Salerno, intercettato traffico di reperti egizi dell’ISIS

Come ormai è tristemente noto, uno degli strumenti che l’ISIS sfrutta per finanziare le sue attività terroristiche è il traffico di antichità. I siti archeologici nei territori occupati, dietro la facciata delle distruzioni propagandistiche, sono stati trasformati in veri e propri supermarket di reperti da piazzare nel mercato nero.

Secondo quanto riferito ieri sera dal Tg1, i carabinieri e la polizia di frontiera di Salerno hanno bloccato un tentativo del genere sequestrando al porto un container pieno di reperti egizi. Il carico diplomatico si trovava in una nave proveniente da Alessandria, ma il materiale dovrebbe essere partito dal Sinai, area in parte controllata da Daesh.

Gli oggetti recuperati comprendono un sarcofago, maschere funerarie in cartonnage, ushabti in faiance, monete, vasi canopi, giare e modellini in legno come quello di una barca. La refurtiva, in attesa delle indagini della Procura di Salerno, è ora conservata presso la caserma Tofano di Nocera Inferiore.

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-18f10c6d-90d2-4b49-9c78-5ff6c431f347-tg1.html

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Scoperto tempio di Antonino Pio nell’Oasi di Siwa

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Source: MoA

A distanza di poco più di un mese, un altro tempio è stato scoperto nell’Oasi di Siwa, più precisamente a El-Haj Ali, 350 metri dalla cosiddetta “Montagna dei Morti” Gebel el-Mawta. Gli uomini di Abdel Aziz El-Demery, direttore generale delle Antichità di Matrouh e Siwa, hanno liberato dalla sabbia le fondazioni in calcare di un’enorme struttura rettangolare che misurava 8,5 x 40 m. L’ingresso, sul lato nord, conduceva attraverso due piccoli vestiboli e una corte di 25 metri al sancta sanctorum, l’area più interna e privata dell’edificio. Inoltre, il santuario era incluso in un recinto di 56 x 71 metri.

Si è arrivati alla datazione del tempio grazie a un’iscrizione monumentale in 3 frammenti che menziona in greco l’imperatore romano Antonino Pio (138-161).

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Saqqara, scoperta tomba di generale ramesside

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Source: MoA

Durante il terzo Meeting internazionale delle missioni archeologiche in Egitto, Ola El-Aguizy (Università del Cairo) ha annunciato la scoperta di una tomba ramesside a Saqqara. La sepoltura apparteneva a Iurkhy, generale, forse di origine straniera, sotto Seti I (1290-1279) e Ramesse II (1279-1212). La grandezza della struttura – corte esterna, peristilio, stanza della statua, ripostigli con volta stuccata e le cappelle occidentali che non sono state ancora scavate – indica l’importanza del defunto che è menzionato insieme al figlio e, in particolare, al nipote Hatiay.

L’area si trova a sud della rampa processionale della piramide di Unas, punto della necropoli del Nuovo Regno che sembra essere stata dedicata ad alti funzionari militari come Paser, la cui tomba era stata ri-scoperta dalla stessa missione nel 2014.

I rilievi sui blocchi conservatisi rappresentano scene di vita quotidiana e di campagne militari, come la straordinario esempio, ancora con tracce di colore, di una squadra di fanti e carri che attraversano un corso d’acqua (foto in alto) in cui spuntano le teste di alcuni coccodrilli. Quest’ultima scena ha solo un parallelo relativo a Seti I, lungo la parete nord della grande sala ipostila di Karnak e, per la presenza di fortificazioni, è stata interpretata come il passaggio dell’esercito sul confine orientale dell’Egitto. Non a caso, è stato trovato anche un blocco con il trasporto di giare da vino da Canaan.

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Colpo di scena: nessuna stanza nascosta nella tomba di Tutankhamon

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Source: MoA

Tanto rumore per nulla. Dopo quasi tre anni, un’analisi con termocamera e tre con georadar, tre squadre di tecnici impiegate, sembrerebbe che la tesi di Nicholas Reeves sia da rigettare definitivamente: non esiste alcuna stanza nascosta nella tomba di Tutankhamon! La notizia è stata annunciata oggi da Mostafa Waziry, segretario generale del Supreme Council of Antiquities, durante la 4a Tutankhamun International Conference presso il Grand Egyptian Museum. A mettere una pietra tombale (mai definizione fu più azzeccata) sulla querelle è stato Franco Porcelli, docente di Fisica presso il Politecnico di Torino e direttore della missione italiana a cui è stata affidata l’ultima prospezione nella camera funeraria della KV62.

Gli esami erano stati effettuati dal 31 gennaio al 6 febbraio del 2018 e ci sono voluti mesi per elaborare i dati che sono stati consegnati al Ministero delle Antichità dal team del Politecnico in collaborazione con l’Università di Torino3DGeoimaging di Torino, Geostudi Astier di Livorno, l’azienda inglese Terravision e, per la consulenza egittologica, il Centro Archeologico Italiano al Cairo (Istituto Italiano di Cultura).  In contrapposizione con i risultati delle analisi precedenti del giapponese Hirokatsu Watanabe e della National Geographic, la relazione indicherebbe la non discontinuità tra roccia naturale e mattoni nelle pareti nord e ovest della camera funeraria e, dato ancor più importante, l’assoluta mancanza di prove che attestino vuoti celati.

Quindi, nonostante le grandi aspettative fomentate dalla precedente direzione del Ministero delle Antichità, al 99% non ci sarebbero né stanze segrete né corridoi bloccati verso tombe riutilizzate. Secondo Porcelli, le anomalie riscontrate nelle precedenti prospezioni potrebbero essere dovute a “segnali fantasma”, cioè a comportamenti difformi delle onde radar che, invece di penetrare nella roccia, sono scivolate lungo la superficie dell’intonaco dipinto conduttore di elettricità.

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BREAKING NEWS: incendio al Grand Egyptian Museum

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Source: Daily News Egypt

Circa un’ora fa, un vasto incendio è scoppiato nel cantiere del Grand Egyptian Museum di Giza. In particolare, l’area colpita è quella del Palazzo delle Conferenze le cui impalcature sono state avviluppate da alte fiamme e un denso fumo nero.

Nonostante la grande preoccupazione nei confronti dei tanti reperti già trasferiti nel nuovo museo, pare che l’incendio sia stato appena domato dai pompieri senza particolari danni alla struttura, al suo contenuto e agli operai a lavoro. Tuttavia, temo che questo incidente possa far slittare ancora l’apertura parziale prevista per la fine dell’anno, in attesa dell’inaugurazione definitiva del 2022, inshallah.

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Eliopoli, scoperto podio cerimoniale di Ramesse II

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Source: MoA

Nuova scoperta a Eliopoli, questa volta nell’area di Arab el-Hisn, a NO dell’obelisco di Sesostri I. La missione dell’università cairota di Ain Shams – diretta da Mamdouh el-Damaty (nella foto in basso a destra), ex direttore del Museo Egizio e, lo ricorderete, ministro delle Antichità dal 17 giugno 2014 al 23 marzo 2016 – ha individuato un podio cerimoniale risalente al regno di Ramesse II (1279-1212). La struttura rialzata (foto in basso a sinistra), di 2,9 x 1,9 metri con pavimento in calcare, era accessibile tramite una scalinata di 5 gradini. Secondo El-Damaty, sarebbe la testimonianza della “festa sed“, il giubileo con cui il faraone si rigenerava ritualmente – in questo caso nel tempio del Sole – al 30° anno di regno.

La scoperta è stata effettuata all’interno di un edificio ramesside che era coperto da abitazioni in mattoni crudi risalenti alla XXII e XXIII dinastia (945-712 a.C.) e che si sviluppò in altre due fasi costruttive: una di III Periodo Intermedio e l’ultima di Epoca Tarda.

Tra i reperti ritrovati, spiccano 5 blocchi iscritti con il nome del grande sovrano di XIX dinastia, uno che menziona il principe e sommo sacerdote Neb-Maat-Ra, figlio di Ramesse IX (1125-1107) e committente di uno dei portali monumentali nel già noto tempio ramesside del sito, una bellissima statuetta frammentaria di 20 cm, in alabastro su base in porfido rosso (pietra praticamente mai usata prima del periodo greco-romano), che rappresenta Ramesse II accovacciato (foto in basso a destra), una figurina fittile di cane, vasi in ceramica e diversi amuleti e scarabei.

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Scoperta rara testa di Marco Aurelio in Egitto

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Source: MoA

Doppia scoperta ad opera di missioni egiziane: una nuova cappella osiriaca a Karnak e una testa di statua che ritrae Marco Aurelio a Kom Ombo. Il mio articolo per National Geographic Italia:

http://www.nationalgeographic.it/scienza/2018/04/23/news/cappella_consacrata_a_osiride_scoperta_a_luxor-3952152/

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Tempio di Luxor: restaurato anche il 5° colosso di Ramesse II

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Source: english.ahram.org.eg

Con qualche mese di ritardo, anche il 5° colosso di Ramesse II (1279-1212 a.C.) è di nuovo in piedi. Venerdì sera, alla presenza del ministro delle Antichità Khaled el-Enany, è stato ufficialmente tolto il telo che copriva la penultima statua restaurata – alta 10,8 metri e pesante 65 tonnellate – sul primo pilone del Tempio di Luxor.

I lavori di anastilosi erano iniziati lo scorso settembre e hanno visto il rimontaggio e l’integrazione del 60/70% dei frammenti della scultura che giacevano da decenni sul lato occidentale del tempio. L’unico pezzo musealizzato, infatti, era la testa del faraone. Quindi, considerato che difficilmente l’obelisco di Place de la Concorde tornerà in Egitto, manca solo una statua stante a completare l’aspetto originario della facciata prima del terremoto del IV secolo d.C.

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PERET: il nuovo sito dei giovani egittologi e nubiologi italiani

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Il 14 e il 15 dicembre 2017, oltre 20 giovani egittologi e nubiologi italiani si sono incontrati a Pisa per illustrare le loro ricerche e per creare una rete di contatti con lo scopo di portare avanti possibili progetti condivisi. Da questo evento, organizzato e finanziato dall’associazione culturale VOLO – Viaggiando Oltre L’Orizzonte, è nata l’idea di realizzare un sito internet dove raccogliere l’esperienza, una sorta di vetrina virtuale in cui dottorandi e post-doc potessero presentarsi e mostrare i loro ambiti di ricerca. Il nome scelto, PERET, rievoca volutamente la stagione dell’anno che segnava l’emergere delle terre coltivabili al ritirarsi delle acque del Nilo, nella speranza di far ‘sbocciare’ nuovi contatti, aprire stimolanti confronti e generare scambi di idee e opinioni.

https://peretresearchers.wordpress.com/

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Scoperti altri frammenti del colosso di Psammetico I

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Source: MoA

Ricorderete la scoperta del colosso di Psammetico I ad Eliopoli, sicuramente la notizia egittologica più mediatica dello scorso anno. Beh, ci sono degli aggiornamenti dal Cairo.

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Source: MoA

La statua in quarzite, alta in origine circa 8 metri, era stata individuata nel marzo 2017 dalla missione egiziano-tedesca a Eliopoli diretta da Aiman Ashmawy e Dietrich Raue (Universität Leipzig) nell’area di Souq el-Khamis. In un primo momento attribuita a Ramesse II per la vicinanza a un tempio di XIX dinastia, la scultura è stata poi correttamente identificata come effigie del faraone della XXVI dinastia (664-610 a.C.) grazie alla titolatura sul pilastro dorsale (immagine a sinistra): nome di Horo “Aa-ib” (“Grande di cuore), nome Nebty “Neb-a” (“Colui che possiede un -potente- braccio”), nome Horo d’Oro “Qenu”, praenomen “Wah-ib-Ra” (“Saldo è il cuore di Ra”) e finalmente il nomen Psammetico. Lo spettacolare – e controverso – recupero dei due primi grandi blocchi (testa e torso) è stato seguito nei mesi successivi dal ritrovamento di numerosi altri pezzi più piccoli.

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Source: MoA

È di oggi l’annuncio di Ashmawy – anche segretario generale del Supreme Council of Antiquities – della scoperta di altri 4500 frammenti del colosso che portano quindi a un numero complessivo di 6400. La maggior parte dei reperti si trovava in un pozzo a sud della base della statua, probabilmente scavato durante lo smantellamento del tempio in epoca fatimide (969-1171), quando le antiche costruzioni faraoniche vennero utilizzate come ‘cave’ da materiale edile. Questi nuovi pezzi, di cui non sono state ancora distribuite foto, confermano l’ipotesi secondo la quale Psammetico fosse rappresentato in piedi con il braccio sinistro portato avanti (ricostruzione a destra). Inoltre, è stata ritrovata anche una parte di rilievo del pilastro dorsale che mostra il faraone davanti al dio demiurgo di Eliopoli Atum (immagine in alto).

Raue ha aggiunto che le ricerche stanno continuando anche con prospezioni geofisiche di fronte al tempio di Nectanebo I (380-363 a.C.). A blocchi risalenti alla XXX dinastia, se ne affiancano alcuni di età ramesside, periodo a cui evidentemente risaliva il santuario originale: frammenti di una sfinge colossale in granito rosso, un rilievo con falchi Horus (foto in basso), parti di una porta in quarzite di Ramesse II (1279-1213) e di una del successore Merenptah (1213-1201). Inoltre, lo scavo ha interessato anche un’area abitativa e produttiva tolemaica.

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Source: MoA

 

Se siete interessati alla notizia, avete la possibilità di assistere di persona alla conferenza che il direttore della missione terrà presso l’Università di Pisa l’8 maggio:

  • Dr. Dietrich Raue,
    “The Temple of the Sun – Excavations of the Egyptian-German Mission at Matariya/Heliopolis”
    Aula CAR 1, Palazzo Carità, Università di Pisa, (Via Pasquale Paoli 9 – 56126 Pisa), 12.00-13:30
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