Archivio dell'autore: mattiamancini

Djed Medu su Sarahah

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Probabilmente conoscerete già Sarahah, l’applicazione che sta spopolando nelle ultime settimane. Creata da un programmatore saudita per permettere ai lavoratori di esprimere giudizi sinceri (“sarahah” in arabo vuol dire proprio “onestà”) verso i propri capi senza pericolo di ripercussioni, l’app è in pratica uno strumento per inviare messaggi in forma anonima.

Ho pensato di utilizzare in modo costruttivo Sarahah per migliorare il mio blog grazie alle vostre impressioni. Al link seguente, senza dover registrarvi o scaricare alcun contenuto, potrete scrivermi un messaggio senza che compaia il vostro nome. Approfittatene quindi per inviarmi segnalazioni, apprezzamenti, richieste, consigli e, perché no, critiche; insomma, qualsiasi cosa vi sia passata per la testa e che non avete mai avuto modo di dirmi sul blog. Risponderò nei commenti a questo articolo e sotto il post di riferimento della pagina Facebook.

Che Thot me la mandi buona…

https://djedmedu.sarahah.com/

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Scoperti resti di monastero copto a Ossirinco

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Source: MoA

Nei pressi della città di El-Bahnasa (governatorato di El-Minya dove, a quanto pare, ultimamente si stanno concentrando le ricerche del Ministero delle Antichità), archeologi egiziani hanno scoperto ulteriori tracce di un probabile complesso del V secolo d.C. Nel sito dove sorgeva Ossirinco – celebre per i suoi papiri – ci sarebbe stato un monastero copto di cui erano stati già individuati la chiesa e un granaio. La missione archeologica nella zona risale infatti al 2008, ma era stata interrotta a causa della rivoluzione del 2011 – dopo la quale i resti hanno subito gravi danni – per poi ripartire quattro anni fa. Le ultime scoperte comprendono un’area residenziale di 100 x 130 m con muri costruiti in mattoni crudi, una serie di celle per i monaci e un pozzo, oltre a diverse tombe scavate nella roccia, per un totale di 50 x 70 m. L’importanza dell’Ossirinco cristiana è confermata dal fatto che la città diventò in questo periodo sede episcopale.

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Cambio di nome al Museo del Cairo: da “Stele d’Israele” a “Stele della Vittoria di Merenptah”

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Source: globalegyptianmuseum.org

 

Un paio di giorni fa, è scoppiata una polemica riguardo una decisione apparentemente ‘politica’ presa dalla direzione del Museo Egizio del Cairo. Sabah Abd el-Razek, alla guida del museo di Piazza Tahrir dallo scorso settembre, ha infatti riferito di un cambio di denominazione per uno dei reperti più famosi dell’intera collezione: la cosiddetta “Stele di Israele”. La stele – una lastra in granito nero di 318 x 163 x 32 cm – risale ad Amenofi III (1387-1348 a.C.), ma fu modificata da Merenptah nel suo quinto anno di regno (1209-1208) per descrivere una vittoriosa spedizione contro le tribù libiche dei Libu e dei Meshwesh. Tuttavia, nelle ultime tre righe delle 28 totali, viene menzionata un’ulteriore campagna militare verso la terra di Canaan che è la causa del nome della stele. Infatti, tra i nemici sconfitti dal figlio di Ramesse II, viene annoverato anche il popolo di YsyriAr (evidenziato in arancione nell’immagine in basso presa dalla pubblicazione di Flinders Petrie che scoprì la stele nel 1896 presso il tempio funerario di Merenptah a Tebe Ovest), termine considerato dai più come la più antica menzione di Israele:

“I re sono abbattuti e dicono ‘Salam’. Nessuno tiene alta la testa fra i Nove Archi; la Libia è devastata; Kheta è pacificata; Canaan è depredata con ogni male; Ascalon è deportata; Geser è conquistata; Ionoam è ridotta come ciò che non esiste; Israele è desolato, non c’è più il suo seme. La Palestina è divenuta vedova per l’Egitto: tutte quante le terre sono pacificate, chi era turbolento è stato legato dal re Merenptah, sia egli dotato di vita come Ra, ogni giorno”.

[traduzione: BRESCIANI E., Letteratura e Poesia dell’Antico Egitto, Torino 1969, p. 277]

Tornando alla polemica, lunedì scorso è stato annunciato che la decennale didascalia del reperto (JE 31408) è stata modificata inserendo la dicitura “Stele della Vittoria di Merenptah” al posto di “Stele d’Israele”. Alla base della decisione presa da un comitato scientifico creato ad hoc, sembra ci fosse un non ben specificato sbaglio nel testo della descrizione, forse un’errata datazione al regno di Ramesse II. In ogni caso, pur non trattandosi di un vero e proprio cambiamento concettuale (gli egittologi utilizzano entrambi i nomi o anche semplicemente “Stele di Merenptah”), in molti hanno visto nel provvedimento l’ennesimo sintomo della politica sempre più nazionalistica del regime militare egiziano e un segno delle storiche tensioni con Israele – basti pensare solo alla Guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967) – pur comunque attenuatesi negli ultimi anni.

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tratto da: William M. Flinders Petrie, Six Temples at Thebes. 1896, London 1897, pl. 14

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Scoperte tre tombe tolemaiche nei pressi di Minya

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Source: MoA

El-Kamil El-Sahrawi (S-E di Samalut, governatorato di el-Minya, proprio dove qualche giorno fa è stato arrestato un tombarolo con rilievi di Seti II), la missione egiziana diretta da Ali al-Bakry ha individuato tre nuove tombe di età tolemaica. Nell’area si scava ormai da due anni ed erano note già altre 20 sepolture in forma di catacombe. È evidente, quindi, che si tratti di un’ampia zona cimiteriale utilizzata, secondo la datazione derivante dalla ceramica, dalla XXVII dinastia (525-404 a.C.) al periodo greco-romano. Inoltre, la scoperta per la prima volta di resti ossei appartenenti a donne e bambini ha spinto Ayman Ashmawy, nuovo direttore del Settore delle Antichità Egizie del MoA, a ipotizzare che il sito corrispondesse a una città vera e propria e non solo a un avamposto militare come si pensava fino ad ora.

La prima tomba consiste in un pozzo scavato nella roccia che conduce alla camera funeraria con quattro sarcofagi antropoidi in pietra e 9 loculi scavati lungo le pareti (immagine in alto). La seconda presenta due stanze in fondo al pozzo, la prima delle quali con due sarcofagi e 6 nicchie (una piccola per un bambino), mentre l’altra conservava solo i resti di un sarcofago ligneo. Infine, la terza tomba deve essere ancora scavata (foto in basso a destra).

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Arrestato tombarolo con rilievi di Seti II

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Source: egypttoday.com

Ancora una notizia riguardante scavi illeciti. A Samalut, villaggio nei pressi della città di el-Minya, un uomo è stato arrestato dalla Polizia del Turismo e delle Antichità mentre stava scavando sotto la sua abitazione. Il tombarolo aveva trovato 18 reperti che avrebbe voluto vendere al mercato nero. Oltre a diversi contenitori ceramici e a un bacino di epoca greco-romana, il bottino comprendeva due blocchi in calcare con rilievi che mostrano la corona bianca dell’Alto Egitto e il cartiglio con il nomen di Seti II (1200-1193): Seti-Merenptah.

Ora saranno effettuate indagini archeologiche più accurate per capire a quale tipologia di sito appartengano i rilievi. Sicuramente non alla tomba del quinto faraone della XIX dinastia – come è stato erroneamente riferito da alcune testate giornalistiche online egiziane – che fu sepolto nella KV15 della Valle dei Re e poi spostato nella cachette della KV35.

Di Seti II potete ammirare una statua colossale alta oltre 5 metri presso il Museo Egizio di Torino.

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Incidenti a Sohag: morti 5 tombaroli

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Source: youm7.com

In Egitto, con la crescita degli scavi illegali successiva alla rivoluzione del 2011, sono aumentati a dismisura anche gli incidenti mortali. “Lavorando” senza uno straccio di sicurezza, infatti, i tombaroli rischiano la vita per raggiungere reperti archeologici da vendere al mercato nero. Come in due recenti casi dal governatorato di Sohag (a nord dell’ansa di Qena) che hanno visto la morte di 5 persone. Nel primo incidente, a Tahta, 3 uomini e un bambino di 11 anni sono stati folgorati dalla pompa idrovora utilizzata per eliminare l’acqua freatica da un pozzo profondo 10 metri scavato sotto un’abitazione. Nella vicina Dar el-Salam, invece, un tombarolo è rimasto schiacciato dal crollo di un muro. Tutti i superstiti sono stati arrestati dalla polizia.

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Sventato tentativo di furto al Museo Nubiano di Assuan

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Source: akdn.org

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Source: unesco.org

La scorsa domenica, tre uomini hanno cercato di rubare un reperto del Museo Nubiano di Assuan, una delle principali esposizioni archeologiche d’Egitto. I ladri, tra cui due dipendenti del museo stesso, si erano intrufolati nell’edificio durante la chiusura della pausa pranzo (dalle 13:00 alle 16:00) e stavano cercando d’infrangere la vetrina in cui è conservata una statuetta di Iside che allatta il piccolo Horus (tipologia chiamata Isis lactans; Epoca Tarda 664-332 a.C.; foto a sinistra), ma sono stati scoperti dalle telecamere di sorveglianza e costretti alla fuga. Uno dei malviventi è stato arrestato, mentre gli altri due sono ancora ricercati dalla Polizia del Turismo e delle Antichità. Fortunatamente, la direzione del museo ha assicurato che nessun oggetto manca all’appello.

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Delta N-E: scoperta tomba nel cantiere di un’abitazione moderna

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Source: MoA

Archeologia preventiva anche in Egitto. Alla richiesta di un privato cittadino di El Husseiniya – provincia nord-orientale di Sharqia – di poter allargare la propria abitazione in un’area a rischio ritrovamenti, gli uomini del Ministero delle Antichità hanno effettuato alcuni sondaggi. E il ritrovamento puntualmente c’è stato. Si tratta di una sepoltura di età faraonica consistente in un enorme ‘sarcofago’ di pietra pesante circa 65 tonnellate e cavato da un unico blocco di basalto o diorite. Le pareti interne ed esterne sono coperte da testi geroglifici, ma, purtroppo, non sono stati ancora forniti dati né sull’identità del defunto né su una datazione più precisa. Tuttavia, secondo Ayman Ashmawi, Dir. del settore Antichità egizie del MoA, la tomba sarebbe stata già scoperta niente popodimeno che da Flinders Petrie intorno agli anni ’50 del secolo scorso (nota non trascurabile: è morto nel 1942). In ogni caso, i blocchi sono stati già trasferiti nei magazzini del vicino museo di Tanis per essere restaurati e studiati.

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Source: MoA

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Scoperta una nuova sepoltura nella Valle dei Re? E che fine hanno fatto le camere segrete della Tomba di Tutankhamon?

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Source: panorama.it

Sono stato a lungo combattuto sullo scrivere o meno questo articolo perché, come ormai sta succedendo dall’agosto del 2015, si va avanti con annunci sensazionalistici seguiti da clamorose smentite. Il tutto senza lo straccio di un dato scientifico condiviso. Sto parlando naturalmente della gestione, a dir poco confusionaria, dell’affaire “Tutfertiti”, ribattezzato così dopo che Nicholas Reeves aveva affermato che la tomba di Tutankhamon potesse nascondere quella di Nefertiti. Tuttavia, date le vostre numerose e legittime richieste d’informazioni in merito, vi riporterò le ultime news anche se non certe al 100%.

Sulle prime, la clamorosa ipotesi, o almeno quella della presenza di due camere nascoste, sembrava essere confermata da indagini al georadar; poi il repentino cambio di atteggiamento da parte delle autorità del Ministero delle Antichità, con addirittura l’estromissione di Reeves dalle ricerche, aveva fatto pensare il contrario. La fantomatica terza prospezione, quella risolutiva, è stata rimandata per mesi senza che ci fosse alcun annuncio dal MoA, se si escludono alcune indiscrezioni rilasciate da Zahi Hawass. Sappiamo benissimo come il celebre archeologo egiziano non si sia mai attenuto al protocollo ufficiale lasciandosi andare a dichiarazioni mediatiche, spesso non seguite da riscontri oggettivi. Così è successo anche quando, intervistato da una trasmissione inglese, ruppe il silenzio di mesi dicendo che la terza scansione al georadar nella KV62 sarebbe stata affidata per il novembre 2016 a una squadra russa. E invece si è arrivati al coinvolgimento di un team italiano diretto da Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino. Infatti, i tecnici del “Progetto VdR Luxor” (Università di Torino, Geostudi Aster di Livorno e Fondazione Novara Sviluppo), utilizzando tre sistemi di radar con frequenze dai 200 Mhz ai 2 Ghz, dovrebbero aver analizzato la camera funeraria di Tutankhamon intorno alla fine di febbraio/inizi di marzo. Ma, anche in questo caso, non si è saputo più niente.

Fino al 7 luglio quando, per la presentazione del suo libro su Nefertiti scritto insieme ad Hawass, il documentarista  Brando Quilici – su La Repubblica e, con maggiori dettagli su National Geographic Italia (articolo misteriosamente sparito mentre sto pubblicando questo post) – si è forse lasciato sfuggire prima del Ministero delle Antichità quello che tutti aspettavamo da tempo. Secondo Quilici, la squadra del Prof. Porcelli (Politecnico di Torino) e dell’Ing. Gianfranco Morelli (Geostudi Aster), supervisionata dal direttore del Mallawi Museum Ahmed El-Laithy, avrebbe effettuato tra febbraio e maggio una prospezione dall’esterno della tomba con la tomografia di resistività elettrica (ERT: Electrical Resistivity Tomography), tecnica ritenuta più adatta del Ground Penetrating Radar per un terreno irregolare come quello della Valle. Nonostante l’iniziale scetticismo di Porcelli, sembra che sia stata rilevata, cito testualmente, «una forte anomalia conduttiva (zone di vuoto nella roccia) a circa quattro metri dalla parete Nord della tomba di Tut. Un “qualcosa” grande almeno sei metri». A quanto pare, quindi, riprende quota l’ipotesi di una continuazione della tomba dopo la camera sepolcrale; ma ho imparato a non pronunciarmi più su questa vicenda. Le ricerche dovrebbero riprendere a settembre con nuovi esami agli infrarossi e, finalmente, con la terza scansione al georadar.

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Source: livescience.com

Non è tutto. I tecnici italiani sono stati scelti anche per fare una mappatura tridimensionale dell’intera Valle dei Re e, nell’ambito di questa procedura, avrebbero effettuato una grande scoperta sempre annunciata da Quilici, ma stavolta confermata da Hawass in persona intervistato da Live Science: una nuova tomba. Nel ramo occidentale della necropoli reale, detto anche “Valle delle Scimmie”, più precisamente accanto alla tomba di Ay (KV23; 1323-1319), l’ERT avrebbe rilevato anomalie conduttive della roccia riconducibili a una nuova sepoltura. Hawass si è detto sicuro della presenza di una nuova tomba reale – per poi in parte ritrattare ammettendo che, per la certezza assoluta, ci sarà bisogno di uno scavo archeologico – perché proprio in quella zona, tra il 2007 e il 2009, aveva scoperto quattro depositi di fondazione, fosse votive di 1 m² ciascuna che contenevano oggetti ceramici e in faience, attrezzi in selce con manico di legno e un cranio di mucca (vedi foto). Questi depositi servivano a delimitare l’area di costruzione di un tempio o, per l’appunto, di scavo di un ipogeo che non era stato individuato per l’interruzione della missione allo scoppio della rivoluzione del 2011. In ogni caso, seguendo l’onda lunga dei proclami ad effetto, l’ex Segretario generale dello SCA ha presentato la possibilità che la tomba possa appartenere ad Ankhesenamon, sposa di Tutankhamon che, alla morte del ‘faraone bambino’, si sarebbe unita al successore Ay e, per questo, sarebbe stata poi inumata accanto alla KV23.

Una storia che ha sempre più condizionali. Troppi.

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Bufale eGGizie*: il mistero della statuetta rotante

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Più o meno in questo periodo di 4 anni fa, una strana notizia faceva il giro dei social e delle testate giornalistiche di tutto il mondo. Il clamore era scoppiato dopo la diffusione, da parte del Manchester Museum, di un video in fast motion che mostrava una statuetta egizia ruotare misteriosamente su se stessa. La figurina – a Manchester dal 1933 grazie alla donazione di una privata (inv. 9325) – è alta circa 25 cm e rappresenta Neb-Senu, funzionario di Medio Regno. Già nel febbraio del 2013, Campbell Price, curatore della sezione di Egitto e Sudan del museo, si era accorto che il reperto cambiava ogni volta posizione mostrando le spalle ai visitatori (che almeno così hanno potuto apprezzare l’iscrizione con formula d’offerta sul pilastro dorsale); al reiterarsi del fenomeno, ad aprile venne istallata una telecamera per verificare se il tutto fosse il frutto dello scherzo di un buontempone. Non era così; la statuetta ruotava da sola fino a 180°, sia in senso orario che antiorario. Il video caricato su YouTube portò moltissimi curiosi ad andare a vedere di persona, tanto da farmi pensare a una trovata pubblicitaria tanto geniale quanto poco etica. D’altronde, la civiltà egizia è sempre stata legata ai misteri nella fantasia popolare e la struttura a stop motion del girato si prestava benissimo a eventuali manomissioni tattiche. Altri, meno complottisti e diffidenti di me ma decisamente più fantasiosi, si sono lanciati in spiegazioni esoteriche affermando che l’anima di Neb-Senu si fosse impossessata dell’oggetto fornendogli vita e facoltà motorie.

La soluzione definitiva è arrivata qualche mese dopo, quando un programma di debunking dell’emittente britannica ITV (la stessa della miniserie “Tutankhamon”) ha inviato tecnici a montare sensori nella vetrina che hanno misurato le vibrazioni nell’arco delle 24 ore. Il grafico prodotto ha evidenziato un picco massimo intorno alle 18:00 e un’interruzione notturna fino alle 6-7 di mattina. Effettivamente, già dal video si vede che la statua smette di ruotare alla chiusura del museo, quando non ci sono più i passi dei visitatori e, all’esterno, il traffico stradale diminuisce in modo esponenziale. Quindi erano semplicemente le vibrazioni a causare il movimento. Allora perché gli altri oggetti rimanevano fermi? E perché prima di febbraio anche Neb-Senu era immobile? Il primo fattore dipende dalla fisica: il baricentro della statua e la particolare conformazione concava della base portavano la statuetta a basculare attorno al proprio asse sul piano di vetro. Il secondo, invece, è la diretta conseguenza del riallestimento delle gallerie “Ancient Worlds” alla fine del 2012.

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