Scoperta una nuova sepoltura nella Valle dei Re? E che fine hanno fatto le camere segrete della Tomba di Tutankhamon?

tutankhamon-1030x615

Source: panorama.it

Sono stato a lungo combattuto sullo scrivere o meno questo articolo perché, come ormai sta succedendo dall’agosto del 2015, si va avanti con annunci sensazionalistici seguiti da clamorose smentite. Il tutto senza lo straccio di un dato scientifico condiviso. Sto parlando naturalmente della gestione, a dir poco confusionaria, dell’affaire “Tutfertiti”, ribattezzato così dopo che Nicholas Reeves aveva affermato che la tomba di Tutankhamon potesse nascondere quella di Nefertiti. Tuttavia, date le vostre numerose e legittime richieste d’informazioni in merito, vi riporterò le ultime news anche se non certe al 100%.

Sulle prime, la clamorosa ipotesi, o almeno quella della presenza di due camere nascoste, sembrava essere confermata da indagini al georadar; poi il repentino cambio di atteggiamento da parte delle autorità del Ministero delle Antichità, con addirittura l’estromissione di Reeves dalle ricerche, aveva fatto pensare il contrario. La fantomatica terza prospezione, quella risolutiva, è stata rimandata per mesi senza che ci fosse alcun annuncio dal MoA, se si escludono alcune indiscrezioni rilasciate da Zahi Hawass. Sappiamo benissimo come il celebre archeologo egiziano non si sia mai attenuto al protocollo ufficiale lasciandosi andare a dichiarazioni mediatiche, spesso non seguite da riscontri oggettivi. Così è successo anche quando, intervistato da una trasmissione inglese, ruppe il silenzio di mesi dicendo che la terza scansione al georadar nella KV62 sarebbe stata affidata per il novembre 2016 a una squadra russa. E invece si è arrivati al coinvolgimento di un team italiano diretto da Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino. Infatti, i tecnici del “Progetto VdR Luxor” (Università di Torino, Geostudi Aster di Livorno e Fondazione Novara Sviluppo), utilizzando tre sistemi di radar con frequenze dai 200 Mhz ai 2 Ghz, dovrebbero aver analizzato la camera funeraria di Tutankhamon intorno alla fine di febbraio/inizi di marzo. Ma, anche in questo caso, non si è saputo più niente.

Fino al 7 luglio quando, per la presentazione del suo libro su Nefertiti scritto insieme ad Hawass, il documentarista  Brando Quilici – su La Repubblica e, con maggiori dettagli su National Geographic Italia (articolo misteriosamente sparito mentre sto pubblicando questo post) – si è forse lasciato sfuggire prima del Ministero delle Antichità quello che tutti aspettavamo da tempo. Secondo Quilici, la squadra del Prof. Porcelli (Politecnico di Torino) e dell’Ing. Gianfranco Morelli (Geostudi Aster), supervisionata dal direttore del Mallawi Museum Ahmed El-Laithy, avrebbe effettuato tra febbraio e maggio una prospezione dall’esterno della tomba con la tomografia di resistività elettrica (ERT: Electrical Resistivity Tomography), tecnica ritenuta più adatta del Ground Penetrating Radar per un terreno irregolare come quello della Valle. Nonostante l’iniziale scetticismo di Porcelli, sembra che sia stata rilevata, cito testualmente, «una forte anomalia conduttiva (zone di vuoto nella roccia) a circa quattro metri dalla parete Nord della tomba di Tut. Un “qualcosa” grande almeno sei metri». A quanto pare, quindi, riprende quota l’ipotesi di una continuazione della tomba dopo la camera sepolcrale; ma ho imparato a non pronunciarmi più su questa vicenda. Le ricerche dovrebbero riprendere a settembre con nuovi esami agli infrarossi e, finalmente, con la terza scansione al georadar.

artifacts-valley-of-kings-1

Source: livescience.com

Non è tutto. I tecnici italiani sono stati scelti anche per fare una mappatura tridimensionale dell’intera Valle dei Re e, nell’ambito di questa procedura, avrebbero effettuato una grande scoperta sempre annunciata da Quilici, ma stavolta confermata da Hawass in persona intervistato da Live Science: una nuova tomba. Nel ramo occidentale della necropoli reale, detto anche “Valle delle Scimmie”, più precisamente accanto alla tomba di Ay (KV23; 1323-1319), l’ERT avrebbe rilevato anomalie conduttive della roccia riconducibili a una nuova sepoltura. Hawass si è detto sicuro della presenza di una nuova tomba reale – per poi in parte ritrattare ammettendo che, per la certezza assoluta, ci sarà bisogno di uno scavo archeologico – perché proprio in quella zona, tra il 2007 e il 2009, aveva scoperto quattro depositi di fondazione, fosse votive di 1 m² ciascuna che contenevano oggetti ceramici e in faience, attrezzi in selce con manico di legno e un cranio di mucca (vedi foto). Questi depositi servivano a delimitare l’area di costruzione di un tempio o, per l’appunto, di scavo di un ipogeo che non era stato individuato per l’interruzione della missione allo scoppio della rivoluzione del 2011. In ogni caso, seguendo l’onda lunga dei proclami ad effetto, l’ex Segretario generale dello SCA ha presentato la possibilità che la tomba possa appartenere ad Ankhesenamon, sposa di Tutankhamon che, alla morte del ‘faraone bambino’, si sarebbe unita al successore Ay e, per questo, sarebbe stata poi inumata accanto alla KV23.

Una storia che ha sempre più condizionali. Troppi.

Categorie: news, scoperte | Tag: , , , , , , , | 6 commenti

Bufale eGGizie*: il mistero della statuetta rotante

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Più o meno in questo periodo di 4 anni fa, una strana notizia faceva il giro dei social e delle testate giornalistiche di tutto il mondo. Il clamore era scoppiato dopo la diffusione, da parte del Manchester Museum, di un video in fast motion che mostrava una statuetta egizia ruotare misteriosamente su se stessa. La figurina – a Manchester dal 1933 grazie alla donazione di una privata (inv. 9325) – è alta circa 25 cm e rappresenta Neb-Senu, funzionario di Medio Regno. Già nel febbraio del 2013, Campbell Price, curatore della sezione di Egitto e Sudan del museo, si era accorto che il reperto cambiava ogni volta posizione mostrando le spalle ai visitatori (che almeno così hanno potuto apprezzare l’iscrizione con formula d’offerta sul pilastro dorsale); al reiterarsi del fenomeno, ad aprile venne istallata una telecamera per verificare se il tutto fosse il frutto dello scherzo di un buontempone. Non era così; la statuetta ruotava da sola fino a 180°, sia in senso orario che antiorario. Il video caricato su YouTube portò moltissimi curiosi ad andare a vedere di persona, tanto da farmi pensare a una trovata pubblicitaria tanto geniale quanto poco etica. D’altronde, la civiltà egizia è sempre stata legata ai misteri nella fantasia popolare e la struttura a stop motion del girato si prestava benissimo a eventuali manomissioni tattiche. Altri, meno complottisti e diffidenti di me ma decisamente più fantasiosi, si sono lanciati in spiegazioni esoteriche affermando che l’anima di Neb-Senu si fosse impossessata dell’oggetto fornendogli vita e facoltà motorie.

La soluzione definitiva è arrivata qualche mese dopo, quando un programma di debunking dell’emittente britannica ITV (la stessa della miniserie “Tutankhamon”) ha inviato tecnici a montare sensori nella vetrina che hanno misurato le vibrazioni nell’arco delle 24 ore. Il grafico prodotto ha evidenziato un picco massimo intorno alle 18:00 e un’interruzione notturna fino alle 6-7 di mattina. Effettivamente, già dal video si vede che la statua smette di ruotare alla chiusura del museo, quando non ci sono più i passi dei visitatori e, all’esterno, il traffico stradale diminuisce in modo esponenziale. Quindi erano semplicemente le vibrazioni a causare il movimento. Allora perché gli altri oggetti rimanevano fermi? E perché prima di febbraio anche Neb-Senu era immobile? Il primo fattore dipende dalla fisica: il baricentro della statua e la particolare conformazione concava della base portavano la statuetta a basculare attorno al proprio asse sul piano di vetro. Il secondo, invece, è la diretta conseguenza del riallestimento delle gallerie “Ancient Worlds” alla fine del 2012.

Categorie: bufale eGGizie | Tag: , , , | 2 commenti

Ritrovamenti archeologici ad Alessandria d’Egitto

19247759_1474294229282889_4917819993977469667_n

Source: MSA

Nell’arco di pochi giorni, sono state annunciate due scoperte effettuate nella città di Alessandria. Il ministro delle Antichità oggi ha visitato la missione egiziana nel quartiere di Moharam Bek, dove è stato scavato un pavimento di età romana in opus spicatum (foto in alto), tipologia che prevede la disposizione di laterizi di taglio a spina di pesce. Queste strutture erano utilizzate per esterni o ambienti di servizio; non a caso, l’area di Hend era già nota per la presenza di centri produttivi dell’epoca con forni per ceramica e vetro.

Poche centinaia di metri più a nord, intorno ai Giardini Shallalat, una squadra greca ha individuato un tunnel scavato nella roccia a una profondità di 10 metri, dove sorgevano i Quartieri reali della corte tolemaica. Non sono stati forniti altri particolari. La missione, diretta da Kalliopi Papakosta, lavora qui ormai da 21 anni e fa capo a un’istituzione privata, l’Hellenic Research Institute of the Alexandrian Civilazation (H.R.I.A.C.), che si occupa della diffusione della cultura ellenistica al di fuori della Grecia.

anaskafes-kai-evrimata-papakosta-stoys-kipoys-salalat-alexandreia-11

Source: newsbeast.gr

Categorie: scoperte | Tag: , , , | Lascia un commento

Colosso di Psammetico I: sotto processo tre funzionari del Ministero delle Antichità

17203108_1661020503925006_6984398976041406544_n

Source: elbalad.news

Ricorderete la grande scoperta a Souq el-Khamis – Matariya, l’antica Eliopoli – di due parti di un colosso raffigurante il faraone di XXVI dinastia Psammetico I. In particolare, il trattamento del primo frammento della statua di 8 metri aveva lasciato perplessa l’opinione pubblica, soprattutto per i metodi piuttosto bruschi della sua estrazione dal fango (era stato usato un escavatore: video) e per il mancato controllo del reperto una volta posto sull’attuale piano di calpestio. La testa, infatti, aveva ovviamente attirato l’attenzione degli abitanti locali e, in breve tempo, era diventata un’attrazione per bambini e non (immagine in alto) prima che fosse impacchettata con un’improbabile coperta di Spider-Man. Tutte queste operazioni erano state effettuate anche alla presenza del ministro delle Antichità, Khaled el-Enany; tuttavia, dopo l’uscita di polemici articoli su internet, il busto del colosso era stato sollevato in maniera più consona con delle cinghie.

Per tutti questi motivi, un mese dopo erano partite le indagini della Procura amministrativa, l’organo giuridico egiziano che controlla gli illeciti amministrativi e finanziari dei dipendenti del Governo. Ieri, il neo-eletto procuratore Rashida Fathallah ha confermato il rinvio a giudizio di tre alti funzionari del Ministero delle Antichità, accusati di gravi negligenze tecnico-scientifiche nello scavo: Mahmoud Afifi, capo del settore delle Antichità Egizie, Ayman Ashmawi,  co-direttore della missione archeologica egiziano-tedesca,  e il capo dell’Amministrazione centrale per i monumenti del Delta del Nilo. Per arrivare a una sentenza, è stata formata una speciale commissione scientifica formata da esperti dell’Università del Cairo e sono stati ascoltati tutti i presenti, compreso l’altro direttore della missione, Dietrich Raue (Universität Leipzig).

Categorie: news | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Scoperta stele faraonica nelle fondazioni di un minareto

14

Source: wataninet.com

Dairut, piccolo villaggio nei pressi della città di Mahmudiya (Delta Occidentale), è stata scoperta una stele faraonica inglobata nelle fondazioni di un minareto. La moschea in questione, Abu-Shusha, risale alla fine del XVI secolo con successivi restauri che arrivano all’inizio dell’Ottocento; nel corso di un recente intervento di rinnovamento per cui la torre stava per essere smantellata e ricostruita da capo, è stato individuato questo blocco di quarzite di 2,48 x 0,51 m reimpiegato come materiale edile. Su uno dei lati, è incisa una lista di offerte con i nomi in geroglifico dei prodotti donati agli dèi: oro, orzo, anatre e, come si può leggere dalla foto più particolareggiata in basso, anche oli (dju) e vino (irep). Ancora non si conosce la datazione del reperto.

Dalla stessa regione di Buhariya, proviene un celebre caso simile. Il 15 luglio 1799, durante la costruzione di un’opera fortificata a soli 30 km più a nord di Mahmudiya, i militari napoleonici del generale Bouchard tirarono fuori da una vecchia struttura mamelucca un blocco diverso dagli altri con l’iscrizione trilingue (geroglifico, demotico e greco) che rivoluzionerà le conoscenze sull’Egitto antico: la stele di Rosetta.

15

Source: wataninet.com

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | Lascia un commento

Individuato il tempio funerario di Thutmosi I

Im

Source: scienceinpoland.pap.pl

Da un paio di giorni sta circolando l’interessante notizia di una scoperta che, in realtà, ha già qualche anno. Infatti, lo studio preliminare risale al 2009-2010 e la pubblicazione originaria al 2012 (link in fondo al post), quando il blog ancora non esisteva nemmeno nella mia mente; quindi ne parlo volentieri lo stesso.

Si tratta dell’individuazione, da parte dell’egittologa polacca Jadwiga Iwaszczuk, del tempio funerario di Thutmosi I (1504-1492), fino a quel momento noto solo da fonti scritte che arrivano al regno di Ramesse IX. La scoperta è avvenuta casualmente quando la Iwaszczuk – insieme agli altri membri del team diretto da Zbigniew Szafrański che lavora al tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari – ha visionato una serie di frammenti di blocchi di pietra immagazzinati dallo SCA nella tomba tebana MMA 828 a Qurna, proprio a due passi dalla casa della missione polacca. I reperti in questione sono circa 8000 piccoli pezzi con rilievi policromi, provenienti da un edificio religioso scavato negli anni ’70 da archeologi egiziani a nord del Tempio dei Milioni di Anni di Thutmosi III. Il santuario, di cui oggi si vede solo una base di colonna (foto in basso), era stato erroneamente identificato con il Kha-akhet di Hatshepsut e, invece, sarebbe il tempio funerario del padre, comunque almeno terminato dalla regina. Il riconoscimento è stato possibile per la presenza del nome del tempio, Khenemet-ankh, sula porzione di un architrave (foto in alto). Numerosi sono i frammenti architettonici appartenenti a colonne, pilastri, architravi, stipiti e cornici, tutti nella più resistente arenaria, mentre in calcare erano realizzate le pareti non portanti. Per quanto riguarda la decorazione, invece, spicca quella che sarebbe la prima scena di battaglia con carri da guerra.

http://www.pcma.uw.edu.pl/fileadmin/pam/PAM_2009_XXI/PAM21_Iwaszczuk_Jadwiga.pdf

Immagine

Source: scienceinpoland.pap.pl

Categorie: scoperte | Tag: , , , , , | Lascia un commento

Le firme di antichi visitatori nella tomba di Ramesse VI

Ramesses_4-Egypt-Jakub-Kyncl-large-featured

Ph. JAKUB KYNCL

“L’ho visitata e non mi è piaciuto niente ad eccezione del sarcofago”.

Non è una recensione scritta da un visitatore deluso su Trip Advisor ma una delle oltre 1000 iscrizioni incise sulle pareti della tomba di Ramesse VI (1144-1136). Un team di archeologi polacchi, diretti da Adam Łukaszewicz (Università di Varsavia), ora le sta documentando per studiare la storia ‘turistica’ dell’ipogeo negli ultimi 2000 anni. Infatti, la sepoltura – checché ne dica l’autore della frase riportata all’inizio, una delle più belle della Valle dei Re – era meta già in antichità di stranieri curiosi che spesso lasciavano una testimonianza del loro passaggio. Come purtroppo succede ancora oggi, evidentemente anche in passato si sentiva il bisogno di incidere la propria firma, spesso corredata di luogo di origine e occupazione. La spettacolare decorazione della KV9 comprende scene tratte da Libro dei Morti, Libro delle Caverne, Libro delle Porte e altri testi funerari, tra cui, per l’appunto, è possibile notare un alto numero di graffiti che vanno dal periodo greco-romano al XIX secolo. Ovviamente, gli autori delle firme appartenevano a classi sociali elevate; compaiono i nomi di filosofi greci, prefetti romani, viaggiatori europei o, addirittura, quello di Amr ibn al-As, il conquistatore arabo dell’Egitto bizantino (640) che, fra l’altro, ha lasciato l’iscrizione più appariscente.

Non mancano nemmeno dialoghi a distanza tra diversi visitatori come il caso in cui qualcuno, alla sconsolata affermazione “Non riesco a leggere i geroglifici”, ha risposto più disincantatamente: “Perché t’importa che non riesci a leggere i geroglifici? Non capisco la tua preoccupazione”.

isis-and-nephthys-with-the-rising-ositis-and-re-chapter-four-of-the-book-of-the-cavverns-tomb-of-ramses-v-vi-ancient-egypt-thethebanmappingproject

Source: Theban Mapping Project

http://scienceinpoland.pap.pl/en/news/news,414643,in-a-pharaoh-tomb-archaeologist-examines-the-inscriptions–of-ancient-tourists.html

Categorie: approfondimenti | Tag: , , , , , | Lascia un commento

È egiziana la più antica protesi ortopedica conosciuta

01-prothese_gross_1000x500

Source: unibas.ch

Quando si dice il caso. Giorni fa, ho ripostato sulla pagina Facebook del blog un vecchio articolo del 2012 che parlava di uno studio della University of Manchester su una protesi ortopedica di circa 3000 anni. L’alluce, costruito in tre parti con legno e cuoio, era stato trovato a Sheikh Abd el-Qurna, Tebe Ovest, ancora attaccato al piede destro della mummia della figlia di un sacerdote vissuta tra il 950 e il 710 a.C. Alla sacrosanta domanda di un follower sul perché ci fosse un “forse” nel titolo, ho risposto che le analisi andassero verificate per appurare l’effettiva efficacia dell’oggetto.

Proprio la scorsa settimana, un altro studio ha probabilmente tolto ogni dubbio sul primato di antichità di questa protesi. Nell’ambito del progetto Life Histories of Theban Tombs, ricercatori dell’Università di Basilea hanno sottoposto il reperto – oggi conservato nel Museo Egizio del Cairo – alle più avanzate analisi tecnologiche (microscopio elettronico, raggi X e TAC) dell’Istituto di Medicina Evoluzionistica dell’Università di Zurigo. A quanto pare, il dito artificiale è stato riparato e perfezionato più volte per adattarlo al meglio alla forma del piede e la cinghia di cuoio risulta ben robusta per una presa salda. Quindi, questo certosino lavoro artigianale mirava al miglioramento dell’estetica e del comfort rendendo la protesi non una semplice aggiunta simbolica post mummificazione ma uno strumento funzionale all’uso in vita.

https://www.unibas.ch/en/News-Events/News/Uni-Research/A-Wooden-Toe-Swiss-Egyptologists-Study-3000-Year-Old-Prosthesis.html

Categorie: antropologia/paleopatologia | Tag: , , , , , , | 1 commento

Scoperta la più antica iscrizione geroglifica monumentale

19366119_1452097924835853_1094262461053556149_n

Source: MoA

A El-Khawy, sito rupestre dell’area di El-Kab (60 km a sud di Luxor), è stata individuata un’iscrizione con geroglifici di oltre 5250 anni. A effettuare la scoperta, la missione congiunta della Yale University e dei Musées royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles. Secondo il co-direttore John Coleman Darnell, i segni risalirebbero al 3250 a.C. corrispondendo, così, a uno dei primi esempi del sistema di scrittura egiziano. Evitando sensazionalismi inutili, probabilmente non è il primo in assoluto perché le etichette della tomba U-j di Umm el-Qa’ab, forse appartenuta al re Scorpione I, si datano dal 3320 al 3150; resta comunque la forma più antica conosciuta di protogeroglifici monumentali vista la loro altezza di circa mezzo metro.

Il pannello, leggibile da destra verso sinistra, vede quattro segni: una testa di toro su un corto palo e due becchi a sella (una specie di cicogna africana, Ephippiorhynchus senegalensis) posti simmetricamente di spalle con al centro un ibis. Secondo Darnell, questa disposizione è comune nelle successive rappresentazioni del ciclo solare e del concetto di luminosità, implicando l’autorità reale sul cosmo. Se quest’ipotesi fosse confermata, nascerebbe un bel quesito sull’origine stessa della scrittura, finora collegata al diffondersi di simboli amministrativi dal principale centro di potere egiziano pre- e protodinastico che era Abido.

http://news.yale.edu/2017/06/20/yale-archaeologists-discover-earliest-monumental-egyptian-hieroglyphs

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | Lascia un commento

Bufale eGGizie*: i faraoni giganti

Narmer_Palette

Source: wikipedia.org

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Una delle iconografie più diffuse nell’antico Egitto è quella che vede il faraone stagliarsi enorme sopra nemici sopraffatti o sudditi offerenti. Questa taglia XL del re, resa sulle pareti di templi e tombe, è considerata da alcuni come la prova principe dell’esistenza di giganti nell’antichità. I mitici Nephilim biblici avrebbero popolato l’Egitto e, grazie alla loro stazza, permesso la costruzione delle piramidi e degli altri imponenti monumenti. So che è assurdo, ma bufale del genere girano da sempre, come quella dei cosiddetti “giganti del Wisconsin” finita addirittura sul New York Times nel 1912. Erano altri tempi; oggi, invece, circolano immagini photoshoppate male di scoperte di scheletri fuori misura.

empires-nations-before-islam-09

Source: teachmiddleeast.lib.uchicago.edu

Tornando all’Egitto, scene come quella di Ramesse III contro i Popoli del Mare (tempio di Medinet Habu; immagine in alto) si spiegano semplicemente con il concetto di proporzioni gerarchiche. La produzione figurativa egizia non è realistica non perché non si fosse in grado di ricreare così come è la natura – e basta vedere gli ostraka da Deir el-Medina per rendersene conto -, ma perché l’arte era funzionale al veicolare determinati messaggi. In questo caso, la convenzione stilistica vuol evidenziare la gerarchia dei personaggi rappresentati, dal più grande al più piccolo secondo il rango. Già nella Paletta di Narmer (particolare in alto al post) si vede che l’altezza del faraone è il doppio di quella dei funzionari che lo inquadrano, a loro volta più alti dei portatori degli stendardi. Non fa eccezione l’arte privata come, ad esempio, i rilievi della mastaba di Mereruka a Saqqara (VI dinastia) in cui le dimensioni del defunto sono decisamente titaniche se confrontate con quelle della moglie e del figlio maggiore ai suoi piedi (foto in basso).

carpenters and metalworkers Rekhmire

Davies, The tomb of Rekh-Mi-Rē’ at Thebes, New York 1943, pl. LV (particolare)

Discorso a parte va fatto, invece, per le rappresentazioni pittoriche delle statue, a volte apparentemente indistinguibili dalle persone in carne e ossa se non fosse per il basamento sempre presente. Non considerando questo particolare, nel caso di sculture colossali, si potrebbe cadere nell’errore di vederci dei mostri. Ecco perché la persona da cui ho preso l’immagine qui in basso ha aggiunto una didascalia che recita: “ragazzo massaggia i piedi del re gigante”… non servono commenti.

Immagine

Nofretiri coffin

Source: The Theban Royal Mummy Project

Infine, altro pretesto per parlare di giganti è quello delle dimensioni ‘sproporzionate’ di alcuni sarcofagi. Nella foto a sinistra, ad esempio, è ritratto l’enorme sarcofago della regina Ahmose-Nefertari, moglie di Ahmose (1543-1518). Date le sue misure (3,80 m), fu sfruttato dai sacerdoti che nascosero le mummie reali nella cachette di Deir el-Bahari (DB320) per conservare, oltre ai resti della regina, anche il sarcofago di Ramesse III. In effetti, è proprio questa la spiegazione: alcuni sarcofagi antropoidi sono così grandi perché, come delle matrioske, dovevano contenere altre bare gradualmente più piccole. Per fare l’esempio più celebre, la mummia Tutankhamon era deposta in un sarcofago antropoide in oro massiccio, a sua volta contenuto in uno ligneo ricoperto d’oro, ancora in un altro dello stesso tipo e, infine, in una grande cassa parallelepipeda in quarzite.

Tuttavia, esiste un caso -spesso citato dalla fantarcheologia- in cui le tombe effettivamente non sono state concepite per umani, ma comunque nemmeno per giganti. Nel Serapeo di Saqqara, 24 sarcofagi in granito (foto in basso) misurano 4 m di lunghezza, 2,30 m di larghezza e 3,30 m di altezza e pesano fino a 70 tonnellate perché destinati alle mummie dei tori Api, manifestazioni viventi del dio Ptah.

7130252_orig

 

Categorie: bufale eGGizie | Tag: , , , , | Lascia un commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.