Articoli con tag: ushabti

Scoperti a Saqqara oltre 100 sarcofagi ancora sigillati

@AhmedMagdyPage

Pochi minuti fa, con la maestosa Piramide a gradoni di Djoser sullo sfondo, il ministro del Turismo e delle Antichità, Khaled el-Enany, e il segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità e direttore della missione archeologica a Saqqara, Mostafa Waziry, hanno finalmente annunciato quella che era stata definita nei giorni scorsi come “la più grande scoperta archeologica del 2020”: oltre 100 sarcofagi ancora sigillati.

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Decine di giornalisti e ambasciatori da tutto il mondo hanno assistito anche all’apertura di una delle bare e all’analisi in diretta della mummia al suo interno tramite uno scanner portatile a raggi-X che ha permesso di osservare il processo di imbalsamazione e alcune caratteristiche identificative dell’età approssimativa e del sesso del defunto (immagini in basso).

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Ormai da tre anni siamo abituati a leggere di scoperte straordinarie dalla missione archeologica egiziana nell’area del Bubasteion a Saqqara, spesso annunciate in conferenze stampa-show come quella di stamattina e poi rilanciate dalla stampa internazionale o dal recente documentario di Netflix. In un sito consasacrato nel Periodo Tardo alla dea gatta Bastet, ma utilizzato già 2000 anni prima come luogo di sepoltura, sono state individuate tombe millenarie dalle pitture ancora intatte, depositi con centinaia di mummie animali – alcuni dei quali piuttosto rari, come scarabei, manguste e leoni – e, nell’ultimo anno, cachette con decine e decine di sarcofagi sigillati.

La scoperta odierna era stata anticipata in occasione della visita a Saqqara del Primo Ministro egiziano Mostafa Kemal Madbouly, quando erano state mostrate alcune foto scattate all’interno di 3 pozzi funerari. I sarcofagi, dai colori ancora vividi, erano letteralmente accatastati all’interno di camere sotterranee; alcuni corpi, invece, erano semplicemente deposti in nicchie scavate lungo le pareti. Al loro interno, mummie perfettamente conservate, coperte da variopinti cartonnage e in alcuni casi ancora adornate da ghirlande di veri fiori e piante (foto in basso).

Rispetto a quello che si pensava, però, non tutti i defunti sono vissuti durante il Periodo Tardo. Seppur gran parte dei corpi appartengano a sacerdoti e funzionari della XXVI dinastia (672-525 a.C.), Mostafa Waziry ha affermato che ci sarebbero anche mummie dell’inizio del Periodo tolemaico (IV-III sec. a.C.), indice che i pozzi sarebbero stati usati per secoli. E lo straordinario numero di inumati, superiore alle 100 unità, non sarebbe nemmeno definitivo perché lo scavo non si è ancora concluso.

Insieme ai sarcofagi, gli archeologi egiziani hanno trovato anche ushabti in faience, maschere funerarie, molte casse canopiche per gli organi del defunto (tra cui una dall’inusuale forma piramidale), cassette porta-ushabti e circa 40 statue in legno, molte delle quali di Ptah-Sokar-Osiride. Ma spiccano soprattutto due statue funerarie private, alte 120 e 75 cm, risalenti addirittura all’Antico Regno (4500 anni fa) raffiguranti uomini in posizione stante (foto a sinistra e in basso). Non è chiaro se siano state ritrovate nello stesso contesto che è molto più recente.

Alcuni sarcofagi e oggetti del corredo saranno momentaneamente trasferiti al Museo Egizio del Cairo in occasione, domani 15 novembre, delle celebrazioni per il 118° anniversario dell’apertura del museo in piazza Tahrir.

Una mummia ancora coperta da ghirlande vegetali
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Due sarcofagi di 3600 anni (di cui uno in miniatura) scoperti a Dra Abu el-Naga

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Source: csic.es

 

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Source: excavacionegipto.com

Il “Proyecto Djehuty” non delude mai. Anche quest’anno, la missione spagnola diretta da José Manuel Galán (Consejo Superior de Investigaciones Científicas – CSIC) ha riservato interessanti novità dallo scavo di Dra Abu el-Naga, a Tebe Ovest. Ieri, infatti, con un comunicato ufficiale del Ministero del Turismo e delle Antichità, sono state annunciate le scoperte effettuate a gennaio e febbraio nell’area del complesso funerario di Djehuty (TT11, tomba del Supervisore al tesoro e ai lavori durante il regno di Hatshepsut). In particolare, i ritrovamenti provengono dalla corte aperta, vicino a una piccola cappella in mattoni crudi del 1600 a.C. (immagine a sinistra) che si trova a pochi metri dall’ingresso della TT11.

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Source: csic.es

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Source: csic.es

Accanto alla struttura si trovava un sarcofago antropoide, di 175 x 33 cm, scolpito in un singolo tronco di legno, forse sicomoro, dipinto esternamente in bianco (foto a destra). Al suo interno era deposta la mummia di una ragazza di 15/16 anni vissuta durante la XVII dinastia (1600 a.C. circa). Secondo i membri del team, la bara potrebbe essere stata portata lì da antichi tombaroli, ma poi non più aperta. Il corpo della giovane donna, infatti, era stranamente adorno di un ricco corredo: due orecchini sull’orecchio sinistro, due anelli – uno in osso e l’altro con castone in vetro blu e una cordicella come fascia – e quattro collane lunghe 60-70 cm ammassate sul petto. Due sono in perline di faience blu, una composta da vaghi in faience e pasta vitrea verde e la quarta comprende 74 elementi in pasta vitrea, faience e pietre dure semipreziose come ametista, corniola, ambra e quarzo. Tra questi ultimi si contano anche 7 amuleti, come due scarabei e il falco-Horuscentrale in ambra  (foto in basso).

Nell’altro lato della cappella, è stato ritrovato un secondo sarcofago in legno, questa volta in miniatura. L’oggetto, infatti, misura solo 22 cm di lunghezza e 15 di larghezza ed era chiuso da una cordicella annodata. Il “morto” nella bara è un piccolo ushabti in legno, del tipo chiamato “stick shabti” per la sua forma molto semplice. La statuetta era avvolta da teli di lino sul quale era scritto, così come sulla parte anteriore del suo corpo, il nome del defunto: Djehuty (foto in basso). Ancora non si sa a chi fosse dedicata la piccola struttura in mattoni, anche perché il nome Djehuty era molto comune nel Nuovo Regno. In ogni caso, l’ushabti non è da collegare al proprietario della TT11 perché la tipologia della statuetta è anteriore, essendo databile tra la XVII e l’inizio della XVIII din. 

Nella stessa area, ma all’interno di un pozzo funerario, nella scorsa stagione erano stati fatti altri curiosi ritrovamenti. Vanno di sicuro citati i sandali in cuoio dipinti di rosso che, nonostante i 3600 anni, sono eccezionalmente conservati (in basso a sinsitra). La misura e la decorazione – gatti, ibex, una rosetta, ma soprattutto Tueris e Bes, divinità protettrici del parto e dei bambini – fanno pensare che appartenessero a una donna, così come le due palle in cuoio trovate sotto di essi. Gi oggetti, legati da una cordicella, contengono cariossidi d’orzo e forse erano elementi femminili usati durante la danza. A testimonianza di un riutilizzo successivo del pozzo ci sono invece placche metalliche (in basso a destra) trovate su mummie della XXII dinastia (900 a.C. circa).

Ricorderete poi l’eccezionale ritrovamento del 2017 di un giardino funerario, unico esempio archeologico finora attestato, che durante la campagna 2020 è stato coperto per motivi di conservazione e “sostituito” da una copia a grandezza naturale realizzata dalla Factum Arte, azienda di Madrid già nota per aver lavorato alla riproduzione della tomba di Tutankhamon.

Ulteriori informazioni e foto sulla stagione 2020 sono sul diario di scavo online della missione: http://www.excavacionegipto.com/el_proyecto/diario_de_excavacion.php?year=2020

e sul sito del CSIC: https://www.csic.es/es/actualidad-del-csic/el-proyecto-djehuty-halla-el-ataud-y-la-momia-de-una-joven-que-vivio-hace-3600

Di seguito invece un video con i momenti più importanti, compresi quelli del ritrovamento del sarcofago e del contenitore per ushabti:

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“Frammenti d’Egitto”: gli USHABTI

Gli ushabti sono una delle categoria di oggetti più presenti nelle collezioni egizie, grandi o piccole che siano. Queste statuette funerarie, infatti, non mancano mai nei musei e spesso colpiscono la curiosità dei visitatori. Ma a cosa servivano?

Ve lo spiego in questo breve video girato per la serie “Frammenti d’Egitto”, progetto di divulgazione e didattica realizzato dall’associazione studentesca VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte:

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Austria-Germania, restituiti all’Egitto due reperti archeologici

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Source: thelocal.at/MSA

“Anschluss”, passatemi il temine, per il rimpatrio delle antichità egizie. In pochi giorni, Austria e Germania hanno restituito all’Egitto due reperti archeologici esportati illegalmente. Nel primo caso, la polizia austriaca ha consegnato a Khaled Abdelrahman Abdellatif Shamaa, ambasciatore del paese nordafricano a Vienna, un ushabti di XXVI dinastia (672-525 a.C.) che due abitanti di Innsbruck di origini egiziane stavano cercando di vendere per, così dicono i giornali locali, due milioni di euro prima che venissero arrestati lo scorso settembre.

Nel secondo caso, invece, la restituzione è stata volontaria, ma ci sono voluti addirittura 50 anni. Un collezionista di Berlino ha ceduto una maschera funeraria in cartonnage di epoca greco-romana per esaudire l’ultima richiesta dell’ormai defunto padre che la possedeva da mezzo secolo. Il reperto è arrivato mercoledì al Cairo ed è attualmente sotto restauro nei magazzini del Museo Egizio per essere esposto al pubblico.

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L’Egitto recupera 15 reperti dall’Inghilterra e ne chiede 35 agli USA

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Source: english.ahram.org.eg

Giorni particolarmente intensi per i funzionari del Dipartimento Recupero Antichità (DAR). Sono parecchi, infatti, i casi di reperti egizi che, nell’ultima settimana, sono stati rimpatriati o richiesti ufficialmente a nazioni straniere.

Ma partiamo con un successo: dopo oltre un anno di trattative diplomatiche, 15 pezzi sono tornati in Egitto da Londra. Nel maggio 2013, l’Interpol era stata avvertita dell’illegittimità di vendita di 200 lotti in un’asta di Bonham’s e di 6 in una di Christie’s. Tra quelli restituiti ci sono: un frammento in granito rosso che mostra un prigioniero, parte di una statua di Amenofi III recentemente scoperta a Kom el-Hittan (Tebe Ovest); due pezzi di cartonnage dipinti rubati dal magazzino della missione del Louvre a Saqqara; una placchetta antropomorfa (vedi immagine a sinistra) fatta sparire dal museo di Qantara Est; una testa di cobra in calcare dipinto; 6 amuleti e una serie di frammenti di statua in calcare di Medio e Nuovo Regno. Questi reperti saranno restaurati ed esposti temporaneamente presso il Museo Egizio del Cairo.

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Source: MSA

Meno sforzi per un sedicesimo oggetto che sarà restituito volontariamente dal proprietario. L’uomo, di origine tedesca ma residente in Sud Africa, ha consegnato all’ambasciata egiziana a Pretoria un ushabti in faience (immagine in alto) che la madre aveva acquistato nel 1959 a Luxor.

Rimangono numerose, però, le aste che continuano a vendere antichità egizie dall’origine dubbia. Ad esempio, il governo egiziano ha presentato una richiesta ufficiale, al momento inascoltata, a Washington per bloccare l’asta online dell’Artemis Gallery (Pennsylavania) che, tra ieri e oggi, piazzerà 35 reperti faraonici. Secondo Ali Ahmed, Direttore Generale del DAR, questi lotti sarebbero il frutto di scavi abusivi. Cliccando il seguente link è possibile vedere l’andamento delle offerte: https://artemisgallery.infinitebidding.com/?method=getCatalogLots&catalogref=4B59RG6KZW&page=1&orderby=1

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Donna americana restituirà reperti all’Egitto

BqhN5ABCMAA2x0ECynthia Croasdaile, americana ed ex residente di Alessandria, restituirà la sua collezione di ushabti dopo aver letto l’articolo del New York Times che, nello scorso marzo, aveva riportato la richiesta d’aiuto dell’Egitto per arginare i saccheggi esplosi dopo il 2011. Colpita dalla pessima situazione del patrimonio archeologico egizio, la donna ha deciso di privarsi della sua piccola “collezione” di famiglia, composta da pezzi della XXVI din. (685-525 a.C.), che apparteneva al padre quando negli anni ’70 lavorava per la Phillips Petroleum nel deserto occidentale. Un gesto sicuramente da sottolineare più per il simbolo che per l’effettiva importanza dei reperti che torneranno in patria. La notizia è stata ufficializzata durante una conferenza stampa presso l’Ambasciata d’Egitto a Washington.

http://www.egyptembassy.net/

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Abido, Presentati i risultati dello scavo su tomba con piramide del 1300 a.C.

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Source: livescience.com

Durante il meeting annuale dell’American Research Center in Egypt (4-6 aprile), saranno presentati i risultati dello scavo della University of Pennsylvania di una tomba del 1300 a.C. ad Abido. Questa missione, tra 2013 e 2014, ha compiuto scoperte straordinarie, tra cui le sepolture dei faraoni Sobekhotep I (XIII din.) e Senebkay, sempre del II P.I. e forse il primo re ad essere individuato di una sconosciuta “Dinastia di Abido” che non ha lasciato tracce sulle fonti storiche.

La tomba in questione è più recente (Nuovo Regno) e apparterrebbe a uno scriba di nome Horemheb. La struttura era completamente ipogea se si esclude la piramide all’ingresso che doveva raggiungere i 7 metri d’altezza. Il nome del defunto è sul bel sarcofago in arenaria dipinta di rosso e finemente lavorato con figure di divinità e formule tratte dal Libro dei Morti. Non è stata ritrovata la mummia all’interno perché la tomba era stata depredata più volte già in antichità; tuttavia, sono stati individuati i resti ossei disarticolati di 3 o 4 uomini, 10/12 donne e due bambini. Kevin Cahail, che ha diretto lo scavo, afferma che il numero di ossa femminili potrebbe essere spiegato non solo con la poligamia, ma anche con sepolture familiari appartenenti a più generazioni o a inumazioni abusive successive.

Source: ancient-origins.net

Source: ancient-origins.net

 

Tra i ritrovamenti più importanti, spicca un rarissimo amuleto in diaspro verde e rosso (qui a sinistra) che rappresenta il cuore ib. Probabilmente legato alla psicostasia, la “pesatura dell’anima” del cap. 125 del Libro dei Morti, il piccolo oggetto potrebbe essere stato inserito nel petto di uno dei morti oppure semplicemente al collo come pendente. Altra reperto interessante è un ushabti dipinto individuato in un’altra camera funeraria, questa volta senza sarcofago. Sulla statuetta si legge il nome di quello che potrebbe essere, secondo gli archeologi americani, il padre o il fratello maggiore di Horemheb, cioè Ramessu “Sovrintendente alle Scuderie”.

 

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Nuove scoperte a Dakahliya

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Source: ahramonline

Qualche giorno fa, a Tell Tabla (governatorato di Dakahliya), era stata scoperta una mastaba risalente al Periodo Tardo. Oggi, il Ministro Ibrahim ha annunciato che, continuando gli scavi,sono arrivati altri interessanti ritrovamenti: tre scheletri corredati di bellissimi amuleti (udjat, pilastri djed, scarabei) e ushabti in faience. Il primo era sepolto accanto a 14 amuleti, tra cui una triade con Amon, Horus e Nefti, il secondo con 29 e il terzo 12.

2014-635275563637429831-742Inoltre, altri due sarcofagi in calcare hanno permesso di datare meglio la sepoltura. Il primo conteneva una mummia deteriorata dall’umidità che, però, è ricoperta da cartonnage placcato in oro (qui a sinistra) con iscrizioni geroglifiche che comprendono il cartiglio di Psammetico I (XXVI din., 664-610 a.C.). La mummia era accompagnata da una cassetta di legno che conteneva 300 tra ushabti e amuleti, come quello in bronzo dorato che rappresenterebbe un uccello “ba” (vedi in alto).

Il secondo sarcofago custodiva resti umani in pessimo stato di conservazione e un’altra cassetta di legno sfaldata con 286 ushabti in faiance.

Pera altre immagini (comprese quelle che mancavano sulle prime scoperte della scorsa settimana): http://english.ahram.org.eg/

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