Kom el-Hettan: scoperta statua di Tiye ai piedi di un colosso di Amenofi III

17342941_10155222210440406_7452456390883322075_nChe mese questo marzo! Durante la visita ufficiale del ministro delle Antichità Khaled el-Enany (foto a sinsitra), è stata presentata l’ennesima scoperta effettuata nel sito di Kom el-Hettan, Tebe Ovest, dal team del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project” diretto da Hourig Sourouzian. Sollevando la parte inferiore di uno dei colossi di Amenofi III che si trovava davanti al terzo pilone, è apparsa quella che, con ogni probabilità, è l’elegante figura della regina Tiye, scolpita accanto alla gamba del marito. Non è la prima volta che una rappresentazione della Grande Sposa Reale viene ritrovata nel Tempio funerario (come, ad esempio, ai piedi dei Colossi di Memnone) perché Tiye partecipò alla deificazione in vita del faraone; tuttavia, la novità sta nel materiale della statua, realizzata in alabastro e non in quarzite come nei precedenti casi. Inoltre, il buon stato di conservazione ha permesso l’individuazione di tracce dei colori originari.

 

Categorie: scoperte | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Assuan: scoperta tomba intatta di Medio Regno

C7hHDeFXwAISQ0U

Source: MoA

Grandissima scoperta quella effettuata a chiusura di missione del Proyecto Qubbet el-Hawa”, ad Assuan Ovest. Gli archeologi spagnoli diretti da Alejandro Jiménez-Serrano (Universitad de Jaén) hanno individuato una ricca tomba intatta (QH34bb) di Medio Regno appartenente a un certo Shemai, figlio di Khema, nomarca sotto Amenemhat II (1919-1885), e di Saterhotep e soprattutto fratello di Sarenput II, uno dei più importanti governatori di Elefantina della XII dinastia, in carica sotto i regni di Sesostri II (1885-1878) e Sesostri III (1878-1846).

L’alto rango sociale del defunto è sottolineato dal corredo, ritrovato completo all’interno della camera funeraria (2,5 x 1 m) scavata nella roccia in fondo a un pozzo di 2 metri: due sarcofagi in legno di cedro – l’esterno è stato distrutto dalle termiti, mentre l’interno è in ottimo stato di conservazione e reca ancora il nome e i titoli del morto – (foto in alto), una copertura policroma in cartonnage posta sulla mummia con maschera e pettorale, una serie di vasi ceramici e i tipici modellini lignei dell’epoca, che ritraggono imbarcazioni e scene di vita quotidiana.

Purtroppo, al momento, non sono state rilasciate foto di questi oggetti, quindi si aspettano ulteriori informazioni dal Ministero delle Antichità e dal sito della missione: http://uja.molobo.es/.

Qubbet el Hawa discovery by Luxor Times 2.jpg

Source: MoA

ddd

Source: abc.es

Categorie: scoperte | Tag: , , , , | Lascia un commento

Il colosso scoperto a Eliopoli non è Ramesse II ma Psammetico I

jhgfdjhf.jpg

.

Non è un caso che, nei miei precedenti post, non abbia fatto come quasi tutti gli organi di stampa sbandierando l’altisonante nome di Ramesse II. Il colosso in quarzite scoperto a Eliopoli, infatti, non apparterrebbe al grande faraone, seppur la vicinanza con il suo tempio potesse suggerirlo. Anzi, potrei anche essermi sbilanciato troppo definendo la statua “ramesside”. In ogni caso, a fornire questa indiscrezione è stato lo stesso ministro delle Antichità, Khaled el-Enany, al termine dello spettacolare trasferimento dei reperti scoperti  a Souq el-Khamis verso il Museo Egizio del Cairo a Piazza Tahrir. Il torso pesante 8,5 tonnellate – insieme alla testa, al busto della scultura di Seti II, a due frammenti iscritti di pilastro e a una cornice policroma – sono stati trasportati nella notte (per evitare di congestionare ancora di più il traffico della capitale) con un lungo convoglio di mezzi che ha avuto un’ampia copertura mediatica tramite diverse dirette delle TV egiziane (immagini in basso). Il viaggio, durato dall’1:00 alle 4:00 locali, ricalca eventi d’impatto simili, come il trasferimento del colosso di Ramesse II in Ramses Square nel 2006. Le operazioni si sono poi concluse nella mattinata con il posizionamento dei pezzi nel giardino del Museo dove verranno esposti per 6 mesi, prima di essere spostati definitivamente nel Grand Egyptian Museum di Giza (c’è da aspettarsi un’altra processione in live streaming?).

Tornando alla notizia principale, studi preliminari avrebbero escluso l’attribuzione della statua a Ramesse II; tuttavia, per conoscere il nome del faraone ritratto, bisognerà aspettare la cerimonia ufficiale di questa sera (18:00 locali, 17:00 italiane) durante la quale il ministro, con un’abile mossa pubblicitaria, dovrebbe sciogliere ogni dubbio. Rimanete connessi per tutti gli aggiornamenti (io punto 1 euro su Seti II)!

.

haber201703PsamtikAggiornamento delle 18,00:

Si è appena conclusa la conferenza stampa ufficiale presso il Museo Egizio del Cairo con il ministro El-Enany, il direttore della missione Dietrich Raue e altri esperti del MoA. Oltre a informazioni sullo scavo e sul trasporto del colosso, è stato riferito un vero e proprio colpo di scena. Grazie a un frammento del protocollo reale conservatosi sul pilastro dorsale, è stato possibile leggere il nome nebty del faraone ritratto (foto a sinistra): Neb-a cioè Psammetico I (664-610) della XXVI dinastia.

Si tratterebbe, così, della più grande statua di Epoca Tarda mai ritrovata, anche se, viste alcune caratteristiche stilistiche, non si può escludere che sia più antica e quindi usurpata in un secondo momento dal faraone saitico.

Categorie: news | Tag: , , , , , | 17 commenti

MOSTRA: “Missione Egitto 1903-1920” (Museo Egizio di Torino)

imm

museoegizio.it

Quando due anni fa veniva inaugurato il nuovo Museo Egizio di Torino, il direttore Christian Greco si riproponeva di trasformarlo da una semplice, seppur importantissima, raccolta di oggetti a un’istituzione attiva, volta alla ricerca. Tra gli strumenti optati per portare avanti questa ‘rivoluzione’, ci sono le grandi esposizioni temporanee che permettono di porre l’accento, ogni anno, su un particolare aspetto delle collezioni. Questa volta, dopo la fortunata “Il Nilo a Pompei”, si torna letteralmente alle origini con una mostra dedicata alle prime campagne di scavo del Museo nella Valle del Nilo: “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata”.

17328204_1221090338007277_1861657395_n.jpg

Dall’11 marzo al 10 settembre, sarà possibile fare un viaggio all’indietro nel tempo verso il primo ventennio del Novecento, quando la Missione Archeologica Italiana (ecco spiegato il gioco di parole nel titolo), guidata dal direttore dell’Egizio Ernesto Schiaparelli, lavorava in siti come Deir el-Medina, Eliopoli, Ermopoli, Giza, Hammamiya, Qau el-Kebir, Assiut, Gebelein e la Valle delle Regine. Da questi siti, provengono alcuni dei tesori che arricchirono il Museo dopo le prime acquisizioni ottocentesche, come il corredo della tomba di Kha e Merit, scoperta integra nel 1906.

Ero presente all’affollata anteprima del 10 marzo, ma ho preferito tornare di nuovo il giorno dopo per apprezzare al meglio una mostra che va vista con calma; infatti, non si tratta della classica esposizione di reperti archeologici (ce ne sono, ma non corrispondono alla parte principale) da visitare camminando. Filmati d’epoca, fotografie in bianco e nero, lettere, diari di scavo, disegni e altri documenti d’archivio vanno osservati con attenzione alla ricerca del particolare curioso e inaspettato che spieghi l’operato di Schiaparelli e dei suoi collaboratori. Per questo, apprezzeranno soprattutto gli addetti ai lavori.

Si parte da una sezione introduttiva in cui, con oggetti d’antiquariato, viene presentata la Torino dell’epoca, città in pieno fermento economico e culturale. Ovviamente, non poteva mancare un riferimento alla principale azienda cittadina con una FIAT 505 del 1920 sulla scalinata che porta alle biglietterie (il proprietario dell’auto è Beppe Moiso, curatore della mostra insieme a Paolo Del Vesco). Poi ci si sposta nell’Egitto degli inizi del XX secolo, dove Schiaparelli, dopo aver convinto Vittorio Emanuele III, riesce a farsi finanziare missioni di acquisizione e finalmente di scavo. L’attrezzatura da campo, i carteggi con le autorità locali, i registri delle presenze degli operai egiziani (e immagino, perché non le ho provate, le audioguide affidate alla Scuola Holden) riescono a far rivivere l’atmosfera polverosa dei cantieri e i mille problemi logistici e burocratici nascosti dietro ogni grande scoperta.

La seconda metà della mostra – forse un po’ sacrificata per gli spazi limitati del piano soppalcato (quanto sarebbe stata suggestiva una stanza degli specchi dedicata alla Valle delle Regine più grande!) – è quella in cui ci si addentra nei principali siti tramite la documentazione originale degli archeologi italiani: le necropoli di Giza ed Eliopoli, la Valle delle Regine con la tomba di Nefertari, Deir el-Medina con la sepoltura di Kha e Merit, Gebelein con le tombe degli Ignoti e di Ini, Assiut con gli ipogei di Antico e Medio Regno. Infine, dopo una sala dedicata agli studi antropologici di Giovanni Marro (mummie e scheletri a volontà), il percorso si chiude tornando idealmente a Torino con i nuovi progetti di allestimento del Museo, divenuti necessari per far spazio a tutti i reperti scoperti in 20 anni di attività.

http://www.museoegizio.it/missione-egitto/

Categorie: mostre/musei | Tag: , , , , , , | Lascia un commento

Aggiornamenti e polemiche sulla scoperta del colosso di Eliopoli [con video]

153809924-429f9b53-e451-4981-b7b4-17691d52c5c5

Source: MoA

Negli ultimi giorni, la notizia della scoperta di una colossale statua ramesside di 8 metri (l’attribuzione a Ramesse II non è ancora sicura per mancanza del cartiglio) effettuata a Eliopoli ha fatto il giro del mondo provocando stupore tra la gente ma anche molte polemiche sulle metodologie adottate per lo scavo. Le perplessità portate avanti sui social, infatti, hanno riguardato soprattutto l’utilizzo di mezzi meccanici, senza apparente cura per la stratigrafia e per l’incolumità del grande frammento di quarzite – parte della corona bianca e la porzione superiore del viso con occhio e orecchio destri – asportato dal fondo fangoso:

Per questo, sono arrivate le risposte dei funzionari del Ministero delle Antichità e soprattutto di Dietrich Raue (Universität Leipzig), direttore della missione protagonista del ritrovamento. In un’intervista rilasciata al presentatore egiziano Adham El Kamouny (qui il video sul suo profilo Facebook), l’egittologo tedesco ha spiegato come sono avvenute in realtà le cose. Lo scavo riguardava un largo basamento all’entrata del tempio di Ramesse II (dove si trovano le persone nella foto in alto) che, tuttavia, era sommerso dalle acque della falda già a pochi centimetri sotto il livello del suolo. Così, oltre all’utilizzo di una pompa idrovora, si è pensato di realizzare una buca più profonda in un’area già indagata nel 2012 per farvi fluire l’acqua. Inaspettatamente, però, qui sono venuti fuori i due frammenti del colosso, oltre al busto di Seti II, poi scavati a mano dagli operai con il solo ausilio di zappe.

17103676_1353410554704591_183173559539543519_n

Source: MoA

Come si vede nella foto precedente, la scultura era già rotta perché i templi della zona furono distrutti e sfruttati come cava di materiale edile da riutilizzo in età copta e islamica. Difficilmente si troveranno statue integre, anch’esse inglobate nella costruzione di abitazioni successive che, con il tempo, hanno coperto quasi tutta l’area archeologica. Solo a questo punto è entrato in gioco l’escavatore per sollevare la testa, troppo pesante per altri metodi, comunque alla presenza dei direttori della missione e del Ministro delle Antichità Khaled El-Enany (al centro della foto in alto con occhiali da sole). Il ministro ha assicurato come non ci sia stato contatto diretto tra la roccia e il metallo della benna grazie a palanche di legno e a strati di sughero. Certo, si sarebbe potuto fare di meglio, soprattutto nel tener lontani i curiosi dal reperto (diventato immediatamente trampolino per bambini); infatti, ieri, per tirar su il pezzo maggiore – il busto con pilastro dorsale, braccio destro, mento e barba posticcia – sono state usate cinghie:

Categorie: news | Tag: , , , | Lascia un commento

Scoperto colosso ramesside a Eliopoli

17203039_1350550654990581_4741275139701183399_n.jpg

Source: MoA

A Eliopoli, l’odierna Matariya nella periferia nord-est del Cairo, la missione egiziano-tedesca diretta da Ayman AshmawiDietrich Raue (Universität Leipzig) ha individuato alcuni frammenti appartenenti a una statua in quarzite alta circa 8 metri. Il colosso, pur non recando alcuna iscrizione, è identificabile con Ramesse II (1279-1212) perché si trova nell’area di Souq Al-Khamis, all’ingresso del tempio del faraone scoperto nell’ultimo anno (link 1, link 2). I blocchi ora finiranno al Grand Egyptian Museum dove verranno restaurati, rimontati ed esposti.

Nella stessa zona, è stata trovata anche la parte superiore di una stata in calcare di Seti II (1199-1193; in basso a destra), questa volta riconoscibile grazie al cartiglio inciso sulla spalla. Il frammento misura circa 80 cm.

Per altre foto: https://tinyurl.com/zlhl45p

Categorie: Uncategorized | Tag: , , , | 1 commento

Scoperte altre statue di Sekhmet nel tempio funerario di Amenofi III

16995989_1349169601795353_8891047399673882276_n

Source: MoA

A Kom el-Hettan, Tebe Ovest, dall’inizio dell’anno, la missione egiziano-tedesca del “The Colossi of Memnon and Amenhotep III Temple Conservation Project” – diretta da Hourig Sourouzian – ha individuato frammenti relativi a 66 statue in diorite di Sekhmet. La scoperta è stata effettuata nell’area tra la corte a peristilio e la sala ipostila del tempio funerario di Amenofi III (1387-1350) durante lo scavo del muro che separa i due ambienti. La dea è rappresentata sia seduta in trono sia stante con scettro di papiro nella mano sinistra e ankh nella destra. Inoltre, nella grande corte, è stata trovata anche una statua perfettamente integra dello faraone stesso seduto in trono (immagine in basso a destra), alta 2,48 metri e realizzata in granito nero.

Categorie: scoperte | Tag: , , , | 1 commento

Grand Egyptian Museum: inaugurazione per la metà del 2018?

Mideast Egypt

Source: egyptianstreets.com

Prendetela con il solito beneficio del dubbio: è stata diramata l’ennesima data ufficiale di apertura del Grand Egyptian Museum, il mastodontico museo che, all’ombra delle piramidi di Giza, andrà a raccogliere oltre 100.000 reperti, compresi i 3500 del corredo di Tutankhamon. L’inaugurazione – prevista per il 2015, poi 2016 e ancora 2017 – ora è stata spostata alla metà del 2018 dal ministro delle Antichità El-Enany. Sarebbe comunque un’apertura parziale perché per quella definitiva bisognerà aspettare almeno il 2022. I continui ritardi (la posa della prima pietra risale al febbraio del 2002 quando venne lanciato il concorso internazionale per il progetto, mentre gli sporadici lavori della I fase sono iniziati nel 2005) sono da imputare all’attuale crisi politica e, conseguentemente, economica del Paese; non a caso, El-Enany ha aggiunto che ci vorranno 2 miliardi di lire egiziane (circa 112 milioni di euro) per riaprire 20 musei chiusi dal 2011. Di questi, negli ultimi due anni, hanno riaperto i battenti solo il Museo d’Arte Islamica del Cairo, il Museo degli scavi di Elefantina, il Mallawi Museum e quelli di Sohag e di Kom Aushim.

Categorie: mostre/musei, Uncategorized | Tag: , , | Lascia un commento

Polemica sull’Egizio a Catania: il direttore Greco risponde alle accuse

img_6608

Source: http://gabosutorino.blogspot.it/2017/03/il-congresso-degli-egittologi-degitto.html (consiglio di leggere il post per una cronaca più dettagliata e senza peli sulla lingua)

Sono stato fortemente combattuto tra il dar voce o meno alle polemiche, a mio avviso pretestuose, che hanno coinvolto, soprattutto negli ultimi giorni, il Museo Egizio di Torino. Ma, visto che gran parte del caos creatosi deriva da una generale mancanza d’informazione, alla fine ho deciso di parlarne per mettere in chiaro un paio di cose; anche perché, ieri, il direttore di uno dei musei più virtuosi d’Italia è stato costretto a difendersi in pubblico da accuse tanto infamanti quanto insensate.

La vicenda ormai è nota da un anno, da quando Evelina Christillin, presidentessa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie, aveva annunciato al TG1 la possibilità di trasferire temporaneamente a Catania alcuni reperti dei depositi. Subito dopo, Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega Nord al Consiglio comunale di Torino, si era opposto a quella che era – ed è tuttora – solo l’eventualità di portar via dalla città qualsiasi oggetto, ‘minacciando’ addirittura di sdraiarsi all’entrata del museo per impedirne il trasporto. Nel frattempo, il progetto è andato avanti e si è arrivati QUASI a una soluzione ben vista dalla direzione dell’Egizio, dalla Soprintendenza di Torino, dal Comune di Catania e dal MiBACT.

Insomma, un progetto che piace a tutti… o quasi. Nell’ultimo mese, infatti, è nato il “Comitato Museo Egizio Patrimonio Inalienabile” con lo scopo di raccogliere le firme dei cittadini e scongiurare che -cito- «una parte della collezione del Museo Egizio di Torino venga sottratta alla città per creare una “sezione distaccata” a Catania». Il testo della petizione continua così: «Gli accordi pare prevedano un prestito della durata di trent’anni (in pratica un trasferimento definitivo) Insostenibile il pretesto addotto, vale a dire che a Torino e in tutto il Piemonte non ci sarebbero spazi espositivi sufficienti, conoscendo l’alto numero di immobili attualmente inutilizzati. Non vengono forniti dati precisi sul numero di reperti che verrebbero trasferiti (ma potrebbero essere, pare, addirittura 17mila)». Nonostante le oltre 10.000 sottoscrizioni, i sit-in di protesta organizzati dal Comitato hanno sempre visto poche unità di partecipanti, a malapena sufficienti a tener tesi gli striscioni ma, a quanto pare, bastanti a costringere il Comune a un incontro pubblico per risolvere la faccenda.

Ieri mattina, infatti, durante la V Commissione consiliare (Cultura), il direttore Christian Greco e la Soprintendente Maria Luisa Papotti hanno smentito alcune notizie false diramate dal Comitato, fra l’altro diffidato di «condotta illecita», e non solo. In particolare, Greco si è detto offeso dell’accusa di voler impoverire l’Egizio quando, invece, i numeri parlano chiaro: gli avanzi di bilancio degli ultimi due anni (grazie alla biglietteria, il Museo si autofinanzia al 118%) hanno permesso – caso unico in Italia – di far ricerca, finanziare tirocini e borse di dottorato, di lavorare all’ulteriore ingrandimento degli spazi espositivi. I pezzi in comodato sarebbero 300 e non 17.000 e al massimo per un periodo 5 anni, limite imposto dalle leggi italiane. Questa piccola raccolta proviene tutta da Tebtunis (Umm el-Bagarat), città del Fayyum famosa per i papiri demotici e greci che fu fondata da Amenemhat III intorno al 1800 a.C., ma sviluppatasi soprattutto nel periodo tolemaico. La nascita della ‘succursale’ di Catania permetterebbe a 5 nuovi ricercatori di studiare questi oggetti che non sarebbero mai stati esposti a Torino, non solo per mancanza di spazio. Prima del trasferimento, però, per testare la risposta del pubblico siciliano, sarebbe riallestita per 9 mesi la mostra “Missione Egitto 1903-1920” che sarà inaugurata a Torino il 10 marzo (parteciperò all’anteprima e presto pubblicherò aggiornamenti sul blog e sui vari social).

Alla fine, anche Francesca Leon, assessora alla Cultura del Comune di Torino, ha appoggiato a pieno il progetto “Catania” e l’operato del Museo Egizio degli ultimi due anni, ma le polemiche non si sono spente con il Comitato che non è soddisfatto delle risposte date.

 Ora qualche mia considerazione personale.

  • Come anticipato, le polemiche sono nate da chiari pretesti politici della minoranza (la Lega che si oppone al trasferimento in Terronia di un patrimonio padano, così come alla campagna d’ingressi gratuiti per i cittadini di lingua araba) e dalla scarsa conoscenza dell’argomento: le 10.000 sottoscrizioni, non seguite da un reale impegno sul campo, sono lo specchio del moderno utilizzo dei social network, fucina di bufale, notizie non verificate e sfoghi egoistici. Sono sicuro che moltissimi firmatari non abbiano mai visitato il Museo Egizio, ma si arrogano comunque il diritto di dire la loro basandosi sul “sentito dire”. Qualcuno parlerebbe di analfabetismo funzionale.
  • Il trasferimento, addirittura all’estero, di parte del proprio patrimonio museale è prassi già consolidata ed è atta ad accrescere la conoscenza dell’istituzione verso nuovi “mercati” (scritto con mille virgolette). L’esempio più famoso è sicuramente la sezione del Louvre aperta ad Abu Dhabi.
  • La cultura va condivisa con ogni mezzo. Che male c’è nell’esporre altrove reperti che, per motivi di spazio o altro, non sarebbero mai visibili a Torino? È un po’ come il bambino che frignando dice che il pallone è suo e che, se non gioca lui, non deve giocare nessuno. Ma attenzione con questo ragionamento infantile perché potrebbe arrivare il bambino egiziano a cui il pallone è stato sottratto tanto tempo fa.
  • In quest’ottica, sarebbe inutile scegliere un’altra sede dell’Egizio in Piemonte come suggerito dai manifestanti. Non ci sarebbe alcuna crescita dell’offerta culturale con una succursale di pezzi ‘minori’ a due passi dal nucleo originario.
  • Infine, bisogna sfatare un po’ di leggende metropolitane sui depositi museali. Spesso la gente, complici alcuni libri e film, si chiede quanti tesori siano nascosti nei sotterranei e il perché non siano visitabili. È vero che la parte visibile del patrimonio di tutti i musei sia solo la punta dell’iceberg, ma non c’entra solo la mancanza di spazio. Molti oggetti sono troppo fragili per essere esposti o solamente spostati, quindi restano nei magazzini per motivi di conservazione. Altri non hanno interesse se non scientifico: decine, centinaia di frammenti o ‘doppioni’ di produzioni in serie hanno un grandissimo valore per gli studiosi, ma rischierebbero di annoiare il visitatore. Per questo vengono scelti solo alcuni esemplari per rappresentare ogni tipologia dal punto di vista formale e funzionale. Certo, si può sempre pensare a iniziative che aprano sempre di più il museo al pubblico, come la rotazione ciclica di alcuni pezzi per permetterne il restauro o l’accesso straordinario ai depositi; ma in questo, di certo non ci si può lamentare dell’Egizio che, di un totale di 37.000 pezzi, ne espone 3500 più gli oltre 10.000 delle “Gallerie della cultura materiale” che sono state progettate proprio per porre l’attenzione sulla serialità artigianale piuttosto che sui singoli prodotti.

http://www.lastampa.it/2017/03/03/cronaca/il-direttore-dellegizio-in-comune-offeso-dalla-polemica-sui-pezzi-a-catania-JQedvXjTtGNsXlrMX3ZXoI/pagina.html

Categorie: news | Tag: , , , | Lascia un commento

Aumenti in vista per i biglietti di musei e siti archeologici egiziani

egyptian-museum-entrance-ticket-cairo-egypt

Source: travel-steps.com

Il Ministero delle Antichità egiziane sembra essere ormai sul lastrico a causa del netto crollo del turismo negli ultimi anni. Così, per far fronte al pagamento degli stipendi dei dipendenti del dicastero (circa 81 milioni di lire egiziane) e al finanziamento di alcuni progetti di pulizia e messa in sicurezza di siti archeologici, il ministro El-Enany ha annunciato che, da ottobre prossimo, ci saranno aumenti del 50/60% sul prezzo dei biglietti d’ingresso a musei e monumenti.

In particolare, il provvedimento interesserà i seguenti punti d’interesse:

  • Museo Egizio del Cairo: da 75 a 100 LE (5,85 €);
  • Valle dei Re (ingresso a 3 tombe, escluse quelle di Tutankhamon, Ramesse VI e Seti I): da 100 a 160 LE (9,35 €);
  • Piramidi di Giza: da 80 a 120 LE (7 €);
  • Tempio di Kom Ombo: da 40 a 80 LE (4,65 €);
  • Abu Simbel: da 100 a 160 LE.

L’attuale cambio della valuta locale con euro o dollaro è ancora molto conveniente per i turisti stranieri, quindi l’aumento non graverà di molto sulle tasche dei visitatori; tuttavia, questa decisione, insieme a quella recente di portare il prezzo del visto turistico da 25 a 60 dollari americani (inizialmente proposta per il 1 marzo, poi spostata al 1 luglio), è lo specchio della difficile situazione finanziaria in cui riversa il Paese. Nel senso opposto, invece, El-Enany ha promesso che diminuirà il costo della licenza speciale giornaliera per scattare foto nei musei (ora a 50 LE).

Categorie: turismo | Tag: , , , , | 1 commento

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.