Articoli con tag: Valle delle Regine

Le tombe di Seti I e Nefertari saranno riaperte al pubblico

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Source: wikipedia

Il prossimo 1 novembre, dopo oltre 10 anni di chiusura, due tra le più belle sepolture d’Egitto apriranno di nuovo le porte al pubblico. La tomba di Seti I (KV7), nella Valle dei Re (a sinistra nella foto), e quella di Nefertari (QV66), nella Valle delle Regine (a destra), dopo il lungo restauro delle splendide decorazioni, saranno visitabili con un biglietto speciale di 1000 LE (quasi 100 euro), prezzo molto alto ma comunque metà di quello che si pagava per gli esclusivi ingressi “VIP” (20.000 LE per gruppi di 10 persone). Tale iniziativa è pensata per cercare di risollevare un turismo sempre più in calo, a discapito della sicurezza delle fragili pitture e contro la recente decisione di realizzare copie a grandezza naturale per i turisti (Seti I, Nefertari). Curioso come entrambi gli ipogei siano stati scoperti da italiani: quello del padre di Ramesse II da Giovan Battista Belzoni nel 1817, quello della sposa da Ernesto Schiaparelli nel 1904.

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In ricordo di Adriano Luzi per i 110 anni dalla scoperta della tomba di Nefertari

10660079_637758716344424_6434544396943632_nNel 1904, un italiano scopriva nella Valle delle Regine, a Tebe Ovest, quella che probabilmente è la tomba più bella d’Egitto. L’italiano era Ernesto Schiaparelli, l’allora direttore del Museo Egizio di Torino, mentre la tomba apparteneva alla celeberrima Nefertari, la Grande Sposa Reale di Ramesse II (1279-1212).

Nonostante l’opera dei saccheggiatori che lasciarono ben poco del corredo originario, la QV66 resta un gioiello per la sua struttura architettonica, paragonabile a quelle che si trovano nella Valle dei Re, e, soprattutto, per il magnifico ciclo pittorico che abbellisce le pareti e il soffitto. E se oggi, più di 3200 anni dopo, possiamo ammirare colori ancora così vividi, dobbiamo ringraziare altri italiani che, con il loro lavoro, hanno cancellato i segni del tempo e i danni provocati dall’uomo. Tra questi, ne va ricordato uno in particolare che, in questi giorni, non parteciperà alle cerimonie per il 110° anniversario della scoperta della tomba, non perché non sia stato invitato, ma perché, purtroppo, è venuto a mancare prematuramente nel 2003: Adriano Luzi.

Marchigiano di Comunanza (AP), Adriano Luzi è stato uno stimato restauratore che, prima di arrivare in Egitto, si era già occupato di opere di Bernini, Daniele da Volterra e Jacopo Zucchi. Poi, nel 1986, il colpo di fulmine con la regina che può essere spiegato solo con le sue stesse parole:

“Nella tomba di Nefertari ho trascorso cinquecento giorni a tu per tu con la più bella, la più potente, colei per la quale il sole sorge. Nell’arco di sei anni abbiamo lavorato su ogni centimetro di 520 metri quadrati di pareti e soffitti dipinti, pulendo e consolidando, riattaccando frammenti di colore e sostituendo il micidiale cemento, collocato da precedenti restauratori, con impasti di fango e paglia degli antichi Egizi. Dentro quella tomba ho lasciato parte della mia vita, parte di me. Mi sono lasciato affascinare da Nefertari come mi sono lasciato conquistare dall’Egitto”.

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Prima del restauro, le pitture erano in pessime condizioni, soprattutto a causa degli scellerati interventi degli anni ’50 con iniezioni di gesso e vinavil. Così, il Getty Conservation Institute (Los Angeles) investì due milioni di dollari e affidò i lavori di ripristino a Paolo e Laura Mora (Istituto centrale del restauro di Roma). La loro equipe, tra cui c’era Luzi, riportò i dipinti ai vecchi fasti utilizzando solo prodotti naturali come calcare, limo, sabbia, fibre vegetali. Nonostante ciò, per la fragilità della tomba, si è deciso di impedire l’accesso ai turisti, salvo costosi permessi speciali, e, per sopperire alla chiusura al pubblico, a breve (in teoria), dovrebbero partire i lavori di realizzazione di una copia perfetta scala 1:1.

Il legame di Adriano con Luxor non si è interrotto grazie al restauro della TT240 a El-Asasif, la Tomba di Meru (funzionario sotto Mentuhotep II), sotto la direzione del Prof. Alessandro Roccati della “Sapienza” di Roma. E poi ancora il consolidamento degli affreschi della “Chiesa Sospesa” (El Muallaqa, Cairo Vecchia) e, per l’American Research Center in Egypt, dei monasteri copti di Sant’Antonio sul Mar Rosso, di San Paolo l’Eremita sul Mar Rosso e di San Bishoi (il cosiddetto “Monastero Rosso”) a Sohag.

Ma il modo giusto per rendere viva la memoria di un professionista è mostrare il frutto del suo lavoro, cosa possibile grazie a queste splendide foto gentilmente fornitemi da Damiano Luzi, fratello di Adriano, anch’egli purtroppo poi venuto a mancare. Le immagini mostrano alcune pitture della tomba di Nefertari prima e dopo il restauro. Il risultato è evidente; non servono ulteriori commenti:

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la regina prima del restaurodopo il restauro1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Valle delle Regine, Sarà realizzata una copia esatta della tomba di Nefertari

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Source: geometriefluide.com

Dopo la replica della tomba di Tutankhamon inaugurata lo scorso aprile, verrà realizzata una copia di un’altra celebre sepoltura della necropoli tebana, forse la più bella dell’intero Egitto. Il Ministero delle Antichità ha stanziato circa 700.000 euro per riprodurre a grandezza naturale la QV66, la tomba di Nefertari, ultima dimora della Grande Sposa Reale di Ramesse II. Anche in questo caso, il provvedimento è atto a salvaguardare gli spettacolari colori della “Cappella Sistina dell’antico Egitto” dagli agenti atmosferici e, soprattutto, dai danni provocati dai visitatori. L’umidità causata dal respiro e dal sudore delle persone aveva già rovinato le decorazioni parietali, così da far decidere di chiudere la tomba al grande pubblico fin dal 2003 (salvo permessi speciali molto costosi). Sembra ovvio che il progetto sia decisamente più complesso di quello della tomba di Tutankhamon, sia per la complessità delle pitture che per l’estensione della struttura stessa (qui potrete apprezzarne ogni particolare), ma le autorità egiziane verranno aiutate da una squadra di archeologi italiani. I lavori inizieranno il prossimo ottobre, in corrispondenza del 110° anniversario della scoperta da parte di Ernesto Schiaparelli, all’epoca direttore del Museo Egizio di Torino.

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Luxor, Riaperte al pubblico due tombe di XX dinastia

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Source: OsirisNet

Questa settimana, a Luxor, dopo un lungo periodo di chiusura per restauro, sono state riaperte al pubblico due tombe risalenti alla XX dinastia. La prima è la tomba di Titi (QV52), moglie di Ramesse III (1185-1153), nella Valle delle Regine. La struttura è composta da un corridoio di accesso che porta a una camera sepolcrale circondata da sale laterali, mentre le decorazioni parietali ritraggono la regina mentre venera diverse divinità. Tra le scene più particolari ce n’è una molto rara in cui la defunta è rappresentata con l’aspetto da adolescente, più giovane della realtà.

La seconda apertura riguarda la tomba di Inerkhau (TT359) a Deir el-Medina. Il defunto era un importante funzionario sotto i regni di Ramesse III e Ramesse IV (1153-1146), tanto che, nonostante la crisi economica dell’epoca, riuscì a farsi costruire anche una seconda tomba per la famiglia (TT299). Come si vede nell’immagine in alto (Inerkhau e la moglie Webet, sorridenti si godono la musica di un arpista), i colori mantengono ancora l’intensità originale.

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