Articoli con tag: V dinastia

Scoperto tempio solare ad Abu Ghurab: approfondiamo la notizia con i direttori della missione

Fig. 1: Veduta generale del tempio solare di Nyuserra con, sullo sfondo, le rovine dell’obelisco (ph: M. Nuzzolo, © “Sun Temples Project”)

Circa due settimane fa il Ministero del Turismo e delle delle Antichità egiziano ha annunciato un’importante scoperta nella zona di Abusir, 20 km circa a sud del Cairo, che porta una firma tutta italiana. La missione archeologica che lavora sul sito è infatti co-diretta da Rosanna Pirelli, Professore Associato in Egittologia all’Università di Napoli L’Orientale, e da Massimiliano Nuzzolo, Ricercatore in Egittologia presso l’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia. La scoperta è stata effettuata più precisamente nel tempio solare di Nyuserra ad Abu Ghurab (fig. 1), l’unico dei sei templi noti dalle fonti storiche antiche che sia ancora oggi visibile e ben conservato, tanto da permetterci di comprendere appieno le caratteristiche architettoniche di questi particolari monumenti. In un precedente articolo avevo già riportato il testo del comunicato stampa del Ministero, ma ora ho il piacere di approfondire la notizia grazie alla testimonianza diretta dei due co-direttori della missione che ringrazio per la disponibilità a rispondere ad alcune domande.

Fig. 2: Dettaglio del corpo d’ingresso dell’edificio in mattoni, con la soglia in calcare bianco situata direttamente al di sotto dei bacini lustrali in alabastro del tempio di Nyuserra (ph: Mohamed Osman; © “Sun Temples Project”)

Cosa avete trovato nello specifico?

Dott. Nuzzolo: La missione archeologica opera sul sito fin dal 2010. Dopo i primi anni di lavori, concentrati sulla rivalutazione del complesso dal punto di vista architettonico e lo studio del paesaggio sacro circostante, a partire dal 2020, con il nuovo progetto di ricerca “Sun Temples Project”, finanziato dall’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia, la missione ha iniziato una fase di scavo finalizzata alla comprensione delle strutture sottostanti il tempio solare. Com’è ben noto il tempio fu infatti scoperto e scavato negli anni 1898-1901 dal famoso archeologo tedesco Ludwig Borchardt. Durante le ultime fasi del suo scavo, nel quadrante nord-orientale del tempio, Borchardt individuò delle strutture in mattoni situate al di sotto del pavimento del tempio in pietra. Purtroppo, dati gli interessi scientifici dell’epoca, Borchardt non continuò a lungo lo scavo e concluse che questi non erano altro che i resti dello stesso tempio di Nyuserra, ricostruito successivamente in pietra. Questa ipotesi era all’epoca plausibile, ma oggi sappiamo che nell’Antico Regno accadeva di solito il contrario, ossia gli edifici si costruivano sempre in pietra per essere poi spesso completati in mattoni per eventi improvvisi, come per esempio la morte prematura del re.

Ma soprattutto le caratteristiche di questo nuovo edificio, interamente costruito in mattoni, lasciano supporre che fosse monumentale. La struttura era allineata sull’asse est-ovest, come il successivo tempio in pietra, e misurava almeno 60 x 20 metri (tracce dei muri di cinta dell’edificio sono state trovate sui lati sud ed est e, almeno parzialmente, anche sul lato nord). I suoi muri erano tutti intonacati in bianco e nero, spesso con tracce di pittura blu e rossa e mostrano rifiniture adeguate ad un edificio regale, con spessori che variano dai 3 ai 1,5 m. Dal punto di vista architettonico, la struttura era composta da un ingresso monumentale, di cui restano le basi di due colonne in calcare bianco di Turah (le colonne sono state probabilmente re-impiegate già in antico) e una soglia monumentale, pure in calcare bianco fine (fig. 2). Questo ingresso monumentale dava accesso, tramite uno stretto corridoio a forma di L, ad un ampio cortile centrale, pavimentato in fango battuto, con ulteriori spazi chiusi (stanze di culto?) verso ovest, che non è stato possibile investigare dal momento che su questa area insiste parte del tempio in pietra ancora conservato di Nyuserra. In questa zona, tuttavia, si trovano svariati blocchi di quarzite fine rossa di notevoli dimensioni, alcuni dei quali conficcati nella fondazione del pavimento di questo edificio in mattoni. Questi blocchi, sebbene danneggiati, hanno facce levigate e non sembrano essere quindi scarti di lavorazione del tempio successivo in pietra quanto piuttosto i resti di una struttura qui originariamente costruita (un proto-obelisco???). 

Ma la scoperta più interessante è stata fatta nell’angolo nord-orientale del recinto sacro del tempio di Nyuserra subito al di sotto della pavimentazione (figg. 3a-c). In questa zona abbiamo trovato un enorme accumulo di ceramica, composto da decine di giare di birra, molte delle quali completamente intatte, ma anche da forme di ceramica rossa rifinita (tecnicamente chiamata “red-slipped ware”) e dalle cosiddette “Meidum Bowls”. Particolarmente interessante è il fatto che molte delle giare di birra fossero state riempite di fango del Nilo, sicuramente inteso ad espletare alcuni rituali religiosi prima della loro sepoltura in questa parte dell’edificio. Va inoltre rimarcato il fatto che la ceramica può essere datata con una certa precisione alla prima metà della V dinastia, dunque ad un periodo prima di Nyuserra. Sebbene siamo ancora nel campo delle ipotesi, questi elementi preliminari farebbero pensare ad una qualche sorta di deposito di fondazione, o forse meglio ad un accumulo rituale di ceramica effettuato quando il tempio venne smantellato e livellato da Nyuserra per costruirci sopra il suo santuario.

Tre immagini del deposito di ceramica scoperto nell’angolo nord-orientale del tempio di Nyuserra sotto le lastre distrutte del pavimento. Nell’immagine 3c una veduta di alcuni delle principali giare di birra dopo la loro ricostruzione. (ph. Mohamed Osman; © Ministero Egiziano del Turismo e delle Antichità)

Fig. 3a
Fig. 3b
Fig. 3c

Avete effettuato anche altri ritrovamenti?

Prof.ssa Pirelli: Non lontano dal deposito/accumulo di ceramica suddetto si è trovata un’altra piccola fossa che ha restituito decine di cretule di argilla, con relative impronte di sigilli, che recano iscritti i nomi di sovrani della V e VI dinastia. Fra di essi spicca l’impronta di sigillo con il nome del re Shepseskara (fig. 4), un sovrano della V dinastia che rimane ad oggi ancora quasi del tutto sconosciuto e di cui si ignora persino la precisa collocazione dinastica (alcuni studiosi collocano il suo regno subito prima di quello di Nyuserra, altri subito dopo). Qualunque sia il caso, la presenza del nome di Shepseskara sul materiale archeologico ritrovato ad Abu Ghurab attesta che il re fu attivo nell’area oggi occupata dal tempio di Nyuserra, e questo apre delle prospettive assolutamente inedite per la nostra conoscenza della storia della V dinastia.  

Fig. 5: Dettaglio dell’impronta di sigillo con su impresso il nome del re della V Dinastia Shepseskara (ph: M. Nuzzolo; © “Sun Temples Project”)

Quindi chi costruì questo edificio in mattoni e per quale scopo?

Dott. Nuzzolo: È ancora presto per dare una risposta definitiva a questi due quesiti. Gli elementi archeologici finora raccolti ci fanno per il momento escludere l’ipotesi di Borchardt, ossia che si trattasse di una fase costruttiva in mattoni dello stesso tempio di Nyuserra, poi ricostruito in pietra. Si tratta sicuramente di un edificio precedente a Nyuserra, come indicato per prima cosa dall’evidenza ceramica. Va poi notato che dal punto di vista planimetrico e architettonico l’edificio si presenta assai simile ai due templi delle piramidi di Khentkaus II e Raneferef, rispettivamente madre e fratello di Nyuserra. Dallo studio delle fonti antiche, e in particolare i cosiddetti “Papiri di Absuir”, possiamo inoltre ricavare un’informazione preziosa, ossia il fatto che fra i templi solari e le piramidi ci fosse un circuito di redistribuzione ben preciso delle offerte per il culto quotidiano, un circuito che coinvolgeva anche altri templi solari. Abu Ghurab appare quindi come la sede deputata ad ospitare questi particolari santuari, ed infatti i due finora scoperti si trovano entrambi in questo sito. Non va dimenticato, infine, un dettaglio importantissimo. Il tempio solare del primo sovrano della V dinastia, Userkaf, colui che in effetti introdusse questa nuova tipologia architettonica e di culto, fu costruito interamente in mattoni ma con alcuni elementi centrali in pietra, come appunto l’obelisco, centro del culto solare. Questo obelisco, nel caso di Userkaf, era tutto in blocchi di quarzite, parzialmente ancora visibili oggi fra le macerie del tempio e, come ricordato in precedenza, anche nel nostro caso abbiamo trovato molti blocchi in quarzite di grandi dimensioni sicuramente appartenenti all’edificio in mattoni. Non è dunque da escludere che, come per Userkaf, anche l’edificio da noi scoperto potesse aver seguito lo stesso canovaccio: mattoni per la struttura architettonica portante e pietra (soglia e colonnato in calcare, obelisco – o struttura simile – in quarzite) per gli elementi cruciali.

Qual è il prossimo obiettivo della vostra ricerca?

Prof.ssa Pirelli: Confermare la natura dell’edificio in mattoni da noi ritrovato come tempio solare e attribuirlo al sovrano che lo aveva fatto erigere è una delle nostre priorità. Per far questo ci ripromettiamo di completare lo scavo del monumento in particolare verso sud e ovest, dove ancora restano da indagare varie parti del monumento. Allo stesso tempo, grazie ad uno specifico progetto appena finanziato dall’Università di Napoli L’Orientale, “Costruire lo spazio sacro nell’antico Egitto” (COSSAE), la ricerca vedrà anche una nuova fase, tesa al duplice obiettivo di indagare – mediante la rilettura dell’interazione tra il programma decorativo e l’impianto architettonico – il rapporto che si viene a istaurare nei templi solari tra il faraone e il mondo divino e, al contempo, di inserire lo spazio sacro così concepito nel paesaggio fisico e culturale dell’area menfita nell’Antico Regno. Speriamo di potervi presto dare ulteriori novità.


Sun Temples Project. Religious spaces, ideological patterns and social dynamics of constructing the sacred landscape in Third Millennium BC Egypt, progetto finanziato dal National Science Center of Poland (dir. scientifico: Dr. Massimiliano Nuzzolo, Institute of Mediterranean and Oriental Cultures of the Polish Academy of Sciences, Varsavia)
Virtual Reconstruction of the sun temple of Niuserra at Abu Ghurab, progetto finanziato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (dir. scientifico: Prof. Rosanna Pirelli, Università di Napoli L’Orientale)

Per maggiori informazioni: www.suntemplesproject.org

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Abu Ghurab, individuato uno dei templi solari mancanti della V dinastia

Source: Ministry of Tourism and Antiquities

Lo scorso 30 luglio, il Ministero del Turismo e delle Antichità ha finalmente ufficializzato un’importante scoperta effettuata nelle ultime campagne di scavo dalla missione italo-polacca ad Abu Ghurab, a circa 15 km a sud del Cairo. Il team diretto dalla Prof.ssa Rosanna Pirelli (Università degli Studi di Napoli L’Orientale) e dal dott. Massimiliano Nuzzolo (Accademia Polacca delle Scienze, Varsavia) ha infatti individuato quello che potrebbe essere uno dei quattro templi solari mancanti della V dinastia che, fino a questo momento, era noto solo da fonti scritte. I templi solari sono santuari dedicati a Ra, costruiti durante la V dinastia (2500-2350 a.C.) ad Abusir e Abu Ghurab e caratterizzati soprattutto dalla pietra “benben”, un tozzo obelisco al centro di un cortile aperto. La prossima settimana avrò il piacere di approfondire la notizia direttamente con uno dei co-direttori della missione, il dott. Nuzzolo, quindi per il momento mi limito a riportare l’annuncio pubblicato sulla pagina FaceBook del Ministero.

Traduzione del comunicato ufficiale:

“I resti di un edificio, probabilmente uno dei quattro Templi solari perduti dei re della V Dinastia, sono stati portati alla luce ad Abusir.

La missione archeologica congiunta italo-polacca che lavora nel Tempio Solare del re Niuserra ad Abu Ghurab, a nord di Abusir, ha scoperto i resti di un edificio in mattoni di fango che giace sotto il tempio. Gli studi preliminari indicano che potrebbe trattarsi di uno dei quattro templi solari perduti risalenti alla V dinastia e conosciuti dalle fonti storiche. Il dottor Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, ha dichiarato che saranno completati gli scavi nel sito per rivelare di più su questo edificio.
Waziri ha anche affermato si accedeva all’edificio attraverso un ingresso monumentale, costruito in pietra calcarea, che conduce a un’area adibita a magazzini a nord e ad un ampio cortile a ovest, dove si trova un pavimento di fango lastricato con enormi blocchi di quarzite, alcuni dei quali hanno facce levigate e sono incastonati sotto il pavimento del Tempio del Sole di Niuserra (foto in alto).
Il dottor Ayman Ashmawy, capo del settore delle Antichità egizie presso il Consiglio Supremo delle Antichità, ha affermato che i resti dell’edificio scoperto indicano che era costruito con mattoni di fango e che fu parzialmente distrutto da Niuserra per costruire il proprio tempio, sottolineando che nel sito sono stati scoperti molti vasi di ceramica che potrebbero essere stati utilizzati nei rituali di fondazione. Tra questi, particolarmente importanti sono quelli rinvenuti all’interno del Tempio del Sole di Niuserra, nell’angolo nord-orientale, sotto le lastre di pietra delle fondamenta del tempio stesso.
Da parte sua, il dottor Mohamed Youssef, direttore dell’Ispettorato delle Antichità di Saqqara, ha affermato che i depositi di fondazione sono stati individuati a livello del muro di mattoni di fango dell’antico tempio e consistevano principalmente in bottiglie di birra, ma anche in ‘tazze Meidum’ e ceramica ‘red slip ware’ (foto in basso).
La prof. Rosanna Pirelli, capomissione dell’Università L’Orientale di Napoli, ha affermato che sono stati ritrovati anche diversi frammenti di sigilli in argilla recanti nomi reali, tra cui uno con il nome del re Shepseskara della V Dinastia, di cui non si hanno molte informazioni, sottolineando che le nuove scoperte potrebbero indicare anche la sua presenza e attività nel sito. Questo potrebbe cambiare la nostra conoscenza della storia di questo faraone e della quinta dinastia in generale.
Il dottor Massimiliano Nuzzolo, capo della missione dell’Accademia Polacca delle Scienze a Varsavia, ha confermato che sarà presto completato il lavoro, nel tentativo di portare completamente alla luce l’antico tempio e di svelare altri segreti su questo edificio”.

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Una tecnica inaspettata per una mummia di Antico Regno?

Source: National Geographic “Lost Treasures of Egypt” 03×04

Era stata una delle più importanti scoperte archeologiche del 2019 in Egitto, ma, a quanto pare, la tomba di Khuy continua a riservare sorprese. La mastaba, situata a Saqqara Sud, aveva stupito per lo straordinario stato di conservazione delle pitture dell’anticamera, la cui ricchezza ben si confà allo status di un alto funzionario vissuto alla fine della V dinastia, tra i regni di Djedkara e Unas (2400 a.C. circa).

Nella camera funeraria erano stati ritrovati quattro vasi canopi in calcare (foto in basso) e pochi resti del sarcofago sopra frammenti di una mummia. Ma le prime analisi sul corpo del defunto, affidate a Salima Ikram (American University in Cairo), hanno rivelato una tecnica d’imbalsamazione finora mai vista per un periodo così antico. Ancora una volta è stato un episodio Lost Treasures of Egypt, il quarto per la precisione, a diffondere la notizia.

La pratica di mummificare i morti era già conosciuta nell’Antico Regno (ci sono tracce d’imbalsamazione intenzionale che risalgono addirittura al predinastico), ma si limitava più che altro all’essiccazione dei corpi e raramente all’asportazione degli organi interni. Il caso della tomba di Khuy, invece, presenta un bendaggio di lino di altissima qualità e costose resine importate da terre straniere. Queste peculiarità hanno portato la Ikram ad accostare in un primo momento la mummia a quelle della XXI dinastia, ben 1400 anni dopo, e quindi a un possibile riutilizzo della tomba che effettivamente è attestato all’esterno della struttura. Tuttavia, l’interno non pare mostrare un’appropriazione tarda della sepoltura e la datazione delle ceramiche e del resto degli oggetti del corredo porta senza dubbio alla V dinastia. Quindi, se il corpo fosse veramente quello di Khuy, si sarebbe di fronte a raffinate tecniche di mummificazione mai attestate per casi risalenti all’Antico Regno.

Per avere le prime conferme, sono state effettuate scansioni ai raggi X sui pochi resti rimasti della mummia – di cui manca la testa -, portando all’identificazione di un uomo, piuttosto alto e grasso, senza evidenti segni di lavoro usurante sulle ossa. Questo primo identikit ben si adatterebbe a un alto ufficiale come Khuy, ma, al netto dei titoli sensazionalistici visti in queste settimane, occorrono ancora molti esami per arrivare a dati definitivi. A partire dalle analisi delle resine, per verificare che quelle trovate nei canopi, sicuramente di V dinastia, coincidano come sembra con quelle cosparse sul corpo; infine, si attendono i risultati della datazione al C14, previsti non prima del maggio del 2022.

https://www.aucegypt.edu/news/aucs-salima-ikram-involved-major-mummy-finding-may-alter-history

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Giza, scoperta tomba di due sacerdoti di V dinastia

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Source: egypttoday.com

Questa mattina, a Giza, il ministro delle Antichità Khaled el-Anany e il segretario generale del Supreme Council of Antiquities Mostafa Waziry hanno annunciato la scoperta della tomba di due funzionari e alti sacerdoti della prima metà della V dinastia (XXVI-XXV sec. a.C.).

Waziry, che ha dirige la missione archeologica protagonista del ritrovamento nelll’area sud-orientale della necropoli di Giza fin dall’agosto del 2018, ha riferito che i due proprietari originari della sepoltura, Pehenuika e Nui (rappresentato nella stele in basso a destra), posseggono rispettivamente 7 e 5 titoli, tra cui quello di “sacerdote del re Chefren”. La struttura è stata poi riutilizzata in Epoca Tarda (VII sec. a.C.), periodo a cui appartengono i vari sarcofagi lignei ben conservati presenti nella tomba insieme a diversi ushabti, amuleti, vasi in pietra e ceramica e una statua in calcare senza iscrizioni che rappresenta uno dei due defunti con moglie e figlio.

Ulteriori informazioni e foto nel mio articolo su National Geogrphic: http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2019/05/04/foto/egitto_scoperta_a_giza_tomba_due_sacerdoti_antico_regno-4393551/1/

 

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Saqqara, scoperti tomba di un funzionario e il nome di una nuova regina di V dinastia

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Source: cegu.ff.cuni.cz

Il team diretto da Mohamed Megahed, lavorando a scavo, documentazione e restauro della piramide del penultimo faraone della V dinastia, nel settore sud della necropoli di Saqqara, aveva ritrovato ciò che resta della sovrastruttura di una sepoltura monumentale.

La vicinanza alla tomba del re e la qualità dei rilievi sopravvissuti all’espoliazione dei blocchi in calcare nelle epoche successive facevano già presagire un proprietario di rango elevato.

In effetti, dopo aver scavato la superiore camera delle offerte con pianta “ad L”, è stato raggiunto l’accesso alla parte sotterranea che, per la prima volta in una sepoltura privata, ricalca lo schema delle piramidi reali della V dinastia: corridoio discendente, vestibolo, anticamera e stanza del sarcofago.

In particolare colpisce la straordinaria conservazione delle pitture, dai colori ancora vividi, che ricoprono le pareti dell’anticamera. Il defunto, l’amico del ‘palazzo’ (titolo tipico dell’Antico Regno) Khuy, è rappresentato sulle pareti nord e sud seduto di fronte a una tavola d’offerta, mentre in basso ci sono scene del trasporto fluviale del sarcofago.

La parete est (a destra nella foto) è interamente occupata da una lunga lista di offerte e da una macellazione rituale di un bovino; quella ovest, invece, è decorata con il tipico motivo ‘a facciata di palazzo’.

Da qui si accede alla camera funeraria che non è dipinta, ma in origine doveva essere quasi completamente occupata dal sarcofago in calcare, ritrovato a pezzi per l’intervento dei ladri che visitarono la tomba già in antichità.

In effetti, non è stato trovato alcun oggetto del corredo, nemmeno nella piccola stanza accessoria che fungeva da magazzino, ma sono stati individuati frammenti del corpo di Khuy che presentano tracce di mummificazione.

Poco lontano, a nord-est della piramide di Djedkara, è emersa una colonna in granito rosso di Assuan che reca l’iscrizione: “Colei che vede Horus e Seth, la grande dello scettro-hetes, la grande di preghiera, moglie del re, sua amata Setibhor”.

Setibhor risulta quindi il nome di una regina finora sconosciuta, sposa di Djedkara e, a questo punto, proprietaria del complesso funerario che era ancora anonimo.

Questo complesso piramidale è il più grande per una regina di Antico Regno, uno dei primi ad essere realizzato a Saqqara Sud e caratterizzato da elementi appannaggio dei soli re, come le colonne palmiformi nel tempio funerario.

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Kom Ombo, scoperte impronte di sigilli reali della V dinastia

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Source: MoA

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Source: MoA

A Kom Ombo, nel governatorato di Assuan, la missione austro-egiziana diretta da Irene Forstner-Müller ha scoperto diverse cretule con impressioni di sigilli reali della V dinastia. Le cretule sono masse di argilla che venivano poste a chiusura di vasi, casse o porte e sulle quali si lasciava il segno di un sigillo che garantisse l’integrità del contenuto stoccato. Si tratta, infatti, di una forma di controllo amministrativo nell’immagazzinamento delle merci.

In questo caso, sono visibili i cartigli del fondatore Userkaf (2510-2500 a.C.), di cui si leggono sia il praenomen che il nome-Horo Irmaat (entrambe le foto qui riportate si riferiscono a lui) , e del terzo faraone della dinastia Neferirkara Kakai (2490-2480). Già all’inizio del progetto, nel novembre del 2017, scavando in una necropoli del I Periodo Intermedio era stata individuata una cretula con il nome del sovrano che regnò tra i due, Sahura (2500-2490), quindi si conferma l’importanza del sito già nell’Antico Regno.

https://www.oeaw.ac.at/oeai/forschung/siedlungsarchaeologie-und-urbanistik/kom-ombo-stadt-und-hinterland/

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Chi era il proprietario della tomba di Abusir?

 

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Source: MoA

Gli archeologi dell’Università Carlo IV di Praga non avrebbero potuto scegliere giorno più adatto per annunciare una loro scoperta effettuata in Egitto. Proprio in occasione del 60° anniversario dalla fondazione dell’Istituto Ceco di Egittologia – nato il 1 ottobre 1958, ovviamente come Istituto Cecoslovacco – è stata infatti rilasciata la notizia del ritrovamento della tomba di un importante sacerdote e funzionario vissuto quasi 4500 anni fa.

Il complesso funerario in questione si trova ad Abusir, in una delle principali necropoli dell’Antico Regno, situata a circa 20 km a sud del Cairo. Più precisamente, la zona scelta per seppellire il defunto, destinata solo a membri della famiglia reale o ad alti funzionari perché delimitata dalle piramidi dei faraoni della V dinastia (2500-2350 a.C.), ne connota la sicura prominenza. Infatti, Kairis – questo è il nome del proprietario della tomba – poteva fregiarsi di una lista infinita di titoli quali: “Unico amico (del faraone)”, “Amato dal suo Signore”, “Sovrintendente di tutti i lavori del re”, “Maggiordomo del Palazzo reale”, “Primo della Casa della Vita (l’archivio dei papiri)”, “Ispettore dei sacerdoti nei complessi piramidali di Sahura e Neferirkara”, “Sacerdote di Hathor, Signore del Sicomoro, in Qis (città dell’Alto Egitto)”, “Custode dei Due Troni (dell’Alto e Basso Egitto)” e “Custode del segreto della Casa del Mattino”. In particolare, quest’ultima onorificenza durante la V dinastia era appannaggio solo di principi, visir o membri della corte molto vicini al re perché consisteva nella partecipazione ai riti mattutini, come abluzioni o vestizioni sacre, che il faraone officiava al risveglio in quanto figlio del Sole.

L’importanza di Kairis si vede anche nella grandezza e complessità della sua ultima dimora che copre un’area di 500 m² ancora non del tutto scavata. Tale struttura è stata realizzata con blocchi di calcare, mattoni crudi e perfino materiali più pregiati, normalmente esclusiva del re, come il basalto impiegato per la pavimentazione della cappella di culto, unicum per il III millennio a.C..

Oltre alla tomba vera e propria, sono state individuate diverse stanze accessorie che servivano al culto funerario e alle operazioni di purificazione rituale che i sacerdoti doveva compiere prima di entrare nel complesso. Anche la camera sepolcrale non ha paralleli perché composta da un pozzo aperto in cui è stato calato il sarcofago in calcare e che, dopo aver foderato le pareti interne con lastre dello stesso materiale, è stato chiuso con enormi blocchi di pietra pesanti almeno 8 o 9 tonnellate.

Seppur la tomba sia stata violata già in antichità, accanto al sarcofago è stata ritrovata una statua in granito rosa, spezzata in due, che raffigura Kairis seduto su uno scranno in cui sono incisi nome e titoli in geroglifico. L’importanza della scultura, oltre al valore intrinseco dell’oggetto che conserva ancora tracce di pittura, sta nel luogo stesso dove è stata scoperta perché permette di dire con certezza che simulacri del defunto erano posizionati anche nella camera funeraria. Tra il restante, scarno, materiale conservatosi finora, spiccano frammenti della falsa porta e di una stele. In ogni caso, in attesa della ripresa delle indagini archeologiche, i titoli del defunto e le caratteristiche strutturali della tomba inducono a ipotizzare che Kairis avesse un ruolo fondamentale nella corte, forse proprio quello di visir, il primo ministro dell’epoca.

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Source: MoA

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Abusir, scoperta tomba di alto funzionario della V dinastia

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Source: Luxor Times

Ad Abusir, una delle necropoli più importanti dell’Antico Regno, gli archeologi cechi diretti da Miroslav Bárta (Univerzita Karlova, Praga) hanno scoperto una tomba di un alto funzionario vissuto durante il regno di Niuserra (2460-2430 a.C.). Curiosamente, la notizia è stata annunciata ieri proprio in corrispondenza del 60° anniversario dalla fondazione dell’Istituto Ceco di Egittologia.

Secondo quanto riferito da Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, il defunto si chiamerebbe Kairis e si fregerebbe di importanti titoli quali “Sovrintendente di tutti i lavori reali” (imy-r kAt nbt nt nswt), “Amato dal suo signore”, “Confidente del re” e soprattutto “Custode del Segreto della Casa del Mattino”. Quest’ultima onorificenza sta a indicare la partecipazione ai rituali mattutini, abluzioni e vestizione, che il faraone, in quanto figlio del Sole, officiava al risveglio in una particolare area del palazzo. Durante la V dinastia, il titolo di Hry sStA n pr-dwAt è particolarmente importante perché ricoperto da visir, principi o alti sacerdoti. Un esempio è Ptahshepses, visir e genero di Niuserra, sepolto proprio ad Abusir in una tra le tombe non reali più monumentali dell’Antico Regno.

Sebbene non si sia completato di scavare l’intero ipogeo, è bastato liberare dalla sabbia il pozzo funerario principale per scoprire la statua in granito rosa, spezzata in due parti, che mostra il defunto seduto su un sedile su cui sono incisi nome e titoli.

A breve maggiori dettagli.

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Giza, scoperta tomba di V dinastia

Source: Luxor Times

Così come il 2017, anche il 2018 sarà un anno di grandi risultati per l’archeologia egiziana. È la promessa fatta stamattina dal ministro delle Antichità Khaled El-Enany durante una conferenza stampa ufficiale tenutasi a poche centinaia di metri dalla Grande Piramide. El-Enany ha infatti annunciato la scoperta di una tomba risalente alla V Dinastia (2400 a.C. circa) effettuata nella necropoli occidentale di Giza.

Il cimitero in questione, scelto per migliaia di sepolture di funzionari di Antico Regno, è stato indagato già dalla metà dell’Ottocento fino ai più recenti scavi di Zahi Hawass; tuttavia, la ricerca nell’area è ripresa da pochi mesi grazie a 12 missioni locali. Quella che ha portato al ritrovamento è iniziata lo scorso ottobre ed è diretta da Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, che ha fornito ulteriori dettagli sulla tomba.

La mastaba, ora denominata G9000, è appartenuta a Hetepet [Hetpet nella forma meno corretta], donna che si fregiava dei titoli di “Sacerdotessa di Hathor” e “Conoscente del Re”. Al momento, non si conosce molto altro della defunta se non l’importanza che si può desumere dalla sua deposizione indipendente, apparentemente non legata a uno sposo.

L’edificio funerario è composto da una struttura architettonica in blocchi di calcare e pareti in mattoni di fango. All’interno, un corridoio “a L” conduce alla cappella con un bacino di purificazione e una tavola per l’incenso e le altre offerte per l’aldilà.

Ma quello che colpisce è la perfetta conservazione delle pitture parietali, dai colori ancora vividi, che ritraggono scene di vita quotidiana: uomini e donne sono ritratti mentre pescano, cacciano, coltivano i campi, macellano bovini, fondono metalli, lavorano il cuoio, intrecciano canne di papiro per la realizzazione di barche, danzano, suonano e portano doni a Hetepet.

In particolare, curiosa è la rappresentazione di due scimmie, all’epoca normali animali domestici, l’una intenta nel cogliere frutti da un albero mettendoli in una cesta, l’altra nel ballare durante il banchetto funebre.

Questa scoperta, però, potrebbe non essere completamente inedita perché di Hetepet abbiamo già diversi rilievi in calcare, tra cui due false porte, conservati presso il Liebieghaus Museum di Francoforte e il Neues Museum di Berlino.

I blocchi furono recuperati nel 1909 dalla spedizione tedesca di Carl Maria Kaufmann che, purtroppo, non segnalò il punto esatto di ritrovamento né descrisse il contesto. In ogni caso, le ricerche continueranno, anche in ottica del recente piano di riqualificazione turistica della Piana di Giza che ha visto, tra le altre cose, l’apertura al pubblico lo scorso novembre delle Tombe dei costruttori delle piramidi.

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Abusir, Scoperta tomba di regina di V dinastia

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Source: MSA

Nuova grande scoperta per il 2015 e seconda tomba di una regina individuata in meno di un mese. Ad Abusir (necropoli di Antico Regno a nord di Saqqara), la missione ceca diretta da Miroslav Barta ha liberato dalla sabbia una sepoltura risalente alla V dinastia in cui si leggono i titoli di “Sposa del Re” e “Madre del Re”. La tomba apparterrebbe, quindi, a una regina finora sconosciuta, Khentkaus III, la cui collocazione nella genealogia della dinastia va ancora verificata. La struttura si trova a SE della piramide di Neferefra (2473-2460) che potrebbe essere il marito. Inoltre, il Dott. Jaromir Krejčí, membro della squadra, ha affermato, sulla base del ritrovamento di un sigillo con cartiglio, che la regina potrebbe essere stata seppellita durante il regno di Niuserra (2445-2420) e che, quindi, sarebbe la madre del successore, Menkauhor (2420-2410). Il corredo funebre comprende 23 vasi in calcite (vedi in basso) e quattro strumenti di rame.

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