeva a Tutankhamon protezione o di maledire persone evidentemente poco gradite).

Resta comunque la minaccia più pressante: il turismo di massa. Come detto, le persone introducono nella piccola struttura umidità e anidrite carbonica che può interagire chimicamente con i minerali dei pigmenti. In passato, come anche auspicato dal Getty, si era anche pensato di chiudere al pubblico o comunque di ridurre drasticamente gli ingressi per proteggere le pitture e per questo era stata fatta realizzare una copia perfetta dalla Factum Arte, oggi posizionata all’imbocco della Valle dei Re nei pressi della Casa di Howard Carter. Ma poi, per risollevare un turismo in netta crisi, è stato deciso di lasciare la KV62 ai circa 1000 visitatori al giorno così come, seppur a prezzi molto alti (rispettivamente 60 e 50 euro), sono state riaperte le tombe di Nefertari e Seti I.

http://www.getty.edu/conservation/our_projects/field_projects/tut/Getty-Magazine-Tutankhamen-2019.pdf

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Riparte la ricerca delle camere nascoste nella Tomba di Tutankhamon

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Source: Khaled Desouki (AFP) | Atlas

Dopo quasi un anno di fremente attesa, riparte la ricerca delle fantomatiche stanze nascoste nella tomba di Tutankhamon e, con essa, si rimette in moto il gigantesco circo mediatico che ha caratterizzato la vicenda fin dall’inizio. I tecnici italiani diretti da Franco Porcelli (Politecnico di Torino) hanno finalmente ricevuto il via libera dalle autorità egiziane per l’utilizzo del georadar all’interno della KV62. Ci eravamo lasciati a maggio scorso con prospezioni effettuate dall’esterno della tomba grazie al metodo della tomografia di resistività elettrica (ERT: Electrical Resistivity Tomography) e i cui risultati erano stati anticipati per vie traverse già a luglio: due forti anomalie (vuoti?) sarebbero state individuate a nord e a ovest della camera funeraria.

I nuovi esami, che si protrarranno da oggi 31 gennaio fino al 6 febbraio, serviranno proprio a confermare al 99% (parola di Porcelli) queste anomalie e a verificare che siano effettivamente collegate alla tomba e non semplici cavità naturali. La squadra del Politecnico (dipartimenti di “Scienza Applicata e Tecnologia” e “Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture”) utilizzerà tre diversi sistemi di radar con la collaborazione di Università di Torino3DGeoimaging di Torino, Geostudi Astier di Livorno, l’azienda inglese Terravision e, per la consulenza egittologica, del Centro Archeologico Italiano al Cairo (Istituto Italiano di Cultura). Ovviamente, saranno presenti anche membri del Ministero delle Antichità, compreso l’ex ministro Mamdouh Eldamaty che aveva seguito la prima fase della ricerca.

https://poliflash.polito.it/ricerca_e_innovazione/archeo_fisica_della_tomba_di_tutankhamun_da_torino_a_luxor

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“Tutankhamon” – miniserie TV (blooper egittologici)

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Stasera e domani (22-23 maggio), andrà in onda su Focus (canale 56 del digitale terrestre) la miniserie inglese “Tutankhamun”, qui in Italia presentata con il titolo “Tutankhamon”. Da non confondere con l’orripilante “TUT” di cui – ahimè – ho già scritto, questo dramma storico prodotto dalla ITV e diretto da Peter Webber (“La ragazza dall’orecchino di perla”, “Annibal Lecter – Le origini del male”) parla in 4 episodi della scoperta nel 1922 della KV62. Il protagonista, quindi, non è il ‘faraone fanciullo’ ma Howard Carter che, dopo mille difficoltà e insuccessi, riesce ad effettuare il ritrovamento archeologico più importante della storia. L’idea del racconto biografico applicata all’Egitto è sicuramente una ventata di novità per un’ambientazione cinematografica quasi sempre fossilizzata sui soliti personaggi: mummie e Cleopatra (anche se, a dir la verità, Tutankhamon non è proprio un argomento inedito). Dopo questo esempio, infatti, sarebbe interessante vedere altre produzioni incentrate sui grandi nomi dell’egittologia, dagli albori della disciplina all’introduzione del metodo scientifico, come Belzoni, Champollion, Petrie (che fa una comparsata anche in questa serie) e molti altri la cui vita, senza dover romanzare troppo, sarebbe perfetta per un film. Per il momento, accontentiamoci di “Tutankhamun” che, fra l’altro, presenta una trama piuttosto aderente alla realtà (verificabile leggendo i diari e il giornale di scavo originali). Al di là di due particolari punti che – come vedremo – lasciano perplessi, non ci sono grossolani errori, a testimonianza di una ricerca a monte abbastanza accurata. L’attendibilità storica, però, non è accompagnata da una sceneggiatura avvincente rendendo la serie spesso lenta nonostante i mille spunti, anche avventurosi, a disposizione.

Ho scritto questo articolo mesi fa, dopo aver visto la versione originale nell’ottobre 2016, quindi spero non abbiano stravolto troppo la narrazione con il doppiaggio italiano. In ogni caso, leggete pure la recensione senza pensare ad eventuali spoiler, tanto sapete già come va a finire la storia, no?

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Come detto, i problemi principali che inficiano la credibilità generale della serie sono due, tra cui la scelta di Max Irons per ricoprire il ruolo principale. L’aitante modello trentenne è troppo lontano anagraficamente da Howard Carter che, al momento della scoperta, aveva 48 anni. In questo caso, l’utilizzo dell’attore belloccio di turno non serve solo ad attrarre il pubblico femminile ma anche a giustificare l’altra falla nella trama: la strage di cuori che Carter lascia dietro di sé. L’archeologo britannico, infatti, non solo intraprende una relazione d’amore con Lady Evelyn Herbert (Amy Wren), figlia di Lord Carnarvon – speculazione senza alcuna prova e criticatissima dai discendenti del Conte, ma giustificata dallo sceneggiatore Guy Burt come un ‘persistente rumor’ -, ma ha anche un flirt con la povera Maggie Lewis (Catherine Steadman), membro della missione a Tebe del Metropolitan Museum, prima sedotta e poi abbandonata. In questo caso, nessun lontano parente si è lamentato, non per merito di una maggior apertura mentalmente, ma perché la Lewis è un personaggio inventato. Tutti gli altri egittologi, invece, sono reali: Norman de Garis Davies, Herbert Winlock, Arthur Mace, Harry Burton, Arthur Callender ecc.

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La cosa che mi spaventava di più era il modo in cui sarebbe stata presentata la fantomatica Maledizione di Tutankhamon; fortunatamente, però, in questo caso gli autori si sono attenuti alla verità. Viene infatti mostrata la morbosa attenzione che i media avevano nei confronti della scoperta che s’infranse contro la vendita dell’esclusiva (qui erroneamente attribuita a Carter quando invece fu opera di Carnarvon) al giornalista Arthur Merton del Times. Solo per questo motivo, gli altri giornali cominciarono a inventarsi bufale per vendere più copie. Nella serie viene effettivamente mostrato che il Conte (Sam Neill) morì per un’infezione provocata dal taglio di una puntura di zanzara e il famoso canarino, che sarebbe stato ingoiato da un cobra al momento dell’apertura della tomba, appare – vivo e vegeto – solo come riferimento alla storia. Di tutto questo, però, non era stato informato il ragno velenoso che ha morso Amy Wren mandandola in ospedale durante le riprese in Sud Africa (dove è stata ricreata la Valle dei Re)!

Una cosa che ho apprezzato particolarmente è stata l’attenzione nei confronti delle foto di Burton, spesso rinscenate con dovizia di particolari come si può vedere nell’esempio in basso.

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Infine, menzione d’onore per il sedere del grande egittologo Flinders Petrie che esce nudo da una tomba per andare a bere un gin tonic fatto con alcol etilico e acido citrico. No comment…

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Dal GEM, le ultime notizie sulla tomba di Tutankhamon

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Source: news.discovery.com

Si è da poco conclusa, presso il Grand Egyptian Museum di Giza, la seconda conferenza internazionale dedicata a Tutankhamon (6-8 maggio). Particolarmente attesa era la terza e ultima giornata che aveva come oggetto le recenti indagini nella tomba alla ricerca di eventuali camere nascoste. Grazie alla cronaca live di studiosi e giornalisti accorsi all’evento (@AUCPressDir, @Pastpreservers, @terrygarcia ecc.), ho potuto seguire la discussione che ha dato spunti interessanti. Ad esempio, si è chiarito finalmente il motivo della clamorosa mancanza di dichiarazioni nella conferenza stampa del primo aprile. Infatti, l’ex ministro delle Antichità, Mamdouh Eldamaty, ha ammesso che la seconda serie di scansioni con il georadar, definita inconcludente, non può confermare i risultati delle prima a causa di troppi rumori di fondo. Si necessitano, quindi, altre analisi con georadar e infrarossi che andranno calibrate sfruttando la già nota KV5, la tomba dei figli di Ramesse II. Eldamaty ha aggiunto che solo al raggiungimento del 100% delle certezze, si procederà con l’inserimento di una sonda endoscopica in un piccolo foro nella parete. In quel caso, l’eventuale sepoltura obliterata potrebbe appartenere più a Kiya o a Tiye che a Nefertiti. Dal canto suo, Hirokatsu Watanabi, l’esperto giapponese che ha effettuato il primo esame lo scorso novembre, è ancora sicuro che dietro le pareti nord e ovest della camera funeraria ci siano dei vuoti. L’ultimo a prendere la parola è stato Zahi Hawass, da sempre scettico e più volte molto diretto nel criticare Reeves e la sua teoria. L’ex segretario generale dello SCA – presentatosi rassicurando di non voler attaccare nessuno, ma smentendosi subito prendendosela soprattutto con Eldamaty – ha ricordato che Reeves aveva già fallito nel 2000 quando, nell’ambito dell’Amarna Royal Tombs Project, aveva erroneamente interpretato come una nuova tomba (la KV64, nomenclatura poi passata nel 2012 a una sepoltura di XVIII din. riutilizzata per la cantante di Amon Nehmes Bastet della XXII din.) un’anomalia rilevata con il GPR. Infine, ha chiesto a Watanabe di pubblicare i suoi dati e ha proposto la formazione di un comitato internazionale, composto da egittologi e da tecnici, per la terza serie di scansioni.

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Tomba di Tutankhamon: nuove scansioni previste a fine mese

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Source: elperiodico.com

Si è da poco conclusa la tanto attesa conferenza stampa tenutasi di fronte alla scalinata della tomba di Tutankhamon. Khaled el-Enany, però, non ha fornito i dati che tutti aspettavano. Mostrandosi molto più prudente del suo predecessore, il nuovo ministro delle Antichità ha affermato che non saranno più fornite ipotesi fino al raggiungimento del 100% delle certezze; tuttavia, ha aggiunto che i risultati ottenuti non contraddicono i precedenti. Proprio per questo motivo, è prevista un’altra scansione per fine mese con un radar di diverso tipo per confermare la presenza delle due camere nascoste e una conferenza stampa fissata per l’8 maggio. Questa volta, sarà eseguita una misurazione verticale dall’esterno che può raggiungere i 40 metri di profondità.

Le nuove scansioni, 40 in 10 ore, sono state effettuate ieri pomeriggio da una squadra di esperti egiziani – tra cui anche l’ex ministro El-Damaty che ha dato il via al progetto – e di tecnici americani della National Geographic Society che hanno fornito la strumentazione. Il georadar, modello SIR 4000 con antenne da 400 e 900 Mhz, è ancora più sofisticato del precedente che era stato utilizzato dal giapponese Hirokatsu Watanabe.

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