Articoli con tag: Università di Pisa

“Beyond the Text. The Materiality of Ancient Egyptian and Near Eastern Texts” (Pisa, 11 dicembre 2017)

pic03292006A Pisa, l’11 dicembre 2017, si terrà un workshop internazionale nato dalla collaborazione tra Università di Pisa e Nederlands Instituut voor het Nabije Oosten (NINO). Organizzato da Marilina Betrò, Jesper Eidem, Jeanette C. Fincke e Gianluca Miniaci, “Beyond the Text. The Materiality of Ancient Egyptian and Near Eastern Texts” rappresenterà l’occasione – attraverso un approccio multidisciplinare e aperto alle nuove tecnologie – per discutere delle ultime ricerche riguardanti la materialità dei documenti scritti in Antico Egitto, Vicino Oriente e Mediterraneo Orientale. L’attenzione, quindi, sarà rivolta non solo allo studio filologico dei testi ma soprattutto ai dati archeologici derivanti dall’analisi del loro supporto materiale. Esperti delle aree geografiche succitate si avvarranno anche della lente comparativa dell’archeologia mesoamericana e dell’antropologia culturale. Il workshop è preparatorio per una conferenza più grande sullo stesso argomento prevista per il 2019.

L’evento è stato finanziato dall’Università di Pisa, dal NINO e dall’associazione VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte.

L’appuntamento è quindi per l’11 dicembre 2017, dalle 9:00 alle 18:00, presso la Chiesa di Santa Eufrasia (Pisa, Via dei Mille, 13) e l’Aula Seminari Sal-1 del Complesso ex-Salesiani, 1° piano (via dei Mille, 19).

Per maggiori info e il programma completo:  http://egittologia.cfs.unipi.it/it/eventi/beyond-the-text/

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In partenza per l’Egitto: parteciperò alla missione archeologica di Zawyet Sultan

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ph: Mission to el-Minya

Era da 6 anni che aspettavo questo momento. Finalmente torno in Egitto! Qualcosa avevo già fatto trapelare sulla pagina Facebook nei giorni scorsi, ma ora posso dirlo: si parte! Dal 9 al 27 settembre, infatti, sarò membro di una missione archeologica nei pressi della città di el-Minya, 250 km a sud del Cairo e una sessantina a nord di Amarna (vedi mappa in basso). Il sito dove lavorerò è indicato con vari appellativi, Zawyet el-Maiyitin, Zawyet el-Amwat o Kom el-Ahmar, ma da qui in poi utilizzerò il nome Zawyet Sultan. L’area in questione occupa una lunga fascia della riva orientale del Nilo tra il moderno villaggio che gli dà il nome – e il suo enorme cimitero (foto in basso) – a nord, le montagne del Deserto orientale a est e Kom el-Dik – piccolo centro abitato tra resti archeologici – a sud. Zawyet corrisponde all’antica Hebenu, capitale del XVI nomo dell’Alto Egitto, e ha una storia millenaria con attestazioni che vanno dal predinastico al periodo islamico. Il fulcro del sito, però, corrisponde a una piccola piramide a gradoni (base quadrata di 22,5 m di lato; altezza originaria circa 17 m; altezza attuale 4,75 m) risalente alla fine della III dinastia e che – come altre sei coeve costruite in Alto Egitto (Seila, Abido, Tukh, el-Kulah, Edfu, Elefantina) – è di difficile interpretazione. Forse utilizzata come cenotafio del faraone in territori periferici, la struttura (nella foto in alto) differisce dalle altre simili per il rivestimento in blocchi di calcare. Il resto della piana è occupato dall’insediamento abitativo di epoca romana (case in mattoni crudi) che copre le tracce più antiche. Lungo la falesia, invece, ci sono le tombe rupestri decorate dei funzionari locali di Antico, Medio e Nuovo Regno.

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ph: Mission to el-Minya

Il sito era stato descritto già nel 1798-9 dai “savants” di Napoleone e poi da Champollion e Rosellini nel 1828, ma venne scavato sistematicamente solo nel 1912 (e poi 1913, 1928-9, 1953) da Raymond Weill. Più recentemente, ci sono state indagini di Patrizia Piacentini, Werner Kaiser, Günter Dreyer, Barry Kemp, ma mancava uno studio approfondito d’insieme dell’intera area archeologica. Così è nata la missione a cui parteciperò, congiunta tra University College London (UCL), Universität zu Köln, Università di Pisa e il Ministero egiziano delle Antichità sotto la direzione di Richard Bussmann e Gianluca Miniaci. Il progetto, oltre allo scavo, prevede ricognizioni topografiche e rilievi epigrafici delle iscrizioni delle tombe, tutte cose che spero di mostrarvi – nei limiti delle regole sulla condivisione dei dati e della connessione internet che troverò – sul blog e relativi social (Facebook, Twitter, Instagram) e sui canali ufficiali della missione che vi segnalerò nei prossimi giorni. Quindi, rimanete connessi!

 

http://egittologia.cfs.unipi.it/it/ricerca/zawyet-sultan/

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Marilina Betrò nuovo presidente del Comitato Scientifico del Museo Egizio di Torino

betro2.jpgLa Prof.ssa Marilina Betrò, ordinario di Egittologia presso l’Università di Pisa, è il nuovo presidente del Comitato scientifico del Museo Egizio di Torino. Designata dal ministro Dario Franceschini, ricoprirà il ruolo che era occupato dal Prof. Antonio Loprieno. Inoltre, il nuovo Comitato sarà composto da altri illustri professori e direttori di musei internazionali: Susanne Bickel (Universität Basel), Diana Craig Patch (dir. del Dipartimento di Arte Egiziana del Metropolitan Museum di New York), Vincent Rondot (dir. del Dipartimento di Antichità Egiziane del Louvre), Friederike Seyfried (dir. del Ägyptisches Museum und Papyrussammlung di Berlino), Neal Spencer (dir. del Dipartimento di Antichità dell’Egitto e del Sudan del British Museum) e Willemina Z. Wendrich (University of California – Los Angeles).

Come indicato sullo Statuto della “Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino”: «Il Comitato scientifico è nominato dal Collegio dei Fondatori ed è presieduto da uno studioso di chiara fama in egittologia, designato dal Ministro per i beni e le attività culturali, su proposta del Direttore generale per i beni archeologici del Ministero. Esso è composto, oltre che dal Presidente, da sei membri scelti tra personalità di riconosciuto prestigio nel campo della cultura e dell’arte e dotate di specializzazione professionale, comprovata esperienza e specifica competenza, in particolare, nei settori di attività della Fondazione» e «si pronuncia in ordine agli indirizzi, ai programmi ed alle attività scientifiche e culturali della Fondazione ».

Alla Professoressa vanno le mie personalissime congratulazioni, ancor più sentite in quanto suo fiero studente e dottorando.

Biografia e pubblicazioni: http://egittologia.cfs.unipi.it/it/staff-scientifico/marilina-betro/

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“Egyptological Seminars under the Tower”: conferenze di egittologia a Pisa

Logo_GM_final.jpgL’Università di Pisa ha organizzato, per l’anno accademico 2016/2017, un ciclo di seminari di egittologia che vedranno protagonisti studiosi di fama internazionale e giovani ricercatori. Tramite convegni e tavole rotonde, verrà presentato il frutto delle ultime ricerche e di recenti scavi archeologici in Egitto, dando il dovuto spazio alla discussione. L’iniziativa è nata per volontà di Gianluca Miniaci, ricercatore senior in Egittologia, e Marilina Betrò, professore ordinario di Egittologia proprio nell’ateneo dove, nel 1826, fu istituita la prima cattedra della disciplina con Ippolito Rosellini.

I primi appuntamenti, finanziati dall’Associazione VOLO, si terranno il 19 e 20 dicembre:

19/12/2016 (Aula CAR 1, Palazzo Carità, Università di Pisa, Via Pasquale Paoli 9 – Pisa)

– 10:30: Dr. Gina Criscenzo-Laycock, Garstang Museum of Archaeology, Liverpool
The Garstang Museum: A University Collection Reinvented
– 11:30: Dr. Campbell Price, The Manchester Museum
“An Image as Perfect as the Ancestors”: The Purposes of Late Period Non-Royal Sculpture

20/12/2016 (Gipsoteca, Piazza San Paolo all’Orto 20 – Pisa)

– 10:30: Dr. Anna Stevens, University of Cambridge, McDonald Institute for Archaeological Research and Deputy Director of the Amarna Project
Death and the city: The cemeteries of Amarna in their urban context

Per maggiori informazioni e il programma completo dell’a.a. 2016/2017: http://egittologia.cfs.unipi.it/it/est-seminars/

 

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Gli studenti di Egittologia UniPI al Museo Egizio di Torino

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ph. Rachele Gianfaldoni

Che uno studente di archeologia vada a vedere un museo di antichità è normale, auspicabile aggiungerei; ma chi può dire di aver avuto il privilegio di visitare una mostra in compagnia del suo curatore o di toccare letteralmente con mano reperti di 4000 anni? Questa fortuna è capitata al gruppo di studenti dell’Università di Pisa che, il 19 e 20 maggio, ha partecipato al viaggio d’istruzione -sponsorizzato dall’Associazione VOLO– presso il Museo Egizio di Torino. Circa 30 ragazzi, accompagnati dal loro insegnante, il Dott. Gianluca Miniaci (ricercatore UniPI), hanno passato due giorni nella città sabauda mettendo in pratica le nozioni teoriche acquisite durante il corso di Egittologia Avanzato (OEVO) e, nel caso di alcuni studenti stranieri anche extraeuropei, le lezioni in inglese di Introduction to Egyptology nell’ambito dell’International Programme in Humanities (IPH).

Il programma è stato fitto di attività arricchite dalla presenza degli egittologi del museo. Ovviamente, sono state visitate le collezioni permanenti nel nuovo allestimento inaugurato un anno fa, ma anche la prima grande esposizione temporanea, “Il Nilo a Pompei”, dedicata alle influenze che l’Egitto ebbe sulle civiltà del Mediterraneo e, in particolare, sui siti romani della Campania. La guida dei curatori della mostra, i dott.ri Federico Poole e Alessia Fassone, ha permesso ai ragazzi di conoscere utili particolari sull’organizzazione e sulle scelte della direzione scientifica. Inoltre, il viaggio è coinciso con l’interessante conferenza della dott.ssa Sara Demichelis sulla collezione dei papiri. Infine, l’esperienza si è conclusa con una ‘handling session’, una lezione con veri oggetti di Medio Regno -periodo a cui si riferisce il corso monografico del Miniaci- messi a disposizione dai magazzini del museo per essere analizzati da vicino dagli studenti (vedi foto).

Si ringraziano il direttore Christian Greco per l’ospitalità e i dott.ri Paolo Del Vesco, Federica Facchetti, Alessia Fassone, Beppe Moiso e Federico Poole per la gentilezza e la disponibilità.

 

 

Il seguente video è stato realizzato da Francesca Federico, una degli studenti che hanno partecipato al viaggio:

 

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“L’Egitto di Provincia”: Kenamun e il Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’Università di Pisa, Calci (PI)

10414929_691494364231421_6040645674822002271_nAppuntamento particolare per la rubrica “L’Egitto di Provincia” perché, questa volta, non parlerò di una collezione permanente ma di una mostra temporanea nata da un singolo reperto conservato, e nemmeno esposto fino a qualche mese fa, presso il Museo di Storia Naturale e del Territorio dell’Università di Pisa a Calci (PI). Il museo nacque a Pisa addirittura nel ‘500 come galleria di mirabilia per poi inglobare con il tempo le raccolte paleontologiche, mineralogiche e zoologiche dell’università. Nel 1986, venne spostato presso l’attuale sede della Certosa di Calci, ex convento fondato nel 1366, ma il cui aspetto si deve soprattutto alle decorazioni barocche del XVII secolo.

10003511_10152110725182800_284019685358021610_nIn questo splendido scenario, si sta tenendo la mostra “Kenamun. L’undicesima mummia”  (fino al 29 giugno; avete ancora poco tempo per visitarla), già presentata in un precedente articolo, ma per la quale vale la pena approfondire il discorso. La scelta della Certosa non è stata casuale perché è proprio da qui che parte la storia, o meglio, una delle tappe che hanno portato il povero Kenamun a ritrovarsi chiuso per quasi due secoli dentro una scatola. Nel novembre del 2012, fu rinvenuta nei magazzini del Museo di Storia Naturale una cassa contenente resti ossei sconosciuti e, se non fosse stato per un particolare, avremmo avuto l’ennesimo cold case irrisolto.  Infatti, sul teschio è inciso «3064. Scheletro di una delle mummie portate d’Egitto dal Prof. Rosellini» (foto a sinistra), nota  che ha permesso alla Prof.ssa Marilina Betrò (Università di Pisa) di iniziare le sue ricerche. Qualche mese prima, nell’ambito del “Progetto Rosellini“, aveva scoperto a Praga la lista delle antichità portate a Livorno dalla spedizione franco-toscana in Egitto (1828-29), tra cui spiccavano proprio una mummia e un sarcofago nero con decorazioni gialle di cui non si avevano più tracce. Quindi, spuntato il corpo, non restava altro che cercare il sarcofago che è stato individuato in pessimo stato di conservazione e senza coperchio nei magazzini del Museo Egizio di Firenze.

Grazie alla decifrazione dei geroglifici, la Prof.ssa Betrò è riuscita finalmente a ricostruire la storia del defunto: Kenamun era un importante funzionario della XVIII dinastia, “Gran Maggiordomo”, governatore della città di Perunefer (il principale porto del Delta) e fratello di latte del faraone Amenofi II (1424-1398 a.C.). La sua carriera, però, durò poco tempo perché Kenamun morì giovane, tra i 20 e i 30 anni, probabilmente dopo essere caduto in disgrazia come testimoniano le tracce di damnatio memoriae nella sua tomba a Tebe (TT93). Deve averla fatta grossa… In ogni caso, 3200 anni dopo, la mummia venne imbarcata ad Alessandria insieme ad altri 2000 pezzi diretti in Italia; ma, durante il viaggio, una falla nella chiglia della nave provocò un’infiltrazione di acqua marina nello scafo che danneggiò irreparabilmente una parte del carico. E’ per questo motivo che oggi abbiamo solo uno scheletro (i tessuti molli sono stati scarnificati per interrompere la decomposizione) e una bara con evidenti segni di asportazione dei punti più rovinati. Rosellini probabilmente si vergognò di presentarsi al Granduca Leopoldo II con questo materiale e deve aver regalato la mummia al suo amico Paolo Savi, l’allora direttore del Museo di Calci.

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La mostra celebra il ritorno di Kenamun nel suo sarcofago con la ricostruzione di un contesto funerario di XVIII dinastia e quasi 40 oggetti provenienti dal Museo Egizio di Firenze e dalle Collezioni Egittologiche dell’Università di Pisa: strumenti da toilette, vasi, sandali, ushabti, collane, amuleti, uno scarabeo del cuore, un poggiatesta, una stele e i quattro canopi con i Figli di Horo. Il Sarcofago di Kent illustra meglio la tipologia “a vernice nera”, la stessa di quello di Kenamun. Inoltre, è possibile ammirare gli altri due reperti provenienti dalla TT93: al momento della scoperta della tomba, Rosellini non era a Luxor e gli operai fecero sparire tutto tranne un arco e un rarissimo cocchio da corsa (gli altri 7 sono al Museo Egizio del Cairo, 6 dalla tomba di Tutankhamon e uno da quella di Yuya e Tuya),  il più antico mai ritrovato in Egitto. La fragilità del carro, però, non avrebbe permesso il trasporto da Firenze, così si è deciso di esporre una copia a grandezza naturale realizzata nel 2008.

http://www.msn.unipi.it/

Aggiornamento:

Dal 16 dicembre 2014, Kenamun e il suo sarcofago si trovano nelle Collezioni Egittologiche dell’Università di Pisa (via S.Frediano 12).

 

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Mostra: “Kenamun. L’undicesima mummia”

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I magazzini dei musei sono spesso luoghi di interessanti scoperte o, a volte, di riscoperte. Come nel caso di una mummia ritrovata durante la missione franco-toscana in Egitto (1828-1829), andata perduta per oltre un secolo e ricomparsa meno di due anni fa. La mostra “Kenamun. L’undicesima mummia” sarà incentrata proprio su questo caso di “archeologia museale”, dal 12 aprile al 29 giugno presso il Museo di Storia Naturale di Calci (PI).

Di ritorno dall’Egitto, Ippolito Rosellini fece arrivare al porto di Livorno 11 mummie, una delle quali, però, deterioratasi durante il viaggio, fu probabilmente regalata a Paolo Savi, direttore del museo di Calci, e mai consegnata al Granduca Leopoldo II. Da questo momento, se ne perdono le tracce fino a quando, nel 2012, è rispuntata in una scatola del magazzino del museo (che analizzerò meglio in futuro per la rubrica “L’Egitto di Provincia”). Ciò che ne rimane si riduce allo scheletro, ripulito dalle bende e dalle membra già nel XIX secolo; sul teschio, però, si legge una nota chiarificatrice:  «3064. Scheletro di una delle mummie portate d’Egitto dal Prof. Rosellini». Ad accorgersi che quelli erano i resti dell’undicesima mummia è stata la Prof.ssa Marilina Betrò (Università di Pisa) che è riuscita anche a dare un nome al defunto: Kenamun, “Gran Maggiordomo del Re” e fratello di latte di Amenofi II (1424-1398).

Quest’ulteriore scoperta è avvenuta grazie alla lettura dei testi geroglifici sul sarcofago, deteriorato e mancante del coperchio, anch’esso smarrito, ma nei magazzini del Museo Egizio di Firenze. Quindi, finalmente, corpo e bara torneranno insieme, esposti con altri quaranta reperti da Firenze e dalle Collezioni Egittologiche dell’Università di Pisa.

Per maggiori informazioni: http://archeoblog.associazionevolo.it/2014/04/06/kenamun-lundicesima-mummia/

                                          https://www.facebook.com/events/609331612492897/

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Summer School di egittologia presso l’Università di Pisa

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Quest’estate, gli studenti di egittologia, italiani e non, potranno usufruire di un valido strumento per accrescere la loro conoscenza del Medio Egiziano. L’Università di Pisa ha organizzato “Ancient Egyptian Writings in Context”, summer school che si terrà tra il 7 e il 15 luglio, incentrata sull’approfondimento della lingua egiziana classica, geroglifico e ieratico, direttamente su documenti originali, anche grazie alle visite presso i musei egizi di Firenze e Torino.

Gli insegnanti saranno: la Prof.ssa Marilina Betrò (Università di Pisa), il Prof. Stephen Quirke, i Dott.ri Wolfram Grajetzki e Gianluca Miniaci (University College London) e il Dott. Christian Greco (Dir. Museo Egizio di Torino). La partecipazione garantirà 6 ECTS (European Credit Transfer System), corrispondenti a 6 CFU.

Per maggiori informazioni: http://summerschoolegyptunipi.wordpress.com/

 

 

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