Bufale eGGizie*: Kherima, la mummia del Museo Nazionale del Brasile che mandava in trance i visitatori

Custédio Coimbra

ph. Custédio Coimbra

(*A scanso di equivoci, il nome della rubrica contiene volutamente un errore ortografico per sottolineare il carattere a dir poco ridicolo di alcune notizie riguardanti l’Egitto che circolano nel web e non solo)

Solo due settimane fa, un catastrofico incendio distruggeva quasi completamente il Museu Nacional di Rio de Janeiro e il 90% dei 20 milioni di reperti in esso conservati, tra cui la maggiore collezione egizia del Sud America. Di questa raccolta la protagonista era senza dubbio la cosiddetta “Principessa Kherima”, una mummia ignota femminile di età romana che doveva la sua popolarità non tanto alla rarità delle fattezze ma a strane storie che la riguardavano. Strane storie che mi portano a scrivere dopo oltre un anno un articolo per la rubrica “bufale eGGizie”.

Sì, perché attorno a questa mummia, negli anni ’60 del secolo scorso, sono nate numerose leggende metropolitane da quando una studentessa, dopo averle toccato un piede, sarebbe entrata in trance e avrebbe affermato di essere Kherima, principessa vergine di Tebe pugnalata a morte. Da allora, nel corso di un decennio, si sarebbero ripetuti oltre cento casi di malesseri improvvisi, svenimenti, visioni, possessioni al solo starle vicini o guardarla. Accadimenti che ispirarono anche un romanzo, “O Segredo da Múmia”, scritto da Everton Ralph, non a caso rosacrociano (prima o poi parlerò anche di questo ordine segreto che molti collegamenti ha con l’antico Egitto).

IMG_3931.jpgMa andiamo per ordine. La mummia, così come la gran parte dei 700 oggetti della collezione, arrivò in Brasile nel 1824, portata da un italiano o francese che aveva intenzione di piazzarla in Argentina. Tuttavia, alcuni scontri politici e un’epidemia di febbre gialla spinsero il mercante a rimanere a Rio dove l’imperatore Pietro I l’acquistò dando vita alla prima raccolta egizia dell’America Latina. Non è ben chiaro da dove provenga il corpo, anche se probabilmente fa parte delle antichità raccolte da Belzoni a Tebe Ovest. Come anticipato, il suo aspetto la rende quasi unica al mondo perché le tecniche d’imbalsamazione adottate sono riscontrabili in soli altri 8 casi, tra cui ho trovato quelli del British Museum, Musée Calvet di Avignone, due al World Museum di Liverpool e due a Leida. Tutte queste mummie sono apparse sul mercato antiquario tra gli anni ’20 e ’30 del XIX secolo e forse sono state ritrovate nella stessa tomba, appartenenti a una sola famiglia o comunque frutto del lavoro di un singolo laboratorio d’imbalsamazione. Gli arti sono lasciati liberi, così come tutte le dita di mani e piedi che sono bendate separatamente; inoltre, alcune caratteristiche fisiche, come i tratti del volto, le unghie, i capezzoli, l’ombelico e il pube, sono dipinte sul lino. In particolare, nell’esemplare di Rio, la silhouette femminile era stata ricreata con pacchetti di tessuto e resina sul petto, fianchi e addome. La TAC sulla giovane donna, deceduta a 18-20 anni nel I-II sec. d.C., ha evidenziato fratture post mortem alle braccia che, comuni anche alle altre mummie simili, sono imputabili al trattamento del cadavere. Cervello e organi interni, compreso il cuore, erano stati asportati e non si sono riscontrate tracce di morte violenta. Quindi nessuna pugnalata (se non quella servita ad aprirle il ventre per l’imbalsamazione).

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L’interesse popolare era dovuto in parte a queste caratteristiche che rendevano la mummia simile a una bambola di pezza. Inoltre, all’epoca, i curatori del museo le avevano coperto il volto con una maschera dorata di età tolemaica (immagine in alto), non pertinente perché più antica ma sicuramente suggestiva, e l’avevano esposta senza alcuna protezione, permettendo a chiunque di toccarla. È facile intuire, quindi, come per un visitatore, influenzato dalla fama esotica e favolistica dell’antico Egitto, potesse essere forte un’esperienza del genere. Ma il carico da 90 alla vicenda lo diede Victor Stawiarski (foto a destra), funzionario del Museo Nazionale, biologo e professore di Storia naturale. Personalità eclettica, Stawiarski si dilettava anche nell’insegnamento di egittologia e di scrittura geroglifica, organizzando sessioni speciali accanto alla cosiddetta “Principessa del Sole” e spingendo gli studenti a toccarla. Tale scelta dipendeva sia da fattori prettamente pubblicitari sia dalle sue eccentriche convinzioni. Il professore, infatti, era un seguace della filosofia ermetica ed era solito a pratiche esoteriche; promuoveva esperimenti di parapsicologia e durante le lezioni spesso invitava medium o, indossando la maschera della mummia, teneva sedute di ipnosi collettiva. In questo mix di suggestione teatralizzata e di manipolazione mentale, è normale che i soggetti più sensibili sentissero profumo di rose durante la spiegazione della forma sDmn.f

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Colgo l’occasione per annunciare che il 28 settembre 2018 parteciperò a BRIGHT Toscana proprio con un intervento incentrate sulle bufale in archeologia: “Alieni e piramidi: fake news e disinformazione web in archeologia”. La conferenza si terrà alle ore 18.00 presso la Gipsoteca di Arte Antica dell’Università di Pisa (Piazza S. Paolo All’Orto 20, Pisa). Vi aspetto!

Il programma completo: https://goo.gl/4rM4hS

 

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Assuan, scoperte tombe di Epoca Tarda con sarcofagi e mummie

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Source: MoA

Sulla riva occidentale di Assuan, nei pressi del mausoleo islamico di Aga Khan, gli archeologici egiziani hanno individuato tre tombe rupestri di Epoca Tarda (672-332 a.C.).

Le sepolture sono state sicuramente riutilizzate più volte, come dimostra la presenza di mummie accatastate senza ordine. Tuttavia, nell’ipogeo principale, composto da una camera rettangolare di 3 x 5 metri, si trovava un sarcofago antropoide in arenaria ancora chiuso che conteneva una mummia in buono stato di conservazione (foto a sinistra). Nella tomba sono stati scoperti anche i resti di un sarcofago in terracotta, oltre ad amuleti in faience (occhi udjat, uno scarabeo alato e i quattro Figli di Horus), una testa di statua in arenaria e una statuetta in legno di falco. Sulle pareti, invece, decorazioni pittoriche con divinità come Hathor, Iside e Anubi e iscrizioni geroglifiche ancora non diffuse dal Ministero delle Antichità (foto in basso).

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Scoperta sfinge tolemaica a Kom Ombo

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Source: english.ahram.org.eg

Sorrisetto di circostanza, folte sopracciglia inarcate, espressione leggermente contrariata: evidentemente la sfinge non si aspettava di essere disturbata. Eppure i ritrovamenti in quel di Kom Ombo si fanno sempre più frequenti. La statua in arenaria è stata individuata nei pressi del tempio proprio dove, circa due mesi fa, sono state scoperte due stele di Tolomeo V. Come nei casi precedenti, il reperto risale all’età tolemaica ed è il frutto degli scavi effettuati per l’abbassamento della falda freatica. In attesa di maggiori studi, non si hanno ulteriori dati sull’oggetto.

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Scoperta tomba di Medio Regno a Lisht

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Source: MoA

Continuano le news da Lisht, la necropoli della capitale del Medio Regno Itj-tawy. A pochi giorni dall’annuncio della documentazione di 802 tombe già note, ne è stata scoperta una nuova, scavata nella roccia a circa 300 metri a N-E dalla piramide di Sesostri I (vedi mappa in basso). Gli archeologi egiziani hanno individuato la sepoltura di un funzionario, di cui ancora non si conoscono ancora né nome né titoli, composta da una corte aperta e da un corridoio iscritto che si addentra nella collina. Il passaggio termina in un’ampia sala sul cui lato ovest si trova una piccola cappella decorata di cui il Ministero delle Antichità non ha fornito foto.

Nel cortile esterno è stato trovato anche un pozzo profondo 3 metri che conduce alle camere funerarie vere e proprie. Dal lato ovest del fondo, infatti, si accede a due stanze successive in cui sono stati ricavati due sarcofagi in calcare scavati nel pavimento. In particolare il secondo, vuoto come il primo, presenta una strana lavorazione a “scalini” all’interno. Anche sulla faccia sud del pozzo si apre un corridoio che conduce ad altre stanze che saranno scavate nella prossima stagione.

 

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Incendio al Museu Nacional di Rio de Janeiro: in fumo la più grande collezione egizia del Sud America

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Source: globo.com

Ieri, alle 19.30 locali (nostre 22:30), un enorme incendio è scoppiato nel Museu Nacional di Rio de Janeiro e in poco tempo ha avviluppato l’intero edificio devastando gran parte degli oltre 20 milioni di reperti in esso contenuti. Gli 80 vigili del fuoco accorsi non hanno potuto niente. Proprio lo scorso 6 giugno, quella che è la più antica istituzione culturale brasiliana aveva celebrato i 200 anni dalla sua fondazione.

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Source: seshat.com.br

Se fortunatamente non si contano vittime umane, i danni al patrimonio storico sono incalcolabili. Persa per sempre è, tra l’altro, anche la collezione egizia, la più grande dell’America Latina con i suoi 700 pezzi. La raccolta era nata nel 1826, quando Pietro I, primo imperatore del Brasile, acquistò centinaia di oggetti provenienti dagli scavi di Belzoni. Questo gruppo, donato all’allora Museo Reale, costituisce il nucleo principale della collezione a cui si sono aggiunte nel tempo le acquisizioni fatte dal figlio Pietro II, ulteriori membri della corte e altri donatori privati.

B 1431Tra i reperti più importanti, spicca il bellissimo sarcofago di Sha-Amun-en-su, cantante di Amon durante il Periodo Tardo (immagine a sinistra), che insieme alla mummia della defunta fu donato a Pietro II dal khedivè d’Egitto Ismail Pascià. Poi era possibile ammirare altri tre sarcofagi e cinque mummie umane, diversi corpi imbalsamati di animali, dozzine di stele funerarie, frammenti di rilievi, maschere, statuette di divinità, ushabti, vasi canopici, coni funerari, amuleti e gioielli.

Per maggiori informazioni: https://goo.gl/fhfv8X

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Individuato uno dei più antichi insediamenti del Delta del Nilo

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Source: MoA

A Tell el-Samara, sito del governatorato di Daqahliya nel Delta Orientale, l’uomo s’insediò molto prima di quello che si credeva. Infatti, la missione franco-egiziana diretta da Frederic Guyot (Institut Français d’Archéologie Orientale) è riuscita a individuare tracce di presenze che risalgono al Neolitico, cioè alla fine del V millennio a.C. Le precedenti attestazioni, note già dal 1982, si aggiravano per lo più a 1000 anni più tardi, cioè alla fine del Predinastico.

Quanto annunciato oggi dal Ministero delle Antichità, tuttavia, è più che altro una conferma dei risultati arrivati già dopo la prima campagna di scavo (dicembre 2015), come si può evincere dal report preliminare del 2016. La ceramica degli strati più profondi del sito, infatti, era apparsa da subito comparabile con quella dei più antichi insediamenti del Delta, come Sais, el-Omari e Merimde. Oltre ai manufatti, sono stati ritrovati un riparo e un silos cilindrico dal diametro di 85 cm, pieno di ossa animali e resti paleobotanici che verranno analizzati per conoscere meglio le abitudini alimentari della società neolitica.

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Lisht, documentate 802 tombe di Medio Regno

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Source: MoA

Non una, non due, non tre, non dieci, non cento, bensì 802 tombe (!) documentate a Lisht, 60 km a sud del Cairo. È questa la mole del lavoro concluso con la stagione 2018 dal team americano-egiziano diretto da Sarah Parcak (University of Alabama, Birmingham), “archeologa spaziale” nota soprattutto per le sue attività di documentazione e monitoraggio degli scavi illegali e di ricerca di siti nascosti attraverso immagini satellitari (grazie alle quali nel 2015 ha vinto il TED Prize e un finanziamento da 1 milione di dollari). La missione, infatti, sta portando avanti ricognizione, mappatura e rilievo 3D dell’area meridionale della necropoli di Medio Regno dove, già nel 2016, aveva individuato la tomba di Antef, “Portatore del sigillo reale” sotto Sesostri I (1964-1919).

Le sepolture in questione, tutte indagate in precedenza, sono per lo più semplici ipogei scavati nella roccia, al massimo con sovrastrutture in mattoni crudi o calcare. Lisht è la necropoli di Itj-tawy, la capitale del Medio Regno fondata nei pressi del Fayyum da Amenemhat I (1994-1964 a.C.). Se della città non è ancora stata individuata l’esatta ubicazione, l’area sepolcrale presenta diverse tombe monumentali come le piramidi dello stesso fondatore e quella di Sesostri I, oltre ad altre strutture minori e mastabe di faraoni e funzionari della XII dinastia.

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Alessandria d’Egitto, scoperte tombe di epoca tolemaica

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Source: Luxor Times Magazine

Ancora tombe casualmente scoperte ad Alessandria d’Egitto nel bel mezzo di cantieri edili. Ma, questa volta, non c’è alcuna possibilità di tirare in ballo a sproposito Alessandro Magno perché le sepolture sono piuttosto modeste e mancano sarcofagi. Il ritrovamento, come detto, è stato effettuato durante lo scavo per la realizzazione di un muro inerente agli edifici della ferrovia che passa a el-Zeytoun, nei pressi della stazione centrale della città.

Gli archeologi diretti da Fahima El Nahas hanno così identificato alcune tombe scavate nella roccia risalenti all’epoca tolemaica, ma utilizzate a lungo anche in periodi successivi. La struttura comune prevede una breve scalinata che conduce a una piccola anticamera e alla camera rettangolare su cui si affacciano i loculi, molti dei quali ancora sigillati da uno strato d’intonaco dipinto. Il corredo funebre presenta diversi contenitori ceramici, da anfore a vasi più piccoli, lucerne e ampolle di vetro. Presenti anche i resti ossei dei defunti sepolti che sono comunque stati disturbati già negli anni ’30 del secolo scorso dai lavori di costruzione della ferrovia e poi dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.

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Le decorazioni d’oro dal sarcofago di Alessandria

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Source: MoA

Per un approfondimento della notizia segnalata ieri e maggiori informazioni sulle lastre in oro ritrovate tra gli scheletri che erano nel sarcofago:

http://www.nationalgeographic.it/mondo-antico/2018/08/20/news/alessandria_d_egitto_nel_grande_sarcofago_nero_con_i_tre_scheletri_scoperte_decorazioni_in_oro-4081013/

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Analizzati gli scheletri del sarcofago nero di Alessandria: non solo acqua di fogna ma anche oro

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Source: MoA

Ricorderete sicuramente il clamore (immotivato) provocato dalla scoperta e dalla relativa apertura di un sarcofago in granito nero ad Alessandria. Chi si aspettava il corpo di Alessandro Magno o un’improbabile maledizione si era dovuto ‘accontentare’ di tre scheletri immersi in moderni liquami.

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Source: MoA

Oggi sono stati finalmente annunciati i risultati dell’esame preliminare sui resti ossei, effettuato dal team di Zeinab Hashish, direttore del dipartimento di Antropologia Fisica del Ministero delle Antichità. Analizzando crani, bacini e ossa lunghe, si è arrivati al genere e all’età dei tre individui deposti, probabilmente in due fasi distinte, nel sarcofago: la prima (foto a sinistra) era una donna morta intorno ai 20-25 anni e alta 1,60-1,64 m; il secondo (foto al centro) un uomo di 35-39 anni, alto 1,60-1,66 m; il terzo (foto a destra) un uomo di 40-44 anni, alto 1,79-1,85 m. In particolare, il più anziano dei tre presenta sulla parte destra del cranio un foro dai bordi arrotondati che indicano che l’uomo è sopravvissuto a lungo alla lesione in gran parte rimarginata. Non il buco di una freccia, come un po’ frettolosamente gli archeologi egiziani avevano dichiarato al sollevamento del pesante coperchio, ma forse le tracce di una trapanazione, pratica chirurgica nota fin dalla preistoria ma piuttosto rara in Egitto.

Inoltre, ripulendo l’interno della bara dal misto di acqua di fogna e resti organici putrefatti, sono spuntate alcune decorazioni in foglia d’oro di circa 5×3 cm (foto in basso).  Per il resto, nei prossimi giorni si procederà a ulteriori test sul liquido rossastro raccolto e a TAC, datazione al Carbonio 14 e analisi del DNA sulle ossa.

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Source: MoA

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