Bufale eGGizie*: le piramidi sono granai

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie che riguardano l’Egitto)

Odio quando la gente parla di cose che non conosce e, ancora di più, quando pretende di aver ragione. E, purtroppo, in archeologia succede spesso. Molti, troppi, con la scusa del «da piccolo avrei voluto fare l’archeologo, ma poi sono diventato ingegnere» (niente di personale, è solo un esempio) e con alle spalle una “solida” documentazione, quando va bene, su wikipedia, si arrogano il diritto di mettere in dubbio dati SCIENTIFICI supportati da anni di studi di professionisti che si occupano di antichità per lavoro, non nel tempo libero. Perché l’archeologia è un MESTIERE, non una passione (o, meglio, non solo), un hobby, un passatempo. Si è lottato tanto per il nostro riconoscimento, non solo a livello legislativo, ma una parte dell’opinione pubblica è ancora convinta che chiunque potrebbe occuparsi, allargando un po’ il discorso, di cultura. Non a caso, lo Stato se ne approfitta sfruttando “volontari” in musei, monumenti, scavi e in altre mansioni che dovrebbero essere affidate solo a persone competenti che hanno speso tempo e denaro per la loro formazione. Nel fine settimana, io non mi metto a curare carie o a progettare rotonde. Allora per quale motivo uno che fa tutt’altro nella vita dovrebbe pretendere di saperne di più di chi ha laurea, specializzazione, dottorato, esperienza sui libri e sul campo?

Tutto questo sfogo perché, ormai da qualche anno, mi occupo di divulgazione archeologica sul web e continuo a veder spuntare siti o blog di “amatori” che pubblicano SPAZZATURA. Niente in contrario con chi condivide con gli altri il proprio amore per la storia, anzi. Mi riferisco, piuttosto, a tutti quei cialtroni che, per ignoranza o, peggio, per guadagno, fanno girare vere e proprie fandonie senza alcun fondamento che, però, vengono prese per buone dal pubblico che non controlla le fonti. Questa situazione è ancora più grave per l’antico Egitto, la cui aurea di mistero ed esotismo è terreno fertile per fantarcheologi, ufologi, new ager, cospirazionisti e creazionisti. Non passa settimana che qualcuno non mi chieda di alieni, Atlantide, retrodatazioni, verità nascoste o roba simile e, alle mie risposte, gli interlocutori sembrano restare delusi. Infatti, la corretta spiegazione agli enigmi della storia è quasi sempre la più semplice.

Così, era da un po’ di tempo che pensavo di lanciare una nuova rubrica in cui confutare le grandi bufale che girano intorno al mondo dell’egittologie e l’occasione si è proposta negli ultimi giorni grazie a Benjamin Carson. A chi non segue l’attualità politica statunitense, non dirà niente questo nome che è saltato alla ribalta soprattutto sui social. Si tratta di un ex neurochirurgo in corsa alle primarie del Partito Repubblicano per le elezioni presidenziali del 2016; insomma, un pretendente alla Casa Bianca. Lo scorso 4 novembre (ricordo, il 93° anniversario della scoperta della tomba di Tutankhamon), un giornalista della CBS gli ha chiesto se credesse ancora in una sua teoria espressa diciassette anni fa, ottenendo una conferma. Nel 1998, infatti, durante una conferenza alla Andrews University, Carson affermò che le piramidi non sono costruzioni degli alieni (e fin qui, tutto bene) ma neanche tombe, bensì granai realizzati da Giuseppe figlio di Giacobbe. Già, quello delle vacche grasse e vacche magre. Se non ci credete, andate al minuto 3.44:

L’origine di queste dichiarazioni è spiegata dall’adesione di Carson alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno che crede nell’infallibilità delle Sacre Scritture. In questo modo, Giuseppe, dopo aver interpretato i sogni del faraone, sarebbe diventato visir e avrebbe fatto costruire le piramidi per immagazzinare il grano durante i periodi di fertilità. In realtà, però, la Bibbia non fa alcun riferimento alle piramidi; basta leggere i versetti in questione:

“Giuseppe aveva trent’anni quando entrò al servizio del faraone, re d’Egitto. Quindi Giuseppe si allontanò dal faraone e percorse tutta la terra d’Egitto. Durante i sette anni di abbondanza la terra produsse a profusione. Egli raccolse tutti i viveri dei sette anni di abbondanza che vennero nella terra d’Egitto, e ripose i viveri nelle città: in ogni città i viveri della campagna circostante. Giuseppe ammassò il grano come la sabbia del mare, in grandissima quantità, così che non se ne fece più il computo, perché era incalcolabile”. (Genesi 41, 46-49)

Si parla, a seconda delle traduzioni, di “depositi” o “magazzini del re”. Allora come si è arrivati a una conclusione simile? Questa credenza si diffuse nel Medioevo, con le prime fonti che presentano le piramidi come grandi silos che risalgono al VI secolo, forse per un errore nell’etimologia del nome accostato a “pyros”, grano in greco. Tra gli esempi più famosi, si può ricordare l’Historia Francorum di Gregorio di Tours (1.10) del 574-593. I testi in questione, cristiani e arabi, nel corso dei secoli hanno influenzato anche l’arte religiosa, come si può osservare in uno splendido mosaico del XII secolo in una delle cupole di San Marco a Venezia (tra le mani di Carson nel geniale fotomontaggio di Generoso Urciuoli, archeologo e fondatore di archeoricette.com).

struttura-piramide-cheope

Source: moy.guide

Ma veniamo al momento delle smentite. Prima di entrare nel particolare con le spiegazioni, però, ragioniamo con l’ovvio. A sinistra potete vedere lo schema della struttura interna della Piramide di Cheope che, al di là di poche stanze e corridoi, è piena. Perché costruire un magazzino di 7 milioni di tonnellate per conservare qualche quintale di cereali? Inoltre, non mi sembra così comodo spingere ceste piene di materiale su per la ripida Grande galleria.

Ma faccio finta che queste osservazioni non bastino e passo alle prove. Non ci sono dubbi che le piramidi fossero tombe grazie a testimonianze scritte e archeologiche. Prima di tutto, sono ben chiari i passi che, nel corso dell’Antico Regno, hanno portato alla trasformazione delle sepolture reali. Nel Protodinastico, i faraoni erano sepolti nelle, o meglio, sotto le mastabe (dall’arabo “panca”), strutture monumentali in pietra o, più spesso, mattoni crudi dalla forma troncopiramidale. Queste tombe sono una regolarizzazione dei tumuli funerari e hanno anche un’origine ideologica. Nella teologia eliopolitana, infatti, il demiurgo, Atum o Ra, si autogenera sulla collina primordiale che emerge dalle acque indistinte del Nun. Quindi, la mastaba, come successivamente la piramide, è la riproduzione del monticello dove avviene per la creazione iniziale detta, appunto, sep-tepi , la “Prima volta”. Questa simbologia rimanda alla rinascita del faraone dopo la morte e al suo compito di reiterare ciclicamente la creazione originale. Con la III dinastia, si ha il primo passo verso la struttura sepolcrale definitiva che si avrà solo a Giza. La mastaba di Djoser (2680-2660) subì progressivi ampliamenti, secondo le fonti voluti dall’architetto Imhotep che aggiunse altri piani realizzando prima una piramide a quattro gradoni e poi la definitiva a sei alta 60 metri. Poi, all’inizio della IV dinastia, Snefru (2650-2609) si fece costruire addirittura tre piramidi, una a Meidum (in realtà, regolarizzò le facciate di una struttura a sette o otto gradoni preesistente, probabilmente opera di Huni) e due a Dashur, la “Piramide romboidale” e la “Piramide rossa”. La strana forma della anche detta “Piramide a doppia pendenza” evidenzia il mancato raggiungimento del progetto finale di Cheope (2605-2580) e dei suoi successori Chefren e Micerino. In ogni caso, questo tipo di tomba verrà adottato fino alla XIII dinastia e, in versione molto più ridotta, anche come segnacolo delle sepolture di Nuovo Regno.

Già che ci sono, e spero di non doverci tornare su, sfato un’altra leggenda metropolitana sull’Egitto: le piramidi sono in tutto il mondo, dalla Cina al Messico, perché opera di un’unica civiltà perduta, Atlantide o simili, dall’alto livello tecnologico (gli alieni non li prendo nemmeno in considerazione). L’evoluzione verso la forma piramidale ha anche motivazioni strutturali. Esperimento 1: prendete una manciata di sabbia e fatela cadere lentamente su uno stesso punto. Vedrete che si formerà un mucchietto a punta con l’inclinazione di circa 51 gradi, la stessa della Grande Piramide. Esperimento 2: prendete delle formine da bambini, quelle che riproducono le principali figure solide. Provando a capovolgere un cilindro, una sfera, un parallelepipedo o, appunto, una piramide, in quale caso impiegate più forza? Appunto. Tutto questo per spiegare empiricamente che la piramide è la forma più stabile, la soluzione ideale per realizzare grandi opere sviluppate verso l’alto ed è normalissimo che diverse culture siano arrivate a costruire monumenti simili senza il bisogno di essere entrate in contatto.

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7 pensieri su “Bufale eGGizie*: le piramidi sono granai

  1. Pingback: L’ultima bufala sulle piramidi dal candidato alle presidenziali Usa, Ben Carson: “Erano granai, non tombe”. Il ministro egiziano alle antichità El Damathy: “Non merita risposta”. Ma quella credenza ha radici nel Medioevo | archeologiavocida

  2. Mi dispiace, ma le prove che portate qui sulle piramidi non dicono assolutamente nulla…insieme ad altri due miei conoscenti all’università (un ingegnere ed un geologo) stiamo scrivendo un libro che porta prove scientifiche che l’età della civiltà umana deve essere di molto arretrata…senza tirare in mezzo UFO o alieni di sorta!
    per esempio portate l’esempio del faraone Snefru il primo della IV dinastia che si sarebbe costruito ben TRE piramidi! quella crollata a Meidum e le due a Dashur…si dice che quella di meidum sarebbe crollata e allora Snefru avrebbe fatto modificare l’inclinazione della piramide romboidale di Dashur per evitare il crollo: bene, ma in BASE A QUALI COGNIZIONI SCIENTIFICHE CI SAREBBE ARRIVATO? secondo il mio amico ingegnere avrebbero dovuto capirlo subito che a Meidum la stavano costruendo in modo errat, e che rifarla secondo nuove angolazioni avrebbe richiesto molti calcoli strutturali come capire se una certa inclinazione avrebbe pesato sulle sottostrutture e quanto: gli antichi egizi erano in grado di eseguire questi complicati calcoli che solo un moderno PC può fare? e se invece le avessero costruite qualcun altro che aveva le necessarie conoscenze tecniche? Questo lo si vede nelle misure della grande della grande piramide di Chepe: oltre che ad avere un piccolissimo scarto nei 4 lati di base (tutti di oltre 200 metri con errore massimo di 80 cm, ciò che ha portato il mio amico ingegnere a dire che per fare queste misure accuratissime avrebbero dovuto usare tecniche da moderni geometri cn un telemetro laser e dice pure che oggi sarebbe impossibile fare meglio!), ha una angolazione fra un gradino e l’altro di 51° 11′: questo richiede un posizionamento accuratissimo e misure continue per ogni gradino cosa che avrebbe prolungato i tempi di costruzione! Secondo Flinders Petrie, il primo che alla fine del XIX secolo effettuò misure accuratissime della grande piramide scrisse nella sua grande opera “the temple of Gizeh” ancora usata oggi come punto di riferimento, circa l’angolazione dei pietroni scrisse

    Casing stones, in situ, N. side, b y theodolite. 5 i ° 4 6 ‘ 4 S ” ± 2′ 7″
    (To three points on top and three on base.)
    „ „ „ „ by goniometer and
    level . . . 51° 49′ 1′
    „ „ „ „ by steel square and
    level . . . 51° 44’ 1 1 ” 23″
    „ „ 5 overthrown by goniometer„ . 51° 5 2 ‘ 2’
    „ „ 18 fragments, all sides, „ . . . 5 1 0 5 3 ‘ 4’
    (All above 2 inches in shortest length.)
    N. face, b y entrance passage mouth . . . 5 1 0 5 3 ‘ 2 0 ” 1’
    N. face, b y air channel mouth 51° 5 1 ‘ 30″ 20″
    N. face, mean 51° 5 0 ‘ 4 0 ” i’ 5″
    S. face, b y air channel mouth . . . . . 51° 57′ 3 0 ” 20″

    in pratica un errore medio di soli 11′ che sempre secondo il mio amico ingegnere è al di sotto della cifra minima richiesta epr assicurarsi della angolazione pi sicura possibile! e Petrie come si legge lo fece con teodoliti ecc
    Tornando all’angolazione delle pietre che costituiscono i gradini…sempre secondo Petrie l’angolazione delle pietre della piramide di Khafre è 53° 10′ (con appena 33″ di scarto dal nord vero: in pratica meno di 1/3 del diametro della luna piena vista in cielo!) e per la piccola piramide di Menkhaura 52° esatti. Quindi come vedete le angolazioni delle 3 piramidi di Giza non corrispondono..ma quella della grande piramide sono state volute eccome! a scuola media abbiamo imparato che moltiplicando il doppio di pi greco per il raggio di una circonferenza otteniamo la sua lunghezza: ebbene è forse una semplice coincidenza che moltiplicando 2 per pi-greco per l’altezza originaria della Grande Piramide otteniamo l’esatto perimetro della base della grande piramide? quindi il pi-greco è stato incorporato migliaia di anni prima che fosse scoperto dai pitagorici!!! a dimostarzione di una elevata conoscenza scientifica dei costruttori delle piramidi..
    E sempre sull’eccezionale metodo costruttivo delle piramidi riporto quel che scrisse Petrie sull’allineamento astronomico:

    There are, however, two checks on the supposition of such a change in the pole: the observations of any change in later times and the existence of an adequate cause for the change,Now, the best latitude observations at Greenwich, those on Polaris—least affected by erroneous refractions—appear to show a latitude of 51o 28′ 38-58″ during 7 years, 1840-7 ; 38-30″ during 10 years, 1851-61 ;
    38-22″ during 3 years, 1862-5 ; and 38-30″ during 8 years, 1868-76;*
    or on an average a decrease of -28″ latitude in 28 years, or i*o” per
    century. But Maskelyne’s discussion in the last century yielded
    39-7″, for mean epoch 1761. This implies a decrease of 1-38″ per
    century, agreeing as closely as could be expected with the change in
    recent observations. A similar decrease of latitude of 1″ per century
    has been detected in the observations at Pulkova by Nyren.
    Hence, in 4,000 to 6,000 years—the age of the Pyramids by
    different chronologers—the change of Greenwich latitude would
    amount to just about 1′. Thus, as far as observation can lead us, it
    seems to show a shift of the earth’s axis in longitude 0° to a fifth of
    the extent shown in longitude 121o by the Pyramid orientations ;
    and therefore a change of the same order, and not improbable in its
    extent.

    IN PRATICA PER PETRIE LE PIRAMIDI DI GIZA SONO STATE COSTRUITE QUANDO L’ASSE TERRESTRE ERA IN UNA POSIZIONE UN QUINTO LONTANA DA QUELLA ATTUALE! e secondo un programma che ritengo molto affidabile, Stellarium, e grazie all’aiuto dei miei amici cervelloni il polo nord terrestre spostato di 1/5 dalla posizine corrente significa almeno 8000 anni fa!

    • Lusingato del fatto che gran parte della pubblicazione sia stata anticipata sul mio blog. Un solo consiglio: c’è molta bibliografia utile che non abbia un secolo.

  3. si ma l’opera di Petrie come ho detto è ancora oggi usata come punto di riferimento per le precisissime misure che fece. Petrie fra l’altro pone egli stesso delle domande che da quel che ho letto ancora oggi nessuno ha risolto:
    1) perchè le piramidi di Giza hanno misure differenti? Petrie fa notare che Khufu avrebbe costruito la Grande Piramide 15 volte pi velocemente della piramide mediana di Sahure ad Abusir della V dinastia alta solo 47 metri e costruita malissimo rispetto a quelle della IV dinastia: come mai? la spiegazione pi logica è che le piramidi della IV dinastia (comprese quelle di Dashur) si trovavano già lì a quell’epoca e che i faraoni le spacciarono per proprie; e in seguito tentarono di costruirne altre facendone solo una bruttissima copia!
    2) perchè i faraoni dopo Khafre costruirono piramidi così piccole rispetto ai due giganti? certamente Micerino e i faraoni della V dinastia non erano meno potenti dei loro predecessori… a meno che non pensiamo ad un progetto pianificato in quel modo fin dalla notte dei tempi e Bauval avrebbe pienamente ragione ALLORA CON LA SUA TANTO OSTEGGIATA CORRELAZIONE CON ORIONE, che guarda caso per gli antichi egizi era il regno dei morti presieduto da Osiride e quindi aveva una enorme importanza…
    3) perchè le piramidi della V dinastia sembravano solo un ammasso di pietre alla rinfusa? possibile che nel giro di poche decine di anni son state dimenticate le tecniche di costruzione delle piramidi di Giza?
    4) Come poteva sapere Khufu che il suo regno sarebbe stato abbastanza lungo per poter vedere finita la sua enorme piramide, compreso la scelta dell’ubicazione e della costruzione dei passaggi interni, soprattutto della Grande Galleria, un vero capolavoro di ingegneria che ancora oggi (sempre secondo il mio amico ingegnere) sarebbe difficile eguagliare?
    5) se un faraone fosse morto durante la costruzione della sua piramide, quello successivo avrebbe abbandonato la piramide precedente epr dedicarsi alla sua? cosa che evidentemente non avvenne…

    La conclusione è che non si capisce quanto richiese ogni piramide per la loro costruzione; anche in tempi recenti la Basilica di San Pietro fu iniziata nel 1506 e finita nel 1626 cioè 110 anni!!! se diamo retta agli egittologi se l’avessero costruita loro lo avrebbero fatto in 20 anni o anche di meno!! anche questo quindi è indice di una tecnologia veramente superiore e a noi del tutto sconosciuta…

    del resto lo stesso Zahi Hawass recentemente ha detto “Khufu ruled for 32 years, because we know that the ancient Egyptians counted the reign of a king according to the number of cattle every two years. However, in Sneferu’s reign this count happened every year, meaning we have to be very careful when calculating the reign of the king” quindi nemmeno lui sa quanto vissero i faraoni della IV dinastia, e non si può sapere con precisione quanto tempo ci volle per costruirle…andiamo, tu credi ancora che sono state costruite con sabbia e scalpello i blocchi da 2-3 tonnellate che formano i gradini?

  4. Roberto Giacobbo

    Gentile Mattia Mancini, ho letto il suo legittimo sfogo e le chiedo se ha qualcosa di concreto e di preciso contro la mia persona. Se cosi non fosse , come credo, la pregherei di non citare il mio nome al termine di una serie di considerazioni e insulti che si potrebbe rischiare di abbinare al sottoscritto. In questo caso, oltre a non comprenderne il motivo ne il contingente motivo scatenante, mi vedrei costretto a tutelare la correttezza oltre che mia anche dei suoi autorevoli coĺeghi che negli anni hanno collaborato e verificato i contenuti dei nostri lavori. A tal proposito spero di farle cosa gradita invitandola a seguire venerdì prossimo la puntata di Voyager ambientata a Torino nella quale troverà un ampio spazio dedicato al museo egizio. Sarò io stesso a condurla e non il signor Crozza nella sua acuta e divertente imitazione con la quale anche se raramente qualcuno mi confonde.
    Un cordiale e rispettoso saluto.
    Roberto Giacobbo

    • Gentile Professor Giacobbo,
      sono stupito dal fatto che una persona affermata come lei possa preoccuparsi di un’opinione riportata su un semplice blog personale e, se non fosse stato per l’indirizzo mail, avrei avuto qualche dubbio in più sulla veridicità di tale commento. Ma, ammesso che sia proprio lei a scrivere, volevo rispondere alla sua legittima rimostranza. Come anticipato, ciò che ha letto nell’articolo è solo un’opinione, non un’offesa, men che meno un’offesa diretta alla sua persona. Non potrei mai insultare l’autore che ha avuto il merito, con “La macchina del tempo”, di portare in TV e di renderla apprezzabile al grande pubblico della sana divulgazione scientifica. Allo stesso modo, però, mi trovo costretto a a riportare ciò che penso di altri suoi programmi quali “Stargate” e “Voyager”. Non metto in dubbio che in tali trasmissioni si raccontino, anche attraverso l’intervento di autorevoli storici e archeologi, temi culturali che arricchiscono sicuramente gli spettatori, ma è altresì vero che, troppo spesso, dati scientificamente acclarati vengono messi sullo stesso piano di teorie dalla dubbia origine che rischiano di confondere il pubblico che non sempre ha i mezzi per verificarne l’attendibilità. Ed è proprio a questo che si riferisce la critica nella frase in cui è citato il suo nome: non bisognerebbe tirare in ballo sempre misteri e segreti, anche se creano una audience più grande. Questa osservazione è ancor più valida per un prodotto ospitato dal servizio pubblico che avrebbe il compito di formare e informare gli Italiani prima ancora di stupirli o trattenerli. E sono convinto, come dimostra il suo curriculum, che lei sia perfettamente in grado di farlo. Ripeto, questa è solo la mia umile opinione, anche se temo che sia condivisa da molte più persone di quanto crede, per questo non servirebbero velate minacce per tutelare il lavoro suo e dei suo collaboratori. In ogni caso, mi scuso se si è sentito offeso e rimuoverò il suo nome se pensa che possa essere stato usato in maniera diffamatoria; tuttavia, continuo a sperare che trasmissioni come “La macchina del tempo” possano sostituirne altre come “Voyager”.
      Cordialmente
      Mattia Mancini

  5. Pingback: Di piramidi, di granai e di aspiranti candidati presidenziali

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