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3 scoperte nella provincia di Assuan

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Source: MoA

Stamattina Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha annunciato non una, non due, ma ben tre scoperte effettuate nella provincia di Assuan.

La prima riguarda il Gebel el Silsila Project, diretto da Maria NilssonJohn Ward (Lund University, Svezia), nell’ambito del quale, come all’inizio di quest’anno, sono state ritrovate quattro tombe rupestri di XVIII dinastia (1543-1292 a.C.). Questa volta, ad essere inumati nelle antiche cave di arenaria situate tra Edfu e Kom Ombo, sono dei bambini di 2/3, 6/9, 5/8 e 5/8 anni. I loro corpi mummificati giacevano con resti dei sarcofagi lignei e alcuni oggetti del corredo come amuleti e vasi di ceramica (foto a sinistra).

https://gebelelsilsilaepigraphicsurveyproject.blogspot.it/

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Source: MoA

Circa 15 km a sud, a Kom Ombo, la missione egiziano-austriaca diretta da Irene Forstner-Müller ha individuato un cimitero risalente al I Periodo Intermedio (2192 – 2055 a.C.), epoca in cui le aree periferiche dell’Egitto acquisirono sempre più potere portando alla frammentazione dell’unità nazionale e alla creazione di ‘dinastie’ locali. Qui i defunti erano sepolti con vasi ceramici in tombe costruite in mattoni crudi (immagine a destra). Tuttavia, sembrerebbe che la necropoli copra resti più antichi, in particolare un insediamento di Antico Regno perché è stata scoperta una porzione del cartiglio con il praenomen di Sahura, faraone di V dinastia (2500-2490): sAH w [ra] (foto in basso).

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Source: MoA

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.https://www.oeaw.ac.at/oeai/forschung/siedlungsarchaeologie-und-urbanistik/kom-ombo-stadt-und-hinterland/

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Source: MoA

Infine, proprio ad Assuan, la missione svizzera diretta da Wolfgang Müller ha scoperto una statua frammentaria di epoca greco-romana. La scultura, realizzata in calcare (14 x 9 cm), manca della testa e dei piedi, ma, grazie alla resa degli abiti, può essere interpretata come la rappresentazione della dea della caccia Artemide, in Egitto assimilata con Bastet o Iside.

http://swissinst.ch/html/forschung_neu.html

 

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Tell el-Maskhuta, scoperte due fortezze di Epoca Tarda

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Source: MoA

Finalmente una scoperta tutta italiana! La missione del CNR – ISMA (Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico) ha individuato due fortezze a Tell el-Maskhuta, sito posizionato al confine del Delta Orientale (15 km a ovest dalla città di Ismailia). La notizia è stata annunciata durante “Italian Archaeology in Egypt and MENA Countries”, convegno organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura del Cairo – Centro Archeologico Italiano, gestito da Giuseppina Capriotti Vittozzi che è anche la direttrice del Progetto Tell el-Maskhuta.

La prima struttura risalirebbe al Periodo Tardo (672-332 a.C.) ed è composta da un doppio muro a nord, spesso rispettivamente 12 e 10 m, e un’altra cortina a est larga 12 m. L’altezza doveva raggiungere i 7 metri. Il secondo forte, come il primo in mattoni crudi, è stato costruito durante la XXVI dinastia (672-525) su resti più antichi di mille anni della dominazione Hyksos (II Periodo Intermedio). In questo caso, le pareti sono meno spesse con 8 (ovest) e 7 (est) m e un’altezza stimata di 5 m.

Sistemi di difesa del genere, con mura e torri di avvistamento (come per la vicina Tell el-Habua), sono perfettamente inerenti a un’area così strategica per il passaggio d’importanti vie di comunicazione naturali, come lo Wadi Tumilat, verso il Mar Rosso e la Palestina e per la posizione periferica, protetta dalla cosiddetta “Via di Horus”, spesso interessata dalla pressione di popolazioni straniere da est.

 

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Dra Abu el-Naga, (ri)scoperte due tombe di ufficiali di XVIII dinastia

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Source: Extra News

Altre due ‘nuove’ tombe individuate dagli archeologi egiziani a Dra Abu el-Naga, necropoli di Tebe Ovest, proprio come era stato fatto capire fra le righe in occasione dell’annuncio, a settembre, della scoperta della sepoltura di Amenemhat. Questi ulteriori ipogei apparterrebbero a due alti ufficiali di Nuovo Regno.

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Source: english.ahram.org

Il ritrovamento è stato ufficializzato solo oggi dal ministro delle Antichità, Khaled el-Enany (ormai, come di consueto, in una conferenza stampa in loco; immagine in alto), ma già da qualche giorno circolavano indiscrezioni e la foto di una splendida maschera funeraria (immagine a sinistra), fornite ai giornali locali da una ‘gola profonda’ anonima. Come nei precedenti casi, le tombe erano note e avevano già una numerazione, ma non erano ancora state indagate: Kampp -150- e -161- (Friederike Kampp, “Die Thebanische Nekropole. Zum Wandel des Grabgedankens von der XVIII bis zur XX Dynastie”, 1996, p. 701, 713). Entrambe risalgono alla XVIII. Al loro interno, la missione di Mostafa Waziry, ora segretario generale del Supreme Council of Antiquities, ha ritrovato mummie, frammenti di sarcofago dipinto, vasi di ceramica, più di 450 ushabti e 40 coni funerari, oltre a una statuetta lignea intatta di Osiride alta 60 cm (foto in basso). Alle pareti, rilievi di scene di vita quotidiana e di offerta dai colori ancora vividi.

A breve ulteriori informazioni e foto.

Aggiornamenti:

La Kampp -161- si trova a nord della TT225 e della Kamp -157- (la tomba di Userhat scoperta lo scorso aprile). La struttura comprende un cortile delimitato da un muretto in pietra e mattoni crudi e un pozzo funerario che conduce a quattro stanze laterali. In una di queste, una parete è decorata da un dipinto conservatosi perfettamente che mostra uomini e donne in atto di portare offerte al defunto e alla moglie (foto in basso). La mancanza di iscrizioni, però, rende impossibile, al momento, risalire al nome e ai titoli del proprietario della sepoltura, ma, per questioni stilistiche, si può pensare a una datazione che comprenda i regni di Amenofi II (1424-1398) e Thutmosi IV (1398-1388). Nella tomba sono stati ritrovati diversi frammenti di sarcofago dipinto, 4 gambe di sedie in intagliato e ushabti.

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Source: MoA

La Kampp -150-, come già segnalato dall’egittologa tedesca negli anni ’90 dello scorso secolo (vedi planimetria in alto), si trova a sud della Kampp -157- e accanto alla TT167 e presenta una struttura classica per l’epoca: 5 ingressi che conducono a un vestibolo, un corridoio e una stanza trasversale con nicchia in fondo. La tomba era stata collocata tra la fine della XVII e gli inizi della XVIII dinastia per un cartiglio di Thutmosi I sul soffitto del corridoio (1496-1483). Anche in questo caso, il nome del defunto non è certo, anche se si pensa possa essere Thutmosi (con appellativo di “giusto di voce”; foto in basso) che si legge sul pilastro di entrata o Maati che, insieme alla moglie Mehi, compare sui coni funerari. Tuttavia, un nome è certo e potrebbe essere quello della madre del morto: Isis-Neferet. Di questa “Cantrice del dio Amon” è stata ritrovata, oltre a frammento di un sarcofago “a vernice nera con decorazione gialla”, la statuetta in forma osiriaca che avevo già segnalato. Ora, grazie a foto più dettagliate, è possibile leggere proprio il nome della donna alla fine dell’iscrizione sull’oggetto (foto in alto). Presente anche una mummia e altri resti umani.

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Source: time.com

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Djehuty-mes maa-kheru = “Thutmosi, giusto di voce”

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TAC alle mummie di Qubbet el-Hawa mostra i più antichi casi di tumore al mondo

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Source: almasryalyoum.com

Più di una volta mi sono trovato a parlare della missione del Proyecto Qubbet el-Hawa e delle relative scoperte effettuate dal team di Alejandro Jiménez Serrano (Universidad de Jaén) nella necropoli dei nomarchi di Elefantina. Questa volta, però, dal polveroso cantiere archeologico si è passati all’ambiente asettico (più o meno, viste le tante persone presenti nella foto) dell’ospedale universitario di Assuan. Quattro delle mummie ritrovate nelle precedenti stagioni sono state sottoposte a TAC fornendo a medici ed egittologi conferme e interessanti novità. Infatti, le analisi hanno permesso, in modo assolutamente non invasivo, di conoscere maggiori dettagli sullo stato di salute dei “pazienti” e sulle tecniche d’imbalsamazione nelle diverse epoche.

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Source: abc.es

Le mummie più recenti e meglio conservate risalgono al Periodo Tardo, più precisamente alla fine del VI sec. a.C. Entrambi gli individui sarebbero morti di un’infezione acuta, forse di tipo gastrointestinale, per la mancanza di segni di traumi su ossa e tessuti molli. Di Hor-Udja è stata definita l’età (9 anni) grazie alla visione della dentatura attraverso il meraviglioso sudario intarsiato di perline in faience. Dedusatet, invece, era una donna negroide (siamo al confine con la Nubia) di 25 anni, mingherlina, con carenze nutrizionali, forte usura dei denti (ma questa è una costante dovuta alla dieta) e diverse patologie.

Dalle due mummie più antiche, in realtà solo scheletri, sono arrivati i dati più interessanti. Le ossa di una donna denotano evidenti segni di un tumore al seno, il più antico mai “diagnosticato”. Questo conferma l’ipotesi effettuata già due anni fa dall’antropologo dell’Universidad de Granada Miguel Botella, anche se la datazione è stata spostata all’inizio del Medio Regno (1950 a.C. circa). Sempre allo stesso periodo risalirebbe il più antico caso di mieloma multiplo che, colpendo il midollo, ha devastato le ossa di un uomo morto intorno ai 48 anni.

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Aperto al pubblico il Santuario di Amon-Ra a Deir el-Bahari

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Source: travel2egypt.org

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Source: wikipedia.org

Continua il restauro del tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, Tebe Ovest, ad opera della missione polacca diretta da Zbigniew E. Szafrański. Dopo il Complesso solare e la Cappella di Anubi, verranno aperte al pubblico altre strutture della terrazza superiore. Il 9 dicembre, infatti, ci sarà l’inaugurazione ufficiale del cosiddetto “Portico tolemaico” e del Santuario di Amon-Ra. All’evento saranno presenti, oltre a Szafrański, il ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, il direttore del Centro di Archeologia del Mediterraneo dell’Università di Varsavia, Tomasz Waliszewski, l’ambasciatore polacco al Cairo, il governatore di Luxor e altri rappresentanti dei due Paesi.

Il Santuario si trova al centro del lato occidentale della terrazza (indicato dalla freccia rossa nell’immagine a sinistra), in asse con le due grandi rampe, e si apre con il Portico e un portale in granito. La struttura interna è composta dalla Sala della Barca e la Camera della Statua con tre cappelle. Qui, il simulacro del dio viene illuminato dai raggi del sole all’alba di ogni solstizio d’inverno

http://templeofhatshepsut.uw.edu.pl/en/news

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Un nuovo nome per il proprietario della TT 209

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Source: lavanguardia.com

Non proprio la nuova scoperta che sta passando sui giornali spagnoli, ma uno spunto interessante per dimostrare come ricerche del passato possano essere riprese e portare a conclusioni diverse. La notizia, infatti, era nota già dal 2014 e anche io l’avevo riportata su questo blog; tuttavia, sfrutto questa rinnovata attenzione sull’argomento per approfondirlo con qualche dato in più.

Se si consulta il Porter & Moss (PM I.1, pag. 306; planimetria a pag. 292), la TT 209 risulta come una tomba di epoca saitica (XXVI dinastia: 672-525 a.C.) situata nella necropoli di el-Asasif, Tebe Ovest. Oltre al nome del proprietario, Seremhatrekhyt, pochissime altre informazioni:

Nel corso degli anni, però, di questa sepoltura si erano di nuovo perse le tracce, nascoste dal fango delle inondazioni del vicino wadi e dalle macerie del villaggio demolito di Hurubat. Almeno fino all’intervento del “Proyecto Dos Cero Nueve”, missione archeologica partita nel 2012 sotto la direzione di Miguel Ángel Molinero (Universidad de La Laguna, Tenerife). Gli archeologi canari hanno riscoperto l’entrata dell’ipogeo e hanno cominciato l’indagine all’interno individuando, fra l’altro, un ramo laterale non noto a ovest che porterebbe alla struttura accessoria riservata alla madre del defunto principale (confrontare la planimetria in basso con quella del PM).

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Source: proyectodosceronueve.weebly.com

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Nisemro (source: FB @tt209)

Ma il risultato più importante delle prime cinque campagne di scavo è stato la correzione della datazione ipotizzata nei decenni precedenti, spostata, per motivi stilistici e stratigrafici, alla XXV dinastia (747-664). La tomba, quindi, sarebbe più antica del previsto, risalendo alla dominazione dei cosiddetti “faraoni neri”. Da questo dato, poi, si è cercata una corrispondenza dell’onomastica nubiana con alcuni termini stranieri scritti sulle pareti e si è capito che il vero nome del proprietario della TT 209 è Nisemro (più difficilmente Ashemra come annunciato in un primo momento), “Sovrintendente del sigillo” (imy-r xtm, traducibile anche come “tesoriere”). Quindi non l’Hatashemro di  Gardiner e Weigall (A Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes, 1913) né il Seremhatrekhyt – in realtà solo un titolo – indicato negli anni ’50 da Porter e Moss.

 

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Kom el-Hettan, scoperte altre 27 statue di Sekhmet

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Source: MoA

Non finiscono mai! Altre statue di Sekhmet, 27 frammentarie per la precisione, sono state scoperte nel  “Tempio di Milioni di Anni” di Amenofi III (1388-1350) a Kom el-Hettan, Tebe Ovest. Il ritrovamento è stato effettuato dalla missione egiziano-tedesca del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project”, diretta da Hourig Sourouzian. La dea leonessa è rappresentata in granito nero, per un’altezza che supera i 2 metri, sia seduta in trono sia stante con scettro di papiro nella mano sinistra e ankh nella destra, con disco solare e ureo sulla testa. Alcune sculture sono quasi integre, ma il loro stato di conservazione varia a seconda della profondità di sepoltura nella terra; i frammenti che si trovavano più in basso, infatti, sono stati danneggiati maggiormente a causa dalle acque freatiche.

Siamo così a circa 287 statue di Sekhmet individuate nel sito, con la certezza che ci saranno molti altri ritrovamenti simili in futuro perché il gruppo originario ne comprendeva 730, poi trasferite in parte dal Primo Profeta di Amon Pinedjem (1055-1031) nel Recinto di Mut a Karnak. Non è un caso che tutte le principali collezioni egittologiche nel mondo ne comprendano almeno un esemplare. Ancora una volta, quindi, viene dimostrato come si stia procedendo verso la graduale rinascita del tempio di Amenofi III, fino a qualche anno fa ridotto ai soli Colossi di Memnone che – grazie all’anastilosi di ulteriori grandi figure del faraone, stele e altre strutture – sono sempre meno solitari (ricostruzione grafica nelle slide in basso).

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Firmato accordo tra Museo Egizio di Torino e Comune di Catania

Source: MiBACT

Nella mattina del 24 novembre, presso la sede romana del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, è stato finalmente sottoscritto il protocollo d’intesa tra Museo Egizio di Torino e Comune di Catania. Si arriva così alla tanto attesa formalizzazione dell’impegno del museo piemontese a prestare alcuni reperti alla città siciliana per la mostra temporanea “Missione Egitto 1903-1920“. E questa volta, visto il comunicato ufficiale del MiBACT, non dovrebbero esserci smentite come quanto successo mesi fa. Insieme al padrone di casa Dario Franceschini, erano presenti tutti i rappresentanti delle istituzioni coinvolte per firmare l’accordo: Evelina Christillin, presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Enzo Bianco, sindaco di Catania, e Luisa Papotti, Soprintendente della città metropolitana di Torino.

L’accordo, oltre all’organizzazione della mostra nel Convento dei Crociferi, prevede anche la consulenza scientifica dei curatori torinesi nello studio dei rapporti tra cultura materiale egiziana e quella ellenistica siciliana e lo sviluppo di un non specificato nuovo progetto. Quindi, al momento, non si è parlato chiaramente della creazione di una succursale etnea del Museo Egizio.

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1607539313.html

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Due scoperte dalla provincia di Assuan

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Source: MoA

Nel giorno del Black Friday, due scoperte al prezzo di una: Mostafa Waziry, Segretario Generale dello SCA, ha annunciato due ritrovamenti effettuati nel governatorato di Assuan, all’estremo sud dell’Egitto.

Proprio nel capoluogo della provincia, più precisamente sull’isola di Elefantina, la missione svizzero-tedesca (Schweizerisches Institut für Ägyptische Bauforschung und Altertumskunde in Kairo e Deutsches Archäologisches Institut in Kairo) diretta da Cornelius von Pilgrim ha individuato un laboratorio di carpenteria risalente alla XVIII dinastia. In particolare, l’ultima fase di frequentazione dell’edificio è collocabile tra il regno di Thutmosi III (1458-1425 a.C.) e i primi anni di Amenofi II (1425-1401). Tra i vari attrezzi recuperati dagli archeologi, spiccano due asce, in bronzo e rame, deposte in un piccolo pozzo. La prima (foto in basso), simmetrica con l’estremità allungate, appartiene a una tipologia che comparve nel II Periodo Intermedio (1650-1550 circa). Il suo cattivo stato di conservazione ha necessitato l’intervento di un restauratore. La seconda (foto in alto), invece, è decisamente più interessante perché non sarebbe di produzione locale ma levantina. Questo tipo, mai trovato prima d’ora in Egitto, presenta un foro per l’inserimento del manico (tecnica non egiziana) e 4 punte nella parte opposta alla lama che gli danno il nome di “ascia dal collo a pettine”. Pilgrim ha affermato che due esemplari molto simili, ma più tardi, sono stati scoperti a Ugarit (Ras Shamra, costa settentrionale della Siria) e in un santuario di Beit Shean (Israele nord).

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Source: MoA

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Source: MoA

Circa 40 km più a nord, a Kom Ombo, durante i lavori di abbassamento del livello della falda freatica che minaccia il sito archeologico, è stato portato alla luce un blocco in arenaria (83 x 55 x 32 cm) con iscrizione geroglifica. Il nome nei cartigli appartiene a un faraone poco noto ai più, Filippo III Arrideo (323-317), sovrano che regnò sui territori conquistati dal fratellastro Alessandro Magno nella fase di transizione verso la dinastia tolemaica vera e propria. Il testo presenta invocazioni al dio coccodrillo Sobek – parte, insieme ad Hathor e  Khonsu, di una delle due triadi a cui era dedicato il santuario (l’altra era composta da Horoeris, Tasenetnofret e Panebtawy) –  ed è compreso tra la raffigurazione di Nekhbet sotto forma di avvoltoio e la testa di Filippo con la corona rossa del Basso Egitto. Tale attribuzione sposta indietro la costruzione del Tempio di Kom Ombo, nel quale il primo faraone attestato finora era Tolomeo VI  (163-145).

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Tell Atrib, scoperti resti di un tempio (di Iside?)

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Source: almasryalyoum.com

Leggendo il titolo dell’articolo, si esaurisce quasi completamente la notizia. Sì, perché ciò che si sa di questa scoperta fortuita al momento è veramente poco. Mostafa Waziry, Segretario Generale del Supreme Council of Antiquities, ha annunciato che, durante la realizzazione di un complesso residenziale nei pressi della città di Banha (40 km a nord del Cairo), sono stati individuati i resti di un tempio. I blocchi ritrovati sono coperti da iscrizioni geroglifiche, ma non è ancora stata fornita una datazione. Fonti non ufficiali, invece, parlano di un tempio di Iside perché la dea, insieme ad Horus, comparirebbe in alcune scene sulle pareti e sui frammenti delle colonne. Il cantiere è stato bloccato per permettere agli archeologi del Ministero delle Antichità di proseguire le indagini archeologiche nell’area dove sorgeva l’antica Athribis.

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