Articoli con tag: Uniwersytet Jagielloński

Ricostruito in 3D il sito di Tell el-Farcha

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Source: scienceinpoland.pap.pl

Jacek Karmowski, dottorando presso l’Istituto di Archeologia della Uniwersytet Jagielloński di Cracovia, ha ricostruito virtualmente un intero villaggio di oltre 5000 anni. Il modello 3D riguarda l’insediamento di Tell el-Farcha, nel Delta orientale, a 120 km del Cairo, individuato nel 1987 dalla missione del Centro Studi Ricerche Ligabue di Venezia, ma, a partire dal 1998, scavato dagli archeologi polacchi. Le prime occupazioni dell’area risalgono al 3600 a.C. e continuano fino al 2600, verso l’inizio della IV dinastia, dando al sito un’importanza fondamentale per la comprensione delle fasi di formazione dello stato unitario egiziano.

Le strutture in mattoni crudi ancora visibili mostrano nuclei abitativi a pianta regolare, di circa 10 m² e costruiti l’uno accanto all’altro. Karmowski ha rilevato le misure perimetrali di tutte le case e, per gli alzati, ha fatto ricerche sulle rappresentazioni più tarde nell’arte egiziana e sulle scelte adottate dai moderni villaggi, come quello di Ghazala vicino al sito. Il risultato della ricostruzione mostra muri con piccole finestre poste in alto, tetti piatti fatti con materiale leggero e ingressi senza porta con soglia rialzata come protezione dalle inondazioni del Nilo.

Per altre immagini: http://scienceinpoland.pap.pl/en/news/news,403626,poles-reconstructed-houses-of-the-first-egyptians.html

 

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Uno strano amuleto egittizzante scoperto a Cipro

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Source: livescience.com

La notizia non è recentissima perché la scoperta risale al 2011 e la pubblicazione (“Studies in Ancient Art and Civilization” n°17) al 2013, ma l’ho letta solo pochi giorni fa e mi è sembrata interessante. Gli archeologi polacchi diretti da Ewdoksia Papuci-Wladyka (Uniwersytet Jagielloński, Cracovia) hanno trovato nell’acropoli di Nea Paphos, Cipro sudoccidentale, un amuleto con elementi egittizzanti di 1500 anni fa. Si tratta di un ovale in siltite (39 x 41 x 4 mm) inciso su entrambi i lati. Su una faccia, si legge una formula palindroma in greco che dice:

ΙΑΕW  ΒΑΦΡΕΝΕΜ  ΟΥΝΟΘΙΛΑΡΙ  ΚΝΙΦΙΑΕΥΕ  ΑΙΦΙΝΚΙΡΑΛ  ΙΘΟΝΥΟΜΕ  ΝΕΡΦΑΒW  ΕΑΙ

“Yahweh è il portatore del nome segreto, il leone di Ra sicuro nel suo tempio”

Sull’altra, invece, troviamo una strana rappresentazione schematica di temi egiziani con Osiride mummificato sopra una barca, Arpocrate, il dio bambino riconoscibile dal dito portato alla bocca, seduto in trono, un altro personaggio indicato dall’autore dello studio come cinocefalo e figure animali (coccodrillo, gallo e serpente) e astronomiche (luna e stella). Durante il V-VI secolo, nell’Impero Romano d’Oriente, il Cristianesimo era già la religione ufficiale, ma le tradizioni pagane erano ancora radicate nei culti domestici creando la commistione di fedi che è evidente dall’amuleto che aveva un valore apotropaico. Chi ha realizzato l’oggetto, però, non doveva conoscere a pieno i temi egiziani, tanto da rielaborarli in modo errato. Infatti, oltre ad aver commesso un paio di sviste nel testo, ha posto Arpocrate su un trono, quando di solito è rappresentato su un fiore di loto, e ha decorato il suo corpo, come del resto quello del “cinocefalo”, con le stesse bende che avvolgono il cadavere di Osiride.

Per maggiori informazioni sulla missione: http://www.paphos-agora.archeo.uj.edu.pl/

 

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